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PRESIDENTE. L'onorevole Castagnetti ha facoltà di PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, immagino sia il ministro per i rapporti con il Parlamento Giovanardi a rispondere a questo strumento di sindacato ispettivo e lo ringrazio, dandogli atto della sua attività straordinaria di presenza sempre puntuale.
iniziative di delegittimazione dell'opposizione, accendendo una conflittualità permanente, non sapendosi nemmeno trattenere, qualche volta - anzi, spesso - dall'insulto, ma soprattutto dimostrando, con questa loro presenza di uomini di parte nel dibattito politico, di non riconoscere il ruolo fondamentale dell'opposizione in una democrazia. Noi sappiamo che il ruolo della maggioranza e dell'opposizione sono distinti. Sappiamo che vi è un ruolo di responsabilità preminente da parte della maggioranza parlamentare. Riconosciamo questo ruolo, lo rispettiamo in tutte le sedi, ma, da parte del Governo, ci attendiamo il riconoscimento - perché ciò fa parte della civiltà democratica del nostro paese - del ruolo dell'opposizione!
le elezioni servono a scegliere chi governa, ma chi governa deve farsi carico delle ragioni di tutti.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, l'onorevole Castagnetti ha svolto un intervento molto articolato, ha posto molte domande; io cercherò di dare delle risposte puntuali alle sue domande. Prego l'onorevole Castagnetti di interrompere se ci sarà qualcosa che non lo convincerà o che troverà inesatto nel ragionamento che svilupperò (perché vorrei sviluppare dei ragionamenti). Infatti, in un rapporto tra Governo, maggioranza ed opposizione credo che si debba essere molto chiari su una serie di questioni che possono accomunare tutto il sistema politico - le istituzioni nel loro complesso - in ordine ad una realtà come quella italiana.
salone del libro di Parigi del 2002, un Governo democratico e Mussolini, il fascismo e i premi che venivano dati agli intellettuali?
VALDO SPINI. Ma non ha usato questi toni!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Rispondo all'onorevole Castagnetti che ha detto che nella tradizione italiana di democrazia quarantennale nel sistema proporzionale, i grandi leader della Democrazia cristiana Presidenti del Consiglio non si impegnavano in battaglie di parte perché rappresentavano tutto il paese.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Ma in quel contesto si intendeva l'opposizione!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. No, non c'è contesto, perché negli atti bisogna attaccare un Presidente del Consiglio per quello che dice e non per quello che si immagina abbia detto!
PRESIDENTE. L'onorevole Spini, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di VALDO SPINI. Signor Presidente, signor ministro, mi dispiace dirlo, ma credo di dovermi dichiarare profondamente insoddisfatto della risposta alla nostra interpellanza. Abbiamo assistito a una sorta di spiegazione fatta di scatole cinesi: si è passati a menzionare l'opposizione, la sinistra e poi una sinistra, facendo due esempi che tutto sommato non sono vantaggiosi per il Governo. Si è fatto riferimento alla magistratura a proposito delle rogatorie, alla stampa e alla televisione.
di vigilanza RAI, la Casa della libertà vorrebbe abolire - in questo periodo di elezioni amministrative, che riguardano, tra l'altro, comuni di dimensioni ridotte - la trasmissione Porta a Porta di Vespa.
alle altre forze antifasciste per la resistenza? Io ne avrei paura. Sono un entusiasta del sistema maggioritario e lo sono sempre stato, ma se dovesse produrre questi effetti comincerei a ripensarci anch'io. Lo dico a livello politico, perché so che anche forze politiche all'interno del Governo sono preoccupate in questo senso. Credo sia più importante e più costruttivo che si affrontino i problemi all'interno della maggioranza, non elevando barriere nei confronti dell'opposizione, ma andando al contenuto di una serie di posizioni insostenibili che questo Governo ha assunto.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
Vorrei che in modo assai sommesso si potesse dire, una volta per tutte, al Presidente del Consiglio dei ministri che non è disdicevole, soprattutto in alcune circostanze come questa, di fronte ad un'interpellanza che lo riguarda direttamente e che è sottoscritta da tutti i presidenti dei gruppi dell'opposizione, assumere personalmente la responsabilità della risposta e di una presenza in sede parlamentare. Il Parlamento infatti, fino a prova contraria, è luogo in cui si esprime, al massimo livello, la democrazia.
