Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 153 del 4/6/2002
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1436)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, nel dichiarare il voto favorevole del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo sulla


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modifica dell'articolo 27 della Costituzione concernente l'abolizione della pena di morte, credo che questo Parlamento faccia oggi un passo avanti importantissimo sulla strada dell'affermazione dei valori della civiltà giuridica.
Con questo atto, noi diamo piena attuazione allo spirito della nostra Costituzione. Si completa, con questo provvedimento, il disegno della nostra Costituzione e l'affermazione vera dei suoi valori di fondo. Credo si tratti di un atto dovuto anche per la storia giuridica del nostro paese che, non a caso, ha dato i natali a Cesare Beccaria. Il richiamo a questo studioso non deve risuonare soltanto formale perché Cesare Beccaria per primo ha fornito gli argomenti razionali contro la pena di morte, in contrasto con il pensiero dominante nel mondo occidentale, che aveva sempre considerato la pena di morte, da Platone in avanti, come un fatto normale.
Con questo atto, oggi, ci togliamo la grande soddisfazione di iscrivere la nostra Repubblica nel novero dei paesi che hanno ripudiato la pena di morte in maniera definitiva. Credo che, per tutti noi, questa rappresenti una bella pagina, una pagina importante della vita democratica e civile del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzoni. Ne ha facoltà.

ERMINIA MAZZONI. Signor Presidente, il provvedimento che ci accingiamo ad approvare è diretto all'eliminazione della pur remota possibilità di applicazione di una pena estrema quale è quella capitale. Si tratta di un atto dovuto per un paese come l'Italia; e la migliore definizione per l'intento di espunzione definitiva dal testo della nostra Costituzione credo l'abbia data il Presidente della Repubblica Ciampi quando l'ha definita una campagna di civiltà.
Tutti sappiamo che, durante i lavori in Commissione, il nostro paese è stato pienamente coinvolto, spesso con un ruolo propositivo, nel frenetico e profondo impegno che, da lungo tempo, viene profuso sul doppio fronte, comunitario e delle Nazioni Unite, per l'abolizione della pena di morte. Ciò ci obbliga, ancora di più, a disfarci di questo relitto ordinamentale. È importante, soprattutto, che quest'operazione si compia oggi, in vista della firma, da parte dell'Italia e degli altri Paesi membri del Consiglio d'Europa, del Protocollo n. 13 allegato alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Tale disposizione connota in modo particolarmente negativo il nostro ordinamento in una sfera internazionale in cui già nel 1998 lo statuto del tribunale penale internazionale approvato dall'ONU escludeva la pena di morte per i crimini commessi contro l'umanità ed in cui, successivamente, il Consiglio di sicurezza dell'ONU escludeva la pena di morte dallo statuto dei tribunali internazionali istituiti per giudicare i pur atroci crimini perpetrati nella ex Iugoslavia ed in Ruanda.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI (ore 17,45)

ERMINIA MAZZONI. Credo ci sia poco altro da aggiungere. L'importanza di questo provvedimento di modifica della nostra Costituzione è fondamentale; è in re ipsa la comprensione dell'assoluta improrogabilità e improcrastinabilità dell'approvazione di questa modifica della nostra Carta costituzionale. È per questi motivi, che sinteticamente ho esposto, che io annuncio il voto favorevole del gruppo dell'UDC (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (CCD-CDU), di Forza Italia e del deputato Boato).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanettin. Ne ha facoltà.

