Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 161 del 19/6/2002
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(Esame dell'articolo 3 - A.C. 1696-B)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 1696-B sezione 5).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

ANTONIO ORICCHIO, Relatore. Signor Presidente, la Commissione formula un invito al ritiro per l'emendamento Peretti 3.8, altrimenti il parere è contrario. Su tutte le altre proposte emendative presentate all'articolo 3 il parere è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Oricchio, l'emendamento Peretti 3.8 è già stato ritirato.

ANTONIO ORICCHIO, Relatore. Signor Presidente, mi scusi, ma non ne ero a conoscenza. Confermo comunque il parere contrario su tutte le altre proposte emendative presentate all'articolo 3.

PRESIDENTE. Il Governo?

LEARCO SAPORITO, Sottosegretario di Stato per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 3.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, svolgerò alcune considerazioni di carattere generale propedeutiche all'illustrazione dell'emendamento in oggetto, emendamento di tipo soppressivo ed al quale, sul punto, ne seguiranno altri. Mi riferisco, in particolare, al comma 7 dell'articolo 3, che estende, in sostanza, il sistema dello spoils system prevedendo la decadenza degli incarichi dirigenziali con riferimento ai dirigenti generali, al direttore generale, anche degli enti pubblici vigilati dallo Stato, che sono moltissimi. Secondo questa modifica apportata dal Senato gli incarichi dovranno cessare entro 60 giorni e saranno riattribuiti con provvedimento amministrativo da parte del Governo ledendo - anticipo un tema che senz'altro sarà ripreso - anche l'autonomia contrattuale che regola questa materia, ai sensi dell'articolo 19, secondo comma, del decreto legislativo n. 165 del 2001, materia vive e sensibile che le confederazioni sindacali hanno già evidenziato e sollecitato ponendola all'attenzione anche del Presidente Ciampi.
Voglio anche dire che questa ennesima modifica legislativa in direzione dello spoils system si pone in un periodo caratterizzato, come sappiamo, da un bipolarismo incompiuto, da una transizione costituzionale interrotta, da un federalismo dell'abbandono, che si traduce, nelle politiche del Governo, in una sorta di schizofrenia istituzionale fatta, da un lato, di rivendicazioni di nuova devolution (come nel disegno di legge La Loggia, in particolare per quel che riguarda le funzioni sanitarie e non solo), e, dall'altro, però, da politiche di centralismo esasperato (si veda la legge Lunardi ed anche gli altri mille esempi che ci sono stati offerti da questo scorcio di legislatura).
Nel frattempo nulla è stato fatto sul piano della semplificazione amministrativa, come peraltro rilevato da uno studio ufficiale di cui il ministro Frattini, proprio ieri, ha reso noti i risultati. Non è pensabile francamente che le uniche politiche di rilievo costituzionale in materia di pubblica amministrazione siano esclusivamente improntate al sistema dello spoils system, cioè della rottura di un delicato equilibrio, delicato e problematico equilibrio, tra indirizzo politico ed autonomia


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gestionale. Questo è un principio cardine della nostra costituzione (l'articolo 97 della Costituzione parla di imparzialità, e l'articolo 98 della stessa prevede che i pubblici funzionari siano al servizio della nazione), è un principio ribadito più volte nell'Assemblea Costituente (pensiamo alle tante proposizioni di Costantino Mortati tra tutti), ma è anche un principio consolidato nella tradizione costituzionale dell'Europa continentale. Esso è posto a presidio esattamente del fatto che la pubblica amministrazione debba rendere servizi uguali per tutti i cittadini, indipendentemente dalla maggioranza politica del momento, anche perché essa esprime, in senso più complessivo, una dipendenza dallo Stato e non dal Governo.
Vorrei con ciò ricordare che questo principio si è consolidato nella legislazione degli anni novanta anche durante il dicastero Frattini e che oggi la lesione dell'equilibrio tra indirizzo politico e autonomia gestionale dei dirigenti è un fatto grave e di rilievo costituzionale, che non porta alcun utile risultato sulla strada dell'efficienza.
Sotto questo profilo, poche settimane fa la Corte dei conti ha rassegnato in una sua relazione gli elementi conoscitivi che denunciano il mancato funzionamento dei controlli di gestione interni alla pubblica amministrazione e il mancato funzionamento del Secin, ossia dei servizi di controllo interno di produttività e di verifica del conseguimento dei risultati. Questa è la strada che occorre sviluppare, mantenendo, invece, in equilibrio e nella distinzione le diverse funzioni. Spetta, certamente, all'indirizzo politico fissare gli obiettivi generali e verificare l'efficienza e la produttività, ma non giova seguire scorciatoie improntate alla logica del controllo dei dirigenti e delle funzioni dirigenziali da parte della politica e, per il vero, alla lesione di quel rispetto della professionalità e dell'autonomia che devono essere riconosciuti ai manager pubblici.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 3.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 430
Votanti 428
Astenuti 2
Maggioranza 215
Hanno votato
194
Hanno votato
no 234).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 3.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, stiamo esaminando il comma 7 dell'articolo 3 di questo provvedimento che, per la sua tecnicità e complessità, può non apparire di immediata comprensibilità per tutti (quando dico per tutti non mi riferisco, ovviamente, ai colleghi parlamentari ma ai cittadini italiani). Questa norma determina l'introduzione nel nostro ordinamento del sistema di spoils system. Ciò avviene con una brutalità e scientificità che, in qualche modo, devono essere sottolineate. Abbiamo appena votato un emendamento che mirava a riportare il testo nella sua formulazione originaria, così come era stato approvato dalla Camera.
Al Senato, hanno pensato bene di allargare il sistema dello spoils system anche ai direttori generali di tutti gli enti pubblici vigilati dallo Stato. Ciò significa che abbiamo perpetrato una vera e propria rottura istituzionale, perché non si riconosce più agli enti pubblici vigilati e ai consigli di amministrazione alcuna autonomia relativamente alla propria organizzazione e al proprio governo. È un atto di incredibile gravità.
Tuttavia, questo atto di gravità incredibile - che, in prima lettura il Governo e questa Camera non si erano sognati di immaginare e che, invece, la fervida immaginazione


