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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge del decreto-legge 1o giugno 2002, n. 105, recante ulteriore proroga della copertura assicurativa per le imprese nazionali di trasporto aereo e di gestione aeroportuale.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la IX Commissione (Trasporti) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Muratori, ha facoltà di svolgere la relazione.
LUIGI MURATORI, Relatore. La ringrazio, signor Presidente. Signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, il decreto-legge in esame - il cui disegno di legge di conversione è stato approvato al Senato e, successivamente, in Commissione trasporti, senza modifiche - si ricollega ai precedenti tre decreti-legge con i quali il Parlamento ha stabilito, in piena assonanza con gli indirizzi formulati in sede comunitaria, la proroga del termine di scadenza della garanzia prestata dallo Stato in merito alla copertura assicurativa per il risarcimento dei danni subiti da terzi
in conseguenza di atti di guerra o di terrorismo nell'esercizio del servizio aereo.
La garanzia è prestata in favore di imprese di trasporto aereo nazionali, nonché in favore delle imprese di gestione aeroportuale. Il provvedimento in esame rappresenta dunque, ancora una volta, un atto dovuto, dal momento che il timore e le preoccupazioni di nuovi atti di terrorismo internazionale ci invitano a non allentare la guardia, come è emerso nel corso del dibattito al Senato, che si è concluso con un'approvazione a larga maggioranza.
Questo disegno di legge di conversione, come dicevo, si ricollega direttamente al decreto-legge n. 45 del 28 marzo 2002, convertito con modificazioni dalla legge n. 100 del 2002, ed ai precedenti decreti-legge 28 settembre 2001, n. 354, convertito con modificazioni dalla legge 27 novembre 2001, n. 413, e 27 dicembre 2001, n. 450, convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2002, n. 14.
Questi decreti-legge, approvati a larga maggioranza, avevano previsto la garanzia dello Stato per il risarcimento dei danni subiti da terzi in conseguenza di atti di guerra o di terrorismo nell'esercizio del servizio aereo, in favore delle imprese di trasporto aereo nazionali nonché in favore delle imprese di gestione aeroportuale, limitatamente agli importi per i quali le imprese sono nell'impossibilità di ottenere una copertura assicurativa. Tale garanzia viene prestata sino ad un importo massimo pari, per ciascuna impresa di trasporto aereo o di gestione aeroportuale e per singolo sinistro, a 2,2 miliardi di euro.
Il decreto-legge in esame è stato emanato in sintonia con le decisioni assunte dai competenti organi comunitari. In occasione della sessione del Consiglio dei trasporti e delle telecomunicazioni del 25 e 26 marzo 2002, infatti, è stato preso atto dei recenti sviluppi sulla questione delle assicurazioni relative ai trasporti aerei nonché degli orientamenti che la Commissione stessa intende seguire nell'ambito delle sue competenze in materia di controllo sugli aiuti di Stato. Considerata la decisione del Governo degli Stati Uniti di prorogare di 60 giorni la sua garanzia per la copertura dei rischi, la Commissione ha annunciato che intende continuare ad autorizzare, alle attuali condizioni e per un periodo identico a quello previsto dagli Stati Uniti, gli aiuti che gli Stati membri le notificheranno.
La Commissione, inoltre, ha comunicato di essere favorevole all'istituzione di un regime di mutualizzazione. Il Consiglio, a sua volta, ha confermato l'impegno dei ministri dei trasporti a cooperare per permettere il ripristino di una situazione normale nel mercato delle assicurazioni. Va precisato che, nella sessione dello stesso Consiglio del 17 e 18 giugno 2002, è stato comunicato che le associazioni europee del settore aereo progrediscono nell'istituzione di un fondo di mutualizzazione (Eurotimes) che dovrebbe intervenire per i danni il cui importo si situi tra 50 milioni ed un miliardo di euro.
Tale fondo verrebbe finanziato, in particolare, dalle compagnie, dagli aeroporti, dagli industriali del settore e dagli stessi viaggiatori. Il decreto-legge in esame, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, proroga il termine di scadenza della garanzia prestata dallo Stato ulteriormente al 30 giugno 2002 in merito alla copertura assicurativa per il risarcimento dei danni subiti da terzi, in conseguenza di atti di guerra o di terrorismo nell'esercizio del servizio aereo.
