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NINO STRANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NINO STRANO. Signor Presidente, pochi giorni fa, in Olanda, è stato assassinato il leader di un partito politico.
Vorremmo che la Presidenza della Camera esprimesse una condanna della violenza contro chiunque venga rivolta, al di là delle posizioni politiche. Lo si è sempre fatto ed io ritengo che questa Presidenza e quest'Assemblea debbano partecipare al cordoglio per un atto di violenza che ha colpito il leader di un partito politico candidato alle prossime elezioni politiche, che si svolgeranno, in Olanda, il 15 maggio. Credo si tratti di un atto dovuto da parte di un Parlamento democratico che ha sempre condannato la violenza, da qualunque parte questa provenisse.
AUGUSTO BATTAGLIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, chiedo che la Presidenza solleciti la risposta alla mia interrogazione n. 4-02666, presentata l'11 aprile scorso, sui fallimenti immobiliari.
PRESIDENTE. Onorevole Battaglia, la Presidenza si attiverà in tal senso.
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, desidero associarmi alle considerazioni testè fatte dal collega di Alleanza nazionale.
ANTONIO ROTUNDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO ROTUNDO. Signor Presidente, in Macedonia, come ci ha detto lo stesso Presidente Casini, è morto un giovane ufficiale dell'esercito, Stefano Rugge, un capitano di 28 anni di Lecce, deceduto per l'esplosione di una mina. Intendo esprimere alla famiglia, alla giovane moglie, il cordoglio, la vicinanza, la solidarietà. E voglio esprimere gli stessi sentimenti alle forze armate, all'esercito, a cui apparteneva Stefano Rugge.
Ritengo comunque opportuno ed utile che il Governo, nei prossimi giorni, riferisca sulla vicenda, sulla dinamica del tragico incidente, sul contesto, sulle condizioni ambientali nelle quali l'Italia svolge la sua missione di pace nel Kossovo (Applausi).
LUIGI PEPE. Chiedo di parlare.
UGO LISI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Stanno parlando tutti, onorevole Lisi; lei potrà parlare dopo Pepe e Grillini. Qualche secondo dopo non è la fine del mondo.
LUIGI PEPE. Signor Presidente, intervengo solo per associarmi alle considerazioni svolte dall'onorevole Rotundo.
FRANCO GRILLINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCO GRILLINI. Signor Presidente, intervengo solo per associarmi al sentimento di cordoglio per l'omicidio del leader politico olandese. Anche a me dispiace che non sia stata fatta la commemorazione alla Camera. Era un leader politico che esprimeva posizioni molto diverse da quelle che esprimo io e che esprime il mio gruppo, ma sicuramente era una persona che con la xenofobia non aveva nulla a che fare. Si trattava di una persona che aveva idee di destra, conservatrici. Era anche un omosessuale dichiarato che aveva saputo raccogliere intorno alla sua persona un grande consenso popolare. Personalmente, sono molto rattristato che nella vita politica in Europa si debbano subire episodi di violenza di questo tipo. Avrei preferito che la Presidenza della Camera lo avesse ricordato direttamente, senza la nostra sollecitazione (Applausi del deputato Biondi).
UGO LISI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
UGO LISI. Signor Presidente, la mia insistenza era dettata solo e soltanto dal fatto che il motivo per il quale volevo intervenire era lo stesso per il quale l'onorevole Rotundo aveva chiesto la parola, visto che sono parlamentare di Lecce città.
PRESIDENTE. Anche l'onorevole Pepe è di Lecce; sono tutti di Lecce.
UGO LISI. Città dove risiede la famiglia di Stefano Rugge. Stefano era un mio carissimo amico, ecco perché intendo ricordarlo così. Il 25 di maggio avrebbe detto di sì a una splendida ragazza di Udine. Purtroppo non è convolato a nozze perché quella mina maledetta lo ha portato via. Approvo ciò che ha chiesto il collega Rotundo, insieme a tutti i parlamentari salentini. Vogliamo saperne di più sicuramente (Applausi).
PRESIDENTE. Il Governo su questo ha dato la sua disponibilità, mi sembra ieri. Non credo ci siano problemi.
ALFREDO BIONDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
ALFREDO BIONDI. Signor Presidente, intervengo più che velocemente. Sono pienamente d'accordo - l'ho applaudito - con Grillini. C'è una strana indifferenza di fronte alla morte quando essa colpisce quello che viene definito un avversario politico, che spesso qualcuno considera un nemico politico, un criminale da abbattere. Questa è una brutta cosa perché un leader politico, se è tale, interpreta quello che una parte della popolazione (è nella sua libertà) ritiene di destinargli in termini di simpatia, di fiducia, di speranza. Credo allora che non debbano essere fatte distinzioni. Hanno ucciso un uomo alla vigilia delle elezioni; si tratta di un colpo inferto anche alla sovranità popolare, alla sua libera manifestazione. Credo che questa Assemblea, che ha il privilegio - nella libertà - di poter esprimere ogni volta un senso di cordoglio e di rammarico per chiunque sia stato colpito dal piombo degli eversivi, dei terroristi o di un altro tipo di criminale, debba dire una parola. È stata espressa da questa parte, non critico affatto la Presidenza, di cui mi onoro di far parte; quando il Presidente lo riterrà, lo farà.
