Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 145 del 15/5/2002
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(Interventi per ristabilire la competitività del settore dell'autotrasporto - n. 3-00963)

PRESIDENTE. L'onorevole Polledri ha facoltà di illustrare l'interrogazione Ce' n. 3-00963 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 6), di cui è cofirmatario.


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MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, signor ministro, quanti sono gli autotrasportatori in Italia? Circa 150 mila società di autotrasporto, per un'occupazione di circa un milione di persone. Siamo preoccupati, signor ministro, per l'economia italiana, perché pesanti limitazioni e divieti della viabilità stradale - imposti dalla Svizzera, dalla Francia e dall'Austria - stanno pesantemente attaccando non solo questa categoria ma anche l'economia italiana.
In più, l'Europa, che spesso ci è madre ma, talvolta, anche matrigna, sta chiedendo la restituzione di ingenti somme ai nostri autotrasportatori. Ebbene, signor ministro, la chiusura dei valichi e le limitazioni imposte stanno costando circa cinque o sei miliardi di euro e tale situazione sta fortemente penalizzando e preoccupando non soltanto la categoria degli autotrasportatori, ma l'intera economia italiana.
Pertanto, chiediamo al Governo quali urgenti misure voglia adottare o abbia messo in cantiere per ristabilire una situazione accettabile.

PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, professor Lunardi, ha facoltà di rispondere.

PIETRO LUNARDI, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, onorevoli interroganti, la competitività delle imprese di trasporto italiano in rapporto a quelle operanti in altri Stati dell'Unione europea è tuttora condizionata da fattori naturali, vale a dire dalle caratteristiche morfologiche dell'arco alpino, di questa barriera fisica, e congiunturali, quali sono stati la chiusura del traforo del Monte Bianco ed i contingentamenti imposti ai valichi austriaci e svizzeri. Questi fattori non hanno consentito all'autotrasporto italiano di corrispondere appieno all'aumento della domanda di mobilità delle merci.
La risoluzione della problematica dei valichi alpini costituisce, pertanto, una priorità del Governo e, in particolare, del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che, d'intesa con i dicasteri per le politiche comunitarie, delle attività produttive e per le politiche agricole, ha promosso un apposito incontro con la Commissione europea, tenutosi lo scorso 25 marzo. La questione dei transiti alpini è stata successivamente trattata, proprio su richiesta dell'Italia, nella riunione del Consiglio dei ministri dei trasporti europei del 26 marzo. In tale occasione, il Governo ha manifestato la forte preoccupazione per l'inaccettabile penalizzazione dell'Italia, che compromette la realizzazione del mercato interno e, alla fine, quindi, la stessa libera concorrenza fra le imprese dei paesi dell'Unione europea.
Si è riusciti ad ottenere, quindi, l'intervento della Commissione europea, che si è concretizzato con la riapertura del tunnel del Monte Bianco e con l'affermazione dell'impegno comune degli Stati membri per le reti transeuropee.
Si stanno attualmente completando gli studi e le valutazioni per la quantificazione dei maggiori costi sopportati dal sistema autotrasportistico, al fine di intervenire in maniera incisiva con le autorità comunitarie per riportare le condizioni di parità nel mercato europeo. Il Governo, proprio per intervenire su uno dei principali costi sopportato, oggi, dalle imprese di autotrasporto, ha già accordato una riduzione dell'accisa sul gasolio per autotrazione (che si protrarrà fino al 31 dicembre prossimo), abbattendo, così, di circa il 50 per cento lo svantaggio fiscale medio nei confronti delle altre imprese europee.
È da far presente che è in corso la presentazione di una proposta di direttiva europea per l'introduzione del cosiddetto gasolio professionale, che dovrebbe consentire la soluzione definitiva del problema. Il Governo italiano, seguendo con particolare attenzione l'iter di questa proposta, intende evitare interruzioni nel sistema di sgravi attualmente goduti dagli autotrasportatori prima di giungere al nuovo regime di tassazione sul carburante per i veicoli industriali.


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Un ultimo accenno, infine, merita lo stato di agitazione proclamato dalla categoria degli autotrasportatori...

PRESIDENTE. Signor ministro...

PIETRO LUNARDI, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. ...a seguito del recupero degli aiuti concessi, sotto forma di credito di imposta, negli anni 1992, 1993 e 1994. Si tratta di un adempimento dovuto, dal quale lo Stato italiano non poteva esimersi, anche a seguito di una sentenza della Corte di giustizia europea che ha dichiarato tali agevolazioni incompatibili con la disciplina comunitaria in materia di concorrenza.
Va precisato, tuttavia, che il Governo sta seguendo con particolare attenzione il problema: lo scorso 6 novembre 2001, ha stipulato con gli autotrasportatori un protocollo d'intesa, contenente misure di sostegno che sono state in gran parte attuate e, per procedere alla verifica degli impegni assunti, ha insediato, presso la Presidenza del Consiglio, un apposito tavolo tecnico al quale sono in corso di valutazione ulteriori ipotesi di interventi a favore del comparto dell'autotrasporto, onde evitare che la restituzione del bonus costituisca un aggravio per la competitività del settore.

PRESIDENTE. L'onorevole Polledri, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, signor ministro, la ringrazio e credo che possa ringraziarla anche gran parte degli autotrasportatori italiani vista l'attenzione prestata dal Governo a questa situazione non facile, come ella ha avuto modo di sottolineare, che non vede solo la categoria degli esportatori esposta a questo balzello richiestoci dall'Europa. Un'Europa che, ripeto, qualche volta ci è matrigna, che non riconosce la peculiarità dell'Italia; un'Italia che per motivi naturali ha cinque milioni di autotrasportatori che lavorano e che portano le nostre merci (l'85 per cento delle nostre esportazioni viaggia con questo milione di persone che oggi lavora nel settore). Pertanto, la nostra economia è fortemente impegnata in questo settore. Conosciamo i costi della chiusura del Monte Bianco, 516 milioni di euro, ora questo nuovo ruolo dell'Italia propositivo nei confronti dell'Europa, che traspare dalle sue parole, è un ruolo positivo. Oggi questa azione energica nei confronti della Francia, nei confronti dell'Austria, che ci penalizza, nei confronti della Svizzera, che sta mettendo una tassa e delle limitazioni notturne, richiedono un paese con una forte volontà, con una forte capacità di incidere, e questo è stato dimostrato apertamente dalle sue parole. Credo che la prospettiva di colmare questo svantaggio fiscale (come quella sul gasolio professionale) rappresenti un'azione positiva, tenendo presente che non è colpa del Governo italiano, ma di Bruxelles.
Pertanto, mi dichiaro soddisfatto sia del ruolo dell'Italia in Europa sia del fatto che si intende mantenere questa azione forte del nostro paese.

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