Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 140 dell'8/5/2002
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...
Si riprende la discussione.

(Ripresa esame dell'articolo 4 - A.C. 2144)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 4.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 241
Votanti 238
Astenuti 3
Maggioranza 120
Hanno votato
8
Hanno votato
no 230
Sono in missione 65 deputati).

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Per un richiamo al regolamento? Non posso indovinare cosa dirà, ma le do la parola lo stesso. Prego, onorevole Boccia.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, il mio intervento riguarda sempre le modalità di votazione. Ci sono due cose che nella giornata di oggi, purtroppo, non funzionano. Sarò brevissimo, ma vorrei che anche lei ne prendesse nota. Innanzitutto, si verificano, purtroppo, voti «disgiunti», e siccome siamo all'inizio di un pomeriggio molto caldo, sarebbe bene che, aperta la seduta, si precisasse che ciò è sconveniente, come d'altra parte è sconveniente per noi, che abbiamo questa responsabilità, metterci ad indicare i banchi dove avvengono queste cose. Signor Presidente, se è sconveniente per noi, a maggior ragione è sconveniente per tutta l'Assemblea! È quindi necessario, in modo assoluto, che i colleghi si rendano conto che, in circostanze tra l'altro molto particolari, ciò non deve avvenire. Tra l'altro, signor Presidente, devo dirle che saremo più rigidi e cominceremo pertanto a fare nome e cognome dei colleghi che esercitano tale voto «disgiunto», perché dobbiamo trovare il sistema per far sì che ciò non continui a verificarsi. Le chiederei, per cortesia, di attivare anche i segretari, in modo da ottenere un andamento disciplinato dei lavori ed il rispetto del regolamento; credo che ciò sia giusto per evitare che nel corso del pomeriggio si debba più volte sollevare tale questione con antipatiche reciproche accuse.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, la ringrazio. Anch'io credo che sia necessario, da parte di tutti, rispettare le regole nei comportamenti e nell'espressione del voto. Ognuno deve votare solo per sé stesso perché non sono ammesse deleghe ed è bene che alle regole si attengano tutti. Credo di averlo detto varie volte, ma lo ripeto ancora una volta e conto sulla comprensione dei colleghi.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Agostini 4.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 405
Votanti 402
Astenuti 3
Maggioranza 202
Hanno votato
177
Hanno votato
no 225).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Visco 4.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 397
Votanti 395
Astenuti 2
Maggioranza 198
Hanno votato
176
Hanno votato
no 219).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Visco 4.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 403
Votanti 402
Astenuti 1
Maggioranza 202
Hanno votato
178
Hanno votato
no 224).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Tolotti 4.18 non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

DONATO LAMORTE. Signor Presidente, segretario Mazzocchi, guardate un po' là!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, mi viene segnalato che ci sono, come dire, alcuni volontari che agiscono per conto terzi. Mi rivolgo a tutti perché questo, l'ho già detto, non avvenga più, anche perché costituisce reato (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)! Certamente, è un reato, perché si tratta di sostituzione di persona e, forse, anche di truffa (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani), in quanto, in questo modo, si ottengono vantaggi indebiti (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Dato che nessuno in quest'aula vuole certamente esercitare l'azione penale, esercitiamo l'azione civile di votare ognuno per sé (e non lo ripeterò più).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 410
Votanti 407
Astenuti 3
Maggioranza 204
Hanno votato
181
Hanno votato
no 226).
Ricordo che l'emendamento Agostini 4.16 è formale.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fluvi 4.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 376
Votanti 375
Astenuti 1
Maggioranza 188
Hanno votato
164
Hanno votato
no 211).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pinza 4.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 373
Votanti 370
Astenuti 3
Maggioranza 186
Hanno votato
161
Hanno votato
no 209).

GIORGIO BORNACIN. Signor Presidente, il mio dispositivo di voto non funziona!

PRESIDENTE. Onorevole Bornacin, non funziona? Sta bene, si dia atto che il collega Bornacin ha qualcosa che non funziona! La prego di accettare lo scherzo, dato che siamo amici da tanti anni.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 4.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 371
Votanti 368
Astenuti 3
Maggioranza 185
Hanno votato
162
Hanno votato
no 206).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Visco 4.23 ...

EUGENIO DUCA. Presidente, Presidente...!

PRESIDENTE. Il collega Duca ha chiesto di parlare, pertanto revoco l'apertura della votazione.
Passiamo, quindi, alla votazione dell'emendamento Visco 4.23.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Duca. Ne ha facoltà.

EUGENIO DUCA. Signor Presidente, avevo chiesto di parlare tempestivamente, già da stamattina.
Propongo al Governo e all'Assemblea un emendamento che riteniamo di buonsenso, che possa aiutare la flotta italiana a riprendersi dopo un recente periodo di gravi difficoltà.
Colleghi, nel periodo 1998-2001, le navi battenti bandiera italiana o iscritte nel registro internazionale hanno conosciuto un grande sviluppo: vi è stato un aumento delle navi iscritte, un aumento delle imprese, un aumento degli occupati e un aumento delle entrate anche per l'erario dello Stato. Ciò è stato ottenuto grazie ad alcune misure: l'adozione del registro internazionale, con un provvedimento approvato da questo Parlamento e l'estensione di alcuni benefici previdenziali e fiscali in linea con gli altri paese europei che il Parlamento ha approvato, anche allora, all'unanimità.
Purtroppo, con la legge finanziaria 2002 non è stato, invece, rinnovato quel meccanismo di beneficio fiscale e previdenziale; esso è stato ridotto al 43 per cento ed è rimasto, peraltro, inattuato in quanto la formulazione legislativa non consente l'applicazione di quella legge, tant'è che nel collegato infrastrutturale si sta cercando di rimediare.

