Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 139 del 7/5/2002
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Si riprende la discussione del disegno di legge n. 2144.

(Ripresa esame dell'articolo 2 - A.C. 2144)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Santagata. Ne ha facoltà.

GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, l'onorevole Falsitta pensa, forse, che l'articolo 53 della Costituzione parli solo dell'imposta sul reddito delle persone fisiche quando dice che il sistema tributario è informato a criteri di progressività?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti Giordano 2.13 e Grandi 2.3, di contenuto sostanzialmente identico, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 442
Maggioranza 222
Hanno votato
204
Hanno votato
no 238).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 2.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.

GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, intervengo per sottolineare la questione della progressività e del richiamo alla Costituzione. Si tratta di un problema serio e vorrei indicare anche dei punti di


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riferimento per comprenderci. Diamo atto alla maggioranza e al relatore che, rispetto al testo iniziale del Governo, sono state introdotte delle modifiche e che si è parlato di una progressività. Tuttavia, l'operazione proposta dal relatore - e, quindi, dal Governo - è assolutamente insufficiente perché concentrare le deduzioni sui redditi al di sotto dei 100 milioni occulta un'operazione incredibile che viene fatta per i redditi al di sopra dei 100 milioni.
Mi spiego: non parlo delle grandi retribuzioni. Oggi, una persona che ha 350 milioni di reddito, con l'operazione indicata, ha un guadagno di 50 milioni netti. Moltissime famiglie...

PRESIDENTE. Onorevole Benvenuto, parliamo sempre di lire?

GIORGIO BENVENUTO. Sì, signor Presidente, delle vecchie lire, perché è anche più facile comprendere.

PRESIDENTE. Ma dovremo abituarci alla conversione.

GIORGIO BENVENUTO. Nel nostro paese, 50 milioni costituiscono il reddito di migliaia di famiglie. Dunque, poniamo in essere un'operazione che attribuisce qualche spicciolo alle famiglie e una cifra enorme, ogni anno, ad una persona che ha un reddito equivalente a quello di una famiglia. E dico ancora di più: 50 milioni all'anno sono il doppio di quanto guadagna un operaio metalmeccanico. Può darsi che un operaio metalmeccanico dia fastidio a qualche rappresentante della maggioranza, comunque non si tratta del doppio di quanto guadagna anche un finanziere o un poliziotto. Ecco perché insistiamo sul fatto che ci debba essere un meccanismo di progressività e che la soluzione fornita dal Governo e dal relatore è modesta.
Inoltre, ricordiamo al relatore - che, ieri, durante la discussione sulle linee generali, ci ha ricordato gli interventi di alcuni nostri colleghi - che questo problema non era sfuggito al ministro Tremonti. Senza tornare alla notte dei tempi, il ministro Tremonti, nel Libro bianco presentato quando, nel 1994, fu affrontata la questione della riforma fiscale, si poneva il problema, evidenziando che è vero che i contribuenti che dichiarano redditi elevati sono pochi, ma ragioni etiche - scriveva Tremonti - imporrebbero, nelle ipotesi suddette, comunque l'adozione compensativa di un contributo di solidarietà dovuto al di sopra dei 300 milioni.
Il relatore Falsitta parla sempre di etica, ma vorrei che non la confondesse con l'estetica. Ecco perché, per ragioni etiche, insistiamo affinché questo criterio della progressività abbia un senso e perché l'apertura fatta dal Governo non sia una foglia di fico per occultare regali sostanziosi ad una platea molto importante dei contribuenti del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Tolotti. Ne ha facoltà.

FRANCESCO TOLOTTI. Signor Presidente, l'onorevole Tremonti ha sostenuto che, con il passaggio al sistema a due aliquote, il 99 per cento dei percettori di reddito si sarebbe ritrovato nel primo scaglione, vale dire quello del 23 per cento. Questa è la migliore dimostrazione del fatto che la progressività non è assicurata da questo disegno di legge.
Inoltre, il fatto di concentrare le deduzioni nelle fasce medio-basse ha soltanto lo scopo di occultare il senso e il segno vero del processo di ridistribuzione di questa manovra. Si tratta di un processo che comporta un principio di progressività, ma non dell'imposizione fiscale quanto dei benefici che vengono assicurati ai percettori di redditi alti (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Questo argomento merita una particolare attenzione perché


