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La seduta, sospesa alle 9,40, è ripresa alle 10.
VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. La ringrazio, signor Presidente e buongiorno a tutti... Attendo che i colleghi prendano posto.
PRESIDENTE. Lei cominci, l'afflusso avrà un suo andamento lento.
VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. L'emendamento Pinza 3.57, presentato dall'opposizione, descrive un modello radicalmente alternativo all'articolo 3, il quale rappresenta, nella sostanza, il cuore della riforma.
La formulazione e la sostanza di questo testo alternativo non ci persuade affatto. Descrive una linea politica diversa...
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, ma a che titolo sta intervenendo l'onorevole Falsitta?
PRESIDENTE. È una dichiarazione di voto sull'emendamento Pinza 3.57.
PIERO RUZZANTE. Ma, signor Presidente, lei ha chiesto se c'erano interventi!
PRESIDENTE. No, non ho chiesto se c'erano interventi. Prego, onorevole Falsitta.
VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. La ringrazio, Presidente. Dunque, l'essere così divergente rispetto all'ipotesi sulla quale abbiamo lavorato a fondo ci induce a stigmatizzare alcuni tratti che hanno portato al «confezionamento» dell'articolo 3, come
l'abbiamo proposto. In altre parole, la nostra versione dà atto di una serie di problemi implicati, presenti e a rischio di riprodursi nell'attuale sistema tributario che fanno dello stesso un sistema profondamente iniquo e inefficiente in modo poliforme.
Il livello di inefficienza dell'attuale sistema tributario si riflette su ogni tipo di norma, dalla norma materiale (che regola il rapporto d'imposta) alla norma procedimentale (che regola la funzione accertativa, impositiva), fino alla norma processuale (che regola la lite tra contribuente e amministrazione finanziaria). Dunque, un'inefficienza endemica. Direi anche che tiene conto, allo stesso modo, di un livello preoccupante di non competitività dell'attuale sistema nell'ambito dello scenario europeo.
La formulazione che abbiamo prescelto nasce, pertanto, da questa consapevolezza e per quanto riguarda la progressività - che viene posta, direi, in modo «protagonista» nell'articolo 3, dove viene congegnato un sistema per ripristinarla, poiché oggi è morta - abbiamo insistito su alcuni aspetti che fanno della norma proposta davvero un modello capace di ridare equità al sistema e, quindi, giustizia, così che ciascuno possa assolvere il tributo in modo congruo. Oggi sono per lo più i lavoratori dipendenti a pagare le imposte - come ricordava ieri anche l'onorevole Lettieri - e questo è un fatto che connota un aspetto grave dell'ingiustizia del sistema attuale, sul quale continuiamo ad insistere. E ci dispiace a volte essere fraintesi, ci dispiace sentir dire che privilegiamo i ricchi, perché è veramente l'opposto.
La volontà del legislatore, rappresentata anche in modo specifico, declinata nelle norme, è quella di privilegiare le fasce medio basse.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Antonio Pepe. Ne ha facoltà.
ANTONIO PEPE. Signor Presidente, anche noi voteremo contro il testo alternativo dell'onorevole Benvenuto. Esso stravolge l'impostazione che ha dato il Governo a questa riforma. La riforma del sistema fiscale statale costituisce un momento significativo dell'azione di Governo di centrodestra. Riteniamo che, grazie alle disposizioni che saranno introdotte con questo provvedimento di delega, si costituirà un sistema articolato, organico, semplice e chiaro in campo fiscale, un sistema che ci avvicinerà di più all'Europa, sia nelle aliquote di tassazione e nella facile interpretabilità delle leggi sia nella possibilità per il contribuente di avere un quadro di norme stabili e duraturo e non mutabile nel tempo.
Ieri si è discusso molto su questo provvedimento. Vi è stato anche un momento abbastanza acceso in fase di esame dell'articolo 2, il cui testo - di ciò non si è tenuto conto - è ben scritto perché ci richiama allo statuto del contribuente.
Oggi iniziamo a discutere l'articolo 3 del provvedimento, ossia il cuore del sistema. Tale articolo, finalmente, ridurrà realmente in Italia la pressione fiscale e favorirà soprattutto le famiglie con redditi più bassi. La controparte ha dichiarato che il testo, così com'è stato proposto dal Governo, favorirà soprattutto i ricchi. Non è così! Risparmieranno tutti, ma soprattutto le famiglie con redditi più bassi. Certamente, per un soggetto che guadagna cento, risparmiare dieci, è più importante rispetto a chi guadagna mille e risparmia 100. Questo provvedimento è stato pensato per i cittadini e per le imprese oneste, ma è capace di scoraggiare i furbi e coloro che vogliono eludere il dovere di contribuire, in ragione del proprio reddito e delle proprie ricchezze, al progresso del paese.
Ieri si è parlato molto della progressività. Si voleva inserire nell'articolo 2 un principio di natura costituzionale. Era, dunque, superfluo introdurlo nell'articolo 2. Nell'articolo 3 si riafferma il principio della progressività. Ciò si è ottenuto spostando l'asse delle imposizioni su altre fonti di prelievo, anch'esse indici di capacità contributiva, quali i dividendi e i capital gains qualificati, prevedendo una fascia di redditi esenti, riducendo le ali
quote al numero di due e, soprattutto, rimodulando le deduzioni con l'obiettivo di concentrarle sui redditi medio-bassi.
Si tratta di un provvedimento importante. Per questo ci auguriamo che verrà approvato al più presto da quest'Assemblea. Certamente, il nostro «no» al testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Benvenuto, è necessario, perché altrimenti s'impedirebbe al centrodestra di portare avanti una riforma che - lo ripeto - ci chiede la maggioranza degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pinza. Ne ha facoltà.
ROBERTO PINZA. Signor Presidente, il gruppo della Margherita esprimerà un voto favorevole al testo alternativo dell'onorevole Benevenuto, che corrisponde ad un nostro emendamento che esamineremo successivamente (discuteremo poi anche questioni molto importanti ma di dettaglio nell'ambito di questo quadro). La ragione è che nella proposta del Governo vi sono alcuni punti che non sono convincenti. Li vorrei spiegare brevemente. Il Governo propone la seguente scala: vi è una quota di reddito esente - che non è determinata - e due aliquote al 23 e al 33 per cento con le detrazioni, o deduzioni che siano (diciamo deduzioni, nella logica del Governo), che devono incidere e assicurare tante cose, fra cui la progressività. I problemi che poniamo sono i seguenti: cosa accade a coloro che non hanno redditi rilevanti ai fini fiscali? Nel momento in cui impegnamo - secondo quello che ci racconta il Governo nella relazione tecnica allegata - circa 40, 45 mila miliardi nella riduzione del gettito IRPEF, a coloro che non hanno un reddito imponibile di questa massa monetaria non destiniamo nulla?
È un intervento colossale perché stiamo parlando di un provvedimento di portata notevole fondato sul principio che a coloro che hanno i redditi più bassi in assoluto nulla è dovuto.
Il testo alternativo del relatore di minoranza e l'identico emendamento 3.57, da me presentato, si propongono di intervenire sul reddito disponibile dei soggetti meno abbienti (i cosiddetti incapienti) e sul reddito non imponibile. Si tratta di aspetti molto importanti, sui quali siamo d'accordo: c'è già stato uno sforzo del centrosinistra che ha innalzato a 12 milioni di vecchie lire il reddito non imponibile per i lavoratori dipendenti (e ad un importo inferiore per quanto riguarda i lavoratori autonomi) e siamo assolutamente d'accordo ad andare avanti su questa strada.
Tuttavia, perché dovremmo farlo in modo generico? Non possiamo, invece, già adesso, stabilire la quota di reddito non imponibile? Questo è un punto essenziale, relativamente al quale il testo alternativo e la menzionata proposta emendativa fissano alcuni principi: si precisa che il reddito personale escluso dall'imposizione non è inferiore a 7.500 euro e, inoltre, si prevede che tale livello di reddito aumenti al crescere del numero dei familiari a carico (ovviamente rivalutando, nel tempo, tali importi).
Siamo convinti, poi, che sia giusto assoggettare ad imposizione applicando la medesima aliquota i redditi che vanno da 20 a 200 milioni? Il primo è un reddito di mera sopravvivenza, mentre il secondo è eccellente: possedendolo, si vive ottimamente. A questa obiezione replicate che farete gli opportuni aggiustamenti attraverso le deduzioni, che saranno di stampo sociale e, quindi, maggiori per i redditi più bassi. Tuttavia, se partiamo da una tassa piatta, che equipara i redditi da 20 a quelli da 200 milioni, sarà pressoché impossibile, o comunque difficilissimo, riuscire a recuperare un minimo di equità sociale!
Un'ultima cosa: tutto si può sostenere, ma non si può negare che questa impostazione avvantaggi in modo enorme redditi anche molto elevati. C'è poco da fare: su 1 miliardo di lire si realizza un risparmio di 130 milioni di lire! È vero che l'applicazione di deduzioni e detrazioni può comportare modificazioni di qualche rilievo, ma non c'è dubbio che il sistema
sia del tutto squilibrato nel suo principio ispiratore: nulla a coloro che non hanno reddito imponibile, moltissimo a coloro che hanno redditi molto elevati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sergio Rossi. Ne ha facoltà.
SERGIO ROSSI. Signor Presidente, preannuncio il voto contrario sul testo alternativo del relatore di minoranza e sull'emendamento Pinza 3.57 e ribadisco che la progressività è garantita dalla previsione del reddito imponibile escluso da tassazione, che verrà calcolato sulla base della soglia di povertà, nonché dalle ampie deduzioni già previste dall'attuale testo dell'articolo 3. Va precisato che la quota esente degraderà all'aumentare del reddito e ciò determinerà un'ulteriore progressività dell'imposizione.
Per quanto riguarda, invece, la soglia di povertà, vorrei richiamare l'attenzione dell'Assemblea su alcuni miei emendamenti che saranno esaminati più avanti - precisamente, il 3.61, il 3.62 ed il 3.63 - che affrontano il problema del potere d'acquisto a seconda dell'area geografica. Secondo noi, infatti, bisogna costruire una progressività anche sulla base della diversità di potere di acquisto.
Occorre riflettere sull'esenzione dei redditi bassi, quelli oltre la soglia della povertà, perché stabilire un livello minimo di esenzione uguale su tutto il territorio nazionale penalizzerebbe coloro che vivono in aree dove il costo della vita è ben più alto. Il Governo, oltretutto, accolse un mio ordine del giorno nel corso dell'esame dell'ultima legge finanziaria, nella sessione bilancio del dicembre 2001, con cui chiedevo di introdurre delle misure fiscali che tenessero conto del costo della vita nel momento in cui si determinavano le agevolazioni per le fasce meno abbienti. Ora, tra le possibilità di intervento che io propongo nell'individuare la soglia di povertà esente esiste quella di determinare già un imponibile più alto in determinate zone, oppure quella di riconoscere fra le deduzioni alcune spese riguardanti generi di prima necessità, che sono obiettivamente esistenti solo in determinati territori.
Per queste motivazioni ribadisco il parere contrario sull'emendamento Pinza 3.57 e chiedo quindi che si affronti con più attenzione il problema dell'imponibile esente per le fasce più basse e si introduca il criterio del potere di acquisto (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Angelino Alfano. Ne ha facoltà.
ANGELINO ALFANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per esprimere parere contrario alla riformulazione completa del testo operata dai colleghi del centrosinistra. E lo faccio per una ragione più politica che attinente al merito specifico del testo suggerito all'attenzione dell'Assemblea.
La riflessione è la seguente: questo Governo si è candidato alle elezioni con una piattaforma programmatica che è stata suggellata dalla maggioranza degli elettori del nostro paese; vi è una maggioranza che ha contratto con una parte politica, la Casa delle libertà, un patto trasparente, chiaro, fondato su alcuni impegni che il Presidente del Consiglio Berlusconi ha assunto al momento della campagna elettorale. Questi impegni hanno il loro epicentro proprio nella riforma fiscale e il midollo, il cuore di questa riforma fiscale è l'articolo 3 in discussione in questo momento, che l'emendamento del centrosinistra si propone di riformare.
Ora, questa Assemblea ha il diritto costituzionale sacrosanto di pronunciarsi come ritiene in funzione delle opinioni di ciascun parlamentare, ma è indubbio che l'approvazione dell'emendamento proposto dal centrosinistra sarebbe una lesione rispetto agli impegni di Governo assunti dalla maggioranza; infatti, la maggioranza scommette gran parte della propria credibilità su questa riforma fiscale, essendo in gioco gran parte della propria iniziativa programmatica.
FRANCESCO GIORDANO. Si vede dalle presenze!
ANGELINO ALFANO. Ecco il motivo per cui non abbiamo alcun timore di dire al paese e all'Assemblea che, passato questo articolo, noi avremo raggiunto un grande obiettivo: riformare veramente la Costituzione materiale del paese, partendo da quella grande intuizione degli economisti antichi che ritenevano il prelievo fiscale una misura che lo Stato doveva sempre utilizzare con misura, con prudenza, per non avere l'effetto contrario: quello di far apparire al cittadino il suo lavoro fortemente e duramente espropriato.
Noi abbiamo l'opinione forte e convinta che questa iniziativa legislativa sia volta al raggiungimento di un obiettivo nobile: una redistribuzione dei redditi, che non penalizza i ceti medi, non penalizza i ceti poveri, ma ha l'intento di legare il nostro paese al cuore dell'Europa ed al motore dello sviluppo.
Ecco perché utilizziamo la politica fiscale in una logica di sviluppo e di progresso la quale è fortemente connessa al disegno di finanza pubblica e di sviluppo economico del paese tracciato dal ministro Tremonti e dal Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Berlusconi; riteniamo che sulla politica fiscale il Governo abbia centrato l'obiettivo di non rendersi ostile nei confronti dei cittadini in modo da non fare apparire il tributo odioso; d'altronde, un tributo si definisce odioso quando disincentiva la produttività. Pertanto, invito tutta l'Assemblea a pronunciarsi contro l'emendamento di riformulazione del testo e a favore del testo base proposto dal Governo e sostenuto con forza dal relatore per la maggioranza, onorevole Falsitta, affinché si possa operare finalmente una svolta che favorisca lo sviluppo del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e del CCD).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Benvenuto, e dell'identico emendamento Pinza 3.57, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
ANTONIO LEONE. Presidente, guardi di là!
PRESIDENTE. Invito gli onorevoli deputati di tutti i settori dell'aula a votare per sé.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 443
Votanti 438
Astenuti 5
Maggioranza 220
Hanno votato sì 205
Hanno votato no 233).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 3.72, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 453
Votanti 446
Astenuti 7
Maggioranza 224
Hanno votato sì 207
Hanno votato no 239).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 3.19.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, le dico subito che se dovessi sforare i tempi la prego di tenerne conto con riferimento all'altro emendamento avente carattere simile; in quel caso non interverrei ad illustrarlo.
Il relatore per la maggioranza, onorevole Falsitta, ha spiegato, nel respingere l'emendamento all'articolo 1 e l'emendamento all'articolo 2, che riteneva non si potesse mettere in campo l'insieme del sistema fiscale; abbiamo risposto citando la Costituzione ed abbiamo lasciato perdere.
L'emendamento in questione comincia, gradualmente e con un atteggiamento che non vuole fare tutto e subito, proponendo il rispetto del principio di progressività; su questo aspetto mi aspettavo che ci fosse da parte del relatore e del Governo nonché da parte della maggioranza un atteggiamento diverso. Si è fatto ricorso ad un argomento specifico per respingere un emendamento di carattere generale e vorrei capire perché non si chieda il voto per parti separate o non si accolga tale principio nel momento in cui viene messo in capo al reddito delle persone.
Guardiamo un attimo alle proposte; le proposte sono quelle di indicare quattro aliquote fiscali (se dovessi utilizzare lo schema del relatore per la maggioranza dovrei dire cinque perché l'onorevole Falsitta conteggia sempre la cosiddetta aliquota che non esiste, l'aliquota zero), pari rispettivamente al 18 per cento, del 31 per cento, del 37 per cento e una del 43 per cento che, nel combinato disposto, cioè insieme all'effetto degli scaglioni, introdurrebbero esattamente un principio di progressività. Di conseguenza, si otterrebbe un meccanismo possibile su cui si può sempre discutere; e non sarebbe il meccanismo attualmente in vigore, perché oggi le aliquote sono cinque (sei, utilizzando lo schema del relatore Falsitta). In questo modo si potrebbe andare nella direzione di una semplificazione, ma la stessa sarebbe fortemente ancorata ad un principio di progressività.
Veniamo anche alla risposta che il relatore ha fornito circa il rapporto tra progressività e reddito, incardinando la progressività sui redditi bassi. Ebbene, nell'emendamento si propone un principio forte di progressività per i redditi bassi: fissare il livello di reddito esente a 10 mila euro per il monoreddito vale a dire, in sostanza, passare dai circa 6100 euro del monoreddito attuale (circa 19 milioni e 600 mila lire, cioè più di 9 mila euro, per quanto riguarda una famiglia con due figli, di cui uno minore) ad uno schema in cui la base esente, in modo graduale, sia fissata a 10 mila euro. Anche in questo caso faccio fatica a comprendere, lo chiedo al sottosegretario Molgora, le ragioni per cui tale proposta non debba essere accolta. Il ministro Tremonti, ciò risulta da un resoconto del Senato, ha detto che la base che il Governo ha in mente è esattamente quella dei 10 mila euro. A parte l'ambiguità di tale affermazione (non si capisce infatti se tale riferimento sia al monoreddito o ad un reddito familiare, e se così fosse non vi sarebbe allora alcuna novità), immagino comunque che, se la volontà è quella di compiere un'operazione di sgravio, una soglia di reddito esente fissata a 10 mila euro non possa che essere riferita al monoreddito. Se fosse così, perché il Governo non vuole scrivere nel testo del provvedimento, come d'altra parte fa per i redditi alti, che sanno benissimo ciò che riceveranno come sgravio, ciò che accadrà ai redditi bassi? Immagino lo faccia perché vuole tenersi le mani libere oppure perché non intende concedere alcun «vantaggio» - onorevole Falsitta, in questo caso il rapporto tra etica e realtà le creerà qualche problema - o ancora perché quando li concederà, di volta in volta, intende giocarseli, come dire, in termini elettorali. Qualunque sia la risposta, essa mi pare comunque inaccettabile. Se i redditi alti hanno certezza dei guadagni, perché anche i redditi bassi non debbono sapere con certezza ciò che accadrà loro?