Si ricorda che il decreto n. 354, intervenuto a seguito dei drammatici attentati dell'11 settembre 2001 e delle conseguenti decisioni assunte dai competenti organi comunitari, aveva fissato al 31 dicembre 2001 la scadenza della garanzia prestata dallo Stato italiano per il risarcimento dei danni indicati e successivamente, in sede di conversione, estesa anche alle imprese di gestione aeroportuale.
Con il successivo decreto legge del 27 dicembre 2001, n. 450, oltre alla proroga del termine sino al 31 marzo 2002, era stata introdotta la corresponsione di un premio da parte dei beneficiari della garanzia prestata dallo Stato, originariamente prevista a titolo gratuito, in linea con quanto stabilito da altri Stati membri
dell'Unione europea. Questa garanzia assicurativa, di cui al decreto-legge n. 354 del 2001, nonché la proroga, di cui al decreto-legge n. 450 del 2001, sono state previste sulla base di decisioni assunte in sede comunitaria.
L'ulteriore proroga al 31 maggio, recata dal decreto-legge 28 marzo 2002, n. 45, aveva anche modificato alcuni aspetti della disciplina relativa alla corresponsione del premio previsto dal precedente decreto-legge.
Il decreto in esame prevede, inoltre, all'articolo 2, che eventuali ulteriori proroghe del termine, fondate su nuovi atti di indirizzo della Commissione europea, siano disposte con decreto del ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i ministri dell'economia e delle finanze e delle attività produttive.
Si tratta - come si vede - di una novità significativa che disciplina le modalità di estensione della copertura assicurativa in caso di ulteriori atti di indirizzo della Commissione europea. Tutto ciò è stabilito al fine di evitare la necessità di dover ricorrere, ancora una volta, allo strumento del decreto-legge.
Tale disposizione prevede - qualora, successivamente alla data in vigore del decreto-legge in esame, la Commissione europea formuli nuovi atti di indirizzo di contenuto analogo a quelli indicati nelle premesse del decreto medesimo - che il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il ministro dell'economia delle finanze e con il ministro delle attività produttive estenda, con propri decreti, l'applicazione della copertura assicurativa a periodi di tempo ulteriori alle medesime condizioni e secondo le stesse modalità vigenti, conformandosi integralmente ai contenuti dei sopravvenuti atti comunitari di indirizzo.
Viene, così, attribuita al ministro delle infrastrutture e dei trasporti una competenza propriamente amministrativa e di contenuto integralmente vincolato, tenuto conto che il decreto ministeriale dovrà attenersi puntualmente alla durata indicata dagli atti di indirizzo della Commissione europea.
L'articolo 3 dispone l'immediata entrata in vigore del decreto-legge.
Il provvedimento in esame, dunque, si ricollega alla ben nota grave situazione di crisi mondiale del settore del trasporto aereo, che si è registrata a seguito dell'immane tragedia dell'11 settembre.
Dopo le perdite record di 12 miliardi di dollari stimate nel 2001 e l'annunciata perdita di 6 miliardi di dollari prevista nel 2002, l'industria del trasporto aereo mondiale, a giudizio degli esperti, sembra destinata ad un periodo di confortante espansione. Non a caso le previsioni di crescita per il prossimo triennio sono orientate nell'ordine del 3,5 per cento annuo.
Anche nel nostro paese - come sappiamo - l'andamento del fatturato, registrato dal settore del trasporto aereo, ha subito recentemente il terribile «effetto 11 settembre». Né poteva essere altrimenti.
Come ha rilevato l'ISTAT, infatti, il settore del trasporto aereo è stato l'unico a denunciare nel 2001 una media annuale negativa, con una flessione dello 1,4 per cento a causa delle perdite registrate nel quarto trimestre. In controtendenza a questi dati negativi - come ho già avuto occasione di ricordare - l'Assoaeroporti ha previsto che, a partire da questa estate, il volume di traffico aereo nel nostro paese dovrebbe riguadagnare gli stessi livelli registrati durante l'estate 2002, lasciando così intravedere una timida ripresa.
