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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 26 (vedi l'allegato A - A.C. 2033-B sezione 22).
Nessuno chiedendo di parlare e non essendo state presentate proposte emendative, passiamo alla votazione dell'articolo 26.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole all'articolo 26 da parte del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo con particolare riferimento al comma 2, che il Senato ha aggiunto al testo precedente. Salutiamo con particolare favore il divieto alla coltivazione dei giacimenti e all'estrazione del gas metano al largo delle coste dell'alto
Adriatico, nel tratto di mare che va dalla foce del fiume Tagliamento fino al parallelo passante per la foce del ramo di Goro del fiume Po.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'equilibrio idrogeologico nell'area costiera che va da Venezia, passando per Chioggia, fino a tutte le aree del delta del Po, è particolarmente delicato e fragile. D'altronde, basti pensare all'acqua alta che periodicamente si registra a Venezia, all'erosione delle spiagge nel litorale dell'alto Adriatico, al bradisismo che abbiamo registrato non tantissimi anni fa in Polesine. Questi sono soltanto alcuni esempi e alcuni elementi che testimoniano la delicatezza e anche la drammaticità del problema. D'altro canto, a questi problemi abbiamo anche cercato di dare soluzione: basti pensare al grande progetto Mose per Venezia e all'attività dei consorzi di bonifica che nell'area del delta del Po lavorano non tanto per portare l'acqua nei territori, ma per tirare via l'acqua dai territori che spesso si trovano sotto il livello del mare. Oggi, nessuno studio scientifico è in grado di escludere qualsiasi relazione tra estrazione di gas dal sottosuolo (in questo caso dal mare) e possibili fenomeni di subsidenza del territorio, anche a distanza di molti chilometri.
Signor Presidente, pensando al tesoro artistico e culturale che rappresenta Venezia, alla bellezza delle spiagge venete ed alla unicità ambientale del delta del Po, il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo voterà convintamente a favore dell'articolo 26 (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.
MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, l'articolo 26 aggiunge un procedimento e un provvedimento, che non solo la mia città, Venezia, ma gran parte...
GUIDO DUSSIN. È tua? È di tutti!
MICHELE VIANELLO. Io ci abito, tu no.
PRESIDENTE. Si è aperto un dibattito, ma su che cosa?
MICHELE VIANELLO. Sì, signor Presidente, sull'appartenenza, su uno storico rapporto fra Venezia e il resto del Veneto.
Questo provvedimento cerca di risolvere un problema posto da molto tempo dall'opinione pubblica internazionale e, in generale, da tutti gli schieramenti politici. Voglio dire che l'emendamento approvato al Senato non appartiene solo allo schieramento del centrosinistra, ma è stato proposto da parlamentari appartenenti a diversi schieramenti politici. In questo si spiega che, per la prima volta, anche il golfo di Venezia è assimilato al golfo di Napoli: in quel golfo non si possono fare prospezioni e non si possono fare estrazioni di gas metano.
Questa misura non è stata adottata come scelta persecutoria nei confronti dell'ENI e di chi fa le estrazioni di metano o ricerca di fonti energetiche in quella zona di mare, ma è stata adottata perché, se ciò non avvenisse, vi sarebbero seri rischi di sprofondamento del delta del Po, delle spiagge, della città di Venezia, quando lo Stato italiano stanzia, ogni anno, centinaia di miliardi di lire per salvaguardare Venezia, il delta del Po, le nostre spiagge e per evitare i processi erosivi.
Potremmo dire - era questo il senso del mio intervento - che finalmente questo obiettivo, individuato fin dalla precedente legislatura, è stato raggiunto.
Non voglio essere polemico ma ricordare che vi è un ordine del giorno sottoscritto dal presidente dell'VIII Commissione, onorevole Armani e dall'onorevole Tabacci. Essi sostengono che questa norma va bene (ma vale per un certo periodo di tempo) e chiedono al Governo di costituire una Commissione che dovrà verificare se quei processi di erosione e di sprofondamento sono veri. Ebbene, cari colleghi, quei processi sono veri: si tratta di un fenomeno che ha avuto inizio sin dagli anni cinquanta e noi, che lavoriamo in quei territori, sappiamo che quelle terre sono fortemente soggette a fenomeni di subsidenza ed eustatismo. Si tratta di zone
che storicamente vivono un rapporto conflittuale e contemporaneamente di amore con il mare; di zone interessate negli anni scorsi da forti fenomeni di inquinamento; e di zone dove vive una parte dell'economia del nostro paese composta da pescatori, da albergatori. Eppure ancora una volta, la lobby dell'ENI continua ad insistere.
