Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 161 del 19/6/2002
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CONSIDERAZIONI INTEGRATIVE DELLA DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DEL DEPUTATO ERMINIA MAZZONI SUL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE N. 2780

ERMINIA MAZZONI. Il decreto-legge che questa Assemblea si appresta a convertire in legge, e che registrerà il voto favorevole anche dei deputati del gruppo parlamentare dell'UDC, è un atto che ha segnato, per più versi, un momento fondamentale per il nostro paese e per l'Unione europea, in primis per la sua connotazione strettamente umanitaria: esso ha senza dubbio contribuito a superare


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nel modo meno cruento possibile uno dei momenti più drammatici del conflitto israelo-palestinese, quell'assedio alla Basilica della natività di Betlemme che tutto il mondo ha seguito con apprensione.
È stato uno stillicidio durato trentanove giorni, del quale tutti noi, credo, abbiamo temuto degenerazioni ed evoluzioni ancor più catastrofiche di quelle poi concretatesi e segnate comunque dalla drammaticità che permea l'intera storia di questo come di tutti i conflitti tra popoli.
La mediazione europea, fondamentale per lo sblocco dell'impasse dell'assedio, e l'intervento successivo (relativo all'ospitalità dei palestinesi), hanno consentito forse di non esasperare quella tensione in cui ogni minimo ed impercettibile squilibrio è causa di stragi devastanti.
Quella offerta ai tre palestinesi da parte dell'Italia, difatti, è - come specificato nel decreto - un'ospitalità pro tempore del tutto atipica, in deroga a tutte le vigenti normative in materia sia di immigrazione che di asilo, per motivi del tutto evidenti (sappiamo infatti che, tra l'altro, alcuni di essi sono sospettati di aver svolto attività terroristica).
Da qui, l'esigenza di un provvedimento che rientra nella logica propria delle norme del diritto internazionale che consentono, a paesi neutrali, di ospitare combattenti fuori dal territorio di conflitto in tempo di guerra, perché non continuino a compiere atti violenti nei confronti del nemico, ovvero perché non esasperino il conflitto.
Il decreto disciplina tempi e modalità della ospitalità, assicura la protezione, detta norme di salvaguardia in caso di mancato rispetto della detta disciplina.
Questa iniziativa dunque, già di per sé di altissimo significato perché sforzo concreto per il perseguimento della pace nei territori, ha assunto un significato ulteriore e non trascurabile, come accennavo all'inizio, per 1'Italia e per l'Unione europea.
L'Unione ne è uscita rafforzata poiché consacrata, per la prima volta, nel ruolo di interlocutore di peso nella soluzione della crisi mediorientale in alternativa a Russia e Stati Uniti, sebbene in una posizione più defilata rispetto a questi; del resto sappiamo tutti che 1'Unione sconta, nella costruzione di una politica estera comune, una difficoltà notevole, dovuta a problemi concreti, fattuali, non solo istituzionali o costituzionali.
Questa circostanza però, ha forse il merito d'aver inaugurato un valido trend. L'Unione non è uno Stato, ed evidentemente quella delle fughe in avanti non è la soluzione migliore: vi sono davvero funzioni che 1'Unione svolge «meglio» collettivamente, come in questo caso, ed altre in cui è ancora indispensabile per gli Stati membri preservare un indirizzo autonomo, e va dato atto al nostro Governo, tante volte tacciato di anti-europeismo, d'aver invece saputo interpretare al meglio tale processo.
Per il nostro paese, e più in particolare per il nostro Governo, la gestione di questa crisi ha rappresentato un innegabile successo in materia di politica estera. Anche se non sento di concordare con chi ha sostenuto che «alcuni equilibri sono cambiati» sul piano internazionale, mi sembra più ragionevole dire che alcuni equilibri hanno subito dei «forti scossoni». Per la prima volta infatti 1'Italia ha risposto alle pressanti richieste di farsi totalmente carico di una scottante questione internazionale, non con un assenso, che sarebbe stato passivo ed azzardato al tempo stesso, ma con un'iniziativa concreta.
Questa propositività ha spiazzato i nostri partner comunitari, la proposta infatti è risultata fortemente scomoda a buona parte di essi e per la sua approvazione è stata necessaria una salutare «deviazione» dall'ordinario percorso decisionale europeo, percorso che ora passa anche attraverso l'Italia e la Spagna.

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