e delle singole iniziative in campo, attraverso anche maggiore trasparenza nell'allocazione e nell'utilizzo delle risorse e attraverso soprattutto il rispetto e l'attuazione completa della stessa legge Galli (legge n. 36 del 1994);
a promuovere ogni intervento necessario per la creazione di un'organizzazione internazionale delle risorse naturali, paritaria (uno Stato, un voto), effettivamente in grado di intervenire e vincolare gli Stati più restii ad un vero e proprio piano di redistribuzione delle risorse vitali (prendendo anche spunto dalle analisi e proposte del Comitato internazionale per il contratto mondiale sull'acqua, costituito su iniziativa del gruppo di Lisbona e presieduto da Mario Soares);
delle disponibilità e degli utilizzi idrici locali, utilizzando anche strumenti e risorse nazionali finalizzate alla reale efficacia delle intese istituzionali di programma ed impegnando le risorse indotte dal sistema dei programmi operativi regionali, con l'apporto delle regioni;
di tariffe agevolate da parte dell'Enel, o almeno il posticipo dei pagamenti delle fatture al fine di scongiurare forti squilibri di bilancio;
Gerardo Bianco, Enzo Bianco, Bimbi, Bindi, Boccia, Bottino, Bressa, Burtone, Camo, Carbonella, Cardinale, Carra, Ciani, Colasio, Cusumano, Delbono, De Mita, Fanfani, Fioroni, Fistarol, Franceschini, Frigato, Fusillo, Gentiloni Silveri, Iannuzzi, Ladu, Letta, Lettieri, Santino Adamo Loddo, Tonino Loddo, Lusetti, Maccanico, Marcora, Marini, Mastella, Mattarella, Mazzuca Poggiolini, Meduri, Merlo, Micheli, Milana, Mosella, Ostillio, Papini, Parisi, Pasetto, Luigi Pepe, Pinza, Ceremigna, Piscitello, Pisicchio, Pistelli, Realacci, Reduzzi, Ruggeri, Ruggieri, Rusconi, Ruta, Rutelli, Soro, Squeglia, Tuccillo, Vernetti, Villari, Volpini, Villetti, Bellillo, Armando Cossutta, Maura Cossutta, Diliberto, Franci, Nesi, Pistone, Sgobio, Vertone».
premesso che:
è necessario promuovere una politica per l'accesso universale all'acqua, come diritto e non come merce;
dal 1950 ad oggi il consumo globale di acqua è triplicato ed i suoi sprechi rispetto al fabbisogno produttivo e vitale sono aumentati del 15.000 per cento (dati Onu);
circa 1 miliardo e 400 milioni di persone soffrono di una mancanza di risorse idriche per tutto l'anno e altri 600 milioni per almeno 4 mesi all'anno;
il 21 per cento della popolazione mondiale controlla direttamente o indirettamente il 76 per cento delle risorse idriche dolci utilizzate e ne consuma (e spreca) il 97 per cento e di questo 76 per cento oltre il 65 per cento è in mano a soggetti privati;
ogni giorno 6000 bambini muoiono per la mancanza di acqua potabile e, come dice Elisabeth Dowdeswell, direttrice del programma ambiente dell'Onu, «sono proprio i soggetti più deboli a non poter accedere alle fonti idriche, comprese quelle presenti nel paese»; in proposito, è opportuno ricordare il rapporto 2001 predisposto dalla convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione (Unccd), che, richiamando le raccomandazioni per il summit mondiale per lo sviluppo sostenibile (Wssd), ci illustra come «l'estirpazione della povertà e le politiche ambientali devono andare di pari passo. (...) La priorità è quella di cooperare per uno sviluppo sostenibile delle comunità che vivono in condizioni di povertà assoluta o di fame endemica. Spesso si tratta di comunità rurali in aree desertiche»;
la crisi idrica - legata a condizioni climatiche specifiche (soprattutto nel Mezzogiorno) e a una pessima gestione tanto delle risorse quanto del loro riuso - interessa addirittura sette italiani su dieci tanto al Sud, quanto al Nord e nelle isole, condizionando pesantemente nello specifico l'economia e le potenzialità di crescita delle regioni meridionali e generando una vera e propria sottocultura criminale, fatta di prepotenze e clientelismo, che mina alla base la stessa idea di democrazia;