Sono lieto di rilevare che il Parlamento italiano, in piena assonanza con gli organismi comunitari e con gli Stati Uniti, ha sempre saputo interpretare con grande sensibilità ed attenzione queste obiettive difficoltà del settore del trasporto aereo, vitale per il nostro turismo e per gli scambi commerciali; tutto ciò senza strumentali distinzioni tra maggioranza ed opposizione.
Mi auguro, pertanto, che anche il provvedimento in esame venga approvato con il consenso di tutti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
PAOLO MAMMOLA, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Mi riservo di intervenire in sede di replica, signor Presidente.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Tidei. Ne ha facoltà.
PIETRO TIDEI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come giustamente rilevato dal relatore Muratori, ci troviamo di fronte, ancora una volta, ad un atto che consideriamo dovuto: nel momento in cui gli Stati Uniti hanno deciso di sostenere l'economia aeroportuale, si sono create situazioni di disparità in relazione alle quali è evidente ed ovvio che gli Stati membri dell'Europa, per assicurare la concorrenza a livello europeo e mondiale, si adeguino concorrendo alla copertura dei rischi assicurativi.
D'altro canto, questo decreto-legge interviene dopo che, in occasione dell'esame di quello che l'ha preceduto, avevamo puntualmente denunciato, in maniera chiara, l'inadeguatezza dello strumento. Al di là delle decisioni di Ecofin e della Commissione europea, noi ritenevamo, a ragione, che saremmo dovuti ricorrere ad una nuova proroga perché le condizioni di ripresa dell'intero comparto non erano tali da determinare, da sole, la cessazione degli aiuti.
Per la verità, noi proponemmo di estendere, fin da allora, una proroga che sarebbe stato inevitabile concedere di nuovo successivamente, ma il Governo e la maggioranza si opposero sostenendo di doversi necessariamente adeguare alle decisioni dell'Unione europea. Ebbene, se oggi ci ritroviamo a dover esaminare un disegno di legge di conversione di un decreto-legge che concede quella proroga da noi già sollecitata a suo tempo, vuol dire che avevamo ragione.
Bene si è fatto ad individuare uno strumento che eviti di dover ricorrere nuovamente al decreto-legge: non v'è motivo di tornare una volta al mese, o giù di lì, in quest'aula per prendere atto di qualcosa che è dovuto. Quindi, ben venga la disposizione, sicuramente adeguata, che consente di far fronte a quest'esigenza con un decreto ministeriale.
Tuttavia, ripeto, se si trattasse solo di questo, avremmo rinunciato ad intervenire nel merito anche sulle altre questioni attinenti al trasporto aereo proprio. Invece, riteniamo, purtroppo, che il Governo abbia dimostrato, ancora una volta, tutta la sua imperizia: alcuni fatti denotano una totale assenza di strategia nel settore del trasporto aereo. Sulla questione della sicurezza, soprattutto dopo gli eventi tragici di Linate e non solo dopo quelli dell'11 settembre (su ciò ritornerò brevemente dopo), il Governo appare, probabilmente, poco sensibile, ma sicuramente sordo alle istanze che lo stesso «Comitato 8 ottobre per non dimenticare» (i morti di Milano, ovviamente), pochi giorni fa, ha drammaticamente rappresentato in Commissione.
A tale ultimo riguardo, per l'ennesima volta, si registra, purtroppo, un silenzio assoluto da parte del ministro che, da un lato, ci preoccupa e, dall'altro, ci indigna perché la perdita di quelle 114 vite, di fronte ai ritardi delle assicurazioni ed a causa anche dell'imperizia del Governo, sta producendo conseguenze drammatiche per quelle famiglie che sono prive di altre fonti di sostentamento.
Io vorrei brevissimamente ripercorrere nel tempo, se mi è consentito, la storia, per capire come si inserisce questo decreto-legge, ma, soprattutto, per capire che cosa noi dovremmo fare alla ripresa, sulla base di questo, in tempi rapidi - mi auguro -, per offrire al Parlamento e soprattutto al paese una proposta completamente nuova, che affronti alla radice le grandi questioni del trasporto aereo.