Soffermiamoci anche su altre parti dell'emendamento. Vi è un'ulteriore ambiguità nel testo presentato dal Governo, testo che il relatore ha confermato e che la maggioranza potrebbe approvare qualora respingesse questi emendamenti. Mi riferisco al punto in cui si prevede il passaggio da detrazioni d'imposta a deduzioni dal reddito: a parte le vicende di finanza locale e regionale, vi è, infatti, un problema di mantenimento delle condizioni
per i lavoratori. Non parlo solo dei lavoratori dipendenti, bensì anche di coloro che hanno contratti di collaborazione, nonché dei lavoratori autonomi, per i quali il principio dell'invarianza del risultato - per ottenere almeno che la progressività non peggiori, non si trasformi apertamente in regressività, in un passo indietro delle condizioni fiscali del nostro paese - dovrebbe portare, appunto, all'accettazione di questo emendamento. Per di più, con esso si suggerisce l'introduzione di altri meccanismi di tono minore, ma pur sempre di una certa rilevanza. Ovviamente nel corso del tempo, anche se l'inflazione oggi è minore, i 10 mila euro di base vanno incontro ad una graduale svalutazione: ciò rende pertanto necessario l'inserimento di un principio di aggancio all'inflazione. Del resto anche oggi, se il Governo, con la legge finanziaria, non avesse bloccato la restituzione del drenaggio fiscale (ancorché non enorme), avremmo avuto il mantenimento del prelievo e non un suo aggravio, come invece accadrà nel 2002. L'indicizzazione, naturalmente, non dovrà riguardare solo le quote esenti, bensì l'insieme del meccanismo fiscale. Non vi è, nell'ipotesi da voi avanzata, alcun criterio guida per ottenere un aggancio all'andamento dell'inflazione.
Nell'emendamento si propone poi una salvaguardia particolare per quei lavoratori che hanno oggi maggiori difficoltà, minori tutele (penso, per esempio, ai lavoratori con un contratto di collaborazione continuativa): ripristinare la possibilità di detrarre dal sistema di tassazione alcune categorie di spesa riguardanti in particolare la formazione o i mezzi necessari per il loro lavoro (pensiamo agli strumenti informatici). Si tratta di poter avere un sistema di detrazioni, perché per i lavoratori dipendenti questo accade attraverso un'attività dell'impresa. È cioè l'impresa che pensa in larga misura a finanziare tutto ciò e questi lavoratori caricano su di sé anche il mantenimento....
PRESIDENTE. Onorevole Grandi, lei è consapevole che sta consumando tempo ulteriore?
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, sto illustrando tre emendamenti...
PRESIDENTE. Va bene, perché intanto i tempi sono contingentati...
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, naturalmente mi auguro che un provvedimento di questo valore, in assenza del ministro, si possa almeno esaminare ed illustrare con calma. Spero che, rispetto a ciò, la Presidenza abbia un occhio di riguardo.
PRESIDENTE. La volevo solo informare sui tempi.
ALFIERO GRANDI. La ringrazio moltissimo, ma poiché vi sono tre emendamenti da illustrare, è meglio che lo faccia con un unico intervento.
Infine, per quanto riguarda il problema dei risultati commisurati agli utili d'impresa, credo che sia molto importante che tale tematica venga inserita in un binario di contrattazione sindacale. È possibile che la cosa abbia un valore, ma almeno che sia indicato attraverso accordi sindacali siglati dai sindacati comparativamente più rappresentativi, in grado in sostanza di ottenere un risultato adeguato e non semplicemente legato agli interessi e agli orientamenti delle imprese.
Per questo motivo mi auguro che in ordine al mio emendamento 3.19 vi sia un ripensamento da parte del Governo e del relatore e che almeno vi sia l'accettazione di alcuni principi fondamentali, pur nella consapevolezza - come l'onorevole Falsitta ha affermato prima - che ci troviamo effettivamente di fronte ad una linea alternativa. Tuttavia, quest'ultima non è interamente inaccettabile, perché vi sono principi di cui ci si è riempiti la bocca nel corso del dibattito: vorrei capire il motivo per cui essi vengono respinti semplicemente perché proposti dall'opposizione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 452
Votanti 447
Astenuti 5
Maggioranza 224
Hanno votato sì 212
Hanno votato no 235).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
PIERO RUZZANTE. Presidente, Presidente!
PRESIDENTE. Vorrei segnalazioni precise.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 441
Votanti 436
Astenuti 5
Maggioranza 219
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 230).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Tolotti 3.20.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tolotti. Ne ha facoltà.
FRANCESCO TOLOTTI. Signor Presidente, intervengo per illustrare il mio emendamento 3.20 nonché il mio successivo emendamento 3.28 che è ad esso collegato. Nella relazione di maggioranza l'onorevole Falsitta ha posto la sua formazione neotomista - e la stessa relazione potrebbe essere letta come una specie di quaestio disputata de fisco - al servizio di un assunto di filosofia fiscale. Con questa delega si realizzerebbe una sorta di rivoluzione, sulla scia di quella scientifico-astronomica di Copernico, nella quale il ministro Tremonti, novello Copernico, coglierebbe l'obiettivo ambizioso di porre il fisco al servizio dell'uomo. Ritengo che, per rimanere nella cultura di riferimento dell'onorevole Falsitta, Maritain non sarebbe forse così convinto del realizzarsi di tale rivoluzione. L'uomo a cui la rivoluzione copernicana di Tremonti fa riferimento non sembra incarnare la nozione di persona che, per sua natura, rimanda ad una dimensione relazionale, comunitaria e, in una parola, sociale, ma piuttosto una concezione più atomizzata ed individualistica.
Il modello di società sotteso a questa delega è chiaro: si sgombra il campo da ogni funzione sociale della fiscalità per investire su una società in cui ciascuno bada a sé, in una prospettiva di darwinismo sociale. Se l'individuo ha buone disponibilità e risorse proprie, è opportuno che il fisco si ritragga e riduca l'ingombro: a questo risponde l'aver determinato il passaggio dall'aliquota del 23 al 33 per cento a 100 mila euro di reddito individuale annuo.
Se, invece, l'individuo è debole, si prevede assai poco, dal momento che per coloro che percepiscono redditi più bassi - appunto gli incapienti - la legge delega nulla prevede.
L'emendamento in questione, da leggere in abbinamento al mio emendamento 3.28, si propone di correggere e riequilibrare il segno redistributivo di questa legge delega. Si vuole conservare il meccanismo delle due aliquote che noi contestiamo: stiamo pure all'interno delle due aliquote, ma almeno abbassiamo la soglia del passaggio dall'aliquota del 23 a quella del 33 per cento a 40 mila euro. In tal modo, si garantirà un ripristino più adeguato del criterio di progressività impositiva e si recupereranno risorse per affrontare il tema degli incapienti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Tolotti 3.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 448
Votanti 444
Astenuti 4
Maggioranza 223
Hanno votato sì 211
Hanno votato no 233).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Lettieri 3.42.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nicola Rossi. Ne ha facoltà.
NICOLA ROSSI. Signor Presidente, tanto questo quanto l'emendamento successivo cercano di invitare il Governo ad essere più preciso su uno dei punti più delicati di questa delega. Quando, nell'articolo 3, si parla di identificazione in funzione della soglia di povertà di un livello di reddito minimo personale credo si abbia il dovere di chiarire, in questa sede parlamentare, a quale funzione ed a quale concetto di povertà ci si riferisce. Così com'è scritta la norma può voler indicare che il minimo esente sarà pari, ad esempio, al 20 per cento, o al 50 per cento o allo 0 per cento della soglia di povertà. Non solo, così com'è scritta la norma non chiarisce se si fa riferimento alla povertà assoluta, che è un concetto di reddito di sussistenza fisica e materiale, oppure alla povertà relativa, che, invece, ha a che fare con la possibilità del cittadino di vivere nel mondo e nella società in cui si trova.
Francamente, che il Governo non avverta il bisogno di chiarire a cosa effettivamente faccia riferimento è molto grave e, soprattutto, getta una luce sinistra su quanto abbiamo sentito dire da esponenti della maggioranza a proposito della volontà di sostenere i redditi bassi e medio-bassi. Quanto bassi? Quali sono i redditi bassi? È evidente che si ha in mente una concezione di reddito basso molto diversa da quella che ognuno di noi potrebbe avere. Aggiungo anche che vi è un serio problema di finanza pubblica di cui il ministro ed il Governo sembrano del tutto ignari: se voi adottate un criterio di povertà relativa sappiate che il minimo esente cresce con il crescere del reddito nominale. Se, invece, adottate un criterio di povertà assoluta sappiate che il minimo esente cresce solo con l'inflazione. Fra le due cose vi sono centinaia di miliardi di euro, quindi migliaia di miliardi di vecchie lire, di differenza. Come possiate fare i conti senza chiarire a cosa vi riferite risulta piuttosto strano.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, l'emendamento che abbiamo presentato mira a stabilire con certezza la soglia esente dall'imposizione. Si tratta di una certezza che, in verità, il Governo e la maggioranza avrebbero dovuto dare già nel testo. Ciò, invece, non è accaduto violando, a mio avviso, un criterio fondamentale delle leggi di delega che vuole vengano stabiliti in maniera sicura alcuni elementi. Evidentemente, il Governo punta tutto sulla discrezionalità.
Certo, abbiamo letto sulla stampa e ieri abbiamo ascoltato dal relatore Falsitta che la soglia di povertà si aggirerebbe tra i 6.000 ed i 9.000 euro. Ma dove è detto? In quale norma? Lo abbiamo letto qualche volta sulla stampa come un'indicazione di massima. Lei non so da che cosa lo abbia dedotto, onorevole Falsitta, ma ritengo che la Camera debba indicare questa soglia. Noi la individuiamo in 7.500 euro e la correliamo al numero dei componenti la famiglia, in maniera crescente, ed anche alla rivalutazione ISTAT. È stato fatto riferimento, in questa sede, all'inflazione: i dati pubblicati in questi giorni sono davvero preoccupanti. Credo che sarebbe non solo cosa doverosa, ma anche saggia, stabilire questa soglia proprio per tutelare quelle fasce più deboli che, al di là delle declamazioni, non vengono, purtroppo, tutelate in maniera adeguata.
Infine, se non garantissimo alle famiglie più deboli un minimo di reddito e, quindi,
di esenzione dalla pressione fiscale, credo che incideremmo molto negativamente anche sui consumi.
Si tratta dei consumi ai quali fa spesso riferimento il ministro Tremonti, dicendo che un circolo virtuoso li aumenterà e, quindi, rimetterà in moto l'economia italiana. Tuttavia, lo stesso Billé, presidente della Confcommercio, dice in maniera esplicita che se non sosteniamo i consumi - e vanno sostenuti - non si consentirà soprattutto alle famiglie più deboli di avere più reddito e, quindi, di spendere di più.
Credo che il mio emendamento 3.42 possa essere accolto anche dai tanti colleghi della maggioranza che vivono nelle realtà dei nostri paesi e sanno che vi sono tante famiglie bisognose di avere un minimo di garanzia e di tutela da parte dello Stato. Faccio appello alla loro sensibilità perché si tratta anche di un atto di giustizia rispetto ad altri provvedimenti che questo Parlamento, purtroppo, ha approvato a favore degli esportatori di capitali all'estero in maniera illegale, a favore dei falsificatori di bilancio e, oggi, esiste anche un decreto legislativo di attuazione della riforma del diritto societario che concede un'esenzione di penalità fino al 10 per cento.
In tutta la legislazione finora approvata sussiste una chiara scelta a favore dei ceti forti e alti: noi riteniamo che, invece, bisogna invertire la tendenza e partire dal basso, dalle famiglie più povere: questo è lo scopo del mio emendamento 3.43.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lettieri 3.42, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
PIERO RUZZANTE. Presidente! Presidente!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, nel terzo settore c'è una sovrabbondanza di voti; anche dall'altra parte vedo una qualche sovrabbondanza.
ANTONIO LEONE. Esatto, la quarta fila!
MAURA COSSUTTA. Presidente, al secondo banco. Guardi lì!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 444
Votanti 442
Astenuti 2
Maggioranza 222
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 241).
Dove ci sono tre seggi con una persona al centro si vede più facilmente e, comunque, si controllerà meglio alla prossima votazione.
Avverto che i deputati del gruppo di Forza Italia hanno ritirato la richiesta di votazione nominale.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, a nome dei Democratici di sinistra-l'Ulivo avanziamo la richiesta di votazione nominale.
PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nicola Rossi 3.43, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 448
Votanti 444
Astenuti 4
Maggioranza 223
Hanno votato sì 204
Hanno votato no 240).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sergio Rossi 3.61, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 456
Votanti 452
Astenuti 4
Maggioranza 227
Hanno votato sì 217
Hanno votato no 235).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Benvenuto 3.44.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.
GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, il mio emendamento 3.44 è importante perché poniamo il problema di avere solamente detrazioni. Il fatto di trasformare tutte le detrazioni ed avere come unico meccanismo il sistema delle deduzioni è sbagliato ed è un sistema che non fornisce delle risposte, per tre motivi. Il primo motivo è di carattere specifico. Oggi, con le detrazioni abbiamo la possibilità di tenere conto della differenza che esiste tra lavoro autonomo e altre forme di reddito e, quindi, si è in grado di disegnare un meccanismo più equitativo.
In secondo luogo, con la trasformazione delle detrazioni in deduzioni si aumenta il numero degli incapienti; questo è un problema fondamentale.
Già oggi ci sono sei milioni di cittadini incapienti, che non avranno alcun beneficio da un'operazione di riduzione delle tasse. È vero che non pagano l'IRPEF - lo voglio segnalare all'onorevole Leo - ma pagano altre imposte: in alcuni casi pagano l'ICI e in altri l'IVA. Si tratta di riconoscere anche agli incapienti la possibilità di uscire da una soglia di povertà e questo problema si pone quando si diminuiscono le tasse.
È incredibile, l'onorevole Alfano ha detto che la maggioranza è vincolata al suo programma elettorale, ma ricordo che, in quel programma elettorale, c'era scritto: aiutiamo chi è indietro. Altro che aiutarli, si lasciano costoro nella povertà e si ignora il problema di larghe fasce di lavoratori del nostro paese, dei poveri.
In terzo luogo, trasformare le detrazioni in deduzioni pone seri problemi per quanto riguarda i rapporti con le autonomie locali, che hanno espresso il loro dissenso. Infatti, se ci sono le deduzioni diminuisce l'ammontare sul quale le regioni e i comuni stabiliscono le loro addizionali, in quanto diminuisce il monte dell'IRPEF. Cosa ha risposto l'onorevole Molgora in Commissione? Ha affermato che, a seguito di questa di diminuzione, le regioni e i comuni dovranno aumentare le addizionali.
Dunque, ci troviamo ad amplificare e a perpetuare un meccanismo che, in questo anno, si sta già attuando. Il Governo parla di diminuire le tasse, in realtà le sta aumentando, in molte regioni - a partire dal Piemonte, dalla Lombardia e dal Veneto - le addizionali sono aumentate e il meccanismo che si propone favorisce una assurda duplicazione delle imposte. Si parla di diminuire le tasse, in realtà le si aumenta e non si tiene conto che, nella passata legislatura, noi avevamo previsto per i più poveri - quelli fino a 30 milioni di reddito - di rientrare già nella fascia inferiore al 22 per cento. Tuttavia, questo impegno non è stato mantenuto, lo si è cancellato facendo intravedere un futuro radioso e si prosegue attraverso una politica di addizionali e con una politica sanitaria che grava particolarmente sui lavoratori, inventando - come è avvenuto in Piemonte - anche i ticket sul pronto soccorso.
Questa è la politica del centrodestra nel nostro paese. Altro che promesse elettorali, ci troviamo di fronte ad un imbroglio elettorale (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 3.44, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 458
Votanti 453
Astenuti 5
Maggioranza 227
Hanno votato sì 208
Hanno votato no 245).
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, questa mattina alla ripresa dei lavori dell'Assemblea, dopo la sospensione per consentire il decorso dei termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del regolamento, alcuni colleghi hanno chiesto di effettuare una dichiarazione di voto e lei ha consentito che ciò accadesse.
Ho chiesto spiegazioni al riguardo e lei, ma soprattutto gli uffici della Camera, mi hanno detto che c'erano dei precedenti che, tra l'altro, mi sono stati consegnati.
Dall'esame di questi precedenti si evince che, in occasioni precedenti, alla ripresa dei lavori è stata effettivamente concessa la parola per dichiarazione di voto, sennonché, signor Presidente, i casi che sono stati sottoposti alla mia attenzione presentano caratteristiche completamente diverse da quelle che, invece, si sono verificate questa mattina. Se vi siano altri casi, non lo so e quindi non posso interloquire.
In particolar modo, signor Presidente, come risulta dal resoconto stenografico della seduta e dalla registrazione della diretta audiotelevisiva della Camera, questa mattina le novità consistono nel fatto che questa opportunità di dichiarazione di voto sia intervenuta dopo che il Presidente ha chiesto, prima della sospensione, se vi fossero richieste di parola. Nessun collega ha chiesto di parlare. Poi, lo stesso Presidente - cioè lei - ha sospeso la seduta affermando: «perché siamo al voto».
Dunque, Presidente, vi sono due fatti: «Ci sono richieste di parola? No. Sospendo la seduta perché siamo al voto». Queste due circostanze sono nuove rispetto ai precedenti, il che significa che, pur in presenza della chiusura della discussione perché nessuno ha chiesto di parlare, pur in presenza dell'annunzio del voto, noi questa mattina abbiamo registrato la novità della possibilità di fare dichiarazioni di voto.
Signor Presidente, altre volte io ho sollevato questioni: lei sa che sulle decisioni della Presidenza e dell'Assemblea non sono mai intervenuto, nemmeno per criticare quando dissentivo. Non lo farò questa mattina, perché rispetto pienamente le sue decisioni. Però, siccome mi pare questo un nuovo precedente, con l'aggravante, dal mio punto di vista, di due novità, vorrei chiederle la cortesia di sottoporre la questione alla Giunta per il regolamento perché sulla materia ci si pronuncia, in modo che tutta l'Assemblea sappia, da oggi in poi, se questo è un precedente che fa precedente o se vi è, invece, una disciplina che viene assunta come definitiva.
La ringrazio, signor Presidente (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, temo non vi sia necessità di portare la questione nella sede che lei qui suggerisce. Ho precedenti secondo i quali, dopo la sospensione della seduta per far decorrere i termini (causata evidentemente dalla fine delle richieste di parlare, altrimenti la seduta sarebbe continuata) - le assicuro, posso fornirle i giorni e le ore - ci sono state riprese dei lavori in cui ci sono state ulteriori richieste di parola, concesse, per dichiarazione di voto o, persino, per richiamo
al regolamento e per interventi sull'ordine dei lavori.
Comunque, taglia la testa al toro l'articolo 50 del regolamento: «Ogni volta che l'Assemblea o la Commissione stia per procedere ad una votazione,» - lo ribadisco: ogni volta che stia per procedere ad una votazione - «salvo nei casi in cui la discussione sia limitata per espressa disposizione del Regolamento,» - e non era questo il caso - «i deputati hanno sempre facoltà di parlare».
C'è un solo caso in cui non avrebbero facoltà di parlare secondo il regolamento: quando è dichiarata aperta la votazione. Nonostante questo, mi è capitato ieri, più di una volta, di sospendere la votazione di cui era stata dichiarata l'apertura, per ragioni di buonsenso e di cortesia, di fronte alla richiesta di parola in extremis da parte, in particolare, di deputati dell'opposizione.