Purtroppo, non abbiamo mai avuto l'onore di incontrare in queste occasioni, per rispondere ad iniziative di sindacato parlamentare, il capo del nostro Governo, e neppure in questa occasione. Non faccio alcuna colpa al ministro, al quale sono grato, ma rimane il fatto. Non è la prima volta che mi capita di sottolineare la gravità di questo comportamento da parte del Capo del Governo.
Com'è noto, la nostra interpellanza urgente è stata originata da un discorso - di cui la stampa ha riportato alcuni importanti e significativi passaggi - del Presidente del Consiglio, in occasione di un'assemblea politica, in cui ha espresso apprezzamenti piuttosto gravi ed irrispettosi nei confronti dell'opposizione, accusata di voler dare una spallata al Governo, a questa maggioranza, attraverso la piazza o con altri sistemi che nulla hanno a che vedere con la democrazia.
È già inquietante che il Capo del Governo consideri le manifestazioni popolari come manifestazioni non democratiche, ma è molto grave che il Capo del Governo si sia espresso in questo modo ed abbia alluso, senza sentire la responsabilità di indicare quali fossero queste modalità diverse che nulla hanno a che vedere con la democrazia.
Signor ministro, questa nostra interpellanza è un atto di denuncia doverosa - lo sappiamo, non è che pensavamo di produrre con essa effetti particolare - per un linguaggio libero dalla responsabilità del ruolo con cui il Capo del Governo continua a partecipare al dibattito politico nel nostro paese.
Per la verità, non è il solo tra i rappresentanti del Governo. In questo Governo vi sono uomini, ministri, che entrano continuamente nel dibattito politico come uomini di parte e non come rappresentanti del Governo della nazione, del Governo del paese. Entrano quotidianamente nel dibattito politico, attivando polemiche,
Signor ministro, in nessun paese democratico - neppure nei paesi a regime presidenziale -, in nessun paese in cui vi è un sistema elettorale bipolare, in nessuna democrazia, accade che uomini di Governo si comportino in questo modo! Non voglio certo richiamare gli anni in cui i Capi di Governo, in questo paese, si astenevano dal partecipare, in modo assoluto, alla dialettica politica che si sviluppava tra le forze politiche, proprio perché ritenevano non fosse loro competenza intervenire in questo tipo di dialettica. Non voglio ricordare uomini, statisti di grande rilievo, ricordati nella storia democratica del nostro paese per questo loro atteggiamento. Ma non è necessario riferirsi a questi uomini. Basta riferirsi alla normalità delle regole che disciplinano la vita di una democrazia.
Veda, signor ministro, in quel discorso, il Presidente del Consiglio ha attivato un'allerta nei militanti del suo partito, denunciando l'ipotesi molto concreta - addirittura, ha predisposto anche un manuale - di rischi, di brogli elettorali, per le prossime elezioni amministrative. Ora, non voglio nemmeno fare dell'ironia su affermazioni di questo genere, fatte da un Capo di Governo cui compete l'organizzazione amministrativa delle elezioni. I rischi di brogli! Il ministro dell'interno a quale forza politica, a quale maggioranza, a quale Governo appartiene?
Quando il Governo, all'estero, accusa l'opposizione di ferire l'immagine della democrazia del nostro paese, non si rende conto che proprio questi atteggiamenti, questi discorsi, questi giudizi ci danneggiano? Se il Capo del Governo denuncia la possibilità di rischi, di brogli elettorali, che immagine potranno mai avere, all'estero, della democrazia del nostro paese? È l'opposizione che penalizza l'immagine democratica dell'Italia o la maggioranza stessa, con siffatti discorsi?
Signor ministro, vorrei che lei potesse rispondere alla seguente domanda: cos'è cambiato, nel linguaggio, nell'atteggiamento e nel comportamento politico di uomini come Berlusconi, come il suo collega Bossi o come altri ministri (non nomino i sottosegretari per carità di patria, perché sarebbe fin troppo facile), dall'ultima campagna elettorale? Costoro non sono più in campagna elettorale: se, nel frattempo, sono diventati ministri, membri del Governo della Repubblica, questo passaggio dovrà pur comportare qualche cambiamento nei loro comportamenti e nel loro linguaggio!
