Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 141 del 9/5/2002
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(Salvaguardia del parco archeologico di Crotone messo a rischio dal cantiere Agip-Eni di Capo Colonna - n. 2-00322)

PRESIDENTE. L'onorevole Dorina Bianchi ha facoltà di illustrare l'interpellanza Volontè n. 2-00322 (vedi l'allegato A - interpellanze urgenti sezione 7), di cui è cofirmataria.

DORINA BIANCHI. Signor Presidente, signor sottosegretario, questa interpellanza affronta e denuncia il problema dell'attività svolta dall'Agip-ENI all'interno del giacimento di metano Linda 3, nei pressi dell'area archeologica di Capo Colonna, problema che nel mese di febbraio il comune ha affrontato sospendendo l'autorizzazione che nel settembre scorso era stata concessa all'azienda petrolifera per lo svolgimento di lavori di manutenzione e ristrutturazione all'interno di tale giacimento. Si tratta di una decisione assunta dal comune di Crotone dopo che il cantiere allestito dall'Agip-ENI è stato posto sotto sequestro per carenze autorizzative, al termine di un sopralluogo compiuto dagli agenti del nucleo igiene e ambiente presso la procura della Repubblica di Crotone e dai finanzieri della sezione operativa navale.
Tra i motivi che hanno indotto il comune a revocare la concessione vi è il fatto che i lavori sarebbero stati eseguiti in difformità rispetto a quelli descritti nella relazione tecnica allegata alla richiesta di autorizzazione. In particolare, l'installazione della trivella da parte dell'Agip-ENI avrebbe modificato l'aspetto paesaggistico della zona. Infatti, nell'area del promontorio in cui l'Agip-ENI ha innalzato una torre di perforazione di circa 50 metri e dove avrebbe dovuto avviare i lavori di messa in produzione del pozzo di metano, sorge la colonna dorica superstite del tempio magnogreco di Hera Lacinia. Pertanto, tale area è sottoposta a vincoli idrogeologici ed ambientali ed è interessata da circa due anni dai lavori di realizzazione del parco archeologico, per i quali la delibera Cipe sulle aree depresse del luglio 1996 ha stanziato 44 miliardi di lire.
L'installazione del traliccio da parte dell'Agip-ENI nei pressi di Capo Colonna ha, quindi, giustamente, suscitato preoccupazioni e polemiche in tutta la zona del crotonese. Inoltre, tali proteste si sono accentuate quando si è venuti a conoscenza del fatto che la società ha chiesto al comune il nulla osta per l'utilizzo nel corso dell'attività di perforazione di materiali esplosivi, che potrebbero danneggiare la colonna dorica del tempio di Hera Lacinia. Successivamente, la sovrintendenza dei beni archeologici di Reggio Calabria ha richiesto al Ministero per i beni e le attività culturali un parere sulla questione.
Va inoltre ricordato che di recente l'Agip-ENI ha ripreso a lavorare a pieno ritmo sul promontorio di Capo Colonna: la ripresa delle operazioni è avvenuta pochi giorni dopo la conferenza dei servizi dell'ufficio territoriale del Governo, durante la quale era emerso un problema di interpretazione sui tre mesi di tempo imposti dall'autorità giudiziaria all'atto della rimozione dei sigilli apposti al cantiere lo scorso mese di febbraio. Infatti, vi era chi asseriva - regione, provincia e sovrintendenza - che i tre mesi servivano a mettere il cantiere in regola con l'autorizzazione paesaggistica e poi potevano partire i lavori e chi, invece, come l'Agip-ENI, sosteneva di poter riavviare subito i lavori per


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rientrare nei termini imposti dal magistrato, posizione quest'ultima che ha avuto la meglio.
Nell'interpellanza chiedo, quindi, di conoscere quali siano le risultanze degli incontri avuti con i rappresentanti della divisione Agip-ENI di Ortona e della successiva ispezione generale disposta dal ministero.
Chiedo inoltre se lo svolgimento dell'attività posta in essere dall'Agip-ENI all'interno del parco archeologico è a carattere temporaneo e se al termine di tale operazione è garantito il ripristino dell'aspetto paesaggistico della zona.
Desidero infine sapere quali provvedimenti si intende adottare per salvaguardare l'intero parco archeologico dove sussiste l'unica colonna dorica rimasta in piedi dell'antico tempio di Hera Lacinia, da sempre simbolo della città di Crotone e che potrebbe essere messa a grave rischio dai lavori di trivellazione effettuati dall'Agip-ENI.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali, onorevole Sgarbi, ha facoltà di rispondere.

