Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 160 del 18/6/2002
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 47)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazione di voto sul complesso del provvedimento, per la quali concederò un tempo limitatissimo.

FRANCESCO GIORDANO. Cosa vuol dire un tempo limitatissimo?

PRESIDENTE. Evidentemente, con questa mia affermazione devo aver innervosito l'onorevole Giordano.

FRANCESCO GIORDANO. Certo, signor Presidente, e chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, si tratta delle dichiarazione di voto finale su un provvedimento assai importante. Le chiedo pertanto che sia data a tutti la possibilità, tranne a coloro che non ne volessero approfittare, di poter esprimere le proprie posizioni per dieci minuti.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, concedo allora dieci minuti per gruppo. Ovviamente la situazione per il gruppo misto è diversa.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, credo che sulla riproduzione assistita si sia aperto alla Camera uno scontro che si riprodurrà anche nel paese. Si è trattato di uno scontro annunciato: la domanda vera è però se si sia trattato anche di uno scontro inevitabile. Credo che la discussione sia stata sbagliata e che la politica si sia dimostrata inadeguata. Di fronte alla responsabilità legislativa su temi così complessi occorreva, a mio parere, una maggiore capacità e volontà di capire, di ascoltare, di leggere le trasformazioni che le scoperte tecnologiche e scientifiche comportano (nelle luci e nelle ombre), di trovare senso e significato a queste sfide della modernità. Occorreva intervenire sulle cose necessarie e condivisibili - le ripeto: la tutela della salute della donna e del nato, la tutela giuridica dei figli, il controllo dei centri, il divieto alla clonazione, alla selezione eugenetica, alla commercializzazione degli embrioni - per impedire che le tecniche si trasformino in un gigantesco business (c'è infatti il rischio che ciò possa accadere), che l'offerta tecnologica indirizzi la domanda e che si aprano nuove discriminazioni e nuove diseguaglianze.
Questa è una riflessione che voglio svolgere con pacatezza e con grande serietà: credo che sia stato sbagliato, soprattutto illusorio, affidarsi alla libertà di coscienza quando sarebbe stato necessario, invece, cimentarsi su un piano alto della costruzione di una possibile etica condivisa. O proprio a questo si è rinunciato?


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Ed in nome di cosa? Di un'etica che viene sempre prima? Della legittimità, comunque, di una qualsiasi maggioranza a legiferare? Dato che nei giorni scorsi, su un emendamento (ve lo ricorderete) che tentava di limitare il divieto assoluto del ricorso alla fecondazione eterologa, posto in votazione con scrutinio segreto, la maggioranza è stata solo di cinque voti, credo francamente che ci si dovrebbe interrogare di più.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 19,30)

MAURA COSSUTTA. Ogni norma ha un orizzonte etico, una base ispiratrice di principi e di valori. Ma quali sono irriducibili e irrinunciabili? Lo voglio dire con serietà ai colleghi Popolari e ai cattolici democratici che si trovano all'interno della mia coalizione: anche nell'Ulivo non si è discusso e credo che la forza e il fascino di una coalizione tra diversi ne risulti intaccata.
A mio parere, l'evocata libertà di coscienza lascia aperti interrogativi e vuoti inquietanti. Di fronte agli scenari inediti, fino ad oggi neppure pensabili o immaginabili, di fronte a trasformazioni che sono già in atto, si è manifestato un pericoloso arroccamento su certezze etiche e identitarie e sulla rassicurazione di semplificare ciò che rimane complesso.
Le tecniche di riproduzione assistita sono destinate a cambiare ciò che fino ad oggi era immutabile. Le tecniche sono, innanzitutto, questo: la possibilità alternativa di procreare. Non importa se siano tecniche omologhe o eterologhe, perché anche con la tecnica omologa gli ovociti e gli spermatozoi sono separati dai corpi e l'embrione, anche con l'omologa, si produce fuori dai corpi. La procreazione è sganciata dalla sessualità. Si tratta di una rivoluzione dell'immaginario e persino del pensiero. Un desiderio di procreare, fino ad oggi impossibile, con queste tecniche diventa possibile perché realizzabile. Questa scoperta produce conseguenze e noi le vorremmo indagare; come dicevo, essa ha conseguenze nelle coscienze, nell'immaginario e persino nel simbolico profondo di ognuno di noi e cambierà per molti la vita concreta, ma sicuramente per tutti il modo di pensare e persino di pensarsi.
Dove deve intervenire la norma? Chi sceglie di evocare paure, fantasmi, scenari apocalittici di collasso della società dovrebbe essere, secondo me, meno ipocrita e più rigoroso. Dovrebbe vietare tutte le tecniche, perché, vietando solo quella eterologa, non si rimuove il processo direi di mutazione antropologica che è in atto rispetto all'ordine naturale biologico, che destruttura e spezzetta l'unitarietà del soggetto e delle fasi della procreazione.
Tuttavia, si dice che, vietando l'eterologa, si sceglie comunque di ristabilire un ordine biologico e sociale, quello basato sulla famiglia normale. Questo è il punto: l'argomento è che bisogna tutelare il nato con due genitori legittimi, considerati tali in quanto gli garantiscono l'identità genetica. Ma i genitori adottivi che non garantiscono l'identità genetica ai propri figli non sono genitori normali? E le donne single, che diventano madri anche senza una famiglia e senza un padre per il proprio figlio? Il rapporto madre-figlio non è già famiglia? La norma viene evocata per legittimare chi può accedere alle tecniche e per stabilire chi può essere o meno per legge un genitore. Credo che si palesino rischi seri di una involuzione del pensiero rispetto ad un'idea di normalizzazione sociale autoritaria e discriminatoria. È una legge sbagliata, inefficace e pericolosa.
Allora, si manifesta il vero nodo della questione: in realtà, questo provvedimento non riguarda le tecniche, ma è una legge voluta, una legge bandiera, una legge sull'embrione. L'articolo 1 riconosce l'embrione come soggetto di diritti e credo che sia questo - è questo - a sostenere tutto l'impianto della legge. La tutela della salute della donna diventa secondaria. Infatti, si vieta la produzione di più di tre embrioni e proprio oggi abbiamo esaminato questo articolo fondamentale del provvedimento. Non solo è una legge sbagliata, inefficace, pericolosa, contro le donne,


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illiberale ed antimoderna. Credo che, con l'articolo 1, questo provvedimento diventi qualcosa di molto di più e lo ripeto: è la prima legge confessionale della storia della Repubblica. Si apre un vulnus che pesa, proprio perché la laicità - e mi rivolgo agli amici e ai colleghi Popolari dell'Ulivo - non è relativismo etico né agnosticismo né tantomeno deteriore pragmatismo.
La laicità deve essere considerata un pensiero forte e costitutivo dei principi costituzionali, del pensiero democratico. Il principio della laicità e quello dell'uguaglianza sono irrinunciabili e irriducibili, questi sì, e definiscono la qualità e la sostanza della democrazia. I diritti e le libertà sono universali perché sono riconosciute le differenze, tutte le differenze, compresa la differenza femminile che ha la titolarità nella riproduzione. Se tale differenza viene rimossa vuol dire che l'uguaglianza è violata. Se questa è una legge confessionale...

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere, onorevole Cossutta.

MAURA COSSUTTA. Ho ancora poche righe, signor Presidente.
È una legge confessionale che legittima ogni legislazione confessionale. Avrei voluto discutere e credo che non sia una vittoria dei cattolici, ma un cedimento ed un arretramento verso derive antimoderne ed autoritarie. Il superamento di questa ferita non si risolve, e mi rivolgo alla carissima amica Bindi, facendo entrare il dubbio nelle certezze per i cattolici e ripartendo dalla cultura del limite per i laici. Questo già avviene, sicuramente avviene per me e credo che avvenga già per tanti cattolici. La discussione è diversa, insisto.
Quello che è successo è un salto di qualità. Con il divieto dell'eterologa la legge è proibizionista. Con l'articolo 1 diventa confessionale, ed una legge confessionale legittima ogni legislazione confessionale. Mi riferisco a quella di Storace che dà finanziamenti rispetto al tasso di nuzialità ed anche al numero dei concepiti; a quella degli Stati Uniti che vieta sussidi alle madri single; a quelle che saranno scritte per ridurre i diritti di cittadinanza rispetto all'appartenenza identitaria legata alla religione, alla razza, al territorio, al sangue ed alla certezza genetica (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucchese. Ne ha facoltà. Ricordo all'onorevole Lucchese che ha dieci minuti a disposizione e sarò rigoroso sul rispetto dei tempi, come mi ha chiesto il Presidente.

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la legge che ci apprestiamo ad approvare è stata lungamente discussa sia nella passata legislatura, sia in questa. È una legge della massima importanza che abbiamo affrontato con grande responsabilità e con grande impegno e che ora arriva al traguardo. Si tratta di una legge per noi fondamentalmente positiva, anche se vi sono alcuni chiaroscuri. Qualcuno ha detto che vi sono montagne di positività e montagne di negatività: noi pensiamo che le positività siano maggiori delle negatività, anche se vi è qualche considerazione da svolgere in merito ad alcuni passaggi.
Il più importante principio che abbiamo sancito con questa legge è il diritto del nascituro alla sua dignità che poniamo al centro di questa legge. Alcuni hanno detto che è una follia: non credo sia una follia difendere la dignità dell'uomo a cominciare dal suo concepimento. È una follia l'inverso: non difendere la dignità dell'uomo. Noi l'abbiamo voluta difendere e tutte le nostre scelte all'interno di questa legge rispettano tale principio. Per fare alcuni esempi, mi riferisco alla crioconservazione: è importante che non vi sia crioconservazione per il diritto alla vita. Non vogliamo la clonazione sia ai fini procreativi, sia ai fini della ricerca. Non vogliamo la fecondazione di un gamete umano con un gamete di specie diverse: non vogliamo che si creino ibridi o chimere. Non vogliamo neanche la selezione


