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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 22 maggio, n. 97 recante misure urgenti per assicurare ospitalità temporanea e protezione ad alcuni palestinesi.
Ricordo che nella seduta del 17 giugno scorso si è conclusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 2780 sezione 1), nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 2780 sezione 2).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto legge, nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 2780 sezione 3).
Avverto altresì che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto che è stato presentato un emendamento al titolo (vedi l'allegato A - A.C. 2780 sezione 4).
Avverto che la V Commissione bilancio ha espresso il prescritto parere che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 2780 sezione 5).
Passiamo agli interventi sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, intervengo per sottolineare in primo luogo che in Commissione si è svolta una discussione approfondita su tale materia, perché trattasi di norme assolutamente straordinarie ed eccezionali. Si potrebbero spendere anche talune considerazioni circa la presentazione di questo decreto-legge, ma nello spirito di collaborazione che si è sviluppato in sede di Commissione, risparmio questi aspetti di principio.
Al termine abbiamo condiviso l'obiettivo finale che era quello di dar a seguito all'ospitalità di questi palestinesi, fermo restando che le modalità per poter sviluppare questo obiettivo potevano essere diverse, e fermo restando che alcune considerazioni svolte nella presentazione non sono state da noi condivise, in quanto non si tratta di dati oggettivi. Mi riferisco a considerazioni di ordine più politico che tecnico.
Detto ciò, abbiamo comunque tentato di migliorare un testo che, a nostro avviso,
per quanto finalizzato ad un obiettivo condiviso, è abbastanza vago ed in qualche maniera è privo di oggettività.
Nella fattispecie, abbiamo cercato di migliorare il testo per quanto concerne la precisazione delle responsabilità, laddove si prevedono casistiche in cui vengano violate le prescrizioni contenute negli accordi intercorsi tra il Governo e le persone che vengono ospitate. A nostro avviso, vi era la necessità di articolare meglio e in modo più oggettivo la casistica delle misure da prevedere e, soprattutto, di precisare meglio le responsabilità, all'interno del Governo, che dovrebbero avere l'ultima parola in materia.
Alcune modifiche migliorative sono state apportate. Oggi il Governo ha presentato un emendamento che tenta di ripristinare il testo originale, prevedendo le autorità di pubblica sicurezza, quando la Commissione, invece, aveva previsto gli organi preposti e, successivamente, gli emendamenti presentati da diversi colleghi in Commissione chiedevano - e chiedono - di proporre come responsabile principale il ministro dell'interno, fermo restando il rapporto tra il ministro dell'interno, il Presidente del Consiglio dei ministri e il ministro degli esteri e, non ultimo, il rapporto con l'Unione europea, che ha definito l'accordo sull'ospitalità di tutti e 13 i palestinesi.
In Commissione abbiamo presentato una serie di emendamenti che ripresenteremo in aula e che hanno lo scopo assolutamente costruttivo di tentare di migliorare un testo che presenta una eccezionalità ed una straordinarietà che non hanno precedenti e che, dunque, deve essere il più possibile definito, anche nei suoi aspetti di dettaglio.
Colgo anche l'occasione per ritirare il mio emendamento 2.4: nella sua attuale formulazione è frutto di una incomprensione tecnica, di un errore di scrittura e, quindi, si presenta diverso da come noi lo avevamo pensato. Vorrei anche precisare che il mio emendamento 2.7 non va letto nei termini in cui viene proposto nel fascicolo degli emendamenti, ma sostituendo semplicemente l'espressione «organi preposti» con l'espressione «Ministero dell'interno». Si trattava, peraltro, di un emendamento che era stato presentato anche dal collega Boato e che era stato accolto in Commissione. Tale emendamento va letto in questa maniera e in questo senso chiedo venga approvato da quest'Assemblea.
Per quanto riguarda il resto, con i colleghi Leoni e Boato abbiamo presentato anche un subemendamento, che contrasta naturalmente l'ulteriore modifica proposta dal Governo all'ultimo momento.
Nonostante l'apprezzamento riguardo all'obiettivo finale, nonostante il nostro voto favorevole in Commissione e, quindi, in ultima analisi, anche in quest'aula, riteniamo indispensabile, su una materia tanto delicata, che siano rese più chiare e più evidenti le responsabilità politiche che possono decidere rispetto alle casistiche proposte e, nel limite del possibile, che siano articolate meglio e rese più oggettive le casistiche che potrebbero verificarsi.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
DONATO BRUNO, Relatore. La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Boato 2.1 e 2.3, Mascia 2.6 e 2.5 e sul subemendamento Boato 0.2.8.1.
