Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 168 del 2/7/2002
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Si riprende la discussione del disegno di legge n. 2033-B (15,03).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2033-B)

PRESIDENTE. Passiamo alla dichiarazione di voto finale sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Brusco. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BRUSCO. Signor Presidente, il gruppo dell'UDC (CCD-CDU) annuncia il voto favorevole al provvedimento. Chiedo alla Presidenza la pubblicazione


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del testo del mio intervento in calce al resoconto della seduta odierna.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza senz'altro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione voto l'onorevole Vendola. Ne ha facoltà.

NICHI VENDOLA. Signor Presidente, sarebbe troppo facile dichiarare che il cosiddetto collegato verde alla finanziaria è un'occasione perduta, ma anche questo appare oggi un giudizio insufficiente, in quanto qui si conferma ancora una volta da parte del Governo di centrodestra il ruolo meno che marginale che viene assegnato alle rilevanti questioni dell'ambiente, quelle questioni che dovremmo viceversa affrontare con respiro strategico e con provvedimenti di risanamento strutturale. Ad esempio, taluni colleghi lo hanno già rilevato durante il dibattito, a fronte dell'emergenza smog verificatasi nei mesi scorsi in tanta parte d'Italia, che pone serissimi problemi alla mobilità, ma soprattutto alla salute dei cittadini e all'ambiente, il Governo risponde con l'immobilismo, con le compatibilità finanziarie, rimanendo nel ristretto ambito dei provvedimenti emergenziali, quando le questioni poste sono tutt'altro che di tipo emergenziale. Nell'ambito del collegato ambientale il problema dello smog non è stato assolutamente affrontato, rimandandolo, chissà come e chissà quando, ad altra occasione. Questo, invece, era il provvedimento adatto; ora i cittadini attendono risposte concrete dal Parlamento e dal Governo e non possono più essere, signor Presidente, risposte prodotte con gli effetti annunci a mezzo stampa.
Il provvedimento al nostro esame è qualcosa di molto complesso, all'interno del quale si è intervenuti con svariate modifiche, a nostro modo di vedere, ulteriormente peggiorative, come, ad esempio, le modifiche apportate dal Senato. In particolare poniamo la nostra attenzione su alcuni articoli del provvedimento in esame.
L'articolo 3, lungi dall'affrontare la questione del controllo delle emissioni inquinanti, anche attraverso l'aumento di stanziamenti e di misure a favore del trasporto su rotaia delle merci, per il potenziamento del trasporto pubblico e delle metropolitane, si limita a stanziare poco più di un milione di euro per la promozione e valutazione di misure e programmi relativi ai settori della mobilità delle fonti rinnovabili e così via. In tale contesto, un nostro emendamento, firmato anche dall'onorevole Realacci, ha apportato una lieve modifica nel corso della precedente lettura alla Camera, prevedendo che venga data priorità alla promozione ed alla valutazione delle misure dei programmi che incentivino il trasporto su rotaia delle merci, il trasporto pubblico e le metropolitane. Ma ben altro andava fatto, come abbiamo provato a ripetere in tutte le sedi competenti.
L'articolo 5 prevede l'istituzione di un osservatorio nazionale, di osservatori periferici e, di fatto, propone che tali osservatori svolgano le attività di monitoraggio dei cantieri affinché questi rispettino le prescrizioni VIA su opere già sottoposte ad impatto ambientale, come ad esempio per l'alta velocità. Tale monitoraggio, ora esercitato dal servizio valutazione di impatto ambientale, con il supporto della commissione valutazione impatto ambientale, passerà a questi osservatori che si dovranno avvalere del supporto dell'APAT (agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici). Giova ricordare che, recentemente, con l'articolo 6 della legge n. 93 del 2001, il personale della Commissione è stato raddoppiato e che questo atto è in netta controtendenza rispetto alla proposta del Governo di far diventare gli osservatori una surroga della commissione. Del resto, tutta la legislazione vigente prevede che sia la commissione VIA a fare i controlli ed è per questi motivi che riteniamo non accettabile la proposta del ministro Matteoli.
L'articolo 15, introdotto dal Senato, è in aperto contrasto con gli impegni e gli intenti di sostanza, seppur modestissimi, del tanto citato quanto inapplicato protocollo di Kyoto, relativamente alla questione della riduzione delle emissioni di


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idrofluorocarburi e di perfluorocarburi. È molto probabile che con questo articolo l'Italia rischi un procedimento di infrazione da parte dell'Unione europea.
Poi c'è l'articolo 18, un articolo tra i più odiosi di tutto il provvedimento. In particolare, più che all'accelerazione degli interventi di bonifica dei siti di interesse nazionale sembra, anzi, direi è, affatto opposta, per facilitare operazioni di cambio di destinazione d'uso sulle aree soggette a bonifica da soggetti individuati dal Ministero dell'ambiente sulla base di un progetto di massima. A tali soggetti, attraverso uno più accordi di programma, vengono garantiti, tra l'altro, il piano di caratterizzazione dell'area e, soprattutto, l'approvazione del progetto di valorizzazione dell'area bonificata che comprende il piano di sviluppo urbanistico. Tutto ciò per fare cosa? Lo dice il comma 3: per garantire al soggetto il recupero dei costi della bonifica e di riqualificazione delle aree e il congruo utile di impresa, così questi potrà disporre delle aree beneficiate, per quanto tempo non è dato sapere, utilizzandole direttamente o, addirittura, cedendole a terzi e, in questo caso, dunque, si capisce che il soggetto attuatore del piano di bonifica, in realtà, ne diventi proprietario. Ciò potrà avvenire, cari colleghi, attraverso l'acquisizione di dette aree al patrimonio disponibile dello Stato o degli enti di territoriali ed ecco come sta per essere cucinata una bella operazione speculativa, magari di tipo turistico-alberghiero o di altro tipo, sulle aree soggette a bonifica e riqualificazione sulle quali dovrebbe essere vietato qualunque intervento se non a carattere pubblico e sotto il controllo pubblico.
Quanto detto solo per citare alcuni aspetti questo provvedimento.
Il provvedimento al nostro esame non solo rappresenta il tentativo, neppure tanto mascherato, di una vera e propria involuzione e smantellamento della legislazione a carattere ambientale che pone quesiti di costituzionalità e, talvolta, è in aperto conflitto con la normativa europea, ma è un provvedimento che disattende persino il fine proclamato.
Infatti, pur essendo un collegato alla legge finanziaria, avrebbe dovuto affrontare in maniera strutturale importanti aspetti della questione ambientale e di effettiva attuazione degli impegni e dei trattati internazionali ai quali d'Italia ha aderito, soprattutto rendendo disponibili risorse economiche congrue. Al contrario, questo disegno di legge, che, devo dire, davvero pomposamente viene denominato collegato verde alla finanziaria (signor sottosegretario, non è verde come una foresta, ma è verde come una foglia di fico), non ha le risorse economiche che possano renderlo tale, né contiene alcuna qualificazione della politica ambientale del nostro paese. Anzi, direi piuttosto il contrario. Questo disegno di legge, abbiamo pensato noi deputati di Rifondazione comunista, non è emendabile; è un testo che è peggiorato ad ogni passaggio parlamentare e che rende visibile come non ci sia alcuna volontà, da parte delle forze del centrodestra, di affrontare un dibattito vero che porti ad iniziative autenticamente riformatrici, che abbandoni la logica dell'emergenza e che, soprattutto, cambi rotta rispetto all'imperativo, ossessivamente perseguito anche da chi presiede la Commissione ambiente della Camera, della deregolamentazione selvaggia di tutto ciò che normativamente è stato costruito, con lotte appassionate, a difesa, a tutela e per la valorizzazione del nostro ambiente.
Per tutte queste ragioni, ovviamente, il gruppo di Rifondazione comunista voterà contro il vostro provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lion. Ne ha facoltà.