PRESIDENTE. Onorevole Duca, concluda, per cortesia!

EUGENIO DUCA. Chiedo scusa, signor Presidente. La conseguenza di tutto ciò è che parte della flotta sta abbandonando l'Italia, con gravi conseguenze per città come Genova, Trieste, Venezia, Palermo e Napoli, dove hanno sede le società di armamento. Questo emendamento, che non ha un costo aggiuntivo rispetto a quanto prevede anche il Governo, consentirebbe di dare certezza all'armamento italiano quanto alla possibilità di mantenere le proprie navi e le proprie società in l'Italia. Vi è stato un grande...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Duca. La prego di concludere.

EUGENIO DUCA. Se tutti noi votassimo a favore di questo emendamento, renderemmo un buon servizio al paese, alle imprese e ai lavoratori.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di rispettare i tempi!
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Visco 4.23, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 387
Votanti 383
Astenuti 4
Maggioranza 192
Hanno votato
179
Hanno votato
no 204).


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Prendo atto che i dispositivi di voto degli onorevoli Bottino e Bimbi non hanno funzionato e che gli stessi avrebbero voluto esprimere un voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 4.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 406
Votanti 402
Astenuti 4
Maggioranza 202
Hanno votato
182
Hanno votato
no 220).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Duca 4.24.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.

GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, mi spiace che l'onorevole Patria abbia ritirato il suo emendamento 4.42. L'emendamento Duca 4.24 è simile a quello dell'onorevole Patria, ma particolarmente cogente. In altri termini, chiediamo che vi sia un sistema agevolativo permanente per ridurre il carico fiscale sulle imprese che sostengono spese per l'innovazione, la ricerca e lo sviluppo.
Si tratta di un problema reale, ne ha parlato il ministro Moratti e, addirittura, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha partecipato alla riunione degli artigiani, dichiarando che il Governo avrebbe investito per favorire la ricerca e lo sviluppo.
Tuttavia - ahimè - quando si tratta di passare dalle parole ai fatti, il Governo non solo si rifiuta, ma induce persino autorevoli esponenti della maggioranza a ritirare gli emendamenti che vanno in questa direzione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buemi. Ne ha facoltà.

ENRICO BUEMI. Signor Presidente, il nostro Presidente del Consiglio in trasmissioni televisive ed in convegni ha ripetutamente richiamato l'attenzione sul fatto che il nostro paese continua ad essere arretrato dal punto di vista della ricerca scientifica, dell'aggiornamento e dell'innovazione tecnologica. Il fatto che oggi si vogliano, sostanzialmente, creare le premesse per un voto contrario a questo emendamento la dice lunga sulla capacità di far corrispondere le parole ai fatti per quanto riguarda l'azione del Governo e, in particolare, del Presidente del Consiglio.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, purtroppo, nonostante il mio appello, viene a mancare il fair play. Tra l'altro, come lei avrà potuto notare, da due o tre votazioni la maggioranza non assicura nemmeno il numero legale in aula. Signor Presidente, abbiamo chiesto la presenza del ministro...

ELIO VITO. Ed è venuto!

ANTONIO BOCCIA. Il ministro è stato qui dieci minuti e se ne è andato. Chiediamo di evitare votazioni doppie e triple e non si riesce ad ottenerlo. La maggioranza, anziché stare in aula a difendere i suoi provvedimenti, fa campagna elettorale. Non possiamo stare qui a fare il nostro dovere mentre tutto ciò accade.
Se non si trova una soluzione che consenta un corretto andamento dei lavori, saremo costretti a fare quello che non vorremmo fare, cioè ad abbandonare l'aula. Non si può continuare in questo modo. Signor Presidente, la prego di garantire la correttezza del voto attraverso l'azione dei segretari e di invitare la maggioranza a fare la maggioranza.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, purtroppo non posso fare nulla oltre quello che ho fatto. Prendo atto di quello che lei


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dice ma, sinceramente, non ho misure per modificare la situazione in atto. Devo avvertire i colleghi che i segretari hanno girato tra i banchi e qui c'è un «raccolto» che eviterà le tentazioni.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Duca 4.24, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 420
Astenuti 4
Maggioranza 211
Hanno votato
190
Hanno votato
no 230).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.50 del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 414
Astenuti 9
Maggioranza 208
Hanno votato
392
Hanno votato
no 22).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pistone 4.27, non accettato dalla Commissione né dal Governo (Segue la votazione - Una voce dai banchi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo grida: «Vergogna!»).

KATIA ZANOTTI. Basta!

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 427
Votanti 421
Astenuti 6
Maggioranza 211
Hanno votato
190
Hanno votato
no 231).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Leo 4.43.

VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, su tale emendamento il parere è favorevole con la seguente riformulazione. Leggerò integralmente l'emendamento riformulato: «s) per i costi e le spese aventi limitata deducibilità fiscale, previsione di criteri di effettiva semplificazione, anche con l'introduzione di meccanismi di forfettizzazione in rapporto ai ricavi dichiarati, e coordinamento con i criteri di valorizzazione di tali costi ai fini di altre imposte senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato».

PRESIDENTE. Prendo atto che il Governo concorda con il relatore. Chiedo all'onorevole Leo se accetti la riformulazione proposta.

MAURIZIO LEO. Sì, signor Presidente.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, lei ha verificato che non vi siano assolutamente problemi di oneri per quanto riguarda la modifica introdotta?


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PRESIDENTE. Onorevole Boccia, se vuole posso sentire il Governo ma sinceramente tali oneri non li vedo.

MAURIZIO LEO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LEO. Signor Presidente, la formulazione originaria esaminata in Commissione non recava la specifica «senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato». Questa previsione è stata messa proprio per non creare aggravi al bilancio dello Stato e, quindi, mi sembra che l'osservazione del collega Boccia non possa trovare fondamento.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, lei è un uomo che sa insistere sulle cose. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, la ringrazio ma penso che, a questo punto, la Presidenza non abbia una facoltà di decidere perché lo stesso collega ha riconosciuto che questa è una modificazione che ha bisogno di una verifica da parte della Commissione bilancio e, quindi, di per sé non si può più esaminare tale questione ma deve essere rinviata di ventiquattro ore.

MAURIZIO LEO. Ma non è vero!

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, proprio per ciò che dice, mi farò portare il testo scritto, che sarà valutato con l'attenzione che lei, giustamente, reclama.

GIORGIO LA MALFA, Presidente della VI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIO LA MALFA, Presidente della VI Commissione. Signor Presidente, abbiamo considerato con molta attenzione la norma con tutti i colleghi della Commissione finanze. L'emendamento Leo 4.43 chiede di introdurre dei criteri di forfettizzazione su varie spese ed abbiamo aggiunto le parole «senza oneri per lo Stato», il cui significato è che quelle forfettizzazioni verranno fatte in misura tale da non determinare oneri per lo Stato. Per questo motivo, non c'è nulla da controllare. Quando il Governo predisporrà il decreto legislativo che segue la legge delega, se violerà la prescrizione di questa norma, sarà il momento in cui la Commissione finanze interverrà.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, penso che il presidente della Commissione abbia sicuramente ragione e che quanto affermato corrisponda effettivamente ad una norma di salvaguardia che, in qualche modo, risolve il problema. Tuttavia, signor Presidente, nella Commissione bilancio tale questione è stata più volte affrontata - mi dispiace che non sia presente il presidente Giancarlo Giorgetti - e la dizione «senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato» non è stata ritenuta più una dizione congrua al fine della certezza che dalla norma non derivino oneri. Proprio per questo, la Commissione bilancio, in relazione a questa formula di salvaguardia, si è riservata di decidere, di volta in volta, se la formula effettivamente sia congrua per l'obiettivo che ci si propone.
Quindi, il presidente La Malfa ha ragione ma spetta alla Commissione bilancio verificare che sia efficace questa formulazione. Siccome il regolamento prescrive che, quando è necessaria una valutazione sugli oneri, a seguito anche di un subemendamento, debba farla la Commissione bilancio nelle successive ventiquattro ore, è evidente che, proprio per i motivi avanzati dal presidente La Malfa, nel merito e nella sostanza ha ragione ma sul piano della forma, ahimè, occorrono ventiquattro ore.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, le voglio far presente che per scrupolo della


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Presidenza, che non è mai abbastanza sufficiente, mi sono fatto dare il parere della Commissione bilancio, il quale è favorevole. Le frasi che vengono qui aggiunte «senza oneri a carico dello Stato», mi permetto di dire, sono anche un po' superfetative rispetto a ciò che già risultava. Si tratta di un'indicazione che va nel segno e nel senso che non vi sono oneri a carico dello Stato, come la Commissione bilancio ha già indicato. Per tali motivi credo che, dal punto di vista della sua richiesta di una pronuncia della Commissione bilancio, quest'ultima affermi che non ci sono oneri.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leo 4.43, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 424
Astenuti 2
Maggioranza 213
Hanno votato
407
Hanno votato
no 17).

Prendo atto che i dispositivi di voto delle postazioni degli onorevoli Palma e Brusco non hanno funzionato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento Nicola Rossi 4.29.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nicola Rossi. Ne ha facoltà.

