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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazione di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzoni. Ne ha facoltà.
ERMINIA MAZZONI. Signor Presidente, credo di avere il dovere di rappresentare, almeno ai componenti del mio gruppo, una tranquillità che, sicuramente, il dibattito che si è sviluppato non ha offerto, in quanto, sedendo al banco occupato dai componenti del Comitato dei nove, la mia dichiarazione di voto è svolta anche a nome dei deputati del gruppo dell'UDC.
La conversazione (la voglio definire in questo modo) che si è sviluppata mi farebbe venir voglia di utilizzare qualche parola in più soprattutto per replicare ad una serie di interventi che non ho assolutamente condiviso. Non voglio però cedere alle polemiche, e pertanto mi permetto di lanciare un solo appello: proprio perché si parla di sicurezza, ritengo che l'atteggiamento assunto da alcuni colleghi sia eccessivamente pericoloso. Si tratta di un atteggiamento che, noto, tende ormai a svilupparsi sempre più in aula; mi riferisco alla strumentalità con cui ci si pone nei confronti di qualunque provvedimento venga posto in discussione. Si tratta di una specie di morbo, di virus al quale, mi auguro, si possa trovare rimedio attraverso una cura che eviti le speculazioni, soprattutto rispetto ad argomenti quali quello che oggi stiamo affrontando.
Il disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge n. 83 del 2002 ha ad oggetto disposizioni urgenti in materia di sicurezza e - come lo stesso titolo recita - definisce la disciplina esistente, recuperando le deficienze in essa riscontrate nella pratica attuazione e cercando di colmare quel vuoto di garanzia e, quindi, di sicurezza che il nostro sistema ha evidenziato nel corso degli anni.
Per far ciò si interviene, in primo luogo, sul piano organizzativo, configurando l'ufficio centrale interforze (UCIS) come momento di raccordo tra le diverse forze dell'ordine coinvolte, prefigurando una commissione consultiva centrale per l'adozione delle diverse misure di sicurezza e, oltretutto, scendendo sul territorio e affidando ad esso la verifica concreta dei casi di effettiva pericolosità e delle situazioni di pericolo che vengono evidenziate.
Da ultimo, vi è la previsione - non meno importante, anche se molto criticata - di una semplificazione delle procedure organizzative relative al personale delle prefetture, al fine di rendere più agevole l'adeguamento della pianta organica alle mutate esigenze che scaturiscono da questo testo di legge.
Tutto ciò dovrebbe essere ineccepibile nel merito e avrebbe dovuto, quindi, trovare la convergenza di tutti, al di là di legittime correzioni che, tra l'altro, sono state ampiamente operate ed accolte al Senato. Invece, in quest'aula ho dovuto ascoltare con rammarico contestazioni faziose e, soprattutto - mi permetto di dirlo - richiami non qualificanti, che certamente non aiutano a lavorare meglio. L'ipotesi formulata, ossia l'offerta di sicurezza che il Governo ha costruito con il decreto-legge che ci accingiamo a convertire in legge, è garanzia di miglioramento e, quindi, di maggiore affidabilità. Credo sia urgente provvedere a definire una simile normativa, cancellando dalla nostra esperienza di vita episodi di responsabilità da ricercare, di disorganizzazioni da nascondere, di approssimazioni da recuperare: il costo che paghiamo è troppo alto. Per questi motivi, annuncio il voto favorevole del gruppo dell'UDC (CCD-CDU) (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (CCD-CDU) e di Forza Italia - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.
GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, condivido pienamente la diagnosi
della collega che mi ha preceduto, l'onorevole Mazzone. Vi è un virus, una malattia che non ci consente di ragionare sulle cose e che non ci permette di discutere e di approfondire le questioni. Tuttavia, per questa malattia vi è anche una cura, che è assai semplice ma, al tempo stesso, assai difficile da perseguire: la democrazia. Nel corso della discussione di questo provvedimento di democrazia ve ne è stata assai poca, se è vero - come è vero - che molte delle questioni, che sono state condivise nelle intenzioni e al di fuori di quest'aula, non si sono tradotte né in un ragionamento né in un emendamento.
Sono certissimo, avendone la prova tangibile attraverso la stima che ho per moltissimi dei colleghi della maggioranza, che questi ultimi in cuor loro nutrono sentimenti assai diversi da quelli che sembrano descritti in questo provvedimento in maniera così approssimativa e rozza, anche attraverso una cultura assai discutibile.
Condividiamo pienamente le intenzioni che hanno spinto il ministro dell'interno a proporre questo provvedimento. Lo dico, l'ho detto e non mi vergogno affatto a ribadirlo, perché ritengo che sia stata giusta l'idea di trovare uno strumento che consentisse di approfondire, attraverso la valutazione del merito, le esigenze di sicurezza individuali che vi sono nel nostro paese. Non mi fa velo il fatto di essere all'opposizione per ricercare, comunque, quegli obiettivi di verità dai quali giammai nessuno di noi ha il diritto di dissentire.
