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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Folena. Ne ha facoltà.
PIETRO FOLENA. Signor Presidente, voglio ringraziare il Governo della disponibilità ad accettare la maggior parte dei dispositivi previsti nella mozione sottoscritta da deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Misto-Socialisti democratici italiani, Misto-Comunisti italiani e da
membri del gruppo misto. Inoltre, vorrei dire subito, signor Presidente, che chiediamo la votazione per parti separate in rapporto alle espressioni differenziate di parere che il Governo ha qui formulato. Voglio anche aggiungere al sottosegretario Nucara che, per quanto riguarda i due suggerimenti di modifica da egli formulati, noi siamo disponibili a raccoglierli i due punti che sono stati indicati e, quindi, a cassare i due riferimenti di cui ha parlato.
Tuttavia, permettetemi rapidamente di considerare che questo passaggio, per cui mi auguro il voto favorevole dell'aula, recependo anche le indicazioni del Governo sulla maggior parte dei punti del dispositivo, rappresenta un atto importante che noi, per la verità, avremmo voluto prima del recente vertice della FAO.
Purtroppo, il vertice della FAO si è concluso con un sostanziale fallimento, la scandalosa assenza a questa importante riunione dei paesi più ricchi del mondo, dei membri del cosiddetto G8, ha rappresentato una pagina negativa. È stato un fallimento anche per la sostanziale ipocrisia con cui logiche liberalizzatrici e privatizzatrici - che hanno dominato nel corso degli anni passati - sono state riproposte anche per quello che riguarda i grandi temi dell'acqua e dell'agricoltura. Vorrei ricordare quanto ha detto recentemente il Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan. Egli ha affermato che la nuova sfida sociale che il mondo dovrà fronteggiare nel nuovo secolo è quella di assicurare acqua pulita, sana ed accessibile a tutti.
All'atto della presentazione di questa mozione abbiamo già avuto modo di ricordare i dati ed io certamente non ci voglio tornare. Il punto essenziale di questa mozione, che può essere fatto proprio dal Parlamento con questo voto, è far sì che il Parlamento italiano consideri quello dell'acqua, non solo un grande bisogno - seimila bambini morti al giorno per assenza d'acqua -, ma un grande diritto. Non possiamo nasconderci che nel corso degli anni passati sono state invece riproposte - anche in sede interministeriale, intergovernativa fra diversi paesi - visioni diverse, come accadde in occasione del secondo forum mondiale per l'acqua tenuto nel 2000 e promosso dal Governo olandese. In tale forum si parlò di un bisogno e non di un diritto: fu questa un'iniziativa dietro la quale vi era l'ombra di alcune grandi compagnie internazionali, come per esempio la Suez Lyonnaise des eaux la quale, più che un'ombra, rappresentava una presenza molto evidente.
Con questo documento, con le decisioni che stiamo per prendere, il Parlamento assume invece la prospettiva indicata dal gruppo di lavoro che ha dato vita all'iniziativa per il contratto mondiale dell'acqua, presieduto dall'ex presidente della Repubblica portoghese Mario Soares. In modo particolare, vorrei sottolineare che il primo punto del dispositivo, quello relativo all'indicazione di un'iniziativa del Governo italiano e degli altri governi europei, volta alla costituzione di una vera e propria organizzazione internazionale delle risorse naturali, va proprio nel senso di dotarci di trattati e di procedimenti che scaturiscano dalle negoziazioni internazionali e che siano destinati a costruire nuove organizzazione internazionali democratiche.
La premessa di questa iniziativa è il secondo punto del dispositivo che prevede un protocollo internazionale sul modello di Kyoto, per ciò che concerne il diritto all'acqua. Vi deve essere, inoltre, una forte iniziativa diretta del nostro Governo e dell'intera Europa nel campo della cooperazione sul tema dell'acqua, un campo nel quale si abbisogna di uno sviluppo consapevole, volto ad ottimizzare le modalità di sanitarizzazione e di distribuzione, in una visione per cui l'acqua è un grande bene collettivo e pubblico.
Infine, voglio ricordare che la seconda parte della mozione contempla indicazioni strategiche per quello che riguarda la politica delle risorse idriche nel nostro paese.
I colleghi ricordano che, recentemente, il Parlamento, sempre su iniziativa delle opposizioni, ha approvato un documento comune sull'emergenza idrica, con particolare riferimento alle questioni agricole
nel Mezzogiorno. Tuttavia, in quelle determinazioni, mancavano ancora alcune indicazioni strategiche e di prospettiva. Siamo, infatti, in presenza di mutamenti climatici (si parla di uno spostamento al nord della linea di desertificazione del nostro paese) che richiedono la fuoriuscita da politiche emergenziali di tipo classico ed il coraggio di assumere diversamente una prospettiva comune.
