Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 161 del 19/6/2002
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2780)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzoni. Ne ha facoltà.

ERMINIA MAZZONI. Signor Presidente, preannuncio il voto favorevole del gruppo dell'UDC (CCD-CDU) sul provvedimento in esame e chiedo alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna di alcune considerazioni integrative della mia dichiarazione di voto (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (CCD-CDU) e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza.


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ERMINIA MAZZONI. In questa sede vorrei soltanto svolgere considerazioni rapidissime. Il voto favorevole è dovuto non solo alla compostezza del testo che abbiamo elaborato, pur nella delicatezza della materia che si affronta, ma soprattutto al particolare valore politico e istituzionale che assume l'approvazione di questo testo e la conversione in legge di questo decreto-legge per la qualificazione dell'azione politica del Governo italiano nel contesto politico internazionale e, soprattutto, per il rafforzamento della posizione dell'Unione europea all'interno del discorso politico internazionale e, soprattutto, nel delicato discorso del conflitto israelo-palestinese (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (CCD-CDU) e della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sereni. Ne ha facoltà.

MARINA SERENI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo voterà a favore di questo provvedimento. Nell'apprestarci ad esprimere questo voto finale la nostra mente non può non tornare alla situazione drammatica che solo poche settimane fa si verificava a Betlemme quando, nel pieno di un'azione militare israeliana senza precedenti, decine di palestinesi, molti dei quali armati, cercavano rifugio e si asserragliavano all'interno di uno dei luoghi più significativi della Terra Santa, la basilica della Natività.
Per giorni e giorni, religiosi, civili e miliziani palestinesi sono rimasti chiusi nella basilica della Natività assediati dalle Forze armate israeliane, in un confronto drammatico che ha rischiato più volte di precipitare, minacciando l'incolumità delle persone coinvolte e la sacralità dei luoghi.
L'opinione pubblica mondiale, le diplomazie degli Stati a fianco delle più alte autorità religiose, a cominciare dal Papa, hanno invocato e ricercato con grande tenacia una soluzione negoziale che consentisse di risparmiare le vite umane e di restituire alla preghiera e al culto uno dei luoghi che l'umanità intera oltre la fede religiosa considera simbolo e patrimonio universale.
Il disegno di legge che oggi giunge in quest'aula è la conseguenza di quello sforzo, è la sanzione di un successo - ahimè terribilmente parziale - della politica e della ragione contro la follia della violenza e della guerra.
L'accordo raggiunto tra le parti con la partecipazione essenziale della comunità internazionale e l'assunzione di responsabilità diretta dell'Europa ha permesso di sbloccare quella drammatica situazione e riportare alla vita una comunità religiosa, quella dei francescani della Natività, ed una comunità civile, quella della città di Betlemme. Riteniamo sia giusto ed opportuno ricordare e riconoscere come questo risultato positivo sia anche il frutto dell'iniziativa del nostro paese. Coerentemente con il ruolo protagonista che l'Italia tradizionalmente ha cercato di svolgere nel martoriato scacchiere mediorientale, anche in questa occasione non ci siamo sottratti alla necessità di favorire una soluzione positiva garantendo un contributo diretto e ricercando contemporaneamente la solidale e concreta partecipazione europea.
Il provvedimento con il quale regoliamo ed organizziamo l'ospitalità e l'accoglienza dei tre palestinesi giunti in Italia rappresenta per noi un punto di equilibrio. Lo giudichiamo apprezzabile data la delicatezza e, per alcuni versi, l'eccezionalità della situazione. Per questo non comprendiamo come questa Assemblea abbia potuto, con una leggerezza davvero incredibile, approvare l'ordine del giorno Rivolta n. 9/2780/1 pochi minuti fa. Siamo qui per dare atto di uno sforzo e di un contributo positivo che quell'ordine del giorno, in qualche modo, mette in discussione.
L'assenso e la soddisfazione per il modo in cui la comunità internazionale ha saputo affrontare quel delicato episodio, quella drammatica situazione non può, tuttavia, in alcun modo diminuire la nostra forte preoccupazione per la situazione di violenza che ancora permane in Israele e nei territori palestinesi. Ancora ieri abbiamo