MARCO LION. Signor Presidente, onorevoli colleghi, riteniamo che il provvedimento che ci apprestiamo a votare si rilevi per il suo articolato, nonostante l'aumento considerevole delle norme in esso previste (ricordo che fu presentato dal Governo composto da 12 articoli mentre oggi, dopo le ultime modifiche apportate dal Senato, ne abbiamo esaminati ben 32), né corretto né coerente. Al solito, non vengono infatti


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affrontate dal Governo le problematiche ambientali e per rendersene conto è sufficiente considerare la dotazione finanziaria di questo provvedimento, assolutamente irrisoria per l'ambizioso ventaglio di norme che pure sono state in esso inserite. Il presente collegato ha una dotazione finanziaria di circa 20 milioni di euro che possiamo benissimo definire un'inezia rispetto alle problematiche ambientali che attanagliano il nostro paese ed alle scelte che in altri settori, in particolare quello dei lavori pubblici e delle infrastrutture, il Governo si appresta ad adottare.
Pensiamo pertanto che questo provvedimento sia un'arma spuntata dal punto di vista di una seria politica ambientale, una scatola essenzialmente vuota e, in molti casi, un semplice e mero esercizio di stile.
Ciò che però maggiormente ci preoccupa è che con questo provvedimento il Governo «vari» in materia ambientale, all'inizio della legislatura, un metodo che, nei fatti, non affronta i nodi cruciali della politica del Ministero dell'ambiente e del territorio. Mi riferisco in particolare agli interventi necessari per la messa in sicurezza del nostro territorio dai pericoli derivanti da eventi atmosferici o da altre calamità naturali. Sappiamo tutti che il nostro paese ha una struttura fragile e che molte sono le zone a rischio, zone che hanno bisogno di essere messe in sicurezza attraverso la prevenzione e la realizzazione di interventi adeguati, rispettosi degli equilibri naturali. La legge finanziaria per l'anno 2002 già non ha fatto nulla per portare le risorse della legge n. 183 del 1989 (sulla difesa del suolo) e del decreto Sarno ai livelli purtroppo necessari per garantire un minimo di sicurezza e di futuro al nostro paese.
Inoltre, la vera tragedia, purtroppo, la stiamo vivendo a causa dell'aria pestilenziale che avvolge oramai tutte le nostre città. Sappiamo tutti che la situazione è gravissima, che le condizioni meteorologiche non fanno altro che accentuare una realtà drammatica, che la salute di milioni di cittadini ormai dipende da provvedimenti che dovrebbero essere adottati dal Governo e approvati dal Parlamento per affrontare questa vera e propria emergenza sanitaria ed ambientale.
Vi è, infatti, bisogno di interventi strutturali, che restituiscano alle città medie e grandi di questa nazione quella qualità della vita ormai dimenticata. Purtroppo, in questi anni si è seguito il mito della motorizzazione di massa, senza capire che gli effetti collaterali avrebbero, prima o poi, superato i vantaggi che la stessa comportava. Non a caso, i tempi di spostamento nelle nostre città sono ormai gli stessi di trent'anni fa, con la differenza, però, che l'aria è irrespirabile, il rumore insopportabile e la qualità della vita inaccettabile.
È necessario, quindi, ripensare la mobilità all'interno delle aree urbane, riducendo, in primo luogo, l'uso del mezzo privato e, comunque, attraverso provvedimenti coraggiosi che mettano al bando i mezzi maggiormente inquinanti.
Vogliamo, poi, denunciare la miopia dell'esecutivo, che porta avanti con ostinazione quel faraonico progetto sulle grandi opere infrastrutturali il cui elenco è stato predisposto senza alcun criterio programmatico e pianificatorio e, soprattutto, destinando alla realizzazione di queste opere un'ingente quantità di risorse che, tra l'altro, devono essere ancora reperite o che si pensa di reperire attraverso accorgimenti e scorciatoie, come quella rappresentata dalla società Patrimonio Spa. Queste risorse saranno, inevitabilmente, sottratte alle vere grandi opere che servono alla nostra nazione.
Tra le opere strategiche non si prevede, quindi - lo ripeto - la messa in sicurezza del territorio e, tanto meno, non si prevedono interventi strutturali per restituire vivibilità alle nostre aree urbane. Questo provvedimento destina quest'anno complessivamente 2 miliardi di vecchie lire ad interventi per la riduzione delle emissioni inquinanti ed essi dovranno essere destinati prioritariamente ad interventi nelle aree urbane. Cerchiamo, però, di fare due conti: da una parte, vi è un sontuoso programma di interventi che costa al contribuente 180 mila miliardi di vecchi lire;


