Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 160 del 18/6/2002
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CONSIDERAZIONI INTEGRATIVE DELLA DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DEL DEPUTATO FRANCA BIMBI SUL TESTO UNIFICATO DELLE PROPOSTE DI LEGGE NN. 47-147-156-195-406-562-639-676-762-1021-1775-1869-2042-2162-2465-2492.

FRANCA BIMBI. Mi sarei attesa una legge che proponesse una moratoria sulla sperimentazione sugli embrioni, non un blocco assoluto. Inoltre, in un contesto di dono si sarebbe potuta collocare anche l'inseminazione eterologa: ovvero il dono di seme o di ovocita, con il quale persone fertili si offrono di rispondere con il proprio materiale genetico ad un desiderio che intende farsi responsabilità sociale verso un figlio.
È la volontà morale e la capacità affettiva - che la legge trascrive e statuisce in maniera diversa nelle varie culture - che fanno la maternità e la paternità: non il desiderio cieco, né il materiale genetico.


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Se la legge permette la ricerca della paternità - oggi anche con le prove genetiche - è per sostenere responsabilità sociali e giuridiche verso un figlio che non ha padre, non per definire il legame di sangue in sé come un valore assoluto!
Ridisegnare una relazione familiare tra una donna, un uomo e un progetto di filiazione, costruirlo attorno ad un rapporto equilibrato tra autodeterminazione della donna e tutela della vita nascente avrebbe permesso di costruire una regolazione degli atti medici e dei limiti della ricerca non prescrittivi e non intrusivi sul piano delle limitazioni alla ricerca scientifica e dell'autonomia della cura, più efficaci sul piano del controllo e del monitoraggio di come si opera nelle strutture sanitarie.
La legge che stiamo per votare taglia con l'accetta le ambivalenze morali che andrebbero conosciute, valutate, sollecitate ad esprimersi nell'orientamento al dono e al valore dei legami sociali più solidali, ma che in verità non possono essere sciolte dall'imposizione della legge.
Per mantenere i suoi presupposti di definizione a priori della qualità di persona a partire da un dato momento (non scientificamente asseverabile) del processo biologico e per allontanare il fantasma di una turbatio sanguinis, a prezzo di riaprire un conflitto plurisecolare madre-figlio o di negare un padre che si riconosce tale a favore di un codice genetico, la legge si spinge su terreni oltremodo accidentati: accantonata l'adozione di un embrione, trasforma tuttavia gli embrioni in proprietà dello Stato, invece di definire chiaramente che essi sono della coppia, o almeno della donna, se non si conosce il donatore di seme; norma le pratiche mediche, prescrivendo percorsi terapeutici astratti dal risultato, dalla qualità scientifica dell'operare e dalla sofferenza inflitta a donne con problemi di sterilità.
Infine, abbiamo una legge ingiusta ed inefficace: ingiusta persino per le coppie che possono accedere all'omologa per i costi e per le difficoltà di accesso; inefficace perché finisce per non impedire la deregolazione del sommerso, mentre ottiene la penalizzazione dell'esplicito, di ciò che si farebbe nelle strutture pubbliche e per tutti.

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