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eugenetica perché, ovviamente, non vogliamo la selezione della razza così com'è avvenuto in altre ideologie ormai sorpassate.
Attorno a tutto questo, attorno al nascituro, attorno al soggetto che deve venire al mondo mettiamo la famiglia. Tale soggetto deve essere inserito in una famiglia, deve avere diritto ad una famiglia, deve avere diritto ad una vita sicura. All'interno di una famiglia, quindi, lo vogliamo: mi riferisco ad una famiglia che sia concreta e sicura, una famiglia che abbia caratteristiche ben precise. Dunque, per questo non vogliamo una fecondazione eterologa, che non è passata. Non vogliamo che vi sia la fecondazione eterologa da parte di una donna singola: ciò non perché siamo contro le donne singole, ma perché siamo a favore del nascituro. In caso contrario, infatti, nascerebbe un soggetto con un solo genitore.
Avevamo presentato un emendamento perché pensavamo - e lo pensiamo - che le coppie di fatto potessero non dare una sicurezza per il futuro. In seguito abbiamo ritirato tale emendamento - si trattava di un mio emendamento - perché riteniamo che in questo caso si tratti di una maternità e di una paternità fortemente volute. Dunque, crediamo che le coppie di fatto, prima di accedere ad una tecnica di questo tipo, abbiano la piena responsabilità di procreare e di continuare la loro vita di coppia per dare un futuro ai loro figli.
Riteniamo che vi sia questo senso di responsabilità all'interno delle coppie di fatto e per questo motivo abbiamo accettato che anche tali coppie possano ricorrere alla procreazione medicalmente assistita; ciò anche perché riteniamo vi sia nella nostra società una situazione tale, che come legislatori dobbiamo considerare.
In merito all'aborto selettivo, che noi non vogliamo, abbiamo però chiarito che esso (così come l'aborto nelle gravidanze plurigemellari) è disciplinato dalla legge n. 194 del 1978. Ciò non vuol dire che non vogliamo abolire la legge sull'aborto, bensì che non vogliamo che vi sia una discriminazione fra chi ricorre alla procreazione assistita e chi invece procrea in modo naturale: entrambi i tipi di procreazione hanno infatti il diritto di potersi servire della legge n. 194 del 1978. Pertanto, nell'ambito di tale legge, è possibile che vi sia il ricorso eventualmente a queste tecniche di aborto particolare.
Per quanto concerne poi l'adottabilità, abbiamo votato contro questa norma, che ha abolito il testo originario, rimandando al Governo la disciplina della materia. Vogliamo che il Governo tenga in conto la questione dell'adottabilità - anche se l'emendamento è stato respinto -, perché vogliamo difendere la vita ed infatti l'adottabilità rappresenta un modo di difendere sempre il nascituro, nonché di difendere sempre l'embrione che è stato creato ed essa è sempre a difesa del più debole; è infatti a difesa dell'embrione che vogliamo l'adottabilità, perché diversamente non si sa quale destino avrebbero tali embrioni e dove e come potrebbero essere conservati.
Quello che abbiamo affermato è stato detto anche dal comitato di bioetica; esso ha, infatti, affermato che l'embrione sin dal suo nascere è una persona, è uno di noi. Noi riteniamo che sia così: cioè che sia una persona, che sia uno di noi.
Vorrei svolgere anche una riflessione su alcune considerazioni svolte dai colleghi. È stato detto che questa è una legge cattolica, una legge confessionale; è come se, ognuno di noi che crede ed è cattolico, accettando questi principi nei quali crede, sia in difetto e si trovi in una condizione di cui vergognarsi. Personalmente rispetto l'opinione di chi eventualmente sposa tesi diverse, ma non accetto che vi sia un giudizio sommario nei confronti di chi la pensa in modo diverso (per chi ha una fede e per chi crede in qualche cosa, ma non ha la fede). In occasione di un altro intervento ho detto che per noi credere non è soltanto credere ad una morale cristiana, ma anche ad una morale naturale. Noi crediamo in questa morale naturale ed effettuiamo le scelte in virtù di questa nostra convinzione che vogliamo sia rispettata.
Infine, vorrei concludere facendo presente che questa è una legge condivisa da


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questo Parlamento, poiché è stata votata non da maggioranza e minoranza - così come è avvenuto nella scorsa legislatura - perché non c'è una maggioranza che vota in un modo ed una minoranza che vota in modo diverso, bensì il Parlamento ha espresso il suo voto nella sua molteplicità di idee e nella sua pluralità di formazione. Alla fine, quindi, possiamo dire che si tratta di una legge largamente condivisa, che rispecchia e rispecchierà anche l'opinione di vasta parte della nostra popolazione.
In definitiva, per tutti questi motivi, esprimo il voto favorevole del gruppo dell'UDC (CCD-CDU).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Quante farisaiche ed interessate considerazioni irridenti, signor Presidente, in questi mesi hanno accompagnato i giudizi su quei paesi che all'inizio del terzo millennio non erano riusciti a separare la propria legislazione civile dagli imperativi coranici o presunti tali. Si è persino arrivati a coprire e a motivare ipocritamente una guerra feroce, che aveva ben altre motivazioni.
Oggi una nuova maggioranza, legata da un comune senso etico e religioso impone, a chi non condivide e non sceglie quei valori di riferimento, di rinunciare alle proprie libertà e alle proprie convinzioni. Cos'è questa, se non l'abdicazione da una concezione laica dello Stato? Noi abbiamo un rispetto profondo dei vostri sentimenti: non abbiamo mai proposto una legislazione che vi obbligasse ad effettuare scelte in cui non credete. Non è successo con il divorzio, non è successo con l'aborto. Voi oggi ci obbligate, con legge dello Stato, a negare la possibilità a coppie (legali, di fatto, omosessuali) di vivere la gioia della propria maternità e paternità, di poter praticare una fecondazione eterologa.
Lo Stato etico decide al posto del cittadino ciò che è bene e ciò che è male per lui, si intromette nella vita delle donne, le costringe ad un mero ruolo di contenitore biologico.
Monsignor Sgreccia, il cardinale Ruini, la Conferenza episcopale, le più alte gerarchie ecclesiastiche ispirano una legge del Parlamento come mai era successo fino ad ora. Siete intolleranti e illiberali!
In quest'aula, abbiamo discusso di diritti del concepito, dell'embrione, al quale un articolo dell'attuale provvedimento attribuisce specifici diritti in contrasto con il nostro codice civile, in base al quale la capacità giuridica si acquisisce al momento della nascita.
Quello che volete mettere esplicitamente in discussione, quello che non accettate è la responsabilità e il primato delle donne nell'atto procreativo. Con una legislazione invadente della vita delle persone, che pretende di normarne persino i comportamenti più intimi e privati, volete sottrarre libertà alle donne e acquisire, attraverso la dimensione pubblica, un potere che non vi è proprio. Sì, cercate la rivincita sul divorzio e sull'aborto!
Volete provare a rimettere indietro le lancette della storia su un punto preciso: il percorso di autodeterminazione, autonomia e libertà delle donne. Ritornano i divieti, le imposizioni, la norma autoritaria. Tutto ciò serve per salvare la morale di parte confessionale; questi sono i principi e il modello culturale.
Naturalmente, per chi ha disponibilità finanziarie si può anche sfuggire a questo rigido divieto. Tutto ciò vale per la fecondazione omologa, visto che le risorse messe a disposizione possono soddisfare una su mille richieste, soprattutto per la fecondazione eterologa. Chi potrà andrà all'estero nella vicina Francia, nella cattolicissima Spagna oppure, clandestinamente, in Italia per la gioia dei profitti di tante cliniche private: morale e mercato.
Con questa legge tenete insieme, sulla pelle delle donne, le cose a cui tenete più di tutte; i ricchi - come è noto - l'indulgenza possono acquistarla.
Questa idea di Stato etico si intromette nella vita delle donne che, per desiderio o amore, si sottopongono a tecniche invasive e dolorose e ostacola le loro libere scelte, intromettendosi con grande disinvoltura


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nel campo della ricerca medica, imponendo norme e regole prive di adeguata verifica scientifica.
Inoltre, è singolare e falsa la cultura del limite che qui viene proposta. Il limite è fissato quando si tratta di recintare una libertà individuale e femminile, mentre non esiste più quando la tecnologia è utilizzata come forma di controllo sui corpi delle donne, quando manipola geneticamente la vita e l'alimentazione, quando diventa propulsore degli interessi e dei profitti dell'impresa. Quanta ipocrisia nel sancire diritti all'embrione, negando la vita concreta, persino la sopravvivenza ad un migrante!
Non è un caso che qui, tra le motivazioni più oltranziste e oscurantiste, in ordine alla possibilità di introduzione nel testo della fecondazione eterologa, si sia affacciata quella della conservazione dell'identità genetica, della difesa della stirpe e della razza. Quanta ipocrisia nell'enfasi con la quale si costruisce lo statuto giuridico della vita fetale, mentre si chiude nel cerchio della fatalità e della distrazione planetaria la vita concreta, precaria e drammatica di milioni di esseri umani condannati alla morte per fame, per sete, per malattia o per le infinite guerre, sante e pagane, sparse ad ogni latitudine!
Oggi, scriverete questa brutta pagina di revanscismo confessionale; a dispetto di tutte le vostre proclamazioni liberali, recherete offesa ai principi fondanti di uno Stato laico e lo farete giocando scientemente sulla confusione tra laicità e laicismo. In verità, non avrete sconfitto il laicismo che, anzi, troverà i suoi vantaggi nei circuiti clandestini del mercato o del turismo procreativo.
La vostra sarà, comunque, una vittoria effimera. Anche per la Chiesa questa ennesima esibizione di temporalismo e di condizionamento della politica si trasformerà in un boomerang. Sarete sconfitti!
In questa legge vi è la presunzione di chi crede di non doversi misurare con l'immenso arcipelago delle scelte di relazione e di convivenza, con l'emergere impetuoso di nuove domande di socialità e di libertà, con un mutamento ed un arricchimento dei modelli familiari. I progetti di vita non possono essere compressi dal monopolio obbligatorio del matrimonio eterosessuale.
Signor Presidente, è dai tempi di Antigone che lo Stato coltiva l'illusione di obbligare la vita, la multiforme vita, dentro il recinto di una norma ma, sempre, la vita si è presa le sue rivincite: è sfuggita alle indebite interferenze disciplinari e ha saputo combattere, per non essere piegata al primato di una norma che dovrebbe essere piegata a servirla. Antigone si ribella alla norma che vorrebbe impedirle un rito di sepoltura ed una cerimonia degli affetti; quindi, lei sfida lo Stato: era una disobbediente ante litteram.
Da più di 100 anni, le donne hanno saputo sfidare le norme del potere maschile, incluso lo specifico potere sacerdotale - appunto, una casta di uomini -, che pretendeva di prescrivere i comportamenti ed i limiti dei loro stessi corpi. Chi pensa di trasformare ancora oggi quei corpi in un'arena per giochi di potere, chi pensa di poter spegnere desideri, sentimenti ed i diritti della libertà femminile non dovrà attendere molto per imparare il sapore amaro della sconfitta (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pollastrini. Ne ha facoltà.

