Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 166 del 27/6/2002
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(Problematiche inerenti la vivisezione e il commercio illegale di animali - n. 2-00355)

PRESIDENTE. L'onorevole Boato ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00355 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).

MARCO BOATO. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, si tratta di un'interpellanza urgente che è stata presentata il 3 giugno scorso, ma che, purtroppo, stiamo discutendo solo in questo momento (oggi è il 27 giugno). Il rinvio, per tre settimane, dello svolgimento dell'interpellanza urgente è stato richiesto dal sottosegretario Cursi perché avrebbe voluto affrontare personalmente questa materia, rispondendo in quest'aula. Di settimana in settimana ha chiesto a me e al mio gruppo di rinviare lo svolgimento dell'interpellanza medesima ed oggi, purtroppo, il sottosegretario che - lo ripeto - ne ha chiesto per tre settimane il rinvio, non è presente in aula. È presente al suo


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posto il sottosegretario Guidi, che saluto, il quale saprà - mi auguro - rispondere adeguatamente. Trovo, tuttavia, che il comportamento tenuto al riguardo non rappresenti una grande forma di rispetto istituzionale.
L'interpellanza urgente riguarda l'episodio grave che si è verificato il 30 maggio 2002 (il mio gruppo ha presentato l'interpellanza 4 giorni dopo), nel corso di un controllo di polizia sulla statale del Brennero, in località Fortezza (nel nord dell'Alto Adige), quando è stato ispezionato un camion diretto verso la Germania. Il controllo, effettuato dalla polizia, ha portato alla scoperta di 56 cuccioli di cane di razza beagle, reclusi in una struttura priva di ogni minimo requisito igienico e ambientale, destinati, secondo gli accertamenti effettuati dalla polizia, ad un laboratorio farmaceutico di Amburgo, in Germania, dove i cuccioli sarebbero dovuti essere vivisezionati per cosiddetti esperimenti scientifici.
I 56 cuccioli sono stati, quindi, condotti dalla polizia al canile municipale di Bolzano e lì curati ed assistiti, nonostante il successivo tentativo della ditta Morini di Reggio Emilia, titolare dell'allevamento di provenienza, di prelevarli dal canile municipale di Bolzano.
Presso il canile di Bolzano, fin dalla sera del 2 giugno 2002, numerose organizzazioni animaliste (fra queste vorrei segnalare in modo particolare la LAV, lega antivivisezione, per il ruolo di grande rilevanza che ha ricoperto in questa vicenda come in altre vicende caratterizzate dal maltrattamento di animali), hanno manifestato ed evitato, anche con la loro presenza, che i cuccioli fossero sottratti ai controlli veterinari successivamente effettuati e alla vigilanza delle autorità comunali e di sicurezza. Le richieste delle organizzazioni animaliste e, in particolare, una denuncia per maltrattamenti presentata da un consigliere comunale di Bolzano, Rudi Benedikter, hanno consentito alla magistratura di Bolzano di assumere tempestivamente i provvedimenti cautelativi opportuni.
Il giorno successivo all'episodio, 31 maggio 2002, il pubblico ministero, il sostituto procuratore della Repubblica di Bolzano, Benno Baumgartner, ha disposto il sequestro cautelativo dei cuccioli. Successivamente è intervenuta una bella e opportuna iniziativa da parte di un collega (è stato anche membro di questa Camera, mentre oggi è un europarlamentare del Südtiroler Volkspartei, Michl Ebner), il quale ha direttamente acquistato la proprietà dei cuccioli dalla ditta «Morini» e, a sua volta, dopo aver ottenuto l'autorizzazione dalla magistratura, li ha, attraverso il quotidiano Dolomiten, venduti alle persone che intendevano adottare questi cuccioli che sarebbero stati destinati alla vivisezione.
Si è così concluso questo episodio ed è stato anche bloccato, almeno così hanno riportato i giornali, un successivo analogo tentativo di spedizione da parte della stessa ditta Morini di Reggio Emilia. Questa ditta è titolare del più grande allevamento italiano di animali per vivisezione e, da anni, varie associazioni ambientaliste denunciano le condizioni in cui gli animali vengono custoditi. Anche in occasione del sequestro del 30 maggio i cuccioli presentavano evidenti segni di malnutrizione e risultavano non sverminati.
Secondo quanto denunciato dall'associazione animalista PETA, l'episodio del 30 maggio non sarebbe isolato ed anche nei giorni scorsi sarebbe stato sequestrato in Svizzera un automezzo della ditta Morini con cuccioli beagle il cui trasporto avveniva sempre in violazione delle norme igienico-sanitarie vigenti.
Gli stabilimenti della Morini ospitano attualmente circa 700 cani di razza beagle, oltre a centinaia di altri animali destinati ad essere sottoposti a vivisezione o ad esperimenti di tipo comportamentale, neurologico o di fisiologia e tossicologia, che possono comportare gravi sofferenze, forti angosce e, dopo diversi sopralluoghi svolti dai NAS e dalla Guardia di finanza, il consiglio comunale di Reggio Emilia ha annunciato nei giorni scorsi una variante al piano regolatore per destinare l'area che ospita attualmente l'allevamento della Morini