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del Senato ha confezionato e ci ha trasmesso - si aggiunge all'impianto di fondo di questa legge, che è l'unico vero motivo per cui la si vuole approvare. Si tratta di una legge che scassa in maniera abbastanza considerevole meccanismi innovatori molto forti, approvati con il consenso di tutto il Parlamento nella precedente legislatura.
Quando dico con il consenso di tutto il Parlamento non mi riferisco solo al fatto che furono votati da maggioranza e opposizione, ma al fatto che rispetto a tali norme la minoranza di allora, oggi maggioranza, aveva dato contributi importanti. Voglio ricordare solo uno per tutti questi contributi in termini di elaborazione e di approfondimento anche culturale.
Nella passata legislatura il decreto legislativo n. 80 del 1998 prevedeva la possibilità per il Governo di cambiare 50 alti dirigenti pubblici, cioè le figure di vertice, le figure apicali della pubblica amministrazione, quelle figure che costituiscono lo snodo tra politica e amministrazione. In tale occasione - e ricordo che stavamo parlando della possibilità di cambiare 50 persone, non dell'automatismo del cambiamento come si prevede adesso - l'onorevole Frattini, che era autorevole membro della minoranza, nella Commissione bicamerale per la riforma amministrativa diceva: la mancata riconferma dei dirigenti da parte del Governo che entra in carica può destare perplessità. Frattini proponeva pertanto: il Governo in questione motivi il mancato rinnovo dell'incarico dirigenziale in modo da chiarire che la mancata conferma del medesimo incarico non è dovuta ad un'assenza di affinità politica. Proponeva, altresì, l'introduzione di un collegio di garanzia a cui il dirigente non confermato potesse rivolgersi. Ripeto, stavamo parlando di 50 persone.
Sapete di quante persone stiamo parlando oggi? Oltre a quelle 50 persone vi sono 4.500 dirigenti generali di seconda fascia e 1.050 dirigenti di prima fascia, di cui oltre 500 degli enti pubblici controllati. Di fronte alla possibilità, non alla certezza, di muovere 50 persone si chiedevano meccanismi di motivazione e di verifica forti e che non vi potessero essere arbitri di tipo politico. Adesso stiamo parlando di 5.000 persone, cioè 100 volte tanto, e ciò avviene senza nessuna garanzia perché avviene per effetto di legge, stracciando contratti di diritto privato che nel frattempo sono stati fatti dalla pubblica amministrazione e da privati cittadini.
Dov'è la cultura della garanzia? Dov'è la modernità che prevede la possibilità di verificare i risultati dei dirigenti e, sulla base di questi, procedere ad una loro riconferma o meno? Vi è un altro aspetto molto divertente di questa norma: tale brutale spoliazione varrà solo questa volta. Allora, non lo condivido ma potrei anche comprendere che vogliamo essere americani (non è la prima volta che questa maggioranza dichiara di essere americana) e, quindi, introdurre il sistema di spoils system all'americana. Sappiamo che non vi è possibilità di confronto tra la realtà italiana e quella americana dal punto di vista della pubblica amministrazione, ma poniamo per assurdo che potessimo anche accettare ciò. Ebbene, scopriamo che siamo americani solo questa volta perché dalla volta prossima questo meccanismo di spoliazione non vi sarà più (Commenti del deputato Franz). Allora, vorrei che i cittadini italiani sapessero cosa stiamo facendo qui oggi: un sistema di spoils system brutale che calpesta i diritti fondamentali di dirigenti che sono cittadini italiani e che, dal punto di vista della modernità della pubblica amministrazione (Una voce dai banchi di Alleanza nazionale dice: «Basta!»)...

PRESIDENTE. Chi dice «basta»? È una nuova formula? Uno si alza e dice «basta»? Chi dice «basta»?
Continui pure, onorevole Bressa.

GIANCLAUDIO BRESSA. Concludo, signor Presidente. Sarebbe più opportuno che «basta» lo dicesse l'opposizione che è obbligata a confrontarsi con proposte di legge di questo genere che tutto sono meno che serie e degne di un dibattito parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Ne ha facoltà.