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- come ho detto prima - si tratta di un principio costituzionale.
Come ha ricordato il collega Santagata, quando si parla di sistema tributario non si parla di imposte sulle persone, né di IRPEF né della nuova definizione IRE, ma di tutto il sistema tributario informato a criteri di progressività. Naturalmente, può darsi che un'imposta sostitutiva lo contraddica per un periodo, soprattutto quando l'imposta sostitutiva è un passo avanti rispetto al non pagare nessuna imposta o quando vi siano momenti di unificazione. Tuttavia, il principio della progressività ha carattere generale.
Mi permetto di dire all'onorevole Falsitta, relatore sul provvedimento, che già su un aspetto ho avuto occasione di correggerlo, quando ha ritenuto che le aliquote fossero tre, avendo calcolato una non esistente aliquota zero e dimenticando che se c'è un'aliquota zero bisogna calcolarla anche oggi. Quindi la sottrazione corretta non è tra 5 e 3 ma, semmai, tra 6 e 3.
Ugualmente, vorrei dirgli che farebbe bene anche a rileggere il principio costituzionale che parla, appunto, di sistema tributario - tutto il sistema tributario - improntato a criteri di progressività.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leo. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LEO. Signor Presidente, anche qui bisogna fare chiarezza. È vero quanto dicono i colleghi dell'opposizione: il dettato costituzionale dice espressamente che il sistema tributario è informato ai principi della progressività. Tuttavia, bisogna collocarsi nell'epoca storica in cui il dettato costituzionale è stato adottato. Come si ricorderà, a quei tempi esistevano altre imposte. Esistevano imposte di tipo reale: basti pensare all'imposta di ricchezza mobile, all'imposta sui fabbricati e via dicendo; invece, l'unico tentativo di progressività era affidato alla cosiddetta imposta complementare.
Con il passare del tempo e con la riforma tributaria degli anni settanta, venne messa in rilievo la progressività relativamente all'imposta sul reddito. Se noi esaminiamo lo scenario del diritto tributario attuale, prima della riforma, le imposte progressive sono l'imposta sul reddito delle persone fisiche e l'imposta sulle successioni e donazioni. Il sistema tributario non conosce altre imposte progressive. Conosce imposte sostitutive. Conosce imposte fisse.
Quindi, è vero che il dettato costituzionale parla di progressività del sistema tributario ma, nell'attuazione pratica, di imposte progressive ne avevamo soltanto due.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.

GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, avevo già intenzione di intervenire. Devo dire che adesso l'intervento del collega Leo mi ha stimolato ancora di più perché egli ha citato (Commenti di deputati del gruppo di Alleanza nazionale)...

PRESIDENTE. Colleghi, è uno stimolo intellettuale. Non capisco.

GABRIELLA PISTONE. Scusate, il livello è veramente...

PRESIDENTE. Sì, ho voluto replicare per questo.

GABRIELLA PISTONE. Francamente, il livello è veramente inqualificabile (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
Posso anche convenire sul fatto che effettivamente la progressività si nota di più sull'IRPEF e si notava sulla tassa di successione. Proprio con questo Governo, in questo Parlamento, la vostra maggioranza, come primo atto, ha eliminato la tassa di successione e donazione. A favore di chi? Di coloro che erano rimasti fuori: mi riferisco a quella fascia di reddito elevato che aveva conservato la tassa di successione, sebbene notevolmente ridotta dall'allora maggioranza di centrosinistra e dal ministro Visco.