Io lo faccio in questo momento, associandomi anche al dolore dei colleghi.
Sebbene non siamo di Lecce, avvertiamo anche noi il senso del sacrificio che,
purtroppo, in una maniera forse imprevedibile, ci ha privati di un valoroso ufficiale che meritava forse una condizione migliore per risolvere i suoi problemi familiari.
MARCO ZACCHERA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, intervengo per un motivo molto più futile. Comunque anch'io, su entrambi gli argomenti testé richiamati dal collega Biondi, non posso che esprimere le stesse convinzioni. Immaginate cosa sarebbe potuto accadere in quest'aula parlamentare se in Olanda fosse stato ucciso un leader della sinistra.
ALFREDO BIONDI. Forse sì.
MARCO ZACCHERA. Oltre a ciò intendevo pregarla di sollecitare la risposta a due mie interrogazioni presentate circa un mese fa e rivolte una al ministro dell'interno e l'altra al ministro degli affari esteri, di contenuto pressoché identico, con le quali si chiede quali siano i motivi per cui non vengono introdotte possibilità tecniche per la schedatura delle persone che entrano in Italia. Si tratta di un problema importante sul quale ci impantaneremo prossimamente in quest'aula parlamentare (ho avuto modo di ascoltare anche alcune dichiarazioni dell'opposizione).
Se il Governo, cortesemente, rispondesse a queste due interrogazioni avremmo già risolto buona parte dei problemi relativi alla individuazione ed alla identificazione delle persone che entrano in Italia.
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente della Camera perché interessi il Governo.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, anche il gruppo della Lega nord Padania intende associarsi a questo clima di condoglianze e di cordoglio per questi due fatti, ovviamente slegati, ma che devono trovare un'eco all'interno di quest'aula. Si tratta di fatti molto gravi: uno politico in Olanda e l'altro più personale, che ci tocca più direttamente come Stato italiano.
Non possiamo che sottolineare che la dialettica politica non può essere risolta con atti violenti di questo tipo. Dobbiamo anche interrogarci, in maniera seria ed intelligente, su quali siano le conseguenze di una esasperazione totale e continua delle posizioni politiche che è diventata un po' il minimo comun denominatore delle sinistre, o delle formazioni che si rifanno alla sinistra più meno liberale, più o meno estrema, in tutto il continente europeo.
PRESIDENTE. Grazie.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Concludo, signor Presidente.
Pensiamo che l'unico strumento per misurare la volontà democratica dei cittadini siano le elezioni e che qualsiasi altro metodo volto a bypassare questa possibilità democratica porti a conseguenze assolutamente rischiose, in Olanda come in Italia.
Da ultimo, non possiamo non ricordare come l'Ulivo, prodigo di richieste di dibattiti parlamentari, spesso e volentieri in maniera illegittima, sui temi più disparati della politica internazionale, osservi, in questa occasione, un'assordante silenzio sulla vicenda.
SANTINO ADAMO LODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTINO ADAMO LODDO. Signor Presidente, volevo associarmi anch'io a titolo personale e del gruppo della Margherita a quanto espresso poco fa dal collega Luigi Pepe e dall'altro collega di Lecce sulla triste vicenda della morte di un
militare. Vorrei dunque esprimere il sostegno alla famiglia ma ritengo anche giusto che lo Stato vada fino in fondo a verificare quanto è successo perché questa vicenda divenga esplicita e trasparente.
NINO STRANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NINO STRANO. Signor Presidente, alla luce delle nostre dichiarazioni, sperando che non rimangano lettera morta, desidereremmo sapere di se lei si farà, come noi speriamo, portavoce nei confronti del Governo, che riteniamo grave sia assente in questo momento.
Credo che il Governo debba rimanere presente in aula fino al termine dei lavori perché, se è importante discutere argomenti come la fiscalità e gli autotrasporti, altrettanto importante è che il Governo assista e prenda la parola su argomenti riguardanti commemorazioni e violenze che si svolgono anche in altri Stati.
PRESIDENTE. Sta bene, riferirò al Presidente della Camera. Preciso che il motivo per cui il Governo non è presente in aula è connesso al fatto che si è conclusa l'attività legislativa prevista.
Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 15,30 con lo svolgimento di interpellanze urgenti.
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