Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 168 del 2/7/2002
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2843-bis)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maninetti. Ne ha facoltà.

LUIGI MANINETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per dichiarare un voto favorevole alla conversione del decreto-legge in esame, recante disposizioni urgenti in materia di occupazione e previdenza. Ne condividiamo, infatti, la ratio ed il contenuto che sono tesi, sul versante occupazionale, sia a porre rimedio a particolari situazioni di crisi aziendale dei comparti petrolchimico, tessile e sanitario sia ad incentivare la riassunzione dei lavoratori licenziati dalle piccole imprese e, sul versante previdenziale, a prestare adeguata tutela ai lavoratori italiani in Svizzera che decidono di rientrare definitivamente in Italia.
Ci sembra importante sottolineare che il provvedimento, nel prorogare l'applicazione del beneficio di alcuni ammortizzatori sociali (mi riferisco al trattamento di mobilità), non trascura un aspetto altrettanto importante relativo all'impiego dei lavoratori dei settori in crisi in attività socialmente utili ed alla frequenza obbligatoria dei corsi di formazione professionale indetti dalla regione o da altri enti locali, al fine di agevolare il loro reinserimento nel mondo del lavoro.
Non si tratta, quindi, di anacronistici interventi assistenziali diretti meramente a tamponare situazioni divenute insostenibili dal punto di vista sociale ed occupazionale con forme di sussidio salariale di certo non risolutive, poiché il provvedimento parallelamente contempla misure finalizzate allo svolgimento di una prestazione lavorativa da parte dei lavoratori posti in mobilità e ad una loro possibile rioccupazione, ponendo particolarmente attenzione alla formazione degli stessi lavoratori.
Questa soluzione, in sostanza, riesce a contemperare l'esigenza di intervenire tempestivamente per risolvere situazioni occupazionali ad alta tensione con quella di seguire la strada intrapresa, con coerenza e convinzione, di politiche e di riforme del mercato del lavoro in cui non possono trovare spazio le vecchie logiche assistenzialistiche.
Condividiamo, inoltre, la scelta di prorogare le agevolazioni contributive nei casi di assunzione di lavoratori licenziati dalle aziende con meno di 15 dipendenti, misura che si è rivelata uno strumento di tutela particolarmente efficace, soprattutto ai fini del reinserimento di tali soggetti nel circuito lavorativo con notevoli vantaggi anche per le aziende.
Non meno importante appare, infine, la disposizione transitoria contenuta nell'articolo 3 a favore dei lavoratori italiani che decidono di rientrare dalla Svizzera entro il 31 dicembre 2003, ai quali verranno computati, ai fini pensionistici, anche i periodi contributivi maturati nella Confederazione elvetica.
Tale previsione risponde alle legittime aspettative di tutti quei cittadini italiani, compresi in una fascia di età che va dai 53 ai 65 anni ed in stato di disoccupazione, che hanno prestato lavoro in Svizzera e che, non essendo ancora in possesso dei requisiti per la pensione di vecchiaia, si troverebbero in una situazione di estrema difficoltà, dato che il nuovo accordo tra l'Unione europea e la Confederazione svizzera in vigore dal 1o giugno 2002 esclude la possibilità di far salva la clausola di favore del trasferimento dei contributi poiché contraria ai principi della totalizzazione e di parità di trattamento posta a base dei sistemi di sicurezza sociale dell'Unione.
Alla luce degli argomenti e delle motivazioni esposti confermo, quindi, il voto favorevole del gruppo dell'UDC al provvedimento


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in esame, perfettamente in linea con gli orientamenti programmatici espressi da questa maggioranza e dal suo Governo (Applausi dei deputati del gruppo dell'UDC (CCD-CDU)).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guerzoni. Ne ha facoltà.

