![]() |
![]() |
CARLO CARLI. Grazie ad una indagine giornalistica di giornalisti tedeschi alcuni dei militari tedeschi che parteciparono ai più atroci massacri dell'estate del 1944 sono stati identificati e presto saranno interrogati. In queste settimane i magistrati italiani si sono rivolti ai loro colleghi tedeschi per poter interrogare i militari superstiti delle quattro compagnie protagoniste della strage di Stazzema; i loro nomi sono stati ripresi e pubblicati dai maggiori quotidiani e periodici italiani e tedeschi.
La Germania cerca i colpevoli a tanti anni di distanza, con il distacco dei molti anni passati, ma con la forza di chi con coraggio vuole fare i conti con la propria storia e chiede scusa attraverso le sue massime autorità. L'Italia ha il dovere di
fare lo stesso, ciascuno per la propria responsabilità; il Parlamento deve mettere la parola «fine» alle ragioni di opportunità, alle ragioni di Stato che hanno lasciato soffocato l'urlo di dolore delle vittime e dei familiari, offendendo quei morti dai quali è nato il nuovo Stato libero e democratico.
Cari colleghi, allora apriamo gli armadi, gli archivi, aiutiamo la conoscenza della verità aiutiamo i magistrati nel loro arduo compito di capire, conoscere, condannare chi sfogò la sua barbarie su cittadini inermi, su vecchi, bambini, donne partorienti. Credo che renderemo un servigio ai nostri figli che potranno vivere con la conoscenza della verità; credo che renderemo l'immagine di una istituzione che si impegna per la verità e la giustizia.
Spero con questo mio intervento di aver fatto comprendere l'importanza di quanto stiamo discutendo oggi in quest'aula.
GABRIELLA PISTONE. L'idea era che gli inglesi, avendo acquisito prove sufficienti riguardo ad atteggiamenti terroristici dei tedeschi nei confronti della popolazione civile, avrebbero dovuto «patrocinare» un processo unico contro i comandanti di armata, di corpo e di divisione: una vera e propria Norimberga italiana. Gli italiani, invece, avrebbero dovuto celebrare i processi per i responsabili dal grado di colonnello in giù.
Da questa decisione di ricondurre i crimini sotto la competenza degli alleati o sotto quella dell'Italia, a seconda dell'importanza di grado dei responsabili, emerge una nuova elaborazione concettuale - circa la natura dei crimini commessi durante la guerra, almeno di quelli commessi in territorio italiano: gli alleati hanno giudicato alcuni reati «localizzabili», e quindi di competenza delle giurisdizioni nazionali, e altri invece, «non localizzabili», di cui si sarebbero dovuti prendere carico i tribunali internazionali.
Questa particolare classificazione dei crimini di guerra e la conseguente suddivisione dei compiti tra l'Italia e i paesi alleati nell'ambito dello svolgimento dei processi ribadiscono la necessità di una dettagliata analisi in sede storica e politica dell'intera vicenda, con una particolare attenzione per le dinamiche relazionali intercorse tra gli stati protagonisti.
La politica dei blocchi contrapposti, funzionale alla strategia della guerra fredda, inaugurata nel marzo del 1947, spiega perché gli alleati abbiano abbandonato l'idea di una Norimberga italiana. Si doveva preservare la Germania, poiché, seppur diviso, lo Stato tedesco era diventato un tassello decisivo nel mosaico internazionale, dovendo assumere un ruolo difensivo antisovietico.
Agli Stati Uniti e all'Inghilterra non conveniva insistere sul tema dei crimini di guerra tedeschi, perché era indispensabile avere una Germania forte sul piano internazionale, con un esercito efficiente da contrapporre al blocco orientale. In quest'ottica devono essere valutate le conversioni della pena di morte in ergastolo, delle quali hanno beneficiato molti generali tedeschi.
Nel 1994 con il ritrovamento del cosiddetto «armadio della vergogna» si è provveduto a dissolvere l'archivio, perché esso non doveva trovarsi in quel luogo; archivio che in ogni caso avrebbe dovuto essere distribuito quarant'anni prima alle procure militari.