Prendo atto che i presentatori hanno ritirato l'emendamento Mascia 2.4, mentre l'emendamento Mascia 2.7, nella nuova formulazione, diventa identico all'emendamento Boato 2.2, sul quale il parere è contrario. La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento 2.8 del Governo e sull'emendamento Boato Tit. 1.
PRESIDENTE. Il Governo?
MAURIZIO BALOCCHI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Il Governo esprime parere conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 2.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, condividiamo la necessità del Governo di adottare questo decreto d'urgenza. In pochi casi, forse, come in questo, è evidente la sussistenza dei requisiti costituzionali di necessità ed urgenza.
In Commissione, in sede referente, abbiamo espresso il nostro voto favorevole al mandato al relatore a riferire favorevolmente in Assemblea e, tuttavia, mi sono impegnato - insieme agli altri colleghi dell'Ulivo ed alla collega Mascia del gruppo di Rifondazione comunista - a presentare emendamenti migliorativi del testo, secondo una logica - è giusto che venga affermata, nell'ambito di questa materia, in questa sede - di condivisione della responsabilità che il Governo italiano si è assunto, nel quadro di una corresponsabilità europea, per fornire un contributo alla risoluzione di una questione molto specifica, ma molto drammatica (e per altri aspetti tragica) legata alla crisi israelopalestinese: la vicenda della basilica della natività a Betlemme e la difficoltà di uscire da quella impasse in cui la contrapposizione tra l'esercito israeliano ed i miliziani palestinesi - che si erano autorinchiusi nella basilica di Betlemme - aveva determinato.
Credo sia stato positivo, da parte del Governo italiano, anche con sollecitazione e condivisione da parte degli esponenti del centrosinistra, trasferire tutta questa materia, prima di dare la disponibilità dell'Italia (che poi vi è stata) a partecipare alla soluzione di quella crisi specifica - nell'ambito di una crisi più grande, totalmente aperta ancora ad oggi - in sede di Unione europea. Quindi, giustamente, il primo articolo di questo decreto-legge afferma che, in deroga alla vigente legislazione, è autorizzato, in attuazione delle deliberazioni adottate dall'Unione europea, l'ingresso e la permanenza nel territorio nazionale di tre dei 13 palestinesi che sono stati prima trasferiti a Cipro e poi destinati a vari paesi dell'Unione di europea. Tre di essi - come sappiamo - sono ospitati in Italia.
L'emendamento Boato 2.1, sul quale il relatore e il Governo hanno espresso un parere contrario - ciò mi dispiace, ma non cambierà il mio giudizio sul complesso del provvedimento perché vi è un problema di lealtà istituzionale a cui, comunque, mantengo fede -, è finalizzato esclusivamente a sopprimere la parola «anche » nell'inciso che - in forza di un mio emendamento presentato in Commissione Affari costituzionali (l'emendamento 2.4 che è stato approvato) -, all'articolo 2, comma 3, fa riferimento alle decisioni adottate dall'Unione europea. Il comma 3 recitava, prima della modifica apportata in Commissione: «In qualunque momento, ove ne sussistano i presupposti, gli stranieri di cui all'articolo 1, potranno lasciare il territorio nazionale, senza che ciò costituisca titolo per ritornarvi».
Con l'emendamento 2.4, presentato in Commissione - che è stato accolto, ma integrato - ho proposto di introdurre il riferimento alle decisioni adottate dall'Unione europea, già contenuto nel primo comma dell'articolo 1 del provvedimento. L'aggiunta della parola «anche» (che poi è stata votata ed approvata), proposta dal relatore in Commissione, mi sembra - potrebbero affermarlo i giuristi - ultronea e forse potrebbe dare luogo a degli equivoci. Se, infatti, l'Italia - e giustamente - ha tanto insistito affinché tutta questa vicenda fosse inizialmente (e lo sia tuttora) affrontata in un quadro di corresponsabilità europea, il riferimento al quadro delle decisioni adottate a livello dall'Unione europea dovrebbe essere il riferimento esclusivo per quanto riguarda anche la fase - che ci sarà ad un certo punto - conclusiva di questa vicenda. Questa è la ragione per cui ho presentato l'emendamento che chiede la soppressione della parola «anche» al comma 3 dell'articolo 2, ed invito l'Assemblea a votarlo favorevolmente.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento
Boato 2.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 396
Maggioranza 199
Hanno votato sì 178
Hanno votato no 218).
