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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, vorrei che si lasciasse traccia di quanto questa convenzione che ci accingiamo a ratificare sia realmente importante, lanciando un messaggio al Governo affinché intervenga nuovamente su tali temi.
Di che cosa si occupa tale convenzione? Si tratta intanto di una convezione che risale addirittura al 1997, in quel di Lisbona, stipulata fra il Consiglio d'Europa, la regione europea dell'UNESCO, gli Stati Uniti d'America, l'Australia e il Canada per stabilire finalmente un quadro di riferimento per il riconoscimento reciproco dei titoli accademici.
Non so se l'Assemblea possa essere interessata da un dato: sembra che la percentuale di studenti italiani che tornano nel nostro paese, dopo aver conseguito diplomi nelle università straniere, sia infima: si tratta di una percentuale che si può contare sulle dita delle mani. Questo naturalmente ha a che fare con un tema più generale, che non intendo porre oggi, che è quello della fuga di cervelli dal nostro paese, rispetto al quale occorre una politica del Governo, del Parlamento e delle istituzioni. Uno dei motivi di questa fuga consiste nel fatto che spesso gli studi all'estero non soltanto non sono riconosciuti, ma a volte sono frutto di penalizzazioni rispetto alla prassi che si è configurata nel nostro paese. In ogni caso, il mancato riconoscimento dei titoli rappresenta un tassello fondamentale di questo problema. Questa convenzione quadro perlomeno offre un quadro di procedure.
Noi avremmo voluto impegnare il Governo - so che anche l'onorevole Magnolfi nella Commissione competente per gli affari comunitari, insieme ad altri parlamentari si è mossa in questo senso - con un ordine del giorno a fornire, nella predisposizione del regolamento di attuazione, due chiarimenti sulle procedure: in primo luogo, è vero che la legge consente 90 giorni all'università per rispondere «sì» o «no», ma è vero che nel regolamento si possono suggerire termini abbreviati; in secondo luogo, un eventuale diniego deve essere motivato. Anche se nel nostro ordinamento si prevede il ricorso è bene tuttavia che il Governo lo sancisca, come ribadito dal sottosegretario con estrema chiarezza.
Credo che in un mondo in cui gli spostamenti, per motivi intellettuali, in particolare di giovani, sono non soltanto più diffusi, ma anche giustificati, sia interesse anche dell'Italia potere usufruire di personale intellettuale che si forma nei punti di eccellenza dei vari paesi del mondo. Se non si è capaci di attirare questi giovani nel nostro paese, operiamo un grande depauperamento.
Siamo di fronte ad una convenzione che non soltanto pone dei problemi di attuazione al Ministero degli esteri, ma - e questo rimarrà a verbale - al Ministero dell'istruzione, che è chiamato a partecipare ad organismi internazionali importanti, inviando suoi rappresentanti, e a dare attuazione a tali previsioni. Sono convinto che se l'attuazione sarà nello spirito che tutto il Parlamento ha mostrato nella ratifica di questa convenzione, dai relatori - che voglio ringraziare - a tutti gli intervenuti, si potrà fare un passo avanti.
Sicuramente è chiara una cosa: il Parlamento ratificando, ed anche rinunciando ad apportare qualche legittimo miglioramento, ha inteso accelerare la procedura, considerato che la convenzione ha già registrato un numero di ratifiche a livello internazionale sufficiente per essere vigente e che il 1997 è ormai lontano cinque
anni. Abbiamo rinunciato anche a qualche legittima possibilità di miglioramento per accelerare la procedura. Non è un discorso di convenienza o di opportunità: il Governo deve attivarsi con molto impegno, intelligenza e chiarezza, affinché non soltanto si applichi la Convenzione, ma perché si faccia un discorso più generale relativo alla capacità del nostro sistema formativo e di istruzione - e quindi occupazionale - di adattarsi alla internazionalizzazione degli studi di fronte alla quale siamo.
Credo quindi che non soltanto approveremo oggi la ratifica della Convenzione, ma impegniamo una politica in questa direzione e preannuncio, a nome del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo la richiesta al Governo di venire a relazionare sulle modalità di attuazione di questo provvedimento, che può essere veramente importante per lo sviluppo ed il futuro del nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rusconi. Ne ha facoltà.