Non sostengo che gli esponenti della maggioranza non debbano partecipare alla dialettica politica in termini anche piuttosto duri e forti, come facciamo noi, del resto, che abbiamo una responsabilità politica e un'importante responsabilità parlamentare; quando si è al Governo, però, questi discorsi non si possono fare, questa disinvoltura non è consentita!
Signor ministro, oggi è il 9 maggio e ricorre il ventiquattresimo anniversario dell'assassinio di Aldo Moro. Anche a motivo della sua biografia politica, che in parte coincide con la mia, lei sicuramente ricorderà la lezione di questo grande statista. Ricorderà, in particolare, un suo importante discorso, nel quale affermò: anche chi non ci dà il voto si riconosce nel nostro modo di governare, perché quando governiamo ci facciamo carico anche delle posizioni di chi ha perso le elezioni, perché il Governo è il Governo dell'intero paese, il Governo in cui si deve riconoscere tutt'intero il popolo italiano. In altre parole,
Quanto siamo distanti dalla lezione di questo grande statista! Oggi, il Governo può dire di rappresentare l'intero paese o non persegue, piuttosto - pervicacemente -, una strategia di divisione del paese, di alimentazione di una polemica quotidiana, di una conflittualità quotidiana e persino di un tentativo, gravissimo - perché è tale quello da cui ha preso spunto la nostra interpellanza -, di delegittimare l'opposizione, insinuando che questa ricorra a mezzi estranei alla democrazia?
Nello specifico caso della frase da noi citata nell'interpellanza vi sarebbe, se consente, una gravità specifica e desolante se, com'è probabile (ma non mi aspetto certo da lei analoga interpretazione), il Capo del Governo avesse parlato senza rendersi conto del significato delle parole pronunciate; sarebbe inquietante, invece, sotto il profilo democratico, se il Capo del Governo se ne fosse reso conto e avesse voluto proprio dire ciò che ha detto, senza percepire la gravità di un'insinuazione di tal genere!
Allora, signor ministro, la nostra domanda è semplice: a cosa si riferiva il Presidente del Consiglio quando ha accusato l'opposizione di adottare metodi che nulla hanno a che fare con la democrazia? Lo dica, lo denunci, lo specifichi! Non si nasconda: aspettiamo di sentirla.
L'onorevole Castagnetti ricordava tempi lontani, uno statista come Aldo Moro, un sistema politico fondato sul proporzionale, una realtà politica parlamentare che si era sviluppata con regole, modalità, stili certamente diversi da quelli di oggi. Negli anni novanta, con una rivoluzione referendaria, siamo entrati in un sistema di tipo bipolare, un sistema politico che è stato enfatizzato, da una parte e dall'altra, come una contrapposizione tra aree politiche che si scontrano nel momento elettorale. Da un certo punto di vista, il ragionamento avrebbe dovuto portare l'Italia a divenire un paese normale, europeo, un paese nel quale la dialettica tra laburisti e conservatori, tra democristiani e socialisti, fosse tale da promuovere un'alternanza al Governo molto tranquilla, molto fisiologica, prescindendo dal fatto che potesse governare il centrodestra o il centrosinistra, essendoci una larga condivisione dei principi generali democratici.
Questa teorizzazione è stata applicata poi al modello politico italiano, al nostro paese, ma l'alternanza non è stata così fisiologica e tranquilla come ci si aspettava. Infatti, il presupposto fondamentale del sistema bipolare, di un sistema a direzione sostanzialmente bipolare, è il riconoscimento della piena legittimità democratica di chi vince le elezioni a governare un paese. Il contesto, quindi, dovrebbe essere quello di un sistema politico che riconosce a chi ha vinto il potere-dovere di governare e all'opposizione democratica parlamentare (ma anche all'opposizione fuori dal Parlamento), il compito di criticare anche duramente il Governo e la maggioranza, con la speranza di diventare maggioranza nelle elezioni politiche successive. Purtroppo, così non è stato. Bisogna calare le affermazioni del Presidente del Consiglio in un contesto, quello italiano di oggi, in cui purtroppo le cose non sono andate come chi teorizzava il bipolarismo avrebbe voluto.
Citerò alcuni fatti degli ultimi giorni che mi hanno particolarmente colpito e che dimostrano proprio come questa accettazione ancora non ci sia in settori importanti della vita sindacale, culturale, economica, giornalistica italiana (quindi non solo della vita politica italiana).