Da questo punto di vista, ringrazio il sottosegretario Nucara, in particolare modo, per aver espresso un parere favorevole sul punto del dispositivo che prevede di destinare il 15 per cento delle risorse complessive previste per i progetti obiettivo ad interventi di sistema, volti non solo a realizzare collegamenti e condutture che oggi mancano, ma, soprattutto, a combattere quel grandissimo spreco di risorse che fa sì, per esempio, che nella sola Puglia oltre il 60 per cento delle risorse idriche venga disperso; la ringrazio, inoltre, per aver espresso un parere favorevole sui punti relativi alla piena applicazione della legge Galli con l'autorità di bacino, alla lotta più energica, positivamente intrapresa dalla magistratura e dalle forze dell'ordine in Sicilia nelle ultime settimane, contro il controllo mafioso affaristico dell'acqua (sappiamo tutti che Cosa nostra, ma anche altre organizzazioni criminali in altri territori si allacciano direttamente alle reti pubbliche, spesso con la protezione di un contesto locale, per poi rivendere a cifre pesanti l'acqua, della quale per diritto avrebbero bisogno, agli agricoltori e ai cittadini per gli usi urbani), nonché su quei punti che riguardano lo sviluppo delle reti duali di impianti idrici per gli usi urbani e civici, la diversificazione dell'uso delle acque nell'agricoltura e nell'industria ed, in modo particolare, quella filosofia che deve portare ad un vero e proprio contratto o patto per le acque nel Mezzogiorno che superi i localismi ed i regionalismo e che metta insieme tutte le risorse, costruendo politiche comuni.
Con l'approvazione della mozione in esame stabiliremo che il 22 marzo sia la giornata (le Nazioni Unite l'hanno consacrata al diritto dell'acqua) dedicata, in tutte le scuole italiane, ad una campagna di sensibilizzazione, di informazione e di iniziativa proprio per promuovere un utilizzo intelligente e solidale delle acque.
Credo che con il voto di oggi il Parlamento finalmente possa porre la questione nei suoi veri termini, locali e globali, poiché si tratta di una grande questione democratica. Quello che è stato chiamato l'oro blu o il petrolio blu non deve fare la fine dell'oro nero o del petrolio nero, vale a dire finire nelle mani speculative privatizzatrici, secondo logiche che non considerano il fatto che si tratta di un elemento fondamentale della vita; l'acqua è vita ed è di tutti, non è né di destra né di sinistra.
La democrazia si fonda prima di tutto su una società, io dico sulla comunità internazionale, capace di garantire un equo e solidale accesso di tutti a questo grande bene pubblico, a questo grande diritto alla vita (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.
GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, colleghi, noi del centrosinistra abbiamo presentato una mozione senza riferimenti retorici, senza enfasi, non per adempiere ad un dovere formale, quasi di circostanza per celebrare giornate cariche di simbologie, non solo per rispondere ai forti appelli che provengono dalle autorità politiche, culturali e religiose, ma per cogliere l'occasione di dire che il nostro pianeta non gode di buona salute e rischia, soprattutto con riferimento all'emergenza idrica, ulteriori tensioni e conflitti.
Vogliamo cogliere questa occasione anche per affermare che la vicenda della carenza idrica non si può fermare al particolare e alle realtà locali. È stato ricordato dal collega Folena che qualche settimana addietro, in quest'aula, abbiamo discusso di problemi seri, che travagliano un'area significativa del nostro paese, il Mezzogiorno d'Italia, e, in maniera drammatica,
la Sicilia: la siccità, l'emergenza idrica che hanno portato l'intero Parlamento a votare una mozione unitaria.
La questione tuttavia non può essere limitata alla dimensione locale, ma deve riguardare questioni più complesse ed ampie. Ecco le ragioni della nostra mozione che riguarda l'accesso universale alle acque quale diritto. Sono infatti i soggetti più deboli a non potere accedere alle fonti idriche e la carenza idrica è una delle grandi ingiustizie che rende le condizioni del sud del mondo disumane.
Non riporterò i dati drammatici che provengono dall'ONU, secondo i quali la mancanza d'acqua non è un'eventualità del passato o del futuro. È invece un dramma del terzo millennio e della stagione che stiamo vivendo. Non ne sono toccati soltanto i paesi sottosviluppati, ma anche i paesi tecnologicamente avanzati. Probabilmente talune urbanizzazioni sovradimensionate, sicuramente la cementificazione del territorio e la desertificazione, sono segni di una modernizzazione senza regole che hanno determinato uno sviluppo non sostenibile ed hanno influenzato negativamente i cambiamenti climatici, con un'ingiusta ripartizione delle possibilità di fruizione delle risorse idriche.
Questi dati ci dicono che la carenza idrica si associa anche all'inquinamento delle risorse idriche: metà dei fiumi del mondo sono inquinati, con una perdita notevole della biodiversità. L'inquinamento fa altre vittime: sono circa 5 mila 500 i bambini che ogni giorno muoiono per aver bevuto acqua inquinata.
Vogliamo fare questa considerazione per ribadire un monito: non c'è vita senza acqua. L'acqua è un bene prezioso, indispensabile per tutte le attività umane. Non bisogna rassegnarsi, soprattutto nel tempo che viviamo. Le soluzioni esistono e sono di ordine sociale, tecnico, finanziario, ma prima ancora politiche.
Quali proposte concrete portiamo avanti senza correre il rischio della demagogia, di assumere impegni che sappiamo non potranno essere rispettati, di pronunciare parole magiche, vuote che, in una comunità mondiale piena di divisioni, discriminazioni, differenze e di guerre sanguinose, potrebbero cadere nel nulla?
