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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Alia. Ne ha facoltà.
GIAMPIERO D'ALIA. Signor Presidente, intervengo solo per annunciare il voto favorevole del gruppo dell'UDC (CCD-CDU), rinviando per le motivazioni a quanto già esposto in sede di prima lettura del provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Ne ha facoltà.
SESA AMICI. Signor Presidente, annuncio molto brevemente il voto contrario a questo provvedimento, anche perché sia la discussione sulle linee generali sia l'esame degli emendamenti hanno testimoniato, con grande completezza di argomenti, le motivazioni che sono alla base del nostro voto contrario. Dunque, mi soffermerò su due aspetti in particolare.
Il disegno di legge recita: «Delega per la riforma dell'organizzazione del Governo e della Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché di enti pubblici». In effetti, il presente provvedimento, dietro questo titolo, contiene ben altro; infatti ci siamo trovati di fronte ad un disegno di legge che contiene la richiesta di ben 12 deleghe nelle quali, spesso, non sono contenuti neanche i principi direttivi che abbiamo richiamato. Si tratta di vere e proprie deleghe in bianco.
Inoltre, il tentativo di inserire questo appesantimento nell'idea della delega pone un problema che riguarda l'insieme del Parlamento il quale, di fatto, viene espropriato della discussione. Se andiamo avanti di questo passo qualcuno può giustamente ritenere che il Parlamento abbia poca ragione d'essere, se non per alcuni punti centrali quali la legge finanziaria e il bilancio.
Del resto, vorrei ricordare a me stessa e agli altri colleghi che abbiamo ricevuto un richiamo istituzionale molto forte da parte del Presidente della Repubblica, Ciampi, il quale ci ha ricordato che, in alcuni disegni di legge, vengono inserite questioni omnibus, aventi poca attinenza con l'oggetto di cui siamo chiamati a discutere. Si pone, dunque, un problema di correttezza istituzionale.
Oltre alle motivazioni testé ricordate, il problema di fondo è che, a nostro avviso, quando nell'articolo 1 si prevede un tentativo di riforma della legge n. 59 del 1997, dietro quella richiesta di poter riorganizzare il Governo e la Presidenza del Consiglio dei ministri, si sia voluto nascondere ben altro. La legge n. 59 si fondava su un equilibrio molto complesso di riforma di parti dello Stato, all'interno di un progetto di Costituzione invariata. Ciò rappresentava un tentativo di ottenere quella famosa efficienza ed efficacia dei punti alti dell'amministrazione, alla quale tiene tanto anche il ministro Frattini.
Voi, con questo provvedimento, avete continuato a decidere come se la modifica del titolo V della Costituzione fosse ancora un processo in itinere, mentre ormai tale processo si è concluso con l'approvazione anche mediante referendum. In tutto ciò vi è il rischio di caos istituzionale.
Infatti, non vorremmo ritrovarci a dover esaminare in aula provvedimenti che abbiamo già discusso perché, magari, nell'attuazione del titolo V della Costituzione, vi sono provvedimenti di competenza esclusiva delle regioni, mentre qui si continua a pensare ad un'idea centralistica dello Stato.
Questo è reso tanto più evidente - e mi avvio alla conclusione - proprio dall'intervento del collega Acquarone che, ricordando l'aspetto specifico della richiesta di delega in materia di agricoltura, ha messo di fronte a tutti noi argomentazioni che non sono soltanto di buonsenso ma che evidenziano un elemento di contraddizione di questo provvedimento: legiferiamo e chiediamo la delega su una materia già modificata dal titolo V della Costituzione.
Allora, cosa c'è dietro tutta questa voglia di procedere in maniera - uso un termine forte - un po' selvaggia e raffazzonata? Si dà la sensazione che, quando cambia il Governo, l'imprimatur, nelle funzioni e nelle deleghe, non sia l'efficienza e l'efficacia ma la titolarità politica. Si tratta di un errore dal punto di vista dell'etica della responsabilità e dell'etica pubblica. Ciò è testimoniato soprattutto dalle disposizioni
relative ai beni culturali: l'atteggiamento verso gli emendamenti presentati, l'intera discussione ed anche l'attualità degli argomenti testimoniano che, in questo campo, c'è la preminenza di una falsa titolarità politica piuttosto che l'intenzione di lavorare nel merito su aspetti che attengono - questi sì - all'insieme delle questioni generali.
Sono questi gli argomenti che, insieme alla discussione svolta finora sull'inappropriata richiesta di delega all'articolo 13, ci inducono ad esprimere con convinzione un voto contrario sul provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, sarò breve, come del resto sono sempre stato in questa materia. Per maggiore brevità mi richiamo agli interventi che io stesso e le colleghe e i colleghi del centrosinistra abbiamo pronunciato nel corso dell'esame del provvedimento.