ROBERTO GUERZONI. Signor Presidente, credo sia oggettivamente difficile trovare una ratio che colleghi i vari articoli di questo decreto-legge. Si potrebbe ipotizzare una sintesi di questo tipo: siamo sostanzialmente di fronte ad un provvedimento delle occasioni perdute. In sostanza, non si è cercato da parte della maggioranza e del Governo di utilizzare, pur con i caratteri specifici di uno strumento come il decreto-legge, un'occasione per affrontare questioni che hanno una forte incidenza in termini di urgenza per quanto riguarda i temi dell'occupazione e della previdenza. È vero che, per quanto riguarda gli emendamenti sulle pensioni, sulle norme riguardanti l'estensione del trattamento pensionistico (mi riferisco al milione di vecchie lire, ai 516 euro) a platee più ampie di quelle definite dalla legge finanziaria è intervenuta l'inammissibilità. Però, non vi è stata nemmeno la volontà di ragionare su come alcuni provvedimenti, che pur si potevano collegare al tema pensionistico, avrebbero potuto trovare risposta in modo più organico in questo decreto-legge.
Vorrei citare l'esempio forse più emblematico: quello dei lavoratori tornati nel nostro paese perché emigrati in Svizzera che, sulla base delle norme attualmente vigenti per la decadenza del protocollo aggiuntivo, in un'età molto difficile, dai 53 ai 65 anni, non vedrebbero riconosciuto il proprio diritto ad una pensione, in quanto non si possono calcolare secondo il metodo attualmente in vigore nel nostro paese i contributi versati durante i lunghi anni di lavoro in Svizzera. Noi abbiamo cercato di far recedere da questo orientamento il Governo e la maggioranza. Il problema era ed è maturo e sarebbe stato possibile affrontarlo proprio in questo provvedimento, che motivava le sue ragioni dall'urgenza. Infatti, il titolo recita: disposizioni urgenti in materia di occupazione e previdenza. Ebbene, stiamo da tempo cercando di dare una risposta a tale problema: vi è stata un'ampia e condivisa risoluzione approvata dalla Commissione lavoro; si è avviato al Senato l'iter di un disegno di legge. Oggi avremmo potuto dare una risposta in termini di certezza a questa emergenza definendo con la data del 2007 (la data riconosciuta, dopo la riforma pensionistica, per l'entrata in vigore del sistema contributivo) la possibilità per queste migliaia di lavoratori di conteggiare i contributi versati durante il proprio periodo lavorativo in Svizzera ai fini pensionistici.
Questa era la richiesta, avanzata unitariamente dalle associazioni dei nostri emigrati e dalle organizzazioni del consiglio degli emigrati all'estero, alla quale si è risposto negativamente, adducendo ragioni di carattere finanziario, che però sono state immediatamente smentite nel momento in cui si è preso un impegno affinché queste soluzioni trovino risposta nella prossima legge finanziaria. Credo che con le risorse che oggi venivano chiamate in causa il problema avrebbe potuto già trovare con questo decreto-legge una soluzione. Questa pertanto è la prima occasione mancata; la prima occasione perduta.
La seconda - e qui mi richiamo ai temi che riguardano più direttamente le politiche per l'occupazione - concerne i lavoratori licenziati dalle piccole e piccolissime imprese, quelle sotto la soglia dei 15 dipendenti. Nel nostro paese abbiamo, per queste tipologie di situazioni, un unico strumento che interviene come incentivo all'occupazione, come ammortizzatore sociale esteso. Non abbiamo la cassa integrazione, non abbiamo l'indennità di mobilità lunga, non abbiamo tutte quelle norme che intervengono invece solo al superamento di una certa soglia dimensionale dell'impresa. Abbiamo invece questo intervento di sostegno attraverso sgravi contributivi (e quindi un aiuto sul fronte


