Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 153 del 4/6/2002
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2718)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, in Commissione avevamo dichiarato la nostra astensione su questo provvedimento. Si tratta di un'astensione che riconfermiamo anche oggi, nell'interesse di una categoria che ha ancora bisogno di un nostro sostegno, essendo coinvolta da una crisi e da un processo di profonda riconversione.
Il nostro voto di astensione è motivato da due elementi sostanziali. Il primo riguarda l'attenzione che il Governo ha voluto dimostrare rispetto ad una serie di emendamenti che abbiamo presentato e che, sostanzialmente, modificano l'articolo 1. In questo articolo erano contenute alcune scelte che ritenevamo non solo lacunose, ma anche sbagliate, in quanto riducevano i tempi di presentazione delle domande di richiesta di contributi sia sui piani nazionali sia su quelli comunitari, ponendo in evidente difficoltà il complesso delle imprese della pesca.
I nostri emendamenti erano diretti a limitare la straordinarietà del provvedimento al 2002, a introdurre un sistema di autocertificazione che avrebbe consentito al sistema delle imprese di partecipare ai bandi che dovranno essere emessi e per i quali non comprendiamo, ad oggi, il ritardo da parte del Governo e a prevedere la possibilità per il parlamentino della pesca di essere coinvolto nelle procedure decisionali attuative di questo decreto. L'altro elemento importante riguarda l'accesso al fondo di rotazione per l'anticipazione delle risorse finanziarie 2000-2002.
Riteniamo questi elementi importanti, in quanto qualificano il provvedimento alla nostra attenzione, anche se manteniamo un giudizio estremamente critico per quanto concerne l'articolo 2, relativo alla copertura finanziaria per il piano di riconversione delle spadare, come abbiamo cercato di evidenziare anche durante gli interventi in occasione dell'esame dei vari emendamenti.
Rispetto ai 18 milioni di euro, che erano necessari, il Governo ne prevede solo 5 milioni, introducendo in tal modo elementi di discriminazione fra le imprese e le 89 unità che ne risulteranno coinvolte.
Debbo dire con rammarico che, mentre si parla sempre di un Governo amico dell'agricoltura e della pesca, quando c'è da trovare le risorse, queste mancano sempre: lo abbiamo visto nella finanziaria, lo vediamo in ogni provvedimento sottoposto alla nostra attenzione.
Vorrei concludere il mio intervento con un'ultima considerazione. Anche nel dibattito che si è svolto oggi in aula, l'attenzione è stata concentrata sulle sfide che sono aperte per questo settore sul piano nazionale ed europeo e che riguardano la rinegoziazione delle politiche comuni della pesca nell'ambito dell'Europa e la valorizzazione della specificità del Mediterraneo.
Su questo aspetto, come abbiamo già fatto durante la finanziaria con la presentazione di un ordine del giorno che fu accettato, chiediamo al Governo di organizzare in tempi brevi una conferenza nazionale della pesca: ci sembra la sede più adatta per ridefinire una politica nazionale, per riportare ad unità un settore che oggi vive forti contraddizioni, per avviare un confronto serio sul decentramento, in rapporto con le regioni. Ci sentiamo di caldeggiare presso il Governo questo appuntamento cui la Camera, attraverso la Commissione agricoltura, potrà apportare il proprio contributo. Questo è il significato della nostra astensione dalla votazione: valorizzare il lavoro svolto dalla


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Commissione nell'esame del provvedimento e sottolineare gli aspetti critici che pure permangono in questo testo, con l'auspicio di costruire una via che apra ad una collaborazione effettiva per la costruzione di politiche comuni della pesca.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vendola. Ne ha facoltà.

NICHI VENDOLA. Signor Presidente, intervengo assai succintamente. Nel corso del dibattito, sia in Commissione, sia in aula, è stato ampiamente sottolineato quanto la pesca costituisca uno dei settori più importanti della nostra economia. Si tratta di un settore che da tempo vive una crisi legata sia all'assenza di una politica che guardi complessivamente, con un approccio globale e strategico, alla risorsa rappresentata dalla pesca sia all'inadeguatezza ed alla vecchiezza della flotta dei pescherecci. Nonostante ciò, siamo di fronte ad un settore che è in forte espansione per i consumi e che oggi vede coinvolti - parliamo della pesca marittima - circa 45 mila lavoratori.