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visto la violenza cieca del terrorismo colpire ed uccidere decine di persone innocenti tra cui molti giovani studenti in un autobus di Gerusalemme. Alle vittime ed all'intera società israeliana vogliamo che giunga la nostra solidarietà umana e politica.
La spirale di attentati terroristici palestinesi e di rappresaglie militari israeliane non riuscirà a fermarsi da sola, anzi, c'è da temere che essa possa di nuovo intensificarsi in assenza di una netta iniziativa internazionale. La nostra condanna del terrorismo non può che essere totale. Il terrorismo è inaccettabile per ragioni morali, perché colpisce civili, inermi ed innocenti. È inaccettabile per motivi politici, perché diffonde insicurezza e paura nella società israeliana, allontana ogni prospettiva di dialogo, indebolisce la possibilità di dare riconoscimento alle legittime aspirazioni del popolo palestinese. Siamo contro il terrorismo senza «se» e senza «ma», così come siamo stati e siamo contrari alle azioni militari israeliane che colpiscono indiscriminatamente i villaggi e le città palestinesi rendendo inaccettabili le condizioni di vita di quelle popolazioni.
È indispensabile che la comunità internazionale solleciti e sostenga lo sforzo di riforma in atto da parte dell'Autorità nazionale palestinese a partire dalla riorganizzazione di una forza di sicurezza in grado di operare efficacemente contro le frange estremiste che hanno scelto la strada terroristica e gli attentati suicidi. È indispensabile che la comunità internazionale non si rassegni alla violenza. Il terrorismo non vincerà se riprenderà il negoziato, se si creeranno le condizioni per una soluzione giusta per entrambi i popoli. Non possiamo mai perdere di vista come in quell'area si confrontino due diritti: quello del popolo palestinese ad avere uno Stato indipendente nei territori di Cisgiordania e Gaza, e quello di Israele a vivere in sicurezza entro confini certi e riconosciuti.
È illusorio pensare di fermare la violenza erigendo dei muri. Quei muri rischiano di rafforzare l'odio, certamente sanciscono la disperazione e la rinuncia al dialogo. Eppure, tutti noi sappiamo che non esistono scorciatoie né alternative militari allo sforzo della trattativa ed al coraggio del compromesso. ONU, Europa, Stati Uniti, Russia debbono riprendere subito l'iniziativa in modo deciso e coerente. L'Italia può e deve fare la sua parte ed anche questo Parlamento, che più volte si è pronunciato per indirizzare e sollecitare positivamente l'azione italiana per la pace in Medio Oriente, è opportuno che torni a ribadire e rilanciare il proprio impegno, anche attraverso l'invio di una missione in Israele e nei territori palestinesi.
Occorre fare tutto il possibile per isolare e sconfiggere le forze che con ogni mezzo si oppongono al dialogo e alla ripresa del negoziato. È necessario far sentire la nostra solidarietà e il nostro sostegno concreto a tutte quelle forze, israeliane e palestinesi, che non si arrendono alla logica della guerra, della negazione del diritto e delle ragioni dell'altro. Dobbiamo parlare alle leadership, ma anche alle società civili. Ricostruire le condizioni per il dialogo significa creare fiducia, relazioni, occasioni di incontro.
Per la fine di giugno personalità e associazioni israeliane e palestinesi hanno convocato una grande manifestazione comune lungo le mura della città di Gerusalemme: per due popoli e due Stati; per Gerusalemme capitale condivisa; per la fine dell'occupazione militare e per la fine della violenza terroristica. Alcuni di noi saranno lì con loro, per dimostrare la nostra vicinanza a due popoli che soffrono da troppo tempo, per alimentare questo tenue filo di speranza ed, altresì, per chiedere che l'Europa e gli altri protagonisti della politica mondiale si assumano la responsabilità di una forte iniziativa per giungere alla conferenza di pace. La legge che oggi approviamo dimostra che l'Europa, insieme agli altri sponsor degli accordi di Washington, può svolgere un ruolo determinante per favorire la ricerca di una via di dialogo. È un compito difficile, ma non impossibile: ci dobbiamo provare oggi, prima che sia davvero troppo tardi.