prova di ciò è oggi anche la situazione siciliana, dove si è raggiunto un livello drammatico di emergenza per la vita concreta dei cittadini e per la sopravvivenza di molte attività produttive, soprattutto in agricoltura e nel settore turistico, e dove il Governo regionale di centro-destra - coinvolto in uno scontro tutto interno alla propria coalizione per la nomina dei nuovi commissari - non ha saputo predisporre per tempo gli interventi necessari, già indicati dal precedente commissario per le acque il generale Iucci;
l'emergenza idrica che colpisce il nostro Paese, tanto al Sud quanto al Nord, necessita di interventi strategici volti a superare una parcellizzazione degli strumenti
occorre superare la logica, tutta emergenziale, dei tanti (piccoli o grandi) super commissari e evitare ogni politicizzazione degli interventi, pensati non per risolvere la crisi idrica ma solo per favorire le regioni governate dal centro destra, secondo uno spirito di speculazione elettorale, che ha per di più fatto perdere tempo prezioso per poter gestire le emergenze: gli avvenimenti in Sicilia stanno clamorosamente evidenziando ciò (i pozzi privati non sono stati requisiti per tempo, non si è bloccato lo svuotamento delle dighe, non sono stati disposti gli allacciamenti e le adduzioni);
il trasferimento di 200-300 milioni di metri cubi di acqua all'anno dall'Abruzzo, previsto dalla delibera Cipe n. 121/2001, rappresenta un intervento meramente emergenziale, che non solo non tiene conto del grande impatto sull'ambiente, sull'economia e sulla vita civile dell'Abruzzo e non è stato discusso in nessuna istanza democratica, ma che non prevede approfondimenti tecnici adeguati, nessuna preventiva messa in efficienza degli acquedotti esistenti, e quindi rischia di tradursi in sperpero di denaro, senza dare alcun sollievo reale a chi non ha acqua a sufficienza;
oggi la vera sfida consiste nell'affrontare alla radice tanto un'incapacità di manutenzione, rinnovamento, potenziamento delle infrastrutture di conduzione delle acque, quanto una mancanza di volontà politica generale per riordinare il sistema complessivo dei bacini idrici (e relativi bilanci di bacino) e per avviare una razionalizzazione, una stabilizzazione e un rilancio delle sorti dei principali acquedotti macroregionali (superando gli attuali assetti ereditati dalle partecipazioni pubbliche nell'economia);
vi è un'emergenza ambientale aperta - relativa anche ai dissesti idrogeologici e alla mancata depurazione delle acque - che trova nel Governo nazionale un vero e proprio disinteresse nell'intervenire, tanto per rispondere ad un'emergenza idrica che ogni anno si ripete, quanto per delineare soluzioni di medio-lungo periodo;
il piano del Governo (vedasi delibera Cipe del 21 dicembre 2001) non prevede quasi nulla per evitare le perdite idriche dagli acquedotti e non prevede nulla per interventi infrastrutturali più in generale utili: per esempio, per promuovere la depurazione delle acque nere e per permetterne il riuso;
i finanziamenti previsti nel decennio per le reti idriche sono una quota marginale rispetto alle già relativamente scarse risorse destinate al Mezzogiorno e alle opere infrastrutturali (circa il 3 per cento del totale, la stessa somma che l'Ulivo aveva previsto solo per le politiche di settore legate alla depurazione). Il contesto generale è caratterizzato da logiche deregolative, di riduzione delle responsabilità pubbliche, come la stessa delega richiesta dal Governo in materia ambientale testimonia;