Il decreto-legge che stiamo per votare, necessario al fine dell'utilizzo dei finanziamenti relativi al fondo che l'Unione europea ha assegnato al settore della pesca, a nostro giudizio continua ad avere un carattere emergenziale che è un po' la caratteristica, non soltanto in questo settore, di tanti interventi che sembrano rincorrere soltanto alcune scadenze. Ora c'è la scadenza del giugno 2002 ma c'è sempre un permanente rinvio del dibattito su quale sia la politica organica per lo sviluppo del settore. Come è stato più volte sottolineato, attraverso adeguati sostegni e con politiche di sviluppo di lungo periodo - che non abbiano il fiato corto -, il settore potrebbe non soltanto rispondere alle necessità del mercato che, come già detto, vede un significativo incremento di consumo, ma anche rappresentare un perno rilevante dello sviluppo occupazionale, soprattutto nel Mezzogiorno laddove, invece, la crisi del settore è più acuta, laddove pesa in maniera particolarmente grave la vetustà della flotta. E questo vale particolarmente per la Campania, per la Calabria e per la Sicilia.
Fino ad oggi, il Governo Berlusconi - e questo vale per tutto il settore della produzione agricola - non ha inteso investire il Parlamento di una discussione su progetti e programmi strutturali di profilo strategico che possano rispondere alle esigenze più volte espresse da coloro che operano in questi fondamentali settori della nostra economia, a cominciare da quello della pesca.
In tal senso, signor sottosegretario, ci troviamo di fronte ad una occasione perduta - questo vorrei dirlo con rammarico -, non solo per l'esiguità delle risorse impegnate nel decreto-legge oggi in discussione. Il provvedimento in questione, nonostante indubbi miglioramenti ottenuti nella discussione in Commissione e in aula, non riesce ad uscire da quella ottica di intervento emergenziale e peraltro non è sostenuto da adeguate e necessarie risorse economiche.
Per queste ragioni, noi non possiamo dare un voto favorevole. Tuttavia, anche al fine di poter utilizzare quei finanziamenti europei che sono indispensabili, come l'ossigeno, per quel settore della nostra economia - sarebbe ipocrita negarlo -, il nostro sarà un voto di astensione, che cerca di porre criticamente il problema di un metodo di lavoro e di un merito delle questioni che, di emergenza in emergenza, rischia di non farci mai discutere e scegliere sui nodi strutturali e organici di un altro modello di sviluppo (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.

EGIDIO BANTI. Signor Presidente, intervengo brevemente per annunciare e per motivare il voto di astensione del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo sul decreto-legge al nostro esame. Si tratta di un voto di astensione che intende sottolineare, da un lato, l'esigenza di intervenire comunque


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al più presto, certamente nel corso dell'anno 2002, nel settore della pesca e degli interventi strutturali che lo riguardano. Inoltre, intende sottolineare, sempre da questo punto di vista, l'aspetto positivo di un confronto aperto che si è sviluppato in sede di Commissione e che noi abbiamo apprezzato. Dall'altro lato, l'astensione intende a sua volta sottolineare il ritardo con cui interveniamo in questa materia, anche nell'anno in corso, un ritardo che non è imputabile ai gruppi di opposizione e che si ricollega alla vicenda del precedente decreto-legge rinviato alle Camere dal Capo dello Stato, e che oltretutto rischia di essere ulteriormente incrementato dalla procedura del visto di conformità dell'Unione europea. Infatti, non c'è dubbio che essendosi inserito (come peraltro doveva essere) nell'articolo 2 il rinvio contenuto nella legge al decreto del ministro delle politiche agricole e forestali per la disciplina delle misure di attuazione di cui al comma 1, questo stesso decreto dovrà essere sottoposto preventivamente, per evitare una ulteriore infrazione comunitaria, al visto di conformità (e questo rischia di allungare i tempi).