Noi avanziamo alcune proposte anche perché cogliamo, oltre a problemi, questioni e conflitti, anche segni positivi. Vediamo che i segni che provengono da popolazioni significative, da potenze mondiali, potranno determinare risultati significativi anche che su tale questione.
La decisione del Giappone di sottoscrivere il protocollo di Kyoto è sicuramente un segno importante, così come l'ammissione clamorosa da parte dell'ente per la salvaguardia dell'ambiente degli Stati Uniti d'America, che ha individuato responsabilità, anche umane, per i problemi riguardanti l'effetto serra.
Si tratta di segni che vanno colti e che possono determinare alcune proposte per la conservazione della risorsa idrica, che, se sono ambiziose, è perché vogliono ancora suscitare impegno e ottimismo. La nostra mozione sottolinea l'importanza di istituire un'autorità mondiale non soltanto per progettare e realizzare opere strategiche - dighe e grandi condotte -, ma anche per ripristinare i bacini naturali con coperture vegetali appropriate, di preferenza forestali, e per ristabilire un equilibrio idrogeologico. Le nostre proposte guardano alla tutela, alla creazione di un'organizzazione internazionale per attuare politiche di pianificazione, di controllo e di preservazione e per economizzare l'utilizzazione della risorsa acqua, che non è inesauribile.
Vi è, infine, il tema della tutela e della fruizione. Per quanto riguarda la tutela, vi deve essere attenzione alla protezione dall'inquinamento con azioni di prevenzione, ma anche di controllo e, quindi, attraverso una forte politica della depurazione delle acque, per restituire all'ambiente naturale acqua che non nuoccia alla vita dell'uomo. Per la quanto riguarda la fruizione, bisogna sottolineare che l'acqua non ha frontiere, è una risorsa comune la cui salvaguardia richiede la cooperazione internazionale.
Per tutto ciò, ecco le nostre proposte finali. La prima, la più importante, riguarda
un'iniziativa politica che deve vedere l'Italia impegnata nell'ambito dell'Unione europea, affinché si realizzi una convenzione internazionale globale per la stipula di un protocollo per la tutela, la fruizione e la protezione delle risorse idriche. Ma vogliamo anche ribadire alcuni impegni che sono stati anche oggetto di dibattito, relativi alla questione della carenza idrica nel Mezzogiorno del nostro paese. Noi non ci siamo limitati a fare accuse generiche, tutt'altro. Abbiamo cercato, allora ed oggi, di essere propositivi. Ecco perché chiediamo al Governo di rafforzare l'azione di coordinamento con le competenti strutture regionali, al fine di accrescere il patrimonio di acqua ed attuare una ripartizione più efficace delle risorse idriche ed irrigue a fini agricoli ed industriali. Allo stesso modo, pensiamo si debba avviare un piano con le regioni per la manutenzione straordinaria e la ristrutturazione degli impianti, per evitare sprechi, ottimizzare l'utilizzo delle acque e riutilizzare le acque reflue.
Infine, come abbiamo detto, noi riteniamo vi sia un appuntamento importante: l'esame del prossimo documento di programmazione economico-finanziaria. In quella sede sfideremo il Governo: riproporremo, con forza, una serie di interventi straordinari urgenti, prima di tutto per il mondo agricolo e zootecnico, che è stato finora pesantemente danneggiato dalle crisi idriche e chiederemo interventi che vadano a ripianare i danni alla produzione e alle strutture. Ma vogliamo anche che si intervenga in maniera strategica, individuando le risorse necessarie per superare l'emergenza idrica che in questo momento rende drammatica la situazione di tutto il Mezzogiorno e, in modo particolare, della Sicilia (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.
UGO PAROLO. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto dei deputati della Lega nord Padania sulla mozione Violante ed altri n. 1-00073, concernente le risorse idriche, ed anche per sottolineare alcuni aspetti che ci stanno a cuore.
Ci dà un po' fastidio - permettetecelo - che, con il pretesto di discutere della corretta gestione delle risorse idriche a livello universale, si colga l'occasione per compiere una strumentalizzazione e un'azione politica contro il Governo, in particolare, con riferimento alla crisi idrica nel Mezzogiorno.
Durante la scorsa settimana sono state votate alcune mozioni concernenti i problemi del Mezzogiorno e la corretta gestione delle acque nel Mezzogiorno e crediamo che mettere insieme le due questioni non sia certamente il modo per contribuire alla soluzione di un problema mondiale come quello della corretta gestione delle risorse e della crisi idrica.
Vi sono problemi diversi che nascono da cause diverse, sebbene sia innegabile che una parte dei problemi del Mezzogiorno è comunque legata ai cambiamenti climatici ed alla scarsità di risorse idriche ad essi collegata. Tuttavia, il problema della Mezzogiorno è più complesso, non riconducibile semplicemente al mutamento climatico. Tale problema nasce - come abbiamo già avuto occasione di dichiarare la settimana scorsa -, in generale, da una cattiva gestione dello sviluppo nel Mezzogiorno, ed, in particolare, da una cattiva gestione delle risorse pubbliche stanziate, dal dopoguerra in avanti, per gli schemi idrici. In altre parole, non possiamo dimenticare - altrimenti, saremmo degli ipocriti - le ruberie che vi sono state con la Cassa del Mezzogiorno e, in particolare, con gli schemi idrici che hanno rappresentato la parte più consistente dei finanziamenti stanziati, e poi, di seguito, con l'ex Agensud ed i vari commissari che si sono succeduti.