Quindi, come lei vede, la sua preoccupazione trova una risposta e una rassicurazione nell'articolo 50 del regolamento che è chiarissimo. Io, di fronte alla richiesta di parola, non avendo ancora aperto il voto, non potevo non darla, perché in quel caso avrei sì violato l'articolo 50: ci sono i precedenti, ma c'è l'articolo 50. La ringrazio di questa sollecitazione, ma la risposta è già scritta nelle nostre leggi interne.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Giordano 3.73.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, prendo la parola brevemente per richiamare l'attenzione su questo emendamento. Noi interveniamo sul testo del Governo, peraltro identico su questa questione a quello della Commissione, il quale genericamente all'articolo 3, lettera b) del comma 1, numero 2), parla di «progressiva sostituzione delle detrazioni in deduzioni». Noi precisiamo e vogliamo precisare questo punto e quindi riscrivere il testo e la norma di legge con lo spirito di concentrare queste deduzioni fiscali esclusivamente nei confronti dei lavoratori dipendenti con sede lavorativa disagiata, quindi diversa da quella residenziale, ai fini di permettere loro l'accensione dei mutui della prima casa di abitazione e per coprire le spese relative all'istruzione universitaria pubblica. Contemporaneamente, pensiamo che si debba andare incontro a quei nuclei familiari comunque costituiti - quindi anche ai nuclei familiari di fatto -, i quali sopportano sulle proprie spalle, non essendoci un'adeguata assistenza pubblica, il peso del mantenimento e dell'assistenza di anziani, di persone con gravi patologie o di portatori di handicap. Conseguentemente, così non lo ripeterò più oltre, perché preferisco evidenziare la logica, come si vedrà nell'emendamento Giordano 3.77, siamo poi a favore dell'abrogazione nello stesso comma 1 e nella stessa lettera b) dell'articolo 3, dei numeri 5), 6) e 7), vale a dire dell'ennesimo provvedimento a favore delle imprese (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 3.73, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 471
Votanti 466
Astenuti 5
Maggioranza 234
Hanno votato sì 216
Hanno votato no 250).
MAURO AGOSTINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO AGOSTINI. Signor Presidente, faccio presente con molto garbo ma anche con una certa fermezza - vedo, che ora i
banchi del Governo si sono rimpolpati (autorevolmente rimpolpati) - che ci stiamo inoltrando nell'esame di questo articolo 3, di riforma della tassazione sul reddito delle persone fisiche, che è, naturalmente, una parte molto importante del provvedimento, ma continuiamo a notare l'assenza del ministro Tremonti.
Le ripeto, intervengo sul punto con molto garbo, perché non vogliamo sollevare questioni, però anche con una certa fermezza. Capiamo gli impegni internazionali da cui era preso ieri il ministro Tremonti: abbiamo posto la questione e ovviamente abbiamo preso atto di questo fatto. Oggi è anche previsto per il pomeriggio un incontro con le organizzazioni sindacali CGIL-CISL-UIL. Giusto su questo tema lo scontro che si sta consumando qui in aula è uno scontro duro, come deve essere necessariamente quello su un provvedimento di questo rilievo e di questa importanza. D'altronde, lo stesso provvedimento presentato dal Governo ha ampie zone di discrezionalità, come la determinazione della no tax area o le forme di sostituzione dell'IRAP nel momento in cui questa venisse progressivamente abolita come indicato dal provvedimento del Governo. Ci sono, quindi, tutta una serie di punti su cui è necessario avere l'orientamento e la posizione del Governo, sia sul piano del dibattito politico, ma anche per quanto riguarda gli sviluppi di questo provvedimento.
Per questa ragione, le ripeto, noi formalmente, come gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, le chiediamo di attivarsi nei confronti del Governo - vedo che ora è arrivato il ministro per i rapporti con il Parlamento Giovanardi - perché sia presente il ministro Tremonti, dal momento che vorremmo assumere e ascoltare gli orientamenti del Governo su un provvedimento di questo rilievo.
PRESIDENTE. Onorevole Agostini, capisco in questa occasione il desiderio di potersi confrontare direttamente con il ministro dell'economia e delle finanze, ma ai banchi del Governo vi sono due ministri e un sottosegretario. Questa richiesta verrà certamente trasmessa al loro collega dai membri del Governo presenti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nicola Rossi 3.45, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 474
Votanti 469
Astenuti 5
Maggioranza 235
Hanno votato sì 217
Hanno votato no 252).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Benvenuto 3.21.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nicola Rossi. Ne ha facoltà.
NICOLA ROSSI. Signor Presidente, apparentemente questo emendamento ha una natura quasi esclusivamente tecnica; in realtà ha anche un contenuto profondamente politico, e non solo politico.
La scala di equivalenza è semplicemente uno strumento con il quale si riesce pienamente a reintegrare il reddito perso - in quanto i costi sono diversi - da famiglie di dimensione e composizione diversa. Si tratta di una modalità con la quale noi - per esempio - risarciamo una famiglia di dimensioni più elevate per i costi che sopporta, appunto in conseguenza di una diversa dimensione.
La scala di equivalenza è stata introdotta nel nostro ordinamento da un po' di anni, in conseguenza di alcune scelte riformiste di politica sociale. Non parlarne, come si fa oggi nel testo della delega, e fare all'articolo 3 un riferimento del tutto generico alla famiglia e alla sua composizione, significa farci tornare indietro agli anni cinquanta, sessanta, settanta quando, in realtà, la politica per la famiglia era fatta di tante chiacchiere e pochi fatti. Al
contrario, credo che questa sia una buona occasione per tutti i colleghi della maggioranza - che spesso e volentieri rievocano in quest'aula il tema della famiglia - di dimostrare seriamente che hanno a cuore quell'argomento. Attraverso questo emendamento famiglie di dimensioni diverse sarebbero trattate nella stessa identica maniera. Noi vogliamo che si possano tranquillamente avere figli senza che ciò debba considerarsi a carico solo ed esclusivamente di chi fa la scelta. Solo in questa maniera possiamo fare della procreazione una libera scelta.
MAURA COSSUTTA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, mi permetto di insistere: in queste ultime settimane, fino al giorno della convocazione, abbiamo visto uno sciopero generale che ha coinvolto milioni di lavoratori. Vi è stata una manifestazione democratica promossa dai sindacati, che rappresentano il soggetto storico della rappresentanza sociale, soggetto previsto dalla nostra Carta costituzionale. Vi è stata una manifestazione democratica che ha espresso una critica, una forte protesta, una mobilitazione.
CESARE RIZZI. Che c'entra questo, Presidente?
PRESIDENTE. Onorevole Cossutta, l'ordine dei lavori...
MAURA COSSUTTA. Mi scusi, signor Presidente. Ripeto vi è stata una mobilitazione contro la delega; si è parlato del mercato del lavoro, della delega fiscale. Come risponde il Governo? Risponde offendendo contemporaneamente il ruolo del Parlamento - perché oggi lo stesso non è presente in aula a discutere di questo disegno di legge - e quello del sindacato, poiché i sindacati sono stati convocati oggi pomeriggio, quando il Parlamento avrà già deciso.
Chiedo, quindi, il rispetto non soltanto della dignità e del loro ruolo del Parlamento ma anche della dignità e del ruolo del sindacato, per la difesa dei nostri principi costituzionali. Vi deve essere una forte richiesta formale da parte della Presidenza della Camera, affinché si convochi immediatamente il ministro Tremonti.
TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, lei ha dimostrato anche questa mattina di presiedere con grande equità e senso di responsabilità. Vorrei rivolgerle una preghiera: mi pare che si stia facendo un uso improprio della facoltà di intervento sull'ordine dei lavori. Pertanto, la pregherei di fare in modo che il collega che ha diritto di prendere la parola a tale titolo si attenga a quanto previsto dal nostro regolamento ed, in particolare, che si attenga alla materia in discussione, anche perché, signor Presidente, ci troviamo nella fase della votazione. Pertanto, auspico che da parte di tutti non si faccia un uso improprio della richiesta di intervenire sull'ordine dei lavori che rischia di banalizzare questo articolo importante del regolamento, proprio per la funzione che svolgiamo.
MARIO LETTIERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, vorrei tranquillizzare il collega Buontempo: interverremo sull'emendamento, ma quante volte lei ha sottolineato cose che dovevano essere sottolineate? C'è indignazione perché il ministro Tremonti non è presente. Lo abbiamo richiesto da lunedì (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!
FEDERICO BRICOLO. Ma, basta!
MARIO LETTIERI. Vi è una vera e propria indignazione perché il ministro Tremonti, in Parlamento, non parla mai,
non si confronta mai, con alcun deputato, dinanzi ad alcuna proposta (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)! Quando si presenta in aula, ascolta, tace e poi va in televisione a parlare. Deve confrontarsi in questa sede e ci deve dire se la soglia di povertà è costituita da seimila o da novemila euro (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)! Ci deve dire in che misura sono fatte le deduzioni!
Non è possibile! Il confronto è in Parlamento ed il ministro offende questo Parlamento (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!
Chiedo, come ho chiesto lunedì, che la Presidenza della Camera si attivi presso il Presidente del Consiglio per costringere Tremonti a recarsi in aula e a confrontarsi con l'opposizione, ma anche con la maggioranza perché è innanzitutto la maggioranza ad essere offesa (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania); non ha avuto nemmeno la possibilità di riscontrare se le cifre, citate dallo stesso relatore, corrispondano o meno alla volontà del ministro. Vi è tutta una vaghezza che il ministro ha imposto con questo testo.
Vogliamo, invece, certezza e la vogliono le famiglie italiane, quelle che realmente pagano le tasse (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
ALFIERO GRANDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, penso che l'onorevole Buontempo non abbia torto, anzi abbia addirittura ragione.
ANTONIO LEONE. Mettetevi d'accordo!
ALFIERO GRANDI. Il richiamo al regolamento va fatto innanzitutto su materie pertinenti. Il richiamo è giusto anche se proviene da un esponente di un'altra parte politica con la quale, in molti casi, vi è disaccordo; tuttavia, quando ha ragione, ha ragione!
In questo caso, il problema riguarda esattamente la materia di cui stiamo ragionando. Precedentemente, l'onorevole Lettieri, con foga più che condivisibile, ha giustamente riconfermato la richiesta della presenza del ministro del tesoro. Io, che ho meno foga di lui, vorrei spiegarne la ragione.
Questo provvedimento è o non è centrale per la maggioranza che vi annette grande valore? Sì, mi pare che lo sia per il Governo e per la maggioranza. È un provvedimento tale per cui, se non possono essere presenti il Presidente del Consiglio o il Vicepresidente del Consiglio, almeno che sia presente il ministro del tesoro e delle finanze.
Si tratta, inoltre, di un provvedimento che attribuisce al ministro dell'economia e delle finanze poteri straordinari. Ne ricordo uno solo: quando le cose non vanno, il ministro ha il diritto di proporre un cambiamento dei provvedimenti, delle aliquote e quant'altro. Aggiungo che dovrebbe anche contestualmente dimettersi perché se non indovina i conti, con i poteri che gli vengono assegnati, dovrebbe essere cacciato o, meglio, dovrebbe avere l'onere di andarsene direttamente.
PRESIDENTE. Onorevole Grandi, è sull'ordine dei lavori!
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, sto spiegando il motivo per cui si richiede la presenza del ministro Tremonti in aula. Pertanto, un ministro che ha particolari poteri (direi dei poteri straordinari che, in questo paese, non sono stati mai attribuiti ad un ministro delle finanze) dovrebbe sentire l'esigenza di convincere il Parlamento, quanto meno di provarci anche con l'opposizione che merita la fiducia che chiede attraverso questo provvedimento.
Quindi, onorevole Frattini, dal momento che lei è il ministro incaricato di questo gravoso onere, quasi una disgrazia, rappresentato dallo stare in questa aula, la prego di dover prendere atto che l'opposizione
chiede, - ripeto chiede - la presenza del ministro Tremonti in aula. (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Poichè il ministro Tremonti riceverà i sindacati, trovi un quarto d'ora, prima di incontrare i sindacati. Onorevole La Malfa, lei ieri ha tenuto una lezione sulla priorità del Parlamento rispetto all'incontro con i sindacati. Chieda anche lei al ministro del tesoro di essere in aula, in maniera coerente con quanto ha affermato ieri e respingendo la richiesta di discutere il disegno di legge dopo l'incontro con i sindacati. Non ci possono essere due verità, due pesi e due misure, a seconda dell'interesse immediato. L'onorevole Falsitta invoca l'etica, i principi! Benissimo! Primo principio: coerenza con le cose che si dicono, con i principi che si invocano. Allora, il ministro Tremonti sieda lì, ascolti e risponda all'opposizione. (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
CESARE RIZZI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CESARE RIZZI. Signor Presidente, penso che dopo il comizio tenuto dalla sinistra, dalla sua parte di movimento politico (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, è una parte del Parlamento della Repubblica italiana, non la mia parte.
CESARE RIZZI. Dopo gli interventi svolti dall'onorevole Lettieri, che ha fatto un comizio: roba da saltimbanchi! Penso che la sinistra abbia la memoria corta (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)! Infatti, il ministro dell'economia si è fatto vedere almeno qualche volta in aula. Non dimentichiamoci che, nel corso della passata legislatura, abbiamo trattato problemi molto importanti relativi alla sanità, senza aver mai visto il ministro della sanità. Pertanto, la sinistra ha la memoria corta; cerchi di ricordarsi queste cose. Non venga a dare lezioni al centrodestra!
ANDREA GIBELLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, intervengo per richiamare la sua attenzione sulla necessità che i lavori proseguano per superare il fatto che, come lei ha individuato nell'intervento che è seguito alle questioni poste dall'onorevole Boccia, siamo di fronte ad un chiaro ostruzionismo.
GLORIA BUFFO. Non è vero!
ANDREA GIBELLI. In primo luogo, perché la Costituzione e le regole che ci siamo dati, consentono su ogni argomento la presenza del Governo. Vi invito pertanto a rivolgervi all'onorevole Molgora, dato che egli è un autorevole esponente del Governo.
RENZO INNOCENTI. Ma falla finita!
ANDREA GIBELLI. All'onorevole Molgora potete rivolgere oggi le domande che avete posto, riferite all'argomento in questione, perché gli interventi svolti sino a questo momento sono di ordine generale e dovremmo ridiscutere la modifica del titolo V della Costituzione che avete approvato la scorsa legislatura per rispondere alle argomentazioni che avete sottoposto. (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia e di deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
GABRIELE FRIGATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, come tanti colleghi di opposizione, ma anche di maggioranza, preferirei la presenza del ministro in aula. A tal proposito, vorrei dare un consiglio ai capi
gruppo ed anche alla Presidenza, se mi è consentito. Credo che, nel momento in cui si discutono argomenti così importanti, quali la riforma fiscale - ma ve ne sono anche altri -, sarebbe il caso, per avere la presenza del ministro Tremonti, ma anche di altri ministri del Governo, porre all'ordine del giorno un punto riguardante la insindacabilità di qualsiasi procedimento che riguarda qualche collega.
DANIELE FRANZ. Adesso basta, però!
GABRIELE FRIGATO. Abbiamo visto che in tante altre occasioni, quando questo è l'oggetto di discussione, il Governo è al completo. Potrebbe essere una occasione per mettere insieme questa presenza (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)! Per quanto riguarda l'intervento del collega Rizzo...
PRESIDENTE. Onorevole Frigato, lei si riferisce all'onorevole Rizzi. Vi è anche il collega Rizzo, ma è di altro schieramento politico.
GABRIELE FRIGATO. Penso che il collega, rispetto alla discussione sui temi sanitari, si riferisse alla mancata presenza, nella scorsa legislatura, del ministro Veronesi e non tanto del ministro Bindi che in quest'aula noi ricordiamo essere venuta a sostenere direttamente e personalmente, magari con difficoltà e con polemica, le posizioni del Governo (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la questione non ha rilevanza regolamentare, perché il Governo è autorevolmente rappresentato. Ha però una rilevanza politica: non è illegittima la richiesta della presenza di un ministro sotto la cui competenza ricade la materia che stiamo discutendo.
Se l'onorevole Buontempo e l'onorevole Rizzi scavano un po' nella loro memoria, ricorderanno quante volte in altre situazioni, con altri governi ed altre maggioranze, questa richiesta è pervenuta. Quindi, credo siano necessari un po' di comprensione, di ascolto e di pazienza (Commenti del deputato Caparini). La Presidenza della Camera non ha poteri coercitivi per portare in aula dei ministri. Sicuramente i ministri presenti vorranno informare il ministro Tremonti che c'è una particolare richiesta della sua presenza (Commenti del deputato Rizzi).
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 3.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 470
Votanti 465
Astenuti 5
Maggioranza 233
Hanno votato sì 213
Hanno votato no 252).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.34, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 475
Votanti 470
Astenuti 5
Maggioranza 236
Hanno votato sì 214
Hanno votato no 256).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Benvenuto 3.22.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nicola Rossi, al quale ricordo tuttavia che il suo gruppo ha esaurito il tempo a sua disposizione.
NICOLA ROSSI. In tal caso, signor Presidente, chiedo di intervenire a titolo personale.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICOLA ROSSI. Con l'emendamento Benvenuto 3.22 intendiamo «costringere» in qualche modo la maggioranza, se possibile, a chiarire la sua opinione su due questioni.
Primo: il testo, nella sua attuale formulazione, implica, evidentemente, la volontà di eliminare quelle detrazioni oggi previste per le ristrutturazioni edilizie, che sono molto servite, ad esempio, a fare emergere parte dell'economia edile in gran parte del paese.
Secondo: è chiaro che la questione dei costi che i lavoratori sopportano nei casi di mobilità in luoghi diversi dal luogo di residenza è di grande rilevanza.
Allora, se tale emendamento non venisse approvato, si avrebbe la sensazione che la maggioranza, in realtà, abbia una strategia molto precisa: eliminare gli strumenti che finora hanno consentito con efficacia di consentire l'emersione e proporne altri che fino ad ora si sono rivelati del tutto irrilevanti sotto questo profilo. In tal modo, il programma della maggioranza si completerebbe con un punto addizionale: sostenere il lavoro sommerso.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 3.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 476
Votanti 471
Astenuti 5
Maggioranza 236
Hanno votato sì 213
Hanno votato no 258).
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Benvenuto 3.23 e Di Teodoro 3.90.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. La ringrazio, signor Presidente. Vorrei porre l'emendamento 3.23, da me presentato insieme ai colleghi Benvenuto e Lettieri, e l'emendamento Di Teodoro 3.90, di analogo tenore, all'attenzione dell'Assemblea. Soprattutto, vorrei richiamare l'attenzione della maggioranza e del Governo.
Si tratta di un tema che è stato sollevato dall'attuale maggioranza, allora opposizione, nella scorsa legislatura, con molta forza ed anche con molta propaganda.
