Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 174 dell'11/7/2002
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(Attuazione dell'accordo di programma per la chimica di Porto Marghera - n. 2-00418)

PRESIDENTE. L'onorevole Martella ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00418 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).

ANDREA MARTELLA. Grazie, Presidente. Con questa interpellanza urgente vogliamo innanzitutto esprimere la nostra preoccupazione rispetto allo stato di attuazione dell'accordo sulla chimica di Porto Marghera. Si tratta di una preoccupazione che si è fatta più forte nelle ultime settimane e che oggi per essere superata richiede da parte del Governo e dei ministri competenti una serie di risposte chiare, sicure e positive sulle prospettive del comparto industriale e della chimica nell'area di Porto Marghera. Vi è una prima condizione che va realizzata e cioè che tutte le parti rispettino quell'accordo, liberamente sottoscritto, che oggi non va compromesso, bensì pienamente realizzato.
È utile ricordare che l'accordo di programma sulla chimica di Porto Marghera è stato sottoscritto il 21 ottobre del 1998. Ad esso ha fatto seguito un accordo integrativo sulle bonifiche ed è stato poi solennemente recepito da un decreto del Presidente del Consiglio dell'attuale Governo il 15 novembre 2001. È noto l'obiettivo di questo accordo: mantenere a Porto Marghera condizioni ottimali di coesistenza tra la tutela dell'ambiente e lo sviluppo del settore chimico, in un quadro di certezze gestionali. In modo particolare venivano individuati due obiettivi di fondo: in primo luogo, quello di realizzare adeguati investimenti industriali, per dotare gli impianti industriali delle migliori tecnologie ambientali e di processo, per renderli concorrenziali ed, altresì, per garantire il rilancio e la qualificazione dell'occupazione. In secondo luogo, quello di mettere in campo interventi per il risanamento e la tutela ambientale, attraverso azioni di messa in sicurezza e di bonifica dei suoli, di disinquinamento delle acque, di riduzione delle emissioni e di prevenzione dei rischi di incidente rilevante.
Si è trattato senza dubbio di un accordo articolato e complesso, che impegnava in modo preciso tutti i ministeri, gli enti locali, i sindacati e i soggetti privati, sulla base di un programma che prevede interventi di monitoraggio del sistema ambientale, nonché significativi investimenti per la bonifica dei siti e per interventi tecnologici sugli impianti. Tutto ciò stabilendo tempi da rispettare e prevedendo le necessarie risorse finanziarie per permettere uno sviluppo ecocompatibile dell'area.
Riteniamo che questa impostazione, che è alla base dell'accordo di programma, rappresenti tuttora un importante risultato, che tuttavia non può essere considerato come un punto di arrivo, ma che anzi necessita di una notevole accelerazione per la sua compiuta realizzazione. Esso ha segnato - è importante ricordarlo - una nuova fase per il futuro di Venezia, di Mestre e di Porto Marghera; ha rappresentato la capacità di porre fine ad una storica contrapposizione tra industria e ambiente e tra chimica e tutela della salute: una contraddizione per troppo tempo apparsa irrisolvibile e non sanabile.