ANTONIO RUSCONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo parlamentare della Margherita, DL-l'Ulivo voterà a favore e con convinzione su questo provvedimento, giustamente considerato dagli stessi relatori della legge una tappa decisiva verso l'integrazione culturale continentale e che ratifica atti fortemente voluti dai governi di centrosinistra dell'ultima legislatura.
La Convenzione, adottata a Lisbona l'11 aprile 1997, firmata dall'Italia il 24 luglio dello stesso anno ed entrata in vigore internazionale il 1o febbraio 1999 con l'adesione di 28 paesi, è una sorta di testo unico che semplifica e chiarisce la precedente situazione normativa, anche al fine di adeguare alle nuove esigenze le disposizioni varate in materia dal Consiglio d'Europa e dall'UNESCO.
Questo provvedimento è, inoltre, strumento fondamentale per tutti gli atti parlamentari e governativi degli ultimi dieci anni che hanno attuato la riforma degli ordinamenti didattici universitari, di cui al decreto ministeriale n. 509 del 1999, ripreso con estrema chiarezza nel decreto del 28 novembre 2000, dove si afferma che, con la dichiarazione solennemente sottoscritta a Bologna il 19 giugno 1999 dall'Italia e da altri 28 paesi, si è convenuto di adottare un sistema di titoli di semplice leggibilità e comparabilità, al fine di favorire l'immediata idoneità all'impiego dei cittadini europei e la competitività internazionale del sistema europeo dell'istruzione superiore.
Se dunque uno degli scopi fondamentali è quello di avvicinare e commisurare il sistema di istruzione superiore al modello europeo delineato dalle dichiarazioni europee della Sorbona e di Bologna, guardiamo con sconcertante preoccupazione e timore allo stato della riforma dell'ordinamento scolastico italiano: gli annunci di diversi ministri, all'interno della stessa maggioranza, che si contraddicono sulla partenza o sul rinvio almeno annuale della legge delega; i consistenti tagli di risorse e, in particolare, quelli legati all'autonomia in riferimento alla legge n. 440 (che ha inoltre limitato i nuovi progetti linguistici); la riduzione di cattedre, segnale evidente di estrema demotivazione della classe insegnante; i dati, infine, che ci provengono in questi giorni sulla serietà e sull'utilità del nuovo esame di Stato.
Ma tornando anche con giusto orgoglio al provvedimento in oggetto, di fatto oggi si ratifica il frutto di una serie di impegni e convenzioni volute fortemente, firmate dai Governi Prodi e D'Alema. Lo stesso provvedimento ci aiuta a comprendere la necessità e l'ambizione verso un'idea di Europa nella quale l'aspetto economico oggi preponderante sia invece subordinato all'idea politica culturale dell'Unione europea. Si legge, infatti, giustamente, nella relazione allegata al disegno di legge di ratifica, che la Convenzione richiama nelle premesse l'importanza dell'istruzione superiore e della sua ricchezza nella diversità degli ordinamenti e dei sistemi europei, per la promozione della pace attraverso
la reciproca conoscenza e mutua fiducia; l'utilità di una formazione che possa attingere ad una tale ricchezza di risorse educative e la necessità di facilitare la mobilità accademica, anche attraverso un giusto riconoscimento dei periodi e dei titoli di studio precedenti (che non pregiudichi tuttavia il principio di autonomia delle istituzioni universitarie).
Non dovremmo dimenticare, a questo proposito, le autorevoli parole pronunciate dal Capo dello Stato a Gorizia lo scorso anno, in prossimità delle celebrazioni del 4 novembre. Fu la memoria di secoli di guerre civili europee, di inutili stragi, che ispirò i fondatori della nuova Europa unita - i De Gasperi, gli Adenauer, gli Schuman, i Monnet -, che diede loro la forza per realizzare l'impossibile. Oggi noi stiamo lavorando per ampliare i confini dell'Unione europea e renderla più coesa. Contemporaneamente sta prendendo forma, nel quadro dell'Unione, il disegno di una federazione di Stati nazionali disposti a mettere per primi in comune, dopo la moneta, altri essenziali elementi della sovranità, e convinti della necessità di fare dell'Europa unita una grande forza di pace nel mondo.
Alla costruzione di questa e di quella parte dell'edificio europeo, tutti coloro che lo vorranno, potranno partecipare quando si sentiranno pronti.
