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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 1534-B sezione 4).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
NUCCIO CARRARA, Relatore. Signor Presidente, il parere della Commissione è contrario su entrambe le proposte emendative presentate all'articolo 2.
PRESIDENTE. Il Governo?
LEARCO SAPORITO, Sottosegretario di Stato per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 2.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, sempre a dimostrazione dell'approssimazione con la quale vengono fatte le leggi, rilevo che, a distanza di pochi mesi, siete costretti a prolungare da sei a diciotto mesi il termine per la trasformazione o la soppressione degli enti pubblici!
Avete una sorta di volontà inconsulta di fare le cose perché è questa vostra logica del fare che ve lo impone; ebbene, non solo le fate male, ma il testo di quest'articolo dimostra che non siete nemmeno in grado di fare quello che, solo pochi mesi fa, avevate con tanta forza richiesto.
Ed è un motivo in più di riflessione. Cercate di fare bene le leggi, almeno dal vostro punto di vista. Cercate di fare delle leggi e di predisporre delle norme che vi consentano di fare esattamente quanto avete in animo di fare. Non siete capaci di fare nemmeno questo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella. Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, sono state già ampiamente illustrate le ragioni della nostra contrarietà a questo provvedimento e a questo articolo. Perciò, intervengo a titolo personale per aggiungere alcune motivazioni proprio in relazione all'articolo 2.
È stato detto che ci troviamo di fronte ad una delega assolutamente generica e priva di contenuti e di criteri direttivi ai quali il Governo si deve attenere. Ma ci troviamo anche di fronte ad una delega che apre rischi e possibilità molto gravi. In particolare, all'articolo 2, sarebbe stato opportuno escludere dalle procedure per la trasformazione e la soppressione degli enti pubblici le università statali e gli enti
di ricerca. Ma non ci sfugge che qui si colloca un progetto sancito per legge con la finanziaria 2002, annunciato pubblicamente dai ministri Tremonti e Moratti: trasformare le università statali e gli enti di ricerca in fondazioni di diritto privato, con gravi conseguenze per gli studi superiori e per la scienza del nostro paese.
Non c'è dubbio che questo disegno, i cui primi effetti si sono già visti con la riduzione delle risorse nella legge finanziaria 2002 nel settore dell'università e della ricerca, prefigura un vero e proprio smantellamento del sistema pubblico delle università e della ricerca e una possibile subordinazione di questi strategici settori per il nostro paese a logiche e a interessi privati.
È anche per queste ragioni, insieme a tutte le altre che sono state dette, che esprimiamo il nostro forte dissenso a questo provvedimento e a questo articolo, proprio per salvaguardare l'autonomia e la libertà della scienza, della cultura, dell'università e della ricerca del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 2.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 412
Maggioranza 207
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 216).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Amici 2.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazioni di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, intervengo sempre sullo stesso tema. Qui fate addirittura riferimento ad un organismo, ad una struttura che non esiste ancora, né abbiamo elementi per sapere quando e se mai esisterà. Sono cose che non servono a nulla e a nessuno.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 2.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, ultima fila, quarto settore (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 416
Maggioranza 209
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 222).
Prendo atto che il dispositivo dell'onorevole Parodi non ha funzionato.
Prima di proseguire, invito i deputati segretari a compiere i relativi accertamenti (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).
Passiamo alla votazione dell'articolo 2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pacini. Ne ha facoltà.
MARCELLO PACINI. Signor Presidente, ho chiesto di parlare perché ritengo che questo articolo, contrariamente a quanto è stato segnalato dal collega dell'opposizione che ha preso la parola citando la ricerca scientifica, rappresenti una grande opportunità per il Governo (ove vorrà coglierla) di porre fine ad un grave problema che ci assilla da decenni. Ricordo, a mo' di segnalazione della gravità del problema, che la prima ricerca sul ritardo tecnologico risale al 1967, la prima ricerca sulla fuga dei cervelli è del 1967. Sono passati quasi 40 anni e ci troviamo ancora a dover parlare sempre degli stessi
problemi. Il problema non riguarda soltanto le risorse finanziarie ma anche le soluzioni organizzative. Uno degli impegni presi da Forza Italia, dalla maggioranza parlamentare e dal Governo riguarda, come noto, la ridefinizione dei confini fra Stato, mercato e terzo settore, nel senso di operare un opportuno snellimento del settore statale ampliando il terzo settore ed il mercato.