BARBARA POLLASTRINI. Signor Presidente, colleghe e colleghi, è con allarme, con indignazione, con tristezza ma, malgrado tutto, con fiducia, che dichiaro il voto contrario delle Democratiche e dei Democratici di sinistra ad una proposta di legge irricevibile dall'Europa più civile. È un testo irriconoscente e punitivo verso le donne, indifferente al desiderio di amore di tante persone, lontano dal modo di intendere genitorialità e tipi diversi di famiglia, carico di pregiudizi sulle opportunità della scienza e - aggiungo - di dubbia costituzionalità e senza un'adeguata copertura finanziaria. È un testo sanzionatorio. C'è allarme per la grave


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ferita che state infliggendo alla laicità dello Stato.
Anch'io sono convinta che la procreazione assistita, come tutta la bioetica, ponga interrogativi, inquietudini ed emozioni. È materia - lo diceva bene l'onorevole Violante - che impone il rispetto di opinioni che a ciascuno possono sembrare non negoziabili. È materia - io aggiungo - che richiede, come è avvenuto nel corso di questi anni, studio e dialogo, che richiede, come è avvenuto fra noi - anche fra i Democratici di sinistra che hanno opinioni diverse al loro interno - capacità di ascolto e di incontro. Ma è proprio quel costante corpo a corpo tra saperi e convinzioni filosofiche, in rapporto tuttavia con i bisogni concreti delle persone, che alimenta una laicità non agnostica, perché costruttrice di un'etica pubblica condivisa. Mi spiace che non ci sia l'onorevole Bindi: un'etica pubblica condivisa vuol dire un'etica pubblica che nasce per davvero dal confronto. Come ricordava poco fa Maura Cossutta, è cosa ben diversa da uno Stato etico, frutto di un codice etico di cui ho sentito parlare - ahimè - da troppi in quest'aula.
In tempi complicati di innovazioni continue, proprio il tono illuministico della ricerca, dello studio e del confronto resta l'unico promemoria di una buona compagnia per tenere la rotta ed orientarsi in acque agitate. E una classe dirigente è tale, almeno per me, se affronta con questo spirito e con questo tono i temi di frontiera e se non si accontenta, come è avvenuto in quest'aula, di fare la conta ma se si assume il dovere e la missione - lo diceva l'onorevole Bogi - di individuare il terreno più avanzato e più utile; se usa uno sguardo cosmopolita, non impaurito, non ideologico, non fondamentalista né protezionista e se traduce questo sguardo cosmopolita in una mediazione legislativa semplice, aperta, garante di dubbi - sì, di dubbi, come diceva anche l'onorevole Romani -, di libertà e di sicurezza delle persone.
Come ricordava Ugo Intini con parole appassionate ed accalorate, questo era accaduto con il divorzio e con la legge n. 194. Certamente, all'epoca si era esteso un movimento delle coscienze ma la politica non aveva indietreggiato. Una classe dirigente, credente e non, dopo aspri dibattiti e travagli intimi, seppe trovare una soluzione. Perché? Perché mise al centro il paese, la socialità, la comunità, il buonsenso (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di Rifondazione comunista)!
Oggi, con gli articoli approvati e con molte delle motivazioni espresse, avete fatto l'opposto: una larga maggioranza ha sposato un unico pensiero, una sola morale ed ha rimpicciolito, nei fatti, l'idea di Stato, di classe dirigente e di cultura.
Ma vi rendete conto - l'abbiamo detto in tanti - che il mondo è cambiato? Oppure, come per le coppie di fatto, sarete costretti a prenderne atto, ma a farlo con affanno e a quel punto vi rimangerete tanta di quella metafisica a cui vi siete appigliati? Ma quale messaggio passatista e quale esempio mandate alle giovani generazioni? Il mondo è cambiato proprio perché lo hanno cambiato le donne, le donne coscienti con il loro coraggio e le loro fatiche.
Le donne hanno allargato il senso di normalità e il senso di libertà; hanno allargato la libertà di tutti, anche la libertà dell'onorevole Cé, che naturalmente non ascolta neanche le dichiarazioni di voto finale. Le donne hanno immesso nel diritto e nel costume il valore dell'autonomia del proprio corpo e hanno immesso l'idea della maternità come atto d'amore, di responsabilità e non più come destino. Si tratta di quella grande rivoluzione culturale della civiltà moderna che continua e sta abbracciando tutte le aree del mondo: questa determina la qualità della globalizzazione.
La maternità è un atto creatore unico e meraviglioso - penso alle parole dell'onorevole Franca Bimbi -, che si può mettere in relazione con l'altro in un comune desiderio grande di paternità, ma la cui signoria, la cui primazia morale, più che biologica, spetta alla donna, che nel suo corpo e con la sua volontà trasforma l'embrione in futura persona.


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Perché dunque quest'ansia, quell'ansia che ha percorso anche le parole dell'onorevole Fioroni? Perché questo feroce bisogno, come dicevano le onorevoli Bolognesi e Maura Cossutta di colpire le donne, di farle arretrare, di dimostrare una scienza nemica del bene, di penalizzare le speranze anche di tanti uomini. Mi permetto di dirlo qui: come può la ministra Prestigiacomo tacere su tutto questo? La sua funzione l'avrebbe obbligata a prendere parola (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di Rifondazione comunista), badate, in un senso o nell'altro: ma era obbligata, deontologicamente obbligata, a dire cosa pensava. Sappia la ministra Prestigiacomo - anche se adesso non ci ascolta - che, per quanto mi riguarda e ci riguarda, è dimissionata deontologicamente (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di Rifondazione comunista)!
Dicevo che vi è allarme e indignazione per una legge che definisce la sterilità una patologia, ma la esclude, come diceva l'onorevole Battaglia, dal servizio sanitario nazionale. Si tratta di una proposta di legge che non ha una copertura finanziaria adeguata (vi si riferiva l'onorevole Montecchi) e andrà ad aggiungersi - dico io - allo smantellamento dei servizi sociali e sanitari, primi fra tutti i consultori, alla faccia della cura e dell'amore per la maternità e per i bambini. Questa disciplina vieta la conservazione degli embrioni ed obbliga la donna a quel calvario di cui parlava Katia Zanotti e dice «no» alla fecondazione eterologa, già praticata da anni - lo voglio ricordare ancora volta - nel nostro paese. Questa proposta di legge dice un «no» ipocrita e riconosce con la fecondazione omologa il diritto dell'embrione, in altre parole riconosce il diritto dell'embrione a nascere, e lo mette nei fatti in conflitto con la salute fisica e psichica della madre. Lo sapete bene - perché molti di voi hanno votato a favore di questo emendamento - e conoscete bene la vostra ossessione, che è quella di mettere medici e operatori nelle condizioni più esposte nel tutelare la legge n. 194 del 1978: questi medici e questi operatori rischieranno maggiormente in proprio, con le direzioni sanitarie e la magistratura, che verranno chiamati a intervenire da esponenti di quel fondamentalismo vieto a cui, anche involontariamente, alcuni invece volontariamente, ma in tanti, avete dato con questa legge troppo fiato.
Ho parlato anche di tristezza, perché c'era un'altra strada, quella di regole efficaci, praticabili, non invasive e rispettose delle scelte di libertà e di responsabilità. Ne hanno parlato egregiamente le onorevoli Finocchiaro e Chiaromonte. Siete andati, invece, nella direzione contraria, con un inutile e dannoso braccio di ferro con la comunità scientifica più avvertita: alla bussola del dubbio scientifico avete contrapposto la bussola del sospetto; all'opportunità per la vita, il fantasma della paura. Ma qualcuno può rispondere a una domanda semplice in quest'aula? Oggi è genitore chi offre il suo seme o chi promette di crescere e di amare quella bambina o quel bambino? L'onorevole Cè, l'onorevole Selva e altri ancora hanno invocato la natura come ordine di riferimento. Essi fingono di ignorare che il progresso scientifico modifica costantemente i confini naturali e che il compito del legislatore è stare al passo con le frontiere più avanzate, porre limiti alla scienza, ma dove si collocano questi limiti? Al riguardo ognuno può avere la propria opinione: mi ritrovo nelle espressioni usate dell'onorevole Mussi, il più possibile vicine al principio di speranza e a quello di responsabilità. Penso all'invalicabilità nella manipolazione dell'essere umano e della clonazione riproduttiva, penso anche, però, alle grandi opportunità di curare malattie fino ad oggi ritenute incurabili, di lenire tanto dolore, di dare gioia alla nascita.
Signor Presidente, colleghi e colleghe, tuttavia ho fiducia innanzitutto nelle donne. L'onorevole Rognoni ha posto una domanda così semplice ed allo stesso tempo così vera; egli ha affermato: «Se questo Parlamento avesse il 50 per cento di donne, questa legge sarebbe stata possibile?».


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Io credo di no! Ho fiducia nella scienza, nella saggezza popolare che è più forte di ogni filosofia, di ogni ideologia, di ogni fondamentalismo. Ho fiducia perché insieme a toni, ad attitudini da crociata e oscurantismi, ho ascoltato colleghi che, nei loro interventi, hanno espresso opinioni molto diverse dalla mia, ma che esprimevano anche la voglia di dialogare. Con questi amici e colleghi il dialogo continuerà. Ho ascoltato parole appassionate appartenenti a diverse culture della sinistra e non solo: interventi profondi di donne e uomini del mio gruppo che voglio, permettetemelo, ringraziare anche per il riconoscimento alla libertà femminile. Permettetemi di esprimere la gratitudine vera per un lavoro di squadra che ha mostrato, nel mio gruppo, serietà, tensione ideale e grande intelligenza nella direzione politica.
Ho sentito dichiarazioni davvero preziose di colleghe e colleghi del centrodestra, in nome dei principi liberali e della laicità dello Stato. Rispondo positivamente alla collega Moroni, agli onorevoli Ghedini, Biondi, alla collega Mussolini, a studiosi, a scienziati, ad associazioni e movimenti che in questi giorni ci hanno interpellato sulla necessità - riguardante tutte le persone per bene, aperte e libere delle istituzioni - di creare una pressione ed un impegno comune forti, mobilitanti, per far prevalere, innanzitutto al Senato e nella società, la saggezza sulla chiusura, la speranza contro la paura, la laicità contro l'integralismo. Per un voto si può vincere o perdere, ma se si ha fiducia nella bontà dell'essere umano non si può che concludere come il Galileo di Brecht: Come è la notte? La notte è chiara (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di Rifondazione comunista - Molte congratulazioni).

PRESIDENTE. Ho lasciato parlare i colleghi oltre i limiti loro consentiti: ora sarò più severo con tutti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moroni. Ne ha facoltà.