PIERANTONIO ZANETTIN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole


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rappresentante del Governo, la riforma costituzionale oggi all'esame della Camera dei deputati costituisce il risultato di una battaglia nobile e legittima. Affrontando il tema in esame vi è la consapevolezza di affermare un principio di altissimo significato etico; l'abolizione della pena di morte è un argomento che da secoli interroga le coscienze della civiltà giuridica occidentale. A taluno potrebbe forse sembrare che in un mondo sconvolto da gravi crisi politiche, dal proliferare del terrorismo fanatico ed assassino, sia sul fronte interno sia su quello internazionale, dalla proliferazione delle armi di sterminio di massa, dal gran numero di esecuzioni capitali compiute nei vari paesi in questi anni, il dibattito sulla pena di morte assuma il carattere di ozioso passatempo. Al contrario, noi apparteniamo alla schiera di coloro che ritengono doverosa, anche in questi tempi oscuri, una battaglia di alta civiltà giuridica, che deve porre il nostro paese come esempio nella difesa assoluta del valore universale dell'uomo e della sua preminenza sulla società. L'articolo 27 della Carta costituzionale, nel testo attualmente vigente, prevede che non sia ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti da leggi militari di guerra. La modifica costituzionale oggi all'esame del Parlamento, per la quale chi parla ha presentato una propria proposta di legge, sottoscritta anche da altri autorevoli esponenti della maggioranza, prevede la cancellazione di ogni riferimento alla pena di morte dalla Costituzione. Con questa iniziativa abbiamo ritenuto di affiancare e sostenere le altre proposte di legge, in particolare di esponenti del centrosinistra e della sinistra, per dimostrare che c'è un idem sentire anche del paese che va al di là e supera gli steccati degli schieramenti politici predefiniti.
Invero, su questo tema, anche in passato le forze politiche hanno saputo trovare una proficua intesa di tutto il Parlamento. Vanno a proposito ricordate le iniziative assunte nelle scorse legislature, non tutte però a buon fine. Speriamo quindi che la XIV legislatura repubblicana possa portare alla definitiva approvazione di questa importante riforma costituzionale.
La concezione personalistica dell'uomo che rende inaccettabile la pena di morte affonda le sue radici nell'umanesimo cristiano e liberale. È già stato ricordato Cesare Beccaria, ma va anche ricordato che il primo Stato ad abolire la pena di morte è stato il Granducato di Toscana con una legge del 1786. Il Concilio Vaticano II nella Gaudium et spes ha condannato come violazione dell'integrità della persona umana le torture e le pene di morte. È in riferimento a queste motivazioni di ordine etico che Forza Italia sostiene convintamente la proposta di modifica costituzionale oggi portata all'esame del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia e del deputato Boato).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.

LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel momento in cui la Camera dei deputati si accinge a votare questo provvedimento di civiltà - non solo di civiltà giuridica -, come deputato genovese e, se mi consente, anche come membro della facoltà di giurisprudenza dell'università genovese, penso sia doveroso un ricordo alla memoria del compianto onorevole Paolo Rossi, che presiedette la Corte costituzionale, che per molti anni fece parte di questa Camera, anche in qualità di Vicepresidente. Paolo Rossi, quando venne promulgato il codice Rocco che prevedeva la pena di morte, ebbe il coraggio di scrivere un libro contro la pena di morte e per questo fu escluso dalla cattedra universitaria che poté rioccupare soltanto dopo la liberazione.
Mi pare, in un momento come questo, forse proprio in qualità di ligure, di dovere un momento di commosso ricordo alla memoria di Paolo Rossi che pure non apparteneva alla mia parte politica (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo,


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di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisapia. Ne ha facoltà.