SESA AMICI. Credo anch'io che questo comma, del quale chiediamo la soppressione del secondo periodo del testo modificato dal Senato, riguardi una questione molto delicata e di grande rilevanza. Non si tratta soltanto della spoliazione di un sistema e d'altronde credo che ciò e il nervosismo di fronte alle argomentazioni del collega Bressa, testimoniano un punto di caduta verticale quando si ragiona di pubblica amministrazione.
Negli anni passati abbiamo ascoltato, anche da esponenti dell'attuale maggioranza, un ragionamento sull'efficacia e l'efficienza della pubblica amministrazione, legate soprattutto alla sua capacità di essere amica dei cittadini e non quindi un impaccio di ordine burocratico. Ciò veniva testimoniato dal grande lavoro svolto nella passata legislatura - anche con elementi di condivisione da parte dell'attuale maggioranza - relativamente al fatto che la pubblica amministrazione aveva bisogno di elementi di grande innovazione; un'innovazione che riguardasse soprattutto la sua capacità di autonomia e di determinazione nell'efficacia degli indirizzi anche politici. Ciò presupponeva - ed era stato fatto anche all'interno della prima stesura del testo alla Camera - un elemento di autonomia fra gli indirizzi politici e la gestione (che in genere spetta, nella pubblica amministrazione, ai dirigenti e soprattutto a chi svolge quelle funzioni di direzione di ordine generale).
Orbene, questo aspetto è stato modificato al Senato in senso peggiorativo, perché non si tratta semplicemente di una volontà politica che si nasconde dietro la tecnicità per imporsi. Ad esempio, il periodo che vogliamo sopprimere recitava prima (nel testo approvato in prima lettura alla Camera): «per gli incarichi di funzione dirigenziale di livello non generale le disposizioni di cui al presente articolo, in via transitoria, trovano applicazione previa verifica negativa dei risultati conseguiti dai dirigenti, da effettuare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, da parte di un'apposita commissione nominata dal ministro.» La revoca non era dettata semplicemente dall'essere o meno consenziente con una nuova forma politica, ma doveva essere ancorata ad un ordine di valutazione. In seconda lettura al Senato, questo periodo è stato così modificato: «i predetti incarichi cessano» - quindi quasi in maniera autoritativa - «il sessantesimo giorno dalla data di entrata in vigore della presente legge, esercitando i titolari degli stessi in tale periodo esclusivamente le attività di ordinaria amministrazione». Ci chiarisca il Governo cosa significa l'ordinaria amministrazione quando si parla di alta dirigenza pubblica, ma soprattutto perché sono venuti meno quegli elementi di oggettività, connessi alle capacità ed alla titolarità di un diritto, anche del cittadino che svolge una funzione apicale, dirigente della pubblica amministrazione, che per essere rimosso aveva bisogno di questa previa verifica dei risultati negativi. Nel testo approvato in prima lettura vi era un'idea moderna del rapporto tra la pubblica amministrazione ed i cittadini, mentre nel testo riformulato al Senato vi è semplicemente un aspetto di tipo autoritativo della funzione politica anche rispetto alla pubblica amministrazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leo. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LEO. Sono francamente meravigliato dalle considerazioni e dalle osservazioni che i colleghi dell'opposizione hanno poc'anzi avanzato. Essi dicono che il provvedimento, in particolare questa norma, parla di spoils system, introducendo nell'ordinamento meccanismi attraverso i quali i dirigenti di posizioni apicali e i dirigenti di seconda fascia se ne vanno a casa. Ma forse essi dovrebbero ricordare che nella precedente legislatura dei meccanismi di spoils system strisciante sono stati adottati: erano definiti spoils system all'amatriciana. Essi venivano attuati in modo semplice, attraverso la contrattualizzazione.


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In precedenza, i dirigenti, sia di prima sia di seconda fascia, assumevano le loro posizioni attraverso concorsi regolari; diventavano dirigenti di seconda fascia o, attraverso la nomina da parte del Consiglio di ministri, diventavano dirigenti di prima fascia.
I precedenti Governi, nel 1999, introdussero il meccanismo della contrattualizzazione: caddero quindi tutte le posizioni di dirigente di prima e di seconda fascia. Molti validissimi dirigenti si trovarono così a vagare nelle diverse stanze dei ministeri, senza far nulla: gente capace, che forse non era in perfetta sintonia con il ministro pro tempore.
Quindi, ci lamentiamo di ciò, invece di verificare che questa normativa è sulla stessa lunghezza d'onda di quella Bassanini?
Pregherei, dunque, i colleghi dell'opposizione, prima di fare queste valutazioni, di documentarsi, di ragionare bene sui testi normativi da loro approvati e sull'azione di Governo che loro, in modo puntuale ed attento, hanno attuato fino ad oggi (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Passiamo...

MARCO BOATO. Signor Presidente, avevo chiesto di parlare.

PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole Boato, ricordavo che c'era ancora qualcuno che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Grazie per il «qualcuno»; comunque, non si preoccupi, può capitare a tutti una disattenzione.
Condivido pienamente ciò che su questo comma 7 hanno affermato sia il collega Bressa sia, in modo complementare nelle sue argomentazioni, la collega Amici. E vorrei aggiungere - lo dico senza eccessiva polemica, perché cerco di avere rispetto, anche se adesso il collega non sta ascoltando - che, ogni volta che si parla di questo argomento, c'è il deputato Leo che interviene. In realtà, onorevole Leo, lei - lo dico con ironia, in quanto rispetto tutti e, soprattutto, coloro che hanno idee diverse dalle mie - dovrebbe chiedere, a fine seduta, la parola per fatto personale. Infatti, ogni volta lei interpreta queste norme, che si applicano a migliaia di dirigenti, in base al fatto - che informalmente ho appreso - che lei ha avuto una disavventura non in quanto parlamentare, ma in quanto dirigente, se non sbaglio, alle finanze; insomma, ha avuto un problema (Una voce dai banchi del gruppo di Alleanza nazionale: «Tu ce l'hai dalla nascita!»).
Non posso affermare che lei abbia ragione o torto, ma sappia che ha, comunque, il mio rispetto in quanto, quando capita di subire una disavventura nella propria carriera professionale, è evidente che si resta feriti.
Tuttavia, non è possibile che, quando si affrontano norme di questo genere, una disavventura di carattere personale - uso un eufemismo, che vuole essere anche un po' soft - debba diventare la chiave interpretativa e di lettura di una normativa che riguarda l'intero ordinamento.
Il discorso che lei ha svolto oggi, infatti, è identico a quello che ha fatto quando voi avete approvato in prima lettura questo disegno di legge. Dunque, non è possibile che le sue motivazioni, che si basano sull'esperienza cui lei ha indirettamente alluso, valgano in entrambi i casi.
Infatti, nel testo approvato in prima lettura alla Camera, si prevede...

