Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 159 del 17/6/2002
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Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 22 maggio 2002, n. 97, recante misure urgenti per assicurare ospitalità temporanea e protezione ad alcuni palestinesi (2780) (ore 17,47).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 22 maggio 2002, n. 97, recante misure urgenti per assicurare ospitalità temporanea e protezione ad alcuni palestinesi.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 2780)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che il presidente del gruppo parlamentare Democratici di sinistra-l'Ulivo ne ha chiesto l'ampliamento senza


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limitazione nelle iscrizioni a parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del regolamento.
Il relatore, onorevole Bruno, ha facoltà di parlare.

DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Unione europea ha assunto un ruolo significativo nell'offrire accoglienza nel territorio di alcuni Stati membri ad una parte dei soggetti che avevano occupato il convento francescano e la basilica della Natività in Betlemme in occasione di operazioni militari eseguite dalle Forze armate israeliane in quella città. L'Italia si è dimostrata disponibile a partecipare attivamente all'iniziativa e si è quindi reso indispensabile provvedere ad adottare strumenti legislativi adeguati a soddisfare l'esigenza di permettere l'ingresso e la permanenza di quei palestinesi che la stessa Unione europea ritiene di assegnare all'Italia.
Il decreto-legge che si intende convertire con il presente disegno di legge contiene, appunto, le disposizioni legislative finalizzate al raggiungimento di tali obiettivi.
L'articolo 1 del decreto-legge introduce una deroga alla disciplina vigente in materia sia di ingresso e soggiorno di stranieri extracomunitari in Italia sia di diritto di asilo. La disposizione è adottata allo scopo di dare ospitalità in Italia, per un periodo massimo di 12 mesi, a tre stranieri che, in base all'accordo raggiunto, l'Italia ha accettato, per motivazioni umanitarie, di accogliere.
In particolare, si autorizzano l'ingresso e la permanenza in Italia dei tre stranieri, i quali, attraverso la rappresentanza diplomatica italiana (o altra autorità delegata) dovranno fornire i loro dati identificativi (nomi, cognomi e nazionalità), dichiarare la disponibilità a trasferirsi temporaneamente nel nostro paese, accettare le condizioni di accoglienza dettate dal successivo articolo 2.
L'articolo 2, in armonia con quanto stabilito dall'articolo 6 della decisione del Consiglio dell'Unione europea del 21 maggio 2002, prevede che i tre stranieri interessati dal provvedimento siano ospitati a spese dello Stato presso strutture apposite (in merito alla cui ubicazione, per evidenti motivi di sicurezza, è mantenuto il riserbo). Il comma 2 autorizza il ministro dell'interno ad adottare le misure necessarie per salvaguardare la sicurezza personale dei soggetti accolti e per prevenire eventuali pericoli per l'ordine pubblico e per la sicurezza interna e internazionale degli Stati membri dell'Unione. Il comma 3 precisa che gli stranieri in questione hanno facoltà di lasciare il territorio nazionale in qualsiasi momento - senza che ciò costituisca titolo per rientrarvi - «ove ne sussistano i presupposti». Durante l'esame in sede referente, la Commissione ha approvato un emendamento con il quale si è specificato che i suddetti presupposti potranno trarre origine anche da decisioni prese sul punto in sede di Unione europea.
Il comma 4 stabilisce che l'allontanamento, non concordato con i responsabili della sicurezza, dalle strutture di accoglienza viene considerato alla stregua di una rinuncia all'ospitalità; la violazione delle prescrizioni impartite dall'autorità di pubblica sicurezza comporta l'adozione degli «opportuni provvedimenti», i quali possono giungere fino all'espulsione immediata. Durante l'esame in sede referente in Commissione, si è integrato il testo del presente comma specificando che il provvedimento di espulsione potrà essere adottato solo nei casi di particolare gravità e che lo stesso dovrà essere disposto con decreto del ministro dell'interno, il quale provvederà a darne preventiva notizia al Presidente del Consiglio dei ministri e al ministro degli affari esteri.
Il comma 1 dell'articolo 3, che dispone la copertura finanziaria degli oneri derivanti dall'attuazione del provvedimento, è stato modificato, recependo una condizione formulata nel parere espresso dalla V Commissione (Bilancio) al fine di rispettare il disposto dell'articolo 81, comma quarto, della Costituzione; trattandosi di spese riservate, il comma 3 prevede che ad esse si