Se ho sentito aleggiare in quest'aula una faziosità, essa è stata quella della maggioranza: ideologismi preconcetti, mancanza assoluta di volontà di dialogo, che certamente non hanno animato nessuno di noi e certamente non hanno animato me, ancorché sia stato destinatario di autentici insulti, assolutamente privi di fondamento, che evidentemente cercavano di giustificare, attraverso i toni, il disagio e la mancanza di argomentazioni.
Condivido e comprendo quel disagio: è stato il mio nella discussione di questo provvedimento. Comprendo le ragioni di chi mi ha insultato sapendo che, evidentemente, in cuor suo vi era la totale disapprovazione per un provvedimento che, invece di cercare la sicurezza dei cittadini, ha garantito in grandissima parte privilegi per pochi. Non ho alcun timore nel ribadire che all'interno di questo provvedimento vi sono una cultura diffusa di questo genere e disprezzo per le stesse autorità di Governo da parte di chi le ha ispirate. Si tratta di un disprezzo che, evidentemente, le odierne autorità di Governo non sono state capaci di comprendere.
Ho presentato alcune proposte emendative intorno ad alcune questioni di merito. Ho detto che condivido le intenzioni e ho cercato di fare in modo che tali intenzioni potessero trovare attuazione attraverso il provvedimento. Non ho intenzione di fare il facile profeta di sciagura né la cassandra: non servono cassandre e profeti nel nostro paese, servono i ragionamenti per fare meglio le cose. Non sarà difficile intuire sin d'ora che questo provvedimento, in alcuna sua parte, non soltanto non raggiungerà l'obiettivo, ma radicherà ancora di più nella coscienza del nostro paese che la sicurezza dei cittadini non è un problema all'ordine del giorno, perché all'ordine del giorno vi è il privilegio di chi oggi ha la responsabilità di Governo.
Tra le nostre intenzioni vi è quella di ridare fiducia ai cittadini e di chiedere fiducia ai cittadini nelle nostre istituzioni. Infatti, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni è una condizione del vivere civile e della sopravvivenza della democrazia nel nostro paese, non è una prerogativa di questa maggioranza. Abbiamo insistito perché alcune questioni - e non temo di essere eccessivo nel dirlo - oggettivamente indecenti non venissero affermate e votate in quest'aula.
Oggi vi apprestate a votare un provvedimento del quale non intendiamo assumerci la responsabilità. Non intendiamo assumerci la responsabilità per la parte in cui non riguarda la sicurezza dei cittadini. Siamo preoccupati della sicurezza ma, come ho detto, non di quella di coloro che, in maniera eccezionale, svolgono una funzione istituzionale, bensì di quella riguardante
chi ogni giorno, senza vestire una divisa, serve il nostro paese facendo fino in fondo il proprio dovere. Mi riferisco ai testimoni che vanno nelle aule di giustizia e ai cittadini che denunciano i reati. Si tratta di situazioni di rischio provocate al di là di quelle situazioni grossolane e clamorose di cui stiamo discutendo.
La sicurezza di tutti i giorni deve essere comunque garantita e voi, invece, la derogate dicendo che solo l'UCIS e nessun altro potrà occuparsi della sicurezza di queste persone. Sottraete poteri ai questori ed alle autorità di pubblica sicurezza: diventeranno meri delegati delle decisioni di questo organismo. Si tratta di un organismo che, al colmo del ridicolo, potrà dettare al ministro dell'interno le cose da fare. Non vi ha fatto velo neanche il paradosso che, sulla base di una di queste norme, il ministro dell'interno potrebbe essere denunciato per omissione di atti d'ufficio da un funzionario dell'amministrazione della pubblica sicurezza. Neanche questa preoccupazione vi ha consentito di ragionare per modificare una norma abnorme che avete introdotto in questo ordinamento.
Si tratta di un funzionario di secondo livello che attiva il ministro, affinché questi faccia qualche cosa: un obbligo che viene posto in capo al ministro dell'interno, sulla base di una richiesta di un funzionario, ancorché un funzionario autorevole. E se il ministro dell'interno non dovesse rispondere entro 30 giorni, cosa succederà? Verrà denunciato per omissione oppure verrà sottoposto a procedimento dinanzi al tribunale per i reati ministeriali?