VITTORIO SGARBI, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, onorevole Dorina Bianchi, la preoccupazione - palese da questa interpellanza urgente - che da qualche tempo anima molte persone sensibili a Crotone è perfettamente fondata. L'allarme per un intervento così insolente e alieno dal rispetto per i luoghi della memoria mi induce a programmare un sopralluogo da effettuarsi nei prossimi giorni; credo, infatti, che il 13 maggio cercherò di recarmi a Crotone per capire fino in fondo quella che, dalle relazioni dei soprintendenti archeologo e regionale, risulta essere una evidente effrazione, un abuso da parte dell'Agip-ENI consistente anche nella ripresa dei lavori, nell'incertezza che fosse nella potestà del prefetto interpretare il testo dell'autorità giudiziaria che indicava la legittimità della ripresa dei lavori. Quella ripresa, a mio modo di vedere, dovrebbe essere indicata dalla soprintendenza competente e non da magistrati o prefetti.
Detto questo, condiviso l'allarme e valutate le circostanze che inducono ad un ulteriore sopralluogo - oltre a quello effettuato dall'ispettore che qualche tempo fa ha verificato lo stato dei fatti svolgendo una relazione al riguardo -, gli uffici mi hanno allegato una sintesi delle riflessioni e delle osservazioni trasmesse dai soprintendenti che leggerò in quest'aula, in parte corrispondendo alle richieste della sua interpellanza urgente.
Si risponde all'interpellanza urgente concernente le opere di manutenzione da parte dell'Agip-ENI, di un pozzo presente dagli anni settanta nell'area del promontorio di Capo Colonna.
In merito alla vicenda sono stati contattati gli uffici periferici di questo ministero e, appunto, le soprintendenze per il paesaggio, i beni architettonici, il patrimonio artistico e storico eccetera.
La soprintendenza per i beni archeologici della Calabria, con nota del 27 luglio 2001, in merito al progetto trasmesso dall'Agip-ENI in data 26 giugno 2001, ha rilasciato il nulla osta vincolandolo ad una serie di prescrizioni, tra cui la rimessa in pristino, soprattutto per quanto riguarda le aree verdi e la pavimentazione dell'area di parcheggio del costituendo parco archeologico di Capo Colonna. Sempre il nulla osta prevede, inoltre, che al termine dei lavori dovranno essere, ove possibile, previste opere di forestazione all'interno e all'esterno dell'area con essenze di quelle previste nel progetto di forestazione del parco di Capo Colonna.
Tale nulla osta è stato rilasciato su una area assoggettata a vincolo archeologico con decreto ministeriale 7 novembre 1981. Si tratta, com'è noto agli onorevoli interpellanti, di un luogo di interesse storico e archeologico particolarmente importante, anche per la presenza di una colonna dorica superstite del tempio di Hera Lacinia la quale ha un significato, non solo archeologico, ma evidentemente anche paesaggistico e ambientale, di connotazione di Capo Colonna che prende nome - appunto - da quella persistenza.


