![]() |
![]() |
![]() |
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, anche se l'ora è tarda, ho preferito intervenire adesso perché altrimenti il mio intervento poteva sembrare una forma di ostruzionismo.
Vorrei richiamare la sua attenzione, per un momento, sulla lettera che lei ha indirizzato al presidente del gruppo della Margherita, onorevole Castagnetti, a proposito dell'ammissibilità di alcuni emendamenti e di alcuni articoli del decreto-legge al nostro esame.
Signor Presidente, desidero innanzitutto sottolineare il fatto che la Presidenza della Camera è intervenuta nel merito, ha affrontato la questione e risposto, nel merito, alle obiezioni mosse. Questo conferma un orientamento che noi riteniamo giusto e corretto: la possibilità che la Presidenza della Camera, in relazione alle
decisioni dei presidenti delle Commissioni, si riservi, sia pure in casi eccezionali e straordinari, di esaminare le questioni sollevate. È questa una decisione che noi consideriamo opportuna e saggia. Mi consenta, signor Presidente, di dirle perché.
Quando faremo la raccolta di tutte questioni pregiudiziali di costituzionalità da noi sollevate nel corso della legislatura, potrà essere facilmente dimostrato che, ormai, per ciò che riguarda i decreti-legge, il tentativo di «sfondamento» dell'articolo 77 della Costituzione ed anche di articoli del regolamento della Camera (in particolare il 96-bis) è piuttosto ripetitivo. Qualche volta, non vi è stato soltanto un tentativo ma, a nostro giudizio un vero e proprio «sfondamento».
Signor Presidente, spero che lei vorrà prendere atto di questa mia affermazione. Lei sa che il Comitato per la legislazione deve rendere un parere alle Commissioni in primo luogo sulla compatibilità, sulla specificità e sui limiti di contenuto dei decreti-legge. Qualche volta il Comitato per la legislazione ha anche proposto la soppressione di qualche norma ma, ahimè, le Commissioni competenti, a maggioranza, hanno ritenuto di non dover dare ossequio a questo parere del Comitato per la legislazione. Altre volte, lo stesso Comitato per la legislazione ha un po' sorvolato, a maggioranza, su questioni chiaramente in contrasto con i criteri di ammissibilità.
Lei vorrà convenire, signor Presidente, che in questo anno di legislatura, talvolta - diciamo, con una certa accondiscendenza, per non dire altro - anche i presidenti di Commissione, seguendo una logica «di maggioranza», hanno considerato e valutato ammissibili parti di decreti-legge ed emendamenti a decreti-legge che, francamente, ad un esame oggettivo - ma questo, ovviamente, è un mio giudizio - apparivano in contrasto con i criteri di omogeneità e di specificità.
Signor Presidente, anche l'Assemblea, sulle questioni pregiudiziali, con una certa accondiscendenza, a volte anche perché non ha approfondito le questioni, ha espresso un voto contrario, sorvolando, a nostro avviso, su temi che sarebbero dovuti invece essere oggetto di un esame più approfondito.
Signor Presidente, mi deve consentire: la Camera dei deputati ed il Senato sono stati oggetto di un messaggio del Presidente della Repubblica a proposito del noto decreto-legge sulla mucca pazza. In tale messaggio, con il quale il Presidente della Repubblica ha rinviato il provvedimento alle Camere, si richiamavano i presidenti delle commissioni, il Governo, ed indirettamente tutti noi, a porre maggiore attenzione sulle questioni attinenti non solo al rispetto dell'articolo 77 della Costituzione, che è più di sua competenza, quanto a quelle più specifiche contenute nel nostro regolamento.
Signor Presidente, si sta determinando una situazione che rappresenta un vulnus per tutti, maggioranza ed opposizione; pertanto, la decisione da lei assunta di entrare nel merito, di esaminare le questioni ed anche, diciamo, di pronunciarsi in appello, mi pare saggia.
Perché allora sto intervenendo? Ovviamente, non solo per farle i complimenti, per ringraziarla e per prendere atto di questa sua decisione. Intervengo, signor Presidente, per caricarla di responsabilità.
Riteniamo che, in una situazione in cui vi è una maggioranza molto ampia e forte, con un Governo che, in maniera piuttosto ripetitiva, opera attraverso decreti-legge, lei rappresenti un punto alto, un baluardo delle istituzioni democratiche. È rimasto l'unico, come dire, monarca nella vita di questa Repubblica, perché il Presidente della Camera ha questo potere: in quanto lo detiene, io intendo caricarlo di responsabilità.
Le sono grato, e le chiedo di far valere il potere che può esercitare il Presidente della Camera, perché in questo momento esso rappresenta un elemento di garanzia rispetto ad un potere forte dell'esecutivo e ad una maggioranza forte che, sovente, con i numeri, trasgredisce le previsioni della Costituzione, delle leggi ed anche dei regolamenti della Camera. Lo so che le sto chiedendo un impegno forte, però, mi comprenda, lei è rimasto l'unico punto di
riferimento al quale posso rivolgere tale richiesta (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, lei sa che tutte le sue considerazioni sono sempre tenute dalla Presidenza nella massima attenzione, anche perché lei non interviene mai a sproposito, bensì su questioni che attengono anche alla vita delle nostre istituzioni ed alle procedure (che sono non forma ma sostanza).
In questo caso, le ricordo che sulle questioni pregiudiziali l'Assemblea esprime un voto politico. Invece, sull'ammissibilità degli emendamenti, la Presidenza dà un giudizio che politico non è.
Se nella lettera a cui lei fa riferimento, sono entrato nel merito, l'ho fatto perché solo in tal modo ho potuto poi decidere sull'attinenza alla materia della questione che mi è stata prospettata. Peraltro, il mio orientamento - lo dico con assoluta libertà e senza infingimenti - è quello di non intervenire rispetto alle pronunce dei presidenti di Commissione, salvo che non vi siano valutazioni clamorosamente diverse da parte del Presidente della Camera, per non creare un precedente che, peraltro, nella vita della Camera dei deputati si è manifestato assai poche volte. In casi rarissimi non più di due o tre volte, è accaduto che il Presidente della Camera si sia pronunciato in difformità rispetto al giudizio espresso dai presidenti di Commissione.
Alla Camera dei deputati i presidenti delle Commissioni sono prevalentemente appartenenti a gruppi di maggioranza ma comunque, anche in casi diversi, il mio atteggiamento non cambia. Quando mi è stata rivolta una protesta perché il presidente della Commissione di vigilanza sulla RAI non aveva ritenuto ammissibile un certo ordine del giorno, non sono intervenuto, proprio in ossequio allo stesso principio: non ritenevo di dover smentire la decisione che il presidente Petruccioli aveva assunto.
Cerco di agire in coerenza rispetto ad una posizione: quella di non smentire, salvo il caso di essere tirato per i capelli, i presidenti delle Commissioni.
Penso comunque che poi il problema sia stato parzialmente risolto, almeno al di là della questione di metodo che lei solleva, la quale, certamente, ha il suo valore.
![]() |
![]() |
![]() |