È paradossale che nella mozione si attacchi il Governo proprio con riferimento ai commissariamenti, quando, per anni - lo ripeto - per anni, le risorse stanziate per il Mezzogiorno sono state gestite da commissari ad acta che hanno
operato in completa libertà, in deroga alla contabilità generale dello Stato e alla legislazione quadro sui lavori pubblici.
Non possiamo, dunque, accettare questi pretesti, anche perché - voglio giungere a quello che, secondo noi, dovrebbe essere il tema principale di questa mozione - il problema della crisi ciclica a livello mondiale è reale e drammatico; credo sia uno dei problemi principali del nostro pianeta. Tale tema è strettamente collegato ad altre questioni di rilevanza mondiale, come l'incremento demografico, l'inquinamento del pianeta ed il corretto utilizzo delle risorse agricole planetarie.
Con riferimento alla questione mondiale, i dati sono chiari. Dobbiamo tener conto che, oggi, vi è circa il 40 per cento in meno di risorse idriche rispetto a trent'anni fa e che circa il 40 per cento delle terre emerse è interessato dal fenomeno della desertificazione causato, soprattutto, dal riscaldamento del globo, dalla riduzione della biodiversità, dalla penuria di risorse idriche e dall'aumento demografico.
Circa un sesto della popolazione mondiale è interessata dalla mancanza di adeguate risorse idriche e il 65 per cento delle terre coltivabili in Africa ormai sono soggette alla desertificazione. Il dato più drammatico che deve indurci a riflettere è che 3 milioni di bambini muoiono, ogni anno, a causa della sete e il dato più paradossale è che 2,2 milioni di bambini muoiono, ogni anno, per diarrea, per cause legate ad una non corretta alimentazione e disponibilità di acqua potabile. In pratica, ogni 15 secondi muore un bambino per diarrea.
Potete capire, quindi, il fastidio che provoca in noi vedere collegati questi problemi così drammatici in una mozione nella quale vi è un po' di tutto, soprattutto il pretesto per fare nuovamente propaganda politica - che sarebbe legittima in altri casi, ma non in questo - contro l'azione del Governo e contro le sue politiche per il Mezzogiorno. Si tratta di questioni completamente diverse e che, a nostro modo di vedere, non dovrebbero essere assolutamente collegate.
Restando a quello che dovrebbe essere il tema principale della mozione, è evidente che, di fronte ad una situazione così grave, la corretta gestione delle risorse idriche assume un ruolo fondamentale. Possiamo dire che gran parte dei conflitti che oggi inquietano il mondo sono causati proprio dalla necessità di un'adeguata disponibilità di risorse idriche. Non mi riferisco tanto alle molteplici guerre tribali che scuotono l'Africa od i paesi in via di sviluppo quanto, piuttosto, a guerre che ci toccano sicuramente più da vicino. Tanto per fare un esempio a tutti noto, una delle cause principali che alimentano il conflitto tra Israele e la Palestina è, tra le altre, il controllo delle risorse idriche.
D'altra parte, esistono problemi oggettivi difficili da risolvere. Uno di questi consiste nel fatto che la disponibilità di risorse idriche non è equamente distribuita nel globo: nove Stati controllano circa il 60 per cento dell'acqua disponibile (tra questi, la Cina, il Canada, la Russia, il Brasile e gli Stati Uniti), mentre altri ottanta Stati, che pure contano circa il 40 per cento della popolazione mondiale, ne sono quasi privi! Per comprendere appieno il fenomeno, com'è stato già rilevato, dobbiamo tenere conto del fatto che circa il 70 per cento delle risorse idriche viene usato per l'agricoltura, il 20 per cento per impieghi industriali e appena il 10 per cento per usi civili.
Cosa si può fare? Certamente bisogna intervenire a livello planetario con una politica diversa. Sebbene non abbiamo la soluzione pronta in tasca, possiamo porre l'accento su alcuni aspetti della questione che ci lasciano alquanto perplessi, a cominciare dal modo in cui la Banca mondiale e gli organismi ad essa legati affrontano problemi come quello della corretta gestione delle risorse idriche.
In tutto il pianeta, è in atto una privatizzazione selvaggia di una risorsa così fondamentale per la nostra sopravvivenza. Senza dubbio, nei paesi civilizzati e sviluppati, la corretta collaborazione tra privato e pubblico è essenziale al fine di poter garantire idonee risorse e qualità del servizio. Cedere di fronte alle pressioni
esercitate dalle multinazionali che, di fatto, controllano gli organismi planetari e ne condizionano le scelte, non è, invece, positivo.
Proprio sotto quest'ultimo profilo, assistiamo, oggi, a scelte molto criticabili. Controllando e condizionando anche la Banca mondiale, le multinazionali limitano lo sviluppo dei paesi poveri perché, di fatto, subordinano la possibilità di accesso ai prestiti all'acquisizione delle risorse idriche di cui tali paesi dispongono e, quindi, diventano monopoliste dell'unica loro ricchezza.