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della contribuzione) per quelle imprese che assumono lavoratori, anche licenziati da piccole imprese sotto la soglia dei 15 dipendenti ed iscritti nelle liste di mobilità. La questione era stata lasciata cadere con la legge finanziaria per il 2002, in modo colpevole da parte del Governo, che si era dimostrato insensibile di fronte ad un problema invece molto sentito e diffuso in una struttura industriale come quella italiana, composta in gran parte da piccole e piccolissime imprese. Con questo provvedimento in qualche modo si riconosce che l'opposizione aveva ragione quando sosteneva che bisognava evitare la decadenza di quel provvedimento.
Si è anche stabilito che i lavoratori licenziati dal 31 dicembre 2001 fino all'entrata in vigore di questo decreto-legge trovino copertura attraverso l'iscrizione d'ufficio nelle liste di mobilità (non facendo quindi più valere i tempi e i termini precedentemente previsti), però ci si ferma sulla soglia del 31 dicembre 2002, cioè non si compie quel passo necessario per dare maggiore organicità e permanenza ad uno strumento utile, come questo, di incentivo per l'occupazione nelle imprese con meno di 15 dipendenti. Ciò poteva essere utile anche in relazione al fatto che la discussione sugli ammortizzatori sociali e sulla grande riforma è lungi da venire. Quindi potevamo cominciare a fornire alcune certezze rispetto ad una discussione che è molto astratta e nella quale si dicono molte parole ma si fanno pochi interventi concreti.
Vorrei, infine, soffermarmi su una terza questione, che è più direttamente legata alla parte dell'emergenza vera e propria. Il provvedimento, cioè, interviene su alcune crisi strutturali che si prolungano da tempo e che vedono coinvolti i lavoratori, ma nel momento in cui si è tentato di ragionare per alcuni altri settori - penso al settore del trasporto aereo o a quello (che qui è stato evidenziato) dei marittimi e dei portuali, ma penso anche ad alcune situazioni di crisi aziendale che coinvolgevano regioni come la Basilicata - si è detto «no», anche in questo caso o invocando problemi finanziari o rinviando a successivi provvedimenti. Ma se interveniamo su crisi come quelle da tempo in essere, previste dal comma 1 e dal comma 2 dell'articolo 1 del provvedimento, non vedo le ragioni per le quali ci dobbiamo fermare - o ci siamo dovuti fermare - su un provvedimento che avrebbe potuto invece offrire risposte più ampie.
In sostanza - dopo aver discusso per tanto tempo, fuori e dentro quest'aula, sulla necessità di introdurre elementi di innovazione nel mercato del lavoro, su grandi riforme che bisognava mettere in atto per consentire al mercato di essere più flessibile e dopo aver sentito per tantissimo tempo anche critiche feroci alle misure assistenziali che il Governo di centrosinistra aveva posto in essere con i lavori socialmente utili - ci troviamo di fronte ad un decreto-legge che, di fatto, segue la via classica dei provvedimenti omnibus, prolungando le casse integrazioni e le mobilità.
Per questa ragione è evidente che non possiamo esprimere un voto contrario, ma neanche favorevole, su questo decreto; quindi, il nostro gruppo si asterrà.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santori. Ne ha facoltà.

ANGELO SANTORI. Nell'annunciare il voto favorevole del gruppo di Forza Italia, chiedo alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna delle mie dichiarazioni di voto.

PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, ho già avuto modo di sottolineare che ci troviamo di fronte ad un provvedimento parziale e, nello stesso tempo, riempito di norme tra loro eterogenee. Si tratta di un decreto-legge che si colloca tra una pendente discussione su una controriforma


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del mercato del lavoro - quale quella che traduce il libro bianco in un provvedimento legislativo attualmente in discussione al Senato - e la delega al Governo in materia pensionistica, il cui iter e il cui esito diventano sempre meno limpidi e meno chiari, anche perché l'esecutivo deve sciogliere alcuni nodi. Infatti, il decreto-legge in esame riguarda l'occupazione e la previdenza, che sono esattamente i due temi che trattano questi due provvedimenti legislativi.
Come che ciò non bastasse, avendo la Presidenza deciso di non considerare ammissibile la discussione parlamentare - sia in Commissione sia in aula - su alcune materie, quale la questione della regolarizzazione dei migranti che già lavorano nel nostro paese o quella relativa all'adeguamento al famoso milione di lire (ovvero circa 516 euro) delle pensioni minime o, comunque, al di sotto di quella cifra, è evidente che la portata normativa del presente provvedimento è ulteriormente immiserita quanto all'interesse.
Inoltre, abbiamo visto respinti alcuni tentativi che, comunque, nel corso di questa pur limitata discussione, ci sembrava opportuno proporre, quale quello relativo all'introduzione di una distinzione tra forme di sostegno al reddito - che sono dovute quando lavoratrici e lavoratori perdono la loro posizione lavorativa non per loro colpa - e un percorso formativo che dovrebbe essere valido per tutta la vita e che, quindi, deve prescindere dalla condizione di costanza del rapporto di lavoro. Infatti, anche se questa formazione venisse svolta, sarebbe possibile - oltre che, naturalmente, auspicabile - evitare situazioni dolorose, quale la perdita del posto di lavoro a seguito dei processi di ristrutturazione dell'azienda. Mentre l'azienda si ristruttura, si innova, si mette al passo con i tempi, contemporaneamente, dispone di una manodopera interna già capace di affrontare questi nuovi compiti. Comunque, sarebbe opportuno scindere il discorso dell'indennità di mobilità o di sostegno al reddito - comunque la vogliamo chiamare - da una partecipazione ai cosiddetti lavori socialmente utili.
A mio avviso, nel nostro paese, c'è tanto bisogno di lavori di pubblica utilità che, invero, vanno pagati. E tali lavori vanno pagati meglio in ragione delle competenze che vengono impiegate.
Dunque, non esprimiamo una contrarietà di principio; tuttavia, pensare che essi siano - come dire - una sorta di caienna, di lavori forzati per coloro che hanno perso il rapporto di lavoro normale nella società di mercato, a me pare un criterio punitivo arcaico, del tutto contrario ad un'idea di Stato moderno, pensoso del miglioramento delle strutture civili e sociali.
Mi rivolgo al sottosegretario che mi ascolta o è bravo nel fingere questo comportamento; di ciò lo ringrazio. Egli sa bene che abbiamo cercato di reintrodurre per l'ennesima volta un'estensione del trattamento di integrazione salariale per i lavoratori del trasporto aereo: una misura di questo genere avrebbe permesso al Governo di affrontare in modo migliore il tavolo delle trattative nel quale è attualmente impegnato; a questo proposito, mi auguro che nella riunione della prossima settimana si possa trovare una soluzione utile. Qui si parla di una soluzione per lavoratori inferiori alle 20 unità; in quel caso non arriviamo a 400: quindi, si tratta di entità non drammatiche per l'erario dello Stato. Mi auguro che venga trovata una soluzione per i lavoratori della Ligabue, catering dell'aeroporto internazionale di Fiumicino.
Debbo dire che se il nostro emendamento fosse stato accolto, il Governo avrebbe trovato la strada spianata per affrontare con poca spesa un problema sociale che, se non risolto, diventerà acutissimo. Ci auguriamo che il problema venga risolto e rimarchiamo ulteriormente la necessità di farlo; ci appelliamo al Governo e al senso di responsabilità sociale che lo dovrebbe ispirare, affinché questo avvenga.
In conclusione, facendo un bilancio di tutte le misure che non erano presenti nel decreto-legge, che non hanno potute essere inserite in fase di conversione in legge del decreto-legge, che non sono potute entrare


