Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 148 del 28/5/2002
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TESTO INTEGRALE DELL'INTERVENTO DEL DEPUTATO GIULIANA REDUZZI SUL COMPLESSO DELLE PROPOSTE EMENDATIVE PRESENTATE ALL'ARTICOLO 3 DEL DISEGNO DI LEGGE N. 2454

GIULIANA REDUZZI. Intervengo volentieri, per dar voce alle centinaia di cittadini che mi hanno comunicato per iscritto il proprio parere contrario al disegno di legge in esame, per esprimere la posizione del gruppo della Margherita e la nostra attenzione agli appelli delle associazioni non lucrative, del sindacato, delle imprese.
Il disegno di legge Bossi-Fini interviene in una materia, l'immigrazione, che si pone come fenomeno strutturalmente legato alla complessità della società moderna.
Non possiamo ridurre tutta la questione ad un mero problema di ordine pubblico.
È doveroso farsi carico delle serie istanze che ci pervengono dalla società civile, in materia di sicurezza personale e sociale. Ma non possiamo accettare che si acuiscano le paure dei cittadini, istituzionalizzando l'equazione «immigrato uguale pericolo» per la società che lo accoglie.
Questo disegno di legge solo nelle enunciazioni di principio contenute nella relazione illustrativa che accompagnava la bozza di settembre affermava di perseguire solidarietà, giustizia, uguaglianza. Si leggeva testualmente «l'immigrazione è per l'Italia, oltre che un'occasione per manifestare solidarietà a chi si trova in difficoltà, una necessità per la sua sopravvivenza: è un fenomeno con il quale dobbiamo imparare a convivere per molti e molti anni. Il problema non riguarda il »se« dell'immigrazione, che è risolto dai fatti, ma il »come«, cioè la disciplina del fenomeno».
Ora nell'articolato ci vengono fornite proposte che non tengono conto del fatto che l'immigrato è una persona e non uno strumento o, peggio, una minaccia. È vero che è necessario frenare la criminalità ed


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offrire con fermezza ed efficienza una doverosa tutela alla sicurezza dei cittadini, ma non crediamo che la strada prospettata possa essere realmente risolutiva.
Non condividiamo l'impostazione di fondo di questo disegno di legge perché la gestione di un problema è saggia ed efficace solo se parte da una visione serena, antropologica ed equilibrata del fenomeno nella sua intera complessità.
Se vogliamo gestire la materia dell'immigrazione in modo efficiente, dobbiamo necessariamente prendere atto del fatto che essa è strettamente connessa alle dinamiche della globalizzazione ed alla iniqua distribuzione delle risorse del pianeta, che fa sì che quattro quinti delle ricchezze mondiali siano in mano ad un quarto della popolazione.
Siamo, quindi, di fronte ad una questione che palesemente travalica i confini nazionali e richiede politiche comuni. Perciò non ci spieghiamo la necessità di intervenire in maniera frettolosa ed urgente quando la stessa Unione Europea sta per approvare una normativa cui anche l'Italia dovrà adeguarsi, modificando sicuramente quanto oggi ci viene proposto per l'approvazione.
L'intera materia, inoltre, era già organicamente normata dalla legge Turco-Napolitano che, entrata in vigore nel 1998, iniziava a mostrare effetti incoraggianti. Francamente riteniamo che sarebbe stato più produttivo verificarne lo stato di applicazione ed il livello di raggiungimento degli obiettivi, considerato inoltre che essa concedeva al Governo ampia discrezionalità di interpretazione e libertà di intervento per promuovere, prevenire e correggere.
Si è preferito invece stravolgere il patrimonio già esistente, e non parlo solo di leggi ma di tutta la ricchezza fatta di relazioni, di esperienze di solidarietà, di riflessioni e di progressi umani e culturali, come testimoniano documentate comunità operanti nel settore.
Entrando nel merito del disegno di legge, dobbiamo dire che non possiamo accettare una normativa che nega palesemente i valori fondamentali e irrinunciabili di ogni etica che voglia essere sinceramente umana ancor prima che cristiana.
Nell'insieme dell'articolato che ci viene proposto, infatti, è chiaramente leggibile la visione della persona immigrata come pura forza lavoro temporanea e potenzialmente pericolosa, come strumento finalizzato alla produzione di ricchezza per la società che lo accoglie e gli consente, bontà sua, di rimanere al suo interno solo finché produce.
Non abbiamo trovato sufficienti riconoscimenti ai diritti fondamentali propri di ogni essere umano e questo è mortificante, sicuramente per l'immigrato, ma anche per l'immagine di società italiana che ne esce apparentemente xenofoba, incapace di apertura solidale e di confronto, bisognosa di steccati per tutelare se stessa.
Noi, al contrario, crediamo che la nostra società sia ben disposta all'accoglienza e alla solidarietà per la sua storia (che registra pure una forte emigrazione) e per le sue radici culturali (siamo convinti che non vi sia crescita culturale e difesa delle proprie radici se non in un continuo confronto armonico multiculturale con tutti).
Per garantire tranquillità a tutto il tessuto civile occorre, dunque, conciliare il bisogno di mano d'opera, ripetutamente segnalato dalle associazioni del mondo imprenditoriale, con il diritto delle persone immigrate a condurre una vita dignitosa (a Bergamo gli imprenditori chiedono 5 mila immigrati all'anno).
Non si può realisticamente pensare di poter pretendere lavoro e rispetto da persone, uomini e donne, cui contemporaneamente vengono limitate le possibilità di avere una casa, di vivere con la propria famiglia, di contare su un minimo di stabilità lavorativa.
Si sopprime lo sponsor a favore dello straniero che intende entrare in Italia per la ricerca di un lavoro. Si inaspriscono le normative rendendo più difficile per un immigrato ottenere una condizione regolare.


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Si prevede la regolarizzazione di colf e badanti ma non si agevola la regolarizzazione di onesti dipendenti di impresa.
Si varano misure forti ma inefficaci contro l'immigrazione clandestina. L'espulsione immediata è certamente di grande effetto sulla gente comune, ma si deve porre fortemente in dubbio che essa venga maggiormente rassicurata e tranquillizzata dal provvedimento repressivo. Anzi la «caccia sistematica al clandestino», l'espulsione e l'imprigionamento di massa non possono che destare ulteriore allarme ed agitazione, e non soltanto tra gli immigrati.
Misure rigorose, lo sappiamo benissimo, non bastano a fermare o anche solo ad arginare il fenomeno immigrazione. Chi decide di lasciare il proprio paese per dare speranze di sopravvivenza a sé e alla propria famiglia lo farà sempre e comunque: chi è disperato è disposto a tutto, sfida morte e carcere perché non ha più nulla da perdere.
Non possiamo quindi lasciare dei disperati nelle mani della criminalità organizzata, che potrà aver ragione di persone facilmente ricattabili attraverso una clandestinità favorita da una normativa che non garantisce loro diritti.
Le proposte di emendamento vogliono dare al disegno di legge un volto umano e metterlo in reale sintonia con i diritti irrinunciabili dell'uomo, con i principi ispiratori della Costituzione italiana, con le imminenti direttive europee e con la sensibilità vera che accompagna una visione serena del mondo, della cooperazione tra i popoli, della equa distribuzione delle risorse perché vogliamo guardare con fiducia ad un domani di pace fondato su uguali condizioni economiche e sociali nei paesi del mondo intero.

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