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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'interpellanza e di interrogazioni.
PRESIDENTE. L'onorevole Spini ha facoltà di VALDO SPINI. Signor Presidente, ministro Giovanardi, voglio illustrare la mia interpellanza, non perché non sia chiaro il suo contenuto - che sicuramente è molto limpido al ministro - ma perché in questa legislatura è forse questa la prima occasione in cui possiamo fare il punto sulla politica di attuazione della Costituzione in una materia così importante, così delicata e così fondamentale come quella della libertà religiosa. Questo per il sottoscritto è un impegno che non decorre da oggi: ricordo che la mia prima interrogazione presentata alla Camera risale al lontano 1979 e riguardava la mancata stipula dell'intesa con la chiesa valdese. Successivamente, nel 1984, intervenni a nome del mio gruppo di allora - il gruppo del partito socialista italiano - sia sulla revisione del Concordato sia sulla stipula dell'intesa con la chiesa valdese, la prima in attuazione dell'articolo 8 della Costituzione.
reiterati tentativi, proprio per questo motivo, non è sottoponibile a referendum. Nella Costituzione vi è poi l'articolo 8, il quale, in realtà, sembra di carattere più generale. Tale articolo afferma che tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Tutte le confessioni religiose - questa è la parte specifica - diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. Il terzo comma afferma che i rapporti di queste confessioni religiose con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. Vi è poi una terza ipotesi costituita da quelle confessioni religiose che non intendono avere un rapporto pattizio accontentandosi di una legge generale oppure che non possono averlo. Penso, per esempio, alla religione musulmana che è ormai diventata la seconda presenza religiosa in Italia. Tale religione - se sono ben informato - ha almeno tre rappresentanze di un certo livello, quindi per lo Stato italiano è stato finora sostanzialmente impossibile individuare a quale di queste tre rappresentanze potrebbe spettare la titolarità per una eventuale intesa con lo Stato italiano.
sentire cosa il Governo abbia in animo di fare al riguardo e successivamente, se non vi fossero altri metodi, potrebbero eventualmente essere presentati da parlamentari. Credo quindi - lo ripeto - che sia giusto e corretto sentire cosa ne pensi il Governo.
che si presenta appunto multiculturale e multireligiosa. Non si tratta quindi, anche se sarebbe sufficiente, di porre soltanto un problema di principio, bensì anche di chiaroveggenza, ovvero di capacità di cominciare ad articolare, in modo ordinato e coerente con la Costituzione, la convivenza, più complessa rispetto al passato, di varie fedi e religioni.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, in relazione a quanto viene segnalato dall'onorevole Spini nella sua interpellanza, che tratta una materia assai complessa sulla quale la Commissione affari costituzionali della Camera si era intrattenuta nella scorsa legislatura sia sotto il profilo del disegno di legge riguardante la libertà religiosa sia sotto il profilo delle intese riguardanti le confessioni dei testimoni di Geova e quella dell'unione buddhista, posso assicurare che questo Governo è certamente sensibile ai problemi connessi all'effettivo esercizio della libertà religiosa, in tutti i suoi diversi aspetti e alle legittime istanze delle confessioni religiose, come del resto aveva già affermato, nell'ambito delle relazione programmatica, lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri, all'atto di ricevere la fiducia parlamentare, al fine di realizzare un profondo rinnovamento dello Stato, all'interno del quale siano risolte anche le questioni complesse che l'interpellante ha indicato.
non erano state approvate dal Parlamento a causa della fine della passata legislatura.
PRESIDENTE. L'onorevole Spini ha facoltà di VALDO SPINI. Signor Presidente, intanto ringrazio il ministro per essersi presentato autorevolmente e aver dato una risposta anche abbastanza generale a questi quesiti.