L'articolo 2 del disegno di legge al nostro esame, letto in sinergia e non in opposizione con l'articolo 1, permette di affrontare, per la prima volta con la dovuta ampiezza, il problema di settori così importanti come quello dell'ente pubblico di ricerca. Non si tratta, peraltro, di privatizzare la ricerca in Italia, si tratta, semplicemente, di trovare un più giusto equilibrio tra la parte che spetta al pubblico, quella che spetta al privato e la parte terza, che spetta al terzo settore. Credo che problemi come la mobilità del personale fra gli enti, gli incentivi anche monetari, la creazione di un vero e proprio mercato della ricerca e dei ricercatori, possano essere affrontati soltanto attraverso una completa riforma che dia spazio sia agli enti pubblici, sia agli enti di natura privatistica, sia alle fondazioni come enti di diritto del terzo settore.
Concludo, signor Presidente affermando che con questa delega il Governo si assume una grandissima responsabilità nel senso che, finalmente, avrà gli strumenti per risolvere un antico ed annoso problema. Confido, vivamente, che il Governo abbia la forza politica e la volontà politica di cogliere questa opportunità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella. Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, ho ascoltato l'intervento dell'onorevole Pacini ma è un intervento che contrasta, fin qui, con gli atti praticati e resi oggettivi e con le scelte compiute dal Governo in questo primo anno.
Il bilancio della politica della ricerca per le università del centrodestra offre un quadro allarmante di scelte e di annunci contrastanti con i valori fondativi della nostra tradizione culturale e con le reali esigenze del paese. Vi sono fatti inequivocabili: ci troviamo di fronte ad una contrazione di risorse. Nella legge finanziaria per il 2002 sono stati tagliati fondi per l'università per la ricerca e c'è un blocco delle nuove assunzioni anche per i concorsi già espletati negli enti pubblici di ricerca. Altro che favorire il ritorno dei cervelli dall'estero! Allora, qual è il bilancio? C'è solamente l'impressione di voler smantellare il sistema pubblico dell'università e della ricerca, e - io dico - dell'istruzione del nostro paese con il disegno di costruire fondazioni di diritto privato, finanziate magari dalle fondazioni bancarie, che diventino un sistema di eccellenza, a fronte di un sistema di sussistenza per le altre università e gli altri enti di ricerca del nostro paese.
Per queste ragioni il nostro giudizio è assolutamente negativo. Aspettiamo, naturalmente di vedere quali saranno i prossimi atti e le prossime scelte, ma il giudizio è del tutto negativo anche per quanto riguarda la delega al Governo che prefigura la possibilità di sopprimere enti ed università statali in un disegno che, invece, tende a privilegiare logiche ed interessi privati.
Abbiamo un grande bisogno di rinnovamento, di ricambio, anche generazionale, nel mondo della ricerca; abbiamo bisogno di grandi investimenti e di nuove strategie per la competitività e per il futuro del nostro paese. Non abbiamo bisogno di limitare la libertà di ricerca, l'autonomia della scienza e l'autonomia della cultura.
Contro questo progetto di questo Governo (altro che Casa delle libertà!) ci batteremo nel paese e, naturalmente, in Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei dire - in aggiunta
a ciò che ha appena detto l'onorevole Martella - che l'onorevole Pacini, come anche il Governo, non sembra sapere che le università, statali o non statali, e gli enti pubblici di ricerca, hanno un'autonomia salvaguardata dalla Costituzione. Mi sembra che di questo principio, la cui statuizione si perde nella notte dei tempi, si sia invece smarrita ogni cognizione culturale.
