Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 165 del 26/6/2002
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DICHIARAZIONI DI VOTO FINALE DEI DEPUTATI MICHELE TUCCI E FEDERICO BRICOLO SUL DISEGNO DI LEGGE DI RATIFICA N. 1927

MICHELE TUCCI. Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, il gruppo dell'UDC (CCD-CDU) voterà a favore del provvedimento.
L'accordo sottoscritto il 27 luglio 2000 dai ministri della difesa di Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Svezia per facilitare la ristrutturazione e le attività dell'industria militare europea concorre a definire l'identità europea nel campo della sicurezza e della difesa, accelerando il processo di razionalizzazione e concentrazione dell'industria attraverso un comune quadro normativo.
L'accordo - com'è noto - riguarda paesi che, nel settore della ricerca per la produzione e la vendita di armamenti, rivestono un carattere di primaria importanza. L'Italia, alla progressiva europeizzazione delle problematiche inerenti la sicurezza e la difesa, sta dando un forte e convinto contributo, in ciò sostenuta dalla stragrande maggioranza delle forze politiche rappresentate in Parlamento.
Noi siamo convinti che la costruzione di un'Europa della difesa rappresenti la migliore tutela del nostro interesse nazionale e, nel contempo, la costruzione del pilastro europeo della NATO.
In tal senso il Governo sta operando perché il nostro paese sia presente in tutte le iniziative di integrazione europea, anche se non sempre il nostro quadro giuridico ed amministrativo è adeguato per ben operare in quel contesto.


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Si impone, quindi, un tempestivo adeguamento della normativa nazionale.
Dall'epoca della definizione della disciplina in vigore, che avvenne sul finire degli anni ottanta, è intervenuta, a livello mondiale ed europeo, una profonda trasformazione del quadro strategico e militare. D'altronde, anche lo specifico mercato della difesa ha più volte messo in luce i limiti dell'attuale normativa nel far fronte ad uno scenario che la legge n. 185 del 1990 non poteva certamente prevedere.
Un'inadeguatezza che si è manifestata nel gestire il complesso fenomeno della formazione delle società transnazionali per la difesa, che richiede capacità a razionalizzare e specializzare le unità produttive secondo una logica di efficienza industriale, potendo far circolare le parti prodotte fra i diversi stabilimenti e considerando l'area dei paesi aderenti all'Accordo come un mercato unitario.
Parliamo, quindi, di una necessità di adeguamento normativo che era già emersa negli scorsi anni, tanto da indurre il Governo D'Alema a presentare, nel 2000, un disegno di legge (atto Senato n. 4431), volto ad aggiornare la legge n. 185 del 1990.
Noi riteniamo, pertanto, che si renda necessaria l'approvazione di questo provvedimento per consentire al nostro paese di partecipare attivamente al processo di integrazione di questo delicato settore di attività, nel quale la nostra industria deve essere posta nelle condizioni di potersi presentare al meglio ai programmi di coproduzione.
Pur tuttavia non vi è dubbio che debba confermarsi la piena validità dei principi informatori della legge n. 185 del 1990, una legge ritenuta da tutti severa e rigida e che per questo ha fatto del nostro paese uno dei più avanzati al mondo per aver provveduto a regolare il commercio delle armi nel rispetto dei diritti umani, della promozione della pace e della trasparenza.
L'unione non deve solo attuare una politica estera e di sicurezza comune, deve elaborare anche una politica in materia di armamenti, che si pone proprio perché alcuni degli Stati membri sono tra i principali produttori legati al settore della difesa.
La dichiarazione di Petesberg all'UEO del giugno 1992 prevede che, oltre al contributo alla difesa comune, conformemente ai trattati della NATO e dell'UEO, quest'ultima ha il compito di mantenere e ripristinare la pace, effettuando operazioni di aiuto umanitario.
Ciò richiede che gli organismi interessati, europei e nazionali, pianifichino e sviluppino, coerentemente ad un principio: «L'Europa deve esprimere sempre più la propria capacità operativa di impedire e gestire eventuali conflitti, anche attraverso il controllo della produzione di armamenti».
Noi siamo convinti che questo principio riguardi l'identità europea, il suo profilo storico, civile, etico, le sue radici, il modo in cui ha preso forma e si è riconosciuta in se stessa.
Recentemente il Santo padre ha espresso la preoccupazione che non si possa pensare l'Europa prescindendo dalla fede di tanti suoi cittadini. Il richiamo del Santo padre alla radice religiosa del nostro continente va inteso come coscienza e maturità civile.
Ci sono molti modi di interpretare questa storia e questa identità, ma non vi è nessuna possibilità di ignorarla o di nasconderla a noi stessi.
Noi vogliamo ricordare che la legge n. 185 del 1990 fu ottenuta anche grazie all'impegno tenace della campagna «Contro i mercanti di morte», cui parteciparono le ACLI, il Movimento Mani Tese, Missione Oggi e Pax Christi.
Oggi questo Parlamento non può e non deve assumersi la responsabilità di allargare le maglie del controllo della vendita delle armi, con tutti i rischi che ne conseguono.
Riteniamo, pertanto, di impegnare il Governo a farsi promotore in Europa di un'iniziativa volta a una maggiore severità nel controllo del commercio di armi.
Non può sfuggire il rischio che corriamo nei confronti di quei paesi che hanno normative e politiche estere differenti da quella italiana, molte volte meno rigorose.
Il rilascio della licenza globale di progetto, non deve equivalere ad un'abdicazione


