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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazione di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guerzoni. Ne ha facoltà.
ROBERTO GUERZONI. Signor Presidente, colleghi, il provvedimento che ci accingiamo a votare in seconda lettura mantiene sostanzialmente l'impianto e l'impostazione di fondo su cui abbiamo già più volte espresso il nostro giudizio negativo.
Oggi, confermiamo questo giudizio, anche perché, nel corso dell'esame al Senato, sono state introdotte dal Governo e dalla maggioranza modifiche che, per certi versi, hanno accentuato in senso peggiorativo questo indirizzo.
In sostanza, riteniamo che questo disegno di legge configuri una vera e propria linea di controriforma della pubblica amministrazione. Nei fatti - e vorrei dire al ministro che sono i fatti quelli che contano e non le parole di buone intenzioni - si va nella direzione contraria a tutto il processo riformatore via via conosciuto nel corso degli anni novanta e che aveva trovato, nella scorsa legislatura, una forte accelerazione.
Quelle attuate nella scorsa legislatura erano riforme che, per gran parte, erano state condivise anche da chi allora sedeva ai banchi dell'opposizione, vale a dire dall'attuale maggioranza.
Questo indirizzo di controriforma avviene, in particolare, intorno a tre questioni centrali, che dovrebbero essere decisive per una pubblica amministrazione efficace ed efficiente, moderna e al servizio dei cittadini.
La prima questione centrale è che, con questo provvedimento, si ritorna ad una forte ripubblicizzazione dei rapporti di lavoro. Si tratta di un indirizzo che non è per nulla sostenuto - come qui si è voluto far credere - anche dalle recenti sentenze della Corte costituzionale.
Tutto il processo riformatore del diritto del lavoro si è indirizzato negli anni scorsi verso una progressiva equiparazione fra lavoro pubblico e lavoro privato, con una conseguente contrattualizzazione dei rapporti di lavoro. Dopo la firma del protocollo con le organizzazioni sindacali, avvenuta nel febbraio scorso, prima che il Senato procedesse all'esame del provvedimento, noi avevamo pensato che anche il Governo volesse correggere un'impostazione di questo tipo, essendosi impegnato in quell'accordo ad evitare che si producessero interventi di carattere legislativo in ambiti propri della competenza della contrattazione. Inoltre, il Governo si era impegnato a modificare il testo in tutte le parti confliggenti con il ruolo ed i contenuti nel contratto collettivo vigente, in particolare per le tre fasce della dirigenza e per gli inquadramenti.
Ebbene, l'illusione che si volesse rimediare e correggere il testo è stata di breve durata. Niente di tutto questo c'è nel provvedimento che oggi ci accingiamo a votare. Non c'è nulla in questo disegno di legge che ci possa far dire che quell'accordo sia stato rispettato nella sua parte di indirizzo politico e normativo, per non parlare della parte economica. Colgo l'occasione della presenza del ministro Frattini
per chiedere se si intenda rispettare anche la parte economica che prevede per i contratti del pubblico impiego il recupero dell'inflazione pregressa e di quella programmata, per dare applicazione ai contratti di lavoro. Vi consiglio di dirlo presto ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali perché quell'accordo è impegnativo per voi ma, soprattutto, è importante per loro e per le loro famiglie.
Tornando al merito di questo provvedimento, voi confermate una linea di ripubblicizzazione dei rapporti di lavoro, vanificando ciò che era stato fatto anche per la parte che riguardava i contratti individuali; nello stesso tempo, create le condizioni per una frantumazione corporativa nei diversi comparti e settori della pubblica amministrazione. Avete scelto di abolire il ruolo unico della dirigenza. Avete creato la nuova area contrattuale della vicedirigenza. Avete sommato un nuovo percorso contrattuale per le figure professionali alla specificità già prevista dall'articolo 40 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Avete previsto una riserva di legge del 50 per cento che non consente di mettere a concorso la maggioranza dei posti disponibili per inquadramenti che avvengono al di fuori delle norme contrattuali. Credo che, con queste scelte, abbiate determinato confusioni nei ruoli e spazi per rincorse retributive di cui non avete nemmeno le risorse: tutto il contrario di quello che servirebbe per rafforzare un ruolo autorevole, professionale, competente e responsabile di una moderna dirigenza pubblica che ha interesse a scambiare esperienze con il lavoro privato e con la società.