Inoltre, intendiamo ancora una volta rimarcare l'assoluta insufficienza dello stanziamento di 5 milioni di euro per la misura di riconversione del piano spadare, di cui all'articolo 2, e ci rammarichiamo ancora una volta del fatto che siano stati respinti - ci sembra senza motivazione sufficiente: anzi, con un elemento di forte contraddizione - gli emendamenti che avevamo presentato a questo riguardo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lumia. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE LUMIA. Signor Presidente, colleghi, con questo decreto-legge si sta perdendo un'occasione preziosa, sia per affrontare in modo serio il piano spadare, le pendenze esistenti, con le 89 unità che ancora debbono subire un processo di ristrutturazione, sia per dare una risposta seria e rigorosa attraverso risorse reali da investire in questo campo: con questo avremmo potuto compiere un passo in avanti notevole e consistente. Si è rifiutata la proposta, completa e matura, di investire 15 milioni di euro in questa ristrutturazione, che deve ancora continuare, che non può fermarsi e che non può essere lasciata in sospeso. Dall'altro lato, si è anche rifiutata l'altra proposta, contenuta in un ulteriore emendamento, di fermarsi almeno a 10 milioni di euro.
Il Governo, invece, si è presentato con un decreto-legge che prevedeva solo 3 milioni di euro; con il dibattito in Commissione e con il lavoro che si è svolto si sono aggiunti ulteriori 2 milioni, per fermarsi soltanto a 5 milioni di euro.
Come dicevo prima, si è imboccata una strada sbagliata, un infortunio che può anche riconoscersi ma che, naturalmente, compiuto in quest'aula assume una particolare valenza. Il sottosegretario sa che quelle attuate nel passato sono state scelte responsabili, anzi coraggiose. Il Governo di centrosinistra è stato infatti coraggioso nell'assumersi la responsabilità di aprire una dialettica con l'Unione europea. Questa dialettica ancora continua, si tratta di un dialogo difficile con alcuni momenti di conflitto.
L'attuale Governo - come ha fatto il Governo di centrosinistra - deve essere ancora capace di assumersi le responsabilità, di dare continuità alle scelte fatte, peraltro condivise e discusse in quest'aula con interventi precisi da parte di tutti i gruppi. Si deve fare in modo che questa assunzione di responsabilità vi sia e non si scada in una difesa burocratica distante e distaccata; bisogna fare scelte che aiutino il nostro comparto a non essere travolto da quelle determinazioni che l'Unione europea aveva preso nel passato. Ecco perché si è trattato di un'occasione mancata che, tra l'altro, poteva dare un segnale molto forte, qualificato ad una marineria che sta vivendo un momento molto difficile e complesso, che ha bisogno di una politica seria, rigorosa, alta e progettuale che sappia mettere da parte l'approccio, i


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limiti strumentali di chi vuole tradurre scelte ed innovazioni sostenendo che queste ultime appartengono al centrodestra in contrapposizione al centrosinistra.
Ecco perché, dopo l'intervento del sottosegretario, sono state fatte severe valutazioni; noi riteniamo che bisogna cambiare passo, avere un atteggiamento diverso, predisporsi alla discussione riguardante il nuovo piano europeo con una credibilità - che questo Governo si deve ancora conquistare in questo comparto - e con una capacità che sappiano far risaltare le specificità del Mediterraneo. Si deve preparare l'appuntamento del 2010 nel Mediterraneo che vedrà realizzarsi l'area di libero scambio fra tutti i paesi rivieraschi, i quali opereranno in un contesto unitario di mercato. In quest'ambito, anche il settore della pesca dovrà saper fornire delle iniziative, delle prestazioni e delle attività qualificanti, tali da non essere ulteriormente sottovalutate. Questo appuntamento non deve essere visto come un ulteriore vincolo, un ulteriore problema, bensì come una grande occasione che trasformi il nostro settore della pesca in una risorsa per il nostro paese e per tutto il Mediterraneo.