I fascicoli sono stati poi distribuiti in varie procure, secondo il criterio della competenza territoriale: sinora tale trasmissione ha determinato tre condanne all'ergastolo per tre stragi molto gravi (due sono del tribunale di Torino e una del tribunale di Verona). Tutti e tre i condannati sono considerati in contumacia (due sono in Germania e uno è in Canada), per cui è stata richiesta, ma non ancora ottenuta, l'estradizione. Un altro processo è ancora in fase istruttoria ed è forse quello più rilevante: si tratta del processo relativo alla strage di Sant'Anna di Stazzema, che ha visto coinvolti più di cinquecento civili, oltre cento dei quali bambini.
Ovviamente il tempo trascorso rende molto difficili le verifiche, ma la magistratura
militare ha svolto in modo ineccepibile il suo lavoro dopo la scoperta dei fascicoli.
In realtà, da nessun documento risulta che vi sia stata una volontà diretta e manifesta, da parte dei magistrati militari, di insabbiare i fascicoli relativi ai crimini di guerra. Tuttavia la costante violazione della legge nella forma della mancata trasmissione dei suddetti fascicoli alle procure, perpetrata da tre diversi soggetti (i tre procuratori generali militari), non può non fare pensare ad un disegno unitario volto ad impedire l'allestimento dei processi sui crimini di guerra.
È probabile che i magistrati siano stati in realtà uno strumento in mano ai politici ed, in particolare, del Governo. A tale proposito giova ricordare che sino alla riforma del 1981 la magistratura militare non godeva dell'indipendenza, della terzietà e dell'imparzialità proprie della magistratura ordinaria e delle magistrature speciali.
Purtroppo la prescrizione dei reati (nei casi in cui operi), la dispersione durante gli anni delle fonti di prova, il decesso degli autori o l'impossibilità del loro riconoscimento sono tutti fattori che rischiano di lasciare impunite stragi naziste come, ad esempio quelle di Cefalonia, di Fossali e di Sant'Anna di Stazzema.
Vi è un debito morale di giustizia postuma nei confronti delle migliaia dei vittime delle stragi di guerra, che oggi le istituzioni devono pagare, assicurando loro giustizia e tenendo vivo il ricordo di quanti si sono sacrificati per il bene della patria e delle inermi vittime delle raccapriccianti e vigliacche rappresaglie condotte, con ferocia inaudita, dalle forze naziste alleate della dittatura fascista.
Accanto alle stragi dei civili vi sono poi gli eccidi dei soldati italiani e dei partigiani. Non si può non ricordare la strage di Cefalonia, nella quale 6.500 soldati italiani sono stati massacrati dalle truppe tedesche.
La presente proposta di legge muove, quindi, dall'indagine conoscitiva svolta dalla Commissione giustizia e reca, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta che dovrà verificare: se vi sia stato un occultamento durato cinquant'anni dei fascicoli rinvenuti a Palazzo Cesi; se vi siano state responsabilità storiche, politiche e giuridiche; se vi siano stati condizionamenti nell'azione della magistratura militare; se le diverse procure militari, dei luoghi dove si svolsero i fatti, avrebbero potuto individuare e perseguire i responsabili dei crimini scoperti, qualora fossero stati loro trasmessi per tempo i fascicoli.
Al termine dei lavori della Commissione i materiali raccolti e le conclusioni della Commissione stessa potranno essere oggetto di una esauriente ricostruzione storica del fenomeno. Sarà quindi indispensabile che agli storici italiani e stranieri sia messa a disposizione la documentazione custodita negli archivi italiani (della Presidenza della Repubblica, dei Ministeri degli affari esteri della difesa, della giustizia, dell'Arma dei carabinieri, della procura generale militare), in quanto il lavoro di ricostruzione storica di quel periodo è stato finora affidato alla possibilità di consultare archivi stranieri (in particolare inglesi e americani).
Cari colleghi, concludendo, per gli eccidi, gli omicidi, le ritorsioni perpetrate (che hanno usufruito, per mezzo secolo, di tecniche di occultamento) non vi è stata risposta dalla magistratura militare né da quella ordinaria.
È tempo di restituire alla storia la verità e di concedere ai familiari delle vittime il giusto risarcimento morale e civile.
![]() |
![]() |