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dall'altra, si pensa di risolvere il problema dell'inquinamento nelle aree urbane stanziando lo 0,001 per cento di quanto assegnato alle opere strategiche.
Tuttavia, tra le priorità di questo Governo, nella strategia di questo Governo, nell'azione politica di questo Governo, c'è o non c'è la salute dei cittadini? Il Governo è consapevole che in Italia, solo per l'esposizione alle micidiali micropolveri, le cosiddette PM 10, muoiono ogni anno 3.500 persone? Il Governo è a conoscenza delle drammatiche statistiche sull'aumento dell'incidenza dei tumori, delle leucemie, delle malattie cardiovascolari e respiratorie causate dalla dissennata politica della mobilità nelle aree urbane? Ogni giorno che passa decine di persone sono destinate a morire o ad ammalarsi di traffico. Ogni giorno che passa questo Governo dovrà sentire la responsabilità di questi morti e di queste malattie. Non sarebbe serio continuare ad attribuire ad altri responsabilità che, in questo momento, sono indubbiamente nelle vostre mani: avete i numeri, gli strumenti e le risorse per amministrare il paese come ritenete opportuno. Se, a vostro avviso, la salute dei cittadini va messa in secondo piano rispetto a un malinteso senso di libertà, adottate pure soluzioni approssimative e pasticciate, ma fatelo con piena e cosciente assunzione di responsabilità.
Come gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo siamo sempre stati disponibili a ragionare sulle proposte e sugli interventi da adottare. I nostri emendamenti sia alla Camera sia al Senato sono stati testimonianza di un nostro atteggiamento positivo, seppure fortemente critico rispetto a quanto visto fino ad ora.
Ciò che chiediamo e su cui saremo intransigenti è, però, un radicale mutamento della politica ambientale che deve essere, in primo luogo, tutela della salute e della qualità della vita delle persone.
Veniamo, ora, ad un esame un po' più puntuale degli articoli di questo provvedimento, analizzando quelli più essenziali ed importanti secondo il nostro punto di vista. In particolare, partiamo dall'articolo 14, recante disposizioni in materia di siti inquinati. Crediamo che l'aumento dei siti che vengono individuati con questo provvedimento sia un fatto importante, significativo, purtroppo, di una realtà che in Italia va espandendosi; mi riferisco ad una realtà ad alta crisi ambientale su cui è necessario intervenire. Non ci scandalizziamo per l'aumento delle aree che oggi sono segnalate all'interno della legge n. 426 del 1998.
Chiediamo, però, uno sforzo a questo Governo, e ci dichiariamo concordi con quanti nel Governo decideranno di rifinanziare la legge n. 426 del 1998. È importante agire in questo settore: i disastri ambientali compiuti in questi anni, specialmente nelle aree industriali, sono sotto gli occhi di tutti. È, quindi, necessario uno sforzo comune affinché siano reperite le risorse oltre ad individuare altre aree nel nostro paese che vivono queste drammatiche situazioni.
Per quanto riguarda l'articolo 18, l'attuazione degli interventi nelle aree da bonificare, si tratta di un altro articolo importante su cui abbiamo lavorato e che, per certe parti, non ci soddisfa. È importante evitare la deresponsabilizzazione di chi ha provocato un pericolo per l'ambiente e per la salute eludendo quel principio, per noi importante, che dice «chi inquina paga». Su questo dobbiamo assolutamente ritornare a lavorare affinché anche questo mezzo, individuato all'interno dell'articolo 18 sull'attuazione degli interventi delle aree bonificate, vada studiato e tarato sulle necessità.
Concludo citando l'articolo 23 riguardante le modificazioni al decreto legislativo n. 22 del 1997, cosiddetto Ronchi, sui rifiuti. Al solito, con le proposte presenti in questo provvedimento ed introdotte anche al Senato si inserisce uno stillicidio incoerente di norme di modifica e depotenziamento della recente normativa quadro sui rifiuti che ha visto in tempi recenti derubricare dalla normativa sui rifiuti le terre, le rocce da scavo (mi riferisco alla legge n. 443 del 2001) ed il pet-coke (il recente decreto-legge n. 22 del 2002), inserire tra i rifiuti speciali, per sottrarlo al controllo pubblico, il combustibile da rifiuti


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(legge n. 452 del 2001), ed equiparare i rifiuti sanitari a quelli urbani dopo un semplice processo di disinfestazione. Si continua con questa logica. Questo articolo, nella sostanza, porta fuori dal controllo pubblico una parte assai rilevante dell'attività di recupero dei materiali, esonera dall'obbligo di tenere registri di carico e scarico i consorzi che recuperano gli imballaggi, gli oli usati e il polietilene, cancella l'obbligo di iscrizione negli appositi albi per i consorzi che recuperano gli oli usati, il polietilene e le batterie usate.
Questa impostazione ha numerose e pericolose conseguenze. Innanzitutto, il rischio che venga inficiata l'efficacia della gestione integrata del ciclo dei rifiuti, la diminuzione dei controlli relativi al flusso all'origine della destinazione dei rifiuti e dei materiali recuperati, l'impossibilità di rilevare violazioni amministrative e molte altre questioni.
Per questo noi Verdi voteremo contro il provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pappaterra. Ne ha facoltà.

DOMENICO PAPPATERRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei esprimere brevemente le motivazioni che inducono il gruppo Misto-Socialisti democratici italiani a votare contro questo collegato ambientale. Le ragioni sono assolutamente molteplici, ma vorrei riassumerne almeno quattro che ci sembrano le più stridenti all'interno di questo collegato.
In primo luogo - e lo dico anche ai rappresentanti del Governo - siamo profondamente lontani dai buoni propositi del ministro dell'ambiente. Un anno fa, sei mesi fa, nella Commissione ci aveva dato indirizzi in questo settore che sembravano buone opportunità per il rilancio di uno sviluppo sostenibile di questo paese. Nella sostanza, però, abbiamo atteso ed aspettato tali scelte e pensavamo che nel collegato ambientale potesse esservi traccia di quelle indicazioni e, invece, non abbiamo trovato nulla a cominciare persino dallo stanziamento delle risorse. Il sottosegretario Tortoli evidenziava, in sede di dibattito in Commissione, che a questo collegato si accompagnano circa 40 miliardi: credo che siamo veramente lontani da una politica di attenzione verso il settore ambientale di questo paese.
Peraltro, le scelte che vengono avanti si evidenziano in maniera molto chiara. Basta pensare, in questi giorni, al taglio che vi è stato sulle politiche che riguardano i parchi e le aree protette o la scarsa attenzione ai temi della difesa del suolo ed oggi molti colleghi, sotto questo profilo, hanno segnalato alcuni punti negativi. Quindi, al ministro Matteoli, diciamo che molto probabilmente egli è atteso, da parte del centrosinistra, ad un prova supplementare, per capire se nel prosieguo dell'attività del Governo quei buoni propositi possano trovare davvero centralità nelle politiche di questo Governo; ad oggi, infatti, ciò ci appare molto lontano.
Riguardo alla seconda motivazione, come è stato già evidenziato ci sembra che i grandi problemi che vive questo settore, a cominciare dalla difesa del territorio e dal rischio idrogeologico, siano assolutamente sottovalutati. Anche qui ci troviamo paradossalmente di fronte al taglio di risorse in questo settore, salvo poi - come spesso accade in questo nostro paese quando si verificano delle brutte tragedie, delle alluvioni o delle frane - essere tutti pronti a stanziare fondi per affrontare, però, i problemi in termini di emergenza. Anche sotto questo profilo pensiamo che sarebbe stato giusto che il Governo e il Ministero dell'ambiente assecondassero i piani di riassetto idrogeologico, di cui le regioni ormai si sono dotate, in base al cosiddetto decreto Sarno; pertanto, le risorse potevano essere utilizzate in questa direzione; mi sembra invece che ancora si proceda ad una sorta di intromissione anche all'interno di politiche che dovrebbero appartenere ad una competenza non più statuale.
La terza questione - che prima citava anche il collega Lion - riguarda il problema della bonifica dei siti inquinati. Al riguardo, il punto non è che siamo contrari