Neanche l'argomentazione che vi abbiamo offerto vi ha consentito di ragionare insieme a noi, che abbiamo - e credevamo, sino adesso, insieme a voi - l'intenzione di garantire e migliorare le condizioni di sicurezza del nostro paese, fino a questa norma aberrante, assurda, che trasforma ogni auto blu, ogni auto di servizio, in un auto di scorta o di tutela a servizio di un'alta personalità di Governo. Noi abbiamo garantito le auto di servizio e non ce ne vergogniamo; abbiamo fatto un piano di riduzione consistente quando c'era un Governo onesto, che era il Governo dell'Ulivo, un Governo che voleva ridurre le auto di servizio (le auto blu) e che lo ha fatto; un Governo che non voleva concedere privilegi e se qualcuno se li è presi se ne è assunta la responsabilità, ma non c'è mai stata una politica di Governo in questa direzione. Voi quelle auto blu, quelle auto di servizio le trasformate, in virtù di un decreto-legge, in auto deputate alla sicurezza di tutti coloro che vi sono a bordo. E al colmo della irresponsabilità trasformate quegli autisti, funzionari civili dello Stato, in agenti della pubblica sicurezza, i quali potranno avere la licenza di porto d'armi, creando situazioni di pericolo invece di generare sicurezza per i cittadini e per le persone sottoposte a tutela. È una norma abnorme, un'irresponsabile norma, nell'ambito di un contesto che invece è stato mosso da un'intenzione assai seria, che era nata sulla base di una tragedia accaduta nel nostro paese, quale l'omicidio del professor Marco Biagi.
PRESIDENTE. Onorevole Sinisi, la invito a concludere.
GIANNICOLA SINISI. Ciò, concludo signor Presidente, pur avendo apprezzato le intenzioni - lo ribadisco, per onestà - ma non potendo condividere nulla o quasi nulla di ciò che è scritto nel provvedimento, non ci consentirà in questa sede che astenerci dal voto. Tale astensione vuole semplicemente offrire il senso della nostra preoccupazione ed anche un po' della nostra vergogna per delle norme che certamente non onorano il nostro paese e non daranno più sicurezza a nessuno.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Grazie, signor Presidente. Siamo di fronte ad un problema, quello della sicurezza personale e di una migliore tutela, di grandissima rilevanza. Per affrontare tale problema si sarebbe potuta trovare in quest'aula probabilmente
l'unanimità, cioè la convergenza della maggioranza e dell'opposizione, se solo si fosse voluto. Il Governo e la maggioranza di centrodestra invece si sono assunti la responsabilità dello scontro frontale; uno scontro frontale non su pregiudiziali di carattere ideologico - che non ci sono state in nessun momento del nostro dibattito -, bensì sul merito degli istituti legislativi, delle tecniche normative, della coerente modalità di legislazione, che noi abbiamo cercato di affrontare esclusivamente con i nostri emendamenti, rispetto ai quali abbiamo trovato - mi dispiace ripeterlo per l'ennesima volta - un muro impenetrabile. Non è bastato tradurre in emendamenti le osservazioni puntuali e sistematiche del Comitato per la legislazione; non è bastato tradurre in emendamenti i tentativi di migliore definizione delle norme; non è bastato tradurre in emendamenti il tentativo di dare decenza anche a norme che apparivano - e appaiono - indecenti; non è bastato tradurre in emendamenti la riproposizione dei corretti assetti istituzionali nel nostro ordinamento, che invece con questo decreto-legge vengono stravolti, a volte addirittura in modo ridicolo, mettendo il Presidente del Consiglio alle dipendenze di un'intesa con il ministro dell'interno e mettendo il ministro dell'interno in condizione di dipendere da un'attivazione da parte del direttore dell'UCIS, cioè con uno stravolgimento istituzionale sistematico che francamente genera vergogna istituzionale.
Siamo di fronte ad un pessimo modo di affrontare una materia di enorme rilevanza: la sicurezza personale.
Se dovessimo giudicare esclusivamente il merito di questo decreto-legge, la maggioranza e il Governo si meriterebbero un voto contrario. Tuttavia, tutti i gruppi dell'Ulivo si asterranno, in quanto vogliamo dimostrare quel senso di responsabilità che Governo e maggioranza di centrodestra non hanno saputo dimostrare.
A me dispiace aver ascoltato, in Commissione e anche durante lo svolgimento di funzioni istituzionali, la dichiarazione di voto della collega Mazzoni - che, chiaramente, era nel pieno diritto di esprimere il suo voto favorevole - che, con riferimento al lavoro svolto dall'opposizione su questo provvedimento, ha usato espressioni inaccettabili e indecenti; tanto più che sono state accompagnate dal silenzio totale nell'arco delle due giornate in cui abbiamo affrontato questa materia. Il fatto che, di fronte ad un ruolo costruttivo dell'opposizione, ad un tentativo di miglioramento dei testi legislativi facendosi carico di una comune responsabilità in una materia che non dovrebbe dividere maggioranza e opposizione, quale quella della tutela personale, vi sia stata la sordità e la cecità totale della maggioranza di centrodestra, mi amareggia non solo sul piano politico, ma anche su quello personale.
E c'è stato anche l'ultimo sbeffeggiamento, che non è stato rivolto a noi, ma ai carabinieri impegnati nel nucleo scorte di Roma e negli altri nuclei esistenti sull'intero territorio nazionale. Siete arrivati allo sbeffeggiamento consistente nel bocciare - anche con una serie di dichiarazioni sarcastiche, che ho ascoltato dai banchi di Forza Italia, da parte di un collega del quale non voglio fare il nome - anche l'ordine del giorno che impegnava il Governo «ad impartire le necessarie disposizioni affinché i carabinieri impegnati nel nucleo scorte di Roma e in altri nuclei sull'intero territorio nazionale possano finalmente avvalersi del buono pasto (...)». Non avete accettato neanche questo e, sinceramente, non vi sarebbe costato nulla!