CHIARA MORONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa legge che oggi noi ci apprestiamo a votare è una legge dal cui impianto traspare chiaramente il valore deterrente che vuole assumere, rispetto alle tecniche di fecondazione medicalmente assistita. Tutto in questa legge le rende più difficili, più costose e più dolorose: dal divieto di congelamento degli embrioni, all'esclusione delle tecniche dalle prestazioni garantite dal servizio sanitario nazionale. È una legge che vietando il ricorso a tecniche di fecondazione di tipo eterologo entra con violenza nella libera scelta degli individui, oltre che nella vita privata delle coppie. Una legge che falsamente vuole regolare l'applicazione di tecniche di fecondazione assistita. Ben poco si è parlato in quest'aula di standard qualitativi delle prestazioni e ben più diffusamente si è parlato - ahimè - di che cosa vietare e, viceversa, di quali principi etici e morali imporre ai nostri cittadini. Quando si è parlato di tutela del concepito, quanto e con quanta veemenza molti hanno - con una montagna di certezze - affermato la qualità di persona umana per l'embrione che, quindi, dovrebbe essere soggetto di diritti, che sembrano prevalere nei confronti di quelli delle persone umane adulte, della coppia, della donna, dell'individuo di scegliere di autodeterminare la propria vita: un soggetto di diritti che dovrebbe prevalere rispetto ai diritti della donna di autodeterminarsi e di scegliere rispetto alla prosecuzione o al termine di una gravidanza. Sono discorsi oscurantisti che evidenziano e che lasciano trapelare il timore del progresso scientifico, anziché la volontà politica di gestirlo, governarlo ed ottimizzarlo.
Tanto si è parlato di famiglia, quasi che questa sia un patrimonio della cultura cattolica, quasi che i laici non possano condividere il valore dell'istituzione familiare come nucleo di valori, una famiglia che noi non crediamo abbia valore solo se legittimata dall'istituto del matrimonio, ma alla quale riconosciamo il valore di luogo di amore, di rispetto e di educazione dei nuovi individui al loro vivere nella società.
Colleghi, stiamo approvando una legge che tiene conto solo della maggioranza parlamentare e non di quella della società


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civile che non ha intenzione di rinunciare alle nuove opportunità che il progresso scientifico le offre; una legge che tiene conto soprattutto di quello scivolare della cultura cattolica verso il fondamentalismo e l'integralismo e non della realtà dei desideri, delle aspirazioni della società e degli individui che la costituiscono; una legge che, vietando la fecondazione eterologa ed il congelamento degli embrioni, crea gravi disparità e discriminazioni dal punto di vista economico, aprendo la strada al turismo procreativo ed al mercato clandestino.
Quella che qui oggi rappresento è una componente composita, che certamente esprimerò nel voto finale di questo provvedimento, con posizioni politiche e tradizioni culturali di stampo diverso. Certamente i socialisti del nuovo PSI non dimenticano la loro tradizione di partito che difende le libertà individuali.
Si tratta di un provvedimento etico che vuole uno Stato che sceglie per i suoi cittadini, che si impone sui suoi cittadini, anziché garantirli. I socialisti sono per uno Stato laico e libero. Su questi temi importanti e delicati è la politica, colleghi, che deve prevalere, non la fede confessionale. È la volontà di tutelare i cittadini dagli abusi che deve prevalere, non quella di imporre a tutti un codice etico e morale condiviso solo da alcuni.
In questa stessa aula, altre volte è prevalsa la politica, la libertà e la laicità; la legge sul divorzio e quella sull'aborto ne sono due esempi importanti di cui tutti noi oggi godiamo i diritti. I socialisti diedero allora il loro contributo per le libertà civili e anche oggi lo danno perché davanti all'esigenza, alla necessità delle libertà, alla battaglia per garantire le libertà ai cittadini, davanti alla necessità di uno Stato laico, di una legge laica, i socialisti, in nessuna epoca si tirano indietro, che siano in cento parlamentari o che siano, come oggi in questo Parlamento, in tre (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Ebbene, colleghi, voglio lanciare un appello a tutti i laici di questo Parlamento, a tutti coloro che non vogliono uno Stato etico, a tutti coloro che non vogliono una legge etica ed un codice morale imposto da una maggioranza parlamentare ad una maggioranza della società civile. Lancio un appello affinché prevalga la politica sulla religione, la libertà e la laicità sull'integralismo. Lancio un appello a tutti i socialisti, che non sono solo tre ma molti di più, indipendentemente dalle parti politiche alle quali hanno scelto di aderire. Lancio un appello a tutti i laici e a tutti quegli uomini e a quei parlamentari che hanno vissuto una storia di lotta per le libertà e che anche oggi hanno la possibilità di difendere le libertà civili.
Questo provvedimento non avrà il voto dei socialisti e, mi auguro, nemmeno quello dei laici e di coloro che sono per la difesa delle libertà civili (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Socialisti democratici italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo e di deputati dei gruppi di Forza Italia e della Margherita, DL-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fioroni che ha disposizione cinque minuti di tempo. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è davvero accaduto che nel dibattito sul provvedimento che ci accingiamo a votare il fronte cattolico abbia sconfitto il fronte laico così come hanno titolato i giornali in questi giorni? Il tema dei diritti può davvero essere annoverato tra le chiamate alla Santa alleanza e tra le prove di forza dei cattolici contro i laici?
Ritengo che una lettura simile squalifichi non solo i cattolici, ma anche i laici e complessivamente tutti noi in quest'aula. Vedete colleghi, gli avversari amano considerarci come pecore nel chiuso, come gente ingiusta e intollerante, cinta dallo steccato dei propri dogmi e dal filo spinato del proprio fanatismo. Tuttavia, lo spirito di leale adesione ai principi religiosi non contraddice il senso di lealtà verso la


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Costituzione che stabilisce la direttiva di marcia e le regole di convivenza per cui la nostra comunità nazionale fa il suo cammino nella libertà delle coscienze.
È stato da molti citato a sproposito De Gasperi; credo di poterlo citare anch'io.
Tuttavia, le decisioni responsabili vengono assunte dalla coscienza personale di chi delibera e di chi governa. Quella coscienza è illuminata da una filosofia, mossa da un sentimento e ispirata da una tradizione.
Onorevoli colleghi, quanti di noi sono stati veramente liberi di votare secondo coscienza, secondo questa coscienza illuminata da una filosofia, mossa da un sentimento ed ispirata da una tradizione? E perché chi, come me e tanti altri colleghi, lo ha fatto secondo le proprie tradizioni e valori, deve essere sospettato di clericalismo, di aver permesso l'ingerenza del potere ecclesiastico nel settore riservato al potere politico?
È una vittoria cattolica quella che ha affermato nell'ambito della procreazione assistita il diritto di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito? Lo Stato laico invece glielo avrebbe voluto negare?
A nessuno è sfuggito il fatto che, nel dibattito su questa proposta di legge, per forza di cose avremmo dovuto fare una riflessione sulla vita di tutti i soggetti coinvolti, i genitori, il loro diritto ad essere genitori, ma anche il diritto del nascituro, dei figli ad avere un padre ed una madre certi, il diritto ad essere tutelati anche quando si è più deboli.
Veniamo allora agli aspetti più delicati e controversi di questa legge: il «no» alla fecondazione eterologa credo sia patrimonio acquisito, il concetto di un diritto naturale ad avere un solo padre ed una sola madre. È altresì acquisito che la persona nata debba essere accolta per quello che è, con le proprie ricchezze e potenzialità.
Nella scelta del seme esterno però avremmo dovuto far tesoro delle esperienze già compiute all'estero: si è visto che nella scelta dei donatori non interveniva soltanto la casualità; abbiamo visto proliferare mercati per la scelta e veri e propri carnet per poter scegliere meglio. In Svezia, dopo quasi due decenni di fecondazione eterologa legalizzata, hanno proibito l'anonimato dei donatori. Si è verificato un crollo nel ricorso a questa pratica, dovuto alla quantità e alla delicatezza dei casi psicologici e delle cause giuridiche verificatesi tra genitori legali e soprattutto fra i figli così concepiti.
La fecondazione eterologa ha aperto la strada a chi ha incluso tra i propri diritti anche quello di scegliere il tipo di figlio che si intendeva generare.
Quale legge può mettere al riparo da questo fenomeno? Non accogliere la potenzialità del figlio che il proprio amore ha generato, ma voler costituire l'oggetto del proprio desiderio, apre la strada anche ad un rischio di eugenismo.
È un altro il rischio che abbiamo, consentitemi, sempre sfiorato nel corso del nostro dibattito: è sacrosanto, - nessuno lo mette in discussione, il ruolo centrale della donna nella maternità. Non per questo si può negare o mi si può accusare di essere maschilista nel dire che esiste anche un diritto del padre. Aleggia sempre in materia di procreazione assistita il fantasma del padre deresponsabilizzato, che per il solo fatto di non avere una gestazione fisica, assurge al ruolo di padre-banca, una sorta di cassa prelievi.
Ma la paternità responsabile non è forse un altro diritto? Il figlio è proprietà esclusiva della madre che lo genera? Stiamo forse parlando di nascita per gemmazione, come gli organismi unicellulari? L'uomo nasce dalla fusione di due patrimoni genetici, ma anche dal rapporto di due persone che danno vita ad un terzo, un essere unico e irripetibile, perché irripetibile è quell'atto di amore.
Per quanto riguarda il «no» ai single e alle coppie gay, in analogia anche ad altre normative recentemente riformate, definireste davvero discriminatoria l'aspirazione di chi ritiene che vada garantito il diritto di un figlio ad avere figure genitoriali complementari? L'introiezione, sin dai primi istanti di vita delle due figure, non risulta essere un dogma teologico, ma uno dei fondamenti della moderna psicologia.


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Si tratta della possibilità offerta al bambino di costruire identità sessuali armoniche, maschili e femminili.
Meglio questa legge che nessuna legge, dunque! Tuttavia questa legge va corretta subito e verificheremo la bontà delle promesse fatte dal Governo, nell'esame della prossima legge finanziaria, su due aspetti quali sono quello relativo al reinserimento nei livelli essenziali di assistenza, - perché procreare altrimenti diviene un lusso per pochi e ciò non è ammissibile -, e su come prevedere fondi adeguati per promuovere e sviluppare la ricerca sulle cause della sterilità, in modo particolare sull'utilizzazione dei singoli gameti.
È vero, come è stato osservato, che non c'è un modo unico di essere e fare famiglia; c'è un unico modo di essere persona, portatore di diritti e di dignità.
Se un criterio andava tenuto presente era mio avviso quello capace di spostare il punto di vista non soltanto sui diritti dei genitori, ma anche sulle garanzie dei figli. Difendere un diritto dei figli, onorevole Mussolini, significa mettere un burqa alle madri? È una lettura singolare, che però rispetto, come rispetto tante posizioni distanti dalla mia, ma qui presentate a viso aperto.
Io ed altri colleghi esprimeremo voto favorevole su questa proposta di legge, con tutti i dubbi e le sofferenze che un simile tema comporta, ma con la certezza di aver contribuito a porre un limite al far west, sottraendo le coppie al mercato della vita.
Abbiamo cercato di aprirci al nuovo, senza perdere per questo alcuni valori. L'Assemblea ha sempre ben chiaro che si sta parlando di una legge sulla vita ed il concepito era un avente causa, non un estraneo.

PRESIDENTE. Onorevole Fioroni, la prego di concludere.