GIULIANO PISAPIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la proposta di legge costituzionale che ci accingiamo ad approvare è di straordinaria importanza e rilevanza in quanto elimina, in maniera definitiva, e spero irreversibile, la pena capitale dal nostro ordinamento. Finalmente si pone fine ad una contraddizione, presente nell'articolo 27 della Costituzione, laddove, da un lato, si proclama il principio della finalità rieducativa della pena e di come questa non possa consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e dall'altro si prevede, seppure nella sola ipotesi dei casi previsti dalla legge militare di guerra, la possibilità della pena capitale. Considerazioni di ordine etico, giuridico e pratico portano a ritenere inammissibile tale pena in uno Stato democratico. La pena di morte corrisponde ad una concezione della giustizia primitiva e vendicativa. La giustizia non può essere confusa con la vendetta e la pena non può avere uno scopo esclusivamente punitivo ma deve tendere, come recita la nostra Costituzione, alla rieducazione e dare la possibilità, ad ogni persona che abbia subito una condanna, di reinserirsi nella società. Non è del resto un caso che il nostro paese si sia battuto, con successo, affinché lo statuto istitutivo del tribunale penale internazionale escludesse esplicitamente, la possibilità di comminare la pena di morte. Ciò è particolarmente significativo se solo si considera che tale tribunale sarà chiamato, quando finalmente entrerà in vigore, a giudicare proprio dei crimini più gravi quali quelli contro l'umanità.
Oggi iniziamo un cammino di civiltà politica e giuridica teso ad eliminare qualunque ipotesi di ricorso alla pena capitale, e, ne sono fortemente convinto, in questa legislatura riusciremo, finalmente, a portarlo a termine. Del resto, la sopravvivenza nel testo costituzionale di tale ipotesi costituisce, da un lato, un anacronismo al quale possiamo e dobbiamo porre rimedio al più presto e, dall'altro, un pericolo che un paese democratico ed uno Stato di diritto non possono e non debbono permettersi.
Come non ricordare che l'Italia è stato uno dei primi paesi al mondo ad abolire la pena di morte cancellata dai nostri codici nel lontano 1890, se si accettua, come è stato appena ricordato, la parentesi fascista. L'eliminazione, in maniera definitiva ed irreversibile, di tale pena dal nostro ordinamento costituisce anche un ulteriore passo in avanti nel percorso che vede l'Italia in prima fila nella lotta contro la pena capitale nel mondo e la colloca tra le nazioni che hanno deciso di rinunciare a ricorrere, in qualsiasi circostanza, all'uccisione legale di un essere umano.
In circa 25 anni, dal 1976 al 2001, sono circa 50 i paesi che hanno abolito la pena di morte per qualsiasi reato. Tale pena è invece ancora praticata in 86 paesi tra i quali la Cina, l'Arabia saudita, l'India e gli Stati Uniti d'America. Lo scorso anno risultano ufficialmente giustiziate legalmente oltre tremila persone in 31 paesi; dato purtroppo ben superiore, oltre il doppio, rispetto al totale delle esecuzioni registrate nel 2000. Si aggiunga, oltretutto, che tali dati, come emerge dalle indagini di Amnesty International e di tutte le associazioni che si occupano dei diritti umani non tengono conto delle esecuzioni capitali tenute nascoste da molti Stati. È quasi certo che, nel 2001, sono state uccise, legalmente, oltre cinquemila persone in oltre 68 paesi.
Con l'ingresso dell'Italia nel novero degli stati totalmente abolizionisti potrà proseguire, con maggiore forza, la nostra battaglia, affinché siano effettivamente garantiti, in tutto il mondo, i diritti fondamentali della persona, primo fra tutti il diritto alla vita.
Assassinio e punizione capitale, ammoniva George Bernard Shaw, non sono opposti che si cancellano a vicenda ma simili che generano la loro natura.
Nessun ordinamento giuridico e nessun crimine, neppure il più efferato, può giustificare


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il fatto che lo Stato metta a morte un essere umano, dimostrando in tal modo di parlare lo stesso linguaggio dei criminali che ha condannato. Nell'annunciare il voto favorevole del gruppo di Rifondazione comunista, non posso che ribadire l'auspicio, già formulato nella scorsa legislatura purtroppo senza successo, che si giunga al più presto all'approvazione definitiva di questo provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Trantino. Ne ha facoltà.