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ad area residenziale e verde pubblico. Queste ultime notizie sono tratte da un analogo strumento di sindacato ispettivo, - in questo caso un'interrogazione a risposta scritta, cui mi auguro vi sia una risposta da parte del Ministero della salute, - che la collega Zanella ha autonomamente presentato, oltre ad essere anche cofirmataria, unitamente a me ed al collega Pecoraro Scanio di questa interpellanza urgente.
Nel frattempo sono anche intervenuti fatti di una certa rilevanza sul piano internazionale che possono interessare il Governo ed il Parlamento. Qualche settimana fa - lo dico per un'analisi di contesto - è avvenuto un fatto di grandissima rilevanza. Il Bundestag, il Parlamento della Repubblica federale di Germania, ha addirittura introdotto una modifica alla Grundgesetz, la legge fondamentale della Repubblica federale di Germania, attraverso la previsione di un diritto alla tutela degli animali, collocato subito dopo il principio di tutela dei diritti umani presente nelle Grundgesetz, oltre che nella Costituzione italiana. Si tratta di un'iniziativa parlamentare che ha registrato una grandissima maggioranza all'interno del Parlamento tedesco: su 543 parlamentari, 509 hanno espresso voto favorevole, 19 sono stati i contrari e 15 gli astenuti. Mi auguro - non è compito del Governo - che un'analoga iniziativa possa essere assunta all'interno del nostro Parlamento. Io stesso me ne farò carico.
Ciò che invece può e deve interessare il Governo è quanto accaduto successivamente alla presentazione della nostra interpellanza - per questa ragione, tra l'altro, non ne ho potuto dare conto - l'11 giugno scorso presso il Parlamento europeo. Il Parlamento europeo infatti ha approvato una risoluzione legislativa, sulla base della relazione del deputato Roth-Behrendt, in ordine alla progressiva abolizione dei test cosmetici sugli animali e al divieto di commercializzazione dei cosmetici sperimentati su animali entro il 2004.
La risoluzione legislativa approvata dal Parlamento europeo emenda in numerosi punti, con sostanziali innovazioni, la posizione comune che era stata adottata dal Consiglio europeo il 14 febbraio di quest'anno. La risoluzione legislativa del Parlamento europeo prefigura un regime più rigido di quello previsto dalla posizione comune adottata dal Consiglio europeo. In particolare, la risoluzione legislativa del Parlamento europeo, che, dopo la seconda lettura da parte del Parlamento europeo e considerati i contrasti con la posizione comune del Consiglio, verrà sottoposta alla cosiddetta procedura di conciliazione, prevede, al primo emendamento, che è fondamentale mirare all'abolizione della sperimentazione dei prodotti cosmetici sugli animali e ad applicare il divieto di condurre tali esperimenti nel territorio degli Stati membri dell'Unione europea.
All'emendamento 4 la risoluzione legislativa adottata dal Parlamento europeo afferma che, per raggiungere un livello di tutela degli animali più elevato possibile, occorre fissare un termine entro il quale introdurre un divieto definitivo. All'emendamento 7 si osserva che l'opinione pubblica chiede il divieto della sperimentazione animale per i prodotti cosmetici e per promuovere il rapido sviluppo di alternative e garantire che la sperimentazione animale non venga trasferita in paesi terzi. Il divieto comunitario di effettuare la sperimentazione su animali deve essere accompagnato dall'introduzione di un'etichettatura obbligatoria dei prodotti e degli ingredienti sperimentati su animali.
Inoltre, con gli emendamenti 15 e 16, il Parlamento europeo indica un termine, a differenza del testo che era stato proposto dal Consiglio europeo. Cito testualmente: «Gli Stati membri adottano tutte le disposizioni necessarie per vietare l'esecuzione di esperimenti su animali nel proprio territorio: a) per gli esperimenti sui prodotti cosmetici finiti; b) per gli esperimenti sugli ingredienti non appena la Commissione abbia pubblicato un metodo alternativo, previa approvazione della sua validità scientifica da parte dell'Equam e del comitato scientifico dei prodotti cosmetici e dei prodotti non alimentari, destinati ai consumatori e comunque a decorrere dal 31 dicembre 2004.