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di sovranità e responsabilità e rappresentare il rischio di conferire una delega in bianco sulla scelta delle destinazioni finali al paese con cui si coproduce, senza che poi si possa controllare nulla nel merito.
Per questo riteniamo di impegnare il Governo a:
applicare l'autorizzazione globale di progetto solo a programmi congiunti realizzati con industrie di paesi parte dell'accordo (e che, quindi, si sono impegnati a definire assieme la lista di destinazioni lecite). Man mano che nuovi paesi aderiranno, la licenza potrà essere automaticamente estesa anche a questi ultimi;
applicare l'autorizzazione globale di progetto solo a programmi sicuri di coproduzione intergovernativa, che permettano un controllo a priori e una conoscenza dell'affidabilità dell'industria coinvolta nella coproduzione;
assicurarsi che, per ottenere la licenza globale di progetto, l'operatore debba indicare il numero dei pezzi, il loro valore, l'industria e il paese cui è destinato ciascun pezzo e una volta conosciuto, il paese di destinazione finale. Una volta che il pezzo esce dall'Italia l'industria, senza passare per le complesse procedure autorizzatorie, dovrà semplicemente comunicarlo al Ministero della difesa, che ne controllerà l'aderenza al programma di coproduzione e la rispondenza con quanto registrato alla dogane;
richiedere, una volta che il programma è concluso, nel caso in cui il materiale venga assemblato in un altro Stato parte, che le autorità di tale paese comunichino tempestivamente alle nostre la destinazione finale del bene coprodotto.

Nel confermare il voto favorevole dei deputati del nostro gruppo, vogliamo affermare che, quanto più elevato sarà il grado di trasparenza e di controllo, minori saranno i rischi di deviazione e maggiore il grado di democraticità del processo di costruzione di una politica estera e di difesa comune.

FEDERICO BRICOLO. Intervengo per annunciare il voto favorevole dei deputati del mio gruppo, la Lega nord Padania, su questo provvedimento, che mira a permettere l'integrazione dell'industria italiana dei materiali d'armamento nei grandi consorzi che a livello europeo progettano, sviluppano e producono sistemi d'arma complessi, ad alta tecnologia, come aerei da caccia, carri armati, elicotteri e missili. Lo fa disponendo un regime semplificato per le autorizzazioni collegate al transito delle componenti ed all'esportazione dei prodotti finiti verso paesi terzi.
È importante ricordare all'Assemblea che esportare è, per le industrie che operano nel comparto degli armamenti, una condizione essenziale per produrre a prezzi competitivi e che le conseguenze dell'approvazione di questo provvedimento avranno una ricaduta estremamente positiva per molti soggetti. In primis, per le Forze armate italiane, che a lungo termine beneficeranno di prodotti a più basso costo; poi per le imprese italiane ad alta tecnologia, che eviterebbero di essere tagliate completamente fuori dai grandi programmi europei nel settore dei materiali d'armamento; per il sistema paese tutto, che potrebbe beneficiare del mantenimento sul suolo nazionale di specialità produttive ad elevato valore aggiunto, quali generalmente sono quelle collegate alla difesa ed all'aereospazio.
Di contro, onorevoli colleghi, non approvare questo provvedimento escluderebbe il nostro paese dai progetti europei attuali e futuri, penalizzando pesantemente le nostre aziende e condannando la difesa italiana a comprare successivamente prodotti finiti dai partner europei o dagli Stati Uniti, chiaramente a maggior costo.
Per far questo, è necessario apportare alcune modifiche alla restrittiva legge n. 185 del 1990, che regolava le esportazioni di materiali d'armamento e che penalizzava fortemente le nostre aziende.
Questo, però, non vuol dire che la normativa è stata resa più permissiva, a dispetto di quanto sostengono alcuni in quest'aula e le molte associazioni pacifiste, quelle - per capirci bene - che sono controllate dal centrosinistra e che hanno cercato di fare lobby contro questa legge.


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Il provvedimento, infatti, si limita a snellire le procedure autorizzative, la cuilentezza ha rappresentato per anni un serio ostacolo alle esportazioni nazionali nei comparti aereospazio e difesa.
Questo accordo, in effetti, contrariamente a quanto ci vogliono far credere alcune frange del centrosinistra, afferma chiaramente che nessun sistema prodotto in comune potrà essere ceduto a Stati i cui regimi siano in guerra o comunque responsabili di violazioni pubblicamente accertate dei diritti umani.
Mi preme, dunque, evidenziare, anche in questo settore, l'incongruenza del centrosinistra, un centrosinistra a due facce: prima, con il Governo Amato, firma l'accordo, poi, in Commissione, con l'onorevole Minniti porta avanti l'esame del provvedimento, poi, in aula, cambia idea e vota contro la ratifica dell'accordo. Incredibile! Questo a riprova di come il centrosinistra non abbia una politica estera coerente ma come - addirittura, e lo abbiamo visto in questa discussione - non sia unito e coerente su un tema come quello della cooperazione europea.
Un Ulivo, dunque, ipocrita e contraddittorio, che nelle piazze e in tv si professa convinto europeista e in Parlamento, alla resa dei conti, oggi cambia rotta andando contro l'Europa.
Vedete, contestare certe scelte operate in modo arbitrario dall'Europa, che penalizzano i nostri popoli e la nostra economia, come ha fatto alcune volte il mio gruppo con responsabilità e coscienza, non vuol dire non accettare l'idea dell'Europa unita, come voi, in modo demagogico, avete cercato di far credere agli italiani. La dimostrazione è il voto di oggi: noi votiamo a favore della cooperazione europea e, esprimendo un voto favorevole, tuteliamo le nostre aziende e la nostra economia; voi votate contro, dunque siete contro la cooperazione europea, contro le nostre aziende, contro la nostra economia. Con questo voto dimostrate a tutti gli italiani, una volta per tutte, che le vostre posizioni - anche quelle più sbandierate - non sono convinte ma sono pretestuose e, di conseguenza, questo voto dimostra chi è a favore e chi contro l'Europa: voi siete contro.

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