Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 162 del 20/6/2002
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(Approvazione dello statuto e nomina dei componenti degli organi sociali della società «Patrimonio dello Stato Spa» - n. 2-00363)

PRESIDENTE. L'onorevole Vendola ha facoltà di illustrare l'interpellanza Giordano n. 2-00363 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 2), di cui è cofirmatario.

NICHI VENDOLA. Signor Presidente, signor sottosegretario, non è passato molto tempo dal confronto che abbiamo avuto in questa Assemblea - ora spero di avere un nuovo confronto con il sottosegretario di Stato - sui temi della società Patrimonio dello Stato Spa.
Presidente, vorrei parlare con il sottosegretario di Stato, che mi deve rispondere.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato Mantovano è presente.

ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Sostituisco il sottosegretario di Stato Contento.

NICHI VENDOLA. Va bene, chiedo scusa.
Mi dispiace che non siano presenti i membri del Governo che si indignarono alle nostre espressioni su quello che considerammo allora e che consideriamo oggi uno scandalo senza precedenti, e cioè la costituzione di questa società per azioni, che ha come oggetto l'intero patrimonio dello Stato. Avrei voluto dire a quei membri del Governo che l'allarme che lanciò il gruppo di Rifondazione comunista, io personalmente e poi tutte le opposizioni, era talmente fondato che il Capo dello Stato, solitamente prudentissimo (per usare un eufemismo), ha ritenuto di dover accompagnare la sua firma per il varo di quella legge con una lettera che raccoglie tutte le preoccupazioni della Comunità internazionale nei confronti della possibilità inquietante di alienare pezzi rilevanti del patrimonio dello Stato, per operazioni di cassa.


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Questa interrogazione parlamentare torna su un punto specifico. Lei sa, sottosegretario di Stato Mantovano, che il decreto legge n. 63 del 15 aprile del 2002 prevede, all'articolo 7, questa Patrimonio dello Stato Spa, che ha l'obiettivo di valorizzare - così è scritto - , gestire ed alienare il patrimonio dello Stato, intendendo per questo i beni immobili facenti parte del patrimonio disponibile ed indisponibile, i beni del demanio e tutti i beni compresi nel conto generale dello Stato. Si tratta di immobili che nel 1997 sono stati stimati - ma è una stima puramente convenzionale (come sanno tutti) - con un valore pari a circa 950 miliardi di vecchie lire e che, secondo il Ministero dell'economia e delle finanze, con il passaggio alla Spa vedranno raddoppiato il loro valore, naturalmente il loro valore nominale.
Noi esprimemmo - come dicevo - nel corso dell'iter di conversione del decreto in legge una critica feroce, proprio perché i beni citati comprendevano il patrimonio culturale, storico e ambientale dello Stato, che veniva a trasferito in questa Spa, e quindi si disponeva la cessione - un procedimento chiamato in genere cartolarizzazione - a terzi, ovvero anche a banche, di titoli di credito sui redditi futuri ed incerti garantiti dal patrimonio dello Stato.
Noi sappiamo già come funziona la cartolarizzazione avendola, in qualche maniera, verificata con le alienazioni degli immobili degli enti previdenziali pubblici. Ma questa società Patrimonio dello Stato Spa serve per fare cosa? È del tutto ovvio! Per fare un'operazione di cassa, la più gigantesca, ed anche per truccare i conti del bilancio dello Stato perché - ho usato, allora, questa espressione, e mi pare di essere confortato dai fatti - è l'invenzione del futuro anteriore del debito pubblico con un'operazione di trucchi contabili. Avviene così che un patrimonio dello Stato sia utilizzato per reperire risorse a sostegno di iniziative del Governo. La società Patrimonio dello Stato Spa, quindi, assume un carattere assolutamente rilevante e, avendo presente l'importanza e la gravità di questa operazione, ci ha colpito - ecco l'oggetto dell'interpellanza odierna - quanto previsto dal comma 5, dell'articolo 7, del decreto n. 63 del 2002. Questo comma stabilisce che l'approvazione dello statuto e la nomina dei componenti degli organi sociali, previsti dallo statuto stesso, sono effettuati dalla prima assemblea che il ministro dell'economia e delle finanze convoca entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento. Ovvero, il ministro dell'economia convoca se stesso per approvare lo statuto e nominare i componenti degli organi sociali proposti dallo stesso, senza che il Parlamento ne sia informato o possa esprimere dei pareri. Eppure si tratta di una società per azioni la cui importanza non sfuggirà a nessuno, che gestirà ed avrà il possesso dell'intero patrimonio dello Stato.
Con questa interpellanza, dunque, signor sottosegretario, denunciano il fatto che il Parlamento sia completamente esautorato da qualsiasi forma di controllo sulla Patrimonio dello Stato Spa, compresa la nomina e composizione degli organi sociali che dovranno gestire il patrimonio dello Stato. Inoltre, a leggere il comma 5 in maniera letterale sembrerebbe che l'approvazione dello statuto e la nomina dei componenti degli organi sociali siano già avvenute entro il 15 maggio. Noi vorremmo auspicare che ciò non fosse accaduto e che, magari, in uno di quei rari sussulti etici e democratici che non contraddistinguono l'attuale ministro dell'economia, abbia, avuto luogo, invece, uno slittamento ed un rinvio ad un momento successivo alla conversione in legge del decreto-legge n. 63 del 2002 e che sia stato stabilito che le Commissioni parlamentari competenti possano, prima delle nomine, conoscerle e, eventualmente, esprimere il loro parere.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, onorevole Mantovano, ha facoltà di rispondere.

ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, sostituisco nella risposta l'onorevole Contento,


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sottosegretario per il Ministero dell'economia e le finanze che mi ha pregato di farlo avendo avuto un impedimento all'ultimo momento.
Con l'interpellanza in questione l'onorevole Giordano ed altri chiedono di conoscere se, in vigenza del decreto-legge n. 63 del 2002, siano state adottate le iniziative previste dal quinto comma dell'articolo 7 del medesimo provvedimento, con particolare riguardo alla convocazione dell'assemblea, all'approvazione dello statuto e alla nomina dei componenti degli organi sociali. In proposito si fa presente che per tali adempimenti si è ritenuto opportuno attendere la conclusione dell'iter parlamentare avvenuto con la conversione del decreto-legge 15 aprile 2002 n. 63 nella legge 15 giugno 2002 n. 112. Si precisa, inoltre, che per quanto attiene la nomina dei componenti gli organi sociali i criteri individuativi saranno riferiti ai requisiti di elevata professionalità e onorabilità, necessari per assicurare l'ottimale conseguimento degli obiettivi previsti dalla legge ossia la valorizzazione dei beni conferiti alla Patrimonio dello Stato Spa.

PRESIDENTE. L'onorevole Vendola, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di replicare.

NICHI VENDOLA. Signor Presidente, diciamo che l'insoddisfazione è nell'ordine naturale delle cose.
La gravità di quanto è stato affermato, sia pure in forme succinte, dal sottosegretario Mantovano, che sostituisce il sottosegretario Contento è, per me, assoluta.
Prendiamo atto del fatto che, penso per una questione di decenza istituzionale, non si sia provveduto a quanto illustrato nell'interpellanza nei tempi che avrebbero potuto essere determinati dalla promulgazione del decreto, e che si sia aspettata la conclusione dell'iter parlamentare. A fronte, però, di questa piccola eleganza istituzionale (che riconosco) c'è un fatto sostanziale: la richiesta del Parlamento di poter essere coinvolto, per esempio venendo preventivamente informato dei nomi di coloro che dovrebbero comporre gli organi sociali e gestire la società, non ha trovato ascolto. A questa esigenza elementare si risponde offrendo una garanzia artificiale, delle quali abbondano le dichiarazioni propagandistiche di tanti uomini del Governo. Essi infatti si limitano a dire che saranno scelte persone che possiedono elevate caratteristiche professionali, di competenza, di trasparenza e così via.
La questione, però, non riguarda tanto il legittimo esercizio del dubbio sul carattere meritocratico con cui avverranno queste nomine, bensì il fatto che nel momento in cui si compie quest'atto gigantesco (la trasformazione del patrimonio dello Stato in una società per azioni), gli organi sociali che dovranno gestire la società «Patrimonio dello Stato Spa» saranno formati da persone la cui nomina non interesserà il Parlamento, che, pertanto, risulta espropriato. Questo lo trovo francamente gravissimo.
Signor Presidente, ne approfitto per dire, con il massimo garbo possibile, che alla luce di questi atti che completano quella tragedia annunciata che è la costituzione della società Patrimonio dello Stato Spa, mi permetto di dissociarmi dal coro entusiastico che ha accompagnato la lettera del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Tale lettera è certo importante, in quanto raccoglie un grido di allarme giunto dalla comunità scientifica internazionale e da larga parte dell'opinione pubblica.
Il Presidente della Repubblica, però, anche sulla scorta della puntualissima relazione della Corte dei conti (che segnalava il fatto che si fosse dinanzi ad un atto, senza precedenti nel mondo, di possibile svendita del patrimonio ambientale, artistico, paesaggistico, archeologico del nostro paese), avrebbe potuto non porre la sua firma sul provvedimento. La lettera, infatti, resta, in qualche maniera, un atto morale, mentre la firma serve a promulgare una legge dello Stato. Penso che quella legge dello Stato sarà, tra le tante vergogne che hanno accompagnato il primo anno di governo del centrodestra, una delle vergogne più palesi, in quanto visibile sulla scena planetaria. Questa vergogna


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ha un indotto di opacità che oggi viene confermato; questa vergogna, per potersi realizzare, deve avvenire nella mancanza assoluta di criteri di trasparenza. La coppia Lunardi-Tremonti, cioè l'ala più liberista, più selvaggiamente liberista del centrodestra, propone uno stile di governo, un'idea dei beni pubblici e del governo della società autoritaria ed affaristica. Noi l'abbiamo contrastata, ed oggi segniamo un ulteriore punto di decadimento del costume politico ed istituzionale da parte del Governo di centrodestra.

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