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Questo accordo è stato più volte definito un accordo storico e spesso è stato citato come esempio da praticare anche in altre realtà chimiche italiane. Lo stesso ministro Marzano, rispondendo per iscritto ad una mia precedente interrogazione, relativa alla trattativa, poi fallita, tra Enichem e la società araba Sabic (allora interessata all'acquisto della Polimeri Europa), ha affermato - cito testualmente - quanto segue: si fa presente che l'accordo di programma per la chimica di Porto Marghera ha rappresentato un risultato di grande rilevanza per le forze politiche, sociali e produttive del nostro paese e rappresenta inoltre ancora oggi un caso di eccellenza; un modello su cui costruire in altre parti del paese una serie di esperienze di successo. Condivido pienamente, dalla prima all'ultima parola, questo giudizio del ministro. Ora però è necessario non tornare indietro rispetto a questo assunto e compiere ogni sforzo, per ciò che è di competenza del Governo, per il pieno rispetto e per la piena attuazione dei patti sottoscritti, in modo da uscire da una pericolosa situazione di stallo, nella quale ci troviamo, per rendere così concreto quel passaggio ad una chimica più ridotta, ma sicuramente più innovativa, in quanto attuata con le migliori tecnologie e quindi competitiva a livello mondiale, nonché compatibile con gli standard più rigorosi di rispetto ambientale e di sicurezza.
Questo sforzo va fatto, in quanto in questi anni non si è rimasti fermi e perché Porto Marghera costituisce il più grande patrimonio di aree a destinazione produttiva dell'intero nord est, in cui si sta realizzando già un vero e proprio progetto lungo tre direttrici: la trasformazione, appunto, dell'industria storica prevalentemente chimica in industria modernamente attrezzata ed ecocompatibile; lo sviluppo dell'attività logistica connessa all'incremento e al successo delle attività portuali ed, infine, lo sviluppo di nuove produzioni tecnologicamente avanzate e, addirittura, postindustriali. Un progetto su tre fronti da completare con investimenti pubblici e privati, attraverso un radicale risanamento - come dicevo - delle acque, dei suoli, dell'aria di Porto Marghera e di tutto il territorio veneziano.
È evidente che gli impegni sono enormi, ma la credibilità di questa prospettiva poggia proprio sul fatto che tutti i soggetti, che hanno liberamente sottoscritto i patti su Porto Marghera, mantengano i loro impegni a cominciare dai partner imprenditoriali, anche perché gli altri - le istituzioni locali, le parti sociali, i lavoratori - la propria parte l'hanno fatta.
La nostra preoccupazione è originata dalla dichiarata volontà dell'ENI di uscire dal settore petrolchimico; un'uscita che rischia di mettere seriamente in crisi gli accordi sottoscritti e di impedire la loro attuazione. E questa preoccupazione è ulteriormente aumentata quando, in relazione a ciò, il ministro Marzano, in un recente convegno a Venezia, ha dichiarato: «Il Governo può auspicare che ENI non abbandoni la chimica, ma non può imporlo». Si tratta di una affermazione, ovviamente, legittima, ma che noi non condividiamo e che, anzi, contrasta con quel giudizio sull'accordo di Porto Marghera al quale prima ho fatto riferimento e che, soprattutto, comporta il rischio che il Governo, accettando l'uscita dell'ENI dalla chimica possa, allo stesso tempo, non esigere da parte dell'ENI e delle sue controllate il rispetto degli impegni presi su Porto Marghera.
Crediamo, invece, che il Governo debba pretendere che tutti facciano il loro dovere, rispettino gli accordi e che la scelta dell'ENI di abbandonare la chimica - se così dovrà essere, se il Governo non riterrà di dire nulla in proposito - non debba comportare, a Porto Marghera, la svendita delle produzioni pezzo per pezzo, magari in assenza di precise politiche industriali o, peggio, la dismissione delle produzioni.
Ci attendiamo che il Governo precisi quale ruolo vuole assegnare ad una chimica rinnovata e pulita per il futuro del paese, anche in considerazione del fatto che la chimica di Porto Marghera - come sa, sicuramente, l'onorevole sottosegretario - costituisce buona parte della chimica


