Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 140 dell'8/5/2002
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(Inchiesta giudiziaria sugli scontri avvenuti a Napoli tra no-global e forze dell'ordine - n. 3-00925)

PRESIDENTE. L'onorevole Vascon ha facoltà di illustrare l'interrogazione Cè n. 3-00925 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 5), di cui è cofirmatario.
Ricordo che ha un minuto di tempo a sua disposizione.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, il 26 aprile del 2002 la procura della Repubblica presso il tribunale di Napoli ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti di due funzionari e sei agenti di polizia, allargando successivamente le indagini ad un altro centinaio di agenti. L'indagine, lo ricordo, riguarda i fatti verificatisi il 17 marzo del 2001, in occasione del Social forum svoltosi appunto nella città partenopea.
Mediante la suddetta interrogazione si viene in sostanza a chiedere per quale motivo la magistratura napoletana, a distanza di un anno (e quindi mancando tutti i presupposti di tutela sia per quanto riguarda le prove, sia nei confronti di pericoli di fuga), abbia assunto una simile decisione che, peraltro, ha sollevato anche numerosi dubbi di interpretazione non solo nel mondo politico o della polizia, ma anche in quello civile, il quale si chiede se vi siano solamente reati di questo tipo o la magistratura, nello specifico caso, non abbia invece inteso perseguire volutamente il comportamento e gli atteggiamenti degli agenti trascurando di rilevarne degli altri. Grazie.

PRESIDENTE. Il ministro della giustizia, senatore Castelli, ha facoltà di rispondere.

ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. Onorevoli colleghi, in relazione alla delicata vicenda, evocata nell'interrogazione presentata dall'onorevole Cè e da altri deputati, posso semplicemente ribadire che il ministro della giustizia ritiene di dover mantenere in ordine ai fatti citati un atteggiamento di assoluto riserbo, essendo in corso un procedimento penale, per il quale, peraltro, interverrà a breve una pronuncia del tribunale competente per il riesame per decidere in ordine alla richiesta di revoca delle misure cautelari disposte dal GIP di Napoli.
Allo stato, nel confermare la mia piena fiducia alla magistratura ed alle forze di polizia di Stato, assicuro che continuerò a seguire la vicenda con la massima attenzione avvalendomi delle mie prerogative costituzionali.
Colgo tuttavia l'occasione per ricordare che presso gli uffici giudiziari di Napoli è attualmente in corso un'ispezione ordinaria, iniziata il 12 marzo del 2002, ai sensi dell'articolo 7 della legge n. 1311 del 12 agosto 1962, che è finalizzata ad accertare il regolare e corretto funzionamento dell'organizzazione degli uffici giudiziari medesimi.
I primi risultati di tale ispezione, nonché recenti dichiarazioni rese dal procuratore della Repubblica del tribunale di Napoli, il dottor Cordova, dinanzi alla Commissione parlamentare antimafia, hanno fatto emergere la necessità di disporre ulteriori e più approfonditi esami, non escludendo una inchiesta amministrativa.


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Ricordo che, presso il GIP del tribunale di Napoli, sono state rinvenute 41 richieste inevase di custodia cautelare; peraltro 17 sono poi state definite nel corso dell'ispezione, riguardanti l'articolo 416-bis, (estorsioni, rapine, un caso di omicidio e altri reati).
Per quanto riguarda infine la partecipazione di alcuni magistrati della procura di Napoli al convegno menzionato dagli onorevoli interroganti, voglio precisare quanto scritto lo scorso 30 aprile in una lettera inviata dal vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, per evidenziare non già l'inopportunità di una mera partecipazione a qualsiasi attività di tipo «convegnistico», ma l'inopportunità di tale partecipazione in qualità di relatori o moderatori da parte di magistrati impegnati in delicate e clamorose indagini connesse proprio alle tematiche ideologiche e politiche oggetto del seminario. Ciò proprio in ragione della tutela di quei valori posti a presidio dell'autorevolezza della funzione da loro stessi svolta.
Al riguardo intendo precisare che con nota del 7 maggio il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura mi ha comunicato che i dottori Mancuso, Cascini e Del Gaudio, in piena autonomia, hanno deciso di non partecipare al convegno del 10 -11 maggio prossimi proprio al fine di evitare che si accendano ulteriori polemiche che, giustificate o meno, potrebbero rendere più difficile la già complicata indagine che stanno svolgendo. Per questo non posso che esternare vivo apprezzamento.

PRESIDENTE. L'onorevole Vascon cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare. Le ricordo che ha a sua disposizione due minuti.

LUIGINO VASCON. Signor ministro, la sua risposta è confortante. Ciò nonostante mi permetta, come appartenente ad uno specifico gruppo politico, di esprimere un giudizio sull'operato della magistratura partenopea, giudizio che è a dir poco critico. Il motivo è che non si comprende perché non siano state assunte iniziative giudiziarie nei confronti di coloro che sono scesi in piazza con il volto coperto da caschi o da passamontagna, portando mazze e bastoni e distruggendo, spaccando tutto al loro passaggio, pur essendoci precise documentazioni ambientali. Lei comprende certamente quale possa essere a dir poco l'incertezza che regna all'esterno dei palazzi, laddove la gente non riesce nello specifico a comprendere che cosa sia accaduto e che cosa stia accadendo. Ci auguriamo comunque che a seguito dell'opportuna ispezione (chiamiamola così) ministeriale presso la procura della Repubblica di Napoli vi sia più chiarezza, speriamo, nel prossimo futuro.

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