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Da ultimo, con l'emendamento 27, il Parlamento europeo stabilisce che ogni anno la Commissione europea presenti al Parlamento una relazione sui progressi realizzati in materia di messa a punto, convalida e legalizzazione di metodi alternativi. La Commissione - si specifica inoltre - assicura in particolare la messa a punto, la convalida e la legalizzazione di metodi alternativi che non utilizzano animali vivi.
Ho voluto citare questa risoluzione legislativa del Parlamento europeo, successiva alla nostra interpellanza, perché sarebbe opportuno conoscere in questa sede l'orientamento del Governo italiano rispetto a questo documento, visto che si aprirà la procedura di conciliazione rispetto al documento proposto dal Consiglio europeo (di cui fa parte, ovviamente, anche il Governo italiano).
Credo sia importante che il Governo assuma degli impegni precisi in ordine ai problemi emersi in questa penosa vicenda. I problemi che si pongono sono quelli dei controlli dei NAS sugli stabilimenti di allevamento e fornitori di animali, in base a quanto previsto dall'articolo 10 del decreto legislativo n. 116 del 1992 (attuazione della direttiva 86/609/CEE, in materia di protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici) che regola questa materia. È importante conoscere i dati, gli esiti fino ad oggi acquisiti, quali iniziative si intendano porre in essere, quanti e quali siano gli stabilimenti di allevamento e fornitori di animali per la sperimentazione. Sarà molto importante che il Governo fornisca al Parlamento queste documentazioni, anche per avere una base conoscitiva riguardo a queste vicende.
Credo sia altrettanto importante che il Governo si impegni a fare attivare controlli sistematici sulle condizioni di trasporto degli animali, come previsto dal decreto legislativo n. 532 del 1992, modificato dal successivo decreto legislativo n. 338 del 1998, in base alle direttive CEE. Credo sia anche importante verificare lo stato di applicazione dell'articolo 16 del decreto legislativo n. 116 che ho già citato, che riguarda le competenze del Ministero della salute nell'adozione di metodi alternativi alla sperimentazione sugli animali, tema che, come abbiamo visto poc'anzi, è affrontato anche nella risoluzione legislativa del Parlamento europeo. Vorrei citare il primo comma dell'articolo 16 del decreto legislativo n. 116 del 1992: «Al fine di evitare inutili ripetizioni degli esperimenti (...) a) considera, per quanto possibile, validi i dati risultanti dagli esperimenti eseguiti nel territorio di altro Stato membro a meno che non siano necessarie ulteriori prove per proteggere la salute pubblica e la sicurezza; b) adotta, come metodi ufficiali, quelli che comportano l'impiego di un sempre minor numero di animali come specie e come categorie; c) adotta, avvalendosi secondo le rispettive competenze dell'Istituto superiore di sanità e della Direzione generale dei servizi veterinari, metodi alternativi per l'ottimizzazione dell'impiego degli animali».
A questo riguardo, credo sarebbe importante verificare quali iniziative il Governo abbia assunto o intenda porre in atto per limitare il numero delle specie impiegabili nella sperimentazione e per adottare misure severe nella loro utilizzazione negli esperimenti, in base a quanto previsto anche dall'articolo 18 del decreto legislativo n. 116 del 1992. Si tratta di misure che il Governo può adottare in via amministrativa, con decreto ministeriale (e, ovviamente, per questo non è necessario neanche un passaggio parlamentare).
Concludo citando i dati statistici ufficiali che riguardano questo fenomeno, perché credo che lo stesso Parlamento e l'opinione pubblica spesso non siano informati circa le dimensioni che ha assunto. Gli ultimi dati di cui disponiamo sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale del novembre 2001, ai sensi dell'articolo 15 del decreto legislativo n. 116 più volte citato, che prevede la pubblicazione triennale.
I dati riportano le seguenti cifre, in sequela, per gli anni 1998, 1999 e 2000. Per fortuna, si tratta di cifre decrescenti, che, tuttavia, francamente, fanno impressione. Infatti, il totale degli animali utilizzati