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italiana. Dunque, occorre conoscere il disegno del Governo nel settore della chimica.
Per quanto ci riguarda, crediamo che lo sviluppo industriale ed economico del nostro paese non possa prescindere dalla chimica e, anche per tale motivo, abbiamo chiesto di conoscere quali azioni intenda compiere il Ministero dell'economia, quale azionista dell'ENI, per garantire prospettive industriali positive per le chimica nazionale. In ogni caso, sarebbe utile chiarire che le eventuali cessioni da parte dell'ENI non devono assolutamente pregiudicare i contratti sottoscritti e che, anzi, eventuali acquirenti devono offrire garanzie precise per subentrare negli impegni sottoscritti. Mi riferisco a garanzie precise dal punto di vista finanziario e dal punto di vista dei piani industriali.
Allo stesso modo, il fallimento di alcune trattative non può giustificare né può essere considerato sufficiente per far venire meno gli impegni assunti da parte dell'ENI, dell'Enichem, e di EVCI. Per questo chiediamo al Governo di garantire che, nel caso in cui non si concludessero positivamente altri negoziati, l'ENI si impegni a non uscire dall'accordo per la chimica di Porto Marghera prima di effettuare, in ogni caso, tutti gli investimenti ai quali si è impegnata. Questi investimenti non sono eludibili e su ciò occorre chiarezza e una iniziativa efficace da parte del Governo.
In questo contesto abbiamo chiesto al Governo di attivarsi per impedire, dopo il fallimento della trattativa tra Enichem e il gruppo Radici, la chiusura della produzione di caprolattame; una realtà con più di 700 lavoratori, la cui dismissione può costituire il negativo punto di partenza per la fine della produzione del petrolchimico.
Infine, chiediamo che il Ministro dell'ambiente si attivi per concludere al più presto le procedure di valutazione di impatto ambientale relative agli investimenti nel reparto clorosoda a celle a membrana e a quelli per il bilanciamento delle produzioni EVCI. Queste mancate autorizzazioni ministeriali non possono e non devono finire per fornire giustificazioni ed alibi all'Enichem per non attuare investimenti necessari e per procedere, così, nella sua politica di disimpegno nel settore. Si attendono ormai da più di un mese le autorizzazioni che il ministro dell'ambiente si era impegnato a fornire entro il 9 dello scorso mese di giugno.
In conclusione, noi riteniamo che la soluzione richieda un'iniziativa efficace e risposte chiare che forniscano garanzie per il rispetto degli impegni previsti dall'accordo di programma per Marghera. Il Governo dovrebbe intervenire per convincere - se così si può dire - ENI ed Enichem a fare la propria parte, facendo in modo, anche attraverso la convocazione urgente di un tavolo nazionale, che tutti i soggetti rispettino gli impegni, che vengano superate incertezze e ritardi nell'applicazione di questo importante strumento e che vengano concordare linee ed azioni per un settore così importante e così strategico per l'Italia e per Porto Marghera.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le attività produttive, onorevole Valducci, ha facoltà di rispondere.

MARIO VALDUCCI, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor Presidente, in relazione all'atto di sindacato ispettivo in esame, si fa presente in via preliminare che - sono parole già citate precedentemente dal ministro Marzano ed anche dall'interpellante, onorevole Martella - l'accordo di programma per la chimica di Porto Marghera ha rappresentato un risultato di grande rilevanza per le forze politiche, sociali e produttive del nostro paese e rappresenta, ancora oggi, un caso di eccellenza e un modello su cui costruire in altre aree del paese una serie di esperienze di successo.
Tale accordo di programma, fondato sulla considerazione peculiare delle caratteristiche ambientali della laguna veneta, è il risultato di una mediazione che tiene conto delle istanze di tutti i soggetti interessati. Esso individua le iniziative dei soggetti pubblici e privati, tra i quali anche l'Enichem, sulla base di un calendario che