Lascia perplessi anche il fatto che alcuni organismi - ho finito, Presidente - , che avrebbero ben altri compiti, come la FAO e l'UNESCO, tacciano di fronte a queste situazioni. Ebbene, dobbiamo fare una serie riflessione, dobbiamo renderci conto che così non si può andare avanti, dobbiamo evitare che l'acqua possa diventare il nuovo petrolio per il millennio che sta venendo.
Mi richiamo, concludendo, ad una dichiarazione del vicepresidente della Banca mondiale, resa nel 1995, che dovrebbe essere di monito per le nostre politiche a livello internazionale e planetario. Il vicepresidente della Banca mondiale ebbe a dire che nel prossimo secolo, cioè in questo secolo...
PRESIDENTE. Onorevole Parolo, è significativamente oltre il suo tempo.
UGO PAROLO. Ho finito, Presidente. Comunque, il gruppo ha altro tempo a disposizione.
PRESIDENTE. Questo sì, ma per il suo intervento il tempo è finito.
UGO PAROLO. Le chiedo solo 20 secondi. Diceva il vicepresidente della Banca mondiale: nel prossimo secolo le guerre scoppieranno per l'acqua, non per il petrolio o per motivi politici. Ecco, speriamo di poterlo smentire (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Lion che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto: si intende vi abbia rinunciato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione voto l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.
DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, i dati alla nostra attenzione sono veramente preoccupanti, in alcuni casi raccapriccianti. Dal 1950, il consumo dell'acqua è addirittura triplicato, ma lo spreco è aumentato del 15 mila per cento; pensate quindi di fronte a quale tipo di emergenza strutturale siamo di fronte!
L'Italia è al primo posto per consumo domestico pro capite, 250 litri al giorno. Quindi, la crisi idrica italiana interessa tutti, interessa sette italiani su dieci, ed è da imputare a svariate condizioni. I suoi influssi sono pesanti, gravissimi, e condizionano l'economia del nord, come l'economia del sud, l'agricoltura, lo sviluppo del turismo, bloccano le potenzialità di crescita di molte aree del paese, facendo crescere una sottocultura criminale, discriminazioni, clientelismo.
Noi tutti abbiamo negli occhi ancora le immagini dei siciliani, calabresi, che protestano, scendono in piazza per una situazione di grande disagio. Le condizioni che hanno portato a questa situazione sono, sì, da imputare ovviamente alle condizioni climatiche sfavorevoli, ma anche alla gestione passata dei bacini idrici, degli acquedotti, delle reti in generale, che ha portato a gravi perdite, ha portato ad una carenza strutturale di manutenzione e di ammodernamento delle reti.
Altro fatto molto importante, che non è stato ancora sottolineato, è il continuo ed esponenziale inquinamento, che sta condizionando il 38 cento delle risorse idriche del nostro paese, e che, quindi, toglie una prossima quota di risorse a coloro che in questo momento ne hanno maggiormente bisogno. Abbiamo detto che è un problema che interessa sia il nord sia il sud del paese; è un problema, quindi, che può e deve essere risolto attraverso interventi strategici, attraverso strumenti che già nelle precedenti mozioni, che abbiamo votato, sono stati individuati, come la legge n. 36 del 1994 (legge Galli), con un ri
chiamo ad una maggiore trasparenza nella allocazione delle risorse, ad una razionalizzazione delle iniziative, ad un maggiore impegno per quanto riguarda il mezzogiorno e ad uno sforzo nella manutenzione, nel rinnovamento e nel potenziamento delle infrastrutture.
Ma venendo alla mozione che oggi è alla nostra attenzione, non posso non rilevare alcune gravissime incongruenze. In questa mozione si fanno svariati riferimenti a governi locali e regionali del centrodestra, si fanno appunti e c'è una continua deresponsabilizzazione dell'Ulivo e dei precedenti governi di centrosinistra; una deresponsabilizzazione che fa trasparire come l'Ulivo, nei suoi cinque anni di Governo, abbia attuato una politica per lo sviluppo del Mezzogiorno, cosa che è assolutamente falsa, assolutamente non vera ed, ora, è suffragata dai fatti: l'emergenza idrica, la mancata manutenzione ed il mancato sviluppo infrastrutturale. Verrebbe, dunque, spontaneo chiedere ai rappresentanti dell'Ulivo che fine abbiano fatto gli investimenti che nella premessa di questa mozione, vengono ripetutamente citati.
Vi è poi, nel testo della mozione, un'affermazione che mi ha particolarmente colpito; e che, del resto, condivido (è difficile non condividerla): «A nessuno è riconosciuto il diritto di usare l'acqua come strumento di oppressione, di esclusione, di ricatto per lo sviluppo delle comunità». Peccato che, ancora una volta, si tratti di un mero esercizio di demagogia. Io posso portare l'esempio dell'area che mi prego di rappresentare, la Valle Camonica, un'area conosciuta come grande produttrice di energia elettrica, fortemente sfruttata per questo motivo; uno sfruttamento idrico che ha portato alla costruzione di decine di bacini ed al condizionamento ambientale per la produzione di energia elettrica ed ha portato con sé, ovviamente, anche il conseguente dissesto idrogeologico, le numerose linee di elettrodotti che condizionano lo sviluppo dell'area, la salute degli abitanti e, ovviamente, anche lo sviluppo economico e turistico. Dov'era l'Ulivo in quegli anni di Governo durante i quali, noi, più volte abbiamo sottolineato queste incongruenze, questo massiccio saccheggio delle risorse da parte delle multinazionali? Perché, ricordiamolo - bene ha fatto il mio collega Parolo a segnalarlo -, è stato l'Ulivo a permettere e consentire proprio ciò che in questa mozione stigmatizza: il diritto di usare l'acqua come strumento di ricatto per lo sviluppo delle comunità. Dunque, si tratta di una ulteriore incongruenza che deve essere segnalata.
