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NUCCIO CARRARA. Onorevoli colleghi, il provvedimento in esame è tornato a questo ramo del Parlamento dopo l'esame del Senato con alcune modifiche che, seppure in qualche caso rilevanti, non stravolgono l'impianto complessivo né il testo approvato dalla Camera in prima lettura.
La dichiarazione di voto di oggi, pertanto, potrebbe ripercorrere le considerazioni che ho già svolto in quest'aula in quella occasione il 23 gennaio scorso.
Tuttavia preferisco utilizzare un filo conduttore che mi viene offerto dalle critiche avanzate dai colleghi dell'opposizione, che mi sembrano eccessive, ingenerose e fuorvianti.
È proprio vero che l'approvazione di questo provvedimento ci porterà indietro negli anni, quasi si fosse affetti da una sindrome nostalgica, come sostiene l'onorevole Bressa? Noi riteniamo di no, siamo anzi convinti che la macchina della burocrazia statale, nonostante le precedenti riforme, sia ancora lenta, quasi in panne, e sicuramente inadeguata alle esigenze di una pubblica amministrazione moderna che deve dimostrarsi efficiente e rapida nei processi decisionali.
Questo provvedimento non rappresenta una controriforma rispetto a ciò che è stato fatto da precedenti Governi, ma un tentativo di riforma autentica e di riordino efficace del nevralgico e strategico settore della dirigenza statale. I colleghi dell'opposizione fanno osservare che con questa legge verrebbe sottratta alla contrattazione collettiva la possibilità di intervenire oltre che per gli aspetti retributivi, anche per quelli normativi, come invece previsto da precedenti norme sul pubblico impiego.
In realtà, se la contrattazione collettiva, attraverso un fenomeno di sedimentazione pluridecennale si era appropriata anche di poteri normativi, andando ben oltre la parte relativa alle retribuzioni, ciò non ha rappresentato un fenomeno evolutivo, che la sinistra oggi vorrebbe irreversibile, ma una sorta di invasione di campo nei confronti del Parlamento che è l'unico organo abilitato ad emanare norme relative al pubblico impiego. Non si è andati affatto indietro, si è semplicemente ricercato un
naturale equilibrio tra le diverse competenze e le prerogative del sindacato, del Governo e del Parlamento.
Con riferimento allo spoils system che i colleghi dell'opposizione definiscono «selvaggio» si fa notare che è stato già introdotto dalle norme volute dal ministro Bassanini nella precedente legislatura per fare in modo che tra il momento dell'indirizzo politico e quello dell'amministrazione concreta vi fosse piena intesa e non un muro di incomunicabilità.
In altre parole, come oggi avviene negli Stati Uniti, si voleva che la decisione politica non venisse intralciata da una burocrazia adagiata sui propri privilegi, primo fra tutti la propria inamovibilità fatalmente contrapposta - in passato - alle precarietà dei Governi.
Oggi c'è necessità che i vertici della pubblica amministrazione, tutti ovviamente, si assumano nuove responsabilità e concorrano a velocizzare i processi decisionali nell'attuazione dei programmi presentati dagli elettori delle forze politiche di Governo.
Non si vede proprio, in questo caso, in che consista la sindrome nostalgica dal momento che si trova di fronte non ad una controriforma, ma proprio di fronte ad una accelerazione del processo riformatore.
Altra questione dibattuta è quella relativa alla introduzione di nuove aree contrattuali.
Qui proprio non si capisce perché non ci si sia accorti prima come gli interessi di alcune categorie non siano sovrapponibili a quelli di altre. Con questo provvedimento si vuole abbandonare una sorta di pansindacalismo livellatore e riconoscere ad alcune categorie del pubblico impiego (nella fattispecie a quella della vicedirigenza ed a quella dei professionisti e dei ricercatori) il diritto di far sentire la propria voce nella nuova contrattazione sindacale autonoma e rispettosa finalmente dei ruoli e delle specificità di ciascuna di esse.
Per quanto riguarda il ruolo unico rinvio a quanto sostenuto nella dichiarazione di voto in prima lettura. Qui vale la pena ricordare che è dall'esperienza che si è potuto verificare quanto fosse frustrante e mortificante per alcuni dirigenti dello Stato essere stati strappati ad un ancoraggio preciso, alla propria amministrazione per la quale magari si era lavorato per tanti anni accumulando professionalità ed esperienza, per essere parcheggiati in quell'area di sosta del ruolo unico senz'arte né parte in attesa di non si sa quale destino.
Infine, vorrei sottolineare come nulla abbiamo eccepito i loquaci e pignoli colleghi dell'opposizione circa la possibilità, introdotta da questo provvedimento di un interscambio tra pubblico e privato di funzionari e dirigenti proprio per favorire uno scambio di professionalità e di esperienza maturata da funzionari e dirigenti nelle amministrazioni di riferimento, sia pubbliche che private.
Ovviamente in questo caso non si è potuta sostenere la tesi della controriforma, essendo fin troppo evidenti i tratti di forte modernizzazione che si vogliono introdurre nella pubblica amministrazione. Lo stesso può dirsi con riferimento alle previsioni dell'articolo 9 che prevedono l'accesso di privati nello svolgimento di incarichi e attività internazionali.
In conclusione, come già avvenuto in prima lettura, ribadisco il voto favorevole dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale su questo provvedimento.
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