ENZO TRANTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Alleanza nazionale ha vissuto un percorso tormentato sul tema; potremmo noi fingere a questo proposito di non avere un passato, ma mancheremmo di lealtà e, soprattutto, di rispetto nei nostri confronti, atteso che siamo partiti da una posizione rigorosa in tema di pena di morte quando si trattò del terrorismo, perché in quella emergenza vedevamo che la pena di morte veniva data senza colpevoli e da coloro i quali pensavano di poter surrogare i giudici. Ebbene, Alleanza nazionale, in un percorso di grande civiltà e di grande conquista culturale, è passata oggi ad affermare, con grande nitidezza, l'importanza della vita sulla morte. Lo abbiamo fatto avendo avuto il prestigio, il 20 luglio 1994, di dichiarare in aula il nostro favore alla moratoria contro la pena di morte per le giornate dell'ONU. In quell'occasione, il Ministero degli esteri, allora da me rappresentato, manifestò il parere del Governo, e ciò fu soltanto il traino per la politica che si sviluppò successivamente: il protagonismo dei valori, prima tra tutti, la vita.
Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, mi sono occupato in varie missioni - che spesso, oltre a coinvolgere la politica del mio gruppo, mi hanno anche coinvolto personalmente con responsabilità esistenziale - di diffondere il senso dell'importanza della vita; durante queste missioni in paesi dove ancora esiste la pena di morte, mi sono accorto (avendo avuto la prova che la stessa non funziona come deterrente, anzi, più la pena di morte viene divulgata, più crescere il livello di crimine) come essa servisse a mascherare l'incapacità di controllo del territorio e del crimine da parte dei rispettivi governi. Quindi, la pena di morte era un annuncio che veniva speso non nei confronti di reati che potevano avere anche una significazione emozionale - perché la giustificazione, ad esempio, era la diffusione della droga (mai è stato condannato un uomo dedito alla droga con la pena di morte) - ma soltanto per delitti che venivano attribuiti all'altra parte, vale a dire reati di natura politica, anche se travisati con altre motivazioni. Si è arrivati persino ad assistere al metodo sofisticato della pena di morte, per cui, in certe regioni del mondo, si è sostituito il veleno alla fucilazione con un solo colpo alla nuca, al fine di poter adibire poi ai trapianti il corpo dell'ucciso: si è assistito addirittura a pene di morte inflitte ed eseguite in contemporanea con le richieste di «pezzi» umani da trapiantare.
Dinanzi a tale scempio, abbiamo alzato alto il nostro antagonismo e ci siamo trovati davanti ad una posizione assolutamente inconciliabile con il dubbio, perché abbiamo rivendicato con forza l'importanza della vita.
Mi permetto di far presente un rilievo tecnico-giuridico, appena annunciato in aula e che potrebbe portare a successivi adempimenti potenzialmente devastanti; l'istituzione del tribunale penale internazionale prevede che i firmatari non tengano conto nei propri ordinamenti della pena di morte e che la aboliscano qualora essa esista. Ove però vi fosse ancora la pena di morte residuale, perché l'abbiamo soltanto per il codice penale militare, noi potremmo rischiare una decadenza da quella firma dei trattati, noi che li abbiamo tenuti a battesimo a Roma capitale dei valori umani e cristiani.
Oggi siamo nelle condizioni di poter dire che l'occasione temporale vuole che


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l'ordine del giorno contenga anche mozioni concernenti il contributo dell'Italia allo sviluppo dei paesi poveri, dove si muore di fame, di sete, di mancanza di medicinali. Allora è pensabile che, mentre discutiamo della pena di vita, si intenda ancora spendere un'ulteriore parola per dire quanto incivile sia la pena di morte? Credo che la pena di vita, già da sola, serva a condannare queste criminose omissioni del mondo istituzionale davanti ai propri doveri (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e dell'UDC(CCD-CDU)).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.

PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, l'abolizione della pena di morte è una necessità per chi crede nella dignità della persona e nello sviluppo progressivo dei diritti dell'uomo. La pena di morte attualmente è vigente in 87 paesi.
Secondo Amnesty International, purtroppo, le cifre sono molto alte per quanto riguarda le vittime che soggiacciono a questa barbarie. Con questo provvedimento anche il sistema penale militare viene adeguato ai livelli di civiltà giuridica che recepiscono le numerose convenzioni internazionali tendenti ad abolire la pena di morte. La rinuncia da parte dello Stato alla pretesa di disporre della vita dei propri cittadini è un segnale forte, che rafforza la credibilità dell'ordinamento e allontana dalle nostre istituzioni ogni tentazione autoritaria.
Signor Presidente, per questi motivi il gruppo della Lega nord Padania voterà a favore di questa proposta di legge costituzionale che modifica l'articolo 27 della Costituzione, per abolire completamente la pena di morte in Italia (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Montecchi. Ne ha facoltà.

ELENA MONTECCHI. Signor Presidente, il voto che esprimiamo oggi è molto importante e lo esprimiamo in un contesto internazionale nel quale ancora molti, troppi paesi - lo ricordavano diversi colleghi - applicano la pena di morte e nel quale ancora troppi paesi adottano la tortura e violano, sistematicamente, i diritti umani fondamentali. Inoltre, gravano sul tribunale penale internazionale perplessità e reticenze di paesi rilevanti sulla scena mondiale.
Con la cancellazione di una parte del quarto comma dell'articolo 27 eliminiamo del tutto la possibilità, ancorché remota, dell'applicazione della pena capitale nel nostro paese. Credo che questa occasione ci serva per riflettere sul valore morale, democratico e civile della battaglia abolizionista. È una battaglia che si è nutrita, per quanto riguarda il nostro dibattito nazionale, di contributi di pensiero fondamentali a partire - come è stato ricordato - da Cesare Beccaria.
La pressoché totale unanimità di questo Parlamento potrebbe forse aiutarci a riflettere sul ruolo che dobbiamo assolvere sulla scena internazionale e che già abbiamo assolto. Come accadde al Senato nella precedente legislatura, ad esempio, un gruppo di lavoro, uno strumento eccezionale, consentì di lavorare nei diversi paesi e nel confronto con gli stessi, con un atteggiamento strategico circa il dibattito sulla pena di morte e sui diritti umani, temi sui quali la società civile organizzata interviene costantemente e sui quali l'opinione pubblica risponde con addolorato e partecipe stupore nel momento in cui emergono i drammi: mi riferisco ai minori nel braccio della morte degli Stati Uniti oppure alle condanne per lapidazione o mutilazione di donne che vivono nei paesi fondamentalisti.
Non a caso ho citato gli Stati Uniti e i paesi fondamentalisti islamici; da una parte, vi sono gli USA - un paese i cui tratti democratici, a partire dai padri fondatori, sono un dato assodato e del quale de Tocqueville, tra i primi, definì i caratteri e le virtù delle libertà - e, dall'altra, paesi come la Nigeria o lo Yemen,