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Oggi compiamo un'operazione di controriforma fiscale, con la quale, guarda caso, agevoliamo ancora una volta le fasce alte di reddito: ad avvantaggiarsi seriamente da tutta questa operazione sono i redditi alti. È stato detto ieri durante la discussione sulle linee generali che i redditi alti rappresentano soltanto lo 0,5 per cento del totale. Come ricordava il collega Tolotti, il ministro Tremonti ha detto che il 99 per cento dei cittadini avrebbero utilizzato l'aliquota del 23 per cento. E questo la dice lunga, la dice davvero lunga: significa che questa è una riforma che elimina assolutamente ogni criterio di progressività.
Non ci si può lavare la coscienza con il fatto che le deduzioni si limitano esclusivamente alle fasce basse, perché ciò davvero significa coprire un provvedimento sbagliato, in maniera subdola e veramente demagogica, profondamente ingiusto e anticostituzionale, perché è contro il dettato della nostra Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 2.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 444
Maggioranza 223
Hanno votato
205
Hanno votato
no 239).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 2.6.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, prima di arrivare a questo emendamento, giacché la discussione sulla progressività informa tutto il testo della legge, vorrei consumare qualche minuto per tornare su questo argomento.
L'onorevole Leo, ad esempio, ha detto cose giuste. Nessuno contesta che quello da lui menzionato sia un articolo costituzionale nato nel 1948, salvo il dibattito precedente; nessuno contesta che le imposte del nostro paese per un certo periodo siano state diverse: oggi, infatti, sono sparite alcune imposte, per fortuna, altrimenti - forse per la gioia della Lega - avremmo ancora quelle imposte che dividevano un comune dall'altro. Ma ciò che dobbiamo dire è che il principio costituzionale resta nel tempo e così come la Costituzione della Repubblica ci dà la facoltà di essere qui, di essere in Parlamento, dà al Governo i poteri che conosciamo, regola la nostra vita e la vita del paese, naturalmente regola anche il criterio di progressività, nelle condizioni politiche, economiche, sociali e storiche di oggi. Quindi, nelle condizioni date, onorevole Leo, onorevole Falsitta - mi riferisco in particolare all'onorevole Falsitta, che so essere attento ascoltatore, distratto dall'onorevole La Malfa, ma in genere attento ascoltatore...

GIORGIO LA MALFA. Stavamo commentando!

ALFIERO GRANDI. Il principio di progressività, ancorché vecchio di 54 anni, resta un principio che dobbiamo applicare, che dovete applicare. Se sono cambiati i cespiti a cui si riferisce il criterio di progressività, questo non ha importanza: bisogna inserirlo, evidentemente, nei cespiti di oggi. Voglio dire che la legge è transeunte, per cui il Governo ha tutto il diritto di proporre che ciò che abbiamo chiamato IRPEF fino a questa dichiarazione dei redditi, dalla prossima si chiami IRE o in qualunque altro modo, anche «Giannino»: non ha nessuna importanza. Il Governo lo può fare, ovviamente se il Parlamento approva la legge che il Governo propone. Ciò che non si può fare è, invece, con una legge ordinaria, cambiare la Costituzione della Repubblica perché la maggioranza e il Governo


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devono seguire altre modalità per poterlo fare. Se ritengono che il criterio di progressività non sia più giusto, evidentemente, possono proporre con le vie oggi ordinariamente conosciute la modifica del precetto costituzionale. È qualcosa che io non condividerei, mi batterei contro tale proposta, troverei strano che la maggioranza la approvasse, però riconosco che dal punto di vista della legalità è perfettamente legittimo modificare con questi strumenti la Costituzione della Repubblica. Ciò che non è lecito è, in presenza di un principio costituzionale, fare finta che quel principio non ci sia: ripeto, si tratta di un principio che afferma che il sistema tributario, tutto il sistema tributario, è informato a criteri di progressività.
Per venire incontro all'onorevole Falsitta, visto che lui è preoccupato di una visione di sistema, cosa che naturalmente preoccupa anche me (anche io sono curioso di vedere l'insieme delle sistemazioni), vorrei dire che anche io ritengo che si potrebbe tranquillamente prevedere la progressività nell'attuazione del principio. Per esempio, si potrebbe dire che è immediatamente applicabile per l'IRPEF, per altri cespiti di imposta, magari per quella stranezza che è l'imposta unica che viene introdotta per cespiti molto diversi tra di loro (lì si potrebbe ragionare e probabilmente sarebbe meno vincolante anche per il Governo e la maggioranza); si potrebbe introdurre una norma per cui sono previste, almeno temporaneamente, imposte di natura sostitutiva a carattere proporzionale.
Questo lo si potrebbe fare; ma andrebbe esplicitato, chiarito. Invece, per paura di doverlo chiarire, si nega il principio, lo si espunge e, ripeto, lo si lascia soltanto per i redditi bassi, in materia di deduzioni e di detrazioni. Come ha spiegato ieri, nel corso della discussione sulle linee generali, l'onorevole Visco, il testo in esame riguarda non soltanto, in termini di scuola, detrazioni e deduzioni per i redditi bassi ma anche l'insieme del sistema fiscale, gli scaglioni, le aliquote ovvero un insieme di provvedimenti.
È per questo che il vostro provvedimento non è accettabile ed è in questa direzione che vanno gli emendamenti presentati, compreso, naturalmente, quello in discussione, che va considerato tenendo presente l'insieme dei problemi che, appunto, scaturiscono dal provvedimento. Quest'ultimo è un disegno di legge regressivo, contro la progressività; è un provvedimento sbagliato, costituzionalmente inaccettabile e che contrasta con il dettato costituzionale. È per questo motivo che dovete porvi il problema di come rivedere parti importanti del testo, anche, in ipotesi, mediante l'accettazione dell'emendamento in questione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Intervengo brevemente perché, sul problema della progressività, mi pare che, ormai, la volontà della maggioranza e del Governo sia chiarissima. Certo, la Costituzione va rispettata ed applicata ma, evidentemente, sono tutti seguaci del Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi, che ieri, nell'incontrare i candidati alle prossime elezioni amministrative, ha dato loro dei consigli su come sorridere, su come «fare i complimenti» e poi ha detto: consegnate la Costituzione italiana. Al presidente Berlusconi, siccome questa, comunque, è la sede opportuna, vorrei ricordare che egli ha il dovere di rispettare ed applicare la nostra Costituzione repubblicana. E il principio di progressività è un principio contenuto in quel libro che egli consiglia di regalare agli elettori in questa tornata elettorale. Ma per quanto riguarda l'emendamento specifico, vale a dire l'emendamento Grandi 2.6, io non voglio polemizzare né con l'onorevole Falsitta né con l'onorevole Leo, ai quali riconosco grande affidabilità e grande correttezza comportamentale, ma devo dire con grande sincerità che i loro richiami spesso non sono puntuali. All'onorevole Leo, in particolare, nel caso specifico, che si è espresso contro un emendamento precedente, per una questione


