Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 149 del 29/5/2002
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(Trasferimento di beni ambientali alla società «Patrimonio dello Stato» Spa - n. 3-00990)

PRESIDENTE. L'onorevole Vigni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00990 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 5).

FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, vorremmo conoscere l'opinione del ministro dell'ambiente e della tutela del territorio in merito a un decreto-legge del Governo, a nostro giudizio molto preoccupante per l'ambiente e per i beni culturali. Questo provvedimento prevede l'istituzione di due società. Alla prima società, Patrimonio dello Stato Spa, potrà essere trasferito tutto il patrimonio dello Stato, nulla escluso: scuole, caserme, ospedali, ma anche beni culturali e ambientali, musei e spiagge. La società Patrimonio dello Stato Spa dovrà gestire ed, eventualmente, vendere questi beni.
A nostro avviso, il primo pericolo è il rischio di una svendita del nostro patrimonio ambientale per fare cassa. Ma vi è di più: la prima società, Patrimonio dello Stato Spa, potrà trasferire alla seconda società, Infrastrutture Spa, una parte dei beni. La società Infrastrutture Spa dovrà reperire i soldi dai risparmiatori e dalle banche per finanziare opere pubbliche e quei beni pubblici faranno da garanzia per i finanziamenti.
Il secondo rischio è quello di mettere una gigantesca ipoteca sul patrimonio ambientale e culturale dello Stato. Al ministro dell'ambiente, che dovrebbe vigilare sull'ambiente, chiediamo se non abbia da dire o, soprattutto, da fare qualcosa.


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PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, onorevole Matteoli, ha facoltà di rispondere.

ALTERO MATTEOLI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. Signor Presidente, con il decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, al fine della valorizzazione, della gestione ed alienazione del patrimonio dello Stato, è stata istituita una società denominata Patrimonio dello Stato Spa (articolo 7, comma primo). Alla predetta società possono essere trasferiti, in particolare, i diritti sui beni immobiliari facenti parte del patrimonio disponibile e indisponibile dello Stato e sui beni immobili del demanio statale; al riguardo, gli onorevoli interroganti esprimono la preoccupazione che da ciò derivi una sostanziale ipoteca sul patrimonio ambientale e culturale del nostro paese. In proposito, per quanto di mia competenza, devo fare preliminarmente presente che le norme del decreto-legge richiamato non interferiscono con i compiti istituzionali del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio al quale non compete la gestione e l'amministrazione dei beni pubblici sopraindicati, né dalle stesse disposizioni può farsi derivare una comprensione o una riduzione delle attribuzioni del ministero medesimo nei riguardi dei beni in discorso sotto il profilo della tutela ambientale e del territorio. È il caso di fare rilevare a questo proposito che il sistema della normativa, in materia di tutela ambientale, non incontra limitazioni in relazione alla natura del bene oggetto della tutela o dalla titolarità del bene medesimo; pertanto, il fatto che i beni in questione possano essere trasferiti alla istituenda Patrimonio dello Stato Spa non comporta una minore tutela degli stessi.
Per quanto riguarda il patrimonio ambientale e culturale su cui espressamente si sono incentrate le preoccupazioni degli interroganti si rappresenta che detti beni sono affidati alla gestione e alla diversa tutela del competente Ministero dei beni e delle attività culturali ed, infatti, opportunamente, nel decreto-legge richiamato si prevede all'articolo 10, comma 10, che il trasferimento dei beni di particolare valore artistico e storico è effettuato d'intesa con il Ministero dei beni e delle attività culturali. Tale cautela non si è ritenuta necessaria nei confronti del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio in quanto, come si è già detto, le attribuzioni e i poteri di detto ministero in materia di tutela ambientale rimangono integri indipendentemente dalla natura o dalla titolarità dei beni oggetto della tutela.
Voglio infine aggiungere che la sinistra manifesta - da quando si è insediato questo Governo - una particolare preoccupazione per quanto riguarda lo sfilamento di competenze dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio; io ringrazio la sinistra per questa sua preoccupazione, ma è mia intenzione garantire sia la sinistra, sia la destra ed anche le forze di centro che il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio si trova lì per svolgere un ruolo istituzionale che è quello della salvaguardia ambientale e intende svolgerlo fino in fondo.
Pertanto, alle preoccupazioni rispondo con fermezza ribadendo che la salvaguardia ambientale resterà nelle mani del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio.

PRESIDENTE. Ringrazio il signor ministro anche per la precisazione che ha voluto aggiungere alla risposta.
L'onorevole Vigni ha facoltà di replicare per due minuti.

FABRIZIO VIGNI. Signor ministro, dopo avere ascoltato le sue risposte, sono più preoccupato di prima; ci mancherebbe anche che fossero messe in discussione le competenze del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio in tema di salvaguardia ambientale: qui stiamo parlando d'altro!
Alle nostre preoccupazioni voi avete risposto: ma per carità, nessuno vorrà mai vendere il Colosseo o la fontana di Trevi o le spiagge della Sardegna. Allora, signor ministro le chiedo, perché ciò non è stato previsto esplicitamente nel decreto-legge richiamato; perché non è stato previsto


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che questo e quello non verranno mai posti in vendita. Sulle spiagge ci avevate già provato con l'emendamento approvato in sede di legge finanziaria; il ministro Matteoli, al riguardo, disse che si era trattato di un errore e quella norma fu parzialmente corretta. Tuttavia, quella norma non è niente in confronto a ciò che si rischia oggi per il nostro patrimonio ambientale e culturale.
Per i beni culturali il decreto-legge in questione prevede che almeno il ministro Urbani possa dire la sua sull'argomento; nel caso dei beni ambientali - ad esempio nel caso delle spiagge - deciderà invece soltanto il ministro Tremonti, mentre il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio non avrà voce in capitolo. So bene che il Governo è alla ricerca disperata di soldi per realizzare le opere pubbliche promesse che ammontano a 250 mila miliardi di lire mentre dispone attualmente, si è no, di 5 mila miliardi di lire. Ma non è questo il modo giusto di trovare finanziamenti per realizzare le opere pubbliche! Il ministro Matteoli sostiene che agendo in questo modo non si ipoteca nulla; però, se io ad esempio vado in banca a chiedere un prestito dando in garanzia la casa e poi, dopo dieci anni, non sono in grado di restituire quanto preso a prestito la banca si rifarà sulla mia casa. Pertanto, signor ministro, che cosa succederà se fra 10 o 15 anni Infrastrutture Spa producendo un debito non potrà farvi fronte e a garanzia di tale debito saranno quei beni che costituiscono il patrimonio collettivo del paese?
Le nostre sono esagerazioni? Vorrei leggere cosa ha scritto un economista sul Corriere della Sera: la mia generazione ha sorriso nel vedere al cinema il povero ma intraprendente italiano del dopoguerra - era Totò, in Totò truffa - che cercava di vendere la fontana di Trevi al ricco americano. Il rischio - è stato scritto - è che ora mio figlio debba pagare un'ingente tassa per far sì che la ricca Italia del XXI secolo cancelli l'ipoteca sulla fontana di Trevi accesa dal Governo Berlusconi.
Voi rischiate di arrecare un danno molto grave al patrimonio collettivo di tutti i cittadini di questo paese. Noi cercheremo di contrastarvi dentro al Parlamento, come stiamo facendo, ma anche fuori, come abbiamo fatto ieri con un'iniziativa dei DS e di Sinistra ecologista (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

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