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Con questo spirito voteremo a favore di questo disegno di legge di conversione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.

GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo a questo provvedimento di legge. Devo dire che su questo argomento si è indugiato forse poco, in quest'aula, perché il testo non lo consentiva; la condivisione era larga, ma certamente le questioni non mancavano. Mi limito, dunque, ad elencarle, con grande rapidità e in successione. La prima era quella dell'esigenza di un titolo che legittimasse l'accoglienza e l'ospitalità nel nostro paese di questi tre palestinesi, che non fosse il titolo dell'asilo, che è ben definito ed è finalizzato a tutt'altre situazioni.
È un dovere di ciascuna nazione garantire protezione a chiunque versi in pericolo di vita - è un principio universale contenuto nelle Convenzioni e nella nostra Costituzione - ma oggettivamente la situazione di cui ci stiamo occupando meritava un'attenzione specifica proprio per la sua specialità.
Riteniamo che sia stato troppo modesto il ruolo del nostro paese nel promuovere la pace in Medio Oriente, così come crediamo sia stato troppo timido il ruolo dell'Europa. Ciò nondimeno, sosteniamo tale provvedimento, così come sosterremo ogni iniziativa volta a favorire una pace giusta in Medio Oriente e che rimuova non soltanto le cause ma anche le occasioni di conflitto (così come in questa circostanza).
Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo provvedimento ci riporta ai fatti accaduti a Betlemme nella basilica della Natività. Ma il nostro sguardo è, ancor di più, pieno dei morti di ieri mattina a Gerusalemme: studenti che andavano a scuola, uccisi da un kamikaze. Questo orrore, ancora più atroce, ci induce a dire che in questo provvedimento c'è una parte che manca (in qualche misura evocata dall'onorevole Rivolta); tale parte riguarda non soltanto le misure di protezione e di tutela, ma anche le misure di vigilanza, nei confronti di queste persone, che non sono neppure timidamente delineate. La legge Martelli del 1989 prevedeva che in questi casi si poteva applicare la sorveglianza a vista (il garder à vue dei francesi); in questo provvedimento non c'è niente di tutto ciò: nessuna misura particolare, nessuna misura specifica. Anzi, un'ipocrita tutela generale nei confronti della sicurezza di queste persone, che nell'intendimento dei proponenti dovrebbe garantire anche la sicurezza degli altri.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, più che confidare nell'iniziativa di questo Governo, confidiamo nella prudenza delle forze di polizia del nostro paese, che sapranno attuare queste disposizioni con sapienza e con intelligenza, nell'interesse di tutti e senza nessuna velleità di propaganda, come purtroppo è stato fatto nei giorni scorsi dal nostro Governo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, ritengo che l'approvazione, da parte dell'Assemblea, dell'ordine del giorno Rivolta costituisca un fatto molto grave. Infatti, noi ci siamo astenuti dall'aprire una discussione politica complessiva sulla vicenda israelopalestinese e anche sulle posizioni politiche che contraddistinguono le diverse forze politiche presenti in quest'aula. Come ho detto, abbiamo anche opinioni diverse con riferimento alla premessa posta alla presentazione di questo decreto-legge, ma queste considerazioni politiche le abbiamo accantonate, nello spirito di voler contribuire a risolvere un problema.
Si tratta di un problema che si è manifestato in modo culminante nella basilica di Betlemme, ma che ha trovato espressione anche in questi giorni, con