ANGELA NAPOLI. Si parla della pubblica amministrazione, non è un fatto personale!

PRESIDENTE. Onorevole Napoli, per cortesia! Prego, onorevole Boato.

MARCO BOATO. ...che: «Per gli incarichi di funzione dirigenziale di livello non generale le disposizioni di cui al presente articolo, in via transitoria, trovano applicazione previa verifica negativa dei risultati conseguiti dai dirigenti, da effettuare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, da parte di un'apposita commissione nominata dal


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Ministro.». In tale disposizione, riecheggiano, in qualche modo, le posizioni sostenute dall'onorevole Frattini, in quell'ambito così limitato, all'epoca in cui era un esponente dell'opposizione di centrodestra, vale a dire nella scorsa legislatura.
Tuttavia, onorevole Leo, il testo è stato radicalmente modificato dalla maggioranza di centrodestra al Senato. Infatti, adesso si prevede: «Fermo restando il numero complessivo degli incarichi attribuibili, le disposizioni di cui al presente articolo trovano immediata applicazione relativamente agli incarichi di funzione dirigenziale di livello generale e a quelli di direttore generale degli enti pubblici vigilati dallo Stato ove è prevista tale figura.» e si aggiunge: «I predetti incarichi cessano il sessantesimo giorno dalla data di entrata in vigore della presente legge, esercitando i titolari degli stessi in tale periodo esclusivamente le attività di ordinaria amministrazione.». Si tratta di due meccanismi completamente diversi e, se già in prima lettura non condividevamo il testo, la formulazione attuale è ancor più criticabile, in quanto vi è un automatismo brutale e generalizzato che lascia allibiti.
Credo che, poi, nell'applicazione di questo provvedimento, la quantità di contenziosi che si apriranno creerà più problemi al Governo di quanti riuscirà a risolvere questa forma brutale e generalizzata di spoils system. Onorevole Leo, se il suo caso è stato ricordato in riferimento al testo votato originariamente dalla Camera - da lei, non da noi -, non vedo come possa essere chiamato a sostegno della validità del testo, completamente diverso, assolutamente discutibile e non condivisibile, che è stato approvato dal centrodestra al Senato. O valeva il primo discorso che lei ha fatto qualche mese fa o vale quello che ha fatto oggi, oppure, il suo caso personale dovrebbe valere a giustificare lo spoils system generalizzato da parte del Governo di centrodestra. Con tutto il rispetto e la simpatia che le porto - e lo dico sinceramente, perché, quando si è feriti personalmente, si può avere una spinta particolare - non è ammissibile che questa situazione specifica venga portata a giustificazione di un'operazione brutale e, dal punto di vista del nostro ordinamento, assolutamente inaccettabile.

DANIELE FRANZ. Boato, insomma!

MARCO BOATO. L'ha citato lui, non io (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi!
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 3.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 421
Votanti 420
Astenuti 1
Maggioranza 211
Hanno votato
199
Hanno votato
no 221).

Prendo atto che l'onorevole Carli ha erroneamente espresso un voto contrario e che avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 3.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guerzoni. Ne ha facoltà.

ROBERTO GUERZONI. Signor Presidente, vorrei che anche i colleghi della maggioranza prestassero un minimo di attenzione ad osservazioni, che possono dispiacere ma che sono puntuali e di merito, anche su un provvedimento in terza lettura. Voi avete l'interesse politico, del tutto legittimo, che il testo sia approvato nella versione inviataci dal Senato, ma noi abbiamo il dovere di segnalare all'opinione pubblica e a chi ci ascolta cosa stiamo per approvare.


