Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 156 dell'11/6/2002
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(Iniziative del Governo a tutela dei risparmiatori italiani danneggiati dalla crisi finanziaria argentina - n. 3-00562)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, senatore Ventucci, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Olivieri n. 3-00562 (vedi l'allegato A - Interpellanza e interrogazioni sezione 3).

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Gli interventi italiani in favore dell'Argentina, oltre ad essere ispirati da ragioni di solidarietà, presentano anche un preciso contenuto politico, essendo finalizzati a modificare la situazione in maniera strutturale. Oltre a sostenere le imprese italiane e italo-argentine, il Governo si propone di fornire all'Argentina progetti e studi di fattibilità indispensabili per accedere ai finanziamenti delle istituzioni finanziarie internazionali (l'acronimo è IFI).
Come prima misura immediata, nei giorni successivi alla caduta del presidente De la Rua, è stata decisa in via eccezionale la riapertura della concessioni dei crediti di aiuto. Si tratta di un ammontare pari a circa 100 milioni di euro, dei quali 75 a sostegno dell'occupazione, attraverso l'aiuto alle piccole e medie imprese argentine ed italo-argentine, e 25 per l'acquisto di beni e servizi finalizzati ad aiutare il sistema sanitario pubblico argentino. La firma degli accordi è avvenuta a Buenos Aires nella prima decade di maggio.
Il Governo, fin dal gennaio ultimo scorso, ha iniziato un'attività di coordinamento - promossa in particolare dal Ministero degli affari esteri unitamente al Ministero per gli italiani nel mondo ed al Ministero delle attività produttive - fra le iniziative regionali e governative volte ad aiutare l'Argentina a superare la grave crisi economica. Già in occasione della visita del ministro degli esteri argentino Carlos Ruckauf, avvenuta il 31 gennaio scorso, è stato organizzato un incontro con i presidenti delle regioni a Roma, nella periodica conferenza mensile, in cui è stato discusso un documento di aiuti all'Argentina. È stata inoltre avviata un'attività di coordinamento e di orientamento alle iniziative dei consigli regionali, che si avvale del supporto della rete consolare dei nostri uffici all'estero.
Lo stanziamento di ulteriori fondi a favore dell'Argentina potrà essere preso in considerazione a seguito di un'accurata valutazione dei progetti avviati sulla base dei 100 milioni di euro già stanziati. Si segnala, peraltro, fin da ora, il contributo deliberato dalla Cooperazione allo sviluppo a favore del BID (Banca interamericana di sviluppo) per la costituzione di un fondo fiduciario italiano speciale, per lo sviluppo sostenibile dell'Argentina, dell'importo di 10 milioni di euro. Tale fondo verrà utilizzato per il finanziamento dell'assistenza tecnica italiana riguardante la redazione di progetti ambientali infrastrutturali per i trasporti, la riqualificazione urbana e la riduzione della povertà.
Inoltre, un fondo fiduciario a favore dell'Interamerican Investment Corporation, pari ad un 1 milione 500 mila euro, per la valutazione del rischio ed il monitoraggio dei finanziamenti concessi dall'Italia, a valere sulla linea di credito bilaterale di 75 milioni di euro aperta in favore dell'Argentina. L'intesa per la costituzione di tali fondi fiduciari è stata firmata a Washington lo scorso mese di aprile.
L'Italia sostiene con forza, nell'ambito dell'Unione europea, l'importanza strategica che riveste per l'Europa l'accordo di libero scambio con il Mercosur. L'Italia è, quindi, favorevole ad un'accelerazione del negoziato con i paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), che trova un ulteriore motivo di stimolo nella necessità di rafforzare la coesione tra i paesi membri dell'intesa regionale, messa in pericolo dalla crisi argentina.


