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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Prendo atto che l'onorevole Mazzoni chiede alla Presidenza l'autorizzazione a pubblicare il testo del suo intervento in calce al resoconto della seduta odierna. La Presidenza lo consente.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bonito. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, prendo la parola per annunciare il voto favorevole del mio gruppo parlamentare. Peraltro, dal momento che questo provvedimento, che noi riteniamo utile ed importante, verrà approvato con un solo voto, visto che ci troviamo in sede di approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge, è questa l'unica possibilità temporale che noi abbiamo per esprimere, insieme al voto favorevole che ho appena annunciato, anche qualche ulteriore considerazione. Questa ormai è l'unica occasione che noi abbiamo per un chiarimento politico su questa materia e soprattutto per fissare alcuni punti che ci sembrano molto importanti. Tutto nasce, è noto, quanto meno ai colleghi che hanno seguito questa materia, con l'articolo 9 della legge finanziaria, che votammo nel dicembre del 1999.
Allora, il collega onorevole Parrelli, del mio gruppo parlamentare, presentò un importante emendamento che diventò di tutto il gruppo parlamentare dei democratici di sinistra e poi dell'intera maggioranza di centrosinistra di allora.
Che cosa si fece inserendo quell'articolo 9 nella finanziaria del 1999? Si inseriva nel nostro ordinamento giudiziario e nell'ambito della disciplina degli oneri un principio nuovissimo, per alcuni versi rivoluzionario: quello che noi oggi tecnicamente chiamiamo un contributo unificato per l'accesso al processo ed alle procedure giudiziarie.
Il contributo unificato significò e significa l'eliminazione dei bolli, delle carte da bollo, delle marche, dei diritti, anche quelli di chiamata di causa dell'ufficiale giudiziario, insomma, di tutto quel sistema antichissimo, antiquato, per più versi borbonico - così come suole dirsi quando si intende indicare una materia farraginosa ed ormai superata dal tempo - che reggeva la disciplina degli oneri processuali nel nostro paese.
Fu un intervento riformatore, affidato ad un solo articolo (seppur composto da più commi), con il quale operammo e realizzammo un'autentica rivoluzione. Che cosa è successo in seguito? Perché oggi, a distanza di oltre due anni, ci occupiamo nuovamente di quell'articolo 9 inserito nella finanziaria di tre anni fa?
Innanzitutto, è avvenuto quanto segue. La disciplina, nonostante la sua novità, la sua importanza, la sua incisività, ha subito una serie di differimenti quanto alla sua entrata in vigore.
Il sistema, forse per la sua forte carica riformatrice e innovativa, creava problemi e perplessità a qualche operatore. Come sempre accade, allorché si pone mano ad un processo riformatore importante e profondo, ci furono immediatamente delle controspinte. Di qui le richieste, avanzate a più riprese da più parti (soprattutto da parte degli operatori), di un differimento dell'entrata in vigore del nuovo sistema.
In seguito è intervenuto il decreto-legge del Governo - di questo Governo - del quale noi, questa sera, ci stiamo occupando.
Che significato aveva il decreto-legge? Quali obiettivi si raggiunsero con esso, quali effetti si produssero? L'articolo 9, da noi voluto ed approvato, significò semplificazione. Viceversa, il decreto-legge assunto dal Governo determinò un'evidente complicazione del sistema.
Con l'articolo 9 della finanziaria, il Governo di centrosinistra e le forze che lo sostenevano perseguirono un obiettivo di contenimento, di riduzione degli oneri fiscali ed indiretti mentre, viceversa, il decreto-legge emanato dal Governo di centrodestra determinava, evidentemente, non già un contenimento ed una riduzione degli oneri, bensì un loro incremento ed un loro aumento.
Di qui una nuova - ma questa volta giustificata - protesta da parte degli operatori del mondo della giustizia, soprattutto del mondo forense e degli operatori amministrativi presso le cancellerie, i quali erano passati dalla precedente ostilità all'accettazione del nuovo sistema ma che, rispetto alle nuove regole introdotte, non potevano non far sentire la loro voce e la loro forte protesta.