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ai siti individuati nel collegato - ci mancherebbe altro - perché si tratta di aree che meritano certamente attenzione. Tuttavia, anche in questo caso siamo in presenza di scelte assolutamente particolari, scollegate da politiche di razionalizzazione del settore, ma soprattutto non si tiene conto di alcune aree - venivano citate questa mattina da alcuni colleghi - che rappresentano delle vere e proprie emergenze ambientali, delle vere e proprie bombe ecologiche disseminate sul territorio. Pertanto, anche in questo caso, con tutto il rispetto per le scelte fatte, siamo però lontani da una politica di pianificazione del settore.
L'altra ragione per la quale siamo contrari a questo provvedimento riguarda ormai il chiaro tentativo di depotenziare il cosiddetto decreto Ronchi. Anche noi siamo convinti che tale decreto sia stata una normativa fortemente rigorosa, complessa, persino difficile da attuare nel territorio del nostro paese. Però diciamoci la verità: gli amministratori locali e tutti i soggetti che interloquivano con queste nuove norme cominciavano ad abituarsi, anche dal punto di vista culturale, ad un approccio diverso in questo settore. Prima con la legge obiettivo, oggi con il collegato ambientale, noi registriamo invece un depotenziamento delle norme che miravano finalmente ad evitare che in Italia si ponesse mano a continue sanatorie in materia ambientale e soprattutto ad evitare che nel settore dei rifiuti potessero continuare a verificarsi infiltrazioni di tipo malavitoso. Proprio in questi giorni la Commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha visitato le regioni commissariate in questo settore (compresa la mia regione, la Calabria); ebbene, si è registrato che le attività di commissariamento sono molto lontane dall'aver risolto i problemi in questo settore, ma soprattutto si è dovuto prendere atto che ancora si assiste a forme di smaltimento illegale di rifiuti solidi urbani, scaricati in mare aperto senza nessuna forma di controllo. Al riguardo, pensiamo che alcune norme contribuiscano a liberalizzare ulteriormente certe forme di intervento sul territorio.
L'ultima questione su cui vorrei soffermarmi, riallacciandomi all'intervento da me svolto questa mattina con riferimento all'articolo 13 sul sistema idraulico e forestale della regione Calabria, riguarda il fatto che ancora una volta in questo decreto il Governo continua a mantenere competenze su materie che non gli appartengono più. Allora, l'interrogativo che poniamo al Parlamento è sapere se il titolo V della Costituzione è stato modificato oppure se non lo è stato. Perché se esso è stato modificato, vorremmo allora capire perché permane all'interno di questo disegno di legge una normativa, la legge n. 442 del 1984, che detta alcune norme (in questo settore) che oggi, per le materie che affronta, sono di esclusiva competenza delle regioni.
Riteniamo che le regioni, insieme agli enti locali, abbiano il diritto-dovere di governare questo settore, di stabilire come riequilibrare il territorio dal punto di vista idrogeologico, dove intervenire, come utilizzare la forza lavoro nella quantità che le stesse ritengono necessaria e non attraverso questa norma approvata dal Senato, che mira a stabilire una sorta di moratoria per questi tre anni e a rimettere allo Stato decisioni che non gli appartengono più.
Anche in questo caso sappiamo che il Governo, attraverso il ministro La Loggia, ha presentato o sta presentando un disegno di legge, che dovrebbe disciplinare questi nuovi rapporti, soprattutto alla luce della modifica del titolo V della Costituzione. Tuttavia, signor Presidente, vorremmo che le nuove leggi che il Parlamento approverà tenessero conto veramente del fatto che lo Stato si è, finalmente, spogliato di alcune competenze.
Presidente, colleghi, in sintesi, sono queste le ragioni che ci inducono ad esprimere un voto contrario su questo collegato ambientale.
Devo riconoscere che il relatore di questo provvedimento, l'amico e collega Foti, è stato molto realista quando ne ha illustrato i contenuti, affermando che questo


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è il primo collegato ambientale che presenta questo Governo quindi, probabilmente, non c'era da aspettarsi molto.
Dunque, diamo appuntamento al Governo al prossimo collegato che seguirà la finanziaria per il 2003, sapendo sin d'ora che non solo continueremo a dichiararci insoddisfatti, ma esprimeremo tutto il nostro dissenso e la nostra protesta se l'ambiente, lo sviluppo sostenibile, le drammatiche vicende ambientali di questo paese dovessero essere ancora considerate sotto tono, come sta avvenendo da parte di questo Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.

MICHELE VIANELLO. L'assenza del sottosegretario all'ambiente, che ha seguito interamente questo provvedimento, dimostra l'interesse che il Governo, in un momento estremamente delicato, ha nei confronti di un provvedimento di tale importanza (Commenti del deputato Armani).
In realtà, il collegato ambientale alla legge finanziaria doveva costituire il primo test per dimostrare...

TOMMASO FOTI. Neanche tu c'eri ieri!

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di non continuare in questo dibattito, in quanto dal punto di vista regolamentare il Governo è presente.

FRANCESCO NUCARA, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio. Presidente, è presente un rappresentante del Ministero dell'ambiente!