Faccio un esempio. È stato proclamato uno sciopero dei magistrati. Un importante magistrato, il dottor D'Ambrosio, procuratore capo di Milano - quindi, non dell'ultimo villaggio della nostra provincia -, alla domanda se in un paese democratico sia il Parlamento a fare le leggi e se sia la magistratura, nella sua autonomia e nella sua indipendenza, ad applicarle, non potendo anche approvarle, ha risposto: sì, in un paese normale democratico, ma l'Italia non lo è perché - testuali parole - in questo Parlamento c'è una maggioranza schiacciante che ha un'autonomia talmente larga da fare quello che vuole e - attenzione - in questo modo non viene rispettata la facoltà dell'opposizione di illustrare adeguatamente le proprie osservazioni e i propri emendamenti. Io ho polemizzato con D'Ambrosio perché - forse non se n'è reso conto - in quell'intervista ha colpito il Capo dello Stato, il Presidente della Camera, il Presidente del Senato. Ho trovato di gravità eccezionale che si sia detto che è necessario scioperare contro le leggi approvate dal Parlamento perché questo Parlamento, sostanzialmente, non è democratico e ha modalità di esercizio della dialettica interna tali da non rispettare la democrazia.
Sono andato anche a verificare, lo sapete, ho fatto uno studio sui primi otto mesi di Governo Berlusconi ed ho scoperto che 103 volte il Parlamento ha accolto emendamenti dell'opposizione; qualche volta, come è accaduto ieri, la maggioranza è andata sotto giustamente, perché in Parlamento ci si deve mobilitare e l'opposizione non fa altro che il suo mestiere quando fa passare i propri emendamenti. Ma, durante i primi sei mesi del Governo Prodi, erano passati soltanto 63 emendamenti dell'opposizione. Quindi, in questa legislatura, l'opposizione ha, per così dire, avuto soddisfazione dalla maggioranza, il doppio rispetto a quanto fece Prodi nei confronti dell'opposizione di centrodestra.
Allora come posso leggere le dichiarazioni di uno dei più importanti magistrati d'Italia che dice che la democrazia è stata sostanzialmente sospesa in Parlamento? Io, poi, sarei uno di quelli che contribuisce a tale sospensione!
Per quanto riguarda le polemiche sulle rogatorie e sul falso in bilancio, certamente, abbiamo idee diverse su come queste materie potevano essere affrontate, ma le dichiarazioni dell'OCSE riportano il dibattito su un piano di dialettica fra maggioranza e opposizione in relazione a provvedimenti che potevano essere delineati in una maniera o nell'altra ma cui si sono riversate accuse di pesantezza inusitata: collusione con la mafia, volontà di coprire i corrotti. Questo è il clima che si respira.
Oggi vedo Enzo Biagi che dice che la Casa delle libertà dovrebbe chiamarsi «Casa nostra». Non si può far finta di non capire: «Casa nostra» è un termine un po' pesantuccio perché sostanzialmente ha detto che la Casa della libertà è un movimento politico fatto di mafiosi. Non credo che l'espressione «Casa nostra» sia stata usata a caso. Biagi - a cui auguro ogni fortuna, ci mancherebbe altro, ha 83 anni - è un professionista affermato dagli anni trenta e, per quanto mi riguarda, può continuare anche per i prossimi dieci anni, anche perché il miliardo, miliardo e mezzo che prende dalla RAI può servirgli per una vecchiaia serena; l'unica osservazione che vorrei fare è che forse, in Italia, vi sono altri giornalisti che possono vantare una professionalità tale da poter condurre trasmissioni televisive; ma lasciamo stare questi ragionamenti! Dunque, in occasione del salone del libro di Parigi, Biagi parlando delle critiche degli intellettuali ha concluso la trasmissione dicendo che al tempo del fascismo un noto scrittore ottenne da Mussolini un premio e, caduto il fascismo, per tutta la vita si rammaricò di averlo ottenuto. Allora mi sono domandando se anch'io faccio parte di un regime fascista. Perché Biagi fa il parallelo fra il
Per quanto riguarda i girotondi e le parole spese in tali occasioni, questi sono forse di riconoscimento del ruolo di un Governo e di una maggioranza, sia pure criticabili, o sono una sorta di demonizzazione di un certo tipo realtà? Perché dico queste cose? Concordo con l'onorevole Castagnetti sullo stile di un tempo, ma D'Alema perché si è dimesso da Presidente del Consiglio due anni fa? L'onorevole Castagnetti, ricordando l'onorevole Moro, che era rappresentante di un partito di cui anch'io ho fatto parte, la Democrazia Cristiana, ha detto che il Presidente del Consiglio dovrebbe tenere uno stile che rappresenti tutti. Ma l'onorevole D'Alema, quando era Presidente del consiglio dei ministri, ha forse rappresentato tutti gli italiani partecipando, in maniera massiccia, ad una campagna elettorale per le elezioni regionali che non c'entravano niente con il Governo del paese, impegnandosi allo spasimo per far vincere una parte politica in Emilia, in Toscana, in Calabria? Riguardava forse il suo Governo? Rappresentava tutti gli italiani mentre ha impegnato personalmente il prestigio di un Presidente del Consiglio in carica per fare campagna elettorale, in tutte le regioni, per una parte politica contro l'altra?