Le città italiane erano piene - lo ripeto - piene di manifesti che invitavano il Governo di allora a fare ciò, ed incitavano i cittadini a chiedere, a gran voce, la deducibilità dell'ICI sulla prima casa dall'imposta sui redditi.
Si tratta di un tema molto popolare. Si sa: l'ICI è una tassa dovuta ma anche pesante per molte famiglie italiane. Soprattutto quando riguarda la prima casa - quella in cui si vive e che notoriamente non da reddito - è da intendere come una tassa odiosa. Con quest'emendamento, chiediamo la possibilità di dedurre l'ICI dalle imposte, solo per ciò che concerne la prima abitazione. Presentiamo, dunque, una proposta che era già stata formalizzata con provvedimenti di legge anche da deputati che oggi siedono nei banchi della maggioranza ma che allora appartenevano all'opposizione. A Roma fu portata avanti una campagna infernale su questo tema da parte di alcuni deputati e forze politiche. Il gruppo di Alleanza nazionale ha costruito gran parte della sua campagna elettorale su ciò. Sono convinta della giustezza di quest'operazione. Certamente, in tal caso, si presenterebbe un problema legato al gettito, un problema che, tuttavia, sembra non sussistere per la maggioranza (questo si evince dal disegno di legge delega al nostro esame), perché il provvedimento non è assolutamente coperto. Non
si capisce per quale motivo, dunque, non si possa inserire, nell'ambito delle deduzioni, tale previsione. Di queste deduzioni, non vi è traccia; ad oggi, non si conosce neanche una voce delle deduzioni cui avranno diritto i cittadini, anche perché il ministro continua a non essere presente in aula, a latitare. È un fatto davvero inqualificabile!
GABRIELLA PISTONE. Da questo punto di vista, chiedo alla maggioranza, ai parlamentari, di votare secondo coscienza su una questione che - lo ripeto - è stata sollevata da loro stessi a gran voce. Per questo motivo chiedo un voto favorevole che potrebbe, in ogni modo, rappresentare, una delle prime indicazioni sulle deduzioni all'interno di questo provvedimento che ancora non ne ha vista una! A nome del gruppo dei Comunisti italiani dichiaro il nostro voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.
GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, sono totalmente d'accordo e non ripeto quanto ha dichiarato, così brillantemente, l'onorevole Pistone. Vorrei rilevare, tuttavia che le questioni ricordate dall'onorevole Pistone e che sentiamo ripetere continuamente, riguardanti gli impegni assunti durante la campagna elettorale, richiedono la presenza del ministro Tremonti in aula (Commenti del deputato Rizzi).
Vorrei chiedere all'onorevole Giovanardi - ministro, è per una ragione fondamentale -, per quale motivo il Ministero dell'economia, a distanza di un anno, non ha ancora dato le deleghe ai propri sottosegretari. Provo la massima stima per tutti i sottosegretari, ma nel nostro lavoro ci troviamo di fronte all'impossibilità di conoscere l'interlocutore. Ci troviamo in una situazione in cui gli emendamenti (ci è già capitato) vengono approvati dal Governo in Commissione e poi modificati con successivi emendamenti. Non si sa chi decida. È un ministro, l'onorevole Tremonti, che non ha voluto dare le deleghe. Si tratta di un problema politico rilevante. Riteniamo fondamentale che, non avendo dato le deleghe ai sottosegretari (non vogliamo certamente dare voti e pagelle agli stessi), il ministro venga e decida, anche perché, molte volte, ci troviamo di fronte ad un sottosegretario o ad un relatore che afferma: il ministro forse pensa, il ministro forse ha detto. Lo dica anche a noi, nella sede opportuna (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, preannuncio il voto favorevole del mio gruppo sugli identici emendamenti Benvenuto 3.23 e Di Teodoro 3.90, a favore dei quali depone, tra l'altro, la non disprezzabile particolarità che il secondo di essi è stato presentato da un deputato della maggioranza: buon segno, vedremo quale effetto avrà sull'aula!
La nostra posizione non è nuova, ma vale la pena di ricordare che siamo sempre stati radicalmente contrari alla cancellazione dell'ICI sulla casa di abitazione, in base a considerazioni che il ministro T., se fosse presente, potrebbe agevolmente rinvenire nella sconfinata letteratura economica cui sovente fa riferimento. In sostanza, reputiamo per lo meno discutibile che siano tassati i mezzi principali ed elementari di sussistenza e non, invece, le fonti di reddito o di rendita.
In base a questa considerazione, per così dire, di radicalità fiscale, noi voteremo a favore dei menzionati identici emendamenti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Benvenuto 3.23 e Di Teodoro 3.90, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 473
Votanti 466
Astenuti 7
Maggioranza 234
Hanno votato sì 213
Hanno votato no 253).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Benvenuto 3.24.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gasperoni. Ne ha facoltà.
PIETRO GASPERONI. Signor Presidente, con l'emendamento Benvenuto 3.24 proponiamo di aggiungere ai valori e criteri in funzione dei quali articolare le deduzioni anche la titolarità di redditi da pensione derivanti da lavoro svolto all'estero, in modo che centinaia di migliaia di lavoratori interessati possano essere inclusi tra i beneficiari e possano sanare, altresì, alcuni contenziosi del passato.
Mi riferisco a quei lavoratori che, con immensi sacrifici, negli anni cinquanta e sessanta, hanno dovuto prendere la strada per l'estero, per le miniere del Belgio e per le grandi industrie della Francia o della Germania e che, con loro rimesse di valuta pregiata, hanno apportato un contributo rilevantissimo anche alla nostra economia.
Ebbene, costoro sono ritornati in Italia per vivere serenamente gli ultimi anni della loro vita. Cari colleghi della maggioranza, voglio vedere come affronterete il problema di queste centinaia di migliaia di pensionati; voglio proprio vedere se avrete il coraggio di votare contro la possibilità di farli godere appieno di un reddito meritato e così carico di sacrifici; voglio vedere se sarete capaci di votare contro questi cittadini, contro questi pensionati, dopo aver premiato i grandi esportatori di capitali che, al contrario, tanto hanno nuociuto all'interesse dell'Italia e degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.
GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, desidero sottolineare, rivolgendomi all'onorevole Giovanardi, che la presenza del ministro Tremonti è fondamentale: questo emendamento era stato discusso con il ministro Tremaglia il quale, essendo molto attento ai problemi degli italiani all'estero, aveva autorizzato a fare comunicati nei quali si desse conto del suo impegno per un accoglimento di questa proposta.
Capisco che il sottosegretario Molgora, che oggi rappresenta il Governo, si trovi in una situazione di difficoltà perché emendamenti presentati dal Governo la mattina vengono ritirati nel pomeriggio. Se fosse presente il ministro Tremonti, tutto sarebbe più facile: forse, la sua presenza consentirebbe anche di approvare un emendamento che ha un suo fondamento, com'è dimostrato dalla posizione assunta, al riguardo, da un altro ministro del Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, intervengo solo per dire che questo emendamento rende giustizia ai lavoratori che hanno speso una vita all'estero e che oggi verrebbero penalizzati.
Desidero inoltre ricordare alla Camera che, relativamente al preconsuntivo 2001, per quanto riguarda il gettito IRPEF, i dati dimostrano che sono stati pagati 237 mila 629 miliardi, la gran parte dei quali - voglio ricordare - è stata pagata, oltre che dai lavoratori dipendenti, dai 6 milioni e mezzo di pensionati, ai quali occorre rendere giustizia.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 3.24, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 464
Votanti 458
Astenuti 6
Maggioranza 230
Hanno votato sì 210
Hanno votato no 248).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Benvenuto 3.25.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.
GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, non ho bisogno di rivolgermi al ministro Tremonti, perché tanto è presente l'onorevole Frattini. Ministro Frattini, questo è un problema che lei conosce. So che con le organizzazioni sindacali, anche con le organizzazioni rappresentative, con le diverse associazioni, lei ha avuto modo di approfondire il problema e di manifestare una certa attenzione. Si tratta della questione dell'invalidità per causa di servizio per molti dipendenti pubblici, in particolare degli enti locali. Le pensioni per causa di servizio non vengono considerate di natura risarcitoria e, pertanto, vengono sottoposte a tassazione. Le associazioni, che domenica terranno una importante riunione a Cosenza, con il consenso di tutte le forze di maggioranza e di opposizione hanno posto un problema serio, perché chi subisce un danno per causa di servizio non può pagare le tasse, trattandosi di una forma di risarcimento. Ministro, so che lei, in altre occasioni, si è interessato a questo problema.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 3.25, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 470
Votanti 464
Astenuti 6
Maggioranza 233
Hanno votato sì 212
Hanno votato no 252).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pinza 3.39.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pinza. Ne ha facoltà.
ROBERTO PINZA. Signor Presidente, intervengo solo per dire che in questo caso si chiede di precisare, tra le detrazioni per assistenza, con particolare riferimento a quell'assistenza (Commenti dei deputati Bindi e Rizzi)...
PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, la prego di continuare il suo dialogo con l'onorevole Bindi fuori dall'aula. Chissà, a volte possono nascere anche delle amicizie.
Onorevole Pinza, la prego di andare avanti.
ROBERTO PINZA. Presidente, l'emendamento sottolinea la necessità di operare particolari detrazioni per l'assistenza ai non autosufficienti. Questo è un grandissimo problema della società italiana e di tutte le società occidentali; intendiamo sottolinearlo in modo preciso con questo emendamento, che chiediamo di approvare.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pinza 3.39, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 466
Votanti 460
Astenuti 6
Maggioranza 231
Hanno votato sì 209
Hanno votato no 251).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sergio Rossi 3.59.
Ha chiesto di parlare per dichiarazioni di voto l'onorevole Sergio Rossi.
SERGIO ROSSI. Signor Presidente, intervengo per illustrare il mio emendamento 3.59.
Una concreta ed efficiente politica a sostegno della famiglia deve adottare strumenti di supporto alle famiglie per l'assistenza dei bambini in età prescolastica, sia in termini di maggiori servizi sia in termini di supporto finanziario. L'attuale Governo si è impegnato in una politica di ampliamento delle strutture adibite agli infanti; ciononostante la disponibilità dei posti negli asili nido risulterà, ancora per alcuni anni, insufficiente a coprire le richieste, in particolare nelle grandi città, dove, in alcuni casi, le disponibilità sono oggi inferiori al 50 per cento rispetto alle richieste.
Oltre alla carenze di posti esiste l'ulteriore limite, introdotto dal cosiddetto redditometro, che consente solo ai genitori con redditi di poco al di sopra della soglia di povertà di usufruire di questo servizio, a volte anche a titolo gratuito. La conseguenza di ciò è che i genitori titolari di redditi medi non hanno la possibilità di utilizzare queste strutture pubbliche per i propri figli, pur volendo pagare la retta dovuta. In questo caso, le alternative per tali genitori sono: o la madre rinuncia al lavoro oppure richiede l'aspettativa, ma quest'ultima soluzione costituisce una scelta che potrebbero permettersi solo le famiglie in cui l'altro coniuge percepisce un reddito alto; oppure la soluzione potrebbe essere quella di ricorrere agli asili privati ma anche in questo caso, là dove i genitori fossero disposti a sopportarne il sacrificio finanziario, le strutture private spesso non dispongono di posti sufficienti. Rimane una terza soluzione; cioè, quella di ricorrere all'assistenza a domicilio prestata dalle baby-sitter il cui costo è superiore alle rette pagate nelle altre strutture per l'infanzia. Pertanto, fino a quando le strutture per l'assistenza all'infanzia non saranno adeguate alle richieste sarà necessario adottare provvedimenti che alleggeriscano l'onere finanziario sopportato dalle famiglie costrette a ricorrere all'assistenza privata a domicilio; altrimenti queste famiglie continueranno a rimanere svantaggiate nei confronti di quelle - più fortunate - che usufruiscono delle strutture pubbliche.
Infine, faccio presente che l'attuale normativa prevede già la deducibilità fiscale anche se per i soli oneri contributivi versati per gli addetti all'assistenza domiciliare agli infanti; pertanto, ritengo opportuno mantenere tale deducibilità e possibilmente ampliarla.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Francesca Martini. Ne ha facoltà.
FRANCESCA MARTINI. Signor Presidente, sento il dovere, nella veste di relatore del provvedimento in materia di asili nido in Commissione, di sottolineare l'importanza che riveste l'aver citato, in questa delega al Governo per la riforma del sistema fiscale statale, questo servizio; servizio che considero strategico per la vivificazione, il sostegno alla maternità e alla paternità e quindi anche alla natalità. Ciò è stato, fra l'altro, più volte sottolineato anche recentemente dal Presidente della Repubblica Ciampi.
La Lega nord Padania da anni si batte affinché la famiglia - primo centro di solidarietà e di sostegno ai soggetti più deboli - possa vedere, nel trattamento fiscale che lo Stato riserva ad essa, un segnale forte ed importante; aspetto, questo, molto sentito dalle famiglie. Pertanto,
oltre a sottolineare l'importanza dell'emendamento già approvato in Commissione, che considera l'asilo nido come servizio strategico e fondamentale rientrante nel novero di quelli nei confronti dei quali si indirizzeranno le deduzioni fiscali previste nel provvedimento, ritengo anche importante che non solo all'asilo nido ma a tutti i servizi educativi (l'insieme dei servizi socio-educativi per la prima infanzia che andremo a tracciare con i colleghi nel predisporre questo provvedimento che vuole essere la cornice entro cui le regioni potranno al meglio organizzare i propri servizi) siano estese tali deducibilità; conseguentemente, tali deduzioni per le spese sostenute dalla famiglia potrebbero rappresentare da una parte un'apertura all'assunzione di tante ragazze che in questo momento lavorano in condizioni non regolari, e dall'altra parte esse dovrebbero riguardare, ripeto, tutti i costi per servizi sostenuti dalla famiglia per l'attività di educazione e socializzazione dei propri figli.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Nicola Rossi. Ne ha facoltà.
NICOLA ROSSI. Signor Presidente, intervengo solo per dichiarare che i deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo esprimeranno un voto favorevole al presente emendamento, naturalmente fermo restando che nel nostro paese la dimensione collettiva è - e credo debba rimanere - una componente essenziale dell'assistenza e dell'educazione di ogni bambino.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, la situazione è un po' paradossale, perché francamente sentire gli esponenti della Lega che difendono a spada tratta le politiche per i nuclei familiari e per i bambini è quanto meno bizzarro (Commenti del deputato Rizzi). Mi spiego: il Governo ha sottratto 100 miliardi al fondo sociale che, come ben sapete, è costituito proprio da risorse da destinare ai servizi sociali, in particolare all'infanzia. Ebbene, a tale fondo, lo ripeto, avete sottratto - così semplicemente - ben 100 miliardi per finanziare un provvedimento sulla BSE. Inoltre, nelle regioni che governate avete avviato alcune cosiddette politiche per nuclei familiari: in realtà si tratta però di politiche selettive, per la famiglia, la famiglia tradizionale, naturalmente padana, cattolica. Vi è quindi una grande ipocrisia! Il Governo di centrosinistra ha attivato concretamente, lo ripeto, concretamente e non ideologicamente, politiche tangibili per le famiglie, per gli anziani, per le donne, per l'infanzia, per tutti i bambini. Nelle regioni governate da voi della Lega e dal Polo delle libertà vengono invece stanziati fondi per le politiche sociali in modo selettivo, soltanto per le famiglie cosiddette normali, tradizionali, per le coppie sposate - non certo per le coppie di fatto - e quelle che si devono sposare, naturalmente tramite il matrimonio. Dietro l'articolazione di questo vostro emendamento vi è quindi una grande ipocrisia, e vi chiedo, pertanto, di eliminare il riferimento alla famiglia per inserire nel testo (come avevamo scritto noi, Governo di centrosinistra, nei criteri generali) il riferimento al lavoro di cura e di assistenza per la presenza nei nuclei familiari di bambini, anziani e disabili. Il riferimento, quindi, non è alla famiglia, ma al lavoro di cura all'interno dei nuclei familiari.
VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, intervengo semplicemente per dire che, alla luce delle ulteriori spiegazioni fornite dall'onorevole Sergio Rossi, modifico il parere che avevo precedentemente
espresso; esprimo pertanto parere favorevole sull'emendamento Sergio Rossi 3.59.
PRESIDENTE. Il Governo?
DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, quella della famiglia è una questione sicuramente importante. Considerate le problematiche relative all'infanzia, che rappresenta un problema fondamentale, ed anche alla luce della proposta che si sta discutendo in Commissione, probabilmente la tipologia dei servizi dovrebbe essere ancora ulteriormente ampliata oltre ciò che già prevede il presente testo di legge e l'emendamento ora in discussione. Riteniamo comunque che sia importante dare un ulteriore segnale di attenzione a tale problema, con l'intendimento di apportare ulteriori eventuali aggiustamenti, lo ripeto, anche alla luce degli orientamenti che emergeranno in Commissione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sergio Rossi 3.59, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 454
Votanti 453
Astenuti 1
Maggioranza 227
Hanno votato sì 440
Hanno votato no 13).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Patria 3.65, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 461
Votanti 459
Astenuti 2
Maggioranza 230
Hanno votato sì 456
Hanno votato no 3).
Prendo atto che i dispositivi di voto degli onorevoli Mondello ed Osvaldo Napoli non hanno funzionato e che non hanno funzionato i dispositivi di voto degli onorevoli Angelino Alfano e Gioacchino Alfano, i quali avrebbero voluto esprimere un voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pinza 3.38, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 467
Votanti 462
Astenuti 5
Maggioranza 232
Hanno votato sì 208
Hanno votato no 254).
Prendo atto che l'emendamento Sergio Rossi 3.62 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 3.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, naturalmente la novità è abbastanza evidente: il ministro è tra noi e, pertanto, non era impossibile svolgere una discussione. Vediamo, allora, se l'esame degli emendamenti può procedere con un altro ritmo, dal momento che stiamo parlando dei redditi che non possono beneficiare di interventi di riduzione fiscale, ossia di
quelli percepiti da coloro che, con un brutto termine, vengono definiti incapienti.
Signor Presidente, chiedo scusa; mi interrompo un attimo per consentire il raccordo necessario tra gli uomini di governo. Come dicevo, per quanto riguarda i redditi che non possono beneficiare degli sgravi fiscali, abbiamo presentato questo emendamento, ma ve ne sono anche altri: si può scegliere tra una gamma di emendamenti possibili e, naturalmente, potete recepirli anche in una vostra proposta emendativa. Affrontando le tematiche dell'esenzione di alcune fasce di reddito, delle detrazioni, delle deduzioni e quant'altro, emerge che vi sono fasce di reddito che beneficiano degli sgravi fiscali, mentre altri redditi sono troppo bassi per poterne beneficiare.