Inoltre, in questo tentativo di voler distinguere lo statale dal non statale, il pubblico dal privato, il profit dal non-profit - tentativo che, di per sé, almeno nel ragionamento, sembrerebbe lodevole - si attuano alcuni interventi che non sostengono affatto le scelte più efficienti per le università. Anche in VII Commissione è attualmente in discussione un provvedimento in cui sostanzialmente il Governo dice alle università più accorte che non interessa affatto il loro impegno per aumentare la loro capacità di interagire con le imprese sul terreno della ricerca; anzi, il Governo fa finta di sollecitare le capacità dei singoli ricercatori, lasciandoli però a loro stessi e sostenendoli meno anche dal punto di vista economico. Insomma, le dichiarazioni non corrispondono assolutamente agli atti adottati dal Governo e dalla maggioranza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, contestiamo in modo profondo il senso dell'articolo 2 per le ragioni che sono già state esposte dai colleghi del centrosinistra e che sono da noi condivise.
Il Governo, su questa materia, al di là dei buoni propositi e degli slogan propagandistici che sventola ai quattro venti nel paese, ha deciso di intraprendere, nei fatti, a partire dai provvedimenti adottati con la legge finanziaria, un percorso che va verso una dequalificazione complessiva del sistema pubblico dell'istruzione e della ricerca ed uno smantellamento di tali servizi pubblici, previsti dalla Costituzione. Si tratta di un processo che va tutto a favore dei privati e del primato del profitto anche nel campo della ricerca e dell'istruzione: ciò è evidente laddove viene introdotto un sistema di competizione che, certamente, vede svantaggiato l'apparato pubblico, al quale, tra l'altro, vengono inflitti, come abbiamo visto verificarsi con l'approvazione della legge finanziaria, tagli delle risorse e risparmi che dequalificano complessivamente i servizi da esso resi. Si mortificano le università, competitive sul piano della ricerca, nell'ambito internazionale, a favore di quei centri privati di ricerca che si vogliono oggi trasformare in fondazioni universitarie e sui quali, naturalmente, si intende trasferire gran parte degli investimenti, anche pubblici.
Abbiamo di fronte un quadro estremamente preoccupante, che vede la nostra ricerca svalorizzata e dequalificata, non solo perché non si investe, ma anche perché ciò che si investe si investe male. Si introduce poi una partecipazione diretta dei privati che va a svantaggio della ricerca pubblica, l'unica ricerca di base che ci può rendere competitivi nel mercato e nello scenario internazionale e che corrisponde a finalità sociali, finalità che i privati, invece, tengono naturalmente in secondo piano.
Siamo, quindi, di fronte ad un quadro complessivo che preoccupa e che sul piano della ricerca rischia di trascinare il nostro paese verso livelli di basso profilo e di bassa efficacia. Nei contenuti di questo articolo vi è, naturalmente, l'ennesima esplicitazione del tentativo di trasformare le nostre università pubbliche in fondazioni di diritto privato, così come annunciato dai ministri Tremonti e Moratti nei mesi scorsi anche sui giornali italiani.
Si tratta di una privatizzazione che, anche in questo caso, paventa un sistema pubblico di serie B, a cui si rivolgeranno coloro che non avranno le possibilità, anche economiche, di accedere alle università e alle fondazioni private che diventeranno sempre più scuole di eccellenza e di specializzazione.
Si tratta di un sistema classista, che premia il settore privato ed una competitività interamente subordinata alle regole
e agli interessi del mercato. È, quindi, un quadro desolante e preoccupante sul piano della libertà di ricerca e del diritto allo studio e noi lo stiamo contestando e lo combattiamo. Sappiate che non avete il sostegno di molta parte del mondo della scuola, della ricerca e dell'università, che si sta giustamente organizzando per contrastare un disegno che vede, oltre allo smantellamento di un patrimonio straordinario, quale quello della nostra ricerca e dell'università pubblica, anche seri rischi e preoccupazioni di precarizzazione di quel mondo del lavoro legato agli ambienti dell'università e della ricerca. Vi è, quindi, anche un avvio di precarizzazione delle condizioni di lavoro. Naturalmente, farete i conti con un movimento che, sia all'interno della scuola sia all'interno dell'università, sta contestando questa vostra riforma, che tende davvero a cancellare e a dare un duro colpo alla libertà di ricerca, all'autonomia e al diritto allo studio. Per queste ragioni, voteremo convintamente contro l'articolo 2 (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 388
Votanti 386
Astenuti 2
Maggioranza 194
Hanno votato sì 228
Hanno votato no 158).
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