PRESIDENTE. Onorevole colleghi, c'è uno scoppio di gioia! Non so immaginare...
Prego, onorevole Guerzoni.
ROBERTO GUERZONI. È questa - vorrei dire - l'unica parte positiva del provvedimento in esame perché riprende un testo di legge proposto nella scorsa legislatura dal centrosinistra.
La seconda grande operazione di controriforma è la generalizzazione dello spoils system che, come ho detto nella discussione di questa mattina, sarebbe meglio definire come un sistema di «assalto alla dirigenza»: si attribuisce un potere invadente ed eccessivo alla politica, costruendo un terreno favorevole per pratiche clientelari e per un'amministrazione non funzionale. La via maestra è quella di una distinzione di ruoli fra politica ed amministrazione che metta a capo di entrambe il principio di responsabilità che, invece, in questo modo viene vanificato.
Come si sa, con questo percorso i dirigenti, di cui la politica porta una diretta responsabilità, e che possano essere nominati e rimossi, passano dalla poche decine, dai 50 previsti dall'attuale normativa, a 5 mila, 100 volte tanto. Tutti sono sospesi, prima e seconda fascia, dello Stato ed anche - l'avete aggiunto - degli enti economici vigilati: mi auguro che l'interpretazione accolta con l'ordine del giorno stia a significare che questo non sia possibile per la scuola. È automatica la rotazione degli incarichi ad ogni cambio di maggioranza politica e non si rendono espliciti i criteri con cui essa avviene, nonché quelli della valutazione.
Nelle more dell'incarico di un dirigente, voi dite che questo dirigente deve svolgere solo l'ordinaria amministrazione. Tuttavia, caro ministro, signori colleghi, un ufficio della pubblica amministrazione non è un consiglio di amministrazione di un'azienda o di un ente: cos'è solo l'ordinaria amministrazione per un ufficio della pubblica amministrazione? E perché non parlare allora di buona amministrazione? Come potete capire, si sfiora il senso del ridicolo. Ma vi è un danno più grave, per cui si rischia di creare confusione e incertezza per tutti e, quindi, l'obiettivo che viene mancato è la qualità del servizio, ossia quello di una pubblica amministrazione meno burocratica e più vicina ai cittadini.
E qui c'è il terzo ed ultimo elemento di controriforma. Vedete, voi parlate tanto di devolution e di federalismo, ma state operando una forte ricentralizzazione dello Stato, in aperto contrasto anche con la modifica del titolo V della Costituzione. Voi state compiendo un'operazione che
riporta lo Stato dentro vecchi meccanismi centralistici. In sostanza, avete accentuato un vecchio ruolo del ministero: riportate in capo ad apparati centrali funzioni che dovrebbero stare più vicine ai cittadini, rimettendo la politica in posizione di comando e di ingerenza, laddove c'è la responsabilità dell'amministrazione. Per concludere, noi vorremmo che si andasse in un'altra direzione, quella di uno Stato più vicino ai cittadini, più ancorato ai principi di solidarietà e di federalismo democratico. È per questa ragione e per le altre che abbiamo espresso nel corso di questo dibattito che i Democratici di sinistra-l'Ulivo voteranno contro questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, onorevole ministro, onorevole sottosegretario, siamo all'atto finale di un provvedimento molto importante per la vita della nostra Repubblica e per il rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini. Ho accolto con favore la disponibilità dimostrata dal Governo nell'accettazione dell'ordine del giorno in cui il Governo si impegna a riferire entro sei mesi al Parlamento sulla prima applicazione di questa legge. Accolgo con favore e apprezzo questa disponibilità, perché i motivi di preoccupazione che sono insiti nell'approvazione di questa legge sono molti. Voi avete confezionato un provvedimento legislativo che potrebbe essere definito la via breve allo spoils system: sostanzialmente, la Grundnorm di questo vostro provvedimento è quella dello spoils system. Attorno a questo punto, avete confezionato un provvedimento che affronta una vera e propria controriforma della dirigenza.
Mi permetto di dire queste cose perché alla fine, al di là dell'effetto pratico che voi tutti attendete con grande ansia (quello di poter cambiare 5 mila dirigenti dello Stato e vedremo come lo farete tra sei mesi, per cui sospendo in questa fase il giudizio), tutta l'operazione si connota complessivamente come culturalmente e politicamente arretrata, imperniata su quattro fondamentali elementi.