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nella redazione del testo finale, perché l'Assemblea non ha acconsentito, noi pensiamo che non sia sufficiente esprimere un voto di astensione. Sicuramente, qualche norma ci interessa; tuttavia, vogliamo sottolineare una divergenza nell'impostazione generale del provvedimento del Governo ed anche la nostra profonda contrarietà per il mancato accoglimento di emendamenti da noi presentati. Quindi, annunciamo il nostro voto contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Delbono. Ne ha facoltà.

EMILIO DELBONO. Signor Presidente, svolgerò poche considerazioni perché c'è poco da dire su questo provvedimento che, come giustamente è stato detto, è stato impoverito della possibilità di arricchimento da parte del Parlamento, visto che molti degli emendamenti presentati sono stati dichiarati inammissibili. Rimane vero che il provvedimento si limita, semplicemente, ad intervenire in modo disorganico attraverso la proroga dell'indennità di mobilità negli ambiti più disparati, da quello petrolifero a quello petrolchimico, da quello tessile a quello sanitario, a quello siderurgico. Permane il difetto di fondo di non aver fornito una panoramica oggettiva della condizione effettiva di crisi nella quale ancora versano molte realtà imprenditoriali e molti settori.
Insomma, si tratta di un provvedimento che, in passato, si sarebbe potuto definire da prima Repubblica, nella peggiore accezione del termine: un provvedimento di nessuna organicità, tanto è vero che testimonia l'incapacità a rispondere ad una fase congiunturale non favorevole attraverso adeguate politiche industriali ed adeguate politiche di incentivo e di sostegno allo sviluppo economico del paese ed anche al reddito. Non è un caso che, oggi, ancora una volta venga rimandata - e chissà per quanto tempo - una seria riforma del sistema degli ammortizzatori sociali. Anzi, si risponde anche con una certa supponenza agli emendamenti che tendono, per esempio, a dare copertura alla realtà della piccola impresa (le imprese sotto i 15 dipendenti), prorogando, con un termine più lungo di quanto non preveda il decreto-legge, l'applicazione di norme interessanti sul piano degli incentivi che hanno ben funzionato.
C'è anche da dire che il provvedimento in sé si caratterizza come scarsamente creativo dal punto di vista della politica attiva e della ricollocazione del personale in mobilità: infatti, per questo personale non si è inventato altro che corsi formativi. Quindi, possiamo dire che siamo in una condizione estremamente impoverita anche dal punto di vista della proposta; ci saremmo attesi ben altro da un provvedimento che doveva intervenire su questa materia. Inoltre, registriamo che si è scelto questo percorso sbagliato di utilizzare il fondo per l'occupazione (che inizialmente fu pensato come un fondo per la politica attiva) per essere attivato, ancora una volta, esclusivamente, come strumento di natura assistenziale. Questo non è un fatto positivo, perché noi abbiamo sempre di più la necessità di distinguere risorse da destinare alle politiche attive, da risorse da destinare alla tutela del reddito e a politiche di natura, inevitabilmente, di sostegno e di natura assistenziale. Questo è un fatto negativo in sé, perché vuol dire attingere da un patrimonio di fondi già scarso risorse che invece vengono destinate, non negativamente, ma non opportunamente ad altro.
Da ultimo, la questione dei transfrontalieri. Non c'è dubbio che abbiamo tentato, noi dell'opposizione, del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dell'Ulivo in generale, di modificare il testo precedentemente disposto in modo tale che quel termine entro il quale fosse possibile calcolare il trattamento pensionistico andasse ben oltre quella data del 2003 e potesse essere proiettato su un tempo più lungo: in questo senso, avevamo presentato emendamenti che proponevano, appunto, proroghe dal 2004 al 2007. A questi si è risposto negativamente.
Per queste ragioni, lo ripeto, anche noi, ovviamente, non voteremo contro la conversione