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attacchi kamikaze e invasioni delle città palestinesi. Tuttavia, non ritengo sia questo il modo e il momento per affrontare questioni di così grande rilievo; credo, invece, vada sottolineato che questo provvedimento, frutto di una mediazione europea, è la conseguenza di una mediazione che non abbiamo considerato per nulla soddisfacente. Infatti, è il frutto della mediazione di un'Europa che non ha saputo svolgere alcun ruolo nei processi di pace relativi a questa vicenda palestinese e che, spesso, abbiamo visto totalmente subalterna al Governo Sharon. Allo stesso modo, non abbiamo visto nulla delle promesse che sono state fatte dal Presidente Berlusconi in quest'aula rispetto a tutte le iniziative che il nostro paese avrebbe potuto assumere con riferimento a tale vicenda.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PUBLIO FIORI (ore 18,15)

GRAZIELLA MASCIA. Allora, abbiamo evitato di sottolineare tutti questi aspetti, in quanto ci sembrava prioritario risolvere un problema preciso e, comunque, contribuire ad affrontare un'emergenza.
Non credo che l'ordine del giorno Rivolta corrisponda all'opinione pubblica di questo paese, in quanto la storia dell'Italia è ben altra. È la storia di un popolo che è sempre stato molto sensibile e protagonista, anche in anni lontani, dei processi di pace con il popolo palestinese, riconoscendo per primo l'OLP. Dunque, non credo che questa maggioranza, in questo momento, sia davvero l'espressione dei sentimenti del popolo italiano.
Tuttavia, abbiamo voluto contribuire, in modo costruttivo e specifico, a migliorare un testo che, dal punto di vista dei principi, a mio avviso, non è vero non avesse alternative. Abbiamo cercato - come si è detto - di circoscrivere e di precisare le responsabilità, facendo anche un atto di fiducia. Infatti, la responsabilità di tutta la gestione di questa vicenda è nelle mani di un Governo che contrastiamo.
Vi è stato, quindi, uno spirito di collaborazione, che si è manifestato anche in Commissione, in particolare nella persona del presidente. Dunque, con questo spirito di collaborazione e apprezzando questa volontà condivisa, abbiamo cercato di lavorare in Commissione e in aula.
Ritengo che l'approvazione dell'ordine del giorno Rivolta sia in contrasto con questi impegni nonché con quello che ognuno di noi ha messo in questo provvedimento. Ciò rappresenta una responsabilità pesante, anche se si tratta di un ordine del giorno; tuttavia, i contenuti non credo rientrino nello spirito né degli accordi assunti dal nostro Governo con l'Unione europea né di quelli che sono stati oggetto, appunto, della mediazione della Comunità europea.
In ogni caso, pur con questa critica di fondo, riteniamo che questi palestinesi debbano essere ospitati, che tale obiettivo debba essere raggiunto. Tuttavia, non ce la sentiamo più di condividere con un voto favorevole un provvedimento che, comunque, è caratterizzato dall'approvazione di un ordine del giorno grave.
Dunque, ci asterremo dal voto per sottolineare che, pur nella condivisione di tutto quello che abbiamo detto prima e dell'obiettivo del decreto-legge, non si può far finta che l'ordine del giorno approvato non rappresenti nulla, anche nei rapporti politici che si esplicano in quest'aula (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cristaldi. Ne ha facoltà.

NICOLÒ CRISTALDI. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per annunciare il voto favorevole al provvedimento da parte dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale e per ribadire oggi le considerazioni da me già espresse in fase di discussione sulle linee generali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saponara. Ne ha facoltà.