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in cui le classi dirigenti si ispirano all'arbitrio e alla sopraffazione, utilizzando anche la religione.
Non li ho citati a caso, anche perché sembra fuori luogo la discussione che si sta svolgendo in Occidente sulle civiltà a confronto. Sembra fuori luogo, perché i fondamentalisti vivono anche tra noi, tra le società democratiche. Credo che le classi dirigenti di questo paese, che è stato in prima linea nella campagna per l'abolizione della pena di morte, debbano contribuire con più forza alla discussione internazionale sul rapporto tra l'uso della pena di morte come strumento di giustizia e l'uso della tortura e la qualità della democrazia di una nazione.
Lo dico perché anch'io, personalmente, mi interrogo spesso sul fatto che, ad esempio, il movimento abolizionista americano combatte ogni giorno, ottenendo spesso risultati apprezzabili con le moratorie in diversi Stati, ma combatte su un uso fanatico della reinterpretazione della Bibbia, che fa dire a Pat Buchanan che nel decalogo il non uccidere viene citato a sproposito.
Infatti, quel divieto vale per il singolo e non per la comunità sociale, non vale per il giusto giudice che applichi leggi legittime. Si tratta di una discussione ipocrita sul rapporto tra legittimità ed opportunità. Quella mobilitazione americana è anche una rivolta morale contro questi sofismi che sono ipocriti, che avvolgono in una coltre di nebbia il comportamento cinico e spregiudicato di quei politici che utilizzano la pena di morte per consolidare la loro popolarità.
La stessa rivolta umana e morale che ha salvato la vita a Safya è stata una vittoria della globalizzazione dei media, ma già altre Safya attendono la condanna a morte. Dunque, spetta alla politica togliere di mezzo le leggi che consentono la pena capitale. Non è sufficiente la rivolta morale, non è sufficiente la mobilitazione dell'opinione pubblica, perché per togliere di mano a quei giusti giudici una legge serve la politica.
Sono orgogliosa di essere una cittadina italiana e dell'Unione europea perché non è un caso che nei paesi membri non esista la pena di morte. Tuttavia, penso, come rappresentante del popolo, che in questo nuovo millennio i nostri atti politici non possano non tener conto che i tanti strumenti internazionali di cui disponiamo debbano essere la sede per compiere passi in avanti. Devono esserlo anche i progetti di cooperazione tra i paesi europei ed i paesi più poveri, come ci ha indicato il Presidente Romano Prodi. Quelle sono occasioni fondamentali, sono veicoli eccezionali per concorrere a cancellare la pena di morte nel mondo.
Perciò, penso che il nostro voto di oggi possa essere definito la continuazione di un cammino che deve farsi politicamente più spedito, soprattutto per quanto riguarda il confronto con quei paesi nei quali è ancora in vigore la pena di morte, siano essi paesi occidentali, siano essi paesi del terzo mondo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dirò pochissime parole, dato che già l'onorevole Montecchi ha espresso così bene la nostra posizione, per ricordare che il primo caso di abolizione della pena di morte si è avuto in Toscana. Proprio la Toscana ha voluto istituire una festa per ricordare tale avvenimento e per porre il problema all'attenzione dell'opinione pubblica italiana ed internazionale.
Prendo la parola per dare atto all'onorevole Acquarone di un gesto molto significativo. Egli ha voluto ricordare in questa sede il libro, e le conseguenze di tale libro, dell'onorevole Paolo Rossi che, in un certo senso, si uniscono a quelle subite dagli undici professori universitari che si rifiutarono di prestare giuramento al regime e, per questo, persero la cattedra universitaria. Paolo Rossi, lo ricordiamo tutti, era un socialista riformista. A noi giovani appariva del tutto moderato e quindi, in