GIUSEPPE FIORONI. Ho concluso, signor Presidente. Io non ho la certezza di molti colleghi, i quali hanno dichiarato di non sapere se De Gasperi avrebbe approvato questa legge. Non ho neanche la certezza di sapere se Rachele o Sara, afflitte per la loro sterilità, avrebbero ricorso alla fecondazione eterologa. Credo, però, che nessuno di questi personaggi, una volta affermati i propri diritti, avrebbe trascurato di valutare anche quelli dei propri figli.
Mi auguro che la mia coscienza in questo sia stata illuminata da una filosofia, mossa anche da un sentimento, ispirato da una tradizione. Con questo, anche con la sofferenza di sapere di andare ad incidere su tante speranze, ma anche su tanti dolori, credo che daremo il nostro contributo affinché questa legge sia approvata e lo faremo convintamente, in modo libero, autonomo e consapevole, senza per questo sentirci né integralisti né talebani né tanto meno oscurantisti.

PRESIDENTE. Onorevole Fioroni, quando dico cinque minuti, voglio dire cinque e non sette, perché ora la collega del suo gruppo avrà solo tre minuti a disposizione. Per me è lo stesso, ma non so se sarà lo stesso per la sua collega.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima, alla quale ricordo che ha cinque minuti di tempo a sua disposizione. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. La ringrazio, signor Presidente. Credo che, se oggi approveremo questa legge - come tutto farebbe pensare -, noi scriveremo una delle più brutte pagine della storia di questo Parlamento e questo, essenzialmente, per due motivi. Prima di tutto, perché andiamo contro un principio fondamentale che è quello della laicità dello Stato e, quindi, della capacità di chi esercita il ruolo di politico e di parlamentare di separare le convinzioni religiose dalla visione di uno Stato che non può introdursi nelle libertà individuali con la pesantezza che caratterizza questa legge.
In secondo luogo, scriveremo una bruttissima pagina perché in quest'aula si è manifestato uno schieramento, che è maggioritario ed ha permesso di condurre all'approvazione questa legge, che è assolutamente identico ed ha le stesse motivazioni dello schieramento antiabortista e


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antidivorzista e che pretende, quindi, di rimettere in gioco il discorso dei diritti dell'embrione, andando contro quello che attualmente la nostra Costituzione prevede e creando anche un vulnus giuridico, fonte di grandi difficoltà interpretative.
Vorrei aprire una parentesi rivolgendomi a chi prima citava la raccomandazione del comitato di bioetica, presieduto da Berlinguer: quando si parla di tutela, ciò significa qualcosa di diverso dal riconoscere i diritti; quando si parla di figlio, ciò significa qualcosa di diverso dal concepito. Al riguardo si è fatta una confusione - voluta - per portare avanti qualcosa che non aveva nulla a che vedere con quanto prevedeva la legge stessa.
Signor Presidente, io rispetto totalmente tutti i punti di vista, ma non posso ammettere che da questa legge venga fuori una visione dello Stato che contraddice la nostra Costituzione e la storia del nostro Parlamento e mi auguro che il Senato possa correggere queste distorsioni.
Vi erano molti modi per limitare queste tecniche, per condurre anche la scienza ad un maggiore senso del limite e della responsabilità, ma sicuramente non quello di far sì che la fecondazione diventi clandestina oppure che ad essa si ricorra al di fuori delle frontiere del nostro paese - frontiere che, peraltro, non ci sono più - esattamente come succedeva a suo tempo con l'aborto, finché le donne, scendendo in piazza, non si sono affrancate dalla tutela della chiesa e dello Stato sul loro corpo, tutela che qui viene riaffermata, al di là di tutte le affermazioni di laicità che fin dall'inizio si sono fatte e che sono state poi contraddette dalla parte che ha voluto questa legge.
Come dicevo, vi erano tanti modi e qualcuno lo ha ricordato, anche chi ha voluto questa legge.
La Svezia ha contenuto, in modo consistente, il fenomeno della fecondazione eterologa, senza vietarla, semplicemente introducendo il non anonimato del donatore, ossia richiamando lo stesso alla sua responsabilità e ponendo, rispetto a chi deve nascere, le relazioni parentali di fronte alla verità. Sarebbe stato un modo laico di affrontare tali problemi che avrebbe offerto a quest'Assemblea la possibilità di un confronto su ciò di cui dovevamo occuparci, ossia la qualità della ricerca e della tecnica, dei centri in cui si attuano queste tecniche e delle prestazioni che queste centri offrono. Vi sarebbe stata la possibilità, per chi si sottopone a queste tecniche - per le donne, in particolare -, di accedervi in piena libertà, in piena coscienza, con la minore invasività possibile sul proprio corpo, e, per noi, di legiferare con atti trasparenti e chiari e non repressivi. La coscienza del limite e l'etica della responsabilità prevedono che uno Stato sia laico affinché tali tecniche possano essere esercitate, perché altrimenti, se una legge è repressiva dei principi elementari di laicità e di libertà, come questa, non lascia più spazio all'autonomia individuale delle persone e all'autodeterminazione delle donne in fatto di maternità. Colleghi, ciò non vuole dire (come qualcuno ha sostenuto) negare il diritto del padre di intervenire nelle scelte riproduttive. Si riconosce, invece, il fatto che le donne sono coloro che portano in sé...

PRESIDENTE. Onorevole Cima...

LAURA CIMA. ...il figlio che nascerà e, quindi, hanno diritto, innanzitutto, di decidere del loro corpo e del loro figlio. La relazione tra la madre ed il figlio, finché lo stesso non sia nato, è indissolubile, e voler far entrare in tale rapporto lo Stato e la chiesa provoca una frattura. Mi auguro che la società, le donne possano modificare quello che sarà il voto al Senato. Altrimenti, signor Presidente, la preoccupazione per ciò che ho visto nuovamente emergere a distanza di venti anni in quest'aula diventerà veramente la preoccupazione di quale è stato stiamo costruendo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Dico sempre che non bisogna superare i cinque minuti di tempo a propria disposizione. Anche gli oratori spontanei, come lei, onorevole Cima,


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avrebbero dovuto trattenersi, anche perché, se si fa una bella frenata, la conclusione è più efficace.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ercole. Ne ha facoltà.

CESARE ERCOLE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento che stiamo per votare pone tutti noi di fronte a profondi interrogativi di rilievo morale oltre che politico e a fondamentali oneri di carattere sociale.
Non è la prima volta che la Camera si trova di fronte ad una decisione sulla materia e anche questa volta, come le altre, s'impone il problema di trovare una soluzione che riesca a tutelare tutti i soggetti a vario modo coinvolti: le coppie che aspirano a diventare genitori, i nascituri che hanno diritto ad una famiglia, gli embrioni che non devono diventare oggetto di sfruttamento.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI (ore 20,25)

CESARE ERCOLE. Nel tentativo di conciliare tutte queste esigenze, si è parlato, più volte, di un voto di coscienza rimesso alla volontà dei singoli deputati. Ora, anche nel voto secondo coscienza, non dobbiamo cedere a singoli interessi o preferenze personali, ma perseguire, con convinzione, quel contemperamento di diritti fondamentali che, in quanto rappresentanti della nazione, siamo chiamati a garantire. In questa direzione, mi sembra che la proposta di legge in questione rappresenti un tentativo coerente di assicurare, da una parte, l'autodeterminazione della donna in merito alla maternità e, dall'altro, le condizioni di vita di cui tutti i nascituri devono avere diritto.
Il compromesso che tale proposta mira a promuovere non corrisponde, pertanto, a nostro parere, a nessuna delle accuse che l'opposizione ha propagandisticamente associato ad essa. Mi riferisco, in prima battuta, all'accusa di voler sostituire una morale astratta alle coscienza delle donne che l'onorevole Valpiana ha argomentato nella seduta di martedì. Contemporaneamente, intendo rispondere anche all'opinione palesata, nella medesima seduta, dall'onorevole Violante, il quale sottolineava l'esigenza di evitare l'onnipotenza regolativa predisponendo una legislazione non invasiva e non totalitaria.
A nostro parere, il diritto di tutelare i diritti dei cittadini non corrisponde ad impedire la loro libertà di scelta, ma si riferisce all'esigenza di verificare che ciò che è permesso non sia contrario a quel complesso impianto di valori che una società contemporanea deve riconoscere e promuovere. Non sempre, infatti, un riconoscimento, indistinto e generalizzato, della libertà di scelta corrisponde alla soluzione migliore, neanche di fronte ad un tema così intimo e personale quale quello della procreazione medicalmente assistita. È pertanto indispensabile che il Parlamento ponga dei limiti all'esercizio di pratiche foriere di conseguenze così penetranti sia nella vita dei soggetti coinvolti sia sul ruolo di garanzia che lo Stato è chiamato a svolgere. È altresì fondamentale che i diritti in questione siano intesi nel loro significato effettivo, evitando tutte quelle interpretazioni estensive dei medesimi che si trasformano in un diniego di tutela.
In questa direzione, è necessario provvedere alla difesa della vita e del pluralismo guardando ad una serie di punti di vista che l'opposizione non sembra avere sufficientemente contemplato. Mi riferisco, innanzitutto, ai diritti dell'embrione umano, che deve essere considerato soggetto umano a tutti gli effetti fin dalla fecondazione dell'ovulo. Tale affermazione, che rappresenta, oggi, una certezza scientifica, oltre che un'evidenza di ordine morale, ci impone di mettere l'embrione al centro di tutti i discorsi relativi alla procreazione medicalmente assistita: promuovere la vita significa provvedere alla sua tutela fin dalle origini, evitando in primo luogo qualsiasi concezione degli embrioni quali strumenti volti a soddisfare i desideri egoistici degli adulti. È in questa direzione che deve essere intesa l'espressione di cui al primo comma dell'articolo 1 che, tra i