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prevede interventi di monitoraggio del sistema ambientale e significativi investimenti sia di bonifica dei siti sia per interventi tecnologici sugli impianti, fissando i tempi e le necessarie risorse finanziarie, al fine di permettere uno sviluppo ecocompatibile dell'area.
L'attuazione delle iniziative individuate per la riqualificazione della chimica a Porto Marghera è stata assicurata con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 15 novembre 2001, che ha reso esecutivo l'atto integrativo all'accordo firmato il 15 dicembre 2000 dagli stessi firmatari dell'accordo di programma.
Ciò premesso, per quanto concerne le questioni sollevate nell'atto di sindacato ispettivo, si fa presente, anche sulla base delle notizie assunte presso l'ENI Spa, che tale società, nell'ambito del processo di riorganizzazione dell'Enichem, ha manifestato da tempo l'intendimento di uscire dal settore petrolchimico, al fine di concentrare la propria attività nel settore energetico, considerato anche che il settore della petrolchimica risulta caratterizzato da un processo di razionalizzazione e di concentrazione di imprese che vedrà, nell'arco di dieci anni, la presenza di pochissimi operatori a livello globale.
Per tali motivi, l'Enichem aveva iniziato un negoziato per una joint venture con la Sabic che si è interrotto per cause dovute, tra l'altro, alla situazione del sito di Gela con la nota vicenda del pet-coke che ha avuto riflessi su tutte le attività del petrolchimico, ivi comprese quelle della Polimeri Europa, alla forte diversificazione produttiva dell'Enichem unita alla dispersione geografica in Italia e all'estero, nonché all'acquisizione delle attività petrolchimiche (polietilene e polipropilene) di due siti del nord Europa della DSM da parte di Sabic che potrebbe aver indotto la Sabic stessa a riconsiderare l'acquisizione della Polimeri Europa, anche in relazione a possibili problematiche antitrust a livello europeo.
Già durante la fase negoziale, tuttavia, l'ENI ha considerato le possibili alternative da seguire in caso di interruzione della trattativa. La società sta ora valutando tali alternative al fine di cogliere le migliori opportunità offerte dal mercato, anche in relazione all'atteso miglioramento della congiuntura del settore chimico. Per quanto riguarda in particolare il sito di Porto Marghera, l'Enichem per il caprolattame aveva concluso un negoziato per la cessione delle attività ad un primario utilizzatore italiano che ha disdetto l'intesa raggiunta a causa della recessione in corso e delle notevoli criticità di cui soffre tale produzione, dovute sia all'obsoleta tecnologia sia - come detto - all'andamento del mercato.
In relazione alla mancata vendita, si è deciso di procedere alla fermata graduale del ciclo caprolattame a partire dal 1o gennaio 2003; i tempi di fermata delle varie sezioni dell'impianto copriranno tutto il 2003. L'organico attuale è di 407 addetti diretti e 90 indiretti (laboratori, manutenzione, staff) a ruolo Enichem; la gestione delle ricadute occupazionali avverrà ricorrendo, se necessario, alla mobilità intergruppo e all'impiego degli strumenti usuali.
Il Governo, settimanalmente, si sta occupando della vicenda cercando di trovare un'alternativa imprenditoriale alla volontà da parte di Enichem di uscire da questa specifica produzione.
Relativamente alla realizzazione del nuovo impianto «a celle a membrana» per la produzione di cloro, in sostituzione di quello attuale, nonché alla realizzazione dell'impianto per il bilanciamento delle produzioni EVC, l'ENI ha precisato che Enichem ha avviato le pratiche, come ricordava l'interpellante, per l'ottenimento della valutazione di impatto ambientale e che la relativa procedura, come confermato anche dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, è in corso di istruttoria. Tuttavia, in relazione a tali iniziative l'ENI ha precisato che le stesse non possono prescindere dalla partecipazione degli utilizzatori all'investimento, così come previsto dall'accordo di programma, nonché dalla garanzia di continuità nel tempo da parte delle produzioni che utilizzano il cloro.