Il primo di questi elementi è rappresentato da un consistente aumento del peso delle scelte politiche, in ordine alla nomina dei dirigenti agli uffici, alla durata dei loro incarichi, alla valutazione del loro operato e alla loro rimozione.
Ministro Frattini, lei afferma che questa legge non sarà applicata per demotivare i validi e i capaci, ma verrà utilizzata per accrescere al meglio le competenze e per dare il giusto riconoscimento alle capacità dirigenziali. Perché, allora, se il vostro intendimento è questo, avete svuotato di significato l'atto negoziale con cui si instaura il rapporto tra pubblica amministrazione e dirigente?
Ministro Frattini, nella precedente discussione lei ha sostenuto di ritenere fondamentale l'attribuzione di un ruolo di alta dirigenza che riguardava l'organizzazione stessa della funzione pubblica e che, pertanto, doveva essere in qualche modo supportato da atti pubblici. Io avevo ed ho delle perplessità, ma mi conforta il fatto che lei, nella relazione di presentazione relativa ad un successivo provvedimento presentato al Senato - mi riferisco al disegno di legge governativo, atto Senato n. 1281, relativo alla modifica ed integrazione della legge n. 241 -, ha affermato che il negozio giuridico di diritto privato, di per sé, è strumento idoneo al perseguimento dei più diversi risultati e quindi anche dello specifico interesse pubblico cui la pubblica amministrazione informa la sua azione, dovendosi ritenere superato il vecchio dogma che attribuiva alla pubblica amministrazione in generale il dovere di agire mediante poteri di imperio ed atti unilaterali. Lei ha affermato che, per la realizzazione dei propri fini istituzionali, le amministrazioni pubbliche agiscono utilizzando strumenti di diritto pubblico o privato. Quindi, non vi è alcun obbligo a ripubblicizzare i contratti dei dirigenti, vi è una scelta, un'opzione politica, che nessuno può contestare se questa
è la vostra volontà, ma non veniteci a dire che non è in atto un processo di regressione rispetto a quanto era stato fatto - dal 1993 ad oggi - lungo la linea, questa sì fortemente modernizzatrice, della privatizzazione del rapporto di pubblico impiego.
Quando lei parla della necessità di valutare l'operato di un dirigente per riconfermarlo nelle proprie funzioni, come può conciliare le cose che ha detto oggi con la risoluzione ope legis di contratti già in essere? Come può immaginare che, fintanto che non vi saranno i nuovi dirigenti, i dirigenti che sono stati risolti per legge possano esercitare solo l'ordinaria amministrazione? Lei ha una profonda conoscenza dei meccanismi della pubblica amministrazione, ed in tempi non sospetti è stato un sostenitore dell'importanza delle direttive di indirizzo dei singoli ministeri ai dirigenti. Come può conciliare questa sua visione con la sola idea che vi possa essere ordinaria amministrazione? Questa mattina il collega, onorevole, professor Acquarone ricordava che la dottrina ha rimosso il concetto dell'ordinaria amministrazione dalla pubblica amministrazione. Voi riuscite a ripristinare anche categorie, non solo obsolete, ma rinnegate dalla dottrina. Quindi, la reintroduzione di elementi di carattere pubblicistico è una scelta politica che voi fate. La riproposizione dell'antica, deprecata tendenza del legislatore a dettare regole sul personale pubblico, scollegate da quelle importanti che riguardano l'assetto funzionale ed organizzativo delle amministrazioni, è un altro grande passo indietro.
La riesumazione di una vecchia visione burocratica che mette in discussione la nuova logica organizzativa di tipo funzionale alla quale erano informate le riforme degli anni precedenti rappresenta un altro passo indietro.
La vicedirigenza parla con una voce vecchia ai nostri dirigenti, riesumando l'idea che la funzione dirigenziale è definita in ragione dello status da conquistare e non di una funzione da svolgere. Con il sistema di spoils system voi affermate il principio secondo cui vale la fedeltà al Governo piuttosto che la competenza.
Ministro, nella passata legislatura, durante i lavori della bicamerale - l'ho ripetuto più volte, ma glielo ripeterò una volta ancora - quando si è trattato di mettere in gioco solo 50 posizioni o meglio quando vi era la possibilità di mettere in gioco 50 posizioni (le figure apicali) auspicava, affinché non vi fosse confusione tra competenza ed appartenenza politica, la nomina di una commissione di garanzia alla quale potersi appellare. Nel testo originario, il primo che è stato approvato in prima lettura, questa previsione, se pure in maniera confusa, era presente, mentre al Senato l'avete eliminata. Siamo di fronte ad uno strapotere della politica sull'amministrazione che avvilisce l'autonomia della pubblica amministrazione.