La nostra astensione sta a dimostrare che il Governo sarà incalzato per evitare quegli sbandamenti che sono stati annunciati oggi pomeriggio in aula. Cercheremo inoltre di preparare un appuntamento qualificante, rappresentato da una conferenza nazionale, nell'ambito della quale tutti, dal settore produttivo, alle istituzioni, alle regioni, dovremo assumerci delle responsabilità, per fare in modo che, finalmente, si proceda lungo la strada che noi abbiamo iniziato, che ha notevolmente migliorato la vita dei lavoratori e che ha creato, anche per gli armatori, tante opportunità. Bisogna fare in modo che la nostra pesca non venga penalizzata, ma sia valorizzata e per far questo è necessario che questo Governo diventi più credibile. Il provvedimento in oggetto non ha saputo conquistarsi questa credibilità e le poche risorse messe a disposizione di questo settore la dicono lunga su ciò che questo Governo considera prioritario nel sostenere le attività produttive e il Mezzogiorno. Le procedure previste, che non chiariscono ancora la possibilità di definire i nostri interventi, la dicono lunga sulla qualità amministrativa di questo Governo. Ecco perché la nostra astensione è ben motivata, rigorosa e non ostruzionistica, ecco perché saremo accanto a quegli operatori, che voi avete ingannato, per garantire loro il lavoro rigoroso di un'opposizione che sa in modo qualificato rappresentare questo mondo e metterlo in raccordo con la maggioranza e con le tappe difficilissime che dovremo tutti affrontare.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marinello. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Signor Presidente, signori colleghi, questo pomeriggio sulla conversione in legge del decreto-legge del 7 maggio 2002, n. 85 si è assistito ad un dibattito articolato, dai toni alti; molto spesso, tuttavia, questi toni alti hanno assunto la caratteristica di toni apodittici. Si è detto di tutto ed il contrario di tutto, perdendo di vista l'essenzialità delle cose ed il fatto che si trattava essenzialmente di misure urgenti per la flotta peschereccia per consentire l'attuazione del fermo pesca e di disposizioni urgenti riguardanti la pesca con reti derivanti.
Pertanto, nel preannunciare il voto favorevole alla conversione in legge del decreto-legge da parte del gruppo di Forza Italia, vorrei svolgere alcune precisazioni. Probabilmente, anzi sicuramente, siamo d'accordo con l'opposizione quando parla di carenza di approccio strategico, di inadeguatezza normativa, di ritardi della nostra flotta vecchia ed obsoleta; è vero! Invito, tuttavia, gli amici, i colleghi dell'opposizione a riflettere sul fatto che, per ben cinque anni, avevano il tempo per occuparsi di tali aspetti, ma non lo hanno fatto o non lo hanno fatto compiutamente (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia)!
Vorrei ricordare loro che, quando si è parlato di sistemi sanitari di sicurezza,


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nella scorsa legislatura è stata condotta dal nostro gruppo politico una battaglia politica. Vorrei, altresì, ricordare loro, con riferimento ai ritardi della legge n. 963 del 1965 (in due anni e mezzo i lavori sono rimasti bloccati, come dire, al palo), che ciò è avvenuto essenzialmente a causa della loro parte politica. Quando è stata compiuta la depenalizzazione dei reati minori, guarda caso il loro livello di attenzione nei confronti del comparto ha raggiunto livelli tali per cui, di fronte a semplici carenze, a semplici errori amministrativi o a semplici dimenticanze, compreso financo quella di tenere a bordo la licenza o il libretto conseguente, si è giunti, sì, alla depenalizzazione, ma con pene pecuniarie dai sei ai 18 milioni. Chi come me o i colleghi che mi circondano proviene da città marinare sa che la piccola pesca mediterranea sicuramente non può sopportare sanzioni di questo tipo (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia).
Cosa hanno compiuto nel settore della ricerca? Nel settore della ricerca ci vengano a dire cos'è il progetto Adriamed! In questa sede vi sono parlamentari che conoscono quel progetto e che sono pronti a confrontarsi con loro su queste cose.