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I lavori, come dichiarato dall'Agip-ENI, distretto di Ortona, con nota in data 26 giugno 2001, sono effettuati mediante un impianto di perforazione work-over, per una durata complessiva di quattro mesi circa.
In data 9 gennaio 2002, a seguito di segnalazione dei direttori dei lavori del secondo lotto del parco archeologico di Capo Colonna, la predetta soprintendenza ha ritenuto urgente e necessario convocare una riunione per richiedere chiarimenti all'Agip-ENI in ordine al progetto ed in particolare all'installazione di un traliccio alto 30-50 metri non previsto negli elaborati progettuali e pertanto non espressamente autorizzato.
Nella riunione del 25 gennaio 2002 i rappresentanti dell'Agip-ENI chiarivano funzioni e temporaneità del traliccio, necessario per attivare il corso.
Con successiva nota del 21 gennaio del 2002 la stessa soprintendenza chiedeva all'Agip-ENI di sospendere le operazioni in corso, prospettando la volontà di interessare l'amministrazione centrale di questo ministero. Successivamente, poiché in data 30 gennaio 2002 è stata richiesta al comune di Crotone la certificazione per l'impiego di manufatti esplosivi - sempre peggio - sul pozzo petrolifero, lo stesso comune, in data 1o febbraio 2002, chiedeva alla competente soprintendenza per i beni archeologici di esprimere un parere sulla compatibilità del sistema con i beni tutelati.
In data 5 febbraio, l'Agip-ENI ha inviato una nota esplicativa sull'utilizzo di tale materiale esplosivo nell'ambito delle operazioni di work-over.
In data 6 febbraio 2002, la direzione generale per i beni archeologici, d'intesa con la soprintendenza di settore, ha sottoposto la questione al segretario generale del servizio ispettivo il quale ha provveduto ad autorizzare, in data 25 febbraio, gli accertamenti ispettivi di competenza per quanto concerne, in particolare, i profili di tutela sui quali la soprintendenza archeologica ha già esercitato le proprie attribuzioni.
Per quanto riguarda la competenza della soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio e per il patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico della Calabria, si comunica che la medesima, in data 26 febbraio 2002, ha fornito le seguenti notizie.
Al riguardo, informa che il pozzo «Linda 3» ricade in un'area dichiarata di notevole interesse pubblico con decreto ministeriale 27 luglio 1968, ai sensi dell'allora vigente legge 1497 del 1939. L'area molto vasta comprendeva tutto il promontorio di Capo Colonna, da Capo Scifo al porto Vecchio di Crotone.
Nel 1974 l'allora competente soprintendenza ai monumenti e alle gallerie della Calabria rilasciava autorizzazione all'esecuzione di pozzi di estrazione, in prossimità di Capo Colonna, autorizzazione che, ai sensi dell'articolo 13 del regio decreto 3 giugno 1940, n. 1357, ha validità quinquennale e, pertanto, non è più efficace fin dal novembre 1979.
L'attività di work-over al suddetto pozzo è stata intrapresa dall'Agip-ENI senza che fosse richiesta una nuova autorizzazione.
La stessa soprintendenza, venuta a conoscenza del lavori da parte dell'Agip-ENI ha, con due note (una del 12 gennaio 2002 ed l'altra del 25 gennaio 2002) invitato le amministrazioni competenti sul territorio ad adottare provvedimenti necessari, non risultando agli atti richiesta di autorizzazione ai fini paesaggistici. La seconda nota è stata inviata per conoscenza all'autorità giudiziaria che ha ritenuto di dover procedere, in data 6 febbraio, al sequestro del cantiere e ha nominato alcuni consulenti tecnici per l'accertamento delle procedure seguite.
La soprintendenza conferma che tali opere programmate, sia perché alcune possono modificare definitivamente l'aspetto dei luoghi, sia perché la costante giurisprudenza prevede che siano autorizzati anche gli interventi a carattere temporaneo, debbano essere soggette ad autorizzazione paesistica.
A seguito del sequestro del cantiere, l'Agip-ENI ha inviato alla citata soprintendenza