il Governo non ha ancora stanziato risorse specifiche, né ha attualmente previsto interventi significativi per combattere l'emergenza idrica. Il nuovo Governo, più volte sollecitato, non ha dato seguito agli interventi connessi con il piano di azione nazionale di lotta alla desertificazione e previsti da due successive delibere Cipe: piano previsto e finanziato anche nel rispetto della convenzione internazionale Onu sulla lotta alla siccità ratificata dall'Italia nel 1997;
al contempo, l'acqua è fonte di vita insostituibile e deve essere considerata un bene comune appartenente a tutti gli abitanti del pianeta, oltre ogni distinzione etnica, religiosa, politica, economica, culturale e sessuale. A nessuno è, quindi, riconosciuto il diritto, né individualmente né come gruppo, di usare l'acqua come strumento di oppressione, di esclusione, di ricatto per lo sviluppo delle comunità e delle proprie o altrui economie;
l'acqua, da cui dipendono la salute individuale e collettiva, le attività agricole e industriali, i servizi, deve essere accessibile a tutti secondo il bisogno, come diritto inviolabile ed universale. La principale condizione a cui tale diritto deve essere sottoposto è il dovere di farne un uso giusto, solidale, nel rispetto della protezione e della qualità dell'ambiente ed in base ad un principio di eguaglianza tra nord e sud del mondo, tra aree dello stesso Paese;
in ambito nazionale, la solidarietà e la cooperazione nell'utilizzo delle risorse idriche devono essere conseguite attraverso la promozione di un confronto ampio e partecipato, previsto dalla stessa normativa che istituisce le intese di programma e i piani di bacino, con una valutazione attenta delle esigenze tanto dei territori da dove la risorsa si preleva, tanto dei territori in cui si utilizza;
a promuovere in sede internazionale la stipula immediata di un protocollo internazionale (sull'esempio del protocollo di Kyoto) per la tutela, l'accesso paritario e la giusta distribuzione delle risorse idriche mondiali;
a promuovere, tanto in sede comunitaria quanto presso le organizzazione internazionali di cui è parte, una campagna di cooperazione internazionale per la promozione di partenariati attivi tra popolazioni locali e fornitori di know how, attraverso lo scambio tra comunità del Nord e Sud del mondo di best-practice per lo sviluppo (o la modernizzazione) dei sistemi di distribuzione e sanitarizzazione dell'acqua per le seicento città della Russia, dell'Africa, dell'Asia, dell'America latina e dei Paesi europei, che avranno più di un milione di abitanti nell'anno 2020 e i cui acquedotti e sistemi sono già obsoleti o inadeguati;
a promuovere, tanto in sede comunitaria quanto presso le organizzazioni internazionali di cui è parte, una campagna per la lotta contro le fonti di inquinamento delle acque nelle città del Nord America, Europa occidentale e Giappone, dove la contaminazione del terreno, sia in superficie che in profondità, sta diventando più preoccupante e già oggi rende inutilizzabile il 38 per cento delle risorse idriche potenzialmente disponibili proprio nei Paesi di origine;
ad inserire, all'interno degli interventi governativi già predisposti, gli strumenti e le risorse necessarie per rilanciare una politica idrica di sistema, anche in raccordo con le stesse regioni meridionali, avviando un piano di «opere strategiche» per il rilancio dei depuratori (a partire dai grandi centri con oltre 200 mila persone) e una politica di depurazione delle acque reflue al fine di usi irrigui e industriali, investendo anche in ricerca ed innovazione nel campo, per esempio, della desalinizzazione delle acque marine;