Ho detto prima che nel bipolarismo - purtroppo, dico io - le regole sono cambiate al punto che un Presidente del Consiglio del centrosinistra, come D'Alema, non solo si è impegnato in una campagna elettorale ma ha buttato tutto il suo prestigio non per elezioni politiche ma per elezioni amministrative.
E poi certo che ci sono delle anomalie! Lo stesso Presidente del Consiglio, non più tale, dopo i fatti di Genova, da quel banco, viene ad accusare questo Governo di deriva cilena, deriva cilena! Sappiamo invece che a Napoli, qualche mese prima, quando vi era un Governo di centrosinistra, ci sono stati problemi seri, e nessuno si è sognato di accusare l'onorevole Bianco, ministro dell'interno, o il Presidente del Consiglio di allora, onorevole Amato, di deriva cilena per il comportamento della polizia! Anzi, credo che da parte dell'opposizione di allora vi sia stata solidarietà con il Governo nel momento in cui questo difendeva dalle azioni di alcune frange di violenti un vertice che si teneva in quella città.
Si parla di stile, si parla di rapporti, però tutte queste cose esistono! Tutte queste cose vengono dette, e sicuramente i democratici che fanno parte dell'attuale Governo e dell'attuale maggioranza non possono che rimanere sensibili di fronte ad accuse così forti.
Ogni tanto, per fortuna, abbiamo anche qualche soddisfazione: leggo da un'intervista di Rutelli che la legge sull'immigrazione - la quale, secondo una certa vulgata, ci porterebbe fuori dall'Europa, sarebbe razzista, anticostituzionale (e chi più ne ha più ne metta) - si trasformerebbe infine in una questione di ragionamento, di dialettica, di dibattito, di confronto, di modifica. Personalmente ho fatto solo un appunto: non sono per la tolleranza zero (dato che anche Rutelli si è corretto), bensì sono per l'impunità zero, in quanto chi commette reati non può restare impunito. Infatti, nel testo che abbiamo presentato non abbiamo utilizzato la tolleranza zero (che magari, frainteso, Rutelli ha invocato): in esso, come è noto, è prevista invece una graduazione molto ragionevole di sanzioni per chi è clandestino in Italia, e che, sostanzialmente, solo alla quarta volta rischia una pena detentiva (considerando l'ipotesi della condizionale).
Quindi, «scavalco» addirittura a sinistra l'onorevole Rutelli dicendo non tolleranza zero, bensì impunità zero. Quel provvedimento, però, nella vulgata esterna viene presentato come una proposta degna di un razzista del profondo sud americano, mentre invece non è così.
Mi dispiace che Rutelli sia il primo firmatario di questa interpellanza: vedete, anche così possono nascere equivoci di fondo.
Il Presidente del Consiglio, infatti, non ha mai attaccato l'opposizione. Ho con me le agenzie Ansa ed ADN Kronos di quel giorno, e la testimonianza di chi era presente a quell'incontro dice che Berlusconi ha parlato di «una sinistra». Egli non ha menzionato l'opposizione, né tanto meno l'opposizione parlamentare: il Presidente Berlusconi ha parlato semplicemente di «una sinistra», e nella sinistra ci sono anche i no global, Casarini, Agnoletto. Ripeto, ha parlato semplicemente di una sinistra, mentre nell'interpellanza trovo scritto che Berlusconi ha accusato l'opposizione...