Come si affronta questo problema? Vi sono diverse ipotesi e vorrei richiamare quelle prospettate nel mio emendamento 3.9. Si potrebbe riconoscere un bonus di natura fiscale, trasferibile ad altre imposte. Può accadere che qualcuno possieda la casa, che debba pagare dei ticket o che possa usarli in un sistema pubblico allargato; può darsi anche che ciò non sia possibile, perché quando capita la disgrazia di percepire questi redditi, probabilmente, non si può fare molto di più. In tal caso, occorre interrogarsi su come garantire che ciò che rappresenta un effettivo sgravio per qualcuno, per qualcun altro non sia una beffa, ossia uno sgravio presunto che non è in grado di utilizzare. A tal proposito, è stato risposto che questo problema non si affronta in questa sede, ma ciò non mi pare sinceramente accettabile. Si tratta di un problema cui si possono dare soluzioni diverse rispetto a quelle indicate nell'emendamento in esame, ma l'importante è capire quale sia la risposta. A me sembra più lineare rispondere che, rispetto ad un reddito che non è in grado di usufruire di sgravi, si debba ricevere reddito per la differenza. Però, vi possono essere anche altre ipotesi: l'importante è avere un quadro unitario di ciò che accade, perché altrimenti, in mancanza di quest'ultimo, è del tutto chiaro cosa accadrà quando si parlerà di misure per l'assistenza o di altro ancora. Si dirà che il problema non si pone, perché si è già esaurito in sede fiscale; di conseguenza non ci sarà una risposta.
L'appello che rivolgo al relatore, al presidente della Commissione, oltre che al sottosegretario e al ministro è di affrontare il problema, cercando di dare una risposta diversa, alternativa, ma pur sempre una risposta.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 458
Votanti 453
Astenuti 5
Maggioranza 227
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 247).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.26, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 458
Votanti 453
Astenuti 5
Maggioranza 227
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 251).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 3.75, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 459
Votanti 454
Astenuti 5
Maggioranza 228
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 253).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 3.27, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 457
Votanti 447
Astenuti 10
Maggioranza 224
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 251).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.33, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 456
Votanti 450
Astenuti 6
Maggioranza 226
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 251).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Stradiotto 3.58, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, avevo chiesto di parlare!
PRESIDENTE. Mi dispiace, non lo ha segnalato in tempo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 451
Votanti 446
Astenuti 5
Maggioranza 224
Hanno votato sì 191
Hanno votato no 255).
Prendo atto che i dispositivi di voto degli onorevoli Perrotta e Santori non hanno funzionato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 3.35.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Stradiotto. Ne ha facoltà.
MARCO STRADIOTTO. Signor Presidente, avevo chiesto la parola sull'emendamento precedente. Poiché non mi è stata data, svolgo ora l'intervento relativo all'emendamento che ho presentato.
L'anno scorso nelle nostre città abbiamo visto un bel manifesto di Forza Italia e della Casa delle libertà i cui contenuti condividevamo tutti. Tale manifesto diceva: «Un dovere assoluto: aiutare chi è rimasto indietro». Probabilmente, avete sbagliato perché dopo tutti gli emendamenti che avete bocciato, dopo tutti i ragionamenti svolti in Commissione ed in aula, con questo provvedimento andate solo ad aiutare chi sta meglio. Il suggerimento è di realizzare altri manifesti scrivendo questo slogan: «Un dovere assoluto: aiutare chi sta meglio» (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Come ha ricordato prima l'onorevole Stradiotto il contenuto del precedente emendamento era lo stesso di un manifesto elettorale della Casa delle libertà. Di conseguenza, averlo respinto è un'autentica curiosità politica. Credo che abbia completamente ragione: è un atteggiamento inqualificabile che manifesta soltanto un pregiudizio. Pur di impedire qualunque modifica del testo si finisce con il contraddire la scelta elettorale propagandata tramite i manifesti, i volantini e la televisione agli italiani (Deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo espongono un manifesto recante l'immagine del Presidente del Consiglio e la scritta: «Un dovere assoluto: aiutare chi è rimasto indietro» - Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo - Applausi polemici dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PAOLO ROMANI. Buffoni!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non sono ammesse esibizioni di manifesti. Chiedo ai commessi di rimuovere immediatamente il manifesto e vi richiamo all'ordine (I commessi lo rimuovono).
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.35, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 462
Votanti 457
Astenuti 5
Maggioranza 229
Hanno votato sì 204
Hanno votato no 253).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Di Teodoro 3.68.
ANDREA DI TEODORO. Signor Presidente, ritiro l'emendamento e annuncio che intendo trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno.
MARIO LETTIERI. Faccio mio questo emendamento a nome del gruppo della Margherita e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Lei non è un rappresentante autorizzato del gruppo della Margherita, ma vedo assentire l'onorevole Monaco.
MARIO LETTIERI. Non sono capogruppo, ma sono stato autorizzato dal collega, altrimenti non mi sarei permesso.
PRESIDENTE. Onorevole Lettieri, non metta limiti alla divina provvidenza.
Ha facoltà di parlare.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, volevo fare mio questo emendamento perché parla di particolare attenzioni per le giovani coppie. Avete respinto prima l'emendamento 3.58 relativo alle persone rimaste indietro. Ora vi prego di approvare almeno questo emendamento per aiutare chi vuole andare avanti: i giovani che si sposano e hanno il diritto di costruirsi un futuro. Aiutiamoli votando a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Di Teodoro 3.68, ritirato dal presentatore e fatto proprio dal gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 476
Votanti 465
Astenuti 11
Maggioranza 233
Hanno votato sì 205
Hanno votato no 260).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Zanella 3.80.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Vogliamo caldeggiare a tutta l'Assemblea questo emendamento che istituisce, per coloro che non hanno reddito, un credito di imposta compensabile pari alla differenza tra il complesso delle detrazioni e/o deduzioni d'imposta riconosciute e la parte di esse non utilizzata per abbattere l'imposta lorda.
Mi pare che sia un principio che è già stato sollecitato anche in precedenti emendamenti. L'emendamento Zanella 3.80 è molto semplice ed altri che seguono sono nello stesso spirito: chiediamo ai colleghi di votare a favore per equità nei confronti di chi è così povero che non è neanche in condizione di operare detrazioni e deduzioni d'imposta.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 3.80, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 479
Votanti 474
Astenuti 5
Maggioranza 238
Hanno votato sì 216
Hanno votato no 258).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Tolotti 3.28.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pinza. Ne ha facoltà.
ROBERTO PINZA. Signor Presidente, l'emendamento Tolotti 3.28 è l'ultimo con il quale, di nuovo, torniamo ad occuparci del problema dei redditi bassi, dei cosiddetti redditi di incapienti.
Se mi consente, vorrei fare il punto delle tre votazioni precedenti. In questo caso stiamo esaminando le detrazioni e, quindi, che cosa ci interessa rendere detraibile ai fini dell\`imposta. Si è votato contro le erogazioni liberali a favore del mondo non-profit, contro i non autosufficienti, contro le giovani coppie: queste sono tre votazioni effettuate negli ultimi 5 minuti. Tutto ciò perché quando si parla di socialità - che ormai, nelle parole, è un qualcosa che sembra appartenere a tutti - abbiamo, poi, il problema di tradurla in fatti normativi e questi rappresentano tre voti antisociali: adesso c'è il quarto.
Quindi, dobbiamo decidere se, all'interno di questa riforma, il Parlamento si esprimerà anche contro i detentori di redditi più bassi e i non autosufficienti (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tolotti. Ne ha facoltà.
FRANCESCO TOLOTTI. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Pinza per avere sostenuto il mio emendamento 3.28. Credo che davvero sia il meccanismo stesso della delega proposta che renda necessario un emendamento e un'integrazione che affronti il tema degli incapienti, perché se si stabilisce una no tax area occorrerà mettere in condizione coloro che percepiscono redditi, ma non tali da essere assoggettati a imposta, di poter far valere, per gli stessi motivi degli altri, in deduzione le spese che sono riconosciute al punto 3 dell'articolo in esame (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor
Presidente, intervengo per rispondere definitivamente alla questione degli incapienti, che, comunque, è un argomento già affrontato. Il problema degli incapienti non va risolto attraverso lo strumento fiscale ma esclusivamente attraverso strumenti di assistenza sociale, che non possono entrare nei meccanismi di una delega fiscale, cioè non si può fare l'assistenza attraverso il fisco. Possiamo ridurre la pressione fiscale sui redditi bassi - che è quello che faremo - ma l'intervento sociale va attuato attraverso strumenti di assistenza sociale e, quindi, con altri tipi di strumenti che non possono e non devono rientrare in questo tipo di provvedimenti.
Il fatto di prevedere ulteriori favorevoli deduzioni per i redditi bassi vuol dire, anzi, che si riducono delle imposte che, fino ad oggi, gravavano sugli stessi e, certamente, tali imposte non le avevamo introdotte noi (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Vorrei fare il punto della situazione. Siamo indietro nei lavori e rispetto al tempo a disposizione vi è stato uno «splafonamento», per tutti o quasi tutti. Naturalmente, non mi voglio appellare al formalismo perché, su un provvedimento così importante, da un lato, sussiste l'esigenza di concedere a tutti la facoltà di parlare e, dall'altro, quella di rispettare il calendario.
Vi chiedo almeno la cortesia - e credo che sia il minimo - che, all'interno di questo «splafonamento», i gruppi facciano parlare sui singoli emendamenti uno e non più colleghi, altrimenti sono costretto ad applicare rigidamente il regolamento. Non lo voglio fare, però cerchiamo di capirci vicendevolmente.
ILARIO FLORESTA. Fallo! Fallo!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Nicola Rossi. Ne ha facoltà.
NICOLA ROSSI. Signor Presidente, cercherò di evitare di parlare su altri emendamenti, ma l'emendamento Tolotti 3.28 mi sembra particolarmente rilevante. Innanzitutto sussiste una questione di fatto: la distinzione fra fisco e assistenza muore nei primi anni ottanta. Sono circa 15 anni che in tutto il mondo fisco e assistenza si integrano e si usa il fisco esattamente per sostenere i redditi anche quando non c'è reddito imponibile.
Credo che le biblioteche siano piene di libri sull'argomento e non ho certamente bisogno di ricordarlo io. Devo dedurre che il fatto di non assegnare le deleghe abbia un senso, evidentemente deriva da qualche considerazione.
Il secondo punto è relativo al fatto che il problema degli incapienti sorge quando si riducono le imposte; se volete porre in essere ciò, questo emendamento vi consente di evitare una tragica iniquità che abbiamo già osservato negli anni passati. Per cui, a fronte di un aumento del reddito minimo esente, ci sarà qualcuno che si sentirà trattato iniquamente, in quanto non potrà sfruttare al massimo il vantaggio che state attribuendo ad altri.
Ciò di cui lei ha parlato, signor sottosegretario, non c'entra nulla. Si tratta di una questione banale di equità all'interno di una manovra di riduzione delle imposte.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Sono grato al ministro di essere venuto a rendere omaggio e approfitto per porgli qualche domanda, essendo questa un'occasione rara.
Onorevole ministro, non avendo avuto l'opportunità di interloquire con lei in Commissione - senza offendere, naturalmente, l'autorevole sottosegretario -, vorrei porle alcune domande molto semplici.
In primo luogo, chi realmente guadagna e chi realmente perde dall'applicazione di questa riforma che lei ha proposto al Parlamento? In particolare, sono stati discussi i temi della soglia di povertà, dunque, a suo avviso, qual è la soglia di povertà? Infatti, il relatore e la
stampa forniscono delle cifre, ma in questo testo non se ne parla. Si tratta di 6 mila, 9 mila o 7.500 euro come noi avevamo proposto? Lei, certamente, è in grado di farci conoscere queste cifre, in quanto i suoi uffici, i suoi esperti le avranno fornito delle simulazioni applicative; dunque, ritengo sia opportuno informare in merito il Parlamento prima della stampa.
In secondo luogo, i redditi che vanno dai 50 ai 100 milioni ci guadagnano o ci perdono? Infatti, coloro che guadagnano 200, 300 o 500 milioni ci guadagneranno sicuramente, a partire da lei e, probabilmente, anche da me.
Ritengo si debba fornire una risposta precisa non solo al Parlamento, ma anche alle famiglie e, in generale, ai 37 milioni di contribuenti complessivi.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
ROBERTO PINZA. E il ministro? È qua, Presidente!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Tolotti 3.28, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 475
Votanti 470
Astenuti 5
Maggioranza 236
Hanno votato sì 216
Hanno votato no 254).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.29, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 470
Votanti 465
Astenuti 5
Maggioranza 233
Hanno votato sì 215
Hanno votato no 250).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.30, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 474
Votanti 467
Astenuti 7
Maggioranza 234
Hanno votato sì 214
Hanno votato no 253).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Benvenuto 3.31.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.
GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente - mi rivolgo al Governo e, in particolare, al ministro Tremonti - il problema, sollevato anche in occasione di precedenti provvedimenti adottati dal Governo (la legge dei cento giorni e la legge finanziaria), è particolarmente importante.
In tali occasioni presentammo alcune proposte e dagli esponenti della maggioranza ci fu specificato che la delega fiscale sarebbe stata l'occasione per affrontare e risolvere il problema - che il ministro ben conosce - delle gravose questioni relative agli italiani che lavorano all'estero e, in particolare, alle imprese.
Dunque, chiediamo una soluzione che non è solo di parte, ma che è stata
richiesta, nel corso delle audizioni, anche dalla Confindustria, dall'ANCE, dalle organizzazioni rappresentative...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Benvenuto.
GIORGIO BENVENUTO. Presidente, se è arrivato il ministro Tremonti...
PRESIDENTE. Infatti, onorevole Benvenuto, do la parola al ministro Tremonti. Prego, signor ministro.
GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, vorrei rispondere all'intervento dell'onorevole Lettieri che mi sembra quello a più elevato contenuto politico. La nostra proposta di riforma fiscale si basa, da una parte, sul programma elettorale che abbiamo presentato ai cittadini - un programma sufficientemente dettagliato nei contenuti politici -, dall'altra parte, sulle conclusioni del Consiglio d'Europa a Barcellona, in cui si chiede ai Governi di fare riforme fiscali e di farle partendo dai redditi bassi.
Questo è il nostro obiettivo. Vogliamo fare la riforma fiscale. Vogliamo iniziarla dai redditi più bassi. Quando specificamente ci si chiedono i numeri, rispondo che, per come è impostata la delega, essi saranno dati al Parlamento: io non ho mai dato numeri né alla stampa né in altre sedi (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Il ministero non ha mai...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si è tanto voluto che il ministro Tremonti - come è giusto - venisse qui. Adesso che parla, lasciamolo parlare!
GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Il ministero non ha mai formulato indicazioni numeriche da trasmettere alla stampa. Questo non è mai stato fatto.
Quando si imposterà il DPEF, avremo l'indicazione macroeconomica; quando presenteremo al Parlamento la legge finanziaria con il primo modulo della riforma, verrà data una risposta esauriente ai quesiti formulati - ripeto - nel rispetto dell'impegno elettorale, nel rispetto dell'impegno assunto in Europa ad iniziare le riforme dei redditi più bassi.
Vorrei esporre un'unica conclusione finale. Chi ci guadagna e chi ci perde? Noi pensiamo che cominceranno - lei dice a guadagnarci - a pagare meno tasse i redditi più bassi.
Per quanto riguarda la sua garbata considerazione di carattere personale, le posso assicurare che attualmente il mio livello di reddito è probabilmente inferiore al suo, salvo il differenziale dello stipendio da ministro. Non ho altri redditi e, quindi, nella prospettiva di una legislatura che spero stabile, non avrò guadagni (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
ROBERTO PINZA. Facciamo una colletta!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buemi. Ne ha facoltà.
ENRICO BUEMI. Signor Presidente, molto garbatamente vorrei dirle che i Socialisti democratici italiani fanno un uso molto parsimonioso del loro tempo; però, ritengo inaccettabile che, nel momento in cui chiediamo di intervenire, si faccia finta di non vedere. Mi consenta, quindi, a questo punto, di fare un po' il gambero, come ha fatto il ministro Tremonti, parlando di un argomento che è già stato trattato.
Io desideravo intervenire sull'emendamento Grandi 3.30 per chiedere di apporvi la mia firma: è particolarmente grave che nel nostro paese, nel momento in cui si parla di nuovi rapporti di lavoro, si crei una situazione di grandissima disparità tra coloro che svolgono una libera professione ed hanno la possibilità di detrarre le spese per la formazione del loro reddito e la moltitudine di giovani, in particolare, che, avendo un rapporto di lavoro di collaborazione continuativa, non possono detrarre dal loro reddito alcunché.
L'emendamento Grandi 3.30 tendeva a riequilibrare la situazione. Spiace che i colleghi della maggioranza non siano stati in grado di cogliere questo aspetto di rilevante valenza sociale e di prospettiva per i giovani che hanno ancora fiducia nel lavoro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, credo si possa concedere almeno un secondo per replicare al ministro che in maniera così garbata, ma molto vaga, ha risposto ai miei quesiti. Del resto, è l'intera delega ad essere vaga. Lei chiede una delega in bianco, onorevole ministro.
Comunque, io voglio tranquillizzarla: il mio reddito non può mai essere pari al suo. Io percepisco soltanto l'indennità di parlamentare. Questo perché resti agli atti.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Una colletta!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Agostini. Ne ha facoltà.
MAURO AGOSTINI. Signor Presidente, la mia considerazione non è rivolta tanto ai livelli di reddito dei deputati e del ministro, ma è riferita alle due affermazioni che il ministro Tremonti ha appena fatto per cui la riforma di cui stiamo parlando comincerà dai redditi più bassi. Ora, l'affermazione è un po' paradossale e singolare, perché lei ministro Tremonti avrà visto, come tutti noi, che gli istituti di ricerca che sono stati ascoltati dalla Commissione finanze, in un lavoro anche assai approfondito, hanno tutti unanimemente fatto delle proiezioni che indicano una situazione di redistribuzione del reddito verso le fasce o, come si dice, verso i decili più alti dei contribuenti. Allora, visto che tra l'altro noi ancora non siamo riusciti a capire, perché siete stati così parchi di informazioni, nemmeno come funziona il famoso e sbandierato meccanismo delle deduzioni che sostituiscono completamente le attuali detrazioni, diventa difficile poi affermare in maniera così apodittica, come lei ha fatto questa mattina e come mi sembra che da qualche settimana stiate facendo, che questa riforma comincia apportando benefici ai redditi più bassi. Invece, a me sembra - lo dicevo anche in sede di discussione generale e mi permetto di ripeterlo vista la sua attenzione - che il vostro atteggiamento sia un po' quello del bambino che è stato colto con il dito nella marmellata, vale a dire che, siccome nella discussione che c'è stata, che c'è nel paese e anche negli ambienti...
PRESIDENTE. Onorevole Agostini, la prego di concludere.
MAURO AGOSTINI. Sto finendo, signor Presidente.
Si è rilevato che per l'IRPEF - ma non solo per questa imposta, perché la redistribuzione a vantaggio dei redditi più alti non la fate solo con l'IRPEF: quando ci arriveremo parleremo per esempio della tassazione dei redditi da capitale -, proprio perché vi siete trovati di fronte a questo tipo di reazione, state cercando appunto di reimpostare un discorso che tenga conto di questi fatti.