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a fini sperimentali e scientifici, relativo alle tre annualità, ammonta, - vi prego di ascoltare con attenzione - ad 1.990.491 nel 1998, 959.105 nel 1999 e 905.603 nel 2000. Per fortuna - l'ho già ricordato - si tratta di dati lievemente decrescenti ma spaventosamente alti. Attualmente - la risposta del Governo, a tal riguardo, potrà essere più precisa - sono 236 gli enti autorizzati ad utilizzare gli animali per la sperimentazione e la vivisezione, tra i quali si annoverano 28 enti pubblici, 13 aziende ospedaliere, 8 istituti zooprofilattici sperimentali, 107 istituti universitari e 80 società farmaceutiche.

PRESIDENTE. Onorevole Boato...

MARCO BOATO. Questa è la dimensione del fenomeno. Come punta dell'iceberg, è emerso il caso di Bolzano Fortezza del 30 maggio scorso. Evidentemente, la questione va affrontata nella sua dimensione generale.

PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per la salute, dottor Antonio Guidi, ha facoltà di rispondere.

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi ringrazio dell'interpellanza presentata. Poiché il collega Boato, in parte, ha già risposto all'interpellanza, ampliando di molto l'orizzonte di quanto proposto, mi permetto di aggiungere alcune considerazioni, proprio dell'ottica dell'ampliamento dell'orizzonte.
Precedentemente, nel corso del suo intervento, il collega Castagnetti, replicando al sottosegretario Valducci, ha contestato la parola «possono», legata alla moda. Devo dire che la collega dell'onorevole Castagnetti, onorevole Jervolino, non ha mai sostituito il termine «possono» con la parola «debbono», con riferimento alla legge n. 104, riguardante cinque milioni di persone disabili. Lo dico con affetto, con stima. Se sulla moda, dopo un anno di Governo, l'espressione «possono» può essere ammessa, dopo tanti anni l'espressione «debbono», legata alle persone con difficoltà, oggi definite disabili, non è ammissibile. Cerchiamo, quindi, di ristabilire davvero un lessico comune; non ci possono essere vocabolari diversi.
Per quanto riguarda il triste episodio legato ai cuccioli, chiedo alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna della relativa risposta.
Infatti, collega Boato - mi permetto di dire amico, in considerazione dei tanti episodi in comune - la risposta è negli atti. Il collega europarlamentare del Südtiroler Volkspartei ha acquistato gli animali e li ha messi a disposizione della solidarietà dei cittadini. Credo che l'evento si sia risolto.
Mi permetto di aggiungere che il collega Cursi, non solo oggi, ma nel passato, ha seguito con grande sensibilità - per esempio a Natale - fatti legati agli animali. Al collega Boato, che ha molta più esperienza di me, vorrei ricordare che tre settimane sono veramente molte per una risposta urgente, quando personalmente, su problemi legati ai bambini scomparsi, ho ricevuto, dopo un anno, una risposta, anche molto parziale.

MARCO BOATO. Ma non ad interpellanze urgenti!

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. Era urgente, collega, te lo assicuro! Lo dico con grande rispetto. Tu sai con quanto rispetto, nell'alternanza tra minoranza ed opposizione e, soprattutto, nell'associazionismo, ho seguito certi temi.
Quindi, ripeto, l'interpellanza urgente ha avuto una risposta molto prima: tre settimane non sono molte a fronte di chi non ha rispettato - mi scuso per il bisticcio di parole - per più di un anno! Pertanto, ho chiesto l'autorizzazione alla pubblicazione della mia risposta formale in calce al resoconto della seduta perché il caso è stato risolto.
Mi permetto di aggiungere che, nella passata legislatura, due proposte di legge, sul randagismo e sulle scommesse sugli animali (soprattutto cani), non hanno