Annuncio, quindi, il voto contrario della componente dei Verdi su questo provvedimento che stiamo esaminando in seconda lettura. Concludo richiamandomi a quanto ho detto durante l'intervento svolto oggi in quest'aula sul primo emendamento: noi ci siamo trovati di fronte a disposizioni che sono state profondamente modificate, in alcune parti, dalla maggioranza di centrodestra al Senato, con l'introduzione, addirittura, di interi nuovi articoli. Su questa materia non abbiamo cercato soltanto di esprimere posizioni critiche ma, nell'ambito di un corretto confronto parlamentare, noi gruppi del centrosinistra, con i colleghi di Rifondazione comunista, abbiamo cercato, quantomeno, di migliorare le disposizioni. Sull'articolo 13 siamo arrivati al paradosso: un emendamento che prevedeva l'espressione del parere parlamentare sugli schemi di decreto legislativo è stato respinto e, poi, il Governo è stato costretto - e io ne prendo atto positivamente - a preannunciare l'impegno politico a fare ciò che si era bocciato, poco prima, in sede di esame degli emendamenti. E questo vale anche per gli ordini del giorno che sono stati accolti.
Tutto ciò si verifica perché la maggioranza di centrodestra ed il Governo hanno eretto un muro frontale nei confronti di qualunque proposta emendativa, anche riferita agli articoli totalmente nuovi introdotti dalla maggioranza di centrodestra al Senato. Concludo, quindi, con una riflessione ancora più preoccupata, rispetto a quella con la quale avevo introdotto il dibattito sul primo emendamento: non si può, fuori da quest'aula, continuare a chiedere all'opposizione di assumere un atteggiamento - tra virgolette - costruttivo, di confronto parlamentare sul merito, facendo propaganda sui mass media in questi termini e, poi, all'interno di quest'aula, respingere totalmente gli emendamenti, perfino quelli che politicamente si dichiara di condividere.
Questo è un pessimo modo di affrontare il confronto parlamentare. È un pessimo modo di rapportarsi con l'opposizione. Noi continueremo a portare avanti il nostro impegno, che è critico - anche radicalmente critico - ma, al tempo stesso, costruttivo. Ma questo impegno costruttivo ha trovato la sordità totale da parte della maggioranza di centrodestra e del Governo: si tratta di un esempio assolutamente negativo. Anche per questo motivo, noi esprimeremo un voto contrario sul provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saponara. Ne ha facoltà.
MICHELE SAPONARA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo di Forza Italia voterà a favore di questo provvedimento ed io faccio riferimento alle motivazioni illustrate nel corso della discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.
PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo provvedimento si aggiunge agli altri che questa nuova maggioranza ha voluto adottare dopo la vittoria elettorale per riorganizzare e meglio oliare la macchina dello Stato.
L'ispirazione che sorregge queste leggi si rifà a un principio molto elementare, per cui chi ha ricevuto dagli elettori la facoltà di governare deve avere il diritto di operare rapidamente, o meglio, è obbligato a rimuovere tutte quelle norme che impediscono la realizzazione di un programma che ha ricevuto il consenso degli elettori.
Cari colleghi della sinistra, per voi le cosiddette «Bassanini» sono norme perfette che debbono andare bene a qualsiasi maggioranza che governi il nostro paese. Noi della Lega nord Padania non siamo di questa idea, non solo perché nella passata legislatura abbiamo fortemente osteggiato le varie «Bassanini», ma perché riteniamo che molte delle questioni toccate da questo provvedimento possano trovare quelle soluzioni con le quali la Casa delle libertà si è presentata agli elettori. In particolare, attendiamo dal Governo quei provvedimenti che in materia di beni culturali e ambientali possano dare alle regioni quelle competenze che una politica miope della sinistra ha sempre negato e impedito, anche in questo settore fondamentale della salvaguardia dei patrimoni storici che caratterizzano i tanti popoli che vivono in Italia, la formazione delle varie identità e culture.
Per questi motivi, signor Presidente, il gruppo della lega nord Padania voterà a favore di questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, «ruberò» pochi secondi solo per dire che il nostro voto è, naturalmente, contrario, ma anche per sottolineare che questo voto non è soltanto contro l'uso spregiudicato delle deleghe che ancora una volta questa maggioranza e questo Governo si accingono a fare. Non si tratta soltanto di un voto contrario al merito di cui abbiamo avuto modo di discutere, ma in questo senso sottolineo che di questo merito abbiamo avuto poca possibilità di discutere perché è tutto molto incerto. Dunque, è un voto politico che sottolinea un problema di democrazia che si consuma ogni volta in questo Parlamento e oggi, in particolare, laddove ci chiedete dodici deleghe in bianco.