In questa mozione, poi, si evidenzia un continuo rimpallo tra le problematiche italiane, molto gravi, e quelle mondiali altrettanto pressanti. È un po' un gioco al rimpallo tra diverse situazioni, alla ricerca di un unico capro espiatorio che è il Governo di centrodestra (non potrebbe essere altrimenti visti i firmatari di questa mozione).
Nella mozione si fa poi riferimento alla promozione di partenariati attivi tra le popolazioni per l'acquisizione del know-how ed alla stipula di un protocollo sul modello del protocollo di Kyoto. Ma quali azioni hanno contraddistinto il precedente Governo su questo tema?
Vi è poi un altro punto che mi sento di dover segnalare: la richiesta, nel dispositivo, di iniziative per diminuire i costi aggiuntivi, dunque la richiesta di agevolazioni tariffarie da parte dell'ENEL per le aziende fornitrici di risorse idriche per l'agricoltura e per l'industria. Devo far notare che nella XIII legislatura io ed altri miei colleghi, pur dall'opposizione, siamo stati promotori di varie proposte di legge e di emendamenti in questo senso che, però, sono rimasti lettera morta. Anche in questo caso si tratta, quindi, di un mero esercizio di demagogia, in quanto si richiede al Governo di centrodestra di rispondere di atti compiuti da un Governo di centrosinistra.
In ultimo vorrei segnalare un'ulteriore incongruenza: l'implicita accettazione della legge obiettivo come strumento di intervento di sistema. Infatti, all'interno del dispositivo si fa proprio riferimento alla legge obiettivo, e ciò mi stupisce in modo particolare considerando l'opposizione
che è stata condotta nei confronti di questo provvedimento dal centrosinistra. Ebbene, si identifica proprio la legge obiettivo come strumento ottimale di intervento, e si chiede quindi l'utilizzo della quota del 15 per cento per la risoluzione di questi problemi.
Credo che una mozione di questo tipo, così eterogenea e confusa, nella quale sono mischiate premesse e buoni intendimenti ad accuse demagogiche e strumentali, non possa che essere rifiutata e rispedita al mittente; ciò che chiediamo è, soprattutto, un maggior rispetto per coloro che oggi soffrono un problema veramente drammatico, in quanto ancora oggi, per mancanza di acqua, si muore (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vendola. Ne ha facoltà.
NICHI VENDOLA. Signor Presidente, penso che la mozione oggetto del nostro dibattito, per la sua ricchezza di argomenti e per la completezza nella descrizione del tema gravissimo che ci propone, meriti la massima attenzione e considerazione. Abbiamo potuto apprezzare, e spero che non si tratti di un apprezzamento di circostanze o rituale, quale sia la sensibilità dei paesi ricchi, di quei paesi ai cui salotti buoni ci vantiamo di poter partecipare, nei confronti dei problemi principali che affliggono l'umanità. Il recente vertice della FAO a Roma, come diceva già l'onorevole Folena, ha fotografato questa che non è una straordinaria distrazione, bensì una specie di confessione del reato di cui i paesi ricchi sono colpevoli. Mi riferisco al fatto di aver prodotto questa paradossale risoluzione del tema della modernità. La modernità si è sempre accompagnata, nel lungo corso della storia umana, ad un incremento dei diritti elementari dei cittadini del pianeta: bere, nutrirsi, curare le malattie, respirare; ecco, la modernità era segnata dall'ampliamento della platea di coloro che compartecipavano a questi diritti. Oggi vi è un curioso e paradossale rovesciamento, per cui a maggiore modernità corrisponde un minor accesso a diritti fondamentali quali il diritto al mangiare, al bere, al respirare in maniera sana e al curarsi dalle malattie.
I paesi ricchi fuggono da qualunque possibilità di mettere in discussione le loro scelte, le loro responsabilità nei confronti di questo scenario devastante che, per quanto riguarda ad esempio l'accesso all'acqua, tocca un miliardo e mezzo di essere umani. Sono cifre che non possiamo pensare debbano essere contemplate nelle omelie domenicali. Esse devono interrogare profondamente la politica. Quella persona che muore ogni 20 secondi di sete sul pianeta è un grande problema della politica, non è un grande problema della speculazione metafisica.
Penso che la mozione sia corretta anche nell'indicazione dei principi che dovrebbero indirizzare le politiche per l'acqua.
Vi è un principio sopra tutti gli altri. È un principio, anche questo, che non può vestire, come l'abito buono, i nostri discorsi della domenica e che dovrebbe orientare in maniera vincolante le scelte concrete che si vanno ad operare. È il principio secondo cui l'acqua non è una merce, ma un diritto fondamentale ed integra il diritto alla vita.
