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La seduta, sospesa alle 13,35, è ripresa alle 15.
PRESIDENTE. L'ordine al giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata concernenti argomenti di competenza del ministro delle attività produttive, del ministro delle infrastrutture e dei trasporti, del ministro della giustizia, del ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del ministro della salute.
PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, ministro Marzano, non è la prima volta, ed ho ragione di credere che non si tratterà dell'ultima, che ci troviamo a discutere della vicenda della FIAT, a dimostrazione che il clamoroso flop del salone dell'auto di Torino non è stato un avvenimento
occasionale, ma purtroppo l'epifenomeno di una situazione che è andata aggravandosi sino a divenire drammatica.
PRESIDENTE. Il ministro delle attività produttive, onorevole Marzano, ha facoltà di ANTONIO MARZANO, Ministro delle attività produttive. Signor Presidente, il calo delle immatricolazioni era stato parzialmente previsto, anche se i dati, nei mesi di marzo ed aprile, sono sicuramente peggiori, e in modo significativo, di quanto ci si potesse aspettare. Per quanto riguarda il gruppo FIAT, per fronteggiare la situazione difficile risalente al dicembre dell'anno scorso, è stato varato un programma di riorganizzazione della FIAT auto. Questo programma, che è in piena fase di attuazione, prevede la riorganizzazione di FIAT auto in quattro unità di business: FIAT Lancia, Alfa Romeo, sviluppi internazionali e servizi. Ciascuna di queste unità rappresenta una vera e propria azienda, responsabile dei propri risultati economici e finanziari, con l'obiettivo di una maggiore valorizzazione dei marchi, proprio per tentare di essere più competitiva in un mercato particolarmente difficile.
PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, non sono convinto della risposta del ministro Marzano, il quale fa parte del Governo Berlusconi e, come è noto, il Presidente del Consiglio Berlusconi considera il Financial Times alla stregua di un giornale sovversivo, il che, evidentemente, non è. Quelle informazioni indicano una linea di tendenza - che noi verifichiamo quotidianamente - verso un impegno prevalente nel settore finanziario ed un impegno decrescente nel settore industriale. In ogni caso, la crisi dell'auto c'è e, dunque, bisognerebbe uscirne con un'innovazione di prodotto ed un'innovazione
dal punto di vista dell'organizzazione del lavoro; ad esempio, riducendo l'orario di lavoro, a parità di retribuzione, in questo fondamentale settore industriale.
Gli ultimi dati riportati con dovizia di particolari, che lei sicuramente conosce, comparsi sugli inserti economici dei principali quotidiani, parlano di un crollo nell'immatricolazione delle vetture auto. Dietro questo crollo, la quota della produzione nazionale si aggira intorno ad un meno 22 per cento, mentre le case estere sono coinvolte soltanto per il 9 per cento.
Inoltre, l'autorevole Financial Times, parla di una dismissione, da parte della FIAT, del settore auto e di una sua finanziarizzazione. Cosa fa il Governo?
L'accentuarsi della crisi di mercato coglie il gruppo italiano in una fase di riorganizzazione che, tuttavia, procede secondo programmi e tempi prestabiliti. Il presidente Agnelli ha peraltro sottolineato nei giorni scorsi come questa riorganizzazione stia andando avanti con intensità ed ha posto in rilievo come i programmi impostati stiano dando segnali che si tradurranno in risultati positivi nel prossimo futuro.
Per quanto riguarda le notizie di una tendenza della dismissione nel settore auto da parte di FIAT, il Financial Times è certamente autorevole; tuttavia, non lo sono meno le dichiarazioni dell'avvocato Agnelli. Anche in risposta alle tesi del Financial Times, il presidente della FIAT ha esplicitamente dichiarato: Voglio ancora una volta ribadire che crediamo nello sviluppo della FIAT auto, la cui ristrutturazione procede con incisività. Per quanto riguarda le prospettive dell'azienda e le preoccupazioni per l'occupazione, ritengo utile e fisiologico un confronto fra le parti sociali. Ieri più di una voce nel mondo sindacale ha sollecitato l'apertura di questo confronto. Ritengo che questo confronto vada operato al più presto e credo che il gruppo FIAT si è sempre dimostrato interessato al dialogo e quindi procederà in questa direzione. Ritengo che anche questa volta non si sottrarrà alla richiesta e mi aspetto nei prossimi giorni una risposta dell'azienda ai sindacati.
Il Governo, per parte sua, ha in atto misure, provvedimenti, nonché politiche di grande rilievo, soprattutto per quanto riguarda l'accordo di programma per un incremento di utilizzo nel trasporto del gas metano e delle auto elettriche.
La trattativa con le organizzazioni sindacali è ferma da due anni. Apprendo che un confronto si può aprire - che si apra! - sulle prospettive della politica del settore. Ma voglio ricordare al Governo che non esiste un settore - peraltro, qui siamo di fronte al settore principale, trainante dell'industria metalmeccanica italiana -, esiste il problema di una politica industriale del nostro paese: significa mantenere la produzione di qualità dentro il quadro nazionale, significa competere nei punti alti della divisione internazionale del lavoro. Non si può agire semplicemente a colpi di rottamazione o a colpi di incentivi o sgravi fiscali che premiano le grandi famiglie del capitalismo italiano, ma mortificano lo sviluppo produttivo del paese e ingenerano serie preoccupazioni per la stabilità dell'occupazione in un settore che resta, per la nostra economia, un settore fondamentale.
Insomma, le risposte del Governo dimostrano che esso si disinteressa di una seria politica industriale degna di questo nome di cui, invece, il nostro paese avrebbe bisogno, proprio in un processo di integrazione europea.