MICHELE SAPONARA. Signor Presidente, il gruppo di Forza Italia voterà a


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favore di questo provvedimento che assume una grande importanza politica, prova ne sia la condivisione da parte di tutta l'opposizione, i cui suggerimenti migliorativi noi abbiamo accolto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, del tutto occasionalmente, la Camera dei deputati approverà tra poco la conversione in legge di questo decreto-legge nella stessa giornata in cui dalla tribuna si è affacciato il Presidente della Knesset israeliana Burg, accompagnato da due esponenti parlamentari, uno dei quali è un arabo-israeliano. Oggi, dalle 15 alle 16,30, nella biblioteca del Presidente, abbiamo svolto, con la partecipazione di molti parlamentari di tutti i gruppi rappresentati in Parlamento, un incontro di straordinario interesse e - starei per dire - anche di straordinaria drammaticità con il Presidente Burg, il Presidente Casini - che lo aveva invitato - e i due rappresentanti del Parlamento israeliano.
Credo che, da parte di tutti noi, ci sia la condivisione di una logica che, per affrontare e per risolvere la questione mediorientale e il conflitto palestinese-israeliano, punti alla pace, al dialogo ed alla sicurezza sia di Israele sia dei palestinesi, con la costituzione di uno Stato nei territori palestinesi. E il Parlamento ha più volte espresso tale condivisione anche con la mozione che abbiamo approvato nel dicembre scorso e che, poi, ha dato vita ad una delegazione parlamentare in Medio Oriente. Credo ci sia da parte di tutti noi - e l'abbiamo espressa in molte occasioni, anche in queste ultime ore - la solidarietà verso il popolo israeliano che viene fatto oggetto sistematicamente di criminali attacchi terroristici. Credo anche che, nel condannare e nel combattere il terrorismo in tutti i modi, dobbiamo esprimere solidarietà al popolo palestinese che, nella sua stragrande maggioranza, come anche oggi ci ha ricordato il rappresentante della Knesset, è estraneo alle logiche del terrorismo e che, tuttavia, sta vivendo e sta soffrendo da decenni e, in particolare, in questi ultimi mesi una situazione di terrore e di disperazione, tragica sul piano umano e sul piano civile.
È in questo contesto terribile e totalmente aperto che si colloca il decreto-legge che noi oggi stiamo per convertire in legge. È un provvedimento che sta contribuendo con i suoi contenuti a risolvere una crisi nella crisi: la crisi di Betlemme. Ha fatto bene il Governo italiano ad assumersi, insieme agli altri governi dell'Unione europea, questa corresponsabilità. Ovviamente, tutti noi siamo consapevoli che la strada della pace e della risoluzione del conflitto è ancora difficile e lunga e che questo è un piccolo momento, un parziale momento positivo, nel quadro di una crisi ancora totalmente aperta.
Qualche decina di minuti fa, a mio parere, in quest'aula è successo qualcosa di grave che non farà cambiare a me - e mi auguro neanche ai colleghi - la decisione, già dichiarata, di esprimere un voto favorevole ma che, tuttavia, va sottolineato.
Da parte di tutte le forze di opposizione, compreso il gruppo di Rifondazione comunista, che poi ha cambiato il suo atteggiamento in occasione del voto finale proprio per ciò che è avvenuto, ma, comunque, da parte di tutte le forze di opposizione, del centrosinistra e anche di Rifondazione comunista, c'è stato un atteggiamento di totale lealtà e corresponsabilità, al di là delle valutazioni politiche diverse che in tante altre vicende possiamo avere. Al termine dell'esame di questo provvedimento, rispetto al quale i nostri emendamenti sono stati tutti finalizzati a un suo miglioramento (e alcuni di questi emendamenti sono stati approvati in Commissione, mentre uno è stato approvato anche qui in aula), ci siamo trovati di fronte a un ordine del giorno che non va in questa logica e rispetto al quale il rappresentante del Governo ha chiesto la riformulazione e, in caso contrario, ha chiesto che venisse respinto. Con rarissime eccezioni - che ho notato, ma sono rarissime eccezioni -, la quasi totalità della


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maggioranza di centrodestra ha smentito il Governo, ha rotto l'unità che si era creata su questo provvedimento lungo tutto l'iter, dal primo momento in Commissione fino ad oggi, ed ha con un sberleffo istituzionale votato a favore di quell'ordine del giorno sul quale il Governo aveva espresso la sua contrarietà, se non fosse stato riformulato. È grave ciò che è avvenuto, perché io sono stanco di sentire lezioni da parte del centrodestra nei confronti del centrosinistra (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)...

ROBERTO MENIA. Noi siamo stanchi di sentire le tue, Boato!

