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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole
ANTONIO ORICCHIO, Relatore. Signor Presidente, senza abusare dell'attenzione dei colleghi, vorrei richiamare molto brevemente alcuni concetti. Nella relazione introduttiva mi sono limitato all'elencazione delle modifiche apportate dall'altro ramo del Parlamento al disegno di legge che oggi stiamo esaminando. Non ho
svolto considerazioni di carattere generale e ora mi vedo costretto a svolgere veloci puntualizzazioni, anche rispetto agli interventi che si sono succeduti fino adesso.
Non toccherà certo a me difendere il ministro della funzione pubblica, pur richiamato e citato per alcuni suoi scritti, anche se vorrei ricordare come nella storia di questa Repubblica sono stati proprio quegli illustri lavoristi, che pure avevano redatto alcuni scritti in materia di pensionamento e di reddito da pensione e di retribuzione differita, ad aver compiuto, una volta divenuti ministri del lavoro, un certo tipo di riforme del sistema pensionistico italiano. Sarà comunque il ministro Frattini eventualmente a scendere nei dettagli.
Non toccherà, inoltre, a me, in qualità di relatore, dar conto del fatto che la firma di un protocollo di intesa con i sindacati, suscettibile degli atti di indirizzo che possono intercorrere tra il ministro della funzione pubblica e l'agenzia per la rappresentanza negoziale, non va a toccare il senso di questa legge, soprattutto il potere che esercitiamo in Parlamento poiché si tratta di un potere sovrano che ci vincola ad adottare provvedimenti legislativi, scevri dall'influenza di questa o di quella sigla contrattuale, di questo o di quel sindacato.
Sotto tale profilo, la lettura pedissequa delle note della Dirstat, ritenuta musa ispiratrice del Governo, non mi trova d'accordo. Ognuno può avere la sua musa ispiratrice, sia essa la Dirstat o la triplice; l'essenziale è che, alla fine, in questo Parlamento, si giunga, liberamente, alla stregua di un dibattito, a licenziare un testo normativo che riesca a dare al paese quella pubblica amministrazione di cui, da tempo, gli italiani hanno bisogno.
Veniamo ora al punto della questione. L'amico onorevole Bressa ha affermato che con questo provvedimento si vuole smontare un treno che corre. Molte volte ho avuto l'impressione che, nel discorso di oggi, l'amico Bressa abbia utilizzato alcune frasi che ci fanno apparire la sua costruzione del sistema della pubblica amministrazione come un treno di ghiaccio che corre sotto il sole e che è destinato a liquefarsi. Perché? Noi dobbiamo ricordare che la relazione introduttiva di questo disegno di legge, che giunge oggi alla terza lettura della Camera, è chiarissima in proposito. Ci siamo dimenticati di sottolineare che, a seguito dei numerosi provvedimenti legislativi intervenuti nel corso della XIII legislatura, vi era stata una commistione fra l'aspetto pubblicistico del conferimento delle funzioni e quello di carattere privatistico relativo al trattamento economico accessorio.
Nella relazione illustrativa del disegno di legge del Governo era specificato espressamente che l'intenzione ivi contenuta era quella di rompere questo elemento di equivocità, ripristinando una dicotomia che, in sé, è fonte effettiva di democrazia della pubblica amministrazione. Intendiamo infatti dire che il conferimento della funzione rappresenta un atto tipico, di natura pubblicistica, scevro da quelli che sono gli aspetti accessori del trattamento economico che devono trovare una fonte alternativa di disciplina e probabilmente anche una loro sede alternativa al fine di dirimere l'eventuale contenzioso. Questo perché il disegno subdolo che vi è stato nel corso della precedente legislatura, in particolare da parte dei governi di quest'ultima, era quello di creare tale commistione fra l'aspetto pubblicistico e privatistico, proprio al fine di mantenere gli incarichi in capo a quei dirigenti che erano stati nominati.
Valga infatti il vero, come suole dirsi in termini da leguleio: sappiamo infatti che sono stati già cambiati alcuni dirigenti, per esempio, presso il Ministero delle finanze, e sappiamo cosa si sia dovuto fare e quali accordi si siano dovuti raggiungere sotto il profilo economico.
Ecco allora la riprova che quella scissione, fra l'aspetto del trattamento economico accessorio dell'accordo privatistico ed il conferimento, nonché l'individuazione dello status e della funzione di dirigente, rafforza la democrazia perché tende a non eternizzare e cristallizzare i dirigenti, specie quelli nominati da un Governo cui può succedere, come è naturale
nell'ambito dello svolgimento del gioco democratico, un Governo che esprime un altro orientamento politico e cerca dirigenti e collaboratori che si ispirino ed attuino al meglio le proprie direttive di indirizzo politico.