Il Governo, di cui il ministro Giovanardi è autorevole esponente, ha di fronte una serie di adempimenti ancora da compiere. Infatti, la disciplina della libertà religiosa nel nostro paese è da considerarsi un po' a tre strati. L'articolo 7 della Costituzione riguarda specificamente la chiesa cattolica, la quale ha stipulato con lo Stato un atto che ha natura giuridica di trattato internazionale. Si tratta di un trattato internazionale che, nonostante
Per queste confessioni che non vogliono, non sono in grado, non possono o non hanno ancora maturato i presupposti giuridici necessari per stipulare intese, deve valere una legge di libertà religiosa coerente con la Costituzione. Che cosa è avvenuto, di fatto, in questi anni? Per quanto riguarda la chiesa cattolica il Concordato originario del 1929 è stato rivisto dall'allora Governo Craxi in una nuova versione che è stata poi ratificata dalla Camera dei deputati nel 1984. Per quanto riguarda l'articolo 8 si sono stipulate intese - quelle finora realizzate - con le principali chiese protestanti e con gli ebrei. Forse - ciò è oggetto della nostra interpellanza - nella scorsa legislatura si è presentato un fatto nuovo, vale a dire la definizione, la conclusione di trattative da parte dello Stato italiano con i testimoni di Geova e l'unione buddista e la trasmissione in Parlamento del relativo disegno di legge di ratifica. Ciò è da considerarsi un fatto nuovo perché questa volta non si tratta di chiese protestanti o della presenza ebraica nel nostro paese, ma di due culti di carattere diverso. Infatti, nonostante quello che a volte popolarmente si pensi, i testimoni di Geova non sono protestanti; per quanto riguarda invece l'unione buddista si tratta di un culto, diciamo così, orientale in senso proprio. Quindi, da questo punto di vista la questione diventa interessante perché si tratterebbe del primo caso in cui lo Stato italiano riesce a definire un rapporto d'intesa al di fuori della tradizionale e più consuetudinaria triade: cattolici, protestanti, ebrei. Ecco perché ci è sembrato giusto rivolgere un'interpellanza al Governo per capire cosa stava avvenendo. Il raggiungimento dell'intesa è stato piuttosto tormentato ma direi che, per quanto riguarda la definizione del testo, si è trattato di un successo.
Come è noto, ai sensi dell'articolo 8 della Costituzione, le confessioni religiose hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. Nel corso di una lunga trattativa, anche i testimoni di Geova hanno accettato questo dato e, pertanto, ci è sembrato giusto chiedere all'attuale Governo quali fossero le sue intenzioni riguardo a tali intese, stipulate a norma dell'articolo 8 della Costituzione, rispettivamente con i testimoni di Geova e con l'unione buddista; queste ultime sono state firmate dal Presidente del Consiglio D'Alema e successivamente tradotte in disegni di legge da parte del Presidente del Consiglio successivo, l'onorevole Giuliano Amato, ma il Parlamento, tuttavia, non riuscì a ratificarle prima della scadenza della legislatura.
La prima domanda che rivolgo al Governo è se intenda fare propri tali testi e, quindi, presentarli alle Camere. Teoricamente anche un deputato o più potrebbero prenderli a riferimento e presentare una proposta di legge che ne ricalchi il contenuto, ma ciò mi sembrerebbe scorretto. Credo, pertanto, che sia giusto ed importante
Oltre questi testi definiti, ricordo che erano in corso altre trattative per la definizione di cinque intese; a tale proposito erano stati avviati alcuni colloqui che non sono ancora terminati. La seconda domanda che rivolgo al Governo è se intenda riprendere il dialogo, se abbia ricostituito l'apposita commissione presso la Presidenza del Consiglio e quali siano, in questa direzione, le prospettive di una conclusione.
Non vorrei trascurare questa occasione anche per sollevare il terzo problema, vale a dire il completamento del disegno costituzionale in tema di libertà religiosa. Oggi, infatti, per quelle chiese che non hanno stipulato né il concordato, come la Chiesa cattolica, né intese, ex articolo 8, vale ancora la legislazione del 1929-30 sui culti ammessi, per ciò che ne è rimasto in piedi perché la Corte costituzionale ne ha picconato una buona parte. Tuttavia, la legislazione del 1929-30 sui culti ammessi risente chiaramente di un clima politico, anche culturale, del tutto diverso da quello dell'attuazione costituzionale. Già il termine «culti ammessi» in un'Europa pluralista suona non accettabile.