Anche per quando riguarda il discorso dei brogli, - che non erano tali - si trattava semplicemente di un invito a fare maggiore attenzione nei seggi. All'onorevole Castagnetti (il quale è un democratico come me, con una lunga storia di congressi interni ed esterni) ricordo che vi è ragione di dire - e non è certo una questione del ministro dell'interno - che nei seggi è giusto che vi sia vigilanza da parte del presidente, degli scrutatori, dei rappresentanti di lista; infatti, tutti sappiamo che il ruolo che rivestono gli scrutatori, il presidente ed i rappresentanti di lista circa la decisione sulle schede che possono essere contestate e dichiarate nulle è tale per cui una presenza attenta nei seggi può fare guadagnare o perdere, a livello nazionale, decine di migliaia di voti. Il solo fatto di avere scrutatori e rappresentanti di lista attenti e che, per esempio, sulle schede contestate o che possono essere dichiarate nulle, innestino un contraddittorio con l'altra parte può portare a giudicare quelle stesse schede valide (e sappiamo tutti che cinque, dieci, trenta schede per seggio vogliono dire decine di migliaia di voti).
Del resto, a tal proposito, la storia d'Italia insegna; consideriamo ad esempio le vicende del 1953: è noto che non «scattò» quella che le sinistre definivano una legge truffa - che per me era invece una legge democratica - proprio per la questione delle schede annullate, e probabilmente valide. Ebbene, tale legge avrebbe addirittura potuto cambiare la storia del nostro paese. Non mi sembra quindi che ci sia alcuna forzatura nel dire che quando ci sono le elezioni deve esserci vigilanza democratica all'interno dei seggi. Del resto la sinistra, ed i Democratici di sinistra in particolare, sono maestri in questo: non a caso, in maniera massiccia e capillare, coprono tutti i seggi, stando bene attenti a non lasciarli scoperti nei momenti in cui si svolgono elezioni o votazioni.
Che cosa viene allora a riferire il Governo in aula? Il Governo viene a dire una cosa molto semplice, cioè che dà atto all'opposizione democratica di svolgere il proprio ruolo all'interno del Parlamento con correttezza, forse con alcune forzature che, personalmente, considero piuttosto una caduta di stile.
Personalmente, nella scorsa legislatura, ho contribuito più volte a mantenere il numero legale, proprio perché non dimentico la mia formazione cristiano-democratica e, quindi, ritengo che le istituzioni siano di tutti e che sia dovere della maggioranza e dell'opposizione contribuire a formare il numero legale. Ritengo, inoltre, che sia dovere dell'opposizione condurre la sua battaglia democratica, votando, cercando di vincere quando può o testimoniando, quando non vince, le sue idee.
Nella scorsa legislatura l'onorevole Violante, Presidente della Camera, concordava perfettamente con me in merito a questa visione e, talvolta, ha anche elogiato il comportamento dell'opposizione, allora da noi rappresentata, che si esplicava in tal senso. Poi, quando l'onorevole Violante, da Presidente della Camera e da rappresentante di una maggioranza, è diventato rappresentante dell'opposizione, ha cambiato idea, cominciando ad utilizzare il sistema di far mancare il numero legale.
Credo che in politica si debba avere coerenza con le proprie idee, non solo quando si comanda (è troppo comodo!), ma anche quando si è all'opposizione. Queste sono strategie parlamentari. Tante volte nella scorsa legislatura gruppi dell'attuale maggioranza hanno abbandonato l'aula, facendo mancare il numero legale: è un sistema di lotta politica che non condivido, ma perfettamente legittimo. Ci mancherebbe altro che non potesse essere usato! Allo stesso modo possono esser usati anche meccanismi di tipo ostruzionistico.
Non ho alcuna difficoltà a dire che il rapporto tra Camera e Senato è pienamente democratico e dialettico: la maggioranza fa il suo dovere così come l'opposizione fa il suo dovere con serietà, tentando di mettere in difficoltà il Governo (come è giusto ed opportuno che sia). Berlusconi ha fatto riferimento alla sinistra ma, se vogliamo specificare meglio il concetto, si può dire che vi sono nel paese forze politiche, sociali e della magistratura che contrastano il Governo, accusandolo di non essere democratico e di non essere legittimato a governare.