Questa Convenzione europea riconosce, dunque, l'istruzione come patrimonio fondamentale della persona nella cultura della comprensione reciproca e della tolleranza tra i popoli, nel rispetto dell'autonomia dell'insegnamento e della ricerca per i diversi istituti; riconosce i titoli di studio rilasciati da altre parti che soddisfino i requisiti che generale di accesso all'insegnamento superiore; prevede gli impegni per i provvedimenti relativi alla valutazione dei titoli e, dunque, il relativo accesso ad ulteriori livelli di studio; prevede l'uso di un titolo accademico ed il relativo inserimento nel mondo del lavoro. Infatti, l'istruzione, durante i secoli dell'età moderna, ha rappresentato lo strumento fondamentale per un effettivo progresso ed una maggiore condivisione dei valori unitari.
Giova ricordare che la risposta delle diverse democrazie occidentali, dopo i massacri della seconda guerra mondiale, fu la scelta della Comunità europea: il progetto di una casa comune ma che ha, comunque, costruito, per la prima volta, le ragioni di cinquant'anni di pace per le generazioni di giovani inglesi, francesi, tedeschi ed italiani, ed alimentato il fuoco di una solidarietà culturale.
Il provvedimento che oggi sarà approvato - anche con il nostro contributo positivo - vuole significare un passo verso il completamento della costruzione europea, procedendo progressivamente verso la modifica della Costituzione europea il cui oggetto è soprattutto economico, mentre la natura, il significato, l'impulso sono sempre stati e sono politici.
In un bel saggio, edito da il Mulino, Tommaso Padoa Schioppa parla di avventura europea da cui ci viene un insegnamento costituito tanto dai successi quanto dall'incompiutezza dell'opera intrapresa. L'incompiutezza rende precario il già costruito ma il già costruito è opera tanto grande che rischia di farci dimenticare l'incompiutezza. È un rischio vissuto oggi con drammatica intensità. Nel 1914 - sono le parole conclusive della lettura - l'Europa aveva alle spalle cento anni di pace quasi interrotta, pareva unita. Si circolava liberamente senza passaporto ed il regime aureo dava un'unione monetaria. Le persone della mia età pensavano, in quell'anno, che l'era delle guerre fosse finita, come lo pensano già oggi tanti trentenni. Chi ha visto, anche se da bambino piccolo, le case sventrate dai bombardamenti e i soldati tedeschi o americani nelle strade o nelle case, sa che non è così. L'Unione europea è opera incompiuta e il rischio più grande che essa corre è che le giovani generazioni non se ne rendano conto. Occorre, allora, che, nel mostrare, oggi, ai giovani la lunga strada percorsa in cinquant'anni, si indichi loro
l'incompiutezza dell'opera e ciò che a loro resta da fare, affinché essi non abbiano un amaro risveglio in un nuovo 1914.
Infine, concludo con un auspicio; che l'approvazione di questo provvedimento stimoli il Governo, il ministro, il Parlamento a far sentire le nostre scuole, i nostri insegnanti, i nostri studenti più europei. Sono scelte su cui misureremo la volontà di investire sulle nuove generazioni, di sentirci davvero orgogliosi di una scuola europea (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Strano. Ne ha facoltà (Commenti).
NINO STRANO. Signor Presidente, vorrei parlarvi dell'Europa dal 1800 in poi... (Commenti), no? Iniziamo da qualche anno successivo, solo per confermare il voto favorevole del gruppo di Alleanza nazionale su un provvedimento di ratifica riguardante un tema che a noi, al mondo politico, sta molto a cuore da diversi anni.
Il riconoscimento di un'Europa unita, di una vera Europa, non può che passare attraverso provvedimenti che, come questo, uniscono non soltanto politicamente, ma anche culturalmente. È proprio questo, del resto, lo scopo che Alleanza nazionale porta, con il suo presidente, con la sua massima autorità, nel cuore dei lavori della Convenzione europea: l'Europa che immaginiamo e che vogliamo non è quella delle burocrazie né, tanto meno, quella dei potentati economici, ma quella delle culture, delle tradizioni e delle specificità, che ci fanno diversi, ma che, nel contempo, contribuiscono a rendere unita una terra dalle eccezionali capacità.
Per questi motivi, Alleanza nazionale conferma il suo voto favorevole, riconoscendo a se stessa la patente di chi nell'Europa unita ha creduto più degli altri, in maniera sicuramente diversificata rispetto a settori che, seppure a noi vicini, hanno, sul concetto di Europa, riferimenti storici e culturali diversi dai nostri!
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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