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Per quanto riguarda gli impegni previsti dall'accordo di programma sulla chimica a Porto Marghera, sottoscritti dall'Enichem, l'ENI, nel precisare che l'Enichem conferma gli impegni assunti, ha altresì fatto presente che la società ha già realizzato consistenti interventi sia di bonifica e messa in sicurezza, sia di demolizione. Dei 1.095 miliardi di lire, inizialmente previsti a carico dell'Enichem, ad oggi sono state infatti avviate iniziative per circa 700 miliardi di lire: credo che siano visibili a chi oggi visita questo importante sito industriale gli investimenti fatti proprio per rendere compatibile dal punto di vista ambientale questo importante stabilimento petrolchimico.
Riguardo agli impegni assunti dalla predetta società firmataria dell'accordo di programma di cui trattasi, si precisa che con l'atto integrativo citato in precedenza, oltre alla ulteriore definizione degli adempimenti inerenti l'approvazione dei progetti ed alla predisposizione ed adozione di un master plan, è stato precisato che l'accordo medesimo si applica alle aree in disponibilità delle aziende firmatarie e di quelle eventualmente subentranti. Pertanto, risulta già disciplinato sul piano negoziale il trasferimento degli adempimenti ed obblighi anche a carico dei soggetti che dovessero subentrare nella titolarità di aree e di impianti dell'Enichem. Anche l'ordinamento giuridico garantisce che i suddetti adempimenti ed obblighi continuino a far carico ad Enichem e coinvolgano anche la società che dovesse subentrare ad essa.
L'ENI non abbandonerà la chimica se non adempiendo agli impegni assunti, chiaramente, anche per quanto riguarda l'area di Porto Marghera. Ritengo che il ministro Marzano, riferendosi a quanto diceva l'interpellante, ossia alla volontà del gruppo ENI di lasciare il settore della chimica, non intendesse parlare di un abbandono senza adempiere a tutti gli obblighi contrattuali che richiedono anche importanti adempimenti finanziari che il gruppo ENI ha sottoscritto. In questo senso, il Governo farà sicuramente di tutto - come è già stato citato nella mia risposta - affinché questi impegni vengano onorati fino in fondo.

PRESIDENTE. L'onorevole Cazzaro, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di replicare.

BRUNO CAZZARO. Signor Presidente, signor sottosegretario, lei ha portato le argomentazioni che già conoscevamo e non seri elementi di novità che noi speravamo di avere questa sera. Quindi, non siamo soddisfatti, anzi, siamo un po' delusi rispetto a questo e, soprattutto, temo che saranno delusi i lavoratori, gli operai e i tecnici di Porto Marghera e dell'intero comparto chimico.
Speravamo, sì, in una risposta, insomma, più rassicurante, in una indicazione più chiara sulle prospettive del comparto strategico della chimica. Porto Marghera, come lei sa e come ha anche detto, ha assunto un valore emblematico a livello nazionale. Qui è stata lanciata la sfida più alta con l'accordo di programma sulla chimica, ossia mantenere le produzioni risanando l'ambiente: salvare, insieme, occupazione e ambiente. Non a caso viene citato, appunto, come un esempio da seguire anche in altre realtà.
Tuttavia, se questa è la sfida difficile, qui allora si verificano anche le coerenze e le volontà sia del Governo, sia dell'ENI.
Per quanto riguarda l'accordo di programma, gli enti locali hanno fatto interamente la propria parte, non altrettanto si può dire - mi pare - del Governo e dell'Enichem. Vi è un grave ritardo che ormai si è accumulato da parte del Ministero delle attività produttive e del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio riguardo all'approvazione dei progetti per gli investimenti e la riconversione degli impianti. Le autorizzazioni, come sa, sono indispensabili per attuare l'impegno dell'accordo di programma, quello che afferma: «adottare le migliori tecnologie». Ciò significa investimenti per l'impianto clorosoda, per l'EVCI, per il bilanciamento delle produzioni. Bisogna intervenire permettendo a Dow chemical di investire per