È chiaro che, davanti ad accuse così forti, non si pensa all'idea della dialettica democratica e del bipolarismo (ovvero, che fra quattro anni torniamo a votare, perché questo Governo è legittimato). Evidentemente, c'è qualcuno che pensa a scorciatoie, affermando che vi è un Governo illegittimo, non democratico e fascista (come qualcuno tenta di dipingerci) ed evocando sistemi di abbattimento del Governo che non appartengono alla dialettica democratica. È chiaro che qualcuno lo pensa e qualcuno lo ha addirittura dichiarato. Alcuni intellettuali hanno rivolto appelli alla resistenza contro questo Governo e la resistenza si fa contro il nazifascismo e non contro un Governo democratico.
Allora, in questo contesto, in questo clima e di fronte a queste accuse, credo che, se un Presidente del Consiglio sottolinea queste anomalie, siamo all'interno di una dialettica rispettabile, che deve essere rispettata anche dall'opposizione.
Quando, come spero, diventeremo un paese normale, pienamente democratico, in cui vi è il rispetto della legittimazione a governare, sarà un grande momento per tutti. Allora, non ci saranno neanche da parte di chi governa tali reazioni, che sono perfettamente spiegabili nel clima di assedio e di false accuse a cui questo Governo e questa maggioranza troppe volte sono chiamati a rispondere.
Il caso vuole che sulle rogatorie avessi chiesto qualcosa che nel precedente sistema politico non sarebbe mai stato negato all'opposizione. Per valutare appieno il provvedimento sulle rogatorie, chiesi la testimonianza del procuratore antimafia e quella del dirigente antiterrorismo del Ministero dell'interno. Lei ha vissuto, come me, altre stagioni politiche: mi dica quando all'opposizione sarebbe stato negato di sentire due alti servitori dello Stato sul tema delle rogatorie. Eppure ci fu negato.
Lei ha fatto riferimento a Biagi e ad altri giornalisti, ma all'interno della Commissione
Non mi sembra, quindi, che lei abbia scelto due esempi calzanti. Inoltre, la nostra interpellanza vuole essere un fermo richiamo ad interpretare con correttezza lo spirito del sistema maggioritario. Il maggioritario lo abbiamo voluto non perché fosse una fonte di estremizzazione politica, ma perché fosse una fonte di concorrenza e di alternanza di Governo su posizioni costruttive in cui i due schieramenti potessero esprimere una competizione politica.
Dunque, temo che l'onorevole Berlusconi si esprima in questo modo per le difficoltà interne della sua maggioranza. Abbiamo assistito ad episodi abbastanza significativi. La legge sull'immigrazione non riesce ad avere una compattezza della maggioranza; la maggioranza va sotto in Commissione esteri ed in Commissione attività produttive: evidentemente, vi sono forti dissensi. Credo che questo tipo di propaganda elettorale sia diretta a mascherare le difficoltà ed i dissensi presenti anche all'interno della maggioranza.
Vorrei ristabilire la correttezza su un punto, proprio per la stima reciproca che abbiamo. Abbiamo di fronte un'agenzia che mi sembra corretta, l'agenzia Asca, che ha riportato il 6 maggio le parole del Presidente Berlusconi secondo cui «l'opposizione pensa di dare una spallata a questo Governo, a questa maggioranza attraverso la piazza o con altri sistemi che nulla hanno a che vedere con la democrazia». Signor ministro, non potrebbe esprimere un elemento di soddisfazione e di lode al fatto che vi siano state dimostrazioni di centinaia di migliaia di persone, su temi sindacali delicati come l'articolo 18, senza un disordine e senza una manifestazione di violenza? Questo sarebbe un sintomo di grande maturità democratica.
Da questo punto di vista, dunque, non si dolga se mi dichiaro insoddisfatto perché, paradossalmente, sarebbe negativo per lei che mi dichiarassi soddisfatto: vorrebbe dire che lei avrebbe cercato di dimostrare l'esistenza di sistemi incompatibili con la democrazia. Devo ammettere che lei non l'ha fatto, ma non poteva farlo, perché non ci sono. Anche questa ripetuta volontà di avercela con questo o quel settore della società civile o dei poteri dello Stato non mi sembra che giovi al suo Governo.
Portiamo il tema sul discorso politico. Innanzitutto, sia chiara una cosa: quel discorso del 6 maggio era l'inizio di una campagna elettorale. Esprimiamo, dunque, il nostro fermo richiamo, anche perché intendiamo comportarci di conseguenza, ad una campagna elettorale che privilegi i contenuti, i fatti, le cose concrete e non il tentativo di erigere nuovamente una sorta di steccato all'interno del paese. Il Presidente del Consiglio ama ogni tanto confrontarsi e citare il premier laburista britannico Tony Blair.