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di collocazione, faccio notare che noi adesso con l'emendamento Grandi 2.6 riteniamo di collocare la norma al punto giusto, proprio quello da lei indicato. Perciò ritengo che lei ed il suo gruppo voterete a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leo, al quale vorrei domandare se accolga l'invito dell'onorevole Lettieri. Ha facoltà di parlare, onorevole Leo.

MAURIZIO LEO. Lo accoglierei molto volentieri ma, purtroppo, non sono riuscito a farmi capire.
Se leggiamo tutto il testo dell'articolo 2, vediamo che è intriso di previsioni esplicative dello statuto del contribuente. Non vi è soltanto un intervento su quel punto; in ogni previsione normativa vengono citate norme dello statuto del contribuente. In tal modo rispondo anche al collega che prima faceva alcune osservazioni circa l'introduzione di una norma tesa a chiarire meglio; che cosa bisogna chiarire, quanto già è scritto? È stato chiarito, nel dettato normativo, quanto stabilito dallo statuto del contribuente. Quindi, non raccolgo il suo invito.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 2.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 446
Maggioranza 224
Hanno votato
212
Hanno votato
no 234).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 2.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pennacchi. Ne ha facoltà.

LAURA MARIA PENNACCHI. Signor Presidente, devo confessare che le argomentazioni portate dai colleghi della maggioranza non mi convincono assolutamente. A parole, si dichiara di volere difendere il principio della progressività ma la verità è diversa. I colleghi che non seguono direttamente la materia avranno modo di rendersi conto, leggendo i testi degli articoli seguenti, che ci troviamo di fronte ad un provvedimento il quale, nella sua logica complessiva, nella sua interezza, comporta una aggressione mortale all'idea stessa della progressività. Ma si tratta anche di un'aggressione altrettanto mortale all'idea della responsabilità collettiva.
Poiché non è possibile esercitare la responsabilità individuale, in una democrazia come la nostra, senza la mediazione delle istituzioni democratiche pubbliche che esprimono una responsabilità collettiva (il significato di democrazia sta proprio nell'esercizio della responsabilità individuale attraverso tale mediazione), è anche una negazione dell'esercizio della responsabilità individuale.
Trovo gravissimo che ciò accada! Sono, pertanto, queste le ragioni per cui vogliamo che sia inserito un richiamo, che dovrebbe essere del tutto pleonastico (hanno ragione i colleghi che hanno sottolineato tale aspetto), data la nostra Carta costituzionale. Poiché la natura, il merito di tale provvedimento non procede in quella direzione, anzi la smentisce, l'aggredisce così mortalmente, riteniamo importante che vi sia in queste sedi, già nelle prime statuizioni del provvedimento in esame, il richiamo al principio della progressività.
Vorrei anche aggiungere che l'articolo 53 della Costituzione non a caso afferma che tutti i contribuenti, tutti i cittadini devono concorrere alle spese pubbliche in base alla loro capacità contributiva; non viene detto: «ogni cittadino», ma «tutti sono tenuti a concorrere», esprimendo con ciò un ideale comunitario che si


