Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 161 del 19/6/2002
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DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DEL DEPUTATO CIRO ALFANO SUL DISEGNO DI LEGGE DI RATIFICA N. 2361

CIRO ALFANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge oggi all'esame mira a consentire la ratifica, da parte del Parlamento (secondo quanto previsto all'articolo 80 della nostra Costituzione), e la relativa esecuzione di un accordo bilaterale di cooperazione nel campo della difesa, sottoscritto a Venezia il 27 marzo 1999, tra il nostro paese ed una delle tre Repubbliche baltiche, la Lituania.
Si tratta di un accordo (per la cui applicazione non saranno necessari altri interventi normativi, né la sua ratifica comporterà modifiche all'ordinamento interno vigente) volto a rafforzare le già buone relazioni bilaterali esistenti tra i due paesi, creando le premesse per sviluppare ulteriormente una cooperazione proficua in settori strategici, di comune interesse, quali quello della difesa, mediante programmi di formazione, cooperazione e sviluppo delle relazioni tra le rispettive Forze armate.
L'attuazione dell'Accordo prevede oneri a carico del bilancio dello Stato (per un importo calcolato in euro 15.350 a cominciare da quest'anno e per ciascuno dei bienni successivi), per spese di missione, pernottamento, diaria giornaliera e spese di viaggio, per cinque funzionari, con permanenza di quattro giorni, per partecipare alle riunioni delle parti contraenti (previste ogni anno alternativamente, a Vilnius ed in Italia), per la verifica delle disposizioni dell'Accordo e per esaminare i programmi operativi.
Nel preambolo dell'Accordo, viene riaffermato l'impegno delle due parti, a rispettare i principi stabiliti dalla Carta delle Nazioni Unite, e quelli contenuti in analoghi documenti, aventi forte impegno politico, adottati in ambito OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e NATO e, in particolare: a considerare l'Organizzazione del Trattato NATO come «pilastro di stabilità e sicurezza»; a riconoscere che i principi e le intenzioni della Carta di Parigi, per una nuova Europa; il documento di Vienna adottato nel 1994, il «Trattato Forze Armate convenzionali in Europa» e la «Partnership For Peace», costituiscono una svolta nella storia dell'Europa; ad impegnarsi a sviluppare contatti e ad approfondire la reciproca comprensione fra le Forze armate della Repubblica italiana e quelle lituane.
Dette intese, sono basate sul principio di reciprocità, come espressamente stabilito all'articolo 1 del citato Accordo, nel rispetto delle legislazioni vigenti nei rispettivi paesi ed in conformità con gli impegni internazionali assunti, «per incoraggiare, facilitare e sviluppare la cooperazione nel campo della difesa».
L'Accordo riveste carattere di grande rilevanza politico-strategica ed è di reciproco interesse, in quanto consente al nostro paese: di rafforzare il proprio ruolo attivo nel contesto della politica estera comunitaria e di quella delle organizzazioni di sicurezza e difesa; di cooperare fattivamente per far rispettare principi del diritto internazionale, per la difesa dei diritti fondamentali delle nazioni e dei popoli, per l'adozione di interventi di cooperazione, sostegno economico-finanziario ed umanitario per contribuire fattivamente al mantenimento della pace (peace keeping), della sicurezza e degli equilibri mondiali.
Per la Repubblica di Lituania si aprono prospettive altrettanto importanti in quanto essa costituisce uno dei tre paesi baltici in procinto di entrare a far parte del secondo allargamento sul fronte est europeo della NATO.
Si tratta, naturalmente di una questione molto delicata e non ancora risolta, in quanto la Russia (che ha peraltro firmato, a Pratica di Mare, il recentissimo storico Trattato di cooperazione con l'alleanza NATO e di graduale disarmo bilaterale, sancendo ufficialmente il definitivo superamento dei due blocchi contrapposti), nutre ancora forti riserve ed avversità circa l'ingresso nella NATO di paesi facenti parte delle ex Unione sovietica.


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Tuttavia l'Accordo bilaterale tra Italia e Lituania, riguardante proprio la cooperazione nel settore delle Forze armate e della difesa, costituisce indubbiamente un importante tassello sul cammino del superamento delle residue titubanze e diffidenze tra i due blocchi e le due culture che avevano paradossalmente tanti interessi comuni da tutelare.
Ciò anche in forza del fatto che si è andata, nel frattempo, sempre più diffondendo in campo internazionale la convinzione che le minacce incombenti non sono più tanto e solo quelle basate sugli armamenti convenzionali e/o nucleari (usati per anni solo ai fini strategici e tattici come deterrenti) il cui mantenimento e sviluppo tecnologico comportano peraltro ingenti assorbimenti di risorse per la ricerca, sviluppo di nuove tecnologie e materiali, per la produzione, la logistica e gli standard di affidabilità e sicurezza sempre più severi, con investimenti e costi operativi ed impiego di risorse divenuti ormai insostenibili anche per le superpotenze, ma da nuove e più subdole minacce che richiedono una diversa strategia di prevenzione ed un diverso approccio.
Minacce che hanno completamente stravolto lo scenario esistente solo pochi anni fa, facendo saltare ogni sistema di difesa, anche quelli tecnologicamente più avanzati e sofisticati, come dimostrano i tragici eventi di New York e Washington; i reiterati ed ormai purtroppo quotidiani attentati terroristici in Medio Oriente, ove vite umane vengono immolate ogni giorno e messe al servizio di ideologie fanatiche che si affidano al terrorismo, contro le quali anche i più moderni modelli classici di difesa si sono rivelati inefficaci o comunque insufficienti.
Andranno pertanto ridefiniti e affrontati, a livello mondiale, non più di paese o di blocco di paesi, nuovi modelli di difesa, basati su alleanze e cooperazioni, scambio di informazioni e utilizzo di un mix di «intelligence», know how e di tecnologie e culture fra le più evolute e sofisticate che siano in grado di garantire la stabilità e la pace.
Gli obiettivi dichiarati e/o sottesi dall'Accordo sono, infatti, quelli della difesa dei diritti fondamentali dei popoli, di prevenzione e contrasto nei confronti delle minacce costituite dal terrorismo internazionale di varia matrice e forma (politico, del fondamentalismo etnico-religioso, ambientalistico, biologico-batteriologico eccetera) e dalle attività illecite poste in essere dalle organizzazioni dedite al fenomeno dilagante della immigrazione clandestina, al contrabbando di armamenti e droghe, allo sfruttamento della prostituzione, della forza lavoro e dei minori ed alle ingenti transazioni finanziarie e commerciali, circolazione transfrontaliera di capitali costituiti al di fuori dei canali leciti e strettamente correlati a tali attività, spesso criminose, ed a quant'altro.
Sulla base delle considerazioni e dei propositi sopra esposti dichiaro, a nome dei deputati del gruppo UDC, voto favorevole, alla ratifica ed esecuzione dell'Accordo fatto a Venezia il 27 marzo 1999.

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