Innanzitutto, Tony Blair sarebbe venuto di persona alla Camera a rispondere: tutti noi siamo stati a Westminster e abbiamo visto di persona che quando ci sono queste cose ci si misura a distanza anche più breve, così sono i tavoli, di quanto avviene in questo Parlamento.
In secondo luogo, il capolavoro politico al contrario che è stato fatto di creare un'unità sindacale che da tempo non si verificava del mondo del lavoro nei confronti di questo Governo - e so che la sua forza politica queste cose le ha capite - mi sembra onestamente un risultato molto poco laburista. Mi lasci allora, come laburista, difendere i laburisti e non consentire che l'onorevole Berlusconi se ne appropri.
Credo, comunque, sia importante tenere questo dibattito oggi perché questo vuole essere da parte nostra un monito fermo su questa strada. Veramente ci sarebbe da mettere in crisi il sistema maggioritario se questo fosse il modo di interpretarlo! È un modo di interpretare il maggioritario il fatto che, per la prima volta, il Presidente del Consiglio non partecipi ad una manifestazione ufficiale insieme
Perché insostenibile è stato l'attacco a tutto il movimento sindacale; insostenibile - anche se, certo, si può essere d'accordo o meno sulla forma dello sciopero dei magistrati, anch'io avrei dei dubbi - è stato l'atteggiamento tenuto nei confronti della magistratura; insostenibile è l'atteggiamento di oggi nel dire di chiudere tutte le trasmissioni politiche, di abolire Porta a Porta o la trasmissione di Santoro. Tra l'altro, l'onorevole Fini all'inizio della sua carriera politica credo abbia abbastanza beneficiato - o sbaglio - dalle apparizioni da Santoro.
Credo che abbia ragione Vespa: si pongano delle regole precise e chi non le rispetta paga ma non si privi il nostro paese di questo dato. Tuttavia, vi sono degli articoli di giornale e delle discussioni che mettono, in qualche modo, in giro un'altra voce, cioè che dietro a questo attacco a tutte le trasmissioni televisive, in qualche modo, politiche ci sia la volontà di rimettere in discussione la par condicio e di creare in modo strisciante una nuova condizione: spero che non sia vero.
Allora, che ci sia meno nervosismo da parte della maggioranza, meno timore e preoccupazione per ogni dibattito televisivo e politico, capacità di porsi in modo costruttivo e, quindi, di sapere interpretare correttamente lo spirito del maggioritario. Noi abbiamo la responsabilità comune - e la sentiamo in questo Parlamento - di interpretare correttamente lo spirito del maggioritario ed allora spetta proprio al leader della maggioranza e al Presidente del Consiglio saperlo interpretare correttamente e, quindi, evitare questi scivoloni da propaganda elettorale di quartiere e di paese tipica del 1948 che, certamente, non sono all'altezza di una tradizione di cui si parlava.
Certo, vi sono stati Presidenti del Consiglio che si sono misurati nelle campagne elettorali e che si sono scontrati, ma mai hanno usato questo tono o hanno tentato di demonizzare in questo modo l'opposizione. Potrei ricordare tanti episodi. Per esempio, a proposito della magistratura, ricordo una uscita dell'onorevole Berlusconi a Firenze durante la campagna elettorale quando si parlava del tentativo di far candidare Di Pietro nel Polo delle libertà. In quella occasione dissi di fare tutti insieme un patto d'onore in modo che nessun partito candidasse più magistrati: Berlusconi mi rispose di no perché rivendicava la libertà di poterli candidare.
Allora vorrei ritornare all'argomento principale e credo che dobbiamo veramente utilizzare un elemento di serietà e misurarci per quello che si è. Signor ministro, vorrei dirle - anche perché so che è personalmente sensibile a tutto ciò - che questa specie di surenchère elettoralistica non giova al paese ma nemmeno alla Casa delle libertà.
Per questi motivi, la preghiamo di accettare questo monito da parte del nostro schieramento, dell'Ulivo e del centrosinistra per una campagna elettorale che inizi su altri toni, su altri sistemi e che sappia mettere a fuoco i veri e reali problemi del paese (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).