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In tal senso, precise assicurazioni sono state offerte dall'onorevole Presidente del Consiglio in occasione del vertice di Madrid e, a latere, bilateralmente, ai presidenti Duhalde e Cardoso.
L'azione italiana, parimenti a quella di altri paesi che condividono la nostra sensibilità verso il Mercosur, come la Spagna, continua peraltro ad essere messa a freno dalle posizioni di chiusura di alcuni partner europei.
L'Italia è entrata a far parte, con il sottosegretario per l'economia e le finanze, l'onorevole Tanzi, del Comitato internazionale, costituito dietro suggerimento del Presidente statunitense Bush, d'intesa con il Presidente della BID, Iglesias, che dovrà coadiuvare il Governo argentino nell'attuale difficile situazione economica.
L'Italia è pronta a considerare eventuali richieste di ristrutturazione delle quote di debito estero pubblico argentino nei suoi confronti; affinché ciò avvenga, occorre tuttavia che, in base alle regole internazionali ed alla normativa italiana, il Governo di Buenos Aires chieda ufficialmente al Club di Parigi di ristrutturare tale debito, ma ciò non è ancora avvenuto.
L'Italia è, altresì, pronta a considerare eventuali richieste di conversione debitoria, ma anche in questo caso occorre che sia previamente intervenuta un'intesa multilaterale al Club di Parigi che contenga l'apposita clausola.
Spetta all'Argentina elaborare un piano di risanamento credibile agli occhi degli altri paesi e delle stesse istituzioni finanziarie internazionali. Proprio in tale direzione, è impegnato il Governo italiano a sostegno delle autorità argentine, affinché le istituzioni finanziarie internazionali possano concedere gli aiuti economici e finanziari necessari per riattivare definitivamente la capacità produttiva di tale paese.
In merito alla questione degli investitori italiani, il Governo intende tutelarli in maniera efficace, sollecitando le autorità argentine ad adottare una politica seria di risanamento. Il ministro degli esteri argentino, già lo scorso gennaio, ha fornito ampie assicurazioni sulla volontà del suo Governo di onorare i propri debiti, senza peraltro precisare scadenze. Anche il ministro dell'economia argentino si è dichiarato pronto ad aprire linee di comunicazione con i creditori interni ed esteri. L'Associazione bancaria italiana ha riunito le banche nazionali per un'azione di monitoraggio; è stata designata la Banca commerciale italiana quale banca capofila per le trattative, nel momento in cui il Governo argentino dovesse procedere alla rinegoziazione del debito estero.
Il Governo ha incontrato anche i rappresentanti dell'ABI, al fine di mettere a punto una strategia che consenta di garantire agli investitori italiani la parità di trattamento rispetto agli investitori di altri paesi, allorquando l'Argentina sarà di nuovo in grado di onorare il debito. Il delicato problema degli investitori italiani viene sollevato in occasione di tutti gli incontri con gli interlocutori di Buenos Aires (al massimo livello), riaffermando come la tutela dei loro diritti rappresenti una priorità assoluta.
Nel tentativo di creare una strategia comune di sostegno, recentemente, i rappresentanti del Governo italiano e quelli del Governo spagnolo si sono recati a Washington per avere alcuni incontri con esponenti del Governo statunitense responsabili per la politica verso l'America latina.
Anche nell'ambito delle IFI e, in particolare, presso il Fondo monetario internazionale, sono stati compiuti numerosi passi per sostenere l'Argentina e la sua ripresa economica, indispensabile affinché tale paese riesca ad onorare il suo debito estero. Va ricordato, peraltro, che l'assistenza del Fondo non prevede un intervento diretto nella gestione dei risparmi privati.

PRESIDENTE. L'onorevole Olivieri ha facoltà di replicare.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, dal punto di vista formale non ho rimproveri da muovere o considerazioni critiche da formalizzare ma, proprio in ragione del particolare contenuto dell'interrogazione,