Il decreto-legge, proprio in forza ed in ragione di queste forti perplessità, di questa forte opposizione proveniente dai palazzi di giustizia, durante l'esame al Senato ha subito sostanziali modifiche, che noi, come forze politiche di centrosinistra, abbiamo voluto, favorito e, in qualche modo, contribuito ad articolare. Vorrei dare atto che in questa fase c'è stata una grande attenzione da parte del Governo e degli uffici del Ministero della giustizia, i quali hanno dimostrato coscienza e consapevolezza delle distorsioni che venivano provocate dal testo originario del decreto-legge, che pertanto, è stato convertito in legge dai colleghi senatori in un testo fortemente e significativamente modificato.
Da qui la nostra posizione di oggi, nonché il nostro comportamento parlamentare: abbiamo già preannunciato il nostro voto favorevole al provvedimento, in Commissione non abbiamo presentato emendamenti di sorta, abbiamo assicurato tempi brevissimi per l'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge, che questa sera convertiremo in via definitiva.
Esprimeremo, certo, un voto favorevole, ma avvertiamo comunque la necessità di riproporre alcune ragioni politiche che ci indussero a quella scelta, ragioni politiche che il Governo attuale, a nostro avviso, mostra, per tabulas, di non comprendere appieno. Basta infatti leggere la relazione al disegno di legge di conversione del decreto-legge per rendersi conto di come sia fondata la censura che ho appena mosso al Governo.
Nella relazione, proprio nella parte iniziale, si legge che quella modifica, quella riforma così importante, aveva una motivazione, rinvenibile nella necessità di rendere coerente tutto il sistema con l'informatizzazione dei processi che da alcuni anni noi stiamo proponendo e che da alcuni anni il nostro paese sta cercando di realizzare. Non è proprio così. La coerenza con il processo di informatizzazione dei processi è un effetto per così dire ulteriore, certo importante, ma non fu questo il fondamento politico e, per alcuni versi, il fondamento culturale di quella nostra iniziativa riformatrice. Le ragioni erano ben altre e, se mi si consente, anche ben più importanti. Vorrei elencarle e da qui la necessità di questa mia dichiarazione di voto finale...
PRESIDENTE. Onorevole Bonito, la ringrazio...
FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, le chiedo ancora qualche minuto...
PRESIDENTE. Onorevole Bonito, lei ha già esaurito il tempo a sua disposizione. Le chiedo per cortesia di terminare nel più breve tempo possibile. Lascio al suo buon cuore la decisione...
FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, la ringrazio, terminerò in un minuto.
Le motivazioni sono: la semplificazione, perché non vogliamo più vedere cancellieri impegnati non in compiti di istituto, ma nell'annullamento di marche e contro marche; una questione di equità, perché era iniquo il sistema della tassa fissa per promuovere tutti i processi, fossero essi processi di valore miliardario o processi di valore minimo; la necessità di tutelare il diritto di difesa, giacché con il vecchio sistema il cittadino, per difendersi, per far valere le proprie ragioni doveva pagare le carte da bollo. Da qui la necessità, per ridurre l'onere processuale, di ridurre anche gli argomenti e le ragioni della difesa.
Ecco perché allora abbiamo operato quella scelta, che unimmo anche ad una scelta di defiscalizzazione di alcune cause, di defiscalizzazione dei verbali conciliativi e di introduzione di un onere proporzionale per le cause. Sono queste le ragioni validissime, che sono state ignorate dalla
relazione, che abbiamo sentito la necessità di riproporre con forza in questa sede.
Fu quello un piccolo articolo, attraverso il quale, peraltro, realizzammo una grande riforma.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, è molto tardi, siamo qui da molto tempo e credo che tutti i colleghi siano stanchi. Ho ascoltato con attenzione l'intervento testé svolto dal collega Bonito, che ha ampiamente motivato le ragioni positive di questo provvedimento. Questo vi dimostra che non vi è uno scontro a prescindere dai contenuti. Quando riconosciamo che vi sono requisiti effettivi di straordinaria necessità ed urgenza, come obiettivamente accade nel caso di questo decreto-legge, li sappiamo valutare. Non abbiamo presentato emendamenti. La maggioranza ha dimostrato miopia e un po' di spirito vendicativo, non accogliendo il giusto ordine del giorno del collega Fanfani e ciò mi è dispiaciuto.
Nonostante ciò, preannuncio, a nome del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo e anche a nome dei colleghi socialisti democratici italiani, il voto favorevole sul provvedimento, richiamandomi e facendo mie le motivazioni contenute nel precedente intervento del collega Bonito. Tutto ciò è anche un contributo per poter chiudere rapidamente questa sera i nostri lavori.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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