NICOLA ROSSI. Signor Presidente, questo emendamento aveva trovato in Commissione l'appoggio, il sostegno e la condivisione non solo dell'opposizione che lo ripresenta, ma anche di buona parte della maggioranza, in particolare dell'onorevole Patria. Come il relatore ricorderà, su questa proposta emendativa tutti avevamo concordato non solo sulla condivisibilità della stessa, ma anche sul fatto che, una volta giunta all'esame dell'Assemblea, si sarebbe cercata una soluzione.
Il problema è molto banale: ci sono università statali che, oggi come oggi, pagano l'IRPEG anche sugli immobili che utilizzano a fini didattici. Tale situazione è talmente poco sensata che vi sono già pronunce degli organi di giustizia amministrativa che hanno dato ragione ad alcune università, le quali hanno ritenuto semplicemente di non dover pagare l'imposta a quel titolo.
Dunque, vorrei ricordare a tutti i colleghi della maggioranza, che in Commissione si erano schierati a favore di questo emendamento che, in caso di accoglimento dello stesso, non solo realizziamo un atto di giustizia nei confronti delle università, ma aiutiamo la ricerca di questo paese ad uscire dalle sacche, nelle quali alcune decisioni di questo Governo, negli ultimi tempi, l'hanno inserita.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nicola Rossi 4.29, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 421
Astenuti 5
Maggioranza 211
Hanno votato
189
Hanno votato
no 232).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pinza 4.32, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 429
Votanti 426
Astenuti 3
Maggioranza 214
Hanno votato
190
Hanno votato
no 236).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Brusco non ha funzionato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Nicola Rossi 4.28.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, svolgerò la mia dichiarazione di voto anche sull'emendamento Fluvi 4.25 di contenuto analogo.
Dalla lettura di un'intervista del relatore, onorevole Falsitta, pubblicata su Il Sole 24 Ore e dalla spiegazione fornita circa le caratteristiche e gli elementi a suo giudizio positivi presenti in questo disegno di legge, mi ero convinto che questi emendamenti sarebbero stati accolti. Infatti, all'interno dell'intervista, vi è un passaggio in cui si afferma che questa legge incentiverà i processi di innovazione.
Siamo in presenza di un emendamento che espressamente prevede: «introduzione di un sistema agevolativo permanente teso a ridurre il carico fiscale complessivo gravante sulle imprese che sostengono spese per l'innovazione, la ricerca e la formazione».
Con queste proposte emendative si è cercato di sottolineare esattamente il bisogno del nostro paese di destinare una parte importante delle sue risorse in questa direzione. Tuttavia, vi è un parere contrario, da parte del relatore e del Governo, che risulta assolutamente incomprensibile.
Ho l'impressione che su questo testo, in realtà, i vincoli dettati dal ministro Tremonti - d'ora in avanti T. - siano tali per cui non si riesce a discutere nemmeno delle questioni che potrebbero essere interessanti per tutti.

PRESIDENTE. Onorevole Grandi, il tempo a sua disposizione è scaduto.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, un attimo ancora; mi appello alla sua bontà.

PRESIDENTE. In tal modo toglie tempo ai suoi colleghi. Prego, onorevole Grandi.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, ha perfettamente ragione.
Volevo precisare che la sottolineatura dei problemi dell'innovazione è un tema di grande importanza e di straordinario valore, sul quale non si riesce a comprendere l'insistenza e la contrarietà del relatore e del Governo. Mi auguro ci sia un ripensamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santagata. Ne ha facoltà.

GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, stamattina abbiamo scoperto che la leva fiscale non si presta a politiche di carattere sociale o poco si presta a politiche di carattere sociale. Ci è stato spiegato che il problema degli incapienti doveva essere portato fuori dalla delega fiscale perché andava affrontato in altra sede. A questo punto, vorrei capire se la politica fiscale non si presta neppure a fare politica industriale o politica economica tout court.
Aver convinto il collega Patria a ritirare il suo emendamento la dice lunga sull'atteggiamento del Governo e della maggioranza. Noi crediamo che la leva fiscale sia un elemento che con il suo automatismo, fra l'altro, dovrebbe piacere molto a chi, come i colleghi della Lega nord, si è battuto da tempo contro l'eccesso di statalismo. Ripeto che la leva fiscale dovrebbe essere lo strumento principe per favorire atteggiamenti virtuosi da parte delle imprese. Se non riteniamo di premiare, attraverso la leva fiscale, le imprese


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che fanno ricerca, sviluppo e innovazione, veramente non capisco più come pensiamo di intervenire in questo campo.
Abbiamo già abolito la DIT, eliminato, quindi, un premio - chiamiamolo pure così - per le imprese più virtuose che aumentano il loro capitale di rischio. Rifiutare anche questi emendamenti mi sembra in linea soltanto con una visione del fisco del tutto punitiva: il fisco è una punizione per i contribuenti e per le imprese; il compito di questo Governo e di questa maggioranza è quello di ridurre al minimo la punizione. Non c'è altra spiegazione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Prego... Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.

GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, mi scusi: era da tempo che alzavo la mano, pensavo mi avesse visto.
Intervengo a favore degli emendamenti Nicola Rossi 4.28 e Fluvi 4.5, dei quali sono cofirmataria perché anch'io francamente faccio fatica - e fa fatica anche il gruppo dei Comunisti italiani - a capire come mai il Governo si ostini a respingere sistematicamente tutte le proposte che sono animate non soltanto da buone intenzioni ma anche da grande buon senso e, forse, anche da grande lungimiranza.
Si dice che la leva fiscale non può servire per gli incapienti e che bisogna usare provvedimenti di assistenza. Ne parlava il collega Santagata: anche per le imprese serve l'assistenza? Io spero di no. Allora, quale occasione migliore della leva fiscale per premiare le imprese che sostengono spese per l'innovazione, la ricerca e lo sviluppo? Se esiste un problema per le imprese italiane è quello di essere vecchie e di non aver investito sufficientemente proprio nei settori dell'innovazione, dello sviluppo e della ricerca. Noi facciamo di tutto per affossare ancora di più questo settore imprenditoriale.
Aggiungo una parola soltanto rispetto al mio emendamento 4.27 su cui, peraltro, il Presidente mi aveva invitato ad intervenire e che riguardava, invece, il settore culturale. Anche quella proposta è stata respinta ed anche lì si esprimeva la logica di premiare aspetti che rappresentano un patrimonio per il nostro paese. Non si tratta di qualcosa di aggiuntivo. Non si tratta di un peso per il nostro paese. Parliamo di cultura, di innovazione, di ricerca e di sviluppo: investire su questi aspetti significa dare una chance in più al nostro paese, soprattutto in un momento in cui crediamo sia molto importante, a livello europeo, qualificarci in modo particolare.
Neanche a questi livelli il vostro Governo ci sta. Avevo chiesto con il mio emendamento 4.27 degli sconti sulle erogazioni liberali per la cultura, il teatro, lo spettacolo, per tutte quelle voci per cui voi nella legge finanziaria avete tagliato i fondi già disposti dal Governo di centrosinistra. Come vi presentate? Cosa raccontate alla gente attraverso i giornali? Vi rendete conto che non dite la verità? Perché poi vi contraddite sempre nel merito e di fronte a degli emendamenti di buon senso non date risposte.
So che il relatore, onorevole Falsitta, su certi temi è particolarmente sensibile. Si è anche impegnato a livello personale in questo senso: io credo all'onorevole Falsitta e conosco anche la buona volontà che ci ha messo. Ma non è questo il punto perché il punto è politico. Bisogna dare indicazioni precise e finora non ne è stata data mezza. Questa è una delega assolutamente vuota di tutto, di soldi e di indicazioni. Di una sola cosa siamo certi: che i privilegiati avranno i loro benefici (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Tolotti. Ne ha facoltà.

FRANCESCO TOLOTTI. Signor Presidente, intervengo perché non si può dire che il Governo abbia dato buona prova di sé in materia di innovazione, ricerca e sviluppo. Non lo ha fatto nel corso dei provvedimenti per i 100 giorni, non lo ha


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fatto in occasione della legge finanziaria, non lo fa neppure oggi e badate bene che è incomprensibile che non si accolga un emendamento di questo genere. Non stiamo chiedendo di stanziare una certa quantità di risorse. Siamo in sede ordinamentale e stiamo dicendo che non si può pensare ad una riforma organica del fisco se non si affronta in termini coerenti anche la politica di incentivazione alla formazione e all'innovazione. Ma la vostra contrarietà denota certamente la scarsa, o meglio, la inesistente considerazione che avete nei confronti di questi temi.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nicola Rossi 4.28, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 428
Votanti 424
Astenuti 4
Maggioranza 213
Hanno votato
191
Hanno votato
no 233).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Fluvi 4.25.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Nicola Rossi. Ne ha facoltà.

NICOLA ROSSI. Signor Presidente, la questione è un po' strana perché il Governo vara un piano per l'innovazione e la ricerca (se ricordo bene, di 14 mila miliardi di lire), ma non vuole usare il fisco. Questa mattina l'onorevole sottosegretario senza deleghe ci ha detto che non si può usare il fisco per fare assistenza; nel caso del Mezzogiorno sentiamo promesse mirabolanti ma, al tempo stesso, il credito di imposta non lo si vuol usare. Questa è un'idea del fisco veramente vecchia di 100 anni.
Ora, bisogna che qualcuno spieghi al ministro Tremonti che noi abbiamo messo insieme il Ministero delle finanze e il Ministero del tesoro proprio perché il lato delle entrate e il lato della spesa si parlassero. Se lui continua a pensarli come due cose separate non usa al meglio lo strumento che ha a disposizione. Capisco che lui si paragona - come si scrive - a Marco Minghetti, ma sono passati 100 anni: si aggiornasse!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santagata. Ne ha facoltà.

GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, ricordo ai colleghi - che chiamo colleghi e non «sedicenti» o robe simili - che, quando abbiamo approvato il provvedimento dei 100 giorni, la legge Tremonti-bis, in quest'aula è stato fatto un grosso lavoro per introdurre la formazione, prevedendo le spese per la formazione tra le spese ammesse dalla legge Tremonti-bis. Allora, mi sfugge il perché noi possiamo affermare che impieghiamo la leva fiscale in via temporanea, usando la Tremonti-bis per un anno e mezzo, e non possiamo utilizzare una via permanente per premiare la formazione professionale, ossia le spese per la formazione professionale da parte delle imprese.
Mi sembra veramente che si stia usando un metro assurdo. Mi verrebbe da dire che l'unico metro é questo: se vi è qualche emendamento presentato da un qualche collega dell'opposizione, quell'emendamento si rigetta per partito preso.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fluvi 4.25, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 433
Votanti 429
Astenuti 4
Maggioranza 215
Hanno votato
198
Hanno votato
no 231).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Benvenuto 4.26.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.

GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, si tratta di un emendamento particolarmente importante perché pensiamo che bisogna dare dei segnali concreti per lo sviluppo del nostro sistema economico; non a caso, nella delega chiediamo impegni precisi che favoriscano la crescita del nostro sistema economico, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese. Abbiamo presentato proposte - che, ahimè, sono state respinte - sul problema della ricerca dell'innovazione. Abbiamo presentato proposte per rendere temporanee le agevolazioni per quanto riguarda il problema della formazione, ora chiediamo in quest'aula che vi siano particolari agevolazioni per favorire la crescita e l'aggregazione delle imprese. Sappiamo che il nostro sistema economico è fatto di piccole, piccolissime imprese che, però, non sono nane, infatti, se fossero nane, non potrebbero crescere. Sono piccole perché hanno bisogno di adeguati sostegni per crescere.
Signor Presidente, la nostra è una linea positiva che tende ad usare questi meccanismi. Il Governo è contrario, come ha detto oggi alle parti sociali, affermando praticamente che non vi è nulla al riguardo e smentendo così il relatore. Inoltre, l'esecutivo che cosa fa per il sistema della crescita del nostro paese? Invece di puntare ad avere aziende forti, competitive, che si basino sull'innovazione, sulla ricerca, sulla formazione e sull'aggregazione, l'unica cosa che il Governo propone è di dare la possibilità di licenziare attraverso la modifica all'articolo 18 e di prevedere la possibilità della decontribuzione. Questa è la politica sbagliata dell'esecutivo, mentre noi contrapponiamo una politica positiva che tende alla crescita delle aziende valorizzando il mondo del lavoro, l'innovazione, la ricerca, la persona. La risposta del Governo - ahimè - è negativa, vi è molta propaganda, molte promesse ma nessun fatto concreto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, stamattina ho detto che da questa riforma certamente usciranno penalizzati i ceti deboli, i redditi bassi e medi e le piccole e medie imprese. Si tratta della prova provata che vi è una mancanza di volontà di sostenere le piccole e medie imprese del nostro paese che, lo voglio ricordare, costituiscono il tessuto connettivo della nostra economia. Quando dico questo non penso soltanto alle piccole e medie imprese del Triveneto o dell'Emilia Romagna, ma anche a quelle della Puglia e, se volete, anche a quelle della piccola Basilicata che ha voglia di crescere. Vi è un'imprenditoria la cui intelligenza, professionalità e capacità di intraprendere va sostenuta. Il nostro emendamento mira a concedere delle agevolazioni fiscali a quelle piccole imprese che debbono affrontare meglio il mercato, con il quale devono fare i conti a livello europeo e a livello mondiale perché ormai la globalizzazione costringe tutti a tener conto di questa nuova necessità. Ebbene questa agevolazione per costituirsi in consorzio riteniamo sia indispensabile. Evidentemente però il Governo, non solo non agevola la ricerca e la formazione (voglio ricordare che la formazione agisce sul capitale umano, il primo capitale di cui dispone il nostro paese), ma non incentiva né l'innovazione, né la ricerca ed ora neanche l'associazionismo che sarebbe necessario per rendere


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più solide queste nostre piccole imprese e per metterle in condizioni di competere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pennacchi. Ne ha facoltà.

LAURA MARIA PENNACCHI. Signor Presidente, nel contesto relativo alla delega sul mercato del lavoro il Governo si propone di sospendere l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per quelle imprese che superano la soglia di 15 addetti. Credo che la misura della sospensione dell'articolo 18 sia profondamente sbagliata e profondamente iniqua e costituisca una lesione alla coscienza civile del paese.
Tuttavia, voglio prendere per buona la volontà del Governo di spingere il sistema imprenditoriale italiano (che riscontra una grande vitalità del sistema delle piccole imprese, di quelle di dimensioni minori) a crescere e ad uscire dal nanismo che oggi rappresenta un vincolo allo sviluppo.
Dunque, vi è l'opportunità di manifestare che questa buona intenzione è davvero all'opera. Esprimete un voto favorevole sull'emendamento in esame che favorisce lo sviluppo delle piccole e medie imprese, consentendo e favorendo, sul piano fiscale, forme consortili che attribuiranno loro anche la possibilità di investire di più in ricerca, sviluppo ed innovazione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Santagata. Ne ha facoltà.

GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, in primo luogo, vorrei apporre la mia firma all'emendamento in esame. Vorrei, inoltre, capire un aspetto della questione in discussione: abbiamo approvato, con un certo disaccordo concernente fondamentalmente determinate percentuali, una norma a favore dei gruppi. Credo che tale norma sia necessaria. Il nostro capitalismo, infatti, matura lentamente; stiamo passando da sistemi locali di piccole e piccolissime imprese a sistemi poco più solidi in cui cominciano a formarsi gruppi. Attenzione però: si tratta di una maturazione, quella che sta avvenendo nel territorio nazionale, lenta e non omogenea.
Signor Presidente, provengo da una regione - il mio accento tradisce con chiarezza la mia origine - che ha vissuto già questa evoluzione. Dall'Emilia, signor Presidente...

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Non dalla Romagna!

GIULIO SANTAGATA. Tale regione ha vissuto questa evoluzione, partendo da sistemi territoriali di imprese, passando, attraverso la leva dell'associazionismo, a sistemi più consolidati e riuscendo oggi ad avere una quantità significativa, nonché una qualità ottima di imprese, coordinate in gruppi.
Credo che non tutto il territorio nazionale abbia vissuto questo percorso; dobbiamo pertanto, assolutamente favorirlo.
Non ha alcun senso esprimere un voto negativo nei confronti di una norma che favorisce l'associazionismo fra imprese.