Come già ricorderete, prima dell'11 settembre, l'Alitalia aveva presentato un contingent plane, cioè quel piano di risanamento che prevedeva un ridimensionamento dell'organico, l'alienazione del proprio patrimonio immobiliare, la vendita della sede della Magliana, il ricorso ad interventi finanziari pubblici e privati, l'eliminazione di alcune tratte aeree, un piano di investimenti a lungo termine per il rinnovo e l'ammodernamento della flotta.
Signor sottosegretario di Stato, lei è stato sempre un testimone di questi dibattiti che, purtroppo, diventano dibattiti tra sordi perché, da una parte, ci siamo noi che sosteniamo ormai da un anno le stesse cose, e, purtroppo, dall'altra, il Governo, da lei rappresentato, che da un anno ci ripete le stesse cose; ma su questa questione un passo avanti non riusciamo assolutamente a farlo. Il nostro gruppo, in linea anche con le richieste provenienti dalle organizzazioni sindacali, aveva chiesto al Governo misure adeguate di sostegno, considerato che il Tesoro è tuttora azionista di maggioranza dell'Alitalia. Il Governo, ovviamente, non solo rimase ed è rimasto per molto tempo indifferente a questi sintomi di crisi (che poi tanto sintomi non erano), ma, dopo l'11 settembre, ha imboccato decisamente e testardamente la strada della privatizzazione della compagnia di bandiera, tant'è che nel 2004, probabilmente, se non succederà niente di diverso, la compagnia di bandiera sarà interamente privatizzata.
Dopo i tragici eventi dell'11 settembre, con la secca caduta del traffico aereo, la situazione dell'Alitalia, ovviamente, è vertiginosamente precipitata. L'azienda è stata costretta a rivedere bruscamente il proprio piano aziendale: gli esuberi sono diventati, come tutti ricorderanno, 3.500, poi si parlò addirittura di possibili 5 mila, destinati a crescere nel breve periodo; parliamo di prepensionamenti, contratti di formazione, e così via. La situazione finanziaria, ovviamente, è di estrema difficoltà e, nella legge finanziaria per il 2002, come più volte denunciato sia dal sottoscritto sia da altri - ricorderete - , è scomparsa persino la somma di 750 miliardi, che era stata a suo tempo congelata dalla Commissione europea presieduta dalla commissaria Loyola de Palacio. Proprio in quel contesto, addirittura, si sbloccava questa cifra. Nonostante sulla destinazione finale e sulla ricapitalizzazione si sia compiuto un passo in avanti, con il consenso anche nostro - anche se questo è costato, dobbiamo dire, mesi di lotta - non abbiamo certo risolto il problema. Noi denunciammo a suo tempo - lo ricorderà l'onorevole sottosegretario di Stato - che molti paesi (gli Stati Uniti, ma anche altri Stati europei) erano già intervenuti a sostegno dell'economia aeroportuale, e, soprattutto, riteniamo che il Governo abbia brillato per la totale solitudine nella quale sono state lasciate non solo la compagnia di bandiera e le altre compagnie minori, ma soprattutto - coglieremo l'occasione per dirlo forse un po' più avanti - tutte quelle società operanti nel settore aeroportuale. Mi riferisco - l'argomento è di estrema attualità, signor sottosegretario di Stato - , in modo particolare, ai licenziamenti della società Ligabue, che sono circa 400, e della Paoletti, che lavorano nel settore delle pulizie, nonché ai licenziamenti operati recentemente dalla società Varig a Roma (circa 40), che, come tutti sanno, ha deciso di chiudere la tratta Roma-Rio de Janeiro, ed a tutte le altre compagnie estere e straniere, che hanno chiuso la rappresentanza italiana o comunque quella romana, gettando sul lastrico decine di lavoratori. Lei sa che questa mattina, lo sa sicuramente meglio di me, in sede ministeriale dovrebbe esserci un incontro per risolvere questa drammatica vertenza. Ma sono mesi, e lei mi avrà sentito, credo fino ad essere stanco di queste mie richieste, decine di volte sostenere la necessità di evitare una vergogna per il Governo.