Avverto che l'emendamento Mascia 2.7, a seguito della riformulazione, è divenuto identico all'emendamento Boato 2.2 e, pertanto, sarà posto in votazione insieme a quest'ultimo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 2.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 408
Votanti 298
Astenuti 110
Maggioranza 150
Hanno votato sì 76
Hanno votato no 222).
Passiamo alla votazione del subemendamento Boato 0.2.8.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, anche questo subemendamento rappresenta un contributo al perfezionamento di un provvedimento che noi, alla fine, voteremo, perché abbiamo condiviso l'iniziativa assunta dal Governo in un quadro di unità nazionale - forse, questo è uno dei pochi casi in cui si può usare tale espressione -, nel senso che si realizza una corresponsabilità per la decisione che il nostro paese ha assunto, deve assumere ed è giusto che assuma con la più ampia adesione da parte del Parlamento. Però, qui si tratta di migliorare il testo del provvedimento, laddove possibile.
Nel testo del decreto-legge, al comma 2 dell'articolo 2, si afferma che il ministro dell'interno adotta, per tutta la durata della permanenza dei tre palestinesi, le misure adeguate per la tutela della sicurezza personale degli stranieri accolti e per prevenire pericoli per l'ordine pubblico e la sicurezza interna ed internazionale degli Stati membri dell'Unione europea. Quindi, giustamente, a mio e, credo, nostro parere (e quando dico nostro mi riferisco agli altri gruppi dell'Ulivo ed anche alla collega Mascia, la quale ha riformulato il suo emendamento 2.7), il decreto-legge mette in capo al ministro dell'interno la responsabilità delle misure adeguate sia per la sicurezza dei palestinesi sia per la tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza interna ed internazionale in questa materia.
Tuttavia, il successivo quarto comma del medesimo articolo 2 prevede che la violazione delle prescrizioni impartite «dall'autorità di pubblica sicurezza» comporta l'adozione degli opportuni provvedimenti, fino all'espulsione immediata. In Commissione - anche in tale sede, la logica è stata quella della condivisione più ampia possibile e do atto al presidente ed al relatore di aver fatto ogni sforzo in tal senso -, abbiamo cercato di rendere meno indeterminato il comma 4. Più specificamente, là dov'è scritto «dall'autorità di pubblica sicurezza» avevamo proposto di specificare che le prescrizioni fossero impartite dal ministro dell'interno (al capo della polizia ed ai vari prefetti e questori, che sono le autorità politiche ed istituzionali che presiedono alla pubblica sicurezza), ritenendo che la responsabilità, in forza del comma 2 dell'articolo 2, giustamente fosse stata posta in capo al ministro dell'interno (anche se è chiaro che, sotto il ministro dell'interno, vi sono tutti i livelli della scala gerarchica da attivare sotto il profilo della responsabilità della pubblica sicurezza, dal capo della polizia in giù).
In Commissione, il mio emendamento che, al posto della locuzione «dall'autorità di pubblica sicurezza», proponeva di specificare nuovamente «dal ministro dell'interno» è stato riformulato sostituendo alla predetta locuzione originaria l'espressione «dagli organi preposti». A noi è parso che tale espressione fosse troppo indeterminata e che fosse giusto - per questo ho ripresentato l'emendamento che, ripeto, è condiviso - specificare il riferimento al ministro dell'interno.
Debbo dare atto che, stamani, alle 8,45, il Comitato dei nove, che pure non aveva accolto alcuni emendamenti, aveva accolto, invece, l'emendamento tendente a riprodurre nel comma 4 il riferimento al ministro dell'interno.
Ora, il Governo oggi pomeriggio, anzi, nella tarda mattinata, ha presentato un proprio emendamento (ovviamente, ha il diritto di farlo), l'emendamento 2.8, che ripristina l'espressione «autorità di pubblica sicurezza». Il mio subemendamento, firmato anche dalla collega Mascia e dal collega Leoni, recita invece «l'autorità di cui al comma 2 del presente articolo»; ancora una volta il ministro dell'interno. Non è una questione banale - e chiudo, Presidente, perché ovviamente non posso abusare del tempo -; qui noi stiamo parlando della possibilità che l'allontanamento comporti rinuncia all'ospitalità, che la violazione delle prescrizioni comporti l'adozione di opportuni provvedimenti in modo molto indeterminato, fino all'espulsione immediata. Quindi, si tratta di una vicenda che può diventare grave. Io sono convinto che non succederà nulla di tutto questo (Commenti del deputato Rizzi).