PRESIDENTE. Onorevole Santagata, la prego di concludere perché sta intervenendo a titolo personale. Sono trascorsi 50 secondi...

GIULIO SANTAGATA. Invito i colleghi, soprattutto quelli delle regioni a sviluppo più recente, a considerare l'importanza di una norma di questo tipo per lo sviluppo dei loro distretti e delle loro aree.

PRESIDENTE. Avverto che sono esauriti i tempi per gli interventi a titolo personale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.

GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, vorrei anch'io sottoscrivere l'emendamento in esame e rivolgermi ai colleghi della Lega (in particolare, il collega Sergio


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Rossi ha apposto la sua firma su diversi emendamenti particolarmente significativi).
Mi pare che anche l'emendamento in esame, colleghi della Lega, interessi quel tessuto produttivo di medie e piccole imprese che, certamente, riguarda il nostro paese, ma, in particolare modo, il territorio delle regioni del nord.
D'altronde, credo che la sfida della globalizzazione possa essere realmente vinta dalle nostre imprese, nella misura in cui vi è quel di più di innovazione, ricerca, tecnologia cui accennavamo in precedenza e che, a me pare, non sia stata accolta da parte di questa Assemblea. Tuttavia, quella sfida si vince anche con un di più di consorzi, di reti, di insieme di piccole imprese. Per questa ragione, l'emendamento al nostro esame è in grado di aggiungere un elemento positivo in questa sfida da offrire alle nostre aziende.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 4.26, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 412
Votanti 408
Astenuti 4
Maggioranza 205
Hanno votato
176
Hanno votato
no 232).

MAURO AGOSTINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURO AGOSTINI. Signor Presidente, già nella giornata odierna, e la maggioranza ed il Governo hanno ritenuto di non accedere alla nostra richiesta, abbiamo avanzato la proposta di sospendere l'esame di questo provvedimento, per riprenderlo al momento della conclusione dell'incontro del Governo con i sindacati. Tale incontro, come recitano le agenzie di stampa, si sta avviando e vorrei pertanto riproporre, con molta sobrietà, all'attenzione dei colleghi il problema.
Vorrei immediatamente tranquillizzare il presidente La Malfa, nel senso che anche da parte nostra non si pone questo problema perché si ritiene che vi sia in qualche modo una priorità dell'incontro fra il Governo e i sindacati rispetto all'attività del Parlamento. Poniamo tuttavia la questione nel senso che, fatta eccezione per le audizioni di cui ho più volte dato merito al presidente La Malfa, tenutesi in Commissione finanze, non vi è stata alcuna sede ufficiale nella quale si sia potuto acquisire l'orientamento di CGIL, CISL ed UIL, su un argomento della delicatezza e dell'importanza quale quello che è all'esame del Parlamento.
Pertanto, la mia richiesta presenta, se così può dirsi, due corni: il primo è rappresentato dal sospendere per due ore, o per quanto necessario, l'esame di tale provvedimento, proseguendo naturalmente nell'esame degli altri punti all'ordine del giorno, ovvero, come proposta de minimis, che vi sia, al termine dell'incontro con i sindacati, la possibilità che il ministro Tremonti si rechi in aula a riferire sull'esito dell'incontro e sulle valutazioni che sono state fatte.
Non vorremmo, proprio per il rispetto nei confronti del Parlamento che accomuna tutti, apprendere valutazioni su quell'incontro dalle agenzie, piuttosto che dalla viva voce del ministro, il quale, anche per motivi istituzionali, è tenuto a riferire al Parlamento, riprendendo con la sua presenza in aula l'interlocuzione con l'opposizione su questo tema.
Signor Presidente, le saremmo pertanto grati se volesse al riguardo esprimere una sua valutazione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

GIORGIO LA MALFA, Presidente della VI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole La Malfa, le do senz'altro la parola perché ritengo che


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la sua opinione potrebbe essere considerata, se non pregiudiziale, tuttavia utile a formare il giudizio. Prego, onorevole La Malfa.

GIORGIO LA MALFA, Presidente della VI Commissione. Signor Presidente, la Commissione non può avere opinione su questa materia, dal momento che riguarda il Governo e i capigruppo dell'Assemblea. Noi siamo in condizione di andare avanti: abbiamo istruito il lavoro e possiamo pertanto votare. Spetta all'Assemblea decidere ciò che intende fare, non certo a noi.

PRESIDENTE. Onorevole La Malfa, questa è una posizione corretta.
Non essendovi richieste di parlare, porrò in votazione la proposta dell'onorevole Agostini.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, senza registrazione di nomi, sulla proposta di sospendere l'esame di questo punto all'ordine del giorno, avanzata dall'onorevole Agostini.
(La proposta è respinta).

La proposta è respinta per 45 voti di differenza.
Passiamo, dunque, alla votazione dell'articolo 4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Agostini. Ne ha facoltà.

