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PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la difesa, onorevole Cicu, ha facoltà di SALVATORE CICU, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con riferimento a quanto esposto dall'onorevole Delmastro Delle Vedove nella premessa dell'interrogazione, è opportuno chiarire che la direzione generale della leva non risulta abbia ricevuto istanze di cittadine che intendessero essere arruolate nel corpo militare della Croce rossa italiana. La citata direzione generale ha, invece, fornito riscontro ad un quesito posto dall'associazione Croce rossa italiana con il quale si intendeva conoscere la sussistenza di eventuali impedimenti all'arruolamento di personale femminile nel citato corpo militare.
PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Signor Presidente, onorevole sottosegretario,
dichiaro la mia soddisfazione in ragione esclusivamente dell'ultima parte della sua risposta, poiché dalla prima, ancorché ineccepibile dal punto di vista strettamente giuridico, è emerso semplicemente ciò che, forse, rappresenta uno dei difetti peggiori del nostro modo di legiferare, vale a dire l'assoluta mancanza di coordinamento tra varie normative. Nel momento in cui, onorevole sottosegretario, entra in vigore una normativa che prevede l'inserimento delle donne nei ruoli delle Forze armate, è inevitabile che il Governo e, comunque, il potere legislativo analizzino il complesso delle altre normative per verificarne la coerenza con l'impianto generale della legge.
In tale circostanza è stato espresso l'avviso che il contesto normativo in vigore, relativo allo stato giuridico del personale del corpo militare della Croce rossa italiana, non prevedeva la possibilità di arruolare personale femminile. Di conseguenza, per procedere nel senso auspicato dall'associazione, sarebbe stata necessaria una specifica disposizione di legge.
Uguale risposta è stata fornita anche all'associazione famiglie dei militari che, per lo stesso motivo, si era rivolta alla direzione generale della leva con una nota del 4 febbraio 2002.
In sostanza, ancorché con il decreto legislativo 31 gennaio 2000, n. 24, sia stato istituito il reclutamento femminile nelle Forze armate e nel corpo della Guardia di finanza, l'arruolamento nel corpo militare della Croce rossa italiana è ancora disciplinato dall'articolo 5 del regio decreto n. 484 del 1936 il quale prevede che l'iscrizione nei ruoli del corpo abbia luogo in forza della posizione degli interessati nei confronti degli obblighi militari, in aggiunta al possesso di ulteriori specifici requisiti. Ne consegue l'evidente impossibilità di adattare tale normativa all'arruolamento del personale femminile.
Allo stesso modo, non è possibile introdurre la modifica necessaria attraverso un decreto interministeriale da adottarsi ai sensi dell'articolo 12 dello stesso regio decreto, poiché la vetustà di tale norma, risalente al 1936, porrebbe alcuni interrogativi, alla luce del mutato quadro normativo vigente in materia.
A completamento di quanto illustrato, occorre poi considerare che il corpo militare della Croce rossa italiana, in quanto ausiliario delle Forze armate, è destinatario di una specifica normativa; pertanto, non è possibile estendere automaticamente allo stesso le norme rivolte alle Forze armate e al corpo della Guardia di finanza.
In tale quadro, stante l'assenza di qualunque pregiudiziale nei confronti dell'ingresso delle donne nel corpo militare della Croce rossa italiana, il Governo intende contribuire a definire la questione in sede di revisione dell'ordinamento del corpo militare, già oggetto di specifiche proposte di legge attualmente all'esame del Senato e che sarà anche oggetto di iniziativa legislativa del Governo.
Orbene, quegli ostacoli che, dal punto di vista strettamente giuridico, sono del tutto condivisibili, in realtà, urtano contro un principio fondamentale anche di rilevanza costituzionale, tant'è che mi viene il sospetto che, probabilmente, avrei dovuto inoltrare più opportunamente questa interrogazione al ministro delle pari opportunità; ho, infatti, la sensazione che in questo paese sia molto facile fare petizioni di principio tendenti a ribadire le pari opportunità fra uomo e donna, salvo poi dover constatare, quotidianamente ed amaramente, come la sua effettiva e concreta applicazione sia molto spesso inversamente proporzionale all'enfasi con il quale tale principio viene sancito.
Onorevole sottosegretario, prendo atto dell'ultima parte della sua risposta; credo fermamente, come parlamentare del gruppo di Alleanza nazionale, che l'unico vero discrimine tra un Governo di centrodestra e quello di centrosinistra sia rappresentato dal fatto che, mentre il precedente Governo, assolutamente parolaio e inconcludente, ha sempre e soltanto affermato principi, un sano Governo di centrodestra li deve tradurre in realtà concreta.
Allora credo sia dovere di questo Governo dare effettiva opportunità alle donne di entrare anche nel corpo militare della Croce rossa italiana, rimuovendo quella serie di ostacoli indubbiamente esistenti - lei li ha elencati in modo analitico e puntuale - ma che, proprio in ragione della normativa che prevede l'ingresso delle donne nelle forze armate, paiono essere assolutamente incoerenti.
Concludo dunque dichiarando la mia soddisfazione per la risposta fornita, con l'unica valutazione relativa all'assoluta necessità per il Governo, e comunque per il Parlamento, di muoversi celermente e senza indugio sulla strada della effettiva realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna nell'ambito delle forze armate e, in particolare, nel corpo militare della Croce rossa italiana.