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di questo decreto-legge, ma ci asterremo, dichiarando l'assoluta insoddisfazione per questo provvedimento-tampone, un provvedimento, come è stato giustamente definito, non solo disorganico, ma assolutamente non razionale e non esaustivo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alboni. Ne ha facoltà.

ROBERTO ALBONI. Signor Presidente, intervengo brevemente per annunciare il voto favorevole al provvedimento da parte del gruppo di Alleanza nazionale e per chiedere alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza senz'altro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per annunciare il voto, ovviamente favorevole, del gruppo della Lega nord Padania a questo provvedimento, sottolineando alcuni passaggi particolarmente importanti. Storicamente, noi non abbiamo mai apprezzato gli interventi di natura puramente assistenziale; tuttavia, in questo provvedimento si intravedono alcuni elementi di novità che ci permettono di appoggiare con il nostro voto il provvedimento nella sua completezza.
In particolare, vi è il discorso per cui la cassa integrazione, o comunque gli interventi per portare fino al pensionamento i lavoratori in situazione più critica, sono comunque subordinati alla partecipazione, dove possibile, a corsi di riqualificazione professionale per cercare di inserire, comunque, questi lavoratori in maniera veloce nel mondo del lavoro; ove questo non sia possibile e dove vi siano situazioni locali favorevoli, viene previsto comunque il loro inserimento in lavori impropriamente definiti «socialmente utili», perché dovrebbero essere effettivamente svolti a favore degli enti locali, quindi comuni o altri enti di questo tipo.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 18,17)