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Siamo nell'ambito del comma 7 dell'articolo 3 che affronta il cosiddetto spoils system che io chiamerei, in modo più appropriato, «assalto alla dirigenza», perché di questo si tratta. Come è stato detto, siamo di fronte ad un mutamento di carattere strutturale. Con le stesse motivazioni che portarono, anche nella precedente legislatura, ad affrontare il tema dell'intervento sui settori apicali, di vertice della dirigenza, i 50 massimi dirigenti oggi diventano i 5 mila dirigenti di prima e di seconda fascia, compresi gli enti vigilati. Questo è il carattere del nuovo testo dell'articolo.
Ebbene, con questo emendamento cerchiamo almeno di far capire che gli impegni presi nel dibattito intervenuto tra il voto della Camera e quello del Senato non sono stati minimamente rispettati. E questo vogliamo dirlo anche ai colleghi della maggioranza. Cari colleghi, dopo il voto della Camera ci fu un'importante trattativa fra le organizzazioni sindacali ed il Governo, conclusa con un protocollo d'intesa che vide la partecipazione del Vicepresidente del consiglio, onorevole Fini. Ebbene, leggo testualmente che, in quel protocollo d'intesa, il Governo si impegnava, nell'ulteriore corso dell'iter legislativo del disegno di legge di riforma della dirigenza, a modificare quanto in quel provvedimento confliggeva con ciò che era contenuto nel protocollo e, in particolare, confermava pienamente il ruolo ed i contenuti del contratto collettivo vigente, nei vari aspetti di garanzia per le due fasce. Per quanto riguarda l'area della vicedirigenza e dei professionisti e le altre iniziative relative agli inquadramenti del personale, il Governo ribadiva che tali aspetti erano di competenza della contrattazione. Ebbene, con ciò che è stato fatto al Senato non si è tenuto minimamente conto dell'impegno preso con le organizzazioni sindacali.
Ora non vorrei introdurre il tema di cosa non è stato rispettato di quell'accordo, e cioè del fatto, ben più importante, che in esso si stabiliva anche che il Governo si impegnava a fare fronte nei contratti di lavoro al recupero dell'inflazione programmata e dell'inflazione reale, per il futuro e per quella pregressa, impegno che non è stato rispettato e che credo le organizzazioni sindacali e i lavoratori del pubblico impiego proporranno rapidamente all'attenzione della maggioranza e del Governo. Mi riferisco agli aspetti ordinamentali su cui si era preso questo impegno, in altre parole per fare sì che perlomeno nella modifica di fondo, che noi abbiamo considerato grave già nella discussione alla Camera, del rapporto fra politica e amministrazione (nel senso che si spostava l'asse da un criterio giusto di distinzione tra la politica e l'amministrazione, mettendo a carico di ciascuna una piena responsabilità di funzione distinguendo ciò che toccava alla politica ed alla sua responsabilità e ciò che toccava all'amministrazione e alla sua responsabilità) il contratto di lavoro fosse un punto di riferimento. Ebbene, noi proponiamo, con questo emendamento, che si aggiunga la previsione che per questi incarichi, che sono generalizzati e che a questo punto sono sottoposti ad una totale possibilità di rimozione, si faccia riferimento alle procedure previste dagli articoli 13 e 35 del contratto collettivo nazionale per il quadriennio 1998-2001 del personale dirigente. Quegli articoli, l'articolo 13 e l'articolo 35, dicono cose - io credo - utili ad una pubblica amministrazione che sia efficiente, che responsabilizzi i dirigenti e nella quale si rende conto del lavoro. Quei criteri, all'articolo 13, stabiliscono che gli incarichi devono essere affidati sulla base di criteri generali, fissano la durata di questi incarichi e stabiliscono come si può effettuare il controllo sull'attività della dirigenza.
Ebbene, se volete rispettare il contratto di lavoro e l'accordo stabilito con i sindacati, credo che sarebbe opportuno approvare questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leo, al quale ricordo che ha 30 secondi a disposizione. Ne ha facoltà.


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MAURIZIO LEO. Signor Presidente, cercherò di essere anche più breve. L'unica cosa per cui intervengo è che vorrei ricordare all'onorevole Boato che non ho parlato per fatto personale, perché so bene quale è ruolo di un parlamentare: è un soggetto che deve svolgere la sua attività in modo esponenziale, deve portare avanti gli interessi di tanti. È proprio in questo ruolo che io ho parlato. Forse a lei sfugge, ma io sono stato nominato da tutti i dirigenti dello Stato come loro rappresentante nel ruolo unico dei dirigenti e ho potuto vedere, in modo diretto e immediato, il malessere di tantissimi dirigenti che erano stati rimossi dalle loro posizioni e che si trovavano, come ho detto poc'anzi, a vagare nelle stanze dei ministeri.
Il provvedimento che stiamo approvando, invece, consente un altra cosa, molto più importante e molto più giusta: la ricollocazione questo personale all'interno delle stesse amministrazioni e non nel ruolo unico (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia). Lei può ben immaginare un dirigente del Tesoro che viene mandato, dopo tanti anni di prestigioso servizio, così, a scaldare le sedie nelle stanze incognite del ruolo unico. È bene fare questo? Questo volevo ricordarle: quindi, non ho parlato per fatto personale, ma ho parlato con cognizione della normativa. Infine, le consiglierei di rivedere la normativa e poi di parlarne nuovamente (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e dell'UDC(CCD-CDU)).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, con molta simpatia onorevole Leo: il suo discorso prova troppo. Comunque, lei è una persona talmente squisita che non merita di essere oggetto di una polemica sostanzialmente poco fruttuosa.
Invece, io vorrei affrontare il merito di questo emendamento. Qui facciamo riferimento alla possibilità, nel meccanismo di sostituzione dei dirigenti, di utilizzare le procedure previste dagli articoli 13 e 35 del contratto collettivo nazionale di lavoro. Non leggerò questi articoli, ma citerò soltanto i loro titoli. L'articolo 13 è quello del contratto che stabilisce i criteri generali per il conferimento degli incarichi dirigenziali e stabilisce una cosa molto importante per cui il contratto è un atto bilaterale di natura privatistica, di definizione dell'incarico, che deve precisare la natura, l'oggetto, i programmi da realizzare, gli obiettivi da conseguire, le risorse umane, finanziarie e strumentali a disposizione, i tempi di loro attuazione, la durata dell'incarico, il trattamento economico complessivo.
Siamo di fronte ad un vero e proprio contratto tra due parti e l'articolo 35 stabilisce quali debbano essere le verifiche e le valutazioni dei risultati dei dirigenti. Rileggo solo l'ultimo capoverso dell'articolo 35, il quale afferma: La revoca anticipata rispetto alla scadenza può avere luogo solo per motivate ragioni organizzative e gestionali, oppure in seguito all'accertamento dei risultati negativi di gestione o della inosservanza delle direttive impartite, ai sensi dell'articolo 21 del decreto legislativo n. 29. Tutto questo cosa vuol dire e perché lo ho voluto ricordare? Perché in un tempo non molto lontano, solamente qualche giorno dopo che fu approvato in prima lettura in quest'aula il disegno di legge, il 4 febbraio 2002 il Governo e le organizzazioni sindacali del pubblico impiego firmarono un protocollo d'intesa, il quale prevedeva che esecutivo ed organizzazioni sindacali si impegnassero reciprocamente su questi punti; cito solo i più significativi: Le parti riaffermano il carattere centrale irrinunciabile di una chiara ripartizione di ambiti tra legge ed atti pubblicistici da un lato e contrattazione collettiva e sistema di relazioni sindacali - integrato da altre forme di partecipazione sindacale - dall'altro. Proprio perché era stato approvato in questo disegno di legge che le normative qui presenti dovessero diventare vincolanti anche in sede di contrattazione sindacale, stabilendo un principio del tutto illogico -