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applichino le disposizioni dell'articolo 17 del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8.
La Commissione non ha ritenuto di recepire le osservazioni formulate nel parere espresso dalla III Commissione (Affari esteri), richiesto ai sensi dell'articolo 73, comma 1-bis. Con riferimento alla prima osservazione, si è ritenuto di non modificare il testo nel senso auspicato dalla III Commissione poiché appare evidente come sia insito nella filosofia del provvedimento stesso non individuare in maniera esplicita e puntuale l'eventuale attività che i tre palestinesi potranno svolgere durante la permanenza in Italia.
La modifica al testo indicata nella seconda osservazione non è stata ritenuta necessaria poiché è sembrato evidente dal contesto logico normativo del provvedimento che, oltre all'ospitalità, anche la protezione debba intendersi come temporanea. Analogamente, per quanto riguarda la terza osservazione, si è ritenuto sufficiente il richiamo operato dall'articolo 1, comma 1, alle deliberazioni adottate dall'Unione europea al fine di chiarire le circostanze alla base del trasferimento dei tredici palestinesi nei paesi dell'Unione.
Per quanto concerne, infine, la quarta osservazione formulata dalla III Commissione si evidenzia, per il momento, che anche nel testo unico delle norme in materia di immigrazione di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 non è indicato espressamente l'eventuale paese di destinazione del soggetto che, ai sensi della normativa contenuta nel suddetto testo unico, venga espulso; su tale questione la Commissione ha comunque ritenuto di riservarsi ulteriori valutazioni che potranno essere svolte durante l'esame in Assemblea.
Considerati il significato e l'importanza dell'oggetto del presente disegno di legge di conversione se ne raccomanda all'Assemblea una sollecita approvazione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

LEARCO SAPORITO, Sottosegretario di stato per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Signor Presidente, non ho nulla da aggiungere, salvo auspicare l'approvazione rapida del provvedimento.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, contraddicendo le sue aspettative, sarò telegrafico. Questo è un tema molto delicato, non solo per le implicazioni di carattere internazionale, ma anche per i riflessi che ha sulla normativa interna, sui diritti di libertà, sui diritti civili. Credo che questo sia un provvedimento importante. Va dato atto che, nella discussione avvenuta all'interno della I Commissione, la sensibilità dimostrata dal presidente Bruno ha consentito di migliorare in maniera significativa questo provvedimento. Pertanto, il nostro sarà un voto favorevole.

PRESIDENTE. È stato veramente telegrafico. È iscritto a parlare l'onorevole Cristaldi. Ne ha facoltà.

NICOLÒ CRISTALDI. Signor Presidente, questo provvedimento, nella sua semplicità, assume un significato importantissimo, perché, intanto, restituisce al nostro paese un ruolo di livello internazionale che avevamo perso da tempo, mette l'Italia in linea con i principi affermati dall'Unione europea anche su queste argomentazioni e, soprattutto, afferma la sua caratteristica di paese della tolleranza, che consente la vivibilità all'interno del suo territorio e chiede che vi sia una condizione di tolleranza in ogni parte del mondo. Quando discutiamo della vicenda, onorevole Presidente, onorevoli colleghi, dibattiamo di una vicenda colossale. Al di là dell'episodio in sé, è stata minacciata la condizione tradizionale di Gerusalemme capitale della tolleranza planetaria. È stato possibile, sino a qualche settimana fa, vivere a Gerusalemme per gli ebrei, per gli islamici, per i cristiani: un principio nobile che ha consentito a tutto il mondo di auspicare che Gerusalemme venisse in qualche maniera amministrata nel rispetto


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delle tradizioni delle varie comunità, che chiedevano legittimamente di avere un ruolo nella gestione, anche simbolica, della stessa Gerusalemme.
Oggi questo non c'è più, oggi argomenti di questa natura assumono condizioni anche più gravi. Ho già in altre occasioni sollevato considerazioni a seguito di impressioni rilasciate da ambasciatori, personaggi importanti della diplomazia, che hanno svolto ruoli diplomatici in Israele e nella stessa città di Gerusalemme, anche con l'incarico di console generale. Queste impressioni mi hanno un po' sconvolto. Diciamolo, quando un diplomatico afferma che un problema appare irrisolvibile, cade anche nella politica l'angoscia, perché un diplomatico non dovrebbe mai dire «mai», e la politica dovrebbe interpretare le proposizioni, le ambizioni, le aspirazioni della diplomazia a risolvere le questioni.
Oggi compiamo un passo in avanti, diamo un significato positivo anche al nostro paese e contribuiamo ad una risposta, anche simbolica, alla risoluzione di un problema importante.
Mi auguro che si crei ad Erice in Sicilia, o in qualunque altra parte del mondo, un'occasione nella quale israeliani e palestinesi possano sedersi intorno ad un tavolo e firmare, se non la pace, almeno una sorta di protocollo di vivibilità. Non so se si farà mai e sarebbe certo interessante che il nostro paese ospitasse questo evento anche per le considerazioni cui ho fatto riferimento.
Ho anche l'alto onore di far parte di un organismo dell'OSCE - il Presidente della Camera ha voluto inserire anche me in questo organismo internazionale - e sono firmatario di una mozione che sarà discussa il prossimo 5 luglio a Berlino nel tentativo di contribuire a che la comunità internazionale si attivi, non solo per consentire il dialogo - e voglio usare anche un termine più forte, per imporre il dialogo - tra palestinesi ed israeliani sulla vicenda di Gerusalemme, ma anche per creare le condizioni per cui la comunità internazionale possa essere chiamata a contribuire alla soluzione della questione secolare.
Siamo d'accordo sul contenuto del disegno di legge e prendiamo atto del generale assenso. Ciò è importante perché se il Parlamento è unito su un provvedimento di questa natura, più forte è il ruolo del nostro paese su queste posizioni.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.