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altre parole, figlio di una tradizione rispetto alla quale ci sembrava quasi necessario andare avanti. Però, si trattava di un socialismo riformista di quelli seri e coerenti, che non arretrò di fronte al sacrificio della cattedra né arretrò rispetto alla volontà di perseguire fino in fondo i propri valori ed i propri ideali.
Oggi compiamo un gesto all'unanimità che ci onora tutti, ma che certamente non comporta un sacrificio o un rischio per nessuno di noi. In quel momento, scrivere un libro contro la pena di morte prevista dal codice Rocco era un gesto coraggioso, era un gesto importante. Allora, credo sia giusto che la Camera dei deputati lo ricordi mentre, anche per iniziativa dell'onorevole Boato, ha accelerato l'esame di questa importantissima legge costituzionale. Ciò anche per mostrare questo esempio ai giovani e per ricordare che queste conquiste non sono state prive di momenti di sacrificio e di sofferenza. È proprio in questo senso che alla memoria di Paolo Rossi reverenti ci inchiniamo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, non voglio far mancare le parole dei socialisti per un atto che la Camera dei deputati sta compiendo e che ha un grande valore morale, civile e politico. Non dovrò parlare molto e farò soltanto un accenno alla questione perché nella Camera dei deputati tutte le forze politiche sono concordi su questo principio.
Ritengo tale fatto molto importante. Una delle cose che rende fragile il nostro tessuto democratico è che, spesso, all'interno della Camera dei deputati non ci ritroviamo insieme o non ci ritroviamo sempre attorno a dei valori comuni. Maggioranza ed opposizione dovrebbero avere valori comuni e, poi, politiche diverse e contrapposte. Il fatto che ci si sia trovati in una situazione nella quale la Camera dei deputati cancella del tutto dal testo costituzionale la pena di morte non è solo un messaggio ed un impegno per l'Italia per fare un'azione affinché anche in altri paesi e anche in paesi civili sia abolita la pena di morte, come in Italia, ma è anche un invito a tutti noi, affinché sulle grandi questioni ci possa essere, effettivamente, una convergenza di base.
Il clima in Europa non è buono, si agitano delle correnti che sono piuttosto pericolose e che mettono in discussione principi e valori fondamentali. È molto importante che in Italia, sulla questione dell'abolizione della pena di morte, di fronte ad una recrudescenza della criminalità, nessuno alzi questa bandiera sporca. Credo che l'elemento più importante, l'aspetto più significativo della scelta che oggi la Camera opera sia proprio quello di cancellare la pena di morte dalla Costituzione con il consenso di tutte le forze politiche quindi, affermando davvero un principio fondante della nostra Repubblica: si tratta di un bel passo in avanti per la Camera dei deputati nel contribuire allo sviluppo della nostra democrazia (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cirielli. Ne ha facoltà.

EDMONDO CIRIELLI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale innanzitutto per chiarire che con la mia posizione non c'entra niente il mio gruppo politico che, invece, esprimerà un'altra valutazione. Ritengo che l'atto che stiamo esaminando sia sbagliato e credo che, se per tanti anni è esistita una norma - che è stata abrogata nel 1994 - del codice penale militare che prevedeva in tempo di guerra la pena di morte, ci sia una valutazione importante da fare, perché nel momento in cui tante persone rischiano di morire certi gravi comportamenti vanno puniti in maniera esemplare.
Ritengo che, oggi come oggi, tale norma non esista già più nel nostro ordinamento perché è stata eliminata nel 1994 dal


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codice penale militare di guerra - cosa che non condivido ma comunque, allo stato attuale, questa è la legge vigente - e credo che, oggi, questo ulteriore passo non sia esattamente giusto (Commenti dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, anch'io intervengo brevemente per non essere retorica ma, soprattutto, dopo l'intervento del collega. Credo che, oggi, esprimeremo un voto molto importante; si tratta di un grande risultato simbolico, politico e di una grande conquista di civiltà e tale risultato si colloca all'interno di una cultura democratica che, faticosamente, abbiamo costruito, dalla Costituzione repubblicana e in tutti questi anni. Si tratta di una cultura democratica che va difesa, soprattutto oggi, che delinea modelli sociali, culture di riferimento, principi e valori costitutivi della polis, che riconosce e garantisce i diritti umani, che riconosce la migliore tradizione della cultura giuridica che riconosce, appunto, alla pena anche e sempre una valenza di riabilitazione per il reinserimento sociale.
Credo che dobbiamo farlo soprattutto oggi perché in questa cultura democratica è presente un valore democratico che deve essere un anticorpo verso quei germi che ancora sono presenti - e mi dispiace, collega -, quei germi pericolosi di una cultura arretrata, di imbarbarimento e antidemocratica che ancora persistono, di cui lei ha dato conto e che costituisce soprattutto un monito.
Questo voto deve servire per andare avanti, per costruire anticorpi verso pericolosi fenomeni che stanno avvenendo a livello europeo. In Europa, ci sono forze politiche, un populismo forcaiolo di cultura autoritaria, che si appellano alle paure e alla pena di morte come valore costitutivo di una cultura autoritaria.
Credo, dunque, che questo non sia un atto o un discorso retorico che deve coinvolgere il Parlamento, ma un atto politico che deve produrre coerenti conseguenzialità nella difesa di principi, di valori, di un modello sociale, di un'idea di qualità della democrazia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, intervengo per ringraziare tutti i colleghi, coloro che hanno firmato le proposte di legge di modifica dell'articolo 27 della Costituzione e tutti coloro che sono intervenuti e che hanno dato il loro contributo in Commissione ed in aula.
È una giornata importante e significativa e intendevo rimarcare questa pagina che, oggi, viene firmata dalla Camera dei deputati e che incontra l'appoggio pressoché unanime di tutti i gruppi parlamentari. Mi auguro che l'esempio di questo provvedimento possa valere anche per tanti altri argomenti che affronteremo - soprattutto nella I Commissione - e che ancor più sottolineano come il ripristino dello Stato di legalità e di diritto e il ritrovarsi intorno a taluni valori costituisca veramente l'elemento fondante della democrazia del nostro paese.
Ringrazio, in particolar modo, gli uffici e l'onorevole Boato, per la caparbietà dimostrata nello svolgimento del suo ruolo di relatore cosciente e sapiente, che ha indirizzato i lavori della Commissione (Applausi).