Se il Governo vuole essere coerente con quanto è stato votato al Senato e se crede che la salvaguardia di Venezia sia importante, lo sfido a dare un parere negativo nei confronti di quell'ordine del giorno. Infatti, non può ammettersi che il presidente Galan ci dica che è stato bravissimo e che ha salvato Venezia mentre, contemporaneamente, la sua stessa maggioranza rimette in discussione questa scelta. Su queste cose non è più possibile essere ambigui: se si è a favore della salvezza di Venezia lei, caro sottosegretario, deve respingere l'ordine del giorno che una parte della maggioranza ha proposto. In caso contrario, la coerenza non vi sarebbe e quindi dovremmo dare vita ad un fortissimo scontro politico in Veneto, non solo attorno a questa operazione, ma - come è noto - anche attorno a qualche altra operazione riguardante, ad esempio, l'impianto di rigassificazione a Porto Tolle che avrà un fortissimo impatto ambientale sul nord del mar Adriatico, e attorno alle operazioni, che si stanno portando avanti e riguardanti la rinaturalizzazione delle centrali di produzione dell'energia elettrica, ed anche attorno alla partita inerente l'inquinamento dell'alto Adriatico. Questi sono argomenti attorno ai quali il centrosinistra non può assolutamente transigere: da parte del Governo e del centrodestra vi è un problema di coerenza (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, anche il mio gruppo voterà favore a favore di questo articolo che recepisce l'oggetto di una proposta di legge presentata dai Verdi sia alla Camera, sia al Senato nel corso della passata e della corrente legislatura.
Senza ripetere ciò che è stato esposto dai colleghi che mi hanno preceduta, bisogna tuttavia sottolineare che si tratta di una misura, non solo sacrosanta, ma prevista dalla normativa relativa alla salvaguardia di Venezia. Questa estensione al golfo di Venezia di quanto previsto per il golfo di Napoli è frutto di un accordo, di un lavoro svolto insieme da parte di esponenti di tutte le forze politiche e di tutte le istituzioni veneziane e venete; è frutto di un lavoro che ha alle spalle, analisi, studi molto precisi, articolati, documentati e documentabili di impatto ambientale. Quindi, penso si tratti di un punto fermo che non può assolutamente messo in discussione, casomai andrebbe analizzato a livello internazionale, in sede di accordi con altri Stati le cui coste lambiscono il mare Adriatico: in particolare mi riferisco alla Croazia e laddove vi sono accordi con l'ENI.
In tal caso il Governo dovrebbe fare molta attenzione e chiarirci - ho già presentato un'interrogazione in merito - la sua posizione. Come anticipato dal collega Vianello, nel resoconto stenografico relativo alla discussione sulle linee generali del disegno di legge in esame ho letto con grande preoccupazione quanto affermato dall'onorevole Foti; egli, in particolare, avrebbe prefigurato la possibilità di presentare in Assemblea un ordine del giorno per impegnare il Governo ad intraprendere ogni possibile iniziativa affinché il divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi nelle acque del golfo di Venezia si applichi solo fino a quando un'apposita commissione, composta da rappresentanti del Governo della regione Veneto e delle società concessionarie dei diritti minerari, non abbia definitivamente accertato l'assenza di rischi di subsidenza.
Francamente, mi sembra che si tenti di far rientrare dalla finestra ciò che, invece, è uscito in maniera autorevole dalla porta; qualora dovesse essere presentato un simile ordine del giorno o, comunque, definirsi
in Parlamento questa linea, sarebbe proprio scandaloso (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà.