MICHELE VIANELLO. Dunque, questo provvedimento doveva costituire il primo test sul quale misurare l'efficacia e la volontà del Governo di centrodestra di affrontare le politiche ambientali e ciò doveva avvenire in un anno in cui una serie di avvenimenti hanno dimostrato la fragilità del nostro paese rispetto ai temi dell'ambiente e la necessità di una forte e seria politica ambientale. Occorre non una delle tante politiche, ma la politica, che deve guidare scelte di diversa natura: di tipo fiscale, legate alle infrastrutture, di tipo industriale e così via.
Questo è stato l'anno nel quale ci siamo trovati di fronte ad una fortissima emergenza legata ad un intensificarsi dei fenomeni conseguenti all'effetto serra ed è stata posta sotto accusa una politica legata al traffico e allo sviluppo sostenibile. È stato un anno in cui, ancora una volta, il dissesto idrogeologico del nostro paese si è manifestato in tutta evidenza; è stato un anno in cui, ancor di più, si rendevano necessarie politiche verso il mare e verso l'aria; è stato l'anno in cui, formalmente, questo Parlamento ha approvato il protocollo di Kyoto e, quindi, ci saremmo aspettati le relative politiche di applicazione. Mi riferisco, in particolare, a politiche energetiche che vadano in questa direzione e che pongano il nostro paese in condizione di poter rispettare i parametri che la comunità internazionale gli ha posto.
Invece, ci troviamo di fronte ad un provvedimento che non soltanto non affronta questi temi e questi nodi importanti ma, laddove interviene, peggiora, in qualche maniera, una serie di misure.
Questa mattina sono intervenuto a lungo sulle disposizioni in materia di bonifiche. Insisto nel confermare il nostro giudizio estremamente rigoroso e preoccupato: proprio nel momento in cui l'ENI sta abbandonando la chimica in Italia, gli si dà modo, attraverso questo provvedimento - almeno nella versione che ci è arrivata dal Senato -, non soltanto di non rispettare il principio comunitario, secondo il quale chi inquina paga, ma, addirittura, di ricavarne un guadagno, poiché l'ENI potrà gestire tranquillamente il processo di bonifica.
Anche questa mattina abbiamo sottolineato come le disposizioni in materia di rifiuti peggiorino decisamente la situazione,


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non soltanto per quanto riguarda i rifiuti sanitari; devo dire che si è lavorato anche con i colleghi del centrodestra perché, ad esempio, le norme in materia di CDR avessero una coerenza. Invece, ci troviamo, ancora una volta, di fronte ad un provvedimento estremamente pasticciato. Ci troviamo di fronte a misure schizofreniche: da un lato, il Parlamento approva le misure relative al protocollo di Kyoto, dall'altro, l'uso di uno dei gas serra - mi riferisco agli idrofluorocarburi - viene prorogato, facendo un gentile regalo ai produttori di alcune materie.
Questo è il primo provvedimento organico in materia ambientale predisposto dal Governo di centrodestra: noi ci troviamo di fronte ad un provvedimento contraddittorio, sbagliato in alcune parti e che - signori miei - dimostra come il Governo di centrodestra non stanzi una lira per le politiche in materia ambientale. C'è un ulteriore peggioramento rispetto alla prima lettura: vorrei ricordare che nel testo licenziato dal Senato, rispetto ai limiti di spesa, è stato inserita l'espressione «fino ad un massimo di». Pertanto, come ha ricordato bene l'onorevole Pappaterra, questo è il primo provvedimento in materia ambientale che stanzia la bella cifra di 40 miliardi per sostenere le politiche ambientali.
Diciamolo con molta franchezza: o il ministro dell'ambiente non conta niente nel determinare la politica di questo Governo, come in qualche maniera sospettiamo sempre di più, o, in realtà, i due veri ministri dell'ambiente del Governo Berlusconi sono Tremonti, da un lato, e Lunardi, dall'altro. Bisogna dirlo con estrema franchezza: le vere politiche, non ambientali, ma contro l'ambiente, nel corso di quest'anno, le hanno fatte Tremonti - quando, tra le sue misure per la riemersione ha inserito anche l'emersione e la sanatoria dei reati commessi in materia ambientale, permettendo non la regolarizzazione di piccole imprese ma l'impunità in materia di reati ambientali - e il nostro beneamato ministro dei lavori pubblici, ingegner Lunardi. Penso alle sue politiche di controriforma in materia di valutazione d'impatto ambientale o alle scelte discutibili di accentramento in capo al ministero della materia dei lavori pubblici, in contro-tendenza rispetto al federalismo.
Vogliamo dire che, in realtà, queste sono state le vere politiche intraprese, nel corso di quest'anno, dal Governo di centrodestra in materia ambientale. È stato argomentato che la pochezza di questo collegato alla legge finanziaria è determinata dal fatto che è pronta la famosa legge delega. È un anno che sentiamo parlare di questa famosa legge delega che si trascina mese dopo mese, aumentando o diminuendo gli ambiti della delega. Se ci fosse il ministro dell'ambiente, vorrei dire a lui e ai colleghi del centrodestra che, più passa il tempo, più una delega diventa difficilmente esercitabile.
Nel momento in cui ci avete spiegato che va interamente riformata la legislazione in materia di rifiuti, la legge Galli e la legge in materia di valutazione di impatto ambientale, orbene, mentre il ministro Matteoli ci spiega che tutta questa legislazione va interamente riformata, gli altri ministri, di volta, in volta, modificano il corpus di una legislazione che, in realtà, dovrebbe essere di sua competenza. Infatti, la vera riforma della legge in materia di valutazione di impatto ambientale l'ha fatta il ministro Lunardi, perché se si applica interamente quel procedimento di valutazione di impatto ambientale alle grandi opere, orbene, cos'altro si vuol poter riformare? In questo senso, potrei continuare ancora a lungo per quanto attiene ai rifiuti, all'assetto idrogeologico del suolo e così via.
Con questo provvedimento - sul quale naturalmente preannuncio il nostro voto contrario -, ci siamo trovati, in realtà, di fronte all'assenza di una seria politica ambientale. Quindi, cari amici e colleghi del centrodestra, noi siamo in presenza del vostro primo fallimento, solo che tutto questo avviene attorno a uno dei temi più delicati, il tema dell'ambiente. Vedete, il nostro paese sarà chiamato nel corso dei prossimi anni ad affrontare questioni assolutamente delicate che attengono alla riconversione dell'apparato produttivo e a


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una revisione delle politiche energetiche. Nel vostro caso, l'atteggiamento rispetto al protocollo di Kyoto e alle politiche ambientali è sempre stato di estremo fastidio. Discuteremo in Commissione, al più presto, le prime normative che recepiscono le direttive comunitarie in materia di emissioni nell'ambiente. Orbene, in quelle direttive non c'è il punto di vista dell'ambiente, ma vi è il punto di vista della salvaguardia dell'apparato produttivo così com'è stato, così come ha inquinato il nostro paese, così come ci ha restituito un territorio più povero e più difficile sul quale dover intervenire.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facoltà.