La verità è una sola; ci hanno consegnato procedimenti di infrazione, un settore vecchio ed obsoleto dimostrando, al riguardo, scarsa attenzione, che, invece, oggi il Governo Berlusconi sta dimostrando. Bene sta operando il Governo, bene sta operando il Ministero delle politiche agricole e forestali ed il sottosegretario delegato. Larghi consensi provengono dall'intero mondo della pesca, dall'intero comparto e dalle categorie interessate ed i successi (lo potete anche riscontare dai verbali) del tavolo azzurro e della consulta nazionale della pesca lo stanno dimostrando. Non basta qualche piccola manifestazione, qualche pseudoconvegno, artatamente organizzato in prossimità di un turno elettorale. Se volete confrontarvi su tali aspetti, siamo pronti a farlo; siamo convinti che il gruppo di Forza Italia, questa maggioranza ed il Governo Berlusconi non si sottrarranno alle proprie responsabilità.
Concludo, riconfermando non soltanto il voto favorevole alla conversione delle decreto-legge in esame, ma, soprattutto, esprimendo estrema fiducia sul nostro operato perché, alla fine del nostro mandato, consegneremo sicuramente un comparto risanato e, in ogni caso, un comparto migliore rispetto a quello che voi ci avete lasciato (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, il mio intervento sarà estremamente sintetico e privo di esibizioni lessicali e quant'altro. Il presente decreto-legge è un provvedimento estremamente importante che riveste, quindi, carattere di urgenza; urgenza con la quale occorre regolamentare il settore - quindi l'attività di pesca - nonché un preciso utilizzo delle risorse, sia comunitarie sia nazionali, cosa peraltro estremamente importante. Proprio per l'importanza del decreto-legge stesso, per quello che esso contiene, per le priorità che va a soddisfare, il gruppo della Lega nord Padania intende esprimere il proprio voto favorevole. Massa di cretini!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rossiello. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Signor Presidente, credo sia dovere dell'opposizione in primo luogo, non cadere nella polemica sterile che, ahimè, sistematicamente viene frapposta quale trappola. Non ci caschiamo, onorevole Marinello: non abbiamo perso di vista la conversione in legge di questo decreto-legge, tant'è che non mutiamo l'orientamento di voto che avevamo deciso di esprimere su questo provvedimento. Astensione era ed astensione resta! Non ci facciamo condizionare,


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mi creda, dalle polemiche. Ciò che non possiamo consentire è essere contemporaneamente capitano Achab e Moby Dick: non possiamo consentirvelo! Un Governo deve assumersi le sue responsabilità.
Allora: per essere costruttivi, possiamo esaurire tale discussione con la certezza della convocazione di una conferenza nazionale sulla pesca perché una conferenza nazionale sulla pesca darebbe la possibilità di mettere a punto una serie di questioni. Onorevoli colleghi, siamo di fronte ad un rebus; questi, del resto, sono propri della politica, che se ne deve occupare. Quale è il rebus? Abbiamo navi sempre più efficienti - ahimè, questo è meno vero per l'Italia - ma si pesca sempre di meno. Ecco il rebus: navi più efficienti, ma si pesca di meno.
Per questa ragione, non per propaganda, affermo che siamo dalla parte dei pesci e dalla parte degli addetti ai lavori in questo settore. Stare dalla parte dei pesci significa in buona sostanza stabilire con quali navi pescare, con quali metodologie pescare, dove pescare, per quanti mesi all'anno pescare e cosa pescare. Non è difficile: è qui il punto!
Se vogliamo centrare la questione, il punto è questo! Ed è possibile, a mio avviso, farlo sulla base di studi scientifici seri, sulla base della gradualità e sulla base del consenso. Il consenso si ottiene soltanto concertando. È inutile stare a dire: sì alla ricerca, no alla ricerca. La vogliamo fare? La vogliamo finanziare? Ne vogliamo tenere conto? Se sì, sulla base di quegli studi, sulla base della riproduzione delle specie ittiche, sulla base della aritmetica valutazione del pescato, noi possiamo evidentemente sostenere innanzitutto una battaglia vera in Europa.