Ora, i fatti però parlano chiaro. Quello che voi avete presentato, la struttura delle due aliquote, la vostra ipotesi di riforma dell'IRPEF parlano chiaro, sia in termini di vantaggio per i redditi più alti sia in termini di drastica riduzione del gettito per lo Stato, il che lascia intendere e lascia sospettare un taglio forte dei servizi nel momento in cui, naturalmente, l'equilibrio non ci sarà più.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pinza. Ne ha facoltà.
Dico, tra parentesi, che il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo non ha esaurito il tempo a sua disposizione.
ROBERTO PINZA. Signor Presidente, intervengo soltanto per un minuto. Capisco
le cautele del ministro però non è vero che non ci sono quantificazioni. In maniera sia pure molto irrituale la Commissione finanze è riuscita ad avere dal Governo, in particolare dal Ministero dell'economia e delle finanze, una relazione (che non viene dalla Ragioneria generale dello Stato, come i sacri canoni impongono, ma direttamente dal ministero, ma non importa) che al suo interno ha una quantificazione. Infatti, non a caso, tutta la stampa sulla base di quella quantificazione ha detto che la riforma dell'IRPEF viene a costare, grosso modo, 40, 45 mila miliardi di lire: quindi, c'è una quantificazione.
Il problema è che ci sono due dibattiti: un dibattito in quest'aula che è tutto etereo, astratto, privo di numeri e un dibattito nell'opinione pubblica, nel paese, alimentato poi, non dico da lei, ma da esponenti del Governo o della maggioranza che i numeri li fanno - e come! - con tutte le ipotesi. Lo stesso relatore - con il quale, per carità, non voglio riprendere alcuni aspetti polemici -, nella sua legittima autonomia, ha presentato addirittura una serie di tabelle in cui ha detto come va a finire la cosa, cioè come si concretizza. Quindi, ci sono delle quantificazioni.
Allora, il problema in questa fase è quello di capire cosa stiamo facendo insieme, perché se stiamo facendo insieme una riforma con dei numeri e delle quantità, niente di male, anzi molto bene! Dopo di che, valutiamo insieme quali sono le coperture, ci distinguiamo se non siamo d'accordo e punto a capo. Ma il problema è che dichiariamo di fare una riforma ordinamentale, che era la sua prima attesa (e probabilmente anche quella che lei oggi ripeterebbe), ma nello stesso tempo i numeri di fatto sono già in larga misura circolati e in parte ufficializzati. Questa è la vacuità del dibattito di oggi: parliamo d'altro in questo momento, mentre sotto c'è un'altra realtà che non emerge.
La seconda questione è che ammiro molto e prendo per buona la sua affermazione per cui devo partire dai redditi medio-bassi (anzi me la fisso in testa per ricordarmela in futuro per una doverosa comparazione con quello che avverrà), ma cosa vuole? Quando siamo agli incapienti - questo si dice - li mettiamo da un'altra parte, il problema però è che intanto, da una parte, stiamo stanziando dei soldi, da un'altra invece li dobbiamo ancora trovare, ci dobbiamo ancora pensare.
Quando arriviamo alle soglie minime, al reddito esente, si sente veramente una potenza di ispirazione sociale - se vi è -, ma non si riesce a tirar fuori una cifra neanche a pagare, si rimane nell'astratto pensando che un giorno la si troverà. Si prevede poi un'aliquota piatta da 20 a 200 milioni, e hai voglia a modificarla con tutte deduzioni o detrazioni che siano. Alla fine il dato di base dal quale si parte è rappresentato da una posizione per cui un reddito molto alto - 200 milioni rappresentano un reddito molto alto - viene di fatto equiparato come trattamento ad un reddito molto basso.
Noi la possiamo girare in tutti i modi e possiamo dire tutto quello che vogliamo ma, a meno che non vi siano dei drastici correttivi in relazione a questo disegno di legge, si tratta di un provvedimento che non parte affatto dai redditi medio bassi, parte esattamente dalla parte opposta (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e del gruppo Misto-Comunisti italiani).
VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, intervengo per una breve precisazione poiché mi sento chiamato in causa in relazione alla tabella divulgata. Ebbene, quella tabella aveva - anzi ha, perché lo scopo è rinnovato - la funzione, non di indicare la no tax area o il livello di reddito intangibile, ma semplicemente di spiegare come questa parte di reddito intangibile - questa cosiddetta no tax area
- assolve alla propria funzione nell'ambito del ripristino della progressività. Per cui, quella tabella ha semplicemente lo scopo di mostrare il ruolo che ha nell'ambito della ripensata funzione in positivo, quindi non è ancorata a dei dati che ho ricevuto dal Governo, ma è semplicemente esemplificativa.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 3.31, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 467
Votanti 460
Astenuti 7
Maggioranza 231
Hanno votato sì 212
Hanno votato no 248).
Ricordo che l'emendamento Sergio Rossi 3.63 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Tolotti 3.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 459
Votanti 455
Astenuti 4
Maggioranza 228
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 256).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Tolotti 3.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 461
Votanti 456
Astenuti 5
Maggioranza 229
Hanno votato sì 208
Hanno votato no 248).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 457
Votanti 450
Astenuti 7
Maggioranza 226
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 250).
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Benvenuto 3.8 e Antonio Pepe 3.65-bis.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.
GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, ho apprezzato l'alto, straordinario intervento politico del ministro Tremonti. Ho preso atto che egli vuole partire dai redditi bassi. Finora abbiamo visto l'eliminazione della tassa sulle successioni e il rientro dei capitali dall'estero. Speriamo, vedremo, prendo atto che le tabelle che ha fornito l'onorevole Falsitta sono sbagliate, non sono vere, non sono credibili perché il ministro ha detto che non vi sono dati, non vi sono numeri (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia). Questo è importante perché su ciò è stata fatta una propaganda elettorale, quindi si tratta di dati falsi, abbiamo fornito agli italiani dati falsi, falsi, lo ha detto il ministro (Applausi dei deputati
del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). In terzo luogo attendo una risposta riguardo gli italiani all'estero. Capisco l'allergia del ministro quando si parla di estero, ma siccome egli parla di redditi minimi noi con questo emendamento abbiamo posto il problema dei pensionati e dei lavoratori all'estero. Il ministro deve spiegarci perché gli italiani che lavorano o hanno lavorato all'estero non hanno diritti, mentre li hanno coloro che hanno esportato illegalmente capitali all'estero (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Benvenuto 3.8 e Antonio Pepe 3.65-bis, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 479
Votanti 472
Astenuti 7
Maggioranza 237
Hanno votato sì 220
Hanno votato no 252).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 3.36.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, seguendo il metodo di S., che ha risposto a T. in uno scambio di articoli, bisogna evitare di farsi distrarre dal ministro Tremonti che, attraverso la polemica, cerca di portarci su un altro terreno, ed anch'io come S. sto alla sostanza del problema.
Il ministro Tremonti afferma che sapremo tutto sui redditi bassi tra poco e, naturalmente, la delega serve a questo. Non capisco il motivo per cui sappiamo già tutto sui redditi alti; al riguardo, non vi è alcun mistero, ma una promessa, un manifesto politico, mentre dobbiamo affidarci - come dire - al buon cuore, alle scelte che verranno adottate dal Governo sulla base di una libera interpretazione della delega, di volta in volta. Non sarebbe sbagliato che qualche numero venisse indicato... Il sottosegretario Molgora ha l'abitudine di distrarre il ministro; niente di grave perché capisco che è stato qui in permanenza. Qual è il problema? Dobbiamo cercare di ragionare e di capirci, non è vero? Chiedo solo che ci capiamo (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'onorevole Grandi deve poter parlare con calma.
ALFIERO GRANDI. Ho chiesto garbatamente all'onorevole Molgora di non distrarre il ministro.
I redditi alti sono chiari, mentre, per quanto riguarda i redditi bassi, chissà, si vedrà, dobbiamo fidarci! Vi sono però alcune formulazioni; capisco che l'onorevole Falsitta si sia trovato in difficoltà poiché ha distribuito alcune tabelle senza che il ministro - così scopre - gliene avesse dato l'autorizzazione; di conseguenza, capisco che quelle tabelle sono state destituite del loro fondamento e rappresentano una delle possibili simulazioni, senza avere alcun valore parlamentare.
Mi sono allora chiesto: perché il ministro Tremonti ha aderito alla richiesta di presenziare in aula? Per un atto di rispetto nei confronti del Parlamento? No, ho capito perché il ministro Tremonti, che con un gesto dell'ombrello come fanno ad Oxford è particolarmente abile, è giunto in aula. Per fare una affermazione sui redditi bassi che non esiste; nella legge non ve ne è prova, non vi è alcuna indicazione, ma solo una volontà politica che il Governo rinvia a sé, decidendo quando e come vorrà attuarla, con un potere illimitato del
ministro e del Governo. Ciò non è accettabile! Non lo possiamo accettare!
Se volete adottare queste scelte, scrivetele nel provvedimento. Avete la possibilità di accogliere emendamenti o di proporne dei vostri, ma non potete dire agli italiani che partirete dai redditi bassi. Voi affermate una sola cosa: partirete dai redditi alti e poi si vedrà (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.36, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 473
Votanti 467
Astenuti 6
Maggioranza 234
Hanno votato sì 215
Hanno votato no 252).
PIERO RUZZANTE. Votano dappertutto!
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Agostini 3.46, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 468
Votanti 454
Astenuti 14
Maggioranza 228
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 251).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 471
Votanti 465
Astenuti 6
Maggioranza 233
Hanno votato sì 212
Hanno votato no 253).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 468
Votanti 455
Astenuti 13
Maggioranza 228
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 249).
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, ci dovrebbe essere un problema tecnico: come potrà notare, nel primo settore, nella sesta, settima e ottava fila, vi sono tre banchi sui quali, in assenza del deputato, si accende la lampadina.
PIETRO SQUEGLIA. Guarda dietro a te!
PRESIDENTE. Può darsi che vi sia un contatto.
PIERO RUZZANTE. Sono questioni serie, signor Presidente. Sarebbe necessario procedere al controllo delle tessere di votazione.
PIETRO SQUEGLIA. Buffone!
PRESIDENTE. Dispongo immediatamente che i deputati segretari compiano gli opportuni accertamenti. Onorevole Mazzocchi, proceda alla verifica (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente)!
ROBERTO CARUSO. Verifica anche la prima fila del tuo settore!
PRESIDENTE. Mi sembra che sia perfettamente corretto che un segretario di un gruppo segnali le inadempienze che si manifestano. Se qualche altro collega deve effettuare segnalazioni su altri versanti, lo faccia!
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 3.78, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 444
Votanti 436
Astenuti 8
Maggioranza 219
Hanno votato sì 197
Hanno votato no239).
Onorevoli colleghi, non credo vi sia tempo da perdere in quisquilie. Pertanto, si fanno le segnalazioni e si procede a compiere i controlli con correttezza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 433
Votanti 425
Astenuti 8
Maggioranza 213
Hanno votato sì 190
Hanno votato no 235).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Nicola Rossi 3.49.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Nicola Rossi. Ne ha facoltà.
NICOLA ROSSI. Signor Presidente, l'emendamento in esame servirebbe ad introdurre una certa misura di trasparenza e di tutela del contribuente-risparmiatore. Ho la netta sensazione tuttavia che stamani la trasparenza sia stata buttata nel cestino, dal momento che, dopo ciò che ha riferito il ministro, non sappiamo francamente nemmeno i contorni di ciò che stiamo votando.
Abbiamo con certezza la sensazione che si sta votando una legge di delega in larga misura in bianco, insieme alla sensazione che anche quanto è stato detto in Commissione dal relatore e anche quelle poche informazioni quantitative che ci ha inteso fornire, risultino prive di qualsiasi significato. Cosa implichi tutto questo è francamente difficile da definire; sicuramente, rende difficilissimo il nostro lavoro. Ciò che è certo è che tutto quello che il Governo, diversi ministri, rappresentanti del Governo, ha affermato in questi ultimi tempi, è evidentemente privo di qualsiasi fondamento, anche sulla base di quanto ha appena detto il ministro.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nicola Rossi 3.49, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Onorevoli colleghi, ciascuno voti per sé e basta!
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Ma guardi lì, Presidente!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 442
Votanti 437
Astenuti 5
Maggioranza 219
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 240).
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Fluvi 3.13 e Pistone 3.14.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.
GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, intervengo per ricordare che attendo una risposta, modesta, nel merito del problema relativo agli italiani all'estero. In presenza del ministro, segnalo anche un articolo del professor Puoti, pubblicato su Il Sole 24 Ore, che pone tali problemi. Forse avrà più attenzione rispetto alle osservazioni che noi abbiamo formulato.
Vorrei soltanto ricordare che il nostro imbarazzo è notevole, perché siamo di fronte ad un ministro che non parla, che anzi ha fatto un discorso in cui ha smentito il relatore.
Noi non avanziamo delle proposte negative; stiamo predisponendo proposte alternative. Il ministro non parla, il relatore dice bugie (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, Alleanza nazionale e Lega nord Padania)! Noi abbiamo fatto proposte ed oggi le illustreremo... dice bugie, dice bugie, lo ha detto il ministro! Il ministro, il ministro confermi o smentisca con i numeri (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo)! Smentisca o confermi con i numeri! Perché non si può... Signor Presidente, vorrei concludere.
PRESIDENTE. Onorevole Benvenuto, il minuto a sua disposizione era già trascorso.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leo. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LEO. Signor Presidente, cercherò di fornire una risposta all'onorevole Benvenuto relativamente al problema, da questi sollevato, degli italiani all'estero (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo - Vivi commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Mi limito a dare una risposta sul problema dei dipendenti italiani che svolgono attività all'estero in via esclusiva e come oggetto esclusivo del loro rapporto. Se si ricorda bene, nella passata legislatura, furono apportate, non certo da quella che era all'epoca l'opposizione di centrodestra, modifiche alla disciplina dei redditi di lavoro dipendenti all'estero. Nella precedente disciplina normativa, veniva chiaramente affermato, prima delle modifiche apportate con legge n. 662 e con il decreto n. 314 del 1997, che il dipendente che svolgeva la sua attività all'estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto, non veniva tassato sul reddito di lavoro dipendente. Con il decreto n. 314, approvato nella passata legislatura ed ovviamente non dallo schieramento di centrodestra, questi redditi vengono tassati. Ora cosa facciamo? Vogliamo ritornare indietro?
È ben possibile, ma questo significa che voi avete preso un abbaglio nella precedente legislatura...
GIORGIO BENVENUTO. E voi continuate a perpetuarlo!
MAURIZIO LEO. ...perché queste cose le avete fatte certamente voi e non certo lo schieramento di centrodestra (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)!
GIORGIO BENVENUTO. L'onorevole Antonio Pepe ha presentato il mio stesso emendamento!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, l'onorevole Leo, con la sua riconosciuta competenza professionale, avrebbe sicuramente potuto aspirare a ricoprire cariche di Governo. Ma qui la questione è tutta politica.
Il ministro è stato investito di un quesito specifico. La risposta, ovviamente, signor ministro, lei l'ha data non soltanto ai presentatori degli emendamenti Fluvi 3.13 e Pistone 3.14, ma anche a qualcuno della sua parte, come l'onorevole Antonio Pepe. Non si può rispondere dicendo: nella passata legislatura avete sbagliato. Ammesso e non concesso, io dico semplicemente che errare humanum est, perseverare diabolicum... (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e Alleanza nazionale). D'accordo?
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Fluvi 3.13 e Pistone 3.14, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 449
Votanti 445
Astenuti 4
Maggioranza 223
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 248).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Benvenuto 3.15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Agostini. Ne ha facoltà.
MAURO AGOSTINI. Signor Presidente, l'emendamento Benvenuto 3.15 mi consente di tornare su una questione. Il Governo e il Presidente del Consiglio dicono di ispirarsi a due riformatori degli anni ottanta: la Thatcher e Reagan. Non c'è nessun male, quindi, a dire che la riforma che presentate è una riforma di destra. Bisogna dirlo al paese con chiarezza, senza infingimenti, senza cercare di coprirsi attraverso le affermazioni che comincerete dai redditi più bassi.
Su questa storia delle tabelle, noi vi dimostreremo, dati alla mano, chi guadagna davvero dalla riforma dell'IRPEF e dalla riforma intesa complessivamente. Presenteremo delle tabelle che dimostreranno non solo che i redditi alti guadagneranno da questa riforma in modo assolutamente abnorme, ma anche che le fasce medie della popolazione verranno colpite, sia direttamente sia indirettamente, perché quei soggetti dovranno anche comprare i servizi che lo Stato sociale non riuscirà più a garantire (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 3.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 465
Votanti 460
Astenuti 5
Maggioranza 231
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 254).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Tolotti 3.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 459
Votanti 452
Astenuti 7
Maggioranza 227
Hanno votato sì 205
Hanno votato no 247).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Visco 3.47.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pennacchi. Ne ha facoltà.
LAURA MARIA PENNACCHI. Signor Presidente, se le guardiamo insieme, c'è una duplice gravità nelle cose che sono state dette dal ministro Tremonti e dal relatore di maggioranza Falsitta, perché delle due l'una: o sono verosimili le tabelle che l'onorevole Falsitta ha presentato o, se lo sono, è già stata compiuta una simulazione sulla base delle informazioni desumibili da quelle tabelle. Una simulazione compiuta dal centro di economia pubblica dell'università di Modena e di Bologna porta a dire che la perdita di gettito per la sola revisione dell'IRPEF sarebbe molto più consistente di quella che è stata sin qui ipotizzata e che soltanto il 2 per cento dello sgravio fiscale complessivo andrebbe ai redditi più bassi, mentre più del 55-60 per cento andrebbe al decile della popolazione con i redditi più elevati. Allora, se questo è verosimile, si tratta di una misura...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Pennacchi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santagata, al quale tuttavia non posso dare la parola, perché è già intervenuto sull'articolo e sul complesso delle proposte emendative.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Visco 3.47, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 472
Votanti 467
Astenuti 5
Maggioranza 234
Hanno votato sì 211
Hanno votato no 256).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Agostini 3.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 469
Votanti 464
Astenuti 5
Maggioranza 233
Hanno votato sì 211
Hanno votato no 253).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.18, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 467
Votanti 461
Astenuti 6
Maggioranza 231
Hanno votato sì 211
Hanno votato no 250).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 458
Votanti 453
Astenuti 5
Maggioranza 227
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 251).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pecoraro Scanio 3.81, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 470
Votanti 466
Astenuti 4
Maggioranza 234
Hanno votato sì 213
Hanno votato no 253).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 472
Votanti 469
Astenuti 3
Maggioranza 235
Hanno votato sì 213
Hanno votato no 256).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 3.50, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 449
Votanti 444
Astenuti 5
Maggioranza 223
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 243).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione - Commenti).