TINO IANNUZZI. Signor Presidente, ritorna in quest'aula in terza lettura il disegno di legge collegato alla legge finanziaria per il 2002 in materia ambientale. Si tratta di un provvedimento del quale abbiamo già sottolineato le sue caratteristiche durante il precedente percorso legislativo, con tutta una serie di limiti forti, di lacune pesanti e la cui impostazione complessiva ci ha portato in prima lettura alla posizione politica di un motivato voto contrario, che oggi riconfermiamo e ribadiamo.
Siamo di fronte ad un provvedimento la cui impostazione generale è estremamente timida, poco ambiziosa, di basso profilo, dai risvolti finanziari modesti, ispirato da un minimalismo che confligge con la centralità che il tema ambientale dovrebbe avere della politica generale del paese e che, soprattutto, non dà alcuna risposta nella direzione di creare un complesso di misure normative, di agevolazioni economiche, di provvedimenti fiscali, di scelte politiche tali da condurre il nostro paese lungo i binari della crescita di uno sviluppo economico e produttivo complessivo compatibile con il rispetto dell'ambiente, con la tutela del territorio e che, quindi, sappia anche accrescere le condizioni di vita, gli standard di qualità della vita delle nostre comunità, a garanzia e a presidio della salute dei cittadini. Invece, abbiamo un provvedimento che, innanzitutto, si contrassegna per un'assoluta esiguità delle risorse finanziarie destinate a sorreggere e a consentire i diversi interventi che sono previsti nel disegno di legge collegato in materia ambientale. Ne deriva ineluttabilmente un'incidenza assolutamente scarsa, totalmente inadeguata, sul complesso delle questioni ambientali, che sono sempre più al centro della preoccupazione e delle esigenze della comunità.
Si tratterebbe di disegnare, invece, una traiettoria completamente diversa, destinata ad incentivare settori nevralgici come il trasporto pubblico, il trasporto su ferro delle merci, un sistema adeguato di trasporto metropolitano, soprattutto nei riguardi delle aree urbane, per ridurre le tante pericolose situazione inquinanti che anche negli scorsi mesi e nelle ultime settimane sono venute spesso, con toni estremamente preoccupati, all'attenzione del paese.
Si tratterebbe nella sostanza di sforzarsi di orientare la politica generale dello Stato, con un'adeguata assegnazione di risorse finanziarie, nella direzione di uno sviluppo ecosostenibile, che finalmente sappia anche affrontare, con costanza, con forza e con grande determinazione, quella priorità assoluta - che invece è stata marginalizzata da questo Governo e da questa maggioranza - degli interventi nei confronti del dissesto idrogeologico; ciò per assicurare l'adeguata manutenzione del territorio, la cura del suolo, per evitare e prevenire i tanti fenomeni di dissesto del nostro territorio che, spesso, producono distruzioni, danni e che costringono affannosamente il sistema dei pubblici poteri ad interventi tampone, in situazioni di mera ed assoluta emergenza che finiscono, poi, per determinare anche voragini finanziarie, a fronte di risultati complessivi ridotti. Questa è la conseguenza di non porre i temi del dissesto idrogeologico con serietà e con il necessario riconoscimento della centralità della questione, nel cuore delle politiche dello Stato.
Per quanto riguarda il passaggio che abbiamo avuto in seconda lettura al Senato,


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il provvedimento, per qualche verso, mantenendo questa impostazione complessiva, assolutamente modesta e di basso profilo, ha subito interventi modificativi che ne hanno anche peggiorato i contenuti e i dati di fondo. Due norme, soprattutto, non possono non essere sottolineate nella riscrittura che ne ha dato il Senato: nell'articolo 18, riguardante l'attuazione degli interventi nelle aree da bonificare, si è sostanzialmente vanificato quello sforzo che in prima lettura era stato compiuto congiuntamente da maggioranza ed opposizione per cercare di dettare una disciplina seria, equilibrata, che desse una vera prospettiva agli interventi destinati alla bonifica di una serie di aree. Invece, le modifiche introdotte dal Senato hanno cancellato e sostanzialmente vanificato questo sforzo di una notevole serietà compiuto in prima lettura alla Camera. Come poi non fare riferimento anche all'articolo 24 concernente lo smaltimento dei rifiuti sanitari? In questo senso, realizziamo anche un paradosso legislativo. Vi è stato un primo provvedimento del Governo, il decreto-legge n. 347 del 2001, che all'articolo 2, comma 1-bis ha previsto lo smaltimento previa disinfezione in discariche dei rifiuti sanitari, come se si trattasse di una normale tipologia di rifiuti. Ci si è resi conto del carattere assolutamente negativo ed inaccettabile di questa previsione legislativa e si è ritenuto, con consenso unanime di quest'Assemblea, di intervenire con la formulazione originaria dell'articolo 17 di questo collegato approvato dalla Camera, sancendo l'abrogazione di questa norma, relativa al decreto-legge n. 347 del 2001. Al Senato, invece, si è pensato di riformulare l'articolo 17 - che nel testo attuale è diventato l'articolo 24 - e di eliminare l'abrogazione immediata, con effetto diretto, del precedente comma 1-bis dell'articolo 2 del decreto-legge n. 347 del 2001; ciò per rinviare la cancellazione di questa norma - che tutti giudicano assolutamente pericolosa ed inaccettabile, data la delicatezza e la specialità dei rifiuti sanitari - ad un successivo regolamento di cui, peraltro, in violazione della legge n. 400 del 1988, non sono nemmeno indicati con sufficiente precisione e chiarezza quelli che dovrebbero essere i criteri generali per l'adozione della relativa normativa regolatrice. Ebbene, si è pensato così di aggiungere ad un primo errore compiuto dal Governo e dalla maggioranza un secondo e, per qualche verso, ancor più grave errore. Una prima volta si è approvata una norma sbagliata - tant'è vero che per consenso unanime questa norma è stata cancellata -, oggi, invece, si vuole di nuovo ripristinare l'operatività della norma di questo decreto-legge, rimandando ad un regolamento, che non sapremo se e quando sarà emanato e per il quale, tra le altre cose, il Governo non è nemmeno vincolato dal punto di vista dei criteri che l'articolo 24 dovrebbe porre e non pone, ciò con una latitudine discrezionale che in questa materia non può non suscitare enorme preoccupazione.
È un esempio significativo di cattiva legislazione che indica, in maniera simbolica, come con il collegato ambientale in esame questo Governo e questa maggioranza abbiano perso l'occasione importante di fornire una risposta soddisfacente e vera alle tante emergenze, alle tante vitali questioni che si incrociano nelle politiche ambientali del nostro paese.
Abbiamo sempre affermato che le politiche ambientali, per loro natura, debbono essere trasversali, capaci cioè di attraversare ed impregnare...