MARCO BOATO. ...per cui ci vuole la capacità di convergere, quando ci sono possibilità di convergere.

ROBERTO MENIA. Ma che vuoi?

MARCO BOATO. Sono stanco di ricevere lezioni di lealtà istituzionale, quando poi, su una materia come questa, dove si è esposto il Governo, l'opposizione ha condiviso le scelte del Governo che in quest'aula ha espresso una posizione precisa, dove noi anche rispetto ai nostri emendamenti che non sono stati accolti non ne abbiamo tratto nessuna conseguenza negativa ed abbiamo assunto e mantenuto un atteggiamento positivo, alla fine dell'esame di questo provvedimento, con un senso di irresponsabilità veramente vergognoso - salvo rare eccezioni che ho notato -, c'è stato un voto che ha spaccato a metà quest'aula, sconfessando, non tanto l'opposizione di centrosinistra - che nulla c'entra con quell'ordine del giorno -, ma addirittura la posizione del Governo.
Questo è grave ed è ora di finirla con le lezioni sulla capacità di corresponsabilità istituzionale (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!

ROBERTO MENIA. Finiscila tu!

MARCO BOATO. È ora di finirla, perché in un momento di particolare delicatezza, per le responsabilità che il nostro paese e il Governo, che ha ricevuto il consenso dell'opposizione in questa materia, hanno assunto e stanno assumendo, la logica della stragrande maggioranza della maggioranza di centrodestra è stata una logica di irresponsabilità e di «desolidarizzazione» addirittura nei confronti del Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo - Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).

GIORGIO BORNACIN. Quelli sono terroristi!

MARCO BOATO. Il Governo, se non sbaglio, in questo momento è rappresentato da un esponente della Lega nord Padania: ma questo è del tutto occasionale; è il Governo. Tuttavia, voglio sottolineare anche questo aspetto, dando atto della lealtà di questo rappresentante.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI (ore 18,25)

MARCO BOATO. Signor Presidente, voglio concludere il mio intervento per dire in che logica si colloca, comunque, il voto positivo che annuncio, nonostante quanto ho detto, ed è la logica della dichiarazione finale del IV Forum parlamentare euromediterraneo, a cui anche vari colleghi di quest'aula hanno partecipato nei giorni scorsi a Bari, il 17 e il 18 giugno. Il IV Forum parlamentare euromediterraneo, a cui era presente anche una delegazione israeliana, ma a cui non è stato consentito di partecipare a una delegazione palestinese, ha approvato una dichiarazione finale di moltissimi punti - 18 punti -, di cui leggo soltanto i punti 4 e 5. «Il conflitto in Medio Oriente si sta facendo sempre più grave. La comunità delle nazioni deve impegnarsi in maniera decisa per far cessare la violenza indiscriminata, per far sì che la legge sia applicata, che le convenzioni internazionali siano rispettate e che le azioni umanitarie già avviate possano proseguire senza ostacoli. In questo spirito il Forum sostiene la convocazione


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di una conferenza internazionale che possa riaprire una prospettiva politica nel conflitto, tenendo conto delle varie iniziative di pace intraprese. Non può esservi soluzione militare al conflitto in Medio Oriente. La pace fondata sull'esistenza di due Stati democratici, sicuri, vitali e dai confini definiti - Israele e Palestina - è l'unica opzione. È pertanto urgente continuare a lavorare ed intensificare gli sforzi internazionali per una rapida ripresa del dialogo e dei negoziati tra le parti interessate, al fine di creare le condizioni per un accordo di pace definitivo» (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, manca un minuto e cinque secondi al termine del tempo che l'onorevole Boato ha a disposizione.

MARCO BOATO. Signor Presidente, anche questo è un bel segno di maturità democratica.

ANDREA RONCHI. Non accettiamo lezioni di democrazia! Da nessuno le accettiamo!