a destinare risorse straordinarie per un intervento di sistema (almeno il 15 per cento delle risorse complessive previste dalla legge obiettivo) che possa permettere, da un lato - con la compartecipazione di realtà locali e soggetti privati - l'immediata manutenzione delle grandi condotte e la definizione di un nuovo piano della distribuzione, recuperando così prima l'acqua perduta o sprecata in luogo di nuove adduzioni, dall'altro procedere alla pianificazione degli interventi, alla costituzione delle unità di bacino, dove non ancora esistenti, alla stesura di piani e bilanci idrici di bacino (con un'attenzione ai livelli regionali) per l'utilizzo e la misurazione
ad incentivare presso le regioni a statuto speciale, principalmente per la Sicilia, la costituzione di autorità uniche per il coordinamento delle risorse idriche, sostitutive gradualmente dei tantissimi enti le cui competenze e funzioni sono assai frammentate e inefficaci;
a promuovere interventi specifici per il rilancio di alcune grandi condotte idriche e del sistema delle dighe, specialmente in Sicilia e Sardegna, garantendo una gestione trasparente degli appalti che eviti infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata, come tuttora avviene;
a promuovere concrete iniziative per favorire interventi strutturali in ambiente urbano finalizzati alla raccolta, in cisterne sotterranee, delle acque meteoriche (piazze, parcheggi, aree industriali);
a favorire, sia per le abitazioni private che per ambienti pubblici, la progettazione, anche attraverso incentivi alla ristrutturazione, di reti duali di impianti idrici, che differenzino l'uso delle acque potabili da quelle usate per scopi sanitari, come avviene nei Paesi del nord Europa;
a promuovere una vera e propria campagna per l'uso intelligente e solidale delle acque italiane, attraverso la più ampia informazione e sensibilizzazione dei cittadini, in particolare i più giovani per l'uso equilibrato delle acque, per la differenziazione nell'utilizzo di acque potabili e non, per la diminuzione degli sprechi (l'Italia è al primo posto per i prelievi per uso domestico con 250 litri al giorno di acqua potabile per abitante);
ad istituire il 22 marzo (giornata Onu per celebrare il diritto all'acqua) come specifica giornata di riflessione e discussione nelle scuole italiane, con programmi specifici di sensibilizzazione, rivolti sia al corpo docente che agli alunni e ai loro genitori;
a promuovere un apposito programma pluriennale rivolto alle università meridionali, al fine di specializzarne alcune attività di ricerca, specialmente quella applicata ai consumi produttivi, anche nel tentativo di dare vita ad un vero e proprio consorzio nazionale delle università del sud contro le crisi idriche;
a promuovere appositi interventi legislativi, al fine di riconoscere da subito lo stato di crisi per le province colpite da siccità, consentendo l'esonero per gli allevatori della cosiddetta «fida da pascolo», aumentando l'indennizzo previsto dalla legge per ogni azienda, annullando i prelievi fiscali a carico degli agricoltori per l'anno 2002, posticipando il pagamento di tutte le rate dei crediti agrari in scadenza nell'anno in corso e prevedendo immediatamente, anche con l'ausilio di mezzi militari, servizi speciali di approvvigionamento idrico, mobilitando da subito per la Sicilia la Protezione civile, al fine di garantire l'approvvigionamento nelle città e nei quartieri residenziali;