MARCO BOATO, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO, Relatore. Signor Presidente, per quanto concerne il merito


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rinvio alla relazione scritta e a quella orale svolta nella seduta del 6 maggio, ma mi preme evidenziare che, raramente - eccezion fatta per il collega Cirielli, la cui posizione comunque rispetto -, un relatore può affermare di aver condiviso, dalla prima all'ultima parola, tutti gli interventi svolti in aula. Mi riferisco a quelli dei colleghi Bressa, Mazzoni, Zanettin, Acquarone, Pisapia, Trantino, Fontanini, Montecchi, Spini, Villetti, Cossutta e, da ultimo, del presidente Bruno.
Ritengo sia giusto ringraziare anche il Presidente Casini, che ha condiviso questa spinta ad esaminare rapidamente in aula la modifica che estromette definitivamente la pena di morte dalla nostra Costituzione, modificando il quarto comma dell'articolo 27.
Vorrei anche ricordare - ne ho parlato nella relazione scritta e lo ha fatto la collega Mazzoni - che è aperto alla firma il protocollo n. 13 allegato alla Convenzione per la tutela dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali con il quale, anche a livello di Consiglio d'Europa, viene definitivamente abolita la pena di morte, senza possibilità di eccezione alcuna. Dunque, questa modifica all'articolo 27 della Costituzione diventa la precondizione affinché l'Italia possa pienamente aderire anche a questo protocollo aggiuntivo.
Signor Presidente, concludo non solo ringraziando tutti i colleghi ed esprimendo rispetto per il collega che ha manifestato una posizione diversa - che, ovviamente, non posso condividere -, ma anche tutte le associazioni internazionali che - in questi anni, in questi decenni e ancora in questi giorni - si sono battute contro la pena di morte. Ne voglio citare due in particolare: Amnesty International, già ricordata dal collega Pisapia e l'associazione radicale Nessuno tocchi Caino. Si tratta di due associazioni che hanno svolto un ruolo fondamentale anche per contribuire al risultato storico al quale si accinge il nostro Parlamento con l'approvazione del presente provvedimento (Applausi).

ALTERO MATTEOLI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALTERO MATTEOLI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. Signor Presidente, ho chiesto la parola solo per esprimere la mia contentezza per il fatto essere qui in questo momento non soltanto come rappresentante del Governo, ma anche come membro di questo ramo del Parlamento, con la possibilità di esprimere il mio voto per modificare il quarto comma dell'articolo 27 della Costituzione (Applausi).

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