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soggetti coinvolti, mette in primo piano i diritti del concepito. L'intento di base è quello di sottolineare le differenze profonde tra procreazione medicalmente assistita e fecondazione naturale, provvedendo affinché i diritti del nascituro siano circondati da ancora maggiori garanzie nel ricorso alla procreazione assistita.
Ma un secondo e fondamentale punto di vista che questa proposta di legge prende in considerazione è quello del diritto del nascituro ad una famiglia effettiva, formata da un padre e da una madre che sappiano garantirgli cure, educazione e sostentamento fino al raggiungimento della maggiore età.
Diritto alla famiglia significa anche diritto alla certezza della famiglia. È in questo caso che la presente proposta di legge ha giudicato non ammissibile l'inseminazione eterologa, che rischia, invece, di creare infauste situazioni di ambiguità parentale e di insicurezza psicologica e filiale. Sono palesi le obiezioni morali e scientifiche alla fecondazione eterologa: dal punto di vista morale, essa sembra, infatti, minare alla base l'unità e la stabilità della famiglia, perché crea una palese rottura tra parentalità genetica, parentalità gestazionale e responsabilità educativa; dal punto di vista scientifico, invece, si mette in evidenza il rischio di selezione eugenetica che tale pratica potrebbe generare, aprendo la strada a quelle operazioni di selezione del genoma umano che finirebbero con il determinare inevitabili turbative di carattere sociale e non auspicabili scenari di discriminazione tra i donatori. Né si possono ignorare le conseguenze psicologiche della fecondazione artificiale sulle certezze mentali sia dei genitori che del figlio. Come negare, infatti, ad un figlio il diritto di conoscere i suoi genitori biologici senza creare, contestualmente, sconvolgimenti profondi tanto nell'equilibrio psichico e sociale del bambino quanto in quello interno della famiglia?
Infine, il terzo punto di vista che tale proposta di legge vuole tutelare è quello dell'istituto famigliare, che deve mantenere, in questa peculiare materia, il ruolo centrale che l'ordinamento gli ha attribuito all'interno della società. Anche questa forma di tutela è finalizzata, sia pure in forma indiretta, alla difesa della vita (o, almeno, della sua qualità), partendo dal presupposto che non si può pensare di offrire al bambino una vita dignitosa e normale senza garantirgli, contemporaneamente, una famiglia naturale formata da un padre e da una madre. Si escludono, pertanto, tutte le forme di famiglie omosessuali o monoparentali, che non sembrano rispondere a quei canoni di maternità consapevole e responsabile che qui si vogliono promuovere. È in questa direzione che noi ci siamo impegnati affinché alle coppie coniugate fosse riconosciuta un'esclusiva nel ricorso alla procreazione assistita, coerentemente alle scelte compiute dall'ordinamento in materia di adozione.
Il mio interrogativo è allora il seguente: se la coppia coniugata è intesa come il meglio per il bambino che viene adottato, lo stesso principio non dovrebbe a maggior ragione essere esteso anche al bambino concepito con procreazione artificiale?
In conclusione, è erroneo pensare che il provvedimento in questione neghi libertà di scelta alla donna, piuttosto è corretto affermare che la sua libertà è ammessa e riconosciuta fin tanto che non siano intaccati altri diritti altrettanto importanti. Contemporaneamente, è mistificante ritenere che tale legge corrisponda ad un desiderio di onnipotenza regolativa del Parlamento, è la coppia stessa, nel momento in cui sceglie di ricorrere alla fecondazione artificiale, ad uscire dal segreto, trasformando il momento di massima intimità in atto in un certo senso collettivo, che necessita di disciplina regolamentativa. È allora proprio questa pubblicità della procreazione artificiale a richiedere un intervento dello Stato; solo lo Stato, infatti, può garantire che il principio della libertà individuale di disporre della sessualità sia coordinato con l'altro fondamentale principio sancito dalla Dichiarazione dei diritti del fanciullo del 1959, per cui gli Stati devono dare ai bambini il meglio di se stessi, perché senza limiti non


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vi sono neanche libertà e, allora, solo regolando si può tutelare e promuovere (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania e di deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazioni voto l'onorevole Biondi. Ne ha facoltà.

ALFREDO BIONDI. Signor Presidente, la ringrazio anche per avermi sostituito alla Presidenza della Camera, perché in questo modo posso esprimermi. Manifesto la mia profonda e meditata contrarietà ad un provvedimento che non regola ma obbliga, che costituisce un autentico divieto di ordine religioso e morale (o forse o pseudoreligioso e pseudomorale), che incide sulla libertà di determinazione, di disponibilità, di volontà e di amore, che consente ad una donna e ad un uomo, se stanno insieme, di volere, nonostante le difficoltà, dar vita e ad un'altra vita; una vita nuova, desiderata, sofferta, alla quale porre un divieto significa non lavorare per la vita, ma contro la vita.
Quella della maternità è una conquista che può essere molto difficoltosa, fatta di sofferenze, e richiede una solidarietà del marito, dell'uomo con cui si convive e delle persone che si amano per superare anche vecchie concezioni. Si tratta di sentimenti che possono porre di fronte al desiderio della donna di vedere la propria continuazione nella realtà di un figlio tenuto nel proprio grembo, una cosa che, se venisse vietata, inciderebbe profondamente su un altissimo valore, nel quale ci si riconosce in quanto soggetti capaci di trasmettere ai propri figli. Figli coltivati nella famiglia, desiderati dalla famiglia, vissuti, se non si ha famiglia, con i propri sentimenti, in modo tale che esista una libertà che si attua, un desiderio che si realizza, un sogno che si coglie. E questo, signor Presidente, credo non possa essere considerato un atto che possa dividere i guelfi dai ghibellini, i soggetti liberali, tra virgolette, da altri. Se uno ha questi sentimenti, li ha, se non li ha, non li può vietare a quelli che li hanno (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Socialisti democratici italiani). Il problema non è quello di stabilire un argine, un muro alla libertà dell'uomo e della donna di essere come vogliono.
Ho sentito dire poco fa che lo Stato dovrebbe ingerirsi nella realtà sessuale in modo tale che essa corrisponda ad una visione non so se religiosa oppure, mi permetto di dire, bigotta, che è molto peggio. Credo che questa sia la visione di uno Stato che non ha nemmeno la possibilità di definirsi etico, ma invasivo, uno Stato che viene a controllare tutto, compresa la scienza, alla quale si vogliono mettere le mutande perché non esprima tutto quello che può esprimere, nel diritto che la società ed i singoli nella società hanno di vedersi realizzati come vogliono, nella serenità della propria scelta.
Ho sentito parlare di egoismo e di edonismo. Mi domando cosa sia meno egoistico e meno edonistico della volontà di mettere al mondo una persona, nonostante le difficoltà fisiologiche, perché, con l'aiuto della scienza, si possa avere la completezza della propria realtà e la continuazione di questa nel figlio che si desidera e nell'educazione che gli si vuol dare, nella crescita alla quale egli è destinato, tenendo presente che, nella considerazione originaria, ciò che nasce è voluto e sofferto. Proprio per questo ciò è tanto meno edonistico di quello che, diversamente, potrebbe essere considerato, invece, come il frutto di un rapporto talvolta appena superficiale o temporaneo.
Credo ci sia più morale, più profondo sentimento in chi, nelle difficoltà e dalle difficoltà, trova le ragioni per attuare la propria volontà e compiere un gesto di amore che in quella che può, invece, essere la derivazione di un rapporto fugace, o anche persistente, ma in un ambito familiare dove tutto è più semplice, dove non ci sono i limiti della natura e le difficoltà di dover vincere questi limiti con un'azione che nulla ha di artificioso e di artificiale perché vi è, in questa, la completa realizzazione dei propri sentimenti di libertà e di vita.


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Per questi motivi io non sono d'accordo con i colleghi del mio gruppo che voteranno diversamente da me; li rispetto ma non sono d'accordo e credo che una visione laica richieda di superare le proprie impostazioni di carattere etico-religioso nella scelta più vasta che riguarda il diritto di ogni cittadino, il diritto di ogni cittadina e della società di essere all'altezza dei tempi che viviamo (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia e dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Socialisti democratici italiani).

FRANCESCO GIORDANO. Bravo!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, i deputati socialisti, come testimonia il dibattito che si è svolto finora, confermano un giudizio assolutamente negativo del disegno di legge ora sottoposto al voto finale.
L'esclusione della fecondazione assistita di tipo eterologo rappresenta una scelta che contraddice i gradi di libertà che, in questa materia, esistono nella maggior parte delle democrazie occidentali.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 20,40)

ROBERTO VILLETTI. Ancora una volta ha prevalso una scelta che varca, pesantemente, la soglia dell'autonomia individuale in materie che attengono ad una sfera strettamente privata.
Il divieto assoluto non elimina la possibilità, per chi lo voglia e ne abbia i mezzi, di soddisfare quella che è sentita come una forte esigenza, vale a dire poter procreare nonostante gli impedimenti cui si è soggetti, recandosi in quei paesi in cui è consentita la fecondazione eterologa. Resta, comunque, la possibilità che anche in Italia, ma in forma clandestina ed illegale, e quindi con costi molto più elevati, la si pratichi comunque.
In questo disegno di legge sono stati posti gravi limiti alla libertà della ricerca scientifica che è uno dei principali motori del progresso umano. Si doveva tener conto che, su queste materie, i cittadini si sono già pronunciati, come è avvenuto con il divorzio, e, in una materia ancora più delicata, sull'aborto.
Compito della Camera dei deputati sarebbe stato giungere ad una soluzione che lasciasse almeno un'opzione aperta alla fecondazione eterologa; un compromesso. Invece, al contrario, abbiamo dovuto registrare che, con alcuni emendamenti, si è cercato di rimettere in discussione, persino, la stessa legge sull'aborto.
Noi rimaniamo nella convinzione che, in queste materie, non si tratta di imporre comportamenti ma di lasciare la scelta alle coscienze individuali. Il rispetto del pluralismo è alla base di uno Stato liberale che non voglia assumere valori etici di una parte dei cittadini contro l'altra parte.
In Italia, al contrario di quanto accade nelle principali democrazie occidentali, è purtroppo ricorrente la tentazione di imporre l'etica religiosa, che appartiene ad alcuni, anche ad altri che non la condividono. Ciò che pesa ancora in Italia è il retaggio della storia del nostro Risorgimento e del modo in cui è stata costruita l'unità del nostro paese. Noi riteniamo, tuttavia, che sarebbe un grave passo indietro se si innalzassero nuovamente storici ed anacronistici steccati tra laici e cattolici, cosa che non deve essere perché la distinzione deve essere tra laici ed integralisti sia sul versante che riguarda l'opposizione sia per quanto riguarda l'attuale maggioranza.
Abbiamo visto, negli sviluppi che ha avuto la storia italiana, nel superamento del partito dei cattolici, un passo importante per uscire da questi vincoli storici che avevamo ereditato. Il terreno sul quale sviluppare il confronto rimane quello della laicità, nella quale si riconoscano credenti e non credenti. La pagina che la Camera sta scrivendo sul tema della fecondazione


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assistita ci appare ingiallita, come se appartenesse ad un'epoca che non esiste più. Noi seguiteremo ad insistere, e se il Senato approverà tale provvedimento così com'è, senza aperture, continueremo a difendere da cittadini le nostre convinzioni.
Questa è la nostra volontà di socialisti, e non posso passare sotto silenzio ciò che ha detto nei nostri confronti l'onorevole Cè. Si tratta di cose che appartengono al peggiore giustizialismo che, nelle aule parlamentari, aveva come emblema il cappio agitato o che, nel confronto con i magistrati, parlava del costo dei proiettili. Ebbene, lo diciamo, e lo diciamo qui, di fronte all'Assemblea di Montecitorio: noi socialisti abbiamo pagato un costo elevatissimo per gli errori che abbiamo commesso, ed anche per gli errori che non abbiamo commesso. Noi abbiamo tutti i titoli morali per intervenire in questa grande questione che interessa tutti i cittadini (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo)!
È la nostra storia, colleghi, la nostra storia, che fa sì che anche un piccolo gruppo di parlamentari socialisti - ricordiamoci che Andrea Costa era del tutto isolato nel Parlamento, ma faceva sentire ugualmente la sua voce - abbia tutti i titoli morali per intervenire in questa lotta, perché l'Italia laica, l'Italia democratica, ha portato l'impronta del movimento operaio e, nel movimento operaio, dei socialisti, delle grandi correnti del cattolicesimo riformista.
Ebbene, il nostro giudizio è quindi negativo su questa legge, ma è anche un giudizio di grande apertura, con questo confronto con il mondo cattolico, con le sue componenti riformiste, con le quali vogliamo costruire un'Italia migliore (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.

