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PRESIDENTE. È evidente, cari colleghi, che stasera non ce la faremo ad esaurire l'ordine del giorno. Si pone, dunque, il problema di compiere una scelta.
ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, lei ha colto nel segno. Considerato che c'è la disponibilità del Governo, e che si tratta di mozioni presentate per lo più dall'opposizione, poiché lunedì avrà inizio il vertice FAO, potremmo, bypassando il resto, passare alla discussione della mozione Realacci ed altri n. 1-00058 concernente il contributo dell'Italia allo sviluppo dei paesi più poveri.
RAMON MANTOVANI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, sarei d'accordo con tale proposta qualora votassimo le mozioni che contengono atti di indirizzo al Governo relativi al problema della fame nel mondo ed alla lotta alla povertà con voto elettronico. Siccome però sappiamo che si è già proceduto ad altre inversioni dell'ordine del giorno, passando all'esame di questioni per decidere le quali era necessario il voto elettronico, sono assolutamente contrario a fare del punto concernente la fame nel mondo una cenerentola che, affrontadolo con una votazione che vedrà presumibilmente la presenza di poche decine di deputati, senza un numero qualificato e senza il numero legale, con una discussione che si svolgerà in un'aula quasi deserta. Sono assolutamente contrario ad affrontare un tema così importante in tali condizioni. Aggiungo peraltro che solo la mia mozione indica con precisione al Governo impegni relativi al vertice FAO. Le altre mozioni, tranne quella presentata dall'onorevole Violante per un particolare del dispositivo, non parlano nemmeno del vertice FAO, e pertanto sarebbe del tutto specioso addurre questa motivazione per passare all'esame di tale punto dell'ordine del giorno.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, mi rendo conto che, dopo una giornata di intenso lavoro, l'orario e le condizioni non sono più consone per lo svolgimento di un dibattito sui temi affrontati dalle mozioni. Mi riferisco sia a quelle relative all'accesso alle risorse idriche, un altro tema importantissimo che doveva essere affrontato nella seduta odierna, sia alle mozioni concernenti il contributo dell'Italia allo sviluppo dei paesi più poveri, oggetto della richiesta di inversione dell'ordine del giorno formulato dall'onorevole Leone. In questa fase, ripeto, non mi sembra ci siano le condizioni adatte per la loro discussione.
Vi è però un punto importante, prima già ricordato: lo svolgimento del vertice FAO la prossima settimana. Mi sento allora di avanzare una proposta: mi sembra di capire che la motivazione addotta dall'onorevole Leone per l'esame delle mozioni inerenti il contributo dell'Italia allo sviluppo dei paesi più poveri sia quello di permettere al Parlamento di intervenire in modo efficace, cioè utile, nel momento in cui si tiene il vertice FAO. Ebbene, dato che si tratta di atti di indirizzo i cui tempi d'esame sono contingentati e per i quali, quindi, non vi è la possibilità di andare oltre ciò che è consentito dal regolamento,
vorrei porre all'attenzione dei colleghi la possibilità di trovare un accordo rimandando l'esame delle mozioni attinenti queste due questioni alla prossima settimana, con l'intesa che siano iscritte come primi punti da discutere. In questo modo potremmo trovare un accordo unanime, tenendo giustamente conto delle considerazioni svolte poco fa dal collega Mantovani, nonché di quanto appena detto dal collega Leone circa l'urgenza di esaminare le mozioni concernenti il contributo dell'Italia allo sviluppo dei paesi più poveri. Rivolgo pertanto ai colleghi l'invito a trovare un accordo che vada in questa direzione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, se vi fosse la possibilità di procedere spediti, senza che vi sia, ad esempio, la richiesta di voto nominale, si potrebbe affrontare la discussione delle mozioni attinenti al vertice FAO tenendo ovviamente presente anche l'osservazione del collega Mantovani, il quale ha ribadito come esse trattino un argomento assai rilevante quale, ad esempio, il debito dei paesi più poveri.
RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, nelle mozioni non si parla del vertice FAO, tranne che nella mia!
PRESIDENTE. Onorevole Mantovani, ho capito che solamente la sua mozione parla esplicitamente del vertice FAO. È però altrettanto evidente che vi è una connessione tra le altre mozioni ed il vertice medesimo, in quanto questo tratterà anche degli argomenti affrontati nelle mozioni stesse.
ELIO VITO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Signor Presidente, credo che la situazione - anche se siamo tutti stanchi - sia abbastanza semplice. A noi interessava dare atto, innanzitutto, della disponibilità e della correttezza del Governo, in quanto il sottosegretario Ventucci è presente in aula ed è pronto ad esprimere l'opinione del Governo sugli atti presentati dall'opposizione che, giustamente, aveva chiesto che il Parlamento li discutesse prima dell'inizio del vertice FAO lunedì prossimo.