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manifesta nell'esercizio della responsabilità collettiva. Questo spirito comunitario, seguendo la logica di questo provvedimento, viene del tutto smarrito e negato.
Per tale motivo, insistiamo affinché si voti l'inserimento del criterio della progressività e ci auspichiamo che esso venga accolto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, vorrei chiarire, dopo questa pletora di interventi (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)...

PRESIDENTE. Onorevole Molgora, una serie di interventi.

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Nel corso di precedenti interventi sono state ribadite le medesime questioni, ma vorrei chiarire il fatto che il principio della progressività - lo sapete bene - non è contravvenuto, tanto più che mi sembrerebbe assolutamente pleonastico richiamare principi contenuti in una fonte normativa di livello superiore, poiché di rango costituzionale; in caso contrario, dovremmo richiamare anche i principi di uguaglianza! Perché non richiamare l'articolo 3 della Costituzione od altri principi importanti? Dovremmo, allora, richiamarli tutti, non solo però con riferimento ad un provvedimento di riforma fiscale, ma a tutti gli altri. Capite che ciò non è possibile!
Per quanto riguarda la questione specifica della progressività, con riferimento alle modalità con le quali si intende modificare le aliquote, sapete bene che l'intervento ulteriormente progressivo è dato dalle deduzioni, con un sistema diverso da quello oggi esistente.
Mi chiedo, inoltre, dove fossero quei colleghi che sono intervenuti quando, ad esempio, è stato approvato in questa sede un meccanismo, come la DIT, finalizzato, ad esempio, ad incentivare interventi di capitalizzazione delle società. Dove era, allora, la progressività, quando si attribuiva un credito di imposta pieno per imposte non pagate in caso di dividendi? Mi chiedo dove fosse in quel caso la progressività! Nessuno di voi in quella situazione ha sollevato la questione! (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, sono ammirato dalla sapiente regia con cui il sottosegretario Molgora ha cercato di distrarre l'attenzione dei presenti.
Sono ammirato perché, quando si riesce a parlare di altro, ciò rappresenta naturalmente un beneficio per chi sostiene una determinata tesi. Per questa ragione, vorrei in prima istanza rileggere il comma 1, lettera c), cui si riferisce l'emendamento in esame: «le norme fiscali sono informate ai principi di chiarezza». Ciò dovrebbe essere scontato e, in ogni caso, si tratta di questione che attiene alla responsabilità del Governo; pertanto, l'espressione «chiarezza» poteva essere eliminata. Do per scontato che una personalità della misura del ministro Tremonti non permetterà mai l'approvazione di norme che non siano chiare. Si parla poi di semplicità: avete fatto una bandiera della semplificazione e pertanto mi fido di voi. Non vedo pertanto perché occorra prevedere in una legge il termine «semplicità». Si afferma poi il principio della «conoscibilità effettiva». Anche in questo caso devo dire che, con l'esperienza di potere mediatico che si ritrova nell'area del centrodestra, vi è una certa consapevolezza di come si portano a conoscenza effettivamente le cose. Posso fidarmi anche di questo punto. Si parla poi di retroattività: l'onorevole Leo ha appena affermato, secondo me buttando il