MAURO AGOSTINI. Signor Presidente, credo sia importante commentare il voto sull'articolo 4, perché si tratta di un altro passaggio molto significativo della legge delega che il Parlamento si accinge a conferire al Governo. L'articolo 4 modifica la tassazione sulle società, quindi, in modo particolare, naturalmente, l'IRPEG. Su questo punto credo sia opportuno sviluppare qualche considerazione.
In primo luogo, il Governo, con l'articolo 4, decide la soppressione della DIT. Nel corso delle audizioni che abbiamo svolto con i portatori di interessi e con diversi soggetti, c'è stato un punto su cui credo il giudizio sia stato assolutamente unanime (anche da parte di Confindustria e di altri portatori di interessi del settore economico): la DIT ha dato una prova positiva, importante, significativa nel sistema produttivo italiano. È significativa, perché la DIT aveva ed ha l'obiettivo di facilitare la patrimonializzazione, di spingere verso la patrimonializzazione dell'impresa, obiettivo che viene completamente cassato dalla nuova normativa, che mette in discussione un'imposta che già è stata utilizzata - come abbiamo detto anche durante la discussione sulle linee generali - da diverse imprese ed imprenditori e che ha una platea potenziale di circa 3,5 milioni di imprese, di società e di imprenditori che possono utilizzarla. È un elemento importante, perché diventa un elemento strutturale nel sistema impositivo così come è stato disegnato dal Governo di centrosinistra.
D'altronde, merita qualche considerazione anche il fatto che in questo ultimo anno di Governo di centrodestra è completamente caduta l'attenzione che c'era stata negli anni precedenti sul livello della tassazione in Italia rispetto agli altri paesi europei. Mi pare che fosse proprio il collega Visco...

PRESIDENTE. Onorevole Agostini, bisogna che concluda. Io sono molto tollerante, ma lei ha raddoppiato il tempo.

EDMONDO CIRIELLI. Noi siamo intolleranti, Presidente!

PRESIDENTE. Voi siete intolleranti, ma io faccio il Presidente!

MAURO AGOSTINI. Ringrazio tutti per la tolleranza, in primo luogo il Presidente ed anche i colleghi.

PRESIDENTE. Onorevole, più che ringraziare dovrebbe chiudere.

MAURO AGOSTINI. Se ringraziassi ancora per la tolleranza, perderemmo ancora più tempo (Commenti dei deputati della Lega nord Padania), quindi, resterò nel merito. È stato ricordato che la pressione fiscale italiana sulle imprese non


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solo è assolutamente nella media europea, ma è sopravanzata, in meglio, come performance, soltanto dai paesi scandinavi che, non a caso, sono i paesi che incorporano un sistema come quello della dual income tax.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Agostini, si è spiegato molto efficacemente.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santagata. Ne ha facoltà.

GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, l'obiettivo dichiarato dell'articolo 4 era ed è utilizzare la leva fiscale per recuperare competitività. Si sostiene che le imprese si possono ormai far tassare dove vogliono, che hanno una sufficiente mobilità per poter scegliere dove farsi tassare e che dobbiamo assolutamente adeguare il nostro livello fiscale alla media europea.
Il collega Agostini ricordava poc'anzi che già siamo ben piazzati rispetto alla media europea.
Quello che, nei pochi secondi che mi restano, mi preme dire è attenzione nell'affermare ciò, abbiamo fatto credere alle nostre imprese che sarebbe calato il carico fiscale. Non è così, perché, nonostante le quantificazioni girino in maniera clandestina, la relazione tecnica (che non reputo clandestina) parla del combinato disposto del cambiamento della base imponibile con la nuova aliquota al 33 per cento; ciò evidenza un carico di 4 mila e 200 miliardi (se ricordo bene) aggiuntivo rispetto al livello attuale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4, nel testo emendato.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 419
Votanti 414
Astenuti 5
Maggioranza 208
Hanno votato
237
Hanno votato
no 177).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Lion 4.01.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lion. Ne ha facoltà.

MARCO LION. Signor Presidente, invitiamo l'Assemblea a porre attenzione su quest'articolo aggiuntivo, che prevede l'istituzione di un'imposta sul traffico pesante. Con tale proposta, vorremmo delegare il Governo ad emanare uno più decreti legislativi per l'istituzione di un'imposta sul trasporto delle merci su strada, attraverso i confini nazionali. A quest'imposta sono assoggettati tutti i veicoli, autotreni ed autoarticolati, aventi massa massima superiore a 3,5 tonnellate, ogni qual volta attraversino su sede stradale i confini nazionali.
L'imposta è finalizzata a trasferire una quota del trasporto merci dalla strada alla ferrovia, con l'obiettivo di ridurre l'impatto ambientale del sistema di trasporto e di migliorare la sicurezza stradale. Il gettito di quest'imposta - se sarà approvato l'articolo aggiuntivo - andrebbe così ripartito: una quota del 70 per cento del gettito complessivo è destinata ad un fondo per il riequilibrio modale e cioè per riduzione dei costi del trasporto delle merci su ferrovie, per il miglioramento e l'innovazione tecnologica delle infrastrutture ferroviarie destinate al trasporto delle merci, per l'adozione di programmi per il miglioramento del servizio di trasporto merci su ferrovia, per l'abbattimento dei tempi di percorrenza e per l'estensione dell'utilizzo del sistema di trasporto combinato; l'altra quota, pari al 30 per cento del gettito complessivo, sarebbe destinata al piano nazionale per la sicurezza stradale e verrebbe utilizzata prioritariamente per il miglioramento della sicurezza stradale dei valichi e dei trafori dell'arco alpino (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.


Pag. 100


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Lion 4.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 425
Votanti 260
Astenuti 165
Maggioranza 131
Hanno votato
24
Hanno votato
no 236).

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