MARCO BOATO. Questo documento è stato votato con la partecipazione di parlamentari in rappresentanza dei parlamenti dei paesi mediterranei associati al processo di Barcellona, dei parlamenti degli Stati membri dell'Unione europea e dei rappresentanti del Parlamento europeo. Noi lo condividiamo pienamente ed è in questa logica che esprimiamo un voto favorevole, nonostante l'irresponsabilità dimostrata da alcuni nei confronti di questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo del Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.

PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, il provvedimento che stiamo per votare è strettamente legato al dramma che coinvolge il Medio Oriente. Ieri mattina vi è stato l'ennesimo attentato contro il popolo israeliano, un autobus carico di studenti è stato fatto saltare da un kamikaze...

PRESIDENTE. Onorevole Fontanini, qualche minuto fa è stato commesso un nuovo attentato con quattro feriti gravissimi e venti...

PIETRO FONTANINI. Vi sono stati 19 morti e 50 feriti. L'Italia ha sempre agito per riportare la pace fra lo Stato di Israele e la Palestina. Anche questo provvedimento è frutto di questa volontà pacifica, tuttavia, colleghi, penso che anche in questa aula debba essere ripetuta la domanda che ieri il Premier israeliano Sharon ha pronunciato davanti ai diciannove corpi straziatati da questo ennesimo attentato. Ma di quale Stato parlano i palestinesi? Alcuni colleghi della sinistra considerano Arafat - il massimo esponente del popolo palestinese - un interlocutore credibile anche quando condanna gli attentati che la sua stessa organizzazione mette in pratica: ma in che mondo viviamo (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)? La pace non si costruisce con gli attentati e se siamo conniventi con chi porta avanti queste azioni criminali, non aiutiamo né Israele né la Palestina a trovare la pace (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania, di Alleanza nazionale e di deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, i deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani voteranno a favore di questo provvedimento, in quanto quest'ultimo contiene una decisione importante, una scelta responsabile che ha contribuito a risolvere una situazione drammatica come quella rappresentata dall'assedio alla basilica della Natività, che avrebbe potuto portare ad un'estensione, ad una deflagrazione di questo drammatico conflitto arabo-israeliano


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che, purtroppo, continua, come ci ricordava poc'anzi il Presidente Mussi. Si sarebbero potute avere conseguenze devastanti che, probabilmente, alcune forze integraliste di tutti e due gli schieramenti cercano di portare avanti. Si tratta di un'idea folle ed irresponsabile che mira ad estendere il conflitto e a non risolvere attraverso il dialogo la questione mediorientale e credo che il provvedimento in esame debba essere collocato in questo contesto. Ho sentito parole, giudizi, riflessioni ed analisi che non condivido e ritengo gravissimo l'ordine del giorno che è stato votato perché rappresenta quasi un atto di sfiducia nei confronti delle decisioni prese con questo provvedimento. Questo ordine del giorno è in controtendenza con la scelta che affidava all'Italia e all'Europa un ruolo indispensabile, necessario in questo drammatico conflitto. Credo che, al di là degli appelli moralistici, dobbiamo ribadire la linea che l'Italia ha seguito in questo scacchiere geopolitico. Si tratta della linea, non solo del dialogo, ma dell'applicazione delle risoluzioni dell'ONU.
Vi sono state tante discussioni in quest'aula; abbiamo votato mozioni impegnative che sono state assolutamente inapplicate. Credo che la risoluzione di questo conflitto passi necessariamente attraverso il riconoscimento di due Stati e due popoli. Sono le richieste non soltanto dell'OLP, ma delle forze più democratiche all'interno del popolo israeliano.
Solo in questo modo si potrà risolvere questo conflitto e con la sua risoluzione si impedirà il rischio, che esiste nelle forze più integraliste israeliane e, purtroppo, anche americane, che tale conflitto si allarghi, invadendo l'Iraq, portando la guerra oltre lo scacchiere mediorientale.
Si tratta di un atto importante e significativo; riconosco al Governo e all'Europa di averlo scelto con responsabilità. Per tale motivo, i Comunisti italiani, nonostante questo pessimo ordine del giorno, esprimeranno un voto favorevole sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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