Si è trattato dell'ennesimo e finale sfregio, che è stato espresso anche con modalità che mi hanno fatto un po' schifo. In questa occasione, non abbiamo ascoltato la voce del maresciallo-deputato Ascierto, sempre pronto ad alzarsi e a fare supposti comizi in nome dell'Arma dei carabinieri. Invece, quando si è trattato di votare l'ordine del giorno, non abbiamo sentito la sua voce, ma vi è stato il suo voto contrario espresso, tra l'altro, per interposta persona.
È stato ricordato che questo decreto-legge nasce dopo la tragedia dell'assassinio di Marco Biagi da parte delle Brigate
rosse. Abbiamo evitato, in tutti i modi, di utilizzare questa occasione come un'occasione di polemica politica e lo abbiamo fatto, ancora un volta, per senso di responsabilità.
Tuttavia, devo sottolineare che la memoria di Marco Biagi avrebbe meritato una diversa e migliore risposta di quella fornita a livello istituzionale (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, la discussione su questo provvedimento si svolge in un contesto particolare del nostro paese. Abbiamo letto e sentito le dichiarazioni un po' irresponsabili di qualche ministro; si tratta di dichiarazioni che scherzano con il fuoco, che fanno riferimento al dramma del terrorismo, tentando di utilizzarlo strumentalmente per colpevolizzare il conflitto sociale e il movimento sindacale, alludendo a ipotetiche connessioni esistenti tra lo scontro sindacale e sociale in atto in questo momento e le politiche del Governo.
Penso che queste siano scelte molto gravi, anche perché dall'altra parte il ministro della difesa non perde occasione per fare dichiarazioni, in termini tali da diffondere panico e paure, seminando un terrorismo virtuale - se così si può chiamare - davvero senza precedenti, al punto che ogni giorno deve essere smentito o, comunque, corretto dal ministro dell'interno. Che un ministro della difesa sfidi ripetutamente il proprio Governo ed il ministro dell'interno in un contesto come questo - il terrorismo ancora esiste nel nostro paese, come sul piano internazionale - è davvero irresponsabile e molto grave sul piano politico.
Noi, invece, abbiamo teso a rapportarci sul merito alle questioni che ci avete proposto, pensando che il terrorismo sia una cosa troppo seria e troppo grave per essere usata strumentalmente in termini di battaglia politica per fare un po' di propaganda o di demagogia; da altre parti, invece, il ministro dell'interno, sia al Senato sia alla Camera, in risposta ad una nostra interrogazione sulla vicenda Biagi, ha fatto appello all'unità nazionale. Neanche l'unità nazionale serve perché è ipocrisia e demagogia. Non è così che si affrontano seriamente i problemi del paese. Noi abbiamo cercato di star fuori da queste logiche, pur ritenendo di doverle continuamente denunciare, e di rapportarci decisamente al merito del provvedimento che nasce da una tragedia: l'uccisione del professor Biagi. Dunque, oltre alle necessarie risposte sulla ricostruzione dei fatti, che sono state fornite dopo l'esito drammatico, di cui tutti abbiamo dovuto prendere atto, e che - per la verità - non soddisfano granché, è evidente che questo Governo doveva dire o doveva tentare di fare qualche cosa. Nella risposta fornita dal Governo sulla ricostruzione della vicenda Biagi, il ministro ha sottolineato che è impossibile pensare di difendere o di proteggere tutti i cittadini che si sentono minacciati o che, effettivamente, lo sono. Questa è un'affermazione di buonsenso e credo che ognuno di noi ne abbia la consapevolezza. Purtroppo, la storia di questo paese dimostra che non sono le scorte e le misure di tutela a salvaguardare, in determinati momenti, la vita di qualcuno.
A maggior ragione, risulta drammaticamente ridicola l'idea di inserire in un provvedimento come questo l'operazione tutta clientelare di attribuire la qualifica di agente di pubblica sicurezza agli autisti dei ministri o dei sottosegretari. Si tratta di un'operazione biecamente clientelare che si è tentato di camuffare con l'esigenza di anticipare problemi di sicurezza. Siamo nel ridicolo.
Invece, esaminando seriamente le questioni, la ricostruzione di quella vicenda ci fornisce, sostanzialmente, alcune informazioni: il ministro impartiva direttive, imponendo drastiche riduzioni nelle scorte; i prefetti sentivano i comitati provinciali per
l'ordine e per la sicurezza, interpellando i carabinieri, i poliziotti e gli altri poteri rappresentati in quelle sedi; il dipartimento di pubblica sicurezza verificava se le scelte dei prefetti fossero giuste o sbagliate. Tutti si sono resi colpevoli di questa vicenda ma, in realtà, non c'era alcun colpevole. Per quanto potesse fare una scorta o una misura di tutela, è evidente che qualcosa, anche se non è risolutiva, può essere attuata, forse, in determinate situazioni.
