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GIANLUIGI SCALTRITTI, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con la chiusura dell'iter di questo disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 85 del 7 maggio 2002, recante disposizioni urgenti per il settore della pesca, sento il dovere di ringraziare gli uffici della Commissione e dell'aula per la collaborazione prestata in questa occasione, così come voglio ringraziare i colleghi della Commissione con i quali vi è stata sempre una cosciente collaborazione sui problemi inerenti il settore ittico, che ha dato modo di affrontare l'esame delle proposte emendative con serenità e professionalità.
Il testo che viene varato assolve perfettamente agli obiettivi prefissati ed indicati nel primo articolo di accelerare l'attivazione delle risorse destinate dalla Comunità europea e nazionale alla demolizione, all'ammodernamento e al rinnovo della flotta peschereccia attraverso la riduzione dei giorni spettanti per legge alla pubblica amministrazione per il varo delle regole sugli adempimenti per il finanziamento e relative alla possibilità di anticipare le risorse dello SFOP attraverso l'utilizzo del fondo di rotazione.
Nel secondo articolo, invece, si affronta il problema delle «spadare»: con uno stanziamento di 5 milioni di euro, si dà alle ultime 89 imbarcazioni ancora attive, che non avevano rispettato il precedente piano di riconversione, nonostante la scadenza imposta dalla Comunità europea del 31 dicembre 2001, la possibilità di avviare un nuovo piano di riconversione ed uscita dal settore. Quest'ultimo provvedimento ci mette nella condizione di creare nuovamente con la Comunità europea un rapporto di credibilità necessario ad affrontare molte delle problematiche che affliggono la pesca marittima italiana: mi riferisco alla specificità della pesca mediterranea e soprattutto adriatica, nonché al superamento delle cinque infrazioni aperte nei nostri confronti.
Allo scopo di dare a tutti gli interventi dei colleghi una risposta sintetica e tranquillizzante, precisando le intenzioni di questa maggioranza e del Governo, come del resto ha chiarito il sottosegretario Scarpa nelle sue dichiarazioni, direi per prima cosa che, pur non avendo la cosiddetta bacchetta magica, ci va riconosciuta (come testimoniano la scelta di affidare ad un sottosegretariato delega piena sulla pesca e le iniziative che stiamo attuando nonché i progetti annunciati anche alla Commissione consultiva centrale) la volontà politica di avviare in questo settore una riforma globale, passando dall'emergenza a riferimenti certi e alla programmazione delle risorse. Ne è stata dimostrazione la scelta compiuta in sede di legge finanziaria con lo stanziamento di 30 milioni di euro per gli anni 2002, 2003 e 2004 ai fini del cosiddetto fermo biologico. È intenzione di questa maggioranza procedere, nell'ambito della riforma, di cui questo decreto è una prima piccola parte, alla tutela delle risorse naturali in termini di tempi e zone di riproduzione ed accrescimento delle specie bersaglio, dando garanzie sociali agli equipaggi, attraverso una procedura di integrazione salariale parificabile a quanto in uso nei settori agricolo ed edilizio, e sostenendo la redditività delle imprese con il contributo a polizze multirischio nei casi in cui ci siano eccessive riduzioni dei giorni di pesca per motivi ambientali e meteomarini.
Credo che le idee e lo spirito di servizio debbano superare le polemiche sterili che,
a volte, strumentalizzano demagogicamente episodi contingenti che, se attentamente analizzati, come quelli che animano il confronto tra i vongolari di Ancona e di San Benedetto del Tronto, rivelano un contrasto tra chi gode o ha goduto di privilegi nello sfruttamento di risorse pubbliche e chi, a causa di una cattiva politica condotta in passato, è stato condizionato nella possibilità di esercitare in modo redditizio il proprio lavoro.
Il giudizio e le conclusioni debbono essere affidati in questi casi, come giustamente detto da molti colleghi dell'opposizione, a quanto comprovato dalla ricerca scientifica e ad interventi autorevoli tesi a ristabilire l'equità ed il diritto; e questo è ciò che il sottosegretario Scarpa Bonazza Buora e l'attuale Governo hanno inteso fare nominando il Comitato di coordinamento tra i due consorzi vongole e riaprendo successivamente la pesca, così come stabilito da tale Comitato, dopo il parere della ricerca scientifica. Utilizzare la violenza come hanno fatto nei giorni scorsi alcuni operatori dell'anconetano per proteggere i propri privilegi, ritengo sia, senza voler scadere nella polemica, qualcosa di cui vergognarsi poiché non fa onore alla pesca marittima professionale a cui vogliamo aspirare in Italia.
Mi ritengo soddisfatto per aver contribuito a portare a conclusione un provvedimento importante per il settore ittico nazionale e ringrazio nuovamente tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione che hanno dimostrato maturità e responsabilità con il loro contributo e confermo il voto favorevole dei deputati del gruppo di Forza Italia.
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