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cuore oltre l'ostacolo, - e voglio dargli atto di ciò che ha detto - che il codice del contribuente in vigore prevede che la norma fiscale non possa essere retroattiva.
Questo comma 1, lettera c), potrebbe dunque essere cancellato, se non per l'emendamento da noi proposto. Si tratta dell'unico vero emendamento di qualche utilità: esso prevede il criterio di progressività costituzionale che vi rifiutate di prendere in considerazione e che dovrebbe informare quale criterio generale l'intera legge. Vengo dunque al discorso dell'onorevole Molgora che ha cercato di distrarre l'attenzione, non riuscendoci, a mio avviso, del tutto. Infatti, perfino la DIT, onorevole Molgora, ha una sua progressività. Qual era lo scopo della DIT? Fare in modo che vi fossero investimenti e, in particolare, agevolare la patrimonializzazione delle aziende; è del tutto evidente che si tratta di una tassazione che raggiunge questo scopo, ovvero quello di favorire le aziende che operano in quella direzione e punire le aziende che non lo fanno. Il termine punire è da intendersi naturalmente in termini fiscali; non vorrei infatti che l'onorevole Falsitta mi balzasse addosso (so bene di adoperare un termine improprio e chiedo venia ai parlamentari se adopero tale termine, che non è né giuridicamente né fiscalmente appropriato, tuttavia rende l'idea). Evidentemente ha un suo criterio di progressività, nel senso di una politica fiscale che aiuta le aziende ad investire e in particolare a patrimonializzare. Si può essere d'accordo o meno, ma c'è un criterio che viene adattato alla particolare fiscalità rivolta alle imprese.
Ciò che è grave però è che questa distrazione del sottosegretario Molgora non riesca a distogliere l'attenzione dal tema centrale, costituito dall'assenza di progressività, in particolare quale criterio che informa l'intera legge e, tanto più, la parte riguardante la tassazione del reddito personale.
Ripeto l'ipotesi di lavoro che ho proposto all'onorevole Falsitta, relatore attento in certi casi, in altre invece mi è sembrato leggermente frenato. Se l'onorevole Falsitta ritiene che il criterio di progressività, scritto a lettere di fuoco nel marmo della nostra Costituzione, sia eccessivo per ciò che può essere contenuto oggi in questa legge, decida lui come graduarlo, avanzi cioè una proposta, facendo del criterio generale un criterio informatore ed ispiratore almeno di determinati tributi - sicuramente ricomprendendovi l'imposta sul reddito - e determinando quella leggerezza che consente, come dire, una certa tolleranza, almeno in questa fase, per gli altri tributi.
Invece, il relatore, in accordo con il Governo, lo ha accolto soltanto per la parte in cui non poteva non accoglierlo, ovvero quella concernente i redditi bassi, dove si parla di deduzione e detrazione. Ha consegnato l'operatività di questo principio alla ristrettezza dei due strumenti che non reggono l'obiettivo dichiarato dal principio costituzionale. Questa è una legge che, così com'è congegnata, è contro la Costituzione della Repubblica italiana.
Vorrei che vi fosse su tale aspetto, da parte del Governo e anche della maggioranza, un ripensamento, in modo particolare dettato dall'intelligenza, dimostrata in tanti casi, del relatore nell'ascoltare le suggestioni e le normative che sono state avanzate.
Per quanto riguarda l'atteggiamento del Governo, continuo a non capire per quale ragione l'onorevole Tremonti, impegnato certamente rispetto al dibattito generale di ieri, oggi non risponda al Parlamento su argomenti che possono essere condivisi o non condivisi, ma che meritano una risposta politica...

PRESIDENTE. Onorevole Grandi, la prego di concludere.

ALFIERO GRANDI. ...e se la risposta politica è quella che è stata sostenuta qui in aula, francamente, siamo al di sotto della tollerabilità (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pinza. Ne ha facoltà.