Colpisce l'indeterminatezza delle responsabilità che, a mio parere, voi di fatto riproponete e, anzi, per qualche aspetto aggravate e drammatizzate con questo provvedimento che non era obbligatorio. Il ministro ci dice che la situazione si è determinata perché non vi erano parametri di valutazione comuni. Questi parametri di valutazione possono essere resi comuni.
In realtà, avevamo due prefetture e due questure che effettuavano una valutazione della gravità e un'altra prefettura che sceglieva diversamente: forse ha scelto diversamente solo ed esclusivamente perché pressata dal taglio del personale e delle scorte della propria provincia. Dunque, quando si agisce sul piano burocratico e non selezionando nel merito delle singole vicende questi sono i rischi.
Ora, se non è stato possibile rendere comuni questi diversi parametri di valutazione, se questi sono gli esiti a cui voi arrivate nella determinazione di una soluzione rispetto a quello che non ha funzionato in questa tragica vicenda, non sono convinta che la soluzione giusta possa essere questa dell'UCIS, quella che voi qui proponente. Non ne sono sicura, perché di fatto creeremo un nuovo ufficio in una logica di centralizzazione burocratica, il che non è detto non determinerà uno scaricabarile e, comunque, lascerà inalterati tutti i problemi di relazione, di coordinamento, persino di mediazione delle diverse figure che faranno parte di questo organismo, dal generale dell'Arma dei carabinieri al capo della polizia, un organismo in cui in modo assurdo vengono coinvolti due esperti non bene identificati.
Ma ancora, io penso che in questo provvedimento vi siano degli aspetti più gravi. Non ci sentiamo di dare lezioni, avete scelto questa strada - ripeto non sono convinta che sia quella giusta - per avere garanzie dal punto di vista delle responsabilità e della tempestività delle decisioni, come sarebbe necessario in queste occasioni. Tuttavia, voi scegliete una strada mentre noi non vi abbiamo proposto un modello alternativo: in ogni caso, vorremmo che fossero chiari quali sono i modelli verso cui volete andare. Qui scegliete la strada della centralizzazione e della burocratizzazione e, contemporaneamente, scegliete la strada della responsabilizzazione delle competenze e dei ruoli propri dei questori che sono previsti dalla legge.
Io penso che questo sia il punto politico che è stato disvelato in questa discussione con gli emendamenti proposti da noi e dai colleghi del centrosinistra. Pertanto, la questione assume un carattere, io ritengo, molto più grave perché, se, da una parte, non avete il coraggio di dichiarare che vorreste mettere in discussione definitivamente la legge n. 121 del 1981, perché i sindacati di polizia avrebbero qualcosa di serio dire di fronte a una prospettiva di questo tipo, allo stesso tempo, non fate nulla per farla funzionare e avete assistito impotenti ad un'assenza di coordinamento, per non parlare della competizione giornaliera che si determina fra le forze di polizia in ogni occasione, come nel caso delle indagini per l'omicidio Biagi (per esempio, le ricerche di carattere scientifico) ma anche nelle vicende di piazza come quelle che hanno riguardato Genova. Allora, ogni tanto rilevate che qualcosa non va, e questo coordinamento, che era alla base della legge di riforma della pubblica sicurezza, non solo non funziona, ma state facendo di tutto perché nulla cambi, anzi, probabilmente perché si torni ulteriormente indietro.
Ritengo questo sia un giudizio politico che merita un voto contrario, anzi, dirò di
più. Penso che in contemporanea a questo processo che noi leggiamo (speriamo comunque di sbagliarci ma questa è la lettura che diamo in questo momento) voi andate gradualmente a rafforzare, in un modo po' casuale e occasionale, anche i poteri dei prefetti. Dunque, la lettura che noi diamo è quella di un quadro in cui non funziona il coordinamento tra le forze dell'ordine, si deresponsabilazzano le figure di coloro che sono fin qui previste dalla legge vigente e in più si determina una graduale subalternità degli apparati dello Stato al potere politico. Questo è il disegno che noi leggiamo e, dunque, sia per il merito ma soprattutto per questo motivo il nostro voto sarà contrario (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, diversi colleghi sia durante la discussione sulle linee generali, sia in sede di dichiarazioni di voto finale hanno ricordato l'omicidio di Marco Biagi e l'emozione che suscitò nel nostro paese. Questo omicidio, però, ha provocato anche sconforto: è passato molto tempo dall'omicidio D'Antona e allora, come oggi, i responsabili sono ancora avvolti dal mistero.
Oggi, riguardo alle inchieste sull'omicidio di Marco Biagi, vi è un silenzio che ci auguriamo serva a coprire un'operosità in grado di perseguire quel risultato che tutto il nostro paese si attende. Se così non fosse, passerebbe un segnale di impunità rivolto proprio verso gli assassini che hanno colpito due persone perbene ed importanti per la nostra comunità civile.