V'è ancora di più: per quali ragioni ho affermato che il quadro delineato dal collega Bressa appare come un treno di ghiaccio che, correndo sotto il sole, è destinato a liquefarsi? Nel paese, nella coscienza della gente e degli stessi funzionari della pubblica amministrazione, si affermano sempre più due realtà innegabili: in primo luogo, quella secondo cui la macchina amministrativa della nostra pubblica amministrazione è composta innanzitutto da formiche e non soltanto da cicale, ovvero da chi, ogni giorno, lavorando, svolge le proprie funzioni. Infine, vi è soprattutto la considerazione che le professionalità delle pubbliche amministrazioni - dei cinquanta, cento o mille dirigenti - possano esplicarsi in modo proficuo non soltanto attraverso l'eternazione, nell'ambito delle funzioni apicali della pubblica amministrazione, ma anche attraverso incarichi ispettivi, di studio e di ricerca, che, determinando un'alternanza nella gestione delle posizioni apicali della pubblica amministrazione, contribuiscano a delineare quella pubblica amministrazione che non sia più obbediente al Governo, ma capace di uniformarsi all'indirizzo politico in modo da attuarlo, per avere infine un'amministrazione maggiormente partecipe del principio di democrazia che si afferma sempre di più nell'alternanza politica al Governo.
PRESIDENTE. Onorevole Oricchio, mi dispiace averla interrotta, perché l'ascolto sempre volentieri. Tuttavia, il tempo a sua disposizione era esaurito.
Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo, senatore Saporito.
LEARCO SAPORITO, Sottosegretario di Stato per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Signor Presidente, intendo ringraziare i colleghi intervenuti sia per gli aspetti positivi che hanno sottolineato sia per le questioni problematiche che hanno sottolineato. Immagino di avere pochi minuti a disposizione e quindi vorrei cercare di dare un ordine alle cose che sono state dette, enucleando le esigenze comuni a tutte le forze politiche che trattano tale materia.
Non farò polemica sulle vostre accuse di contraddizione, di clientelismo, perché sono facilmente confutabili (basta leggere il testo). Si pensa che si sia invertito il rapporto tra politica e amministrazione semplicemente per il fatto che nella legge - mi rivolgo all'onorevole Amici - vengono precisati il conferimento e la durata dell'incarico, l'indicazione degli obiettivi e dei tempi per l'esercizio delle funzioni ai dirigenti, riservando alla contrattazione la parte economica, come è stato ricordato. Mi pare un po' troppo pensare che ciò costituisca, da parte nostra, l'assalto politico alla dirigenza! Di pubblicistico c'è soltanto il conferimento, all'interno del quale vengono precisati la durata, l'obiettivo e le priorità che il Governo - o il ministro che effettua il conferimento - vuole che si realizzi nel potere autoritativo del rappresentante della parte pubblica. Tutta l'altra parte ordinamentale dell'economico viene rimessa al contratto.
Se è così - ed è così - allora non c'è pericolo. Se fossimo stati furbi, avremmo fatto come l'ex-ministro Bassanini e come i precedenti governi: avremmo esercitato la delega per il riordino delle strutture. Infatti, caro onorevole Bressa, non è vero che l'ex-ministro Bassanini si è limitato a sostituire 50 persone, perché prima ancora, con la riforma delle strutture amministrative, avevate sostituito 4 mila persone! Ricordo i circa 300 dirigenti del Ministero delle finanze, i 130 dirigenti del Ministero dell'istruzione, i 200 dirigenti, di prima e di seconda fascia, del Ministero dei beni e delle attività culturali. Voi, gran parte delle sostituzioni, le avevate già fatte! Le 50 sostituzioni erano semplicemente i vertici dello Stato per i quali era necessaria una norma particolare: non bastava cambiare le strutture, perché, per
cambiare i capi delle agenzie e dei dipartimenti, era necessaria una motivazione seria.
Dico ciò per farvi capire che ci ricordiamo dei problemi anche noi, come ci ricordiamo anche la stampa che accompagnò quella riforma, le denunce di abuso che ogni giorno si facevano per le nomine di persone che non avevano i meriti per diventare dirigenti, ma venivano promossi per altri meriti e per un altro tipo di fedeltà. Queste cose, la gente, i cittadini, le ricordano!
Noi non intendiamo seguire questa strada: intendiamo adottare norme precise, oggettive sulla dirigenza e poi procedere all'esercizio della delega, se il Parlamento ci conferirà la delega relativa alle strutture. Una volta stabilite regole oggettive, una volta stabiliti i criteri secondo cui si possono ricoprire le posizioni di dirigenza di prima e di seconda fascia, metteremo mano alla struttura organizzativa. Ogni Governo, soprattutto quando è un Governo di coalizione, ha un suo indirizzo politico-amministrativo, per il quale ha ricevuto il consenso della gente e per raggiungere il quale deve organizzare la struttura della pubblica amministrazione e rivedere l'ordinamento, perché non ci sarà nessun cittadino che sarà buono e dirà: suvvìa, non glielo hanno fatto fare! Ma come? Tu, Governo, potevi organizzarti come volevi sul piano delle strutture e del personale - quindi, sul piano delle responsabilità - ma non lo hai fatto, perciò io non ti voto più! Noi stiamo agendo nella piena legalità costituzionale, perché ci stiamo attrezzando per raggiungere l'obbiettivo politico-amministrativo per il quale, come Governo, abbiamo ottenuto la fiducia in questo Parlamento.