BRUNO TABACCI. Signor Presidente, sarei tentato di esprimere un voto contrario su questo articolo anche per le argomentazioni addotte che sono oltremodo preoccupanti. In questo caso si fissa per legge un divieto che, tradotto in termini concreti, applica la «sindrome nimbi»: accada tutto fuorché nel mio giardino! Va da sé che ciò può riguardare, VIA dopo VIA, tutte le diverse situazioni italiane; in particolare, è stato precedentemente ricordato che, dopo aver affermato il divieto di coltivazione di idrocarburi si può immaginare di impedire, ad esempio, la realizzazione di impianti di rigassificazione; quindi va da sé che vi sono altre zone del paese che si metteranno lungo questa lunghezza d'onda e ciò a prescindere dalla verifica di effetti legati a studi, ad approfondimenti sul territorio che diano assoluta certezza.
È chiaro che nessuno vuole a casa propria alcunché; è un fatto però che questo nostro paese, dopo aver rinunciato al nucleare e diffidato del carbone, oggi possa permettersi di meravigliarsi di pagare l'energia il 40 per cento in più.
Non prendiamoci in giro: non pensiamo che siano i processi di liberalizzazione a spingere, da soli, verso il basso la curva delle tariffe.
Se non intraprenderemo un'azione in profondità che riguardi e tocchi la natura dei combustibili che utilizziamo, non andremo da nessuna parte. Pertanto, è lo spirito con cui al Senato è stato inserito questo emendamento che mi rende oltremodo scettico; mi auguro che, in sede di prossima lettura del disegno di legge in esame al Senato, si corregga l'errore perché, diversamente, in ogni altra area del paese vi saranno buone ragioni per impedire la coltivazione di idrocarburi e l'istituzione di impianti per l'energia.
Non c'entra niente la lobby dell'ENI (non so a chi sia stato fatto riferimento). Per quel che mi riguarda, manterrò sicuramente la firma sull'ordine del giorno di cui il collega, il presidente Armani, è primo firmatario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dussin. Ne ha facoltà.
GUIDO DUSSIN. Signor Presidente, con riferimento a queste ultime osservazioni ritengo che non valga la pena di entrare nel merito del citato nucleare. Stiamo parlando di Venezia, di un golfo noto a tutti e, pertanto, ritengo che non dobbiamo correre un certo rischio.
Il rischio è quello di far sprofondare Venezia, come è già stato dimostrato. Il consiglio e la giunta regionali, perlomeno le presidenze, hanno deciso di procedere in una certa direzione ed il secondo comma dell'articolo 26, recepito dal Senato, ci vede fortemente d'accordo.
La stessa situazione, come ricordava il collega Vianello, è presente per il golfo di Napoli ed è vero. Si opera però in modo diverso: esiste un accordo fra l'Istria ed il Veneto. Il nostro Presidente del Consiglio ha in questi giorni incontrato i governatori di quelle zone per approntare nei prossimi giorni, un accordo di programma fra le due realtà frontaliere del nord adriatico per addivenire alla soluzione già citata nel comma 2. Vorrei dunque rassicurare anche la collega intervenuta precedentemente che parlava della Croazia. C'è un impegno verbale che sarà sottoscritto nei prossimi giorni in tal senso.
È altrettanto vero che con questo emendamento si dimostra di volere un bene particolare a Venezia e tutti quanti noi la amiamo. Speriamo che questa città venga amata dagli stessi amministratori locali che in questi anni hanno operato, facendone di tutti i colori, da Porto Marghera al golfo, a tutto quanto il basso Veneto, inclusa la costa del Rovigotto.
Con tale auspicio noi ci proponiamo di esprimere voto favorevole sul comma 2 dell'articolo 26, perché siamo fortemente
convinti ed abbiamo condiviso tutti insieme presso la regione Veneto questo spirito, tant'è che esso è stato tradotto dal Senato in questi termini (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zorzato. Ne ha facoltà.
MARINO ZORZATO. Signor Presidente, credo che anche noi veneti siamo oggi soddisfatti del fatto che il Senato, attraverso un emendamento condiviso, abbia introdotto questo articolo sul quale esprimeremo voto favorevole con soddisfazione e convinzione.
Vorrei però evidenziare che l'emendamento, l'articolo ed infine il provvedimento nascono con questa maggioranza e questo Governo, perché, se è vero che il problema ha una sua origine storica, è vero anche che fino ad oggi non era stato risolto.