È giusta e sacrosanta - lo dico sul serio - l'attenzione che la comunità internazionale ed anche il nostro paese dimostrano nei confronti del pericolo costituito dal terrorismo internazionale. Ciò non deve assolutamente far abbassare la guardia nella prevenzione e nella lotta contro il terrorismo interno. Ho richiamato anch'io l'omicidio di Marco Biagi perché anche questo provvedimento, in qualche modo, nasce dall'esigenza di rispondere ad uno sconcerto che si trasformò in indignazione quando gli italiani seppero che, da mesi, Marco Biagi era sottoposto ad un servizio di scorta, perché proprio poco tempo prima questo servizio gli era stato inspiegabilmente revocato. Tutto ciò, nonostante vi fosse stata una nota pubblica dei servizi di sicurezza - peraltro, resa ancora più pubblica, pochi giorni prima dell'omicidio di Marco Biagi, dal settimanale Panorama -, che indicava figure, come quella del professor Biagi, particolarmente a rischio di attentati terroristici.
Naturalmente, nonostante le promesse del Governo e del ministro dell'interno e, nonostante le inchieste interne e non solo, non si è arrivati a rispondere alla domanda circa le responsabilità di chi tolse il servizio di scorta al professor Biagi. Vi è stata una sorta di autoassoluzione generale, all'italiana, che ha lasciato intatte l'inquietudine e l'indignazione di quei giorni. Adesso il Governo propone l'istituzione di una nuova struttura, l'UCIS: ciò significa che, effettivamente, il Governo ammette che qualcosa di serio, in quella ed in altre occasioni, non aveva funzionato. Il Governo tende a dire al Parlamento e al nostro paese che questa struttura, o anche questa struttura, potrebbe garantire che quelle gravi lacune - poiché è in gioco la vita di esseri umani - non accadano più. Voi ci state dicendo questo, ma nel testo del decreto-legge che la Camera ha esaminato vi sono incongruenze e clamorose contraddizioni che non ci danno affatto questa garanzia e cioè che il meccanismo che viene allestito, effettivamente, sarà in grado di funzionare e di dare una risposta rassicurante; ciò a partire proprio dall'atteggiamento tenuto dalla maggioranza e dal Governo. Perché si è voluto utilizzare un decreto-legge? Perché questa blindatura finale? In Commissione e nel Comitato dei nove, fino ad un certo punto avevamo intravisto un atteggiamento più disponibile, in seguito si è verificata una chiusura che ha portato persino alla reiezione degli emendamenti
più ragionevoli, compresi quelli posti come condizione dal Comitato per la legislazione.
Riteniamo positivo il fatto che in questo provvedimento si preveda un livello di coordinamento che prima non sussisteva e che include anche i servizi di sicurezza; riteniamo invece negativo che vi sia una confusione sulla catena di comando. La legge n. 121 del 1981 - che è stata richiamata pochi minuti fa, ancora una volta, dalla collega Mascia - viene continuamente tirata da una parte o dall'altra, quando invece è espressione di un equilibrio che andrebbe assolutamente salvaguardato e in grado, per se stessa, di garantire la funzionalità dei servizi di sicurezza.
Anche il provvedimento su cui stiamo per votare non è esente dalla tentazione di tirare da una parte o dall'altra, quindi di snaturare l'equilibrio della legge n. 121 del 1981. Assolutamente negativo, come abbiamo affermato a più riprese questa mattina, è l'articolo 5-bis del provvedimento che grida vendetta anche e soprattutto per essere stato inserito in un provvedimento che dovrebbe prevedere garanzie per la sicurezza collettiva. L'articolo richiamato, al contrario, si preoccupa soltanto di consentire a quei sottosegretari o alle cosiddette personalità di Governo che non vengono poste sotto scorta o tutela perché l'UCIS potrebbe non ravvisare pericoli per la loro incolumità, di farsi belli in giro per la città, di scorrazzare con le auto blu con la sirena, manifestando in modo stupido uno status symbol. È una questione particolarmente grave!
Con queste gravi lacune, con queste clamorose incongruenze e con questi errori molto seri dovremmo fidarci ad occhi chiusi di ciò che oggi il Governo ci dice? Non lo possiamo fare. Proprio non ci fidiamo di un Governo che, sui temi delicati della sicurezza pubblica, ha dato, fin dall'inizio del suo mandato, una pessima prova di sé. Dalle vicende del G8 di Genova, alla decisione di togliere la scorta a magistrati impegnati in prima fila nella lotta contro la mafia e la criminalità (oggi, una parvenza di servizio di scorta viene fornita anche a chi non ne ha bisogno), all'elusione grave delle responsabilità di chi decise di togliere la scorta armata a Marco Biagi, alla grave ed inquietante mancanza di equilibrio che il Governo Berlusconi ha dimostrato di fronte alla delicata vicenda di Napoli quando il Governo intese schierarsi con la polizia contro i magistrati, determinando divisioni laddove invece bisognava creare armonia e rassicurazione, fino alle vicende di questi ultimi giorni.
