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PRESIDENTE. L'onorevole Rizzi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Cé n. 3-01131 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 5), di cui è cofirmatario.
CESARE RIZZI. Signor Presidente, signor ministro, con grande soddisfazione abbiamo apprezzato la previsione di aumentare gli attuali limiti di velocità autostradali. Si condivide tale iniziativa, ritenendo anacronistici e frutto di ideologie politiche non condivisibili gli attuali limiti di velocità.
Peraltro, si ritiene opportuno segnalare che, attualmente, nei centri urbani i limiti di velocità previsti sono: 30 chilometri orari nei quartieri; 50 chilometri orari nei centri abitati; 70 chilometri orari sulle strade urbane ad alto scorrimento. Quest'ultima tipologia è però troppo riduttiva, in quanto pochi centri urbani hanno strade a due corsie. Vorrei sapere se, oltre ad aumentare i limiti di velocità autostradali, ritenga opportuno che sia prevista una discrezionalità delle amministrazioni comunali nell'applicare il limite di 70 chilometri orari, a seconda delle caratteristiche strutturali delle strade comunali, anche per evitare che, con un limite troppo generalizzato di 50 chilometri orari, gli automobilisti continuino ad essere costretti a rispettare delle limitazioni ormai insostenibili sotto l'aspetto del buon senso.
PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, professor Lunardi, ha facoltà di PIETRO LUNARDI, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, onorevole Rizzi, nell'ambito dei lavori tendenti ad apportare modifiche ed integrazioni al vigente codice della strada, è stato preso in attento esame l'attuale articolo 142 del decreto legislativo n. 285 del 1992, relativo ai limiti di velocità. Al di là della previsione - già ratificata dal decreto legislativo 15 gennaio 2002 n. 9, che detta disposizioni integrative e correttive al codice della strada - di un'elevazione del limite massimo di velocità a 150 chilometri orari sulle autostrade con specifiche caratteristiche strutturali in particolari condizioni di viabilità, si è tuttavia ritenuto, per ovvie ragioni di tutela della sicurezza, di confermare i limiti di 50 chilometri orari per i centri abitati e 70 chilometri orari per le strade urbane dotate di particolari caratteristiche. Per quanto riguarda il limite di 70 chilometri orari, che nel codice della strada del 1992 era previsto esclusivamente per le strade urbane di scorrimento, la nuova dizione introdotta dal citato decreto legislativo n. 9 del 15 gennaio 2002, facendo riferimento alle caratteristiche costruttive e funzionali delle strade urbane, ha consentito agli enti proprietari - così come auspicato dall'onorevole interrogante - una maggiore discrezionalità nell'ampliare notevolmente il numero delle strade sulle quali il limite di velocità può essere elevato da 50 a 70 chilometri orari. Nella definizione degli indirizzi che precedono non si può infatti prescindere dal fatto che uno dei caratteri peculiari dell'incidentalità italiana è costituito dall'elevatissimo tasso di incidentalità urbana. Nelle nostre città, nel 2000, si sono avuti il 75 per cento degli incidenti, il 72 per cento dei feriti e
il 42 per cento dei morti. Si tratta di valori che collocano il nostro paese in una situazione sostanzialmente anomala nel panorama dell'Unione europea. Nel contesto dei lavori relativi al piano nazionale della sicurezza stradale, del quale è in fase di avvio l'iter approvativo, viene affrontata la tematica attraverso un'attenta analisi delle situazioni, l'individuazione degli obiettivi da perseguire e delle strategie necessarie al loro conseguimento. Il dato che emerge è che il problema della sicurezza stradale nelle nostre città non può essere risolto a patto di intervenire con decisione sul modello di mobilità urbana, assicurando nel contempo una maggiore coerenza tra la pianificazione urbanistica e il governo della mobilità. È evidente come quanto sopra consigli di evitare un approccio generalizzato al problema dei limiti di velocità all'interno delle aree urbane, al di là dei due valori fissati. Molto più produttivo sarà l'intervento che le singole amministrazioni locali potranno porre in essere basandosi su una verifica puntuale delle singole situazioni infrastrutturali e di traffico, nonché attraverso le sinergie che, certamente, si attiveranno in sede di attuazione del citato piano nazionale della sicurezza stradale tra le stesse amministrazioni e questo ministero.
PRESIDENTE. L'onorevole Rizzi, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di CESARE RIZZI. Signor ministro, sono abbastanza soddisfatto della sua risposta poiché il Governo ha recepito che determinate situazioni della strada non si possono risolvere solamente aumentando a 150 chilometri orari il limite di velocità sulle autostrade; infatti il problema riguarda anche i centri urbani.
I limiti di velocità nei centri urbani sono antistorici. I cittadini, di solito, rispettano abbastanza le leggi, ma solo se si tratta di leggi serie, in caso contrario ognuno fa quello che vuole.
Ho anche apprezzato il fatto che si sia data la possibilità ai sindaci di regolarizzare i limiti di velocità, poiché non tutte le città sono uguali.
Pertanto, mi fa molto piacere che questo Governo abbia percepito le gravi problematiche relative alla viabilità sulle strade; si parla sempre di morti e di sinistri, ma occorre andare a fondo e capire il motivo per cui vi sia un'incidenza di sinistri sulle strade urbane e sulle autostrade che, ogni anno, aumenta.
Relativamente alle autostrade, il problema, a mio avviso, rimane sempre quello dei TIR e dei camion; se fosse possibile trasferire, come minimo, il 30 per cento del trasporto dall'autostrada alla ferrovia sarebbe un grande risultato. È ovvio che, nel passato, per motivi che tutti ben conoscono (i TIR erano costruiti da un determinato signore di Torino) era pacifico che la merce viaggiasse su gomma. Se trovassimo il sistema di togliere una buona parte dei camion dalle autostrade per fare in modo che la merce sia trasportata tramite la ferrovia risolveremmo il problema.
Per quanto riguarda la problematica dei centri urbani, benissimo, potrebbero - come dite voi - risolverla i sindaci insieme ai prefetti che daranno indicazioni al riguardo: lei capisce che attribuendo a ciascun sindaco la possibilità di fare quello che vuole, nel campo dell'urbanistica vi sarebbe un caos terribile. Pertanto, che vi sia un controllo dei sindaci e dei prefetti.
Dopo la soluzione del problema delle autostrade, cerchiamo di risolvere anche la grave problematica dei centri urbani; una buona parte l'abbiamo risolta.
Tenga comunque presente, signor ministro, una cosa molto importante: è necessario - e lo ripeto - togliere una buona parte dei TIR e dei camion dalle autostrade perché è ora di finirla! Una volta ci guadagnava un certo personaggio di Torino; vediamo di trovare il sistema affinché ci guadagni qualcun altro.