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avuto risposte coerenti. Lo possono testimoniare Adolfo Sansolini - il quale non è certo di parte, perché opera in un'ottica legata alla parte oggi di minoranza - e l'amica avvocatessa Barbara Vittori, presidentessa del coordinamento associazioni animaliste della regione Marche: su queste due iniziative, relative a problemi che, come lei ha posto in risalto molto bene, riguardano migliaia di animali e miliardi di malaffare, la risposta del Governo è stata parziale. Sulle scommesse, ci si è ridotti a parlare dei pittbull e non anche di tutti gli altri animali che possono essere uccisi per scommesse e sul randagismo sono state date risposte molto parziali, tanto che enti locali amministrati dal centrosinistra, come nel caso (a quel tempo) di San Benedetto del Tronto, hanno permesso l'uccisione di animali randagi con il fucile!
Allora, dico al collega Boato: non utilizziamo gli animali per fare guerre di cortile! Noi siamo profondamente convinti che occuparsi di animali, soprattutto di quelli di compagnia, ma anche di animali in genere, non è residuale, anzi! Lo puoi verificare anche nei lavori della Commissione bicamerale per l'infanzia, della passata legislatura e dell'attuale (potrò darti tutto il materiale che credi): io, e quando dico io lo faccio non per delirio di onnipotenza, come rappresentante del Governo oggi e della minoranza allora, ho sempre pensato che occuparsi di animali, soprattutto di quelli di compagnia, non perché ponga gli altri in seconda linea, ma semplicemente perché i primi sono più vicini a noi, non sia un'attività residuale.
Ho ed abbiamo sempre detto che c'è una continuità: il diritto al rispetto dell'animale in sé è fondamentale. Quest'affermazione basterebbe, da sola, a chiarire quale sia il nostro atteggiamento; ma se vogliamo fare un passo avanti - ripeto, nel rispetto assoluto dell'animale, non come ruota di scorta per la vita, ma nella continuità del rispetto della vita -, dobbiamo capire che l'animale va rispettato in sé perché dove non esistono regole ed anche culture - e su questo bisognerebbe ben riflettere: culture! - basate sul rispetto per gli animali, impera un'educazione al disprezzo della vita, che poi si riflette sull'infanzia, sugli anziani e sulle persone cosiddette diverse.
Non sto tirando l'elastico dalla parte che voglio io, sono i fatti che contano. Dove esiste rispetto per gli animali, esiste rispetto per le persone in difficoltà, e viceversa. Questa non è una risposta a lei oggi: è una prosecuzione di una battaglia che dura da tanti anni. Ciò va marcato con molta forza, altrimenti ogni fatto, ogni evento, ogni errore, può esser utilizzato dicendo che una parte è sensibile e l'altra no. Non so quale sia poi questa parte e quell'altra davanti al diritto di una civiltà al rispetto della vita, che va a tutto campo. Quindi, insisto, allegherò agli atti la risposta, sapendo che il caso è risolto, ma non posso non marcare con molta forza che, a livello personale, a livello di Governo, l'attenzione alla continuità della vita in tutte le sue manifestazioni è forte.
Quando esiste una comunità, che può esser un quartiere, un condominio, purtroppo, qualche volta, un'associazione, una società, che maltratta un animale, quasi sempre c'è una continuità di maltrattamento - come dicevo prima - di persone deboli, di persone in età bambina, ma sempre persone, adulti con disabilità o anziani. Quindi, assolutamente, non c'è insensibilità, prova ne sia che il Governo ha seguito, tramite il senatore Cursi, anche e non solo questo caso, e il Ministero della salute, tramite i NAS, come lei ha ben detto, sta seguendo con grande attenzione la qualità di vita dei soggetti viventi non umani. Da questo punto di vista mi permetto di dirle, collega - io sono ex deputato, ma sempre in quest'aula siamo - che forse sono stati persi un po' di anni rispetto ad alcune situazioni di invivibilità di specie animali. Si è molto riso e scherzato sulle galline, sui polli da allevamento, seguendo mucche pazze. Forse, in cinque anni di governo, si potevano risolvere tante situazioni di invivibilità che colpiscono e feriscono la società, perché il rispetto dall'animale vuol dire rispetto della vita,