Vi è, quindi, la disponibilità del Governo e della maggioranza ad esaminare questi atti di indirizzo prima del vertice FAO. Credo, però, che non si possa impegnare la settimana prossima, per la quale vi è già un calendario stabilito dalla Conferenza dei presidenti di gruppo e, a maggior ragione, onorevole Mantovani, esaminare le mozioni quando lo stesso è già iniziato.
Mi rendo conto che le condizioni dell'Assemblea sono quelle che si sono verificate, per cui, se non vi è la volontà di discutere adesso queste mozioni (e ciò mi sembra oggettivo), non insistiamo nella nostra proposta; tuttavia, non possiamo sicuramente impegnare la prossima settimana.
Ciò che vogliamo risulti agli atti è che, sicuramente, il Governo e la maggioranza non intendono sottrarsi a un dibattito concernente un tema così importante alla vigilia di un vertice internazionale. Tutto qui.
PRESIDENTE. È evidente che l'Assemblea non possa impegnarsi in ordine al calendario. Per questo vi è bisogno di una riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo. Tuttavia, resta pendente la proposta di impegnare l'Assemblea nelle prime sedute della prossima settimana. Vi è bisogno di una deliberazione della Conferenza dei presidenti di gruppo; ne prendiamo atto e, naturalmente, prendiamo atto anche del fatto che stasera le condizioni per andare avanti nell'esame delle mozioni mi paiono fragili. Pertanto, possiamo concludere qui una giornata piuttosto intensa.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, credo di aver intuito le sue conclusioni e
non posso che condividerle. Mi permetta, però, di ricordare al Presidente della Conferenza dei presidenti di gruppo - dato che lei rimette, giustamente, ogni decisione in capo a quest'ultima - che sarebbe il caso che fosse rispettato l'articolo 24, comma 3, del regolamento.
PRESIDENTE. Certamente, onorevole Boccia. È già previsto un eventuale seguito dell'esame degli argomenti previsti nel calendario e non conclusi ed è evidente che questo principio sarà seguito.
Concludiamo qui la seduta; prima di sospenderla, però, vi sono alcuni colleghi che chiedono di parlare in ordine ad avvenimenti che si sono verificati nel corso della giornata.
PIERANTONIO ZANETTIN. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERANTONIO ZANETTIN. Signor Presidente, gravissimi fatti di intimidazione dell'ordine democratico hanno avuto oggi luogo a Vicenza. A tal proposito, si chiede che il Governo fornisca al Parlamento una informativa urgente. Circa un centinaio di esponenti del centro sociale «Ya Basta!» di Vicenza hanno fatto irruzione oggi pomeriggio nella sala ove aveva luogo il consiglio comunale. Hanno picchiato alcuni vigili urbani ed uno di questi è stato scaraventato a terra e colpito con calci e pugni; hanno, quindi, colpito anche alcune consigliere comunali ed esercitato violenza sulle cose.
STEFANO LOSURDO. Vergogna!
PIERANTONIO ZANETTIN. Il consiglio comunale è stato sospeso per oltre un'ora, durante la quale gli esponenti del centro sociale hanno, di fatto, sequestrato il sindaco, gli amministratori e il pubblico presente, che sono stati costretti ad ascoltare i loro farneticanti proclami.
Tuttavia, la cosa più grave che devo denunciare, onorevole Presidente, è l'atteggiamento tollerante, per non dire connivente, tenuto nell'occasione dalle forze dell'ordine. Nonostante queste ultime fossero presenti nella piazza antistante, non sono intervenute. Il sindaco ha vanamente chiesto aiuto. Addirittura, l'assessore di Forza Italia Pietro Magaddino ha chiamato per ben due volte la locale questura, tra le ore 18,00 e le 18,15, invocando un intervento. In entrambi i casi l'operatore telefonico, peraltro non qualificatosi per nome, ha invitato l'amministratore locale «a non rompere i coglioni». Solo dopo un ora e trenta di violenze verbali e di sospensione coatta, a seguito del mio personale intervento e di quello del collega Giorgio Conte nei confronti del sottosegretario Mantovano, il prefetto ha inviato agenti di polizia che hanno ripristinato l'ordine nella sala consiliare. Il consiglio comunale è stato, quindi, definitivamente interrotto.