Una seconda questione sulla quale, all'atto della discussione sulle linee generali, mi sembrava di registrare il consenso dell'onorevole Scaltritti è quella rappresentata dall'esigenza di investire laddove vi è remuneratività. Qui mi si consenta una riflessione, senza polemica, anche se l'onorevole Vascon ogni tanto...
Sono del tutto evidenti le ragioni della richiesta, da parte della Lega, di una soppressione per intero. Diciamolo con chiarezza: questo paese evidentemente viaggia su due binari e a due tempi. Il problema, che oggi è direttamente affrontato da questo decreto-legge da riconvertire, interessa la Sicilia, la Calabria e la Campania. Non la Liguria, Vascon! La Liguria per tempo, rispetto a questo problema, seppe riconvertirsi! È stato il Mezzogiorno, ecco perché io ho parlato di battaglia di questo Governo, in questo Parlamento, per la coesione delle regioni dell'obiettivo uno, rispetto a questi problemi.
Del resto, se ho detto che stiamo dalla parte dei pesci, è evidente che non possiamo stare dalla parte delle reti derivanti di due chilometri e mezzo. Prima di tutto, perché sono antieconomiche - come sanno gli addetti al settore - ma, soprattutto, perché subiscono la concorrenza sleale dei paesi extracomunitari dove sono utilizzate. E poiché stiamo parlando di specie ittiche migratorie, è evidente che bisogna intervenire.

PRESIDENTE. Onorevole Rossiello, la prego di concludere.

GIUSEPPE ROSSIELLO. La ringrazio, signor Presidente, glielo ho promesso. C'è la questione delle risorse. Ma è mai possibile che questo Governo, che di risorse ne ha date in maniera quantitativamente abnorme a chi ha, non sia in condizione di intervenire per rispondere a quelle che sono le giuste esigenze? I cinque milioni di euro - lo sapete tutti - sono insufficienti! In genere, quando si va dal medico ed occorrono sei giorni di antibiotici, è inutile prenderli soltanto per due giorni, c'è la ricaduta! L'avevamo detto durante l'esame della legge finanziaria: voi avete mutilato il bilancio del ministero in termini di competenza e in termini di cassa. È del tutto evidente che adesso, con questa coperta, se te la porti sul petto, scopri i piedi e viceversa. E sarà sempre così!
Credo che, se vogliamo avviare una stagione nuova per questo comparto, la strada da intraprendere - lancio una seconda idea, signor sottosegretario - sia


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quella di lavorare per una legge quadro complessiva, più generale, che potrebbe rappresentare la ricaduta di quella conferenza nazionale sulla pesca che sicuramente si potrà giovare dell'apporto di tutti, a cominciare da lei che, evidentemente, per questo settore, sta impiegando tempo e sta impegnando la propria passione politica.
Sappia però che con questo tipo di procedimenti avremo sempre l'affanno, staremo sempre a rincorrere: sono passettini! È vero che passettino dopo passettino si possono percorrere grandi distanze, ma credo sia necessario, per questo comparto che è in crisi, dare un'accelerata, con una presa di posizione ferma e leale verso l'Europa e, a livello nazionale, con l'armonizzazione delle varie posizioni, come esse si sono anche configurate nel dibattito in questo Parlamento. La ringrazio, signor Presidente (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Rossiello. Lei chiede un'accelerata al comparto, io chiederei, più modestamente, un'accelerata ai lavori, se fosse possibile, perché abbiamo ancora diverse cose da fare.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paola Mariani. Ne ha facoltà.

PAOLA MARIANI. Signor Presidente, il mio intervento sarà molto breve. Come è già stato detto, vorrei ribadire che questo provvedimento, per la scarsità di risorse di cui è dotato, rischia di essere un'occasione mancata per dare risposte compiute ai problemi della pesca, come in questo caso, per la riconversione delle spadare. Non si può infatti proclamare a parole di essere vicini al mondo della pesca e ai suoi problemi e poi, con i fatti, dimostrare tutt'altro.