Parlo del dissidio tra il ministro Martino ed il ministro Scajola, che comunica insicurezza agli italiani, con riferimento alla richiesta di informazioni sui lavoratori in sciopero (in Italia non accadeva da decenni) ed a quanto è stato affermato ieri in quest'aula, e riportato oggi dai giornali, dallo stesso ministro Scajola; quest'ultimo, in particolare, ha affermato che il clima di scontro creatosi sulle politiche del lavoro e la spaccatura del movimento sindacale possono suscitare tensioni e creare terreno favorevole al sorgere di atteggiamenti terroristici. Queste parole, pronunciate in un'aula del Parlamento, sono gravi non solo perché si tenta di criminalizzare il dissenso e la normale dialettica politica e sociale (in Italia non accade da decenni), ma perché con tale atteggiamento si vogliono diffondere nel paese ulteriori tensioni ed insicurezze, mentre servirebbe, da parte di un Governo serio, se questo fosse un Governo serio per quanto riguarda il tema della sicurezza collettiva, una mano ferma, ma serena nei confronti degli italiani.
Nonostante questo, nonostante il Governo Berlusconi abbia dato e stia dando questa pessima prova di sé sui temi della sicurezza, avremmo sinceramente voluto condividere un provvedimento che potrebbe costituire un tassello nella lotta contro il terrorismo.
Voi non lo avete voluto, e concludo signor Presidente, perché avete preferito mostrare una sciocca supponenza, dimostrare autosufficienza nel respingere tutti gli emendamenti proposti dall'opposizione, affermando di non aver bisogno del nostro concorso o di un libero confronto di
merito; sui temi della lotta al terrorismo, invece, tutte le forze politiche e sociali debbono essere unite.
Il Governo, per primo, avrebbe dovuto sentire l'esigenza di un coinvolgimento di tutto il Parlamento.
Decretazione d'urgenza, chiusura in sede di conversione del decreto-legge - il tempo non mancava per un esame più approfondito di fronte ad un'opposizione che non ha inteso ritardare l'approvazione del provvedimento -, tutto questo porta anche il mio gruppo ad esprimere una posizione di astensione, determinata in primo luogo dall'atteggiamento di chiusura del Governo, oltre che dalle contraddizioni, dagli errori e dai gravi limiti che il provvedimento, che poteva essere più chiaro e quindi più utile, poteva determinare (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buemi. Ne ha facoltà.
ENRICO BUEMI. Signor Presidente, il gruppo Misto-Socialisti democratici italiani avrebbe voluto esprimere voto favorevole su questo provvedimento che si ritiene necessario per conferire maggiore efficacia all'azione di tutela di obiettivi sensibili e a rischio. Questo provvedimento, che prevede un maggior coordinamento fra gli organi preposti alla sicurezza, andava, e sicuramente va, in quella direzione. Vi sono però, all'interno del provvedimento, eccessi di carattere folkloristico: lampeggianti blu, autisti e agenti di pubblica sicurezza, molte esternalità assolutamente non necessarie, mentre sappiamo che le misure concrete da assumere devono essere sempre meno evidenti, sempre più efficaci e penetranti, riservate, poiché è nella prevenzione che si gioca la partita vera in questo settore.
Vi sono anche, all'interno di questo provvedimento - l'esame del resto lo ha dimostrato - limiti che derivano dalla difficoltà di organizzare un lavoro proficuo e di confronto fra le componenti della maggioranza e l'opposizione. È un lavoro che ha trovato difficoltà non soltanto nel corso dell'esame di questo provvedimento, ma anche nell'ambito del normale lavoro della nostra Assemblea. Vi è una sorta di approssimazione e molta superficialità nei provvedimenti che il Governo ci sottopone e vi è anche una subalternità ormai permanente della maggioranza rispetto ai provvedimenti adottati dal Governo, nei confronti dei quali non si riesce ad assumere alcuna capacità di critica.
Questo provvedimento, signor rappresentante del Governo, è una misura che avremmo voluto approvare, perché riteniamo che al suo interno vi siano contenuti condivisibili nella direzione di una maggiore efficacia in questo settore.
I limiti che sono stati evidenziati non ci portano tuttavia ad esprimere un voto su tale provvedimento e per questa ragione esprimiamo una posizione di astensione, pur nel convincimento che si compia un passo in avanti in una direzione giusta (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, il gruppo della Lega nord Padania esprime voto favorevole sul provvedimento in esame relativo a disposizioni in materia di sicurezza personale. Ricorda altresì il programma elettorale che, tra i punti qualificanti, aveva la sicurezza dei cittadini e di sicurezza in questo provvedimento si parla, soprattutto in relazione a quei cittadini che sono maggiormente impegnati nell'attuazione del programma che è stato supportato dal voto popolare e che quindi sono anche i più esposti ad eventuali ritorsioni ed attentati.
In questo provvedimento si prevedono nuove forme di coordinamento istituzionale, nonché l'istituzione di nuovi organismi, al fine di garantire i cittadini impegnati in ruoli soggetti al pericolo di ritorsioni fra le più svariate.