Pertanto, credo che questa sia l'occasione buona per affermare che, da parte di una quarantina di deputati dell'Ulivo, è stato ripresentato all'attenzione della Camera il testo della proposta di legge n. 1576, di cui mi onoro di essere il primo firmatario, che recepisce il testo elaborato dalla Commissione affari costituzionali della scorsa legislatura (ne era stato l'artefice il relatore, l'onorevole professor Domenico Maselli). Questa nostra iniziativa - lo devo rilevare - ha avuto un certo effetto perché, non molto tempo dopo, lo stesso Governo ha presentato un suo progetto di legge (con alcuni modifiche che non è il caso di discutere) il cui impianto è quello del vecchio disegno di legge Prodi. A questo punto devo anche dire - e mi rivolgo al ministro dei rapporti con il Parlamento per la sua particolare competenza, nonché alla Presidenza della Camera - che, poiché su tale materia sono stati presentati un disegno di legge del Governo ed una proposta di legge dell'opposizione non troppo lontani tra di loro, vi sono tutti gli ingredienti per cominciare a parlarne, per evitare ciò che è accaduto nella scorsa legislatura: all'epoca, tutti espressero un voto su un testo, con l'unico difetto che lo votarono nel febbraio del 2001 quando era impossibile portarlo poi a conclusione.
Ritengo, quindi, che, vista la delicatezza e la complessità della vicenda - è un appello che lancio in sede di illustrazione della mia interpellanza - dovremmo affrontare con tempestività questo tema, senza accantonarlo per troppo tempo; è evidente che si tratta di argomenti delicati su cui tutti vogliono esprimere la loro opinione; sono delicati perché, precedentemente, questa materia aveva un grande valore di principio (in tema di libertà religiosa anche una sola persona ha valore) trattandosi di un tema di grande rilevanza e di una questione di coscienza. Anche le piccole confessioni hanno il diritto di essere trattate secondo i dettami della Costituzione. Oggi in un mondo di immigrazione non si tratta solo di una questione di principio ma anche di un tema di grande rilievo per una convivenza civile ed armonica, che avrebbe effetti positivi nel nostro paese.
È chiaro ed evidente che lo Stato non può che beneficiare di tutti i vantaggi derivanti dal fatto di stabilire un rapporto ordinato con tali confessioni religiose. Senza affermare di non essersi impegnato in trattative difficili e delicate, eviterebbe di lasciare una situazione di non chiarezza e che comporterebbe per le varie fedi religiose un'esistenza non ordinata che certo non può giovare nemmeno alla vita normale delle nostre comunità e della nostra civiltà.
Credo che questo sia un modo intelligente di affrontare i problemi della convivenza, della multiculturalità in un'Europa
Tornando, in conclusione, all'interpellanza da me presentata, vorrei chiarire per quale ragione, da un lato, ho presentato tale strumento del sindacato ispettivo, mentre, dall'altro, abbiamo presentato una proposta di legge generale sulla libertà religiosa. È mia convinzione - sentiremo cosa pensa al riguardo il Governo - che le due cose vadano di pari passo, nel senso che, una volta approvata la legge generale sulla libertà religiosa, le intese potranno restringersi a pochi articoli concernenti aspetti specifici. Pensate, infatti, che ognuna delle intese comincia affermando che la legislazione del 1929-30 non vale per i rapporti con quelle confessioni religiose. Pertanto, nel momento in cui è approvata una legge generale, questa dizione è destinata a scomparire dal testo delle intese.
Credo però che non per questa ragione le intese perdano il loro valore; potranno eventualmente ridursi a pochi capitoli, disciplinando la specificità di una pratica e di una fede religiosa.
Come credo i colleghi comprenderanno, dal mio punto di vista ci si pone in modo molto trasparente in ordine alla questione della tutela della libertà religiosa; appartengo infatti ad una minoranza religiosa - quella della chiesa valdese - che per prima ha realizzato l'intesa. Spero che da parte di tutti, dal momento che questo dobbiamo fare laicamente nelle istituzioni che rappresentiamo, ci si confronti sul principio e sui problemi di libertà e di pluralismo validi per tutti.
Per questa ragione mi è sembrato opportuno «scomodare» il Governo e constato che abbiamo questa possibilità di confronto alquanto approfondito per parlare di intese anche con chiese il cui nome può risultare a volte non molto noto. Ciò è tuttavia importante per dare giustizia anche a tali chiese, nella misura in cui esse si rapportano all'ordinamento giuridico dello Stato ed hanno le caratteristiche giuridiche e culturali di adesione necessarie: è giusto che anche per loro lo Stato italiano applichi sino in fondo la Costituzione.