Molti colleghi lo hanno detto con abbondanza di riferimenti: non soltanto l'acqua è stata in passato, nella storia umana, uno degli elementi catalizzatori delle forme dello sviluppo, della storia dell'urbanizzazione, della storia economica, ma è ancora oggi uno degli elementi cruciali della geopolitica del pianeta. Quanta acqua - e non solo quanto fuoco - vi è dietro il conflitto mediorientale? Quante problematiche legate al controllo delle risorse idriche vi sono dietro il sangue che scorre nel conflitto arabo-israeliano? Quanta acqua vi è dietro l'angosciosa storia del popolo curdo, condannato ad una diaspora permanente che, forse, è legata al controllo delle foci del Tigri e dell'Eufrate, in un territorio chiave della geografia del mondo?
Insomma, l'acqua come il petrolio: non solo come elemento strategico di potere e di controllo nelle dislocazioni più importanti del mondo, ma anche, analogamente al petrolio, a rischio di mercificazione. Ebbene, penso che, correttamente, tutti dovremmo provare a discutere di un problema chiave che riguarda l'acqua: la penuria.
Signor sottosegretario, credo che abbia fatto bene ad aderire a tanta parte delle argomentazioni contenute nella mozione in esame. La penuria dell'acqua ci fa rimbalzare addosso esattamente lo stato dell'arte dal punto di vista ambientale, delle politiche del suolo e del territorio in cui versa il pianeta. Certamente, soprattutto in alcuni territori - penso al caso italiano - dobbiamo fare i conti anche con una vicenda dissennata di spreco e di dispersione di questa risorsa preziosa. Gli indicatori che si riferiscono all'acqua dispersa in tubature acquedottistiche, che non conoscono manutenzione da oltre trent'anni, ci forniscono dati che vanno dal 40 all'80 per cento di acqua sprecata. Si tratta, davvero, di cifre insostenibili. Non vi è nessuna appropriata cultura di un uso sobrio dell'acqua: a questa risorsa preziosa e ormai terminata si applica un consumismo che è particolarmente devastante.
Tuttavia, non possiamo correre il rischio di fare prediche sull'acqua o pensare di cavarcela con qualche ispirazione da galateo del consumo. Il problema riguarda, invece, gli interventi strutturali che si pongono sul terreno della lotta contro l'inquinamento, contro ciò che produce quell'effetto serra il quale, a sua volta, determina nel pianeta quei fenomeni di surriscaldamento del clima che stanno realizzando un innalzamento dei livelli medi delle acque marine e che tutti gli scienziati del mondo considerano una gravissima ipoteca sul futuro dell'umanità.
Allora, cosa si fa correttamente e concretamente? In proposito, signor sottosegretario, vorrei ribadire un concetto che mi sta molto a cuore: attenzione alla ricerca di soluzioni chimeriche, alla ricostruzione di mitologie industrialiste, che fanno parte di quella cultura che ritiene che tutti gli effetti dannosi dello sviluppo tecnologico e industriale a un certo punto troveranno una soluzione all'interno della medesima spirale dello sviluppo. Attenzione a inseguire oggi il mito della desalinizzazione come risoluzione finale del problema della penuria di acqua, pensando di non dover effettuare interventi a monte, che riguardano il riassetto idrogeologico del territorio, la conservazione del manto verde dello stesso ed un uso razionale di incanalamento e di protezione di questa risorsa.
Attenzione a pensare che con i protocolli di Kyoto già corretti maldestramente a Marrakech e ricorretti ancora più maldestramente in chiave italiana si possa, alla fine, soltanto giocare e che il problema dell'abbattimento dei livelli di emissione di gas serra sia anch'esso da affidare ai discorsi della domenica. Si tratta del terreno vero della lotta contro la penuria.
Signor sottosegretario, cari colleghi, detto questo abbiamo trattato metà del problema. L'altra metà, quella che non mi consente - e con me il gruppo di Rifondazione comunista - di votare favorevolmente a tutti i passaggi della mozione parlamentare, pur così importante e da noi apprezzata, riguarda un nodo evocato dal collega Parolo. Si tratta di un nodo per noi cruciale: quello della privatizzazione. A tale proposito, conosco gli argomenti che non sono solo di parte del centrodestra, ma anche di parte del centrosinistra. L'argomento fondamentale è quello secondo cui può esservi una privatizzazione cattiva ed una privatizzazione buona; può esservi una privatizzazione che non determina lo scivolamento fatale dell'acqua dallo statuto dei diritti universali dei cittadini al mercatino di una mercificazione planetaria.
Vorrei dire al collega Parolo: la verità è che, entro i prossimi quattro o cinque anni, tutta l'acqua del mondo sarà proprietà di quattro società multinazionali. Su questo punto non basta l'evocazione lirica del problema come se si trattasse di scrivere una bella poesia contro il fatto che il Far West nei confronti di questa
risorsa preziosa debba produrre fatalmente qualcosa a cui possiamo opporre il nostro rimpianto e la nostra suggestione. Ne parlavo in un'altra sede: non siamo neanche in grado come classe politica - uso un'espressione che non mi piace - di fare i conti alle multinazionali su quanto guadagnano dallo sfruttamento dei diritti, qui in Italia, sulle acque sorgive e sulle acque minerali. Queste dovrebbero essere un bene nostro: 0,01 lire al litro per le grandi compagnie multinazionali che imbottigliano quell'acqua sono la denuncia di uno scandalo che, quando si tratterà del controllo dell'insieme delle risorse idriche, pagheremo a caro prezzo.