Scusate, onorevoli colleghi, stiamo votando l'emendamento 3.2, se il sistema elettronico mi segue (Commenti del deputato Ruzzante)! Onorevole Ruzzante, se ha qualcosa da segnalarmi, lo faccia. Lei sa che sono sempre attento alle sue segnalazioni.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, sono ripresi i «contatti» in quel settore (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!
PRESIDENTE. Scusate, le segnalazioni si controllano una alla volta. Poiché non ho il dono del controllo contemporaneo e multiplo, in questo momento controllo ciò che mi ha riferito l'onorevole Ruzzante.
PIERO RUZZANTE. Secondo settore, sesta, settima e ottava fila!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi di Alleanza nazionale, vi prego di prendere posto, evitando malintesi. Qual è il punto? Onorevole Ruzzante, io onestamente non vedo delle irregolarità.
RENZO INNOCENTI. Perché lì hanno tolto le schede! Ha dato loro il tempo!
PIERO RUZZANTE. I segretari devono togliere le schede in quelle postazioni!
PRESIDENTE. D'accordo, hanno tolto la scheda, ho capito. Ma in questo momento, in cui lei mi fa delle segnalazioni, non vedo alcuna irregolarità.
PIERO RUZZANTE. Eccole là, Presidente!
SERGIO ROSSI. Anche da quella parte!
PRESIDENTE. Chiedo al segretario Mazzocchi di andare a togliere le tessere nella parte di destra e all'onorevole Alberta De Simone di togliere le tessere in quella di sinistra, là dove sono segnalate presenze-assenze (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 419
Astenuti 5
Maggioranza 210
Hanno votato sì 185
Hanno votato no 234).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 3.52, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 449
Votanti 444
Astenuti 5
Maggioranza 223
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 244).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Stradiotto 3.51.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stradiotto. Ne ha facoltà.
MARCO STRADIOTTO. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, questo disegno di legge che si prefigge di modificare il sistema fiscale italiano, secondo noi, è «monco» di una questione fondamentale: come si fa a riformare il sistema fiscale dopo la riforma del titolo V della Costituzione senza trattare il tema del federalismo fiscale? Abbiamo evidenziato questa carenza già con altri emendamenti che sono stati respinti.
Il dramma del sistema fiscale italiano sta nel fatto che vi è un'alta evasione fiscale, stimata, da autorevoli esponenti dell'attuale Governo, in 400 mila miliardi di vecchie lire. Noi amiamo il motto: pagare tutti per pagare meno! Ma come si riesce ad ottenere questo obiettivo? Noi riteniamo che una leva importante per ottenere questo obiettivo possa essere proprio il federalismo fiscale e in particolare la compartecipazione alle maggiori entrate dello Stato da parte di regioni e comuni. Avvicinare il contribuente al luogo dove realmente sono spese le risorse è una molla che aiuta a debellare il fenomeno dell'evasione. Non è solo attraverso la Guardia di finanza che si combatte l'evasione, ma anche attraverso l'insegnamento, il senso civico, la dimostrazione ai cittadini che, se tutti pagano, si possono realizzare, anche negli enti locali, anche nelle regioni, cose concrete. Questo è l'obiettivo e dobbiamo raggiungerlo insieme.
Non servono tanti sportelli unici, non servono altre strategie, non serve tutta la legislazione sul sommerso, perché a questo punto, in questo modo, col federalismo fiscale, lo Stato si troverebbe dalla stessa parte, con gli enti locali, con i comuni, con le regioni e con tutti i cittadini, a combattere l'evasione e, quindi, ad avere una maggiore entrata che, in effetti, permette di diminuire le aliquote.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, il tema degli studi di settore è fondamentale per attuare un'imposizione giusta nei confronti
dei lavoratori autonomi, degli artigiani e dei commercianti. Gli studi di settore vanno rapportati al territorio e all'andamento dell'economia perché è chiaro che non possono pagare allo stesso modo il commerciante di via Montenapoleone a Milano e il piccolo commerciante dell'entroterra sardo, della città di Isernia o di un'altra piccola città di provincia.
Perciò, respingere l'emendamento Stradiotto 3.51 sarebbe sbagliato. Signor ministro, ho la personale convinzione che, se lei avesse partecipato ai lavori in Commissione, il 70 per cento degli emendamenti che la maggioranza ha respinto in Assemblea sarebbero stati tranquillamente approvati in Commissione. Evidentemente, c'è un problema. Non me ne voglia l'onorevole sottosegretario Molgora, ma se egli non è titolare di una delega piena è chiaro che si crea anche...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Lettieri.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Stradiotto 3.51, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 443
Votanti 438
Astenuti 5
Maggioranza 220
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 240).
PIERO RUZZANTE. Presidente! Presidente (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!
PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante...
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!
GIORGIO JANNONE. E basta!
PRESIDENTE. Prego, onorevole Ruzzante.
PIERO RUZZANTE. Colleghi, è mio diritto intervenire per un richiamo al regolamento. State tranquilli: siamo nei tempi e stiamo operando secondo le regole!
L'articolo 8 del regolamento della Camera stabilisce che il Presidente assicura il buon andamento dei lavori dell'Assemblea. Allora, signor Presidente, o stabiliamo, modificando il regolamento, che un deputato possa votare anche per un collega assente o capiamo che ci dobbiamo astenere da comportamenti non dignitosi e non rispettosi nei confronti dell'Assemblea.
Potrei segnalarle casi di colleghi che, pur non essendo mai venuti in aula stamani (perché, magari, sono in giro a fare la campagna elettorale), hanno votato almeno trenta volte! Ad esempio, all'ultima votazione, nel terzo settore, ultima fila, hanno votato tutti, mentre sono presenti in sei. Allora, signor Presidente, stabiliamo un principio perché non è bello neanche per i segretari dei gruppi sollevare continuamente questo tema: significa dire agli italiani che, potendo i deputati votare anche per loro colleghi, non vale più il principio «una testa, un voto» ma, almeno in base a ciò che avviene in quest'aula, vale il nuovo principio: «una testa, due voti» (e, a volte, per i colleghi più bravi e più esperti, anche tre).
Sottopongo il tema a lei, signor Presidente, e a tutta l'Assemblea perché credo sia di interesse di tutti i gruppi parlamentari: oggi voi siete maggioranza e noi siamo opposizione, ma domani potremmo essere maggioranza noi e opposizione voi (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia!
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, credo che su questo tema non si possa fare
ironia, né si possano attaccare i colleghi ogni volta che pongono il problema. Risponde ad una precisa disposizione del nostro regolamento che un deputato possa votare soltanto se presente! O stabiliamo di modificare il regolamento o affrontiamo il problema in maniera dignitosa e seria, rispettando, peraltro, anche i richiami al regolamento (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, il richiamo da lei fatto è perfettamente legittimo e corretto secondo la prassi parlamentare. Non ho mai lasciato cadere i richiami al regolamento formulati, anche se chi ha esperienza nel presiedere l'Assemblea sa che è possibile assicurare il buon andamento dei lavori parlamentari soltanto se c'è collaborazione da parte di tutti, altrimenti diventa molto difficile procedere ordinatamente. Lo dico a tutti i parlamentari, individualmente, e ai gruppi, di maggioranza e di opposizione.
Ciò premesso, è ovvio che ciascuno debba votare per sé. È ovvio anche che occorrerebbe maggiore cautela prima di procedere ad affermazioni che ipotizzino impegni fuori dalla capitale con riferimento a colleghi che, invece, risultano presenti alle votazioni.
PIERO RUZZANTE. Sono in grado di dimostrarlo!
PRESIDENTE. Lei capisce la gravità della questione, che va documentata al Presidente della Camera; non può essere lanciata così, in modo del tutto estemporaneo.
Peraltro, voglio dire all'onorevole Ruzzante e a tutti i colleghi che, a seguito di alcune mie visite presso altri Parlamenti, proporrò personalmente all'Ufficio di Presidenza una modifica dell'apparato tecnico della Camera. Sarà così letteralmente impossibile il ripetersi di questi episodi (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Vorrò vedere, quel giorno, nell'Ufficio di Presidenza, in che modo tutti i colleghi si esprimeranno sulla proposta che il Presidente formulerà (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e della Lega nord Padania). Così il problema non esisterà più.
C'è bisogno di una modifica tecnica dell'apparato che non può essere fatta se non durante un periodo di chiusura della Camera. Per questo sottoporrò all'Ufficio di Presidenza questo problema quando, contemporaneamente, sarà prevista una chiusura della Camera che consentirà di fare gli impianti tecnici sulla base della proposta che formulerò.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 3.53, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
VALDO SPINI. Basta!
EUGENIO DUCA. Come se non avessimo parlato!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 457
Votanti 453
Astenuti 4
Maggioranza 227
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 255).
Onorevoli colleghi, ho individuato alcuni banchi presso i quali ho riscontrato personalmente anomalie; da questo momento in poi me ne occuperò personalmente. Naturalmente i capigruppo della maggioranza, in particolare...
ELIO VITO. E anche dell'opposizione!
PRESIDENTE. ...sono consapevoli che, se non si rispetteranno i tempi perché le votazioni non si svolgono con celerità, in quanto ci sono inaccettabili voti plurimi
da parte dei colleghi della maggioranza, la responsabilità non sarà certo di chi conduce i lavori dell'Assemblea.
Onorevole Rositani, le restituisco la sua tessera.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sergio Rossi 3.64. Poiché è stato preannunciato il voto favorevole, subordinatamente ad una sua riformulazione, vorrei sapere dal relatore o dal Presidente della Commissione in che modo viene riformulato.
GIORGIO LA MALFA, Presidente della VI Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIORGIO LA MALFA, Presidente della VI Commissione. Signor Presidente, il Governo, per accettare l'emendamento, chiede semplicemente che venga soppressa la parola «aiutare». Se ne era discusso in Commissione e mi pare che il proponente fosse d'accordo. Il testo, fatta eccezione per la parola «aiutare», rimane lo stesso.
PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Sergio Rossi accetta la riformulazione del suo emendamento 3.64.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, siamo ovviamente favorevoli a questo emendamento. Non esiste pregiudizio di opposizione o maggioranza quando si tratta degli interessi dei cittadini italiani, soprattutto dei più poveri e dei più disagiati, che sono degli eroi a vivere nei piccoli comuni di montagna. L'ho detto in altre occasioni: occorre avere particolare attenzione.
Già in Commissione - do atto all'onorevole Sergio Rossi - ci siamo espressi favorevolmente a questo emendamento. Vorrei però ricordare che le attività dei piccoli comuni - com'è stato evidenziato dai recenti studi, da Legambiente - vengono meno perché abbiamo il calo demografico e perché le condizioni di vita in quei comuni sono diventate davvero difficili.
Un'ultima questione. È stata presentata una proposta di legge per i piccoli comuni di montagna e di collina, a prima firma dell'onorevole Realacci (ma c'è anche la mia firma); quindi, Presidente, chiedo di dare priorità a questa proposta di legge, che è in sintonia anche con questo emendamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sergio Rossi 3.64 nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 441
Votanti 439
Astenuti 2
Maggioranza 220
Hanno votato sì 438
Hanno votato no 1).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.37, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
PIERO RUZZANTE. Saponara!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, desidererei sapere come, nella fila al di sotto della postazione dove è seduto l'onorevole Garagnani, si proceda al voto. Invito i colleghi a sedersi ognuno al suo posto!
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti429
Votanti 424
Astenuti 5
Maggioranza 213
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 230).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Santagata 3.55.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nicola Rossi. Ne ha facoltà.
NICOLA ROSSI. Signor Presidente, nonostante la prudenza o la reticenza del ministro sappiamo che tale riforma costerà una cifra che oscilla tra i 20 e i 25 miliardi di euro, il che significa circa un migliaio di euro a famiglia.
Con l'emendamento in questione chiediamo di stabilire che questa ingente somma - una volta resasi disponibile - venga distribuita tra tutti i contribuenti italiani in modo che ognuno di essi ne tragga un beneficio, seppure piccolo.
Durante la campagna elettorale voi avevate promesso meno tasse per tutti; votando contro questo emendamento in realtà chiarirete agli italiani che a pagare meno tasse saranno soltanto alcuni (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, innanzitutto preannuncio l'astensione dei deputati del gruppo a cui appartengo dalla votazione sull'emendamento in questione.
Mi preme inoltre evidenziare un problema su cui ritengo vi sia stata un'incomprensione tra il sottoscritto e i nostri stessi uffici; mi riferisco al nostro precedente emendamento - Giordano 3.83 - il quale non è stato segnalato ma il cui contenuto si presentava più radicale di quello dell'onorevole Santagata in merito ad una questione importante che voglio porre all'attenzione dell'Assemblea.
In particolare, avremmo preferito la soppressione della intera lettera e) e non una semplice modificazione come invece è previsto nell'emendamento Santagata 3.55; ciò perché la lettera e) nel testo predisposto dal Governo, a nostro avviso, suona come la previsione di una clausola di salvaguardia tale per cui, a parità di condizioni, il nuovo regime fiscale risulterà sempre più favorevole od uguale, ma mai peggiore del precedente. In ciò vi è un bel po' di excusatio non petita accusatio manifesta; la Commissione vi ha posto la classica foglia di fico in quanto vi aggiunge: «con riferimento anche» - e questo «anche» appare come una briciola data ai poveri - «agli interventi di natura assistenziale e sociale»; tale questione a noi sembra rivestire una particolare gravità. Dico questo perché tale clausola di salvaguardia - secondo cui la riforma fiscale non deve essere mai meno favorevole nei confronti dei singoli contribuenti - appare nascondere un implicito favore nei confronti dei redditi di impresa. In particolare, siamo di fronte ad un complesso - ancora non definito - di minori entrate per lo Stato, la cui indeterminatezza è dovuta alla mancanza di chiarezza in ordine a quale sia effettivamente la fascia esente, la quale costituisce ancora una soglia oscura e mobile a seconda delle convenienze politiche della maggioranza. Da qui una delle fondamentali critiche che rivolgiamo a questo disegno di legge di delega per la riforma del sistema fiscale statale e su cui intendiamo ritornare in sede di dichiarazione di voto finale.
Vi sono diversi modi per abbattere il welfare State; si può essere programmaticamente thatcheriani e reaganiani (elevando ciò ad una filosofia) e si può essere criptoreaganiani e criptothatcheriani per chi si vergogni sia del signor Reagan sia della signora Thatcher e, infine, si può anche essere entrambe le cose, ed è proprio il caso del ministro T.. Nel senso che da un lato vi è una filosofia di riduzione delle prestazioni sociali da parte dello Stato centrale e dall'altro lato, attraverso una sottrazione di entrate fiscali allo Stato, inevitabilmente la si provoca senza avere neanche il bisogno di dichiararla.
Ecco le ragioni per le quali noi avremmo voluto che venisse votato, ed approvato, il nostro emendamento; vi è però un regolamento che da questo punto di vista ci strangola, e quindi in mancanza del medesimo ci asterremo sull'emendamento
Santagata 3.55 perché lo riteniamo - i colleghi mi scusino - troppo «pallido»
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Santagata 3.55, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Onorevoli colleghi, vi prego di sedere.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 424
Astenuti 15
Maggioranza 213
Hanno votato sì 184
Hanno votato no 240).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.32, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 427
Astenuti 4
Maggioranza 214
Hanno votato sì 195
Hanno votato no 232).
Passiamo alla votazione dell'articolo 3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Visco. Ne ha facoltà.
VINCENZO VISCO. Signor Presidente, siamo arrivati alla votazione dell'articolo 3, che sicuramente rappresenta il punto centrale di questa delega, almeno per la rilevanza politica dell'argomento in esso affrontato. Ebbene, tale articolo è tra quelli in cui manca chiarezza sulle intenzioni del Governo. Abbiamo ascoltato il ministro: le affermazioni che ha fatto sono gravissime dal punto di vista costituzionale, nel senso che il problema consiste nel fatto che in questo articolo manca ogni riferimento che possa consentire di determinare quanto costerà questa riforma e chi pagherà di più o di meno (oppure quanto pagheranno di meno tutti). Si tratta di un aspetto molto serio, che inficia, appunto, la validità costituzionale di tutta la delega, e non è un caso che su questo vi sia stato dibattito, confusione ed anche una certa radicalizzazione di toni. Questo modo di operare, infatti, costituisce uno strumento tipico della gestione della finanza pubblica chiamato illusione finanziaria: dato che è chiaro l'effetto che si produrrà, per la riduzione dell'imposizione, sui redditi più elevati, si cerca di creare confusione sui benefici possibili per quelli più bassi.
Si fa, però, anche altro: si cerca cioè di coinvolgere parte dell'opposizione a sostegno del Governo. Lo ha fatto il relatore durante la discussione sulle linee generali, quando ha avuto l'amabilità di citare un mio scritto del 1986 ed uno scritto più recente del collega Nicola Rossi. Di questo gli sono grato, in quanto fa sempre piacere essere citato, però sarebbe sicuramente preferibile che il relatore leggesse entrambi gli scritti interamente e facesse un maggiore sforzo di comprensione; infatti, entrambi quegli scritti si pongono un problema esattamente opposto a quello che il relatore ha ritenuto di rilevare, cioè quello di come allargare le basi imponibili e di come aumentare la progressività reale dell'imposizione, dopo di che in entrambi è scritto ciò che sia il collega Rossi sia io abbiamo detto in aula: il problema della progressività è un problema di progressività reale del sistema e non necessariamente delle aliquote. Nessuno di noi si impicca per il numero delle aliquote (anche se penso che altri colleghi, legittimamente, ritengano che questo sia un fatto importante): il problema è ciò che accade alla tassazione nel suo complesso, e si dà il caso che con il presente provvedimento voi non solo appiattite le aliquote, ma detassate
i redditi da capitale, le plusvalenze, insomma tutti i redditi tipici dei ceti abbienti, delle classi ricche.
Onorevole Falsitta, qui noi non stiamo discutendo dell'ottima tassazione del reddito, di teoria economica, bensì stiamo discutendo di un fatto concreto. Voi dite che ci sono 40 mila miliardi da restituire ai cittadini: ebbene, non so se questi ci siano o meno, però nel momento in cui ci saranno voglio sapere a chi andranno, ed in base a come voi state costruendo il meccanismo è fuori di dubbio ciò che dicono tutte le simulazioni. Su questo non vi è possibilità di discussione! Non so se il sottosegretario, probabilmente in un momento di scarsissima lucidità, avesse proposto di svolgere un seminario. Ebbene, facciamolo pure! Voglio vedere quanti...
ROSY BINDI. Presidente, Presidente, richiami il ministro all'attenzione!
RENZO INNOCENTI. Che almeno stia attento!
PRESIDENTE. Scusate, colleghi. Non posso fare il «vigilante» dell'Assemblea, per accertare se gli onorevoli Fini e Tremonti si dicono qualcosa bisbigliando! L'onorevole Visco sta parlando e vi sono anche il Vicepresidente del Consiglio e il ministro dell'economia e delle finanze. Non esageriamo!