PRESIDENTE. Vi prego colleghi, altrimenti non consentiamo agli oratori di parlare.

TINO IANNUZZI. ...di sé le diverse scelte e le diverse decisioni che lo Stato compie. Invece di realizzare questa positiva valutazione di insieme delle politiche ambientali, si è scelto di adottare una via estremamente modesta e riduttiva. Si tratta, in fatti, di un provvedimento di pochi contenuti, di scarse risorse finanziarie che, per tutta una serie di aspetti, riduce pericolosamente il livello della frontiera della tutela dell'ambiente.
Se con questo collegato ambientale si sarebbe dovuto offrire un segnale vero e


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serio al paese nella direzione della centralità delle politiche ambientali, questo Governo e questa maggioranza hanno lanciato un segnale opposto che va verso il sostanziale oblio, una sostanziale politica che trascura completamente le questioni ambientali, le quali, invece di essere al centro della politica dello Stato, rimangono, con questo atto legislativo, marginalizzate e mortificate nelle scelte del Governo e della maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guido Dussin. Ne ha facoltà.

GUIDO DUSSIN. Signor Presidente, a mio avviso, il collegato ambientale in esame, come già affermato, era partito in sordina in sede di prima lettura alla Camera, mentre oggi si afferma, addirittura, che è stato ampliato fin troppo (fino a 32 articoli). Il collegato non fa altro che costituire un volano per la stessa economia; pensiamo all'articolo 18, concernente l'attuazione degli interventi nelle aree da bonificare. L'ultimo comma di tale articolo attribuisce alle regioni la facoltà di intervenire sulle bonifiche di carattere regionale a livello minore. Fino ad oggi nessuno pagava e nessuno bonificava; oggi, invece, secondo le determinazioni di tale articolo, senza pagare, si bonifica. Questo è il motto che è stato impostato!
Con riferimento all'articolo richiamato, il nostro gruppo ha affermato più volte di essere d'accordo sul fatto che le norme di attuazione degli interventi di bonifica delle aree inquinate abbiano suscitato interesse in sede di prima lettura del testo. Il testo è stato corretto in maniera sostanziale dal Governo, anche sulla base di emendamenti presentati dal nostro gruppo e di questioni sollevate in Commissione sempre dal nostro gruppo al Senato ed è stato approvato, in tale sede, con una chiarificazione.
Un altro articolo per il quale siamo soddisfatti, per l'approvazione, anche se parziale, dei nostri emendamenti, è l'articolo 13 (in sede di prima lettura si trattava dell'articolo 9) concernente le tematiche forestale della Calabria. Siamo soddisfatti perché l'ulteriore modifica del testo intervenuta ci ha dato una certa certezza.
Sappiamo che tutti gli enti locali debbono sottostare al patto di stabilità, ad esclusione del settore sanitario (occorre sicuramente procedere verso questa strada); pertanto, è importante eliminare le spese correnti.
In realtà l'effetto del comma 1 nel testo approvato dalla Camera in prima lettura riapriva la possibilità per la regione Calabria di procedere all'assunzione di lavoratori forestali a tempo indeterminato, in virtù di un finanziamento ordinario attraverso la tabella D nella legge finanziaria di ciascun anno, senza una vera e propria copertura finanziaria di natura corrente. Tale carenza di copertura finanziaria, sottolineata dal nostro gruppo al Senato, ha determinato la riscrittura del testo, che ora dispone invece la semplice sospensione per gli anni 2002, 2003 e 2004 e il divieto di assunzione, prevedendo che l'ambito di applicazione della norma sia circoscritto ai contratti a tempo determinato che non abbiano scadenza successiva al 31 dicembre 2004.
Questo ci soddisfa parzialmente e comunque in misura significativa rispetto al testo approvato in prima lettura e per questo esprimeremo ovviamente il voto favorevole sul provvedimento.
Altra disposizione interessante contenuta all'interno di questo disegno di legge collegato, per citarne solo alcune, oltre ai vari controlli, alle diverse tutele ambientali previste, oltre ad un insieme di articoli che danno certezza a questo settore, è l'articolo 26, secondo comma, che ha dato sicurezza alla zona dell'alto Adriatico e alla città di Venezia, che oggi si ritrovano, tramite tale provvedimento, in una situazione di sicurezza, già richiesta e voluta sia dal consiglio regionale sia dalla stessa giunta.
Questo non fa altro che renderci soddisfatti e per questo motivo il gruppo della Lega nord Padania esprimerà voto favorevole su tale provvedimento.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lupi. Ne ha facoltà.