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ROBERTO PINZA. La ringrazio, signor Presidente. Vorrei dire soltanto due parole a proposito di quello che diceva prima il sottosegretario Molgora.
Intanto, lasciamo stare la pletora di interventi: non servono sostantivi un po' dispregiativi nel momento in cui si discute di un grande problema qual è quello dato da questa legge, dalla sua complessità e dall'applicazione dei principi costituzionali.
In secondo luogo, sottosegretario Molgora, io la prendo in parola. Lei ha detto ufficialmente - come è giusto che lei faccia, con tutta la forza di rappresentante del Governo - che questo Governo condivide i principi di progressività. Allora, l'Assemblea ne farà memoria, ricorderà che questa è l'impostazione del Governo e poiché, tra qualche minuto, esamineremo l'articolo 3 sull'imposta diretta, l'imposta sui redditi, che, invece, si ispira al principio opposto come base di partenza, cioè quello della tassa piatta uguale per tutti, allora è bene sapere che, viceversa, il Governo afferma davanti a tutti il principio della progressività.
Infine, lei mi aveva quasi convinto con la terza osservazione ed ero stato un po' incerto se intervenire o meno quando ha detto: non è che io non condivida il principio della progressività, ma non possiamo mica mettere in una legge tutti i principi costituzionali - per fare l'esempio da lei citato - e non possiamo mica mettere nella legge anche il principio di uguaglianza previsto dall'articolo 3.
Per l'appunto, signor sottosegretario, la lettera a) del comma 1 dell'articolo 2 recita: «la legge disciplina gli elementi essenziali dell'imposizione, nel rispetto dei principi di legalità, di capacità contributiva, di uguaglianza». Allora, il principio costituzionale di uguaglianza che andava bene, è stato inserito; quelli di legalità e di capacità contributiva, che andavano bene, sono stati inseriti; ma, guarda il caso, c'è un'omissione, non proprio involontaria, su quello di progressività (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 2.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 446
Votanti 445
Astenuti 1
Maggioranza 223
Hanno votato
208
Hanno votato
no 237).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Sergio Rossi 2.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.

GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, vorrei annunciare anche il nostro voto favorevole e ricordare l'importanza del fatto che in Commissione sia passata la proposta - che era anche dell'opposizione - di includere i consulenti del lavoro; con l'emendamento Sergio Rossi 2.2 si vogliono includere anche i revisori contabili, come noi abbiamo sostenuto ed apprezzato, per concludere questa richiesta storica, che viene dai consulenti del lavoro, di superare quella discriminazione. Per queste ragioni, esprimeremo voto favorevole anche sull'emendamento Sergio Rossi 2.2.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, vorrei ricordare che in Commissione il gruppo della Margherita, insieme al gruppo dei Democratici di sinistra, ha presentato uno specifico emendamento per quanto riguarda i consulenti del lavoro, che poi è stato accolto unanimemente dalla Commissione. Noi riteniamo che l'estensione anche ai revisori contabili


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sia opportuna e, pertanto, il voto dei deputati della Margherita sull'emendamento Sergio Rossi 2.2 sarà un voto favorevole.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sergio Rossi 2.2, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 444
Votanti 441
Astenuti 3
Maggioranza 221
Hanno votato
433
Hanno votato
no 8).

Passiamo all'emendamento Patria 2.25, per il quale vi era un invito al ritiro o, in subordine, a trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno. Tuttavia, l'onorevole Patria ha chiesto al relatore e al Governo di riesaminare la loro valutazione.

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, le motivazioni per le quali il Governo invitava al ritiro risiedono nel fatto che gli stessi interventi possono essere attuati mediante un semplice regolamento e, quindi, sembrava eccessivo inserirli in una legge delega. Non c'è alcuna opposizione sul merito della questione e, pertanto, possiamo anche rimetterci alla volontà dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Onorevole Patria, lei che dice?

RENZO PATRIA. Signor Presidente, il Governo si è rimesso all'Assemblea; pertanto, attendo l'opinione del relatore.

PRESIDENTE. Il relatore?

VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. Il parere del relatore è conforme a quello del Governo.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Patria 2.25.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.

GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole. Vorrei ricordare che questo principio - come ha ricordato l'onorevole Molgora - è contenuto nello statuto del contribuente e che la sollecitazione proveniente da tutti è di rendere ciò operante. Anche noi, dunque, sottoscriviamo, l'emendamento al nostro esame esprimendo un voto favorevole.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Patria 2.25, sul quale il relatore ed il Governo si rimettono all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 447
Votanti 439
Astenuti 8
Maggioranza 220
Hanno votato
432
Hanno votato
no 7).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Visco 2.23.
Ha chiesto di parlare per delegazione di voto l'onorevole Santagata. Ne ha facoltà.