FRANCA BIMBI. Signor Presidente, nel gruppo della Margherita ci sono state differenti declinazioni di un'opzione personalista che, del resto, riguarda le complessità morali, prima che giuridiche, presenti nei temi sottesi alla riproduzione artificiale. Credo però che queste differenze abbiano anche attraversato molti altri colleghi in altri gruppi.
Da una parte, possiamo pensare il rispetto per la tutela della vita nascente come un principio cardine, leggibile in sé nel processo biologico che va dalla fecondazione dell'ovulo alla nascita del bambino. Da un'altra parte - questa è la prospettiva che faccio mia, assieme ad altri colleghi - la tutela della vita non può essere pensata al di fuori della relazione morale, e non meramente biologica, tra la madre ed il concepito che cresce dentro di lei. Attorno al riconoscimento sociale del senso morale di questa relazione è socialmente definibile, oggi, anche la relazione di paternità, e da qui discende il ruolo di servizio a queste relazioni donna-uomo-bambino che può ricoprire la medicina e la ricerca medica. In questa prospettiva, la scienza dovrebbe rinunciare a tutte le sue tentazione di onnipotenza.
Nessuna scienza sperimentale può definire quando inizia la vita personale, da qualsiasi punto di vista si voglia guardare il problema. La definizione dell'inizio della vita personale attiene a convinzioni morali che, in una società pluralista, si confrontano liberamente. Ridurre l'una all'altra significa finire di mostrare le rispettive debolezze intrinseche. Infatti, ognuna delle due posizioni contiene limiti intrinseci che dobbiamo tenere in costante rapporto, se vogliamo costruire una società aperta, fondata sul riconoscimento delle ragioni dell'altro e sull'assunzione personale di responsabilità.
Da una parte, vi è il rischio dell'assolutismo di una legge che si erge a criterio unilaterale di verità morale, dimenticando che anche una relativa felicità umana è un obiettivo socialmente importante. Dall'altra parte, vi è anche un secondo rischio di


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relativismo etico, se si traduce il pluralismo morale in mancanza di gerarchia tra i fini e tra fini e mezzi.
Chi, come me, esprimerà un voto contrario su questa legge ritiene che essa ecceda in assolutismo morale, cieco alle ragioni della costruzione di un'etica pubblica come a quelle della costruzione di un'etica delle relazioni private orientate all'affetto, al riconoscimento e alla responsabilità. Era possibile mantenere un equilibrio tra le due opzioni, tra un'etica dei principi fissi e un'etica situata e relazionale? Credo che dovrebbe essere possibile. Una buona legge sulla procreazione assistita avrebbe dovuto essere orientata al sostegno dei legami sociali primari, sostenendo la cultura del dono, la promozione di linee guida per una ricerca scientifica non colonizzata da interessi di mercato, ma orientata a principi di beneficialità e a preservare il significato finalistico della vita umana nell'applicazione delle tecniche.
Siamo, comunque, su un terreno di work in progress e perciò nessuno di noi può pretendere di avere la soluzione definitiva né di prevedere ciò che ci aspetta dietro l'angolo. Per questo motivo, sarebbe stata necessaria una legislazione leggera nelle definizioni, precisa nei controlli, orientata alla valutazione e alle ricerche successive. Non si è voluto nulla di tutto questo, anzi si è riaperto un conflitto tra madre e nascituro che la legge n. 194 del 1978 aveva risolto con un salto di consapevolezza culturale, riconoscendo nella coscienza morale femminile un criterio sociale rilevante per costruire il discorso pubblico sulla vita.
Non si tratta, nella posizione che qui esprimo, di presupporre un'assoluta e solitaria decisionalità della donna né, soprattutto, di ontologizzare il desiderio di maternità. Il desiderio da solo è cieco, come la ragione da sola sconfina nella violenza dell'assolutismo, come la pretesa di imporre per legge la propria verità immorale come unica regola sociale sottende a una statualità che slitta nel fondamentalismo. Per questo motivo, già nell'articolo 1 saremmo dovuti partire dal disegnare una relazione tra madre e concepito sulla base dell'esperienza morale delle donne sul cui corpo, comunque, opera la ricerca, parla la morale e statuisce la legge. Se verrà approvata questa legge, si romperà un patto con le donne del nostro paese e con molti uomini.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 20,50)

FRANCA BIMBI. Ciascuna donna che sappia o senta di essere incinta sa bene di custodire una vita nascente, ma sa almeno altre tre cose: che non si tratta di una vita personale in senso proprio sin dal primo istante della fecondazione, bensì di un individuo biologico che potrà diventare persona, ossia essere senziente ed essere morale; che, affinché il processo si compia, è condizione necessaria un «sì» femminile alla gravidanza, che noi auspichiamo condiviso con un uomo e, anzi, che riteniamo debba essere condiviso nella procreazione medicalmente assistita e che non può essere presunto; infine che l'aborto e l'infanticidio non sono fatti morali assimilabili.
Avremmo voluto tale consapevolezza - che preforma la coscienza morale delle donne in ogni società e latitudine, anche nelle società in cui alle donne viene imposto di partorire o abortire, pena la vita - rispecchiata in questa legge nella quale, invece, si è voluto riscrivere e statuire un conflitto irrisolvibile tra l'embrione inteso come soggetto dal momento in cui l'ovulo è fecondato e la legge.
Nessuna legge umana può trasformare un ovulo appena fecondato e fuori dal ventre materno in persona. Tuttavia, è altrettanto vero che nessuna legge che riconoscesse l'ovulo fecondato come puro materiale genetico da produrre per la ricerca potrebbe avere un'eco nella coscienza morale dell'esperienza femminile. Su questo terreno, su un terreno di ambivalenza di non facile decidibilità si sarebbe dovuta disegnare una legge che ricostruisse le ragioni positive del legame di filiazione e di genitorialità sulla base di


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una volontà della coppia che, come oggi nell'esperienza dell'incontro tra donna e uomo, definisce la scelta di paternità di lui a partire dalla disponibilità di lei...

PRESIDENTE. Onorevole Bimbi, le chiedo scusa, per quanto riguarda il resto dell'intervento potrebbe chiedere alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna.

FRANCA BIMBI. Lo farò e concludo, signor Presidente.
Vorrei solo sottolineare che questa legge blocca anche ogni forma di ricerca e mi aspetto da qualcuno dei giovani ricercatori eccellenti di cui disponiamo anche nel campo della fecondazione assistita costretto ad emigrare all'estero una frase del tipo: eppur si muove. Questa legge non fermerà neanche la ricerca sull'inizio della vita (Applausi di deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Chiedo alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna delle mie considerazioni conclusive.

PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Virgilio. Ne ha facoltà.

DOMENICO DI VIRGILIO. Signor Presidente, parlerò pochissimi secondi. Dopo anni di permissivismo brutale e di vacatio legis che ha visto in Italia realizzarsi tecniche che neppure abbiamo visto in campo animale questo Parlamento, con grande senso di responsabilità e sensibilità, si avvia ad approvare una legge che, finalmente, dà regole certe in un campo così delicato. I genitori hanno, sì, piena libertà di procreare, e si tratta di una libertà, peraltro, legata alla responsabilità. Tuttavia, le tecniche di procreazione artificiale implicano l'intervento intellettuale, organizzativo ed economico della società che ha il dovere di dare ai bambini, sia prima, sia dopo la nascita, il meglio di se stessa.
Per la parte di Forza Italia che rappresento questa è una buona legge, una legge che risponde alle giuste richieste delle coppie che non hanno figli e che tutela adeguatamente i diritti della famiglia e di quel concepito di cui in questa sede si è parlato pochissimo. Benché quantitativamente piccolo l'embrione è qualitativamente uomo, degno, pertanto, di tutela e grande rispetto sulla base di un principio di uguale dignità di ogni essere umano. Lo diciamo sulla base di una razionalità che, nell'elaborazione di una normativa, ci dice che non si può dimenticare che uno Stato di diritto, se non può far propria una corrente di pensiero, non può neanche rinunciare ad alcuni valori che per lo Stato sono fondanti. Da tale razionalità discendono tutti i limiti introdotti in questa legge. Tali limiti non sono dei «no» ma sono altrettanti «sì». Si tratta del «sì» alla vita; del «sì» alla famiglia; del «sì» al principio di uguaglianza, perché di fronte all'essere umano nella fase più giovane della sua esistenza si verifica proprio una partecipazione alla comune umanità; del «sì» alla solidarietà, perché nessuno è più piccolo e povero dei nostri figli quando cominciano ad esistere; del «sì» alla storia che ha già liberato schiavi, neri, stranieri, donne e bambini e che ora incontra gli inediti problemi sollevati dalle grandi conquiste della scienza e della tecnica.
Noi siamo per la scienza perché siamo convinti che se la scienza, espressione dell'intelligenza umana, è al servizio dell'uomo le sue conquiste saranno più rapide e durevoli. Per questo, convintamente, votiamo questa legge (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia).
Chiedo alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna delle mie considerazioni conclusive.

PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza e la ringrazia per la sua disponibilità.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grillini. Ne ha facoltà.


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FRANCO GRILLINI. Chiedo alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza e la ringrazia molto.
Constato l'assenza dell'onorevole Mazzuca, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto. Si intende che vi abbia rinunciato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giulio Conti. Ne ha facoltà.