PRESIDENTE. Onorevole Rizzi! L'onorevole Boato sta argomentando nel tempo che gli è riservato.
MARCO BOATO. Oltre tutto Rizzi è uno che conosce anche questa materia e dovrebbe essere sensibile.
Se dovesse succedere qualcosa di rilevante sotto il profilo delle eventuali violazioni, che sono convinto non ci saranno (e non sarà necessario, quindi, attivare questo comma 4), a mio e a nostro parere, è in capo al ministro dell'interno che deve rimanere la responsabilità, perché è lui che ha dato le misure, è lui che ha dato le disposizioni, ed è quindi il ministro dell'interno, ovviamente attraverso il capo della polizia, i prefetti, i questori, tutta la scala gerarchica che esiste all'interno del dipartimento della polizia di Stato e della pubblica sicurezza, che deve assumersi questa responsabilità. Per cui ci pare sbagliato che il Governo proponga, dopo questo percorso collegiale che abbiamo fatto in Commissione, di ritornare al riferimento generico «dall'autorità di pubblica sicurezza». Mentre, ripeto, il decreto-legge norma una materia che, come ha notato il Comitato per la legislazione, è difficilmente normabile.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, la invito a concludere.
MARCO BOATO. Ho finito, Presidente. Infatti, tutto è eccezionale in questo materia, ma proprio perché tutto è eccezionale a noi pare giusto che sia il ministro dell'interno - e lo dico in senso positivo - ad assumersi le responsabilità delle misure da adottare in caso di violazione delle prescrizioni. Questa è la ragione per cui invitiamo a votare il mio emendamento 0.2.8.1 che ripristina il riferimento al ministro dell'interno, recitando «di cui al comma 2 del presente articolo».
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, francamente, non abbiamo compreso questo ripensamento del Governo questa mattina, anche perché è incoerente con l'impostazione di tutto il provvedimento. Tutto il provvedimento è motivato dalla eccezionalità e dalla atipicità delle norme. Per cui, se leggiamo tutto l'articolato, vediamo che in ogni occasione sono le massime autorità di Governo che adottano i provvedimenti. L'articolo 2, comma 2, fa riferimento al ministro dell'interno che
adotta le misure e, quando si tratta poi di adottare eventuali provvedimenti, nel comma 4 addirittura si prevede l'informazione - riteniamo addirittura che sia necessaria l'intesa - ma si prevede l'informazione - al Presidente del Consiglio dei ministri e al ministro degli affari esteri, che d'altra parte, avevamo suggerito noi, perché ci sembrava particolarmente utile l'informazione al ministro degli esteri, vista la natura dell'ospitalità che noi concedevamo ai tre palestinesi.
In questa logica, noi avevamo proposto la sostituzione della dizione «autorità di pubblica sicurezza» con una più appropriata che desse maggiore qualità al responsabile dell'adozione dei provvedimenti. Su questo c'era l'accordo, tanto che noi non abbiamo presentato emendamenti, ma c'è stato questa mattina un ripensamento del Governo che, francamente, non comprendiamo, perché ci sembra incoerente con la stessa impostazione che il Governo ha dato a tutto il provvedimento. Nel comma 2 si parla del ministro dell'interno e, allora, francamente, mi sembra un po' paradossale che il ministro dell'interno adotti le misure e poi al comma 4, invece, si parli molto genericamente, come se si fosse in presenza di una situazione di normalità o di soggetti ordinariamente residenti sul nostro territorio, di autorità di pubblica sicurezza. Mi pare che, invece, non sia questa la situazione. Inoltre, sembra strano che l'autorità di pubblica sicurezza adotti un provvedimento mentre poi il provvedimento conclusivo viene adottato dal ministro dell'interno, che ne informa il Presidente del Consiglio e il ministro degli affari esteri.
Certamente, c'è sproporzione rispetto all'impostazione generale. Riteniamo, dunque, che il subemendamento presentato possa attribuire nuova coerenza al provvedimento e ne chiediamo l'approvazione mentre continuiamo, lo ripeto, a non capire perché il Governo abbia presentato l'emendamento che ritorna al testo originario.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Boato 0.2.8.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 422
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato sì 192
Hanno votato no 230).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.8 del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 271
Astenuti 149
Maggioranza 136
Hanno votato sì 238
Hanno votato no 33).
Gli identici emendamenti Mascia 2.7 (così come riformulato) e Boato 2.2 risultano preclusi a seguito dell'approvazione dell'emendamento 2.8 del Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 2.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 414
Votanti 271
Astenuti 143
Maggioranza 136
Hanno votato sì 31
Hanno votato no 240).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 2.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, è l'ultima questione oltre quella riguardante il titolo sulla quale, tuttavia, poiché vi è parere favorevole, non insisterò.