PRESIDENTE. Onorevole Vendola, ha esaurito il tempo.
NICHI VENDOLA. Concludo, signor Presidente. Gli argentini sanno cosa significhi la svendita del patrimonio idrico alle multinazionali!
Per questa ragione condividiamo la riflessione sulle cause della penuria di acqua. Tuttavia, contro la mercificazione dell'acqua, dal nostro punto di vista, la strada maestra è dire «no» alle privatizzazioni ed alle svendite alle grandi compagnie multinazionali (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, come al solito arrivati a quest'ora si pone il problema di avere chiari gli orari di chiusura...
UGO LISI. Sei un mito!
PRESIDENTE. Sono sensibile al suo «grido di dolore».
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, penso sia ragionevole chiederle una riflessione sull'opportunità di ordinare i nostri lavori. Ho consultato anche alcuni colleghi, in particolare il collega Innocenti: forse è il caso di concludere l'esame di questa mozione perché ormai siamo...
PRESIDENTE. Mancano solo due interventi.
ANTONIO BOCCIA. Poi, potremmo esaminare un provvedimento ritenuto da tutti piuttosto urgente, quello riguardante l'istituzione della Commissione di inchiesta, e rinviare alla prossima settimana la mozione, alla quale teniamo tanto, sulle fondazioni.
PRESIDENTE. La proposta mi sembra ragionevole e, se non ho sentito male, anche piuttosto condivisa. La valuteremo appena votata la mozione che stiamo esaminando.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guido Giuseppe Rossi al quale do un minuto perché il suo gruppo ha già esaurito il proprio tempo. Ne ha facoltà.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Intervengo solo per esplicitare la posizione della Lega nord Padania che voterà contro questa mozione proprio perché, se le mozioni hanno un senso e sono qualcosa di importante, devono essere votate nella loro interezza.
Dunque, non condividiamo - come hanno già sottolineato i colleghi Parolo e Caparini - le premesse di questa mozione, che mescola, a nostro avviso in modo assolutamente inaccettabile, problemi di tipo mondiale con una polemica di tipo assolutamente nazionale.
Anche questo metodo di votare le mozioni sezionandole - per così dire -, vale a dire togliendo la parte dei considerando e votando una parte soltanto dei dispositivi che impegnano il Governo, non ci piace assolutamente e a nostro avviso costituisce un metodo che depotenzia l'istituto della mozione, che deve essere invece un atto di indirizzo politico importante e forte. Grazie, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Rossi, anche per la sintesi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michelini. Ne ha facoltà.
ALBERTO MICHELINI. Penso che abbia fatto bene la sinistra a presentare una mozione che sollecita attenzione e nuovi impegni su un tema così essenziale. L'acqua è in realtà un diritto fondamentale di tutti e rappresenta un'insostituibile fonte di vita; è un'emergenza non solo italiana, ma planetaria ed è intollerabile che vi siano migliaia di bambini - e comunque delle persone più indifese - che muoiono ogni giorno per mancanza di acqua potabile e quasi un miliardo e mezzo di persone che soffrono di mancanza d'acqua. È ancora più intollerabile, se si considera che tale emergenza non è ineluttabile: può e deve essere affrontata con l'ausilio della scienza e della tecnica e con una collaborazione a livello mondiale. Guardiamo quindi con speranza al summit di fine agosto, che si terrà a Johannesburg, perché rappresenti l'occasione per una maggiore consapevolezza e per un accordo, su un tema così drammatico. Devo dire che, come Governo italiano, nel piano di azione per l'Africa, che verrà approvato la prossima settimana nel vertice del G8 a Kananaskis, abbiamo impegnato - ho lavorato, a tale piano, come rappresentante personale del Presidente del Consiglio insieme agli altri rappresentanti, in particolare insieme al rappresentante francese Michel Camdessus il quale è stato direttore generale del Fondo monetario internazionale e governatore della banca di Francia (persona di grande spessore, da molti punti di vista) -, gli otto paesi ad inserire come capitolo a parte, con un uno speciale rilievo, proprio il tema dell'acqua che, come diceva qualcuno degli oratori che mi hanno preceduto, può costituire, nei prossimi anni, motivo di conflitti.
Si tratta infatti di un'emergenza straordinaria, che va affrontata, e il fatto che in questo piano di azione venga valorizzato e venga attribuita particolare attenzione ad un tema così vitale, evidentemente rappresenta un fatto importante. Quando però dicevo che non è ineluttabile (per esempio in un paese come il Malawi, dove è prevista una carestia, vi sono risorse d'acqua abbondanti, ma essa non arriva a chi dovrebbe arrivare) intendevo dire che spesso si tratta di un problema di struttura, di un problema di volontà politica, di un problema di accordo internazionale su questi temi, che sono veramente vitali per milioni di persone.
In conclusione, ritengo che una mozione come quella che è stata presentata, che sia però - come emendata dal sottosegretario - scevra da strumentalizzazioni politiche, soprattutto nella prima parte, così come è stata accettata dal Governo, sia evidentemente condivisibile (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
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