GIULIO CONTI. Signor Presidente, non chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione della mia dichiarazione di voto perché ritengo che su questo argomento si possa parlare. Ho sentito tanti discorsi, tanti pianti, toni disperati da parte delle sinistre che hanno usato anche lo stile della sentenza su chi votava a favore dei vari emendamenti o dei principi che stabilisce questa legge.
Quindi, non è accettabile non parlare e far passare tutto come se fosse vero.
Il primo rilievo che vorrei svolgere è che, nella scorsa legislatura, non si è potuta fare questa legge: la sinistra non vi è riuscita, mentre noi, in questa occasione, vi riusciremo.
Abbiamo stabilito delle regole comuni che anche voi avete accettato: il ricorso alla procreazione medicalmente assistita da parte della coppia sterile o infertile; il consenso informato; la possibilità per coppie sia coniugate sia conviventi di ricorrere a tale tecnica. Su quest'ultimo tema, vi è stata una grande battaglia...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi chiedo di non disturbare, nel rientro in aula, l'onorevole Giulio Conti.

GIULIO CONTI. Ritengo che tale scelta abbia rappresentato un atto di grande sensibilità, soprattutto nei confronti di chi si trovava in una posizione poco comoda (le coppie di conviventi). È certo, tuttavia, che il Governo dovrà assumere un impegno sul diritto di famiglia, presentando un disegno di legge quadro dove si stabiliscano anche i doveri delle coppie conviventi e non soltanto il diritto acquisito di poter usufruire di questa legge; quindi, una legge quadro in cui si prenda in considerazione il problema della pensionabilità, della responsabilità nei confronti dei figli, nonché la questione del mantenimento obbligatorio del figlio da parte della coppia convivente (anche se in questa legge un passo in avanti è stato fatto con il divieto di disconoscimento di paternità).
Ritengo quindi che molti punti positivi, che non sono stati citati né dichiarati buoni dalla sinistra, debbano essere tenuti a mente: questo è già un passo in avanti.
Ho avuto dei problemi ad accettare il discorso sulle sanzioni, perché la sanzione senza repressione non credo funzioni molto (ad ogni modo si vedrà se funzionerà).
Un'altra questione che mi ha lasciato molto perplesso è quella relativa all'adozione dell'embrione: adottare un embrione, che certamente deve essere conservato con il congelamento, quando la legge lo proibisce; questa è una grave contraddizione. Questi embrioni, che già sono molti - il numero oscilla fra i 20 mila e i 30 mila, a seconda dei calcoli che sono stati fatti -, dovrebbero essere adottati da qualcuno; ritengo non dallo Stato, non dalle associazioni, non da privati, bensì da cittadini che vogliono avere l'embrione, che dovrebbe essere trasferito in utero, ricorrendo quindi al metodo della fecondazione eterologa. Si tratta quindi di problemi grossi, ai quali non abbiamo saputo rispondere, così come non avrebbe saputo rispondere neanche la sinistra, proprio perché è di difficile acquisizione la soluzione di tale problema. Ad ogni modo alcune regole sono state ben stabilite.
Abbiamo stabilito anche il divieto di sperimentazioni, potendosi queste effettuare soltanto per terapie e per scoperte necessarie a curare l'uomo. Questa mi pare sia un'acquisizione comune - anche della sinistra, che però non ne ha parlato -, così come il divieto della clonazione umana. È vero che in alcuni Stati europei, ed anche extraeuropei, la clonazione


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umana viene autorizzata come criterio di studio e di ricerca. Credo, peraltro, si tratti di una grande ipocrisia, perché una volta che si è arrivati vicino al punto di duplicare un uomo, non vedo come si possa interrompere questo processo e non vedo neppure come non possa essere a sua volta replicato.
Ponendo il divieto di clonazione, ritengo che abbiamo compiuto un atto di civiltà. Vorrei parlare anche dal punto di vista etico e sentimentale: non mi sembra sia una bella cosa creare dei figli in provetta che abbiano gli stessi diritti degli altri, senza aver conosciuto il padre, senza aver conosciuto la madre (situazione molto simile alla fecondazione eterologa).
Con riferimento a quest'ultima, ho avuto l'occasione di leggere una cartella clinica di una coppia che è ricorsa alla eterologa, una coppia che ha avuto il bisogno - chiamiamolo così - di ricorrere a tale tecnica. Ebbene, la maggior parte delle domande sono di natura eugenetica, cioè vengono caratterizzate in base a principi di natura razziale o razzistica. Negli Stati Uniti, la prima domanda che viene fatta è a quale razza appartenga il soggetto che richiede e che tipo di donatore voglia. Ovviamente negli Stati Uniti non possiamo negare che non vi sia una forte spinta razzistica. Quindi, dicevo, scelgono il tipo di razza del donatore. Un'ulteriore domanda è relativa al tipo di caratteri secondari che si vogliono per il figlio; in particolare l'altezza ed infatti nella cartella clinica che ho letto si parla proprio di altezza.
Lo vogliono più alto, lo vogliono con particolari note che si riferiscono alla loro origine razziale. Ad esempio, vi è una cartella che parla di irlandesi.
Credo che questi aspetti, che la sinistra molto ipocritamente non ha citato e non ha evidenziato come dati negativi, debbano essere invece valutati. Riteniamo che sia decoroso fare tale valutazione, in quanto tra le cose non positive ci sono anche queste.
Per quanto riguarda il fatto che l'embrione debba essere sano, ritengo che sarebbe stato necessario introdurre il termine «sani», senza richiesta della coppia. Infatti, il medico deve garantire che l'embrione da trasferire sia sano e non si deve pensare che la coppia si dimentichi o non faccia tale richiesta perché è ultrareligiosa. Si tratta di problemi che non hanno nulla a che vedere con la sanità, anche perché è ancora in vigore la legge n. 194 del 1978 e, soprattutto, perché per etica professionale il medico deve garantire la salute del soggetto che va ad inserire nell'utero della donna. Questo è un aspetto che avrei voluto fosse reso obbligatorio con un emendamento che, poi, stranamente è decaduto. Quindi, sarà un problema che si riproporrà anche in sede di applicazione della presente legge.
Vorrei, dunque, smentire che si tratta di una legge oscurantista, in quanto vi sono diversi punti positivi. Inoltre, ritengo che si siano evitate questioni grottesche, come la banca del seme a pagamento, l'utero in affitto a pagamento, coppie omosessuali che non abbiamo accettato come coppie di conviventi. Infatti, non ritengo sia possibile affermare che coppie di omosessuali conviventi possano adottare un figlio o, addirittura, farlo attraverso la fecondazione eterologa.
Si tratta di problemi importanti e alcuni di questi abbiamo avuto anche il coraggio di escluderli dal presente provvedimento, mentre altri li abbiamo posti in termini dubitativi, come Alleanza nazionale ha fatto in diverse occasioni. Inoltre, abbiamo posto un punto fermo sull'anonimato del padre dei figli.
Ritengo che questi siano aspetti rilevanti che siamo riusciti ad imporre nella stesura del presente provvedimento. Ci sarebbero tante altre questioni da discutere; credo, comunque, che si tratti di un passo positivo rispetto al passato e dobbiamo avere il coraggio di riconoscerlo tutti (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

GIUSEPPE PALUMBO, Presidente della XII Commissione. Chiedo di parlare.


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PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PALUMBO, Presidente della XII Commissione. Signor Presidente, intendo intervenire, visto che non ho preso la parola durante tutto il dibattito, in quanto - come qualcuno ha affermato - mi occupo di cui questi problemi da circa trent'anni; dunque, ho una certa pratica e competenza nel campo.
Devo sottolineare che non condivido molte delle critiche rivolte a questo provvedimento, in quanto abbiamo adottato il testo della scorsa legislatura e, durante l'iter in Commissione e in aula, lo abbiamo notevolmente migliorato rispetto al precedente, sul quale io stesso mi ero astenuto dal voto.
In questa legge vi è il divieto di sperimentazione, il divieto di clonazione e su ciò mi sembra che anche la volta precedente fossimo tutti d'accordo. Il divieto più pesante - se così vogliamo definirlo - è quello relativo alla fecondazione eterologa che, tuttavia, nella percentuale delle tecniche di fecondazione assistita, incide intorno al 2-3 per cento, per cui si tratta di una parte molto bassa.

ELETTRA DEIANA. È soggetto debole!

GIUSEPPE PALUMBO, Presidente della XII Commissione. Questi sono dati scientifici di cui sono tutti a conoscenza.
Non dico di essere d'accordo o meno, ma nel Parlamento è prevalsa per poco una maggioranza che ha vietato la fecondazione eterologa.
Questo avrei voluto dire durante la discussione: se c'è un divieto che mi sembra un po' più pesante è quello relativo alla limitazione della produzione di embrioni. Chi applica queste tecniche, non lo fa per produrre più embrioni allo scopo di venderli, congelarli o donarli. Per produrre tre embrioni, come faceva rilevare d'altronde una collega, è ovvio che si debbano incubare più ovociti - quattro, cinque - con gli spermatozoi: alla fine se ne otterranno tre, perché due non vanno avanti nella coltura o perché qualcuno si ferma e via dicendo. Ciò potrà provocare, secondo me, una limitazione della percentuale di successo delle tecniche. È l'unica obiezione che sollevo sul provvedimento che, conseguentemente, vieta la crioconservazione degli embrioni: è un'altra limitazione perché è vero che la crioconservazione è nata per aiutare la donna.
Signor Presidente, a proposito di donna e di uomo, vorrei soltanto far presente che anche l'uomo oggi va spesso incontro a grossissimi rischi e sacrifici, anche dal punto di vista clinico, nell'applicazione di queste tecniche. Non è stato detto. Non per essere maschilista, ma permettetemi di dirlo. Quando si applica una tecnica di prelievo testicolare - una mesa o una tesa, come vengono chiamati tecnicamente questi interventi - l'uomo si sottopone a biopsie testicolari che spesso vengono ripetute più volte per il prelievo degli spermatozoi. Credetemi, non è una cosa molto simpatica: anche quella è una tecnica invasiva cui l'uomo evidentemente si sottopone per cercare di avere un figlio proprio - geneticamente proprio -, cosa che prima non era possibile. È vero che la donna sopporta moltissimo ma anche l'uomo fa la sua parte. Questo per essere tecnicamente chiari.
Alla fine, mi ritengo abbastanza soddisfatto: è un provvedimento su cui sono state fatte mediazioni, secondo me, abbastanza alte. In conclusione, permettetemi di ringraziare il Governo, che con la scelta di rimettersi all'Assemblea ha fatto ciò che io pensavo dovesse fare, tutti i componenti della Commissione e, soprattutto, i funzionari che sempre, con grande spirito di abnegazione e con competenza, ci hanno aiutato a portare avanti il provvedimento. Ringrazio, infine, la relatrice che ha avuto il gravoso compito di fare un bambino e di portare avanti questo provvedimento.

PRESIDENTE. Grazie, presidente Palumbo. Vorrei associarmi anch'io ai ringraziamenti a tutti i membri della Commissione e del Comitato ristretto e alla relatrice che, con grande passione, hanno seguito questo provvedimento, con opinioni


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evidentemente diverse in un clima di rispetto reciproco. Ringrazio anche gli uffici, naturalmente.

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