Se oggi, a seguito degli eventi dell'11 settembre ed anche a seguito di una situazione drammaticamente pesante già prima di quella data, stiamo per approvare un provvedimento tendente ad eliminare, diminuire, attutire o lenire, in parte, le drammatiche conseguenze di quell'evento e sosteniamo, a ragione, le economie dei vettori e quindi delle compagnie di bandiera, non riesco a capire perché, visto che per lo stesso motivo 400 persone hanno perso il posto di lavoro, il Governo non si attivi per risolvere una questione che sta diventando drammaticamente pesante e che rischia - sicuramente avete letto tutti il volantino -, se oggi non si troverà una soluzione adeguata, di portare alla paralisi dell'aeroporto di Fiumicino con il pericolo di atti drammatici (io mi
auguro di no ma sicuramente ci saranno) che potrebbero creare disagi all'utenza e forse anche qualcosa di peggio. Mi auguro che lei stesso possa riferire al ministro di questa situazione non più tollerabile.
C'era, tra l'altro, un'ordinanza dell'ENAC, che già molti mesi fa imponeva alla società di gestione aeroporti di Roma l'obbligo di gestire in proprio il servizio di catering e quindi di riassumere quel personale; sta di fatto che siamo in presenza di una palese inottemperanza alle disposizioni dell'autorità di controllo (l'ENAC, appunto) e di fronte a ciò c'è la totale assenza di un ministro. Un organo dello Stato, qual è l'ENAC, detta alcune prescrizioni pena la revoca della concessione: la revoca della concessione non c'è, l'inottemperanza c'è e il ministro sta a guardare! Allora mi chiedo - una volta che si è deciso di voler sostenere quelle situazioni drammatiche che dopo i fatti dell'11 settembre si sono ulteriormente drammatizzate - come sia possibile risolvere, giustamente, il problema dell'Alitalia e dei gestori e non risolvere, invece, il problema di 400 lavoratori che hanno perso il proprio posto di lavoro. Non riesco a capire per quale motivo il Governo continui ad essere sordo e a non rispettare l'obbligo morale di garantire a quei lavoratori lo svolgimento di un servizio importante per l'utenza, per gli aeroporti di Roma, per gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino, costringendo 400 lavoratori a stare senza stipendio da quasi un anno. Credo sia un fatto assolutamente vergognoso su cui, certamente, dobbiamo intervenire.
Come ricorderete, presentammo emendamenti a sostegno del settore aereo per l'eliminazione e la riduzione dell'IVA sui biglietti aerei (sappiamo che oggi l'IVA incide per il 10 per cento mentre la media europea è del 4 per cento) e per l'applicazione dei benefici. C'è un nostro emendamento alla cui approvazione condizioneremo il nostro voto sul complesso del provvedimento anche che sappiamo già sin d'ora, ci è stato detto in Commissione, che non è ammissibile in quanto estraneo alla materia, ma non capisco di quale estraneità si possa trattare visto che già oggi, nelle Commissioni competenti, si sta esaminando l'estensione della legge n. 223 del 1991 a molti settori finora esclusi. Tra le esclusioni, questa a me pare quella meno giustificata proprio perché la drammatica situazione dell'11 settembre, certamente non prevedibile, ha creato situazioni di crisi per cui è evidente che la cassa integrazione e i benefici della legge n. 223 del 1991 debbano, sicuramente, essere applicati.
Vi riproponiamo, come proponemmo a suo tempo, l'applicazione degli altri ammortizzatori sociali quali i contratti di solidarietà, che avete respinto per otto mesi e poi, guarda caso, vivaddio, autonomamente, per vostro conto, li avete inseriti in un altro provvedimento. Certamente è un risultato positivo ma non determinante per la risoluzione del caso perché si tratta di autoriduzione degli stipendi da parte dei dipendenti per evitare il licenziamento. Come l'onorevole sottosegretario ricorderà, abbiamo proposto interventi finanziari a sostegno del settore e abbiamo ricordato, più di una volta, che ai 5 mila posti perduti nel trasporto aereo avrebbero dovuto corrispondere altri 18 mila posti nell'indotto (agenzie turistiche, imprese aeroportuali e di servizi) rammentando che una crisi così profonda e non imputabile alla volontà degli addetti, alla fine, sarebbe stata pagata esclusivamente dai lavoratori.