Ecco perché, con questo atteggiamento trasparente e spero anche chiaroveggente per quanto riguarda le nuove religioni e i nuovi culti che sono presenti nella società italiana, ho rivolto questa interpellanza al Governo. È infatti ormai trascorso un anno di vita di questa legislatura e, considerato che per via del bicameralismo perfetto questi documenti dovranno essere sottoposti anche all'esame del Senato, è opportuno esaminare per tempo questi procedimenti legislativi ed evitare poi - credo si tratti di un'eventualità che tutti dovremmo fare in modo di respingere decisamente - che la questione sia riconsegnata ad un'altra legislatura.
Noi siamo convinti, infatti, che nella società odierna e ancor più in quella di domani, con presenze articolate e pluraliste di realtà religiose, diverse da quelle tradizionali, che si registreranno sul nostro territorio, lo Stato non potrà essere l'arcigno controllore dei doveri del cittadino, bensì dovrà porsi come difensore autorevole e forte delle sue libertà e dei suoi diritti inalienabili e credo che al primo posto vi sia la libertà religiosa.
Un primo ma significativo passo per il raggiungimento di questo obiettivo è stata l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri, lo scorso 1o marzo, del disegno di legge recante norme sulla libertà religiosa e abrogazione della legislazione sui culti ammessi, a cui faceva riferimento l'onorevole Spini, che si è affiancato al progetto di legge parlamentare già all'esame della Commissione affari costituzionali della Camera. Questo disegno di legge del Governo è stato assegnato in data 8 aprile alla Commissione affari costituzionali e anch'io, nella mia veste istituzionale di ministro per i rapporti con il Parlamento, credo sia opportuno sensibilizzare tutti i gruppi parlamentari perché la discussione su questo testo proceda speditamente. Con questo provvedimento il Governo intende dare, da una parte, completa attuazione ai principi costituzionali in materia di libertà di coscienza, di religione e di credenza, nonché ai principi contenuti nelle numerose convenzioni internazionali sui diritti dell'uomo; dall'altra, vuole abrogare la normativa degli anni 1929-1930 sull'esercizio dei culti diversi dal cattolico che, con riferimento al concetto di religione dello Stato, venivano allora definiti culti soltanto «ammessi». Il suddetto disegno di legge disciplina altresì per la prima volta il procedimento per la stipulazione delle intese fra Stato e confessioni religiose previste dal terzo comma dell'articolo 8 della Costituzione. Tale procedimento, nella prima fase di attuazione della norma costituzionale, era stato avviato in via sperimentale e si è poi consolidato in una prassi che ha costituito il modello procedurale delineato da questo disegno di legge.
Il Governo, pertanto, ha ritenuto opportuno compiere questo primo passo in tema di libertà religiosa con la presentazione del provvedimento oggetto di valutazione parlamentare già nel corso della XIII legislatura. Se ben ricordo, in quella sede avevamo sottolineato la necessità di affrettare l'approvazione di una legge quadro all'interno della quale collocare successivamente tutta la materia, perché è evidente che l'approvazione del disegno di legge appare come una premessa, anche procedurale, ad ogni successivo intervento in materia di politica religiosa.
Infatti, in questo quadro, il Governo intende procedere speditamente all'attuazione dell'articolo 8 della Costituzione, cominciando con il portare a compimento le intese con diverse confessioni religiose, sospese a causa della fine della precedente legislatura. In particolare, ricordo la chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, la Sacra arcidiocesi ortodossa d'Italia ed esarcato per l'Europa meridionale, la chiesa apostolica, l'unione induista italiana, l'istituto della Soka Gakkai, nonché l'unione delle chiese cristiane avventiste del VII giorno, con la quale è stata concordata - ma non firmata - una modifica dell'intesa già approvata con legge.