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vuol dire anche rispetto dell'ambiente, per il quale lei è particolarmente sensibile, e gliene do atto.
Allora, nel rispetto dell'ecosistema, dove non c'è discontinuità, il Ministero della salute ha predisposto un provvedimento legislativo anche in questo caso in difesa degli animali, riducendo al minimo la sperimentazione animale, soprattutto con metodi non cruenti, sperando che un domani nessun animale sia soggetto ad essere cavia per sperimentazione. Mi permetto però di far presente, non a lei, onorevole Boato, ma ad altri che sono assenti, che in certe situazioni politiche si è posta più attenzione agli animali (non in Italia), meno ad esseri umani.
Fino a pochi anni fa, nel silenzio di tutti, in alcuni paesi dell'est - e non c'è accanimento né terapeutico né politico, perché lei lo condivise - alcune situazioni mediche, apparentemente di eccellenza, si basavano su sperimentazioni su cavie umane di cui riportammo eco che non avremmo voluto ascoltare, tipo Mengele ed altri. Non cinquant'anni fa, ma appena prima della caduta del muro di Berlino, e lei ben lo sa, in alcuni paesi dell'est, nel settore radiologico, nel settore ortopedico e nel settore neuroriabilitativo, venivano utilizzate cavie umane per motivi politici. Oggi, per fortuna ciò non accade più. Non c'era indignazione, non sono state presentate interrogazioni parlamentari, non c'è stata mobilitazione. Lo dico, veramente, con molta tranquillità, perché parlando di vita, di sofferenza, spero non vi siano posizioni di parte.
Ripeto, ancora una volta, che allegherò al resoconto della seduta odierna la risposta alla sua interpellanza e, se c'è qualche incongruità, mi permetterò di correggerla, ma non credo che ciò accadrà perché ho letto attentamente ed ho collaborato alla scrittura della sua risposta.
Su certi temi troviamo dei punti di incontro perché il percorso personale, le attività di Governo, la risposta forte del Ministero della salute di oggi - prima non c'era, era Ministero della sanità, molto silente su questo argomento - possono farci dire (almeno lo spero), al di là del contenuto della sua replica (apprezzabile in ogni caso, perché viene da una persona che conosce i problemi), che certe lotte sul diritto alla vita e sul diritto alla salute non debbono essere discontinue né rispetto alla vita né rispetto all'appartenenza partitica.
Credo che la salute, nella biosfera, partendo dall'uomo - perché non possiamo non partire dall'uomo e dalla donna -, ma inglobando tutti gli esseri viventi, sia qualcosa che qualifica la nostra società. Ho sempre detto - vengo da una riunione internazionale - che salute (che riguarda anche gli animali) è democrazia. Democrazia vuol dire rispetto della salute, dai pulcini portati nei treni - il 20 per cento dei quali muore, ma nessuno lo ha mai detto; la lega delle cooperative non ha mai espresso pareri a questo proposito -, fino all'essere umano a cui bisogna, per forza, staccare la spina quasi come se chi vuole la vita fosse un retrogrado mentre chi vuole la morte fosse una persona avanzata.
Quindi allego la risposta alla sua interpellanza urgente al resoconto della seduta odierna. Il desiderio di una vita più rispettosa per tutti è nelle mie parole, come rappresentante del Governo, ed è avvertito anche da altre persone che siedono ora nei banchi del Governo, come l'onorevole Baccini che si occupa di affari esteri, come l'onorevole Scarpa Bonazza Buora che si occupa di agricoltura e del rispetto dell'animale, ma anche del rispetto di chi si occupa degli animali e che ha sempre combattuto. Io credo, onorevole Boato, che possiamo darle una garanzia.
Per concludere, come ho detto, all'interno del mio discorso complesso (di ciò mi scuso con il Presidente) trova posto anche la già ricordata proposta di legge del Ministero della salute: se sarà parziale, completiamola; se sarà imperfetta, viva l'imperfezione, che può essere corretta o che, forse, rappresenta un valore in sé. Esiste infatti una cultura nel centrosinistra, onorevole Boato, che vede nell'imperfezione qualcosa da cancellare, e ciò non con riferimento all'animale che, magari, non sa fiutare un tartufo o al cane