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realizzare concretamente la scelta di sostituire il fosgene con materiali meno pericolosi. Vi debbono essere investimenti nelle manutenzioni, nel mantenimento delle produzioni e degli impianti. Invece, siamo di fronte alla scelta di chiudere l'impianto «caprolattame». Lo capisco, adesso si sceglierà di realizzare la chiusura con un impatto morbido, ma sempre di chiusura si tratta.
La chiusura dell'impianto di «caprolattame», in un sistema di produzione nel quale i cicli sono collegati, rischia di mettere in moto un effetto domino con risultati estremamente gravi per Porto Marghera. Noi sappiamo che, se cade Porto Marghera, vi saranno ripercussioni gravi, negative per l'intero triangolo chimico: per Ravenna, per Mantova, per Ferrara. Si tratta di una questione estremamente importante.
L'ENI ha trasferito gli asset in nuova Polimeri Europa per cedere a Sabic o ad altri. Signor ottosegretario, l'accordo con Sabic salta, ma non si capisce bene in quale direzione oggi si sta andando, dove si va a parare. Piuttosto, emerge la gravità relativa all'assenza di una politica, di un piano industriale adeguato al nuovo scenario internazionale. Il rischio è rappresentato dalla vendita di impianti in modo frammentato, di impianti redditizi, iniziando dal «caprolattame». Ciò rappresenterebbe il depauperamento di un importante patrimonio di professionalità, di cultura industriale che non possiamo permetterci di perdere. È questo il rischio che si corre, iniziando da Porto Marghera. Il Governo non può fare da spettatore: deve svolgere fino in fondo la sua parte; non può dichiararsi incompetente, impotente (anch'io ho sentito la dichiarazione del ministro Marzano), nel caso ENI cambiasse politica industriale. Il pubblico partecipa, è socio di riferimento, svolge la propria parte.
Quindi, il Governo deve garantire una politica adeguata, il rispetto degli impegni assunti dall'ENI sia in questo, sia in altri assetti proprietari. Del resto, come lei sa, signor sottosegretario, la Commissione attività produttive della Camera ha svolto un'indagine conoscitiva proprio a fronte della gravità della situazione del comparto chimico. Ha svolto audizioni, ha analizzato la questione e ha votato un documento conclusivo che offre indicazioni abbastanza precise al Governo sul come operare. Si è detto che il sistema chimico è strategico, va ceduto ad interlocutori affidabili, che non si può uscire dalla chimica senza garanzie riguardanti la destrutturazione del settore, che occorre avere un piano industriale e ritagliare spazi per produzioni più raffinate e specialistiche come stanno facendo altri paesi europei, mentre noi rischiamo di rimanere al palo. Tutto ciò, senza considerare il deficit della nostra bilancia commerciale chimica che, nel 2000 - come sa - era di 9.500 milioni di euro. Se non si fanno queste scelte il nostro sistema non può essere competitivo, anche perché alla chimica sono collegati altri comparti importanti della produzione che perderebbero competitività ed aggressività negli altri mercati. L'ENI ed il Governo non possono attendere il «Messia» compratore, mentre nel frattempo prosegue il degrado e si iniziano a chiudere gli impianti. Ciò per noi è inaccettabile, sollecitiamo il Governo ad intervenire nella linea che in parte ha indicato stasera. Bisogna intervenire subito, con più forza, maggiore determinazione, iniziando dal rispetto degli impegni su Porto Marghera.
Rispetto degli impegni significa non chiudere l'impianto del caprolattame - concludo, signor Presidente -, collocarlo nell'insieme dei cicli e lavorare per un mantenimento reale, adottando le scelte adeguate.
Per quanto riguarda il tavolo nazionale sulla chimica, spero che gli interlocutori si adoperino tutti insieme per fare il punto della situazione. Il ministro dell'industria si è dichiarato disponibile e, pertanto, siamo in attesa di convocazioni. Si organizzi questo tavolo, si affrontino, tutti insieme, le questioni e si intervenga immediatamente per bloccare la chiusura del caprolattame; tali interventi sarebbero segni importanti che valuteremo positivamente.


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Per quanto riguarda ciò che è stato affermato questa sera dal sottosegretario, in coscienza, posso dire che non emerge il senso della gravità della situazione, ma nemmeno un'impostazione forte, robusta e determinata tale da affrontare la gravità emersa.
Per tale motivo, siamo costretti a dichiararci insoddisfatti.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.

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