Al di là pertanto dei ragionamenti che condivido, sostenuti in particolare dai colleghi Vianello e Zanella, è indubbio il merito di questa nostra parte politica. Saremo attenti insieme alle altre forze politiche, facendo squadra rispetto ad un problema che è comunque presente ed è forte, ovvero quello di Venezia. Non possiamo spendere soldi per salvaguardarla e contemporaneamente rovinarla. Saremo attenti perché altre iniziative negative non possano passare.
Oggi rallegriamoci di quanto sta avvenendo - e spero che tra qualche minuto l'emendamento venga votato all'unanimità - fermandoci a questa soddisfazione e preoccupandoci di fare squadra per arrestare iniziative sulle quali potremmo non essere d'accordo. Per il momento, lasciamo i meriti a chi li ha (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grotto. Ne ha facoltà.
FRANCO GROTTO. Signor Presidente, anche il gruppo Misto-Socialisti democratici italiani esprimerà voto favorevole su questo articolo, con particolare riferimento al comma 2.
Credo che questa rappresenti la vittoria storica degli enti locali che, da sempre, si battono contro questo pericolo, ma soprattutto la vittoria della gente che abita in quel territorio e che ha vissuto negli anni passati, con drammaticità, l'abbassamento del terreno, a seguito dell'estrazione del gas compiuta in quelle zone negli anni sessanta.
Non vorrei fare polemiche perché penso che su questo argomento tutti coloro che sono nelle nostre zone, e in particolare in quella del veneziano e in quella del delta del Po, al di là del colore politico, siano concordi nel vietare all'ENI l'estrazione del gas metano nel mare Adriatico.
Voglio solo dire al presidente Tabacci - che, peraltro, apprezzo e stimo per le sue capacità e per il suo lavoro - che non si tratta di non volere nel proprio giardino le cose poco pulite o poco belle, ma di rifiutare un'ipotesi che è già stata sperimentata su quel territorio e che, se venisse attuata, potrebbe creare gravissimi danni all'economia e allo sviluppo di quella gente che da sempre si è battuta contro questa eventualità (basta ricordare anche le innumerevoli inondazioni che hanno colpito quella zona).
Quindi, credo che per noi oggi sia estremamente importante approvare l'articolo 26, perché in tal modo si mette fine alle pressioni che l'ENI sta esercitando continuamente per cercare di recuperare l'energia che c'è nell'Adriatico. Mi rendo conto che il paese ha bisogno di energia, però credo che l'energia e gli impianti che la producono vadano programmati. Non possiamo pensare di situare in un'area centrali termoelettriche ed impianti di rigassificazione, di estrarre il gas dall'Adriatico e quant'altro. Credo che quell'area, fra l'altro molto delicata e particolare, non possa sopportare oltre gli impianti già esistenti. Quindi, il problema semmai è cercare di «ambientalizzare» gli impianti che ci sono e non pensare di costruirne degli altri perché, ripeto, per quanto riguarda
l'energia, credo che vada programmata e, per quanto riguarda la nostra area, in questo settore abbiamo già dato e stiamo dando parecchio.
Naturalmente sono soddisfatto di questo provvedimento e mi auguro che non vi siano tentativi di modificare ulteriormente questa scelta che, ripeto, è una scelta voluta dalla gente che abita in quei territori (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.
PIETRO ARMANI. Signor Presidente, vorrei dire che noi abbiamo accettato il comma 2 dell'articolo 26. Abbiamo semplicemente presentato un ordine del giorno che, richiamandosi ai divieti già esistenti al di sotto delle 12 miglia marine, chiede semplicemente l'istituzione di una commissione speciale. Il Governo ha dichiarato di accogliere l'ordine del giorno per constatare se, al di là delle 12 miglia marine, si verifichino situazioni di subsidenza, perché non possiamo buttare a mare 2 mila miliardi che potrebbero ridurre la nostra bolletta energetica. Punto e basta.
Il Governo ha manifestato l'intenzione di accogliere l'ordine del giorno; quindi, il problema non si pone, se non per ciò che concerne la responsabilità del Governo di darvi attuazione, cosa che noi ci auguriamo avvenga al più presto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 26.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 362
Votanti 361
Astenuti 1
Maggioranza 181
Hanno votato sì 355
Hanno votato no 6).
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Orsini non ha funzionato e che egli avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
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