Abbiamo altresì richiesto l'eliminazione o la riduzione dell'IRAP a favore delle aziende operanti nel sistema aeroportuale. Devo dire che, alla fine, è stato necessario, il 18 gennaio, lo sciopero pressoché totale di tutti gli addetti al trasporto aereo, nonché la pressione dei gruppi dell'opposizione, tra i quali quello di cui sono esponente, per indurre il Governo ad attivare una trattativa che, fino a qualche tempo fa, sembrava impossibile, anche sulla base delle testuali dichiarazioni - ricorderete - di alcuni suoi rappresentanti. Sono stati necessari scioperi e iniziative del nostro gruppo e dell'intera opposizione, nonché estenuanti trattative con le parti sociali, per giungere, alla fine, alla sigla di un accordo tra organizzazioni
sindacali e Governo avente ad oggetto un impegno che, per certi versi, è ancora tutto da verificare. Questa resipiscenza dello stesso Governo, ancorché tardiva, non può che convincerci, ancora di più oggi, della validità delle nostre richieste e di quelle delle organizzazioni sindacali.
Tuttavia, se è vero che per ora risulta scongiurato il pericolo di una svendita della società Alitalia, svendita che avrebbe favorito inevitabilmente gruppi speculatori privati, è altrettanto vero che i problemi del trasporto aereo rimangono tuttora aperti e che la soluzione appare sicuramente lontana. Oltre alla ricapitalizzazione, vorremmo sapere quale fine farà la compagnia dopo il 2003 e, in modo particolare, vorremmo anche conoscere quali iniziative in tema di sicurezza il Governo intenda porre in essere. Tutti sappiamo, infatti, come questo aspetto sia decisivo per un'azienda che vuole competere con i vettori mondiali. Per questo abbiamo presentato un emendamento che prevede lo stanziamento di 10 milioni di euro all'anno, per 15 anni, al fine di migliorare proprio la sicurezza negli aeroporti.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il 10 luglio la IX Commissione (Trasporti) ha svolto un'audizione informale dei rappresentanti del Comitato «8 ottobre per non dimenticare» circa le problematiche connesse alla sicurezza del trasporto aereo. Tale comitato riunisce, appunto, tutti i familiari delle vittime del gravissimo incidente verificatosi all'aeroporto di Milano Linate l'8 ottobre 2001, nel quale persero la vita 118 persone tra passeggeri, componenti dell'equipaggio dei due velivoli coinvolti ed addetti al deposito bagagli dell'aeroporto (oltre ad un ferito che ha riportato gravissime ustioni). Durante l'audizione i rappresentanti del comitato - su questo vorrei un attimo che si focalizzasse la nostra attenzione - hanno espresso, oltre all'immenso dolore, comprensibile, anche la necessità che il Governo, in particolare il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ascolti direttamente le richieste e le valutazioni del comitato stesso. In molti casi la scomparsa di quelle 118 persone ha privato i propri cari non solo dell'affetto, ma anche del sostentamento familiare, tanto che circa 50 famiglie - questo è l'aspetto drammatico - dopo l'incidente vivono in condizioni di indigenza, cioè prive di qualsiasi reddito. È presente la preoccupazione che, con il passare del tempo, le compagnie di assicurazione possano proporre, proprio alle famiglie più indigenti, offerte minimali, profittando delle loro oggettive condizioni non solo economiche, ma anche psicologiche, mentre è ovviamente intenzione del comitato e dei familiari giungere ad un giusto risarcimento che tenga pienamente conto del valore delle vite umane irrimediabilmente recise. A tal proposito abbiamo presentato una risoluzione - alternativa a quella della maggioranza (anzi, non è poi così alternativa, in quanto vedo che è stata sottoscritta anche dal presidente Romani) - con la quale si intende promuovere un urgente incontro tra il ministro delle infrastrutture e dei trasporti ed una delegazione del Comitato «8 ottobre per non dimenticare», per coordinare le iniziative necessarie affinché le compagnie assicuratrici - questo è il nodo fondamentale, su cui chiedono un nostro impegno società ed enti coinvolti quali l'ENAV, la SEA, l'ENAC e l'ATA - non attuino interventi speculativi a danno dei familiari delle vittime e non vincolino i risarcimenti del danno alla prosecuzione dell'azione civile o giudiziaria. Infine, con tale risoluzione chiediamo che siano individuate le possibili forme normative o amministrative tese al sostegno economico delle attività del comitato, che ha anche istituito un fondo di solidarietà.