Sappiamo che il settore della pesca vive di equilibri delicati e di regole rigorosamente condivise e faticosamente individuate.
Ogni qual volta si affronta un problema, infatti, non si può ragionare per compartimenti stagni, ma bisogna farlo in maniera equilibrata, lungimirante. In questo caso, non possiamo far valere - come, purtroppo, sta accadendo per alcuni provvedimenti - le promesse elettorali; non ci si può permettere di essere tirati per la giacca, perché, quando si parla di un settore delicato, come quello della pesca - i lavoratori di questo settore sanno cosa sia veramente il lavoro duro, faticoso, rischioso, di ogni giorno -, non si possono turbare gli equilibri e sovvertire le regole che già sono in vigore.
Mai era successo, prima d'ora, che il Governo emanasse dei provvedimenti senza la concertazione, senza avvalersi di quelle strutture, democraticamente ed universalmente riconosciute, come il parlamentino della pesca, perché sappiamo bene che alcuni dei provvedimenti emanati non sono condivisi dal mondo della pesca e stanno creando problemi notevoli.
Poco fa, nel corso del mio intervento, ha citato la pesca dei piccoli pelagici. Il Governo è intervenuto, liberalizzando questo tipo di pesca che forse, per molti, suona incomprensibile; si tratta della pesca del pesce azzurro che, tuttavia - come mi dicevano i pescatori, i veri esperti - è il nutrimento di tutto il pesce dell'Adriatico. Se liberalizziamo la pesca del pesce azzurro per accontentare alcune marinerie, quelle più forti, quelle che possono disporre di attrezzature per spostarsi anche per lunghi tratti e per soggiornare a lungo fuori dai loro porti, facciamo in modo che alcune zone, come quella delle Marche, possano vedere, in poco tempo, depauperate tutte le risorse ittiche, non solo il pesce azzurro, ma anche il nutrimento per gli altri pesci. Questo significa adottare una politica che, in poco tempo, può mettere in ginocchio una categoria.
Quando si adottano dei provvedimenti per dare un contentino rispetto alle promesse elettorali, si pensi anche alle ricadute che ciò può provocare in altri territori. Io prima accennavo - perché è stato evidenziato anche dal sottosegretario - al problema delle vongolare che, in questo momento, interessa forse solamente la regione Marche. Ieri, abbiamo assistito ad


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una grave manifestazione, molto serrata. Con l'occupazione dei binari alla stazione di Ancona, infatti, è stato bloccato tutto il traffico che collega il nord e il sud del nostro paese. Mai prima d'ora i vongolari avevano scelto una strategia così dirompente, creando disagio con l'interruzione del pubblico servizio. Ciò perché mai prima d'ora il Governo aveva emanato un decreto-legge senza l'accordo con le parti, senza aver sentito il parlamento della pesca, senza averlo concertato con la regione Marche o con le regioni che comunque sono principalmente interessate a questo tipo di interventi.
In questo settore, stiamo creando dei problemi di ordine pubblico, di sicurezza sociale. Voi parlate tanto di questi problemi ma non vi preoccupate di quando voi stessi create problemi di questo tipo.
In questo settore, è necessario imporre, introdurre regole chiare e condivise perché, in settori come la pesca, dove si lavora, con gravi disagi, ogni giorno, dove ogni fattore esterno può intervenire a modificare anche il proprio reddito, dove l'ambiente, ogni tipo di interventi, anche i mancati interventi, possono pregiudicare interi settori, non si può giocare con provvedimenti tampone.
Noi chiediamo al Governo di far seguire i fatti alle parole, senza dimenticare i principi dell'eguaglianza, delle regole, dell'equità. Noi vi incalzeremo su ciò e non vi consentiremo di stravolgere i delicati equilibri di questo settore, come gli altri, dovete state inopinatamente mettendo le mani (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Prendo atto che gli onorevoli Catanoso, Lucchese e Scaltritti chiedono alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna della loro dichiarazione di voto e che l'onorevole Scaltritti chiede alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del testo del suo intervento conclusivo. La Presidenza lo consente.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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