L'altra ragione si riferisce alla ministra delle pari opportunità. Questa signora si è vista, come è stato sottolineato, più nei talk show televisivi che in questo Parlamento. Credo che questo da solo meriti un giudizio politico, perché l'onorevole Prestigiacomo è ministro di questa Repubblica e anche perché in questo paese e nel mondo qualcuno si è posto il problema di compensare quel gap che sta tra i diritti formali e i diritti sostanziali, in particolare, per quanto riguarda le donne. Alla rimozione degli ostacoli sociali, politici e culturali che si frappongono al pieno dispiegarsi dei diritti costituzionali si è lavorato da parte di tante persone e di tante donne, soprattutto in questi anni, e gli strumenti di cui c'eravamo dotati erano il frutto di questo lavoro. Evidentemente, di questo problema la ministra non ha una grande sensibilità, oppure non avverte o non è sensibile alla crisi politica e in particolare, alla crisi di rappresentanza delle donne rispetto alle istituzioni. Devo dire che, evidentemente, non è neanche molto esperta di relazione fra donne e preferisce perciò una comunicazione a senso unico che passa attraverso gli schermi televisivi e che pone le donne come soggetti passivi, una comunicazione a senso unico che sottende, comunque, una logica autoritaria. Io penso che questo voto rappresenti anche il giudizio di quello che è stato fin qui il suo operato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, voi state per approvare un disegno
di legge brutto, brutto, brutto. Questo disegno di legge è così brutto perché è stato una sorta di treno al quale il ministro, il sottosegretario o la lobby di turno hanno voluto attaccare il proprio vagoncino, tant'è vero che abbiamo norme che non c'entrano niente: vedi quella della incompatibilità e delle ineleggibilità.
Abbiamo assistito a delle cose incredibili, ricordate anche poco fa dal collega Boato. L'articolo 13 rappresenta una delega senza nessun rispetto del Parlamento che ha costretto il Governo ad una cosa inusuale e, sicuramente, non bella, quale quella di assumere un impegno politico, poiché non è in grado di scrivere correttamente una norma: ciò non si era mai visto, si aggiunge così una nuova chicca alla storia di questo Parlamento.
Si tratta di un provvedimento molto brutto perché, ancora una volta, voi non avete voluto scientemente prendere sul serio il nuovo titolo V della Costituzione. Tale titolo prevede una precisa ripartizione di competenze legislative.
Collega Fontanini, quando ella parla di diritto di operare rapidamente per il Governo che ha vinto le elezioni, dovrebbe anche interrogarsi se in questo diritto sia compreso il diritto di calpestare i diritti fondamentali e le prerogative legislative delle regioni, costituzionalmente garantite.
Onorevole Fontanini, lei non si è accorto - oppure ha voluto appositamente chiudere gli occhi - che questo provvedimento è pieno di violazioni del nuovo titolo V della Costituzione. Vi sono materie, sulle quali si interviene, che oramai sono di competenza esclusiva delle regioni o materie di competenza concorrente sulle quali si è voluto e si è inteso intervenire. Anziché parlare di Parlamento del nord, del centro, del sud, forse i colleghi della Lega farebbero meglio a preoccuparsi dei provvedimenti che vengono approvati dal Parlamento in quest'aula e al Senato, che calpestano sistematicamente diritti, poteri e competenze garantiti dalla Costituzione.
L'ultima osservazione la voglio dedicare all'articolo 14: su questo avete veramente costruito il vostro monumento dell'arroganza politico-parlamentare. In questo articolo siete riusciti in un colpo solo a calpestare - come hanno ricordatato in maniera molto precisa il collega Marcora e il collega Acquarone - una competenza legislativa esclusiva delle regioni, ma siete riusciti anche ad inserire, non senza malizia, un'anticipazione dello spoils system: complimenti, perché questo sta a dimostrare la vostra fantasia sul piano normativo. Quest'ultima è stata però, in questi mesi, garanzia di pessime leggi: oggi state per approvarne un'altra, che ripeto è brutta, brutta, brutta (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cristaldi. Ne ha facoltà.
NICOLÒ CRISTALDI. Signor Presidente, intervengo soltanto per esprimere il voto favorevole del gruppo di Alleanza nazionale a questo provvedimento ed il compiacimento per l'ottimo lavoro che è stato svolto e per l'ulteriore passo verso il processo di modernizzazione che ha compiuto, con questo provvedimento, il nostro paese.
Non è assolutamente vero che si è in contrasto con i principi costituzionali; ciò di cui ci siamo occupati è perfettamente in linea con il nuovo titolo V della Costituzione e si è persino colmato un certo vuoto legislativo. Questa è la dimostrazione che le promesse che sono state fatte dal centrodestra in campagna elettorale stanno trovando piena attuazione.
Esprimo e ribadisco quindi il voto favorevole del gruppo di Alleanza nazionale e rimando alle considerazioni da me espresse in fase di discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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