In conclusione, anche se giudichiamo il decreto-legge in discussione un atto dovuto, per esprimere il nostro voto attendiamo la risposta del Governo sui nostri emendamenti relativi sia alla sicurezza negli aeroporti sia all'estensione dei benefici della cassa integrazione ai lavoratori del trasporto aereo.
In genere, non rivolgo appelli accorati, ma se è vero, com'è vero, che per mesi abbiamo sostenuto la necessità dell'applicazione di ammortizzatori sociali (mi riferisco, in modo particolare, ai contratti di
solidarietà) e voi, per mesi, vi siete testardamente opposti e poi alla fine, vostra sponte, avete recepito questa proposta, dando, tutto sommato, ragione alla nostra linea, per quale motivo (non riesco ancora a capirlo) oggi, nonostante le difficoltà che attraversa l'economia del settore del trasporto aereo, non riuscite a comprendere che i primi a pagare le conseguenze di questa drammatica situazione sono quei lavoratori che, se cacciati, rimarrebbero senza stipendio e, cioè, non goderebbero di nessun beneficio?
Allora, visto che in questi giorni il Governo è impegnato in un confronto con le parti sociali e con il Parlamento sulla possibile estensione dei benefici della cassa integrazione, mi chiedo per quale motivo questi ultimi non si estendano anche a questo comparto che ne è sprovvisto.
Vi chiediamo, quindi, di prendere seriamente in considerazione questa ipotesi, anche perché poi a partecipare non sarebbe solo il Governo, ma anche i vettori e le società di gestione che in questo contesto sicuramente aderirebbero.
Oggi il Governo, a nostro giudizio, non ha alcuna linea strategica. Vi è la Commissione Riggio ed abbiamo affidato alla Commissione competente il compito di proporre un disegno di legge di riforma dell'intero comparto, ma francamente, ci saremmo augurati una maggiore apertura. Pur tuttavia, devo dare atto alla Commissione che ha lavorato bene - sia in sede di indagine sia più complessivamente - ed ha bene affrontato tali questioni; essa è partita, probabilmente, con il piede giusto, anche se ritengo che oggi, purtroppo, si arrivi certamente a soluzioni che non sono adeguate. Già sin d'ora - e concludo - possiamo tranquillamente affermare che, se pure partita con buoni propositi, oggi la maggioranza si avvia ad una riforma assolutamente inadeguata.
Riteniamo che l'approccio sia totalmente sbagliato (la sintesi è questa, ma avremo modo poi di svolgere questa discussione in un'altra sede), perché vi è una visione interamente privatistica della gestione aeroportuale.
Ad esempio, ci pare assolutamente inadeguata l'eliminazione della figura pubblica del direttore, sostituita da quella del gestore aeroportuale, che per la sua natura meramente privatistica-aziendale è portato più a far cassa ed a risparmiare sulla sicurezza piuttosto che a pensare ad un efficiente e moderno apparato di controllo e sicurezza areoportuale.
Non ci piace, altresì, il ruolo che già si delinea per il Ministero dei trasporti, un ruolo non solo di indirizzo e di controllo, bensì di invadenza di altri campi e di appropriazione di altre funzioni che non gli competono. Mi piacerebbe sapere - se non in questa, anche in un'altra sede - quale ruolo e funzioni spettino, ad esempio, all'ispettore generale nominato dal ministro. Mi piacerebbe sapere cosa abbia fatto quest'ultimo nel frattempo, dal momento che, dopo l'11 settembre, si è presentato con dichiarazioni roboanti, come se tutto sarebbe cambiato da lì a poco, ma poi, di fatto, l'unico topolino partorito da quella montagna è stato un ispettore di cui non conosciamo il ruolo e la funzione e rispetto al quale non sappiamo cosa abbia concretamente fatto.
Quindi, signor Presidente, mi auguro che, a seguito di questa discussione, si possano almeno ottenere aperture da parte del Governo nei confronti di quei lavoratori che oggi, purtroppo - lo ripeto - sono rimasti senza stipendio e senza lavoro, ma soprattutto mi auguro che una visione strategica globale possa dare finalmente a questo settore quella riforma che aspetta da anni, ma che purtroppo ancora non ha avuto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
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