MAURIZIO ENZO LUPI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mia dichiarazione di voto mira ad esprimere il voto favorevole sul provvedimento da parte del gruppo di Forza Italia e al tempo stesso a fornire una motivazione che, seppur sintetica, può essere articolata nei diversi punti che riteniamo fondamentali ed importanti trattati in questo provvedimento.
In primo luogo, vi è una prima considerazione di fondo, magari banale, ma importante riguardante il fatto che ci troviamo ad approvare oggi, in terza lettura, questo disegno di legge, a soltanto sei mesi dall'approvazione della legge finanziaria ed è il primo collegato in materia ambientale che viene approvato. Tra l'altro, ciò è in contrasto con una tradizione dei precedenti governi e delle passate legislature, in cui i disegni di legge collegati alla legge finanziaria venivano approvati dopo dodici-diciotto mesi dall'approvazione della legge finanziaria. Il fatto poi che sia il primo disegno di legge collegato in materia ambientale che viene approvato ribadisce anche la priorità che il Governo intende individuare rispetto a questa materia.
Il testo del provvedimento, così come tra l'altro il relatore ha bene illustrato, viene approvato in terza lettura e la sua struttura di base viene mantenuta inalterata.
Quali sono i punti fondamentali, così come sono stati esposti ed in risposta alle osservazioni formulate dall'opposizione? In primo luogo, questo disegno di legge collegato in materia ambientale è importante perché crea sistema con la complessiva manovra di finanza pubblica avviata dal Governo con la legge finanziaria per il 2002 e, tra l'altro, è sostenuto con vigore da questa maggioranza parlamentare. Esso colloca infatti le tematiche ambientali al centro degli stessi elementi costitutivi della manovra di finanza pubblica; l'ambiente, cioè, non costituisce più un capitolo a sé stante delle politiche pubbliche, ma diviene a pieno titolo una componente permanente che attraversa tutte le politiche, in particolare quella economica.
Il secondo aspetto fondamentale è costituito dal fatto che l'attenzione che deriva dall'attuale maggioranza per le politiche ambientali non è soltanto testimoniata dall'intenso lavoro che è stato svolto in Commissione, in particolare dalla nostra Commissione, ma dagli importanti sforzi che essa sta producendo per il miglioramento dell'intera legislazione in campo ambientale e per una reale saldatura di tale legislazione con le politiche complessive del Governo.
Vi è un elemento fondamentale e sostanziale che viene ribadito e di cui si trovano i tratti sostanziali nella filosofia di questo disegno di legge. Si cerca cioè di avviare un discorso, che sta proseguendo anche in altri provvedimenti all'esame del Parlamento, con cui si intendono risolvere le contraddizioni di una visione rigidamente ambientalista ed antiprogressista che ha prevalso nella scorsa legislatura, dando vita ad un'efficace politica di difesa e tutela dell'ambiente, non in antitesi allo sviluppo, bensì all'interno di una moderna economia di mercato, non più nostalgica di una sorta di ambientalismo statico ed immobilista, ma rivolta alle innovazioni tecnologiche del futuro.
Questo disegno di legge, infatti, esprime il nuovo orientamento di cui ho parlato, soprattutto in due direzioni: da un lato, la semplificazione e il superamento di misure burocratiche e rigidamente vincolanti, dall'altro, il tentativo di coniugare la tutela dell'ambiente e il mondo della produzione e dell'economia. Si tratta, in conclusione, di disposizioni che inquadrano coerentemente questa linea di intervento nel campo della tutela ambientale che, come ribadisco ancora una volta, la maggioranza intende seguire. Non abbiamo voluto affrontare le misure del provvedimento perché sono state già esposte con precisione dal relatore.
Si tratta, infine, di un cambiamento che deve poter consentire al nostro paese un salto di qualità rispetto all'ambientalismo fine a se stesso, che finora ha rappresentato


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in realtà la logica del non fare piuttosto che una logica del come fare e quanto fare in misura ecocompatibile. Per tutti questi motivi, il voto del gruppo di Forza Italia sarà favorevole (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

TOMMASO FOTI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOMMASO FOTI, Relatore. Signor Presidente, vorrei far notare, come richiamava poc'anzi il collega Lupi, che si tratta del primo disegno di legge collegato alla legge finanziaria che diventa legge per l'anno 2002. Tuttavia, avendo recepito alcune critiche da parte dell'opposizione in quest'aula, mi permetto di fare anche un paio di osservazioni.
Innanzitutto, devo dire al collega Vianello - anche per rispetto del sottosegretario Tortoli, che ha sempre seguito i nostri lavori - che la sua uscita, invero, un po' sorprende. Infatti, ieri, durante la discussione sulle linee generali, se dovessimo applicare lo stesso criterio di valutazione, il sottosegretario Tortoli era presente, ma l'onorevole Vianello era assente. Non penso si debba aprire un libro per vedere i presenti e gli assenti. Il Governo è rappresentato ugualmente dal rappresentante del Ministero dell'ambiente e siamo per di più nella fase delle dichiarazioni di voto. Quindi, certi richiami risultano quanto meno inopportuni e ineleganti.
Ma, soprattutto, è la critica politica che assume un rilievo del tutto estraneo, perché non possiamo dimenticare le osservazioni critiche che erano state fatte in prima lettura ad alcuni articoli del disegno di legge collegato in materia ambientale, articoli che sono stati modificati per impulso dell'opposizione.
Voglio ricordare che il mancato trasferimento dell'ICRAM all'Apat era una delle battaglie portate avanti dall'opposizione in prima lettura. Ebbene, il Senato ha soppresso l'articolo 5, recependo in tal modo la richiesta dell'opposizione. L'articolo 7, relativo alle norme in materia di inquinamento acustico, è stato recepito dal Senato su impulso dell'opposizione: tra i primi firmatari dell'emendamento vi erano il senatore Giovannelli ed altri senatori della Margherita, anche se durante la discussione sulle linee generali di ieri abbiamo sentito una collega della Margherita che addossava la responsabilità - non si sa bene di che cosa - al Governo. È per impulso parlamentare e per di più dell'opposizione che l'articolo 7 è stato inserito.
Per quanto riguarda l'articolo 10 (contributo all'ente parco nazionale del Gran Paradiso), il trasferimento di fondi fu oggetto di critiche da parte dell'opposizione durante la prima lettura; in seconda lettura, al Senato, questa parte di finanziamenti venne specificamente riassegnata al parco nazionale del Gran Paradiso. A tacere poi delle provvidenze per le aree a rischio idrogeologico: anche questo tema era stato affrontato in prima lettura e, trovando una risposta oggi, da parte del Senato, diventa oggetto di critica. Allora, francamente, mi pare che siamo di fronte ad una opposizione che, non avendo argomenti, se li deve inventare e li inventa anche malamente, come ho cercato di dimostrare, se non altro perché delle due l'una: o le obiezioni che venivano formulate in prima lettura erano soltanto propagandistiche - ed allora, evidentemente, non ci trovavamo nell'ambito della dialettica parlamentare, ma soltanto dell'interesse a trovare argomentazioni a contrario - o erano fondate e, essendo state recepite, la logica politica vorrebbe che almeno se ne desse atto.
In ragione di tutte queste osservazioni, mi pare di poter affermare che il ministro dell'ambiente è presente, eccome, e che il provvedimento al nostro esame è un collegato ambientale non di poco peso. Tale provvedimento introduce, all'articolo 18,


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in modo significativo, la possibilità concreta di procedere verso l'attuazione delle bonifiche dei siti inquinati.
Se devo - questo sì - fare una raccomandazione al Governo, è che, anche in relazione all'elevato numero di siti che si vanno a individuare per legge, si trovino, nel disegno di legge finanziaria di quest'anno, idonee provvidenze per poter far partire effettivamente le opere di bonifica ritenute indispensabili.
Per il resto, mi pare di essere passati dall'aria fritta delle critiche in prima lettura all'aria impanata delle critiche in seconda lettura (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

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