VINCENZO VISCO. Signor Presidente, apprezzo l'intervento della collega Bindi che, però, ha avuto l'effetto di interrompere il mio ragionamento (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia). Del resto, non faccio molto affidamento sulla capacità di ascolto del ministro Tremonti.
PRESIDENTE. Onorevole Visco, lei sa che il ministro Tremonti l'ascolta sempre con grande attenzione e simpatia, pertanto può riprendere il suo ragionamento.
VINCENZO VISCO. Esatto! Quindi, la cosa non mi preoccupa. Ora vorrei riprendere il filo del discorso, ammesso che ci riesca. Come dicevo, vi sono 40 mila miliardi e, comunque la si voglia mettere, vi è una struttura che, in sostanza, prevede una sola aliquota (perché se l'aliquota del 23 per cento si applica al 99 per cento dei cittadini, l'altra ce la possiamo dimenticare).
Onorevole relatore, data questa struttura, simulando gli effetti della sua proposta (come hanno fatto anche i colleghi di Bologna), emerge che il 50-55 per cento degli interi 40 mila miliardi vanno al 10 per cento più ricco; il 70 va al 20 per cento più ricco e l'80 per cento dei cittadini si dovrà accontentare del residuo 30 per cento. Questi sono i fatti e a ciò si aggiunge la detassazione dei redditi da capitale. Poiché vi apprestate a redistribuire il reddito in questo modo, consentitecelo, noi non siamo d'accordo.
Consentirete anche che ci possiamo un po' indignare quando sentiamo parlare di tutela dei redditi bassi. Onorevole relatore, sono convinto della sua buona fede personale e ritengo che, quando lei parla di famiglie povere, crede in ciò che dice. Tuttavia, non vorrei che lei scambiasse i suoi desideri con la realtà e non vorrei che, nel suo caso, trovasse conferma in assoluta buona fede ciò che un importante giornalista ha detto del Presidente del Consiglio, nel momento in cui ha affermato che quest'ultimo è uno che si convince delle sue stesse bugie (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Allora, questi sono i dati.
Come ha già detto l'onorevole Agostini, sappiamo che siete un Governo di destra (Una voce dai banchi del gruppo di Forza Italia: «chi l'ha detto?») e i governi di destra difendono certi interessi precisi e, in particolare, difendono i ceti più abbienti, mentre quelli di sinistra cercano di fare il contrario. Questo è legittimo (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia - Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)! Dopodiché, vi sarà una maggiore o minore compassione.
Noi, invece, impostiamo il discorso in termini di diritti e, per questo motivo, abbiamo proposto l'imposta negativa, che
non è una stravaganza, al contrario. Ci sono 40 anni di letteratura economica, di proposte concrete e di attuazione pratica dell'imposizione negativa in paesi che vanno dagli Stati Uniti all'Inghilterra e alla Francia. Vi è, cioè, la presa d'atto che il fisco è oggi uno degli strumenti principi per riorganizzare il sistema di welfare. Pertanto, non si capisce perché voi diciate di volervi occupare dei poveri in altra sede: se ci sono questi soldi - ammesso che vi siano - questa è la sede adatta. Voi prendete questi soldi e li date a noi, che facciamo parte delle fascia più alta della popolazione; e, anche se il ministro dell'economia e delle finanze rinunciasse ai suoi proventi professionali (Applausi del deputato Bindi), egli farebbe pur sempre parte dell'1 per cento più ricco della popolazione di questo paese, come tutti noi (prescindo dai redditi da capitale che, sicuramente, il ministro percepisce).
Vorrei sapere a chi debbano andare questi soldi; noi sosteniamo che occorra una distribuzione uniforme. Quando, finalmente, ci direte quanti soldi volete attribuire con le deduzioni, faremo una bella simulazione: considereremo la perdita di gettito, tracceremo la nuova curva delle aliquote, prenderemo la vecchia curva e ridurremo le aliquote per ottenere la stessa identica perdita di gettito. In tal modo, emergerà l'altro effetto prodotto dalla vostra curva: voi penalizzerete i ceti medi in modo micidiale; darete loro quattro lire, mentre ai ricchi darete decine di milioni. Per questi motivi, esprimeremo un voto contrario all'articolo 3 (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo e di deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giacco. Ne ha facoltà.
LUIGI GIACCO. Signor Presidente, l'Ulivo ha presentato un emendamento per comprendere nelle deduzioni sul reddito le pensioni dei servitori dello Stato (carabinieri, agenti di polizia, finanzieri) ai quali, soprattutto da Alleanza nazionale e dal Vicepresidente del Consiglio Fini, sono stati promessi interventi a loro favore. Mi chiedo come mai la maggioranza e l'onorevole Fini non hanno votato a favore di tale emendamento (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Ciò avrebbe fatto sì che le pensioni a titolo risarcitorio derivanti da invalidità per cause di servizio di tanti cittadini che hanno servito in maniera encomiabile la patria fossero inserite nell'articolazione delle deduzioni presentate al comma 1, lettera b), numero 3), dell'articolo 3 (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Tolotti. Ne ha facoltà.
FRANCESCO TOLOTTI. Signor Presidente, l'articolo 3 è il cuore della legge, chiarisce il segno della rivoluzione copernicana che il relatore Falsitta evocava. Si mira ad un processo di redistribuzione del reddito che va a favore dei redditi più alti. Il Governo ha detto: cominceremo dai redditi medio-bassi. Non è il prima temporale che conta: può darsi che si inizierà dai redditi medio-bassi, ma si inizierà dando le briciole. Dal punto di vista della sostanza, infatti, la priorità di questo processo di redistribuzione è costituito dai redditi alti. A ciò risponde l'impianto dell'articolo che mina il principio di progressività non solo riducendo il numero delle aliquote, ma soprattutto stabilendo un livello molto alto per il passaggio dall'aliquota del 23 a quella del 33 per cento. Non a caso lo stesso ministro, nell'introduzione al disegno di legge, ricorda che entro il limite di 100.000 euro annui si colloca il 99,5 per cento dei percettori di reddito.
Infine, è particolarmente grave che nulla sia previsto per gli incapienti dal momento che proprio questa delega, con l'individuazione della no tax area, amplia la platea degli incapienti senza, peraltro, riconoscere a questi soggetti... (Applausi
dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Tolotti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Battaglia. Ne ha facoltà.
AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, ministro Tremonti, in Italia ci sono un milione e mezzo di famiglie nelle quali vivono persone non autosufficienti. Si tratta di famiglie provate da un lungo e pesante lavoro di assistenza, impoverite da costi che oscillano da uno a quattro milioni al mese. Vi avevamo proposto di agevolare tali famiglie: voi, il Governo di centrodestra, avete risposto di no. Allora, devo dedurre che le cose dette in questi mesi dal ministro Sirchia e da altri esponenti del Governo fossero soltanto - come era evidente - chiacchiere (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Fino a questo punto poteva esservi anche qualche mascheramento di orientamento. Mi riferisco a problemi generali, problemi particolari, l'emendamento collocato male, i principi che non si capivano, i redditi alti, i redditi bassi. A questo punto il cuore della legge è l'articolo 3. Da tale articolo esce confermato, secondo l'impostazione del Governo e della maggioranza, che i redditi alti hanno certezza di quello che accadrà, hanno un manifesto che dice quale sarà il loro futuro. I redditi bassi sono abbandonati al buon cuore del ministro il quale si ritaglia poteri che nessun ministro ha mai avuto. Darà, non darà, dice che darà ma non si capisce quanto darà; in ogni caso non lo scrive nella legge.
Vorrei, quindi, che i parlamentari della maggioranza avessero presente una cosa: si crea il principio che il Parlamento non condivide un orientamento del Governo, ma semplicemente delega il Governo a scegliere ed a decidere come gli pare. È una cosa che non si può fare, non è accettabile. Non è accettabile che il criterio della progressività venga stracciato in questo modo, non è accettabile che la riforma fiscale, anzi la controriforma fiscale di Tremonti...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Grandi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santagata. Ne ha facoltà.
GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, credo che il problema della fetta della torta sia ormai chiaro. Se ho capito bene, il ministro Tremonti ci dice: diamo la prima fetta ai più poveri (naturalmente sarà una fetta adeguata, cioè molto piccola) e il resto della torta ce lo teniamo noi, cioè le classi più abbienti.
Ma il problema più grave è come è fatta e chi mette gli ingredienti per questa torta. Ho l'impressione che i 42.000 miliardi - a cui tutti stiamo, più o meno, facendo riferimento - siano fatti con ingredienti che tolgono, ancora una volta, ai più poveri e ai più deboli. Infatti, se analizziamo la spesa sociale - come saremo costretti a fare per trovare questi 42.000 miliardi - noteremo che stiamo confezionamento una torta con i soldi dei più deboli per darla ai più ricchi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pennacchi. Ne ha facoltà.
LAURA MARIA PENNACCHI. Signor Presidente, torno sulla duplice gravità delle argomentazioni formulate questa mattina dal ministro Tremonti e dal relatore per la maggioranza. Infatti, delle due l'una, o sono plausibili le esemplificazioni che il relatore per la maggioranza ci ha fornito - e allora è totalmente falso che ci sia una possibilità di vantaggio in termini relativi per i redditi più bassi e per la stragrande maggioranza della popolazione, perché il 2 per cento appena dello
sgravio fiscale generale andrà ai due decili più bassi nella distribuzione del reddito della popolazione - oppure le affermazioni fatte in quest'aula dal ministro Tremonti sono vere (e tali dobbiamo considerarle), e di conseguenza nessuna indicazione quantitativa può essere presa a fondamento reale, poiché il Ministero dell'economia e delle finanze non ne ha fornita alcuna.
Dunque, questa non è una delega, è falso che lo sia perché la delega non è tale, non ha indicazioni e criteri direttivi precisi, non reca la prospettazione degli oneri (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Nannicini. Ne ha facoltà.
ROLANDO NANNICINI. Questa delega la conoscevamo già anche in base al documento di programmazione economica perché è un nuovo annuncio del documento: rinvia alla finanziaria, non sappiamo i tempi e non abbiamo delle risposte certe da parte del Governo. Già con il documento di programmazione economico-finanziaria si diceva che sarebbero state previste meno tasse per gli italiani ma queste ultime sono state aumentate perché si è abolita la legge finanziaria del 2001 del centrosinistra. È chiaro che il paese è stato risanato e, quindi, possiamo parlare tutti di una distribuzione diversa del reddito; tuttavia, è altrettanto chiaro che il centrodestra fa solo dei manifesti perché questa è una legge di rinvii: rinvia alla legge finanziaria e fissa un solo princìpio, cioè elimina in modo molto iniquo la progressività della tassazione degli italiani prevista dalla Costituzione.
Quando capirete che siete al Governo e avete delle responsabilità e smetterete di fare l'opposizione al Governo che ha risanato il paese dal 1996 al 2001, consentendo di attuare iniziative, approveremo provvedimenti migliori. Quindi, su tutto ciò vi sarà una forte opposizione da parte del centro sinistra (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, registro che dagli ultimi interventi non si entra più nel merito del provvedimento ma si sta andando avanti a spot politici. A tal riguardo, voglio chiarire che, dopo la deriva comunista dell'Ulivo, non accettiamo lezioni di economia sociale (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo) da chi è diventato sponsor di un'ideologia comunista che ha bloccato le economie di tutti i paesi in cui si è imposta, affamando metà della popolazione mondiale (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania, di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Quindi, noi andiamo avanti per la nostra strada e i vostri suggerimenti teneteveli per voi (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania, di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, non riprenderò ...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia non blocchiamo i lavori. Prosegua pure, onorevole Villetti.
ROBERTO VILLETTI. ...gli argomenti che sono stati già trattati, a cominciare dall'intervento dell'onorevole Visco. Tuttavia, debbo dire che sono stato piuttosto sorpreso dalle argomentazioni che sono state portate dal ministro Tremonti nel giustificare il disegno di legge delega al nostro esame.
Infatti, qui vi è una vera e propria contraddizione, che deve essere chiarita nel dibattito tra maggioranza e opposizione, il quale non può essere soltanto un dibattito concitato, ma anche idoneo a chiarire dei punti.
Siamo in presenza di un disegno di legge delega - anche se è discutibile che si tratti di una delega, più che altro è un manifesto politico, in quanto non vi è la destinazione delle risorse - che passa da un sistema a progressività ad un sistema che, per il 99 per cento, è ad una sola aliquota.
Dunque, perché si fa questa operazione? È evidente che, se non ci fossero le deduzioni, il sistema ad una sola aliquota sarebbe fortemente penalizzante per i redditi più bassi e per quelli medi, avvantaggiando i redditi man mano che questi ultimi crescono.
Ma, ammettiamo che, con le deduzioni, si riesca fortemente a riportare il sistema ad una aliquota ad un sistema progressivo. Allora, ci dobbiamo chiedere: perché si fa questo supplizio di Sisifo? Cioè, perché si modifica un sistema progressivo con un sistema sostanzialmente ad una sola aliquota per poi, attraverso le deduzioni, tornare al sistema progressivo? Colleghi della maggioranza, è evidente che non è così. Infatti, se si ha un sistema fondamentalmente ad una sola aliquota, lo si fa per innovare, per cambiare il sistema progressivo.
Dunque, qual è la giustificazione che il centrodestra e, sostanzialmente, le destre forniscono di tutto ciò? Che favorendo maggiormente i ceti produttivi, anche i più ricchi, si crea maggiore ricchezza e che, quindi, non bisogna destinare risorse per redditi che non riescono a produrre ricchezza. Quindi, solo creando lo sviluppo, in qualche modo, anche coloro che sono in condizioni più disagiate saranno promossi.
Al contrario, la sinistra sostiene che non si può procedere in questo modo, in quanto è necessario tutelare le condizioni e i diritti di tutti i cittadini e anche di quelle classi a reddito più basso. Ecco, questo è un dibattito chiaro tra destra e sinistra!
Oggi, il ministro Tremonti ha dato prova di come il populismo agiti un po' tutte le classi dirigenti; per cui anche un ministro dell'economia di un Governo di centrodestra viene qui e si domanda: perché ho fatto la riforma? Per favorire i poveri.
Sinceramente, prendendo per buoni gli intendimenti del centrodestra, questa è una contraddizione in termini dell'operazione che voi state realizzando. Giustificate questa operazione secondo i cardini e i principi che stanno alla base dei vostri intendimenti e noi ci opporremo - come stiamo facendo - sulla base di quei principi che vogliono coniugare insieme modernità e solidarietà sociale.
Quindi, niente falsificazione dei propri intendimenti, ma molta chiarezza. Questo è il modo per riportare in termini sereni e pacati il dibattito parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani, dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, intervengo telegraficamente per evidenziare che questo è il cuore della proposta Tremonti. Da questo cuore si evince che il minore gettito fiscale per le casse dello Stato è di almeno 40 mila miliardi; inoltre, dall'aliquota pressoché unica si desume che a guadagnare da questa riforma fiscale sono le classi alte.
A me pare che qui ci sia proprio il segno e il programma delle destre: far risparmiare alle classi alte, contemporaneamente ridurre il gettito fiscale per lo Stato e, per questa via, colpire le classi lavoratrici sulla tenuta e sulla qualità dello Stato sociale.
Questo è il manifesto del vostro programma economico; noi lo contrasteremo a fondo (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista)!
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 422
Astenuti 2
Maggioranza 212
Hanno votato sì 251
Hanno votato no 171).
Prendo atto che il dispositivo dell'onorevole Bottino non ha funzionato e che egli avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Duca 3.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 421
Votanti 417
Astenuti 4
Maggioranza 209
Hanno votato sì 168
Hanno votato no 249).
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Duca 3.02.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzarello. Ne ha facoltà.
GRAZIANO MAZZARELLO. Signor Presidente, vorrei provare a verificare se, ai tanti elementi negativi di questo provvedimento, se ne possa aggiungere uno positivo, nel campo della semplificazione. Cosa sta accadendo? Sta accadendo che nei porti italiani ci sia una grande confusione perché le agenzie delle entrate presuppongono che le autorità portuali debbano pagare l'IVA sulle concessioni. È chiaro che le autorità portuali sono enti pubblici e che alle concessioni è applicata l'imposta di registro.
Dunque, con l'articolo aggiuntivo Duca 3.02, che neanche avrebbe bisogno di copertura, perché nessuno ha mai pagato, si metterebbe fine ad una seria confusione in uno dei punti vitali dell'economia del paese. Chiedo, quindi, al Governo se, almeno su questo, riesca a fare uno sforzo di apertura e alla maggioranza se capisca che qui si gioca la chiarezza di molte realtà produttive del nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Duca 3.02, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 427
Votanti 422
Astenuti 5
Maggioranza 212
Hanno votato sì 174
Hanno votato no 248).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Benvenuto 3.04, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 426
Astenuti 5
Maggioranza 214
Hanno votato sì 171
Hanno votato no 255).
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Benvenuto 3.05.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gasperoni. Ne ha facoltà.
PIETRO GASPERONI. Signor Presidente, in vista della votazione di questo articolo aggiuntivo, si tratta di chiedere un ripensamento o, quanto meno, un atteggiamento di maggiore disponibilità che non c'è stato, da parte della maggioranza, al momento di votare l'emendamento Benvenuto 3.24. Il tema è sempre lo stesso: i pensionati ex emigranti. Con il voto contrario all'emendamento Benvenuto 3.24 si è voluto negare una possibilità ai pensionati che, a suo tempo, hanno dovuto abbandonare il nostro paese per lavorare all'estero e che sono ritornati in Italia: gli si impedisce di dedurre questo loro reddito dall'imponibile.
Con l'articolo aggiuntivo Benvenuto 3.05 si tratta di consentire una sanatoria per ciò che riguarda i contenziosi del passato. Con un voto contrario si vuole, anche in questo caso, negare una simile possibilità ai pensionati. Penso ciò non possa che essere valutato come una vergogna: si è sempre disponibili, da parte della maggioranza, a prendere in considerazione sanatorie per coloro che hanno esportato capitali all'estero, mentre si nega la possibilità di sanare contenziosi per coloro che hanno dovuto - lo ripeto ancora - abbandonare, a suo tempo, il nostro paese, emigrare all'estero, lavorare e rimettere valuta preziosa...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Gasperoni.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, chiedo scusa. Vorrei approfittare anche della presenza del Vicepresidente del Consiglio dei ministri, onorevole Fini, per sottolineare la gravità della disattenzione e della insensibilità dimostrate verso i pensionati che hanno lavorato all'estero. Sulla questione il ministro Tremaglia era in sintonia con noi e si è pronunciato più volte a favore di una soluzione di questo tipo.
Credo che, se vi fosse stata più collegialità nel Governo, se si fosse discusso di più, questa norma sarebbe stata proposta dal Governo stesso. Ora, volerla rifiutare mi sembra un atto di grande insensibilità.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Benvenuto 3.05, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 410
Votanti 400
Astenuti 10
Maggioranza 201
Hanno votato sì 150
Hanno votato no 250).
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