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una relazione, con allegate alcune tavole di progetto, richiedendo, ove previsto, il nulla osta paesistico. Su tale richiesta la competente soprintendenza ha espresso l'avviso che non possa essere presa in considerazione. Ciò in quanto l'articolo 164, del decreto legislativo n. 490 del 1999, prevede che, per le opere già realizzate, sia la regione a ordinare la rimessa in pristino o a comminare il pagamento dell'indennità pecuniaria.
Solo successivamente gli organi locali subdelegati dovranno esprimersi su eventuali ipotetici progetti di completamento, fermo restando i poteri di annullamento del ministero. Su tale ultimo punto, la soprintendenza ha espresso le medesime valutazioni nella nota del 25 febbraio 2002 rivolta all'Agip-ENI, alla direzione generale per i beni architettonici ed il paesaggio di questo ministero, al comune di Crotone e alla regione Calabria.
In data 7 marzo 2002, è stata effettuata la visita ispettiva da parte di un ispettore centrale del segretariato generale del Ministero per i beni e le attività culturali presso la località di Capo Colonna.
L'ispettore, dopo aver preso visione dei luoghi interessati da opere di manutenzione alla presenza delle parti, è pervenuto alle conclusioni di seguito riportate. La convinzione da parte dell'Agip-ENI che le opere di manutenzione necessitassero solo del parere della soprintendenza archeologica, ignorando la durata quinquennale dell'autorizzazione, ha provocato l'omissione della fase autorizzativa ambientale che, delegata dallo Stato alla regione, risulterebbe subdelegata al comune il quale non avrebbe però, nel caso in esame, attivato la procedura, rilasciando semplicemente una concessione edilizia.
L'entità delle opere, le modalità di esecuzione, l'impatto ambientale della torre, seppure allocata per un periodo di soli quattro mesi, più opportunamente avrebbe richiesto una valutazione di impatto ambientale ed una fase informativa ed autorizzativa più completa e dettagliata da parte della Agip-ENI.
La stessa presenza della torre, a quanto sembra, sarebbe stata trascurata nella documentazione fornita alla soprintendenza archeologica che ha già rilasciato il suo parere e che nel frattempo ha richiesto una conferenza dei servizi per il giorno 19 aprile.
Il giorno 2 aprile 2002, il prefetto dell'ufficio territoriale del Governo di Crotone ha convocato un incontro con i responsabili territoriali per un'articolato esame della questione.
Nel corso della predetta riunione, che di fatto ha sostituito la conferenza dei servizi già programmata dalla soprintendenza archeologica, i dirigenti dell'Agip-ENI hanno comunicato la decisione della procura della Repubblica di Crotone di rimuovere i sigilli apposti al cantiere, una volte esaurite le indagini, e di dare l'avvio ai lavori di manutenzione impegnandosi al ripristino della situazione preesistente entro il termine di tre mesi - in corso ora -, nonché l'attivazione della procedura sanzionatoria amministrativa di cui all'articolo 164 del decreto legislativo n. 490 del 1999.
In tale occasione, da parte della soprintendenza competente, sono stati espressi rilievi circa l'interpretazione del fatto che la decisione del pubblico ministero non possa intaccare la funzione attribuita alla regione e che pertanto il provvedimento dell'autorità giudiziaria non possa essere interpretato come un'autorizzazione alla ripresa delle attività estrattive in carenza della valutazione regionale.
In data 15 aprile 2002, la procura della Repubblica di Crotone, rispondendo ad una richiesta avanzata dal prefetto di Crotone, ha ribadito la formulazione sopra riportata che, ad avviso del prefetto, autorizzava i lavori finalizzati al ripristino.
La procedura prevista comporta l'erogazione di una sanzione, atto di competenza della regione e, a quanto risulta, la procedura relativa è in itinere.
Si segnala, inoltre, che la soprintendenza per i beni archeologici, con nota del 22 aprile 2002, ha comunicato all'Agip-ENI un'ulteriore prescrizione archeologica relativa all'obbligo di inserire una rete di rilevatori o acceleratometri nell'area del


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Temenos di Hera Lacinia, e particolarmente intorno alla colonna ed al suo basamento, allo scopo di monitorare l'area in questione.
Allo stato attuale, si porta a conoscenza degli onorevoli interroganti che il cantiere è ancora sotto sequestro da parte dell'autorità giudiziaria anche se sono stati rimossi i sigilli per permettere all'Agip-ENI, nel termine perentorio di tre mesi, di procedere al ripristino dell'area, sotto la vigilanza degli uffici competenti di questo Ministero.

PRESIDENTE. L'onorevole Dorina Bianchi, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di replicare.

DORINA BIANCHI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario di Stato Sgarbi per la sensibilità dimostrata. Mi dichiaro completamente soddisfatta e sono particolarmente contenta di questa visita del sottosegretario a Crotone che testimonia l'interesse che il Governo ha per la storia del territorio crotonese.

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