Conclusi i rispettivi iter procedimentali, il Presidente del Consiglio sottoporrà al Consiglio dei ministri i singoli provvedimenti, nel loro insieme, per la presentazione al Parlamento, unitamente ai disegni di legge per la regolazione dei rapporti con la congregazione cristiana dei testimoni di Geova e con l'unione buddista italiana sulla base delle rispettive intese precedentemente firmate, la cui discussione in sede parlamentare era stata avviata presso la Commissione affari costituzionali della Camera ed interrotta poi per la fine della legislatura. Quindi, oltre alle intese di cui ho parlato, questo Governo trasmetterà nuovamente alla Camera per la loro approvazione anche le intese con l'unione buddista e con i testimoni di Geova che
Non nascondo che avrei preferito l'annuncio sic e simpliciter della ripresentazione alla Camera dei due disegni di legge di ratifica che, nella scorsa legislatura, non erano stati contestati, sebbene il loro iter di approvazione non fosse stato concluso. Sinceramente, avrei preferito l'annuncio della loro ripresentazione. Tuttavia, prendo atto dell'impegno assunto dal Governo a ripresentare i due disegni di legge, nell'ambito della conclusione delle cinque intese (più una modifica per gli avventisti che l'avevano già deliberata ma che hanno avanzato la richiesta di una modifica del testo) ancora pendenti.
Naturalmente, nel caso di specie, il problema non è di forma (non vorrei trovarmi in dissenso con il ministro sulla forma) ma di sostanza. Se si procederà con sollecitudine alla presentazione contemporanea dei due disegni di legge, come annunciato, allora credo che potrei definirmi - anche se parzialmente - soddisfatto; se, invece, questa presentazione dovesse avvenire in ritardo e la situazione dovesse, in qualche modo, complicarsi in rapporto ad eventuali difficoltà nella conclusione delle altre intese, allora evidentemente saremmo di fronte ad un fatto preoccupante. Ho già detto come mi comporterei in tal caso: se ci dovessero essere realmente dei ritardi, credo si attiverebbe un'iniziativa legislativa parlamentare.
Vorrei, in ogni modo, dare fiducia all'onorevole Giovanardi che conosco da molti anni. Intanto, prendo atto - se interpreto bene le sue parole - dell'assenza di contestazioni sui testi firmati da D'Alema e presentati da Amato in Parlamento. Mi sembra che siano gli stessi testi su cui il Governo intende muoversi. Inoltre, ritengo che l'impegno politico a concludere le trattative per le altre intese sia sollecito. Credo di potermi dichiarare soddisfatto di aver sollevato il problema, e di aver provocato una presa di coscienza da parte del Governo. Mi sono definito «parzialmente soddisfatto», perché attendo che il Governo agisca in tal senso; se, infatti - lo dico con molta sincerità -, entro un determinato periodo di tempo questi testi non fossero presentati alle Camere, credo sarebbe giusto che i parlamentari li sottoponessero all'attenzione del Parlamento, proprio perché riteniamo che abbiano grande importanza.
Ritengo che su questo tema - lo affermo senza retorica - debba esserci l'impegno di tutti. Credo si tratti di una specie di sfida, di confronto, per il nostro paese che, per motivi storici che tutti conosciamo, ha avuto problemi circa il riconoscimento di una vera pluralità religiosa Mi auguro, dunque, che ciò possa avvenire in termini solleciti. Ripeto l'espressione «in termini solleciti» perché questi documenti, sia perché non sono richiesti da masse di votanti (quindi manca una forte spinta) sia perché hanno contenuti delicati e difficili, nella scorsa legislatura hanno avuto un iter piuttosto lungo e complesso. Mi permetto, dunque, di insistere sulla sollecitudine, anche perché un ulteriore passo in avanti sostanziale dell'attuazione della Costituzione in tema di libertà religiosa rappresenterebbe un merito del Parlamento, ma anche dello stesso Governo. Invito, quindi, il Governo ad assumere questa iniziativa.
Con queste considerazioni, credo di aver sottolineato, in particolare nell'introduzione, l'importanza del problema e la necessità di valutarlo adeguatamente. Mi considero parzialmente soddisfatto ed invito il Governo a tornare presto in questa sede per dare una definizione legislativa delle intese, sia quelle firmate sia quelle per le quali è in atto una trattativa, e compiere, in questo modo, un sostanziale passo in avanti verso l'attuazione dell'articolo 8 della Costituzione e di quanto la Costituzione prescrive in tema di libertà religiosa.