ad accelerare e incrementare, la riforma strutturale dei sistemi di irrigazione intensiva, promuovendo la raccolta multicanale delle acque in eccesso e per gli allevatori, promovendo interventi di rivitalizzazione dei pascoli utilizzati, riscoprendo, in generale, anche antiche tecniche di gestione dell'acqua, già sperimentate nel passato in diverse realtà meridionali dalla Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, pena anche un graduale aumento delle tariffe (oggi molto basse) di utilizzo dell'acqua;
ad adottare iniziative, inoltre, alla luce dei costi aggiuntivi conseguenti alla fase emergenziale che gravano sulle aziende consortili fornitrici di risorsa idrica per gli indispensabili sollevamenti delle acque, affinché sia prevista l'applicazione
a promuovere, secondariamente ad interventi relativi alla riduzione degli sprechi idrici, una consistente semplificazione delle procedure per l'autorizzazione di nuovi giacimenti di risorse idriche, ove la documentazione prodotta sia conforme e completa, fissando tempi certi ovvero poteri sostitutivi per il rilascio delle autorizzazioni, e sempre ove non vi sia nessun rischio ambientale per falde o bacini;
a mobilitare immediatamente le prefetture meridionali e siciliane, in particolare per colpire eventuali speculazioni sui prezzi e sulle tariffe dell'acqua;
a dare seguito alle delibere Cipe relative al piano di azione nazionale per la lotta alla siccità;
a promuovere, in ambito nazionale, la solidarietà e la cooperazione nell'utilizzo delle risorse idriche, attraverso un confronto ampio e partecipato, previsto dalla stessa normativa che istituisce le intese di programma e i piani di bacino, con una valutazione attenta delle esigenze tanto dei territori, da dove la risorsa si preleva, tanto dei territori in cui si utilizza;
a promuovere ogni intervento nel rispetto di due principi inderogabili: il principio della perequazione tra territorio e zone del Paese, tra Nord e Sud d'Italia, e il principio, per cui tanto l'approvvigionamento delle risorse idriche, quanto la distribuzione deve avvenire secondo principi, regole, responsabilità generali di diritto pubblico, secondo l'idea stessa che le liberalizzazioni e le privatizzazioni non possono mai prescindere dalla tutela degli interessi dei cittadini e delle stesse comunità locali.
(1-00073)
(Testo così modificato nel corso della seduta) «Violante, Castagnetti, Boato, Rizzo, Pecoraro Scanio, Folena, Calzolaio, Buffo, Lolli, Borrelli, Rossiello, Di Gioia, Lumia, Piglionica, Vigni, Battaglia, Innocenti, Montecchi, Magnolfi, Ruzzante, Cento, Adduce, Benvenuto, Bersani, Bogi, Bolognesi, Burlando, Cabras, Capitelli, Chiti, Cordoni, Crisci, Crucianelli, Finocchiaro, Grandi, Lucà, Lucidi, Melandri, Minniti, Cima, Ottone, Pennacchi, Rognoni, Sasso, Sereni, Spini, Turco, Visco, Zani, Abbondanzieri, Agostini, Albonetti, Amici, Angioni, Bandoli, Bellini, Bettini, Bielli, Bonito, Bova, Buglio, Caldarola, Carboni, Carli, Cazzaro, Cennamo, Chianale, Chiaromonte, Bulgarelli, Cialente, Coluccini, D'Alema, Dameri, De Brasi, Alberta De Simone, Diana, Di Serio D'Antona, Duca, Fassino, Filippeschi, Fluvi, Fumagalli, Galeazzi, Gambini, Gasperoni, Giacco, Giulietti, Grignaffini, Grillini, Guerzoni, Kessler, Labate, Leoni, Lulli, Luongo, Mancini, Manzini, Maran, Paola Mariani, Lion, Raffaella Mariani, Mariotti, Marone, Martella, Maurandi, Mazzarello, Motta, Mussi, Nannicini, Nieddu, Nigra, Oliverio, Olivieri, Panattoni, Petrella, Pinotti, Pisa, Pollastrini, Preda, Quartiani, Raffaldini, Ranieri, Rava, Nicola Rossi, Rotundo, Rugghia, Sabattini, Sandi, Sciacca, Buemi, Sedioli, Siniscalchi, Soda, Stramaccioni, Susini, Tidei, Tocci, Tolotti, Trupia, Michele Ventura, Vianello, Zanotti, Zunino, Zanella, Loiero, Monaco, De Franciscis, Duilio, Gambale, Giachetti, Mantini, Molinari, Morgando, Potenza, Santagata, Sinisi, Stradiotto, Tanoni, Acquarone, Annunziata, Banti, Giovanni Bianchi,
(27 maggio 2002)