DARIO GALLI. Invece, sosteniamo con particolare favore la misura riguardante i lavoratori che hanno operato per anni presso la Confederazione elvetica: si risolve un problema di obiettiva ingiustizia nei confronti di queste persone. Anche noi, anche per ribadire quanto detto prima dai colleghi, avremmo preferito che questo provvedimento si applicasse a questa fattispecie fino al termine del 31 dicembre 2007, quindi con il passaggio dal vecchio al nuovo sistema pensionistico.
Da una parte, però, abbiamo molto apprezzato l'intervento del ministero che, comunque, ha affrontato e risolto il problema, andando anche a reperire le risorse necessarie per farlo. Abbiamo anche apprezzato l'impegno - possibilmente già dalla prossima finanziaria - a risolvere definitivamente il problema anche per i prossimi anni. Quindi, anche se questo provvedimento è a metà strada tra il precedente modo di gestire le situazioni di emergenza in campo lavorativo e previdenziale, ed apre la strada a quello che spero sarà il modo nuovo della Casa delle libertà di affrontare il problema del lavoro - mi pare che in questi mesi molte cose siano già state fatte -, complessivamente siamo favorevoli al provvedimento nel suo insieme.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente dell'XI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente dell'XI Commissione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, concludendo questa discussione voglio innanzitutto, non solo ringraziare, come è di rito, ma anche esprimere apprezzamento perché, a mio parere, con le zone d'ombra che possono essere rimaste, abbiamo licenziato - o stiamo licenziando - una buona legge, comunque necessaria. Credo che il lavoro fatto torni ad onore ed a gratificazione sia dei colleghi della maggioranza sia di quelli dell'opposizione. Ho la sensazione che coloro che hanno partecipato all'elaborazione di questo testo e a questa discussione, dalla posizione della maggioranza o da quella dell'opposizione, possano essere soddisfatti del lavoro ed anche delle conclusioni raggiunte.
Signor Presidente, le posso confermare che abbiamo raggiunto una soluzione ragionevole che ha conciliato forma e sostanza con lo stralcio del comma 2 dell'articolo unico che ci dà la possibilità, restando esso all'ordine del giorno, di risolvere subito una delicata questione di sostanza e i colleghi sanno che io tendo sempre a privilegiare la sostanza rispetto al formalismo.
Posso anche assicurare, in modo particolare il collega Alfonso Gianni ed il suo gruppo di appartenenza - che più volte hanno sollevato il problema relativo ai lavoratori del settore catering facente capo alla società Ligabue, che opera presso l'aeroporto della capitale -, che anche a questo riguardo la Commissione continuerà - come anch'essa auspica - a seguire l'evoluzione di questo problema sul quale il Governo ci ha già dato reiterate e concrete assicurazioni. Si è aperta una fase di interlocuzione non puramente esplorativa, si stanno affrontando i problemi concreti. L'onorevole sottosegretario presente in aula se ne sta facendo carico e quindi credo di poter dire, anche a questo riguardo, una parola in termini di fiducia.
Voglio concludere osservando che, certamente, vi è un qualche rammarico in diversi dei colleghi ed anche nel sottoscritto per il fatto che molti emendamenti siano caduti sotto la declaratoria di inammissibilità. È vero, anche perché gli emendamenti prospettavano in molti casi - o praticamente in tutti i casi - dei problemi reali, meritevoli di attenzione. Però, sotto questo profilo, forse sono un po' colpevole di aver creato una qualche aspettativa, nel senso che io tendo - per quel poco che dipende dalle mie decisioni, in sede di presidenza di Commissione - ad essere più largo sotto il profilo dell'ammissibilità. Ciò, proprio perché tendo a potenziare le facoltà dei parlamentari e, di conseguenza, le loro opportunità di presentare emendamenti. Non possiamo però dimenticare - in questo la Presidenza della Camera è assolutamente rigorosa ed ineccepibile - che il nostro regolamento, come ognuno di noi sa, è assai più rigoroso di quello dell'altro ramo del Parlamento, quindi dipenderà un po' da tutti noi in futuro. Dipenderà anche dal Governo nel senso che, per quanto sia possibile, quest'ultimo ci dovrà fornire testi di decreti-legge omogenei, non troppo assortiti nelle materie; infatti, tutto questo, naturalmente presta il fianco all'ambizione di emendamento da parte dei singoli parlamentari. Da parte nostra vi sarà il tentativo di svolgere anche un'attività di controproposta pertinente, mirata, che non costringa, sotto il maglio della declaratoria di inammissibilità, a considerare quasi liquidati problemi che sono alla massima attenzione della Commissione e dell'intero Parlamento.
Concludendo davvero signor Presidente, posso affermare - e mi rivolgo ai colleghi che hanno partecipato al lavoro di Commissione e a coloro che hanno presentato emendamenti alcuni dei quali non sono stati dichiarati ammissibili in questa sede - che questo è il fascino, il carico e l'onere della Commissione lavoro pubblico e privato; una Commissione che ha una competenza molto estesa, spesso concorrente con tutte le altre, che mostra il fianco, sotto questo profilo, anche all'intrusione di molti argomenti che poi, giunti in aula, rischiano di veder frustrato il lavoro svolto in Commissione.
Credo che ciò non infici il giudizio di compiacimento per il lavoro svolto e per il


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provvedimento che positivamente viene incontro a settori, a migliaia di lavoratori le cui attese erano assolutamente prioritarie. Il fatto che anche l'opposizione si sia espressa con una significativa e motivata astensione e che perfino chi esprime un voto contrario lo abbia fatto arricchendo l'espressione del suo voto con le motivazioni che ha reso, ci conforta nel convincimento di aver ben lavorato.
Per tutto questo vi ringrazio.

PASQUALE VIESPOLI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PASQUALE VIESPOLI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, vorrei esprimere un doveroso ringraziamento al relatore, al presidente della XI Commissione, all'intera Commissione perché il clima che ha caratterizzato i lavori della Commissione è stato di confronto forte, significativo e produttivo. Avevo, pertanto, il dovere di ringraziare il relatore, il presidente della Commissione e tutti coloro che hanno collaborato ad un provvedimento che, a mio avviso, riveste un'importanza che, forse, non è stata ancora valutata appieno.

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