Non posso rispondere a tutte le osservazioni e le accuse che ci sono state fatte per una questione di tempo. Devo rispondere però all'onorevole Bressa, che ha ricordato la dichiarazione del ministro Frattini, in cui il ministro diceva di essere contrario allo spoils system per 50 persone. Ma certo: non vi erano regole precise! Non c'erano criteri oggettivi e la mancanza di questi criteri spinse l'onorevole Frattini - allora all'opposizione - a dire che, in mancanza di queste regole, non si poteva procedere a sostituzioni che - consentite anche a me di dirlo - avevano carattere clientelare!
GIANCLAUDIO BRESSA. Sembra quasi che ci creda!
LEARCO SAPORITO, Sottosegretario di Stato per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Parliamoci chiaro! Adesso le regole ci sono e sono sotto gli occhi di tutti! Sono regole oggettive, presenti in questo provvedimento! Basta osservarle. Avremo, dunque, questa possibilità.
Non vi era neanche il bisogno di fare la distinzione tra politica e amministrazione - il famoso articolo 3 della legge n. 29 del 1993 -, perché la Costituzione stabilisce che i pubblici dipendenti e funzionari sono al servizio esclusivo della nazione. La natura pubblicistica, la riserva di funzione pubblicistica del pubblico dipendente, è prevista dalla stessa Costituzione! Capisco che questa funzione pubblica possa essere garantita, non con legge, ma con il decreto-legge. Abbiamo superato la legge, il decreto-legge, un regolamento generale, ma non si può garantire questa terzietà, questa pubblicità della funzione pubblica, con la contrattazione, che è una cosa completamente diversa! Se per caso avessimo avuto il dubbio che voi aveste ragione e noi torto, la recente sentenza n. 194 della Corte costituzionale lo avrebbe fugato: tale sentenza ha stabilito l'illegittimità delle procedure concorsuali definite in sede di contrattazione decentrata, non con legge! Il legislatore non ha sbagliato; in tale sede sono state definite le procedure concorsuali. La Corte costituzionale ha dichiarato che tali procedure, definite in sede di contrattazione, e non con legge, sono illegittime. Questo fatto induce, non solo il Governo, ma anche tutti i partiti - soprattutto gli amici dell'opposizione -, a definire un nuovo rapporto tra legislazione e contrattazione. Con lo strumento della contrattazione si è andati al di là dell'area nell'ambito della
quale la contrattazione deve operare. Addirittura, la contrattazione sta esercitando, di fatto, un ruolo di sostituzione della volontà e la forza del Parlamento. Questo è il quadro generale. Alle altre questioni, risponderò man mano che si esamineranno i singoli articoli.
In questa sede, vorrei confermare l'assoluta correttezza dell'impostazione di questa norma. Se leggete il provvedimento, vedete che esiste un quadro nel quale tutto si armonizza.
Vorrei concludere il mio intervento con la questione relativa alla vicedirigenza, un argomento che da tanto fastidio all'onorevole Bressa e all'opposizione.
GIANCLAUDIO BRESSA. Chiudiamo in bellezza.
LEARCO SAPORITO, Sottosegretario di Stato per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. La vicedirigenza non è stata suggerita dalla Dirstat. In ciò lei sbaglia, onorevole Bressa. Quando avete voluto la contrattazione, la privatizzazione dei rapporti del pubblico impiego, la flessibilità e le altre cose, vi siete trovati necessariamente con la richiesta di introdurre nel pubblico impiego istituti che sono del privato. I quadri! L'Unionquadri ha voluto questa norma sulla dirigenza. L'Unionquadri parla di quadri della pubblica amministrazione, proprio in adesione a quel cammino che voi avete disegnato e che adesso non ricordate, nel momento in cui vogliamo incolpare un sindacato.
GIANCLAUDIO BRESSA. Nessuna colpa.
LEARCO SAPORITO, Sottosegretario di Stato per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Se c'è una colpa o una responsabilità, è di essersi posti su un cammino di privatizzazione che portava necessariamente all'equiparazione dei quadri pubblici con quelli privati. Questo è il reale problema di oggi, anche dopo tale norma! Dobbiamo andare avanti, ma definitivamente, sul terreno della privatizzazione del rapporto del pubblico impiego in tutti i suoi reparti o settori, altrimenti dobbiamo tornare indietro. Stare nel guado, come ora, nel pericolo che qualunque decisione della Corte costituzionale possa interrompere un cammino delineato, è pericoloso. In tale quadro, questo Governo non ci vuole stare. Se, dunque, si pone la necessità di discussione politica seria, dopo l'approvazione di questo provvedimento, occorre stabilire se andare definitivamente verso la privatizzazione o tornare indietro, verso la pubblicizzazione dei rapporti di pubblico impiego.
PRESIDENTE. La ringrazio. Ha concluso il suo intervento esattamente in dieci minuti. Neanche Immanuel Kant lo avrebbe fatto.
GIANCLAUDIO BRESSA. Non con la stessa forza di persuasione!
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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