Signor Presidente, non posso non denunciare in sede parlamentare la superficialità e l'inettitudine di prefetto e questore, che mai fino ad oggi hanno voluto contrastare con la necessaria fermezza il centro sociale «Ya Basta!» La misura è ormai colma. Chiedo, pertanto, che il Governo fornisca un'immediata informativa urgente, svolga le necessarie indagini sui fatti verificatisi in dato odierna e, all'esito, valuti l'opportunità, a mio giudizio, a questo punto inevitabile, di sollevare dall'incarico prefetto e questore, dimostratisi manifestamente e colpevolmente incapaci di garantire il corretto funzionamento delle locali istituzioni democratiche. Grazie, signor Presidente, per avermi concesso la parola e per l'attenzione (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
GIORGIO CONTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIORGIO CONTE. Signor Presidente, mi associo evidentemente alle forti preoccupazioni del collega Zanettin che ha parlato un attimo fa. Eravamo colleghi nella giunta comunale di Vicenza fino a poche
settimane fa e conosciamo profondamente la storia di questo centro sociale che è stato sgomberato pochi mesi fa a seguito di un'occupazione abusiva che perdurava da anni.
Minacciano la città di Vicenza da alcuni mesi: questo è assolutamente intollerabile. Credo sia ormai evidente l'intollerabilità dell'immobilismo esercitato dal prefetto e dal questore nel corso di episodi analoghi, non così gravi, ma che hanno minacciato l'ordine pubblico a Vicenza. Credo sia arrivato il momento di prendere provvedimenti che conclameremo a seguito di interrogazione parlamentare nel momento in cui il Governo verrà a riferire in aula (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
LUIGINO VASCON. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUIGINO VASCON. Signor Presidente, ovviamente anch'io mi associo a quanto poc'anzi denunciato dai miei colleghi concittadini Zanettin e Giorgio Conte. Non occorre aggiungere altro per capire che questi signori stanno effettuando una gestione a dir poco permissivista.
Dalle minacce verbali di ieri oggi si è passati ai fatti. Signor Presidente, dopodomani cosa succederà? Arriveranno con il mitra in piazza? Hanno sequestrato il sindaco della città, hanno picchiato i consiglieri comunali. Vi è una netta e dichiarata inettitudine, se non addirittura, come ha detto Zanettin, un problema di connivenza da parte di chi dovrebbe, invece, tutelare l'ordine pubblico di tutta la città, non solo del consiglio comunale.
È ora di porre fine a questa gestione piratesca per quanto riguarda il centro sociale Ya Basta! di Vicenza (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Alleanza nazionale).
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.
STEFANO LOSURDO. Non provocare!
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Vi prego, onorevoli colleghi, stiamo discutendo di cose serie.
Prego, onorevole Ruzzante.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, ho ascoltato gli interventi dei colleghi ed intendo associarmi alla condanna nei confronti di chiunque interrompa un consiglio comunale. La mia è una condanna ferma a nome del gruppo dei Democratici di sinistra. L'interruzione di un pubblico ufficio, tanto più se avviene nelle funzioni che ciascun consigliere comunale esercita, rappresenta evidentemente un fatto grave. Credo sia necessaria la condanna da parte di tutte le forze politiche.
Mi associo anche alla richiesta che il Governo venga a riferire in aula su quanto accaduto. Non posso, ovviamente, associarmi, non conoscendo il reale svolgimento dei fatti, rispetto al rapporto con le forze dell'ordine e, quindi, tanto meno posso associarmi alla richiesta relativa alle questioni riguardanti le istituzioni locali, la questura e la prefettura. Credo, però, sia fondamentale ed importante che il Governo venga a riferire in aula su tali fatti.
Voglio anche ricordare che proprio recentemente alcuni esponenti di altra parte politica, mi riferisco ad esponenti di Forza nuova, sono stati condannati per un fatto avvenuto nel consiglio comunale di Padova dove tali esponenti si sono recati e hanno offeso alcuni consiglieri comunali dell'opposizione di sinistra.
ENZO RAISI. Cosa c'entra? Che connessione c'è?
PIERO RUZZANTE. Credo, quindi, che questi fatti, da qualsiasi parte provengano, debbano trovare in quest'aula una ferma condanna da parte di tutti perché quando si interrompe un consiglio comunale si interrompe un pezzo della nostra democrazia. Credo che la nostra condanna debba essere ferma e debba trovare nelle parole che il Governo ci riferirà in aula la possibilità di assumere gli accorgimenti necessari perché questi fatti non si ripetano in qualsiasi consiglio comunale di qualsiasi parte politica.
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, ho ascoltato e sono tornato indietro. Chiedo scusa ma, vista la gravità di quanto denunciato, ne ho preso atto, riferirò immediatamente al ministro dell'interno, che è competente e chiederò la sua disponibilità a venire quanto prima in aula a rispondere su quanto prospettato (Applausi).
PRESIDENTE. La ringrazio, signor sottosegretario. Mi pare che il Governo abbia preso immediatamente un impegno e vedremo quando potrà venire a riferire.
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