Vorrei svolgere le mie ultime due osservazioni che mi sono proposto di fare. La prima: lei sostiene che si tratta di uno strumento che intende dare flessibilità, favorendo la mobilità all'interno della pubblica amministrazione. Voi avete cancellato il ruolo unico (è un'opzione di pensiero, ma io, e molti come me, sono dell'idea che il ruolo unico comporti una più facile circuitazione del mercato interno), ripresentando i vecchi ruoli ministeriali.
Nel confezionare questo prodotto, avete redatto norme incomprensibili. Ne citerò una per tutte: per quanto riguarda i dirigenti generali di seconda fascia, la mobilità potrà realizzarsi dopo il compimento dell'ultimo periodo del comma 7 dell'articolo 3 il quale risulta del seguente tenore (bisogna leggerlo perché siamo di fronte ad una straordinaria prestazione del teatro dell'assurdo): dovranno essere resi indisponibili incarichi di funzione dirigenziale per coprire le spese relative alla retribuzione di coloro i quali siano rimasti senza incarico per l'indisponibilità di posti di funzione dirigenziale. Siamo di fronte allo scioglilingua, non ad una previsione normativa, a Ionesco, al teatro dell'assurdo. Questa non è modernità!
Avete poi stracciato il protocollo d'intesa che avete sottoscritto ai primi di
febbraio con i sindacati nel quale vi impegnavate a tenere in vita importanti strumenti contrattuali che presiedevano alla logica della nomina e della rimozione. Nemmeno questo siete stati capaci di garantire. È una pessima legge, tra sei mesi ci ritroveremo per verificarne i risultati.
Credo che saranno risultati devastanti perché creeranno il caos organizzativo e la paralisi nella pubblica amministrazione a tutto danno non solo della vostra operatività come Governo, ma dei cittadini italiani.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carrara. Ne ha facoltà.
NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, il gruppo di Alleanza nazionale esprimerà un voto favorevole sul provvedimento in esame, ma per l'economia del lavori chiedo alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza lo autorizza.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, sarò brevissimo anche perché credo che il tempo a mia disposizione stia per esaurirsi. Mi richiamo alle affermazioni svolte dal collega Bressa, con la correzione letteraria, suggeritagli, di non fare riferimento a Ionesco, ma a Beckett, in particolare al testo Aspettando Godot, e con la seguente unica osservazione; condivido le riserve critiche molto forti già espresse in sede di prima lettura del provvedimento in esame e che adesso si sono accentuate in seguito alle gravi modifiche che il centrodestra ha apportato anche al Senato.
Mi richiamo agli interventi che io stesso ed i colleghi Amici e Guerzoni abbiamo svolto in sede di dibattito generale e di dichiarazione di voto. Con queste motivazioni, espresse rinviando agli interventi di altri colleghi dell'Ulivo con i quali, insieme, abbiamo elaborato una posizione critica sul provvedimento in esame, preannuncio che il gruppo dei Verdi esprimerà un voto contrario sul disegno di legge che ci accingiamo a votare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Alia. Ne ha facoltà.
GIAMPIERO D'ALIA. Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del gruppo dell'UDC (CCD-CDU), rinviando alla nostra precedente dichiarazione di voto espressa in prima lettura.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.
PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del gruppo della Lega nord Padania su questo provvedimento, nella speranza che il Governo possa far giustizia rispetto a tante nomine effettuate dopo la vittoria della maggioranza del precedente Governo: un atto di giustizia nei confronti di tanti che attendono un esecutivo più incisivo, grazie anche ad una burocrazia più efficiente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Oricchio. Ne ha facoltà.
ANTONIO ORICCHIO. Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del gruppo di Forza Italia su questo provvedimento, riportandomi alle precedenti dichiarazioni. Credo di interpretare la volontà del Presidente della Commissione nel ringraziare gli uffici che ci hanno assistito nel difficile percorso di questa legge e soprattutto mi auguro che per questa legge, come per le altre, non si faccia una tragedia quando il Governo interviene nell'attuare i principi del proprio programma, in questo caso nell'ambito della pubblica amministrazione al fine di renderla più efficiente e moderna.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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