RICCARDO MARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ero giovane, neanche ventenne, quando scoppiò una guerra che fu considerata una guerra lampo, la cosiddetta guerra dei sei giorni. Eravamo in una età in cui ci piaceva capire (e questo mi auguro accada sempre) ma non si conoscono sfumature e mediazioni in un'età in cui si pensa che il torto e la ragione siano tutte da una parte, e non capimmo cosa stava succedendo in quei giorni. Non capimmo chi aveva ragione: se aveva ragione chi in quel momento aveva attaccato ed aveva perso tutto in soli sei giorni, o se aveva ragione chi era stato attaccato ed aveva occupato enormi territori. Sono passati 35 anni e quella che fu definita la guerra lampo in realtà si è rivelata una guerra di lunghissima durata. Sono passati tanti anni e quella guerra ancora dura. Quando a scuola ci parlavano della famosa guerra dei trent'anni che aveva sconvolto l'Europa, ci sembrava un tempo incredibile, un tempo sconvolgente, ma abbiamo superato anche quel tempo e, a distanza di 35 anni, non solo quella guerra dura ancora, ma, ancora, non abbiamo capito dov'è la ragione, come bisogna risolvere il problema.
Chiunque di noi apra un libro di diritto, nelle prime pagine legge che l'elemento fondante di una nazione è il territorio e qui appunto si discute di un territorio, di un popolo che non ha un territorio e di un popolo che per tanti secoli non lo ha avuto ed ora lo ha a danno di altri popoli che non lo hanno più. Per questo motivo, credo sia necessario uno sforzo ancora maggiore.
La pace sembrava a portata di mano fino ad un paio d'anni fa, erano stati fatti grandi sforzi da parte di tutti e sembrava,


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finalmente, avviato il capitolo della pace. Tutto è tornato in discussione, drammaticamente, e tutto è tornato in discussione nella maniera più simbolica possibile: con l'occupazione, da parte di alcuni, tra abitanti e guerriglieri, della basilica della Natività.
Tutto ciò ci fa comprendere come siano nate e cresciute intere generazioni che non sanno cosa sia la pace. Quando vediamo persone che, in maniera agghiacciante e terribile, tolgono la vita a se stessi per togliere la vita ad altri civili inermi, comprendiamo come la situazione sia drammatica e meriti certo un'attenzione assai maggiore da parte sia degli Stati Uniti d'America sia dell'Unione europea. Vorrei però far notare come anche in questo accordo, che ha consentito di sbloccare la situazione della basilica della Natività, siano assenti alcuni importanti paesi europei, i quali si sono rifiutati di accogliere i tredici palestinesi. L'assenza di paesi quali la Germania, la Francia, l'Inghilterra non può infatti essere sottovalutata, perché se dobbiamo dare atto all'Italia di aver svolto un ruolo importante, dobbiamo anche prendere atto che tale ruolo dovrà essere svolto dall'Unione europea con assai maggiore determinazione, in quanto alle nostre porte perdura una guerra che sta sconvolgendo popoli ed intere generazioni le quali, ancora oggi, non vedono la luce di un accenno di pace.
È chiaro, pertanto, che salutiamo con grande favore il presente provvedimento, che ha consentito di realizzare l'accordo del 5 maggio 2002 in base al quale è stata sgomberata la basilica. Lasciatemi però dire che non condivido i toni trionfalistici del collega Cristaldi, in quanto la posizione del nostro paese ha presentato alcuni elementi di contraddittorietà; infatti, in seguito alla prima dichiarazione, in base alla quale si disse di voler ospitare tutti i tredici palestinesi, si sono manifestate alcune posizioni differenti nel Governo - posizioni del tutto legittime - e si è arrivati poi alla decisione finale in base alla quale si sono accolti solamente tre palestinesi.
Al di là di questo, siamo comunque favorevoli al presente provvedimento; siamo soprattutto favorevoli al fatto che sia prevista una legislazione speciale, poiché ci rendiamo conto che le norme in tema di asilo e di rifugiati non potevano trovare applicazione in questo caso, in quanto si trattava di consentire l'ingresso e la permanenza sul nostro territorio di soggetti per motivi umanitari, quei motivi umanitari che dobbiamo tenere sempre presenti e che devono rappresentare la linea guida fondamentale della politica dell'Unione europea, oltre che dell'Italia, per la risoluzione dei problemi del Medio Oriente.
Prendiamo atto con soddisfazione anche dell'accoglimento, in Commissione, di alcune nostre indicazioni migliorative - non le chiamerei neanche emendamenti - in particolare con riferimento all'articolo 2, e pertanto esprimiamo il nostro voto favorevole al provvedimento.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

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