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avrei apprezzato tantissimo che la risposta del Governo fosse venuta dal Ministero degli affari esteri anziché da quello per i rapporti con il Parlamento. Dal punto di vista formale - ripeto - nulla quaestio; sotto il profilo sostanziale, però, qualche problema di natura politica sicuramente si pone.
Signor sottosegretario, lei ha risposto all'interrogazione premettendo alcune pregevoli considerazioni relative al contesto dei rapporti tra il nostro paese e l'Argentina, la quale attraversa una gravissima crisi economica, finanziaria e, soprattutto, sociale. Va detto subito, al riguardo, che noi speriamo in una decisa stabilizzazione di quel sistema politico, presupposto indefettibile per impostare qualsiasi ragionamento anche in ordine alla questione della tutela degli interessi dei nostri risparmiatori. Lei ha anche puntualizzato, in maniera meritoria, quale spessore debba avere l'attenzione dell'Italia nei confronti di molti connazionali che vivono da moltissimi anni in quel paese e che costituiscono, perciò, parte essenziale del suo tessuto economico e sociale.
Tuttavia, l'oggetto dell'interrogazione è diverso, ancorché, ripeto, le sue considerazioni ci siano apparse pregevoli, signor sottosegretario. L'intento dell'interrogazione è quello di portare al centro del dibattito parlamentare (per quello che ci riguarda, alla Camera dei deputati) le richieste, ogni giorno sempre più assillanti e stringenti, di centinaia di migliaia di risparmiatori, soprattutto piccoli, i quali hanno investito in quel contesto internazionale su consiglio anche di promotori internazionali e di banche italiane.
Sia chiaro che chi le parla, signor sottosegretario, non vuole difendere coloro che, facendo per mestiere gli investitori finanziari, necessariamente mettono in conto il rischio di situazioni di dissesto o di non remuneratività o di mancato rientro dei capitali investiti (come avviene nel contesto argentino allo stato attuale), ma quelle centinaia di migliaia di persone, soprattutto pensionati e lavoratori o, comunque, cittadini italiani che, avendo un piccolo deposito negli istituti bancari, talvolta anche a loro insaputa (benché in fondo al modulo vi sia la sottoscrizione, che sappiamo bene con quale scarsa consapevolezza delle conseguenze venga spesso apposta), si sono ritrovati investitori in quel paese, con le conseguenze che conosciamo.
Per questo motivo, signor sottosegretario, avrei gradito che ci avesse esposto il quadro della situazione in questo momento. D'altro canto, possiamo autonomamente cominciare a tirare le somme anche in questa sede, poiché la VI Commissione, grazie allo stimolo costante del suo presidente, ha avviato un'indagine a seguito della presentazione (trasversale) di una risoluzione volta a capire cosa si possa fare, cosa debba fare il Governo affinché situazioni del genere non si ripetano e cosa possa fare il Parlamento.
Quindi, perché? Perché il debito estero argentino ammonta a 160 miliardi di dollari, di cui il 46,12 per cento, che corrisponde a 68,58 miliardi di dollari, di titoli emessi e collocati all'estero, e il 4,6 per cento, che corrisponde a 6, 84 miliardi di dollari, i cosiddetti prettybonds, cioè rinegoziazione di vecchi titoli. I paesi sottoscrittori di quell'ingente debito sono gli Stati Uniti per il 28,3 per cento, la Spagna per il 24,5 per cento, la Germania per l'8, 4 per cento...

PRESIDENTE. Onorevole, la invito a concludere.

LUIGI OLIVIERI. Mi lasci ancora mezzo minuto, Presidente. Altri paesi sottoscrittori sono la Gran Bretagna per 8, 5 per cento, l'Italia per l'8,3 per cento. I dossier titoli italiani ammontano a 360 mila per un complessivo di 14 miliardi di euro. Il 95% di questo dossier appartiene ad investitori privati e la media di ogni dossier è di 41 mila euro circa. Allora, è evidente che di fronte a questa situazione - e concludo (grazie per questa disponibilità, Presidente) - noi non possiamo più far finta di niente. Il Governo deve farsi carico di questa situazione, senza attendere solamente gli eventi (molti dei quali non appartengono alla nostra disponibilità),


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ma dire parole chiare sulla situazione, negli interventi di regolamentazione, che vanno fatti anche con provvedimenti amministrativi affinché quanto meno questa situazione sia di esempio e non si ripeta in futuro.

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