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BASILIO CATANOSO. Onorevole Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, dal 1o gennaio 2002 il sistema di pesca con rete da posta derivante, definita «spadara», è stato abolito con regolamento della Comunità europea; ciò ha messo in grave difficoltà molte imprese di pesca italiane che da sempre utilizzavano questo sistema.
Il problema è già stato affrontato dai Governi italiani con il piano di riconversione 1997-1999; gli errori che il centrosinistra ha commesso nella programmazione e nella gestione di quel primo piano di riconversione - mi riferisco all'indennizzo di armatori che non utilizzavano le spadare, ma se le ritrovavano solo scritte nella licenza di pesca; all'irresponsabilità nel non prevedere le difficoltà sociali che si sarebbero avute alla fine del 2001, con la reale fine del sistema di pesca con rete derivante, visto che in realtà è stato utilizzato tale sistema abusivamente dopo la riconversione, com'era peraltro evidente che sarebbe accaduto, data la presenza in mare delle imbarcazioni di chi non aveva aderito alla riconversione volontaria restando così involontario paravento; mi riferisco, infine, a tanti altri fatti che non elencherò per non dilungarmi eccessivamente - hanno lasciato all'attuale Governo una patata bollente, una situazione
difficilmente gestibile sia per ciò che riguarda il rapporto con i lavoratori sia per ciò che concerne il lavoro con la Comunità europea.
La gravità del momento dal punto di vista economico e lavorativo (che si avverte soprattutto nelle regioni del meridione d'Italia) e la situazione particolarmente critica del settore della pesca segnato da vetustà della flotta peschereccia, da stazionarietà dei livelli produttivi e da una insistente instabilità ed incertezza normativa e regolamentare, fanno sì che si debba intervenire con determinazione sulla riorganizzazione del settore della pesca italiana. Non può infatti bastare l'incremento del consumo di pesce, che oggi peraltro ha il solo effetto di aumentare le importazioni dall'estero. Rischiamo di presentarci all'area di libero scambio, al mercato libero nel Mediterraneo (che avremo tra poco) con limitazioni oppressive per le flotte pescherecce europee ed una totale deregulation della pesca da parte dei paesi frontalieri non europei; bisogna quindi lavorare all'integrazione normativa.
La chiara presa di posizione del ministro, onorevole Alemanno, e del sottosegretario, onorevole Scarpa Bonazza Buora, nei confronti del commissario europeo Flisoles, ci fa ben sperare per una ripresa del ruolo di protagonismo dell'Italia nella definizione di una seria politica della pesca in Europa, dopo tanti anni di assenza dei Governi italiani. Fa bene quindi il Governo a prendere l'iniziativa, pur se con il senso di responsabilità di chi non vuol più subire l'ennesima procedura d'infrazione da parte della Comunità europea (ne abbiamo già cinque, come ricordato dall'onorevole Scarpa Bonazza Buora) anche per garantire un futuro di rapporti seri e costruttivi (inesistenti con le precedenti amministrazioni).
Con il decreto che oggi è all'esame dell'Assemblea il Governo ha dimostrato una disponibilità che ci ha consentito anche di ritirare alcuni emendamenti. Mi riferisco, soprattutto, a quelli finanziari, per la disponibilità ad aumentare a 5 milioni di euro d'investimento (anche se i nostri pescatori, più che soldi per la riconversione, vogliono regole sicure per i sistemi di pesca) e, più in generale, agli altri emendamenti, che sono stati ritirati per la dichiarata buona volontà del Governo di dare un futuro al lavoro ed alla professionalità dei pescatori di spadare, riconvertendo ad altro sistema remunerativo.
Ecco perché i deputati del gruppo di Alleanza nazionale esprimeranno un voto favorevole su questo decreto. La speranza è che si lavori per trovare un sistema di pesca che, senza infrangere le regole comunitarie, possa consentire la vita delle imprese del settore: e questa intrapresa crediamo sia la strada giusta.
FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, i deputati del gruppo dell'UDC voteranno a favore di questo disegno di legge che reca disposizioni urgenti per il settore della pesca.
Il sottosegretario Scarpa Bonazza Buora ha detto chiaramente che questo Governo ha affrontato i problemi del settore della pesca, che erano stati disattesi dai Governi di centrosinistra: questo è il primo passo verso una legge quadro che affronterà in modo esaustivo tutti i problemi del comparto.
Il centrodestra nella XII e XIII legislatura aveva presentato al Senato il testo di una legge quadro sulla pesca, che è rimasta inevasa.
Il problema è molto urgente e complesso e, a titolo di esempio, faccio notare il grave problema dell'abolizione delle spadare, decisa dalla CEE, che ha comportato la perdita di 3-4 mila posti di lavoro, per la concorrenza dei paesi rivieraschi del Mediterraneo, ed in particolare della Tunisia che, non dovendo rispettare gli obblighi comunitari, usa sistemi di pesca diversi rispetto a quelli disposti per l'Italia (reti di due chilometri e mezzo). Andrebbero stipulati degli accordi di partenariato con i paesi rivieraschi.
Un altro problema di primaria importanza è quello del risanamento e della protezione del mare Mediterraneo, che essendo un mare chiuso di due milioni e
mezzo di chilometri quadrati, ha un ricambio che avviene in circa 80 anni.
Pertanto, vista l'importanza e la complessità del problema, dobbiamo dare atto al Governo di averlo cominciato ad affrontare. Dobbiamo altresì apprezzare e condividere l'impegno per una soluzione complessiva di tutta la materia, perché in questo modo riusciremo a fornire una risposta concreta alla sopravvivenza del Mare Nostrum che è la fonte della nostra vita e del nostro futuro.
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