Per questi motivi, il gruppo della Lega nord Padania respinge tutte le accuse
strumentali che, nel corso di questa mattinata, la sinistra ha esposto, ed in particolare quei tentativi di ricordare responsabilità legate al triste episodio in cui è stato ucciso il professor Biagi.
Ricordo, infatti, relativamente alla sua scorta, che, alla fine della XIII legislatura - quindi, con il centrosinistra al Governo - tale scorta era stata revocata. Ma senza entrare in queste polemiche che lasciano il tempo che trovano - anzi, queste considerazioni devono impegnare maggioranza e minoranza per evitare che in futuro si ripetano simili eventi -, vogliamo ricordare le gravi responsabilità della stessa sinistra proprio in termini di mancata sicurezza dei cittadini per le scelte politiche attuate nella scorsa legislatura.
Da ultimo, vorrei sottolineare un aspetto del contenuto del decreto-legge in esame, anche se meno importante e più marginale: l'attribuzione della qualifica di pubblica sicurezza agli autisti di persone, cittadini italiani impegnati in ruoli di responsabilità governativa. Qualcuno ci chiedeva quale fosse la ratio di questa scelta. Molto francamente, vorrei ricordare che per noi è meglio avere qualche decina di cittadini italiani armati in più, magari impegnati a difendere altri cittadini italiani che hanno responsabilità governative, che non continuare ad assistere ad atteggiamenti tolleranti nei confronti delle decine di migliaia di stranieri che, grazie a determinate leggi - che tristemente, molto spesso, ricordiamo in quest'aula - sono entrati nel paese per delinquere. Meglio qualche cittadino italiano armato in più di qualche albanese che continua, nella tolleranza anche di certa parte della magistratura, ad adoperare impunemente le sue armi da fuoco contro i nostri cittadini.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
MICHELE SAPONARA, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICHELE SAPONARA, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho seguito con grande attenzione e rispetto il dibattito che si è svolto in quest'aula, che ha avuto toni alti e, purtroppo, anche toni bassi, allorché argomenti pur validi, pur dignitosi, sono stati accompagnati da attacchi al Governo che, evidentemente, io ritengo eccessivi e che lamento.
Ma io sono abituato a registrare solo le cose positive e, quindi, do atto all'opposizione delle conclusioni cui è pervenuta...
GRAZIELLA MASCIA. Non tutta!
MICHELE SAPONARA, Relatore. ...di condivisione, seppure sommariamente e di principio, dell'impianto di questo decreto, pur - o proprio per questo - parlando di astensione.
RAMON MANTOVANI. Non tutti!
MICHELE SAPONARA, Relatore. L'opposizione ha enfatizzato - troppo, dico io - il parere del Comitato per la legislazione. Durante la discussione sulle linee generali, ho risposto spiegando come il non seguire quel parere non rappresenti un vulnus istituzionale o costituzionale, come l'impianto del decreto-legge sia pienamente valido e risponda alla ratio che lo ha ispirato.
Certo, vi sono censure estetiche, letterali. È stata manifestata l'esigenza di una maggiore sobrietà in alcuni punti del provvedimento; tuttavia, questo, che può essere, ovviamente, un esercizio letterario, estetico, non incide sul decreto-legge. Vi sono stati accenni un po' demagogici, a dire il vero, allorché si è enfatizzato sull'espressione «alte personalità», quasi che la tutela fosse assicurata esclusivamente alle alte personalità, laddove nell'articolo si dice: ogni persona che si trovi in condizioni di rischio.
L'onorevole Sinisi, allorché si parlava di magistrati, voleva introdurre con un emendamento la partecipazione di alcuni magistrati alla commissione. Se si legge con attenzione, l'articolo 5 recita: Per le
questioni di sicurezza relative a magistrati partecipa anche il procuratore generale della Repubblica presso la corte di appello competente per territorio.
Quindi, verso i magistrati vi è un rispetto, se non uguale, maggiore rispetto agli altri, atteso che è presente un loro rappresentante.
Il decreto-legge, dunque, è valido. Il ministro ha ritenuto di fare ordine in una situazione in cui ordine non vi era, tant'è vero che quanto è stato lamentato, sia per la revoca della scorta ai magistrati sia per la vicenda del povero Biagi, era opera di un Governo precedente che non aveva ordinato la materia.
Noi riteniamo di essere riusciti, con il provvedimento al nostro esame, a mettere ordine. Esiste una struttura composita; c'è il coordinamento anche con i servizi di sicurezza; ci sono il ministro, il Dipartimento e l'UCIS; c'è una commissione consultiva; c'è un ufficio per la sicurezza presso ogni provincia: tutta la mappa, dunque, è completa. Riteniamo di aver realizzato un buon provvedimento.
Colgo l'occasione per preannunciare il nostro voto favorevole e mi permetto di chiedere ai colleghi che hanno dichiarato di astenersi di modificare tale scelta e di esprimere un voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
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