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che non sa «puntare» quando si va a caccia. Si vogliono invece eliminare, in fondo senza il consenso di chi la accoglie in sé, persone cosiddette imperfette perché hanno una disabilità.
Credo pertanto che questa sua sfida, provocazione nobile rispetto a cuccioli di cane, possa servire anche a ridiscutere non la legge n. 194, ma il diritto alla vita di tutti, dei cuccioli non umani ed anche dei cuccioli dell'uomo, ove questo sia possibile, perché spesso non è l'atto che elimina, ma è la solitudine che circonda la persona a far sì che si scelga la cultura della morte invece che quella della vita. Questo al di là di qualsiasi giudizio sulla donna, perché lei sa che il rispetto per la donna fa parte primitivamente - lo dico in senso buono e non antico - della nostra cultura.
Quindi, la questione da lei sollevata è stata risolta: vi è un disegno di legge in corso d'esame che affronta il problema del rispetto degli animali (disegno di legge che è perfettibile) e, soprattutto, vi è una cultura comune sul rispetto della vita, la quale non può essere usata, tirando la corda da una parte o dall'altra, per vedere chi vinca quando si è al Governo o all'opposizione. La vita, infatti, non può essere usata per motivi politici: essa va rispettata oltre se stessa, perché è nostra al di là di noi.

PRESIDENTE. La Presidenza autorizza la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna delle considerazioni integrative della risposta del sottosegretario Guidi.
L'onorevole Boato ha facoltà di replicare.

MARCO BOATO. Signor Presidente, fare riferimento alla formula di rito prevista dal regolamento, secondo la quale l'interpellante si deve dichiarare soddisfatto o meno della risposta fornita dal rappresentante del Governo, diventa per me molto complicato. Sono felice di aver dato occasione al mio amico sottosegretario Guidi - ne ricambio ovviamente l'amicizia, anche pubblicamente - di utilizzare l'occasione di questa interpellanza urgente, sia pure tardivamente discussa, per affrontare una serie di problematiche di grandissimo interesse, rispetto alle quali i dieci minuti che ho a mia disposizione per la replica non credo siano sufficienti per trattare neanche la centesima parte degli argomenti che sono stati toccati.
Dal punto di vista della cortesia, del rispetto, dell'amicizia, del dialogo parlamentare con cui il sottosegretario e l'amico Guidi si è pronunciato, non posso che esprimere soddisfazione nonché riconoscere, come egli ha detto, che, al di là delle diverse collocazioni politiche, in passato ed anche oggi esistono molti punti di incontro. Questi punti di incontro sono importanti, sul piano culturale, etico e legislativo. Pertanto, il dialogo che occasionalmente si è sviluppato oggi in aula a partire dalla mia interpellanza continuerà, e continuerà positivamente.
Del resto, quando il sottosegretario Guidi ha fatto riferimento a tematiche affrontate nella scorsa legislatura - ed io aggiungo anche nelle precedenti - in materia, ad esempio, di randagismo, di combattimenti tra cani e così via, ho colto, tra le sue parole, una sorta di apologia indiretta - che, a questo punto, tramuto in diretta - del gruppo dei Verdi. In particolare ricordo due persone: Annamaria Procacci e Carla Rocchi. La prima, in quest'aula, e la seconda, quale componente del Governo, insieme a tutti i colleghi Verdi (ma loro due in modo assai particolare), hanno fatto di queste tematiche, da lei giustamente oggi ricordate, oggetto di denuncia, di allarme, di sollecitazione all'intero Parlamento, al di là delle collocazioni politiche e sistematiche.
Forse, l'unica cosa che non potrei condividere è il fatto che lei, in merito alle vicende riguardanti pulcini o galline, abbia affermato che nessuno vi ha mai fatto riferimento. Non solo ciò non è vero (magari lo hanno detto in pochissimi), ma in quest'aula la collega Annamaria Procacci è arrivata a mostrare, a lei e agli altri colleghi, un foglio di carta per evidenziare la dimensione entro la quale sono costretti questi animali.


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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 16,30)