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ed anch'esso di dubbia costituzionalità -, vi è stato poi, a seguito dell'approvazione alla fine di gennaio, probabilmente un atto di resipiscenza del Governo che nel confronto con le organizzazioni sindacali ha ammesso di avere forse sbagliato.
È per questo che il Governo - è stato il ministro Frattini a firmare questo protocollo - ha affermato: In particolare, il Governo si impegna a perseguire il sopra detto criterio di riparto degli ambiti di competenza legislativa e contrattuale, nell'ulteriore corso dell'iter legislativo del disegno di legge di riforma della dirigenza statale, modificando quanto in quel disegno di legge confligge con ciò che è contenuto nel presente protocollo, in particolare confermando pienamente il ruolo ed i contenuti del contratto collettivo vigente nei vari aspetti di garanzia per le due fasce.
Dov'è l'impegno del Governo? Se il Governo davvero ha un'unica parola, deve esprimersi a favore di questo emendamento il quale prevede che, per l'assegnazione e la revoca degli incarichi, si utilizzino gli strumenti contrattuali che sono stati definiti tra pubblica amministrazione ed organizzazioni sindacali. Qui vi è l'impegno di non fare cose che vadano contro ciò che stabilisce il contratto. Qui per legge vengono, senza nessuna forma di garanzia, dichiarati decaduti 1.000 dirigenti generali e, potenzialmente, 4.500 dirigenti generali di seconda fascia. Dove sono le garanzie? Dov'è il rispetto da parte del Governo di un impegno preso il 4 febbraio di quest'anno - non mille anni fa - con le organizzazioni sindacali? Mi pare di capire, allora, che l'unica cosa che aveva in mente quella notte il Governo era di chiudere in fretta questo contratto per poter affermare che anche la pubblica amministrazione era dalla parte dell'esecutivo. Peccato che, per ottenere quel risultato, vi siate assunti degli impegni che oggi vi rifiutate di onorare. La prova è questa! Volete onorare questo impegno? Votate a favore di questo emendamento, se non lo voterete vuol dire che avrete stracciato l'impegno che voi avete sottoscritto, non noi (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 3.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 419
Astenuti 1
Maggioranza 210
Hanno votato
191
Hanno votato
no 228).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 3.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 413
Maggioranza 207
Hanno votato
187
Hanno votato
no 226).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Amici 3.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, in questo caso proponiamo la possibilità di evitare a questo Governo un ingorgo micidiale. Con le due parole «possono cessare», anziché «cessano» cerchiamo di dare una via d'uscita a quello che sarà un autentico caos organizzativo per la pubblica amministrazione nei prossimi mesi.


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Sapete perché? Perché il provvedimento che state per approvare prevede una serie di procedure talmente macchinose che saranno, alla prova dei fatti, di difficilissima gestione ed attuazione. Vorrei fare un brevissimo riassunto affinché tutti possano capire su che cosa stiamo parlando e votando: tutti i dirigenti generali decadranno il sessantesimo giorno dalla data di entrata in vigore del provvedimento e fino a quella data potranno esercitare soltanto l'ordinaria amministrazione. Qualcuno, però, ci dovrebbe spiegare cosa sia l'ordinata amministrazione per un dirigente che ha firmato un contratto con cui si impegna a raggiungere determinati obiettivi e risultati, che deve rispondere al proprio ministro che gli ha indirizzato determinate direttive non per garantire l'ordinata amministrazione, ma per l'ottenimento di alcuni risultati.
Decorso il termine di 60 giorni, per ogni nuovo incarico di dirigente, occorre che si definisca un contratto individuale con il relativo trattamento economico, che venga emanato un decreto da parte del Presidente del Consiglio dei ministri per ogni dirigente, su proposta del ministro competente, che indichi l'oggetto dell'incarico e degli obiettivi (con il conseguente risultato di intasare la Presidenza del Consiglio dei ministri oltre ogni limite accettabile) e che si registrino i decreti presso la Corte dei conti (per un periodo temporale di almeno 30 giorni).
Tutto ciò non basta ancora, perché entro 90 giorni dall'approvazione dalla legge e, comunque, solo dopo la conclusione dell'iter del reincarico, questi nuovi dirigenti possono conferire incarichi di natura equivalente ai dirigente di seconda fascia. Pertanto, prima che si possa entrare in questa fase, passerà molto tempo; vi è, inoltre, una condizione ulteriore che deve essere realizzata: mi riferisco alla necessità di definire (poiché avete soppresso il ruolo unico e ripristinato i ruoli ministeriali), ministero per ministero, i posti di dirigenti di seconda fascia.
Ciò vuol dire che, per i prossimi sette, otto, nove mesi, la pubblica amministrazione sarà paralizzata. Alla faccia dell'efficienza e della modernizzazione della pubblica amministrazione stessa!

PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Capitelli, desidero salutare la delegazione della Knesset israeliana guidata da Avraham Burg, suo Presidente che salutiamo con il grande affetto che quest'Assemblea ha per lo Stato di Israele (Generali applausi - L'Assemblea ed i membri del Governo si levano in piedi).
Sappiamo quanto stia a cuore ai parlamentari qui presenti, in particolare al Presidente della Knesset, la causa della pace che si è sempre sforzato di evocare anche nei momenti delle incomprensioni più difficili. Sappiamo anche che la strada del dialogo è quella che porta alla pace. Proprio per questo motivo il Parlamento italiano è particolarmente sensibile ed impegnato. Grazie (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.

PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, sposterò il ragionamento dagli aspetti più specificatamente tecnico-organizzativi mirabilmente espressi dall'onorevole Bressa per evidenziare ed esprimere quanto meno un auspicio, vale a dire che il comma 7 dell'articolo 3 del provvedimento in esame non venga arbitrariamente esteso (il testo non lo prevede, ma vi potrebbe essere un'interpretazione in tal senso) al personale dirigente della scuola; ciò, non solo per il rispetto del significato letterale della norma (che non lo prevede), ma anche in considerazione delle gravissime conseguenze che una tale previsione determinerebbe in merito ad un istituto importantissimo, quale quello dell'autonomia scolastica e, ovviamente, a cascata, alla libertà di espressione della cultura e alla libertà di insegnamento.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 13,40)

PIERA CAPITELLI. È stato presentato anche un ordine del giorno in merito che


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mi auguro venga accettato. Auspico, inoltre, che questa materia sia tenuta presente e che costituisca un motivo di preoccupazione del ministro e di questo Governo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Amici 3.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 415
Maggioranza 208
Hanno votato
190
Hanno votato
no 225).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 3.6.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.

LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a volte il legislatore si inventa alcune cose; si è inventato stavolta il concetto di ordinaria amministrazione, concetto che non esiste. Tutti coloro i quali si sono occupati di questo problema sono giunti alla conclusione che o esiste l'amministrazione ed esiste una certa attività amministrativa o c'è il nulla. Tutti coloro - cito per tutti il compianto collega professor Marrama - che si sono occupati specificamente del problema, sono giunti alla conclusione che il concetto di ordinaria amministrazione di cui si parla nella prassi - il sottosegretario Saporito credo concordi con me - in realtà non esiste.
Ho espresso voto favorevole sull'emendamento Bressa: ritengo una cosa ridicola tale immediata cessazione e ritengo molto più utile prevedere la possibilità di cessazione.
Che si dica, quando i dirigenti restano in carica sino alla loro sostituzione, che essi esercitano soltanto le attività afferenti all'ordinaria amministrazione, significa far nascere un caos terribile nella pubblica amministrazione perché discuteremmo su una cosa che non esiste.

LEARCO SAPORITO, Sottosegretario di Stato per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEARCO SAPORITO, Sottosegretario di Stato per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Signor Presidente, vorrei rispondere alle cortesi preoccupazioni sollevate dall'onorevole Acquarone. Noi intendiamo per straordinaria amministrazione la nomina, che spetta ai dirigenti di prima fascia, dei dirigenti di seconda fascia. Ci riferiamo prevalentemente a questo.
Nei 60 giorni di vacatio, i dirigenti di prima fascia non possono toccare l'ordinamento della seconda. Questo è ciò che intendiamo per straordinaria amministrazione.

GIANCLAUDIO BRESSA. Potevano scriverlo!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 3.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 405
Maggioranza 203
Hanno votato
182
Hanno votato
no 223).


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Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Fanfani non ha funzionato e che egli avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Leoni 3.7
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guerzoni.