Questo punto è di particolare delicatezza e rilevanza. Anche in questo caso, lo ripeto, sono convinto, o quanto meno mi auguro, che non si dovrà, in nessuna occasione, ricorrere alla norma prevista dall'ultima parte del comma 4 dell'articolo 2, relativa alla possibilità di espulsione immediata. Dunque vi sono una serie di provvedimenti e in caso di violazione delle disposizioni, si può arrivare fino all'espulsione immediata. Il testo originario del decreto-legge si fermava qui. In Commissione, l'ho già ricordato, abbiamo fatto un opportuno lavoro di completamento recependo un riferimento, già contenuto in un emendamento della collega Mascia, ai casi di particolare gravità e aggiungendo che l'espulsione immediata, che è l'extrema ratio, è disposta con decreto del ministro dell'interno d'intesa, secondo la nostra proposta, con il Presidente del Consiglio ed il ministro degli esteri. La Commissione, su proposta del relatore, ha approvato una diversa formulazione che prevede che l'espulsione immediata sia stabilita, con decreto, dal ministro dell'interno «che ne dà preventiva notizia al Presidente del Consiglio dei ministri e al ministro degli affari esteri». Tenendo sempre presente che tutto avviene nella generale condivisione del provvedimento e, dunque, si tratta di critiche costruttive e migliorative del testo, a noi pare che, nel caso eccezionale ed estremo della possibile e non augurabile espulsione immediata, sia opportuna l'intesa tra il ministro dell'interno, il Presidente del Consiglio ed il ministro degli esteri (a prescindere dal fatto che, in questo momento, il Presidente del Consiglio e il ministro degli esteri sono due figure istituzionali che, ad interim, coincidono). Ciò perché, mentre per tutti i provvedimenti interni al nostro territorio è ovvio e giusto che sia il ministro dell'interno a sovraintendere, nella malaugurata ipotesi di espulsione immediata - di questo argomento si è discusso anche in Commissione esteri in occasione del parere espresso su questo provvedimento - occorre chiedersi verso quale paese avverrebbe questa espulsione. Questi tre palestinesi sono arrivati a noi, non da Betlemme, ma da Cipro. A Cipro sono arrivati nel quadro di un accordo locale fra l'autorità israeliana e l'autorità palestinese con la mediazione americana della CIA e da Cipro sono giunti in Italia, nel quadro di un accordo dell'Unione Europea che, giustamente, l'Italia ha chiamato in causa.
Quindi, è evidente che se ci dovesse essere un provvedimento di espulsione - ripeto, non auspicabile né augurabile - si riproporrebbe la questione del rapporto sul piano internazionale - ma anche comunitario - rispetto ad Israele, all'autorità palestinese e all'autorità americana che, in qualche modo, è stata il tramite, soprattutto la CIA, di quell'accordo. Per questo a noi sembra, nella logica di un perfezionamento istituzionale di questo testo, che nel caso dell'ipotesi di espulsione, e solo in questo caso, il ministro dell'interno possa anche assumere tale iniziativa (il decreto di espulsione è infatti di sua competenza), facendolo però d'intesa con il Presidente del Consiglio dei ministri ed il ministro degli esteri, proprio per i delicati profili di rilevanza internazionale che questa materia verrebbe immediatamente ad assumere. Per questo invito i colleghi a votare a favore del mio emendamento 2.3.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 2.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 416
Votanti 413
Astenuti 3
Maggioranza 207
Hanno votato sì 183
Hanno votato no 230).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato Tit. 1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
MARCO BOATO. Signor Presidente, se protestano evidentemente non hanno letto l'argomento (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di fare silenzio. Il peso della rappresentanza comporta anche la pazienza verso gli altri.
MARCO BOATO. Avrei già terminato se non ci fosse stato questo ululato. Volevo semplicemente dire che questo emendamento, sul quale sia il relatore sia il Governo hanno espresso un parere favorevole, raccoglie e traduce in emendamento un'osservazione che anche il Comitato per la legislazione aveva formulato. Se noi prestassimo più attenzione alle osservazioni che provengono da tale organo legifereremmo sicuramente in modo più corretto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato Tit. 1, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 415
Votanti 409
Astenuti 6
Maggioranza 205
Hanno votato sì 355
Hanno votato no 54).
Poiché il disegno di legge consiste in un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.
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