MARCO BOATO. Da questo punto di vista - lo ripeto - convengo con ciò che lei ha affermato, ma non convengo sul fatto che nessuno lo abbia mai detto, dal momento che quelli che lei ha opportunamente citato sono stati temi sistematicamente affrontati.
Per quanto riguarda il rispetto assoluto dell'animale e le connessioni - dal punto di vista culturale ho trovato di straordinario interesse ciò che lei ha detto - fra l'atteggiamento nei confronti degli animali e l'atteggiamento rispetto alle persone in difficoltà, condivido pienamente le sue affermazioni.
Vorrei segnalarle - non chiamo in causa responsabilità che le appartengono - il fatto che in queste ore in quest'aula si sta svolgendo un braccio di ferro sulle deroghe in materia di caccia concesse alle regioni per estendere la caccia stessa e, quindi, per aumentare l'uccisione degli animali. Non sul merito della questione, ma addirittura sul fatto di poterla discutere in Assemblea anziché in Commissione in sede legislativa vi è un braccio di ferro che dura da giorni.
Magari, se lei potesse manifestare le opinioni che, opportunamente, oggi ha espresso in quest'aula (e le condivido) a qualche collega della maggioranza, forse questa battaglia - che il collega Pecoraro Scanio ed altri stanno conducendo per riportare quanto meno al dibattito in Assemblea la tematica delle deroghe in materia di caccia, che si vorrebbero chiudere nel silenzio di una Commissione per poter deliberare rapidamente, senza che nessuno lo sappia e che si ispira ai principi che lei poco fa ha ricordato - ci potrebbe accomunare.
Lei non la può fare come membro del Governo, ma forse potrebbe portarla avanti qualche suo collega; anzi, devo dare atto che qualcuno lo ha già fatto, perché le firme per revocare la sede legislativa sono state apposte anche da deputati appartenenti, oltre che al centrosinistra, anche al centrodestra; così come la volontà di chiudere nel segreto della sede legislativa (parlo di segreto sostanziale e non formale) è - ahimè - anch'essa trasversale in quest'aula.
Pertanto, dal punto di vista delle problematiche culturali, legislative ed etiche, mi sembra che si possa trovare una larghissima convergenza. Forse, dal punto di vista procedurale e regolamentare, tutto ciò che sta avvenendo in questi minuti fra me e lei in quest'aula è del tutto anomalo, ma ben venga l'anomalia: non sono un burocrate, anzi, al contrario, apprezzo tutto ciò.
Mi lascia solo un po' in imbarazzo la procedura che lei ha adottato e che mi ha fatto piacere nella parte propositiva ed espositiva; tuttavia, il fatto che lei decida di allegare agli atti la risposta formale sulla mia interpellanza mi costringe domani mattina a leggere il resoconto stenografico della seduta odierna per conoscere la risposta del Governo.

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. Ma io l'ho chiesto!

MARCO BOATO. Signor sottosegretario, le sto parlando con molto rispetto. Nell'ambito di questa anomalia della procedura, vi è anche questa specifica anomalia, che però non comporta nulla di grave. Devo dirle, però, che l'interpellanza che abbiamo presentato il 3 giugno conteneva due domande che riguardavano l'episodio specifico di Bolzano e che - come ho ricordato e come lei stesso ha ricordato (su ciò siamo assolutamente convergenti) - grazie all'iniziativa della LAV, delle associazioni animaliste, della magistratura di Bolzano e, da ultimo, all'iniziativa del collega europarlamentare Ebner, è stato risolto positivamente.
Tuttavia, nell'interpellanza vi sono altre due questioni che le voglio riproporre, solo per capire le problematiche che ancora sono all'attenzione del Governo. L'interpellanza è volta a sapere quale sia il giudizio del Governo in merito al caso dei cuccioli di Bolzano (questo lo sappiamo già) ed alle gravissime problematiche da


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anni denunciate dalle organizzazioni animaliste e dal movimento ambientalista, causate dal ricorso alla vivisezione e dal conseguente fenomeno del commercio illegale degli animali, in disprezzo di ogni norma di civiltà e dei principi di uno Stato di diritto.
L'altra questione è volta a sapere quali iniziative, anche sotto il profilo normativo (mi sembra che una l'abbia annunciata e sono attentissimo a questo annuncio ed interessatissimo al confronto che lei ha auspicato e che sarà positivo) il Governo intenda porre in essere affinché, come è avvenuto in altri paesi europei, i diritti degli animali abbiano piena ed effettiva tutela legislativa.
Ripeto, lei ha annunciato una proposta di legge e questa iniziativa ci interessa fortemente. Rinviamo al confronto parlamentare, che mi auguro sarà positivo, tale iniziativa. Io stesso presenterò una proposta di legge sotto il profilo costituzionale, dato che questa non è materia di iniziativa governativa, per provare ad indurre il Parlamento italiano a seguire la stessa strada adottata, poche settimane fa, dal Parlamento tedesco per inserire in Costituzione la tutela dei diritti degli animali. Ringrazio lei ed i colleghi per l'attenzione.

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