ROBERTO GUERZONI. Signor Presidente, siamo all'ultimo emendamento relativo all'articolo 3. Vorrei anche in quest'occasione non tanto cercare di convincere i colleghi della maggioranza che, com'è evidente, hanno l'obiettivo di approvare questa legge così com'è stata consegnata dal Senato, bensì di far sapere a chi ci ascolta, in modo particolare ai dirigenti della pubblica amministrazione e ai lavoratori di questa, cosa stiamo facendo.
Noi abbiamo già fatto presente come non si sia tenuto per niente in considerazione l'impegno assunto, da parte del Governo, con la firma del protocollo e dell'intesa intervenuta nel mese di febbraio con le organizzazioni sindacali. Tanto è vero che il testo al nostro esame, su più punti, accentua quel carattere di pubblicizzazione dei rapporti di lavoro nella pubblica amministrazione. Viene quindi meno esplicitamente all'impegno preso in quell'occasione e che andava nel senso di evitare che la legge, tranne che nelle riserve di legge previste dallo stesso decreto legislativo n. 165 nel 2001, intervenisse in materie tipiche della contrattazione.
Noi cerchiamo con questo emendamento di riportare al centro dell'attenzione la motivazione dell'incarico. Cosa affermiamo? Gli incarichi devono trovare una motivazione; non possono essere arbitrari.
Tra l'altro, come ricordava il collega Bressa, nella scorsa legislatura, durante i lavori della Commissione bicamerale sulla riforma amministrativa, quando si stava discutendo non dell'attuale «assalto alla dirigenza», ma della norma che riguardava soltanto le 50 responsabilità apicali, lo stesso ministro Frattini insisteva, anche in quell'occasione, sul carattere motivato.
Noi oggi, con l'emendamento Leoni 3.7, vogliamo che si faccia riferimento in modo esplicito alle ragioni, richiamando gli articoli 13 e 35 del contratto collettivo che appunto definiscono i criteri precisi nel momento in cui si cessa dall'incarico e cioè le ragioni per le quali si deve andare al rinnovo, alla riconferma, a stabilire la durata oppure, come si prevede, il controllo sui risultati di una dirigenza che deve sempre più ispirarsi ai principi dell'efficienza e dell'efficacia.
Signor Presidente, vogliamo far sapere che, se questo emendamento non verrà approvato, come sembra essere nelle intenzioni della maggioranza, ancora una volta le organizzazioni sindacali - e non mi riferisco soltanto alla CGIL, alla CISL, alla UIL, ma anche alla UGL e a tutte le organizzazioni che firmarono quel protocollo - si troveranno di fronte ad una presa di posizione che dimostra il mancato mantenimento di un impegno sancito e sottoscritto e questo è solo il preludio di quello che accadrà quando non verrà rispettato l'impegno sugli aumenti contrattuali e dei contratti del pubblico impiego.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, mi scusi, ma devo riproporre all'attenzione della Presidenza la questione della fissazione di un orario per il termine delle nostre sedute (Applausi).

PRESIDENTE. La sua popolarità, onorevole Boccia, aumenta ogni giorno di più.

ANTONIO BOCCIA. Specialmente su questi temi, signor Presidente, penso sia un'impresa facile. Io ho posto il problema della «trasparenza» nella conduzione dei lavori, non per una questione relativa ai tempi di lavoro, perché a me va bene anche se si decide di non sospendere affatto la seduta. Il problema non è questo. Il fatto è che ogni deputato deve anche


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poter avere una sua vita di relazione, deve poter fissare un appuntamento, deve poter fare qualcosa che non siano solo premere un bottone e, probabilmente, svolgere anche qualche altro tipo di funzione (Applausi). Io voglio far presente una situazione che si è verificata, per dire come anche questo incarico dei delegati d'aula, che tutti i gruppi hanno, avrebbe bisogno di un minimo di comprensione da parte della Presidenza.
Io ho chiesto al Presidente Casini di fissare un orario e il Presidente mi ha detto: facciamo le 14. Per me va bene, però alcuni colleghi che avevano fissato alcuni loro appuntamenti tra le 13,30 e le 14 sono andati via protestando ovviamente contro di me e, indirettamente, contro la Presidenza.
Si tratta di una questione che dobbiamo risolvere una volta per tutte. Capisco che non si riuscirà a farlo nel calendario mensile e forse nemmeno in quello settimanale; ma se fosse possibile almeno la sera, invece di comunicare soltanto l'orario di inizio della seduta successiva, stabilire tutti gli orari della giornata di lavoro immediatamente successiva, lavoreremmo probabilmente di più e meglio.
Ho voluto affrontare adesso la questione perché - glielo dico con molta franchezza, Presidente Biondi - io spero molto nella interposizione dei suoi buoni uffici. Le chiederei, pertanto, di fare una cortese «pressione» nei confronti del Presidente Casini perché, a partire magari dalla prossima settimana, questo problema si risolva (Applausi).

RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, vorrei associarmi alla richiesta del collega Boccia, anche in considerazione del fatto che molte Commissioni sono state convocate per le 14,15.
Credo che, sinceramente, si debba dare almeno il tempo di uscire dall'aula, di depositare le carte e di arrivare in orario ai lavori della Commissione. Almeno questo; non vorrei aggiungere altre considerazioni.
Ripresenteremo successivamente, nelle dovute sedi, anche le richieste avanzate dal collega Boccia in merito ad un ordinato modo di lavorare. Credo sarebbe opportuno che lei sollecitasse il Presidente ad una sospensione della seduta, in modo da adempiere anche ad altri impegni che tutti noi abbiamo nelle Commissioni (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Vorrei dire al collega Boccia e al collega Innocenti che concordo totalmente con loro sull'opportunità di trovare un modo con il quale contemperare le esigenze dell'Assemblea con quelle di singoli parlamentari, in relazione agli impegni che gli stessi hanno al di fuori di quest'aula. Ne parlerò certamente con il Presidente della Camera. Penso che, a tal fine, la Conferenza dei presidenti dei gruppi rappresenti la sede opportuna. Di ciò mi assumo l'impegno. Rendendomi conto di ciò che ho ascoltato e non essendo insensibile al grido di dolore che da ogni parte dell'aula si leva verso di me, procediamo ora alla votazione dell'emendamento Leoni 3.7 e dell'articolo 3 dopo di che sospenderò la seduta.

MARCO BOATO. Grazie, maestà!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 3.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 389
Votanti 388
Astenuti 1
Maggioranza 195
Hanno votato
158
Hanno votato
no 230).


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 382
Votanti 381
Astenuti 1
Maggioranza 191
Hanno votato
232
Hanno votato
no 149).

Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 15 con le interrogazioni a risposta immediata. Proseguiremo alle ore 16 con le votazioni.

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