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GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, siamo di fronte ad un'altra delle gravi dimenticanze di questo elenco dei principi su cui si basa il codice. Fra tutti i principi citati, costituzionali e non, se ne dimentica uno che ritengo fondamentale per qualsiasi riforma del fisco in questo paese, ossia quello della lotta all'evasione. Non si trova l'espressione «lotta all'evasione» in alcuna parte del presente disegno di legge delega. In Commissione, più volte ci è stata promessa una norma sull'elusione, che, tuttavia, non abbiamo visto. Ci troviamo, paradossalmente, di fronte a norme mirate ad abbassare il livello di guardia sul problema dell'elusione e dell'evasione. Credo che se davvero si vuole abbassare il carico fiscale in questo paese, lo si possa fare solo attraverso una seria ripresa della lotta all'evasione. Utilizzo la parola «ripresa» perché i dati del gettito di questi mesi confermano chiaramente che avere abbassato la guardia e aver reiterato promesse di condono sta dando frutti assai negativi rispetto al faticoso lavoro sulle coscienze civiche dei contribuenti italiani che i Governi dell'Ulivo avevano compiuto nella scorsa legislatura (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leo. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LEO. Signor Presidente, su questo punto è necessario, invece, fare chiarezza perché la previsione normativa dispone che la sanzione fiscale amministrativa si concentra sul soggetto che ha tratto effettivo vantaggio dalla violazione. Basti ricordare che, nella passata legislatura, in attuazione della legge n. 662 del 19196, è stato adottato un decreto legislativo di riforma del sistema sanzionatorio amministrativo. Quindi, se un contribuente ha posto in essere una violazione, occorre verificare se abbia posto in essere il suo comportamento con dolo, colpa grave, e se sussistano tutti i requisiti e gli elementi propri del codice penale. Ciò che, poc'anzi, affermava il collega Santagata va proprio in controtendenza. Il fine della norma è di semplificare la vita all'amministrazione finanziaria nell'applicare la sanzione ed anche ai contribuenti che non devono soggiacere alla sanzione amministrativa quando hanno posto in essere la loro violazione con dolo e colpa grave. Quindi, questa norma è di estrema semplificazione del sistema e va nella direzione voluta da tutti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazioni di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, l'onorevole Leo, naturalmente, va sempre ascoltato con attenzione perché interpreta il paragrafo i) - «la sanzione fiscale amministrativa si concentra sul soggetto che ha tratto effettivo beneficio dalla violazione» - come elemento di garanzia e di semplificazione. Avendo ascoltato attentamente come ha posto il problema, sono convinto che, se avesse potuto, avrebbe scritto diversamente questa norma. Così com'è scritta, significa che, chiunque sia il responsabile di ciò che accade, a pagare pegno è comunque il soggetto beneficiario, anche quando non ha responsabilità.
Ciò equivale a dire - com'è stato già fatto rilevare da esperti che, nel corso delle audizioni in Commissione, si sono pronunciati al cospetto di parlamentari della maggioranza e della minoranza - che vi sono casi in cui la responsabilità dell'illecito non è del soggetto direttamente interessato, ma di un altro (ad esempio, nel caso di violazioni ad obblighi di versamento, si prenda il caso di quella signora che, a Salerno se non erro, è fuggita con circa 500 milioni di vecchie lire non versati ed ha lasciando nei guai tanti imprenditori, professionisti e lavoratori che usufruivano della sua attività professionale, della sua consulenza).
Allora, mi permetta di dire, onorevole Leo, che questa disposizione, che pure difende, lei l'avrebbe scritta meglio, anche alla luce della sua dottrina e della sua competenza, vale a dire cercando di fare in modo che, allorquando venga accertato


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che la responsabilità è del soggetto beneficiario, sia questi, ovviamente, a dover pagare e quando, invece, venga dimostrato il contrario, il soggetto beneficiario non debba pagare; con questa norma, però, costui sarà obbligato a rispondere dell'illecito anche senza averlo commesso: potrà soltanto rivalersi, in un secondo momento (e facendogli causa), nei confronti di uno che, magari, è già fuggito con i soldi in Argentina (e in questo momento, in Argentina, il cambio gli procurerebbe sicuramente qualche beneficio!).
Mi spiace dirlo, ma questa norma è sbagliata: è insufficiente e non fa chiarezza; anzi, per la parte in cui fa chiarezza, finisce con il contribuire a mettere nei pasticci il contribuente onesto che, avendo fatto ricorso all'assistenza di qualche professionista (o di altri soggetti qualificati), non solo non l'ha ottenuta nel modo congruo, ma si trova anche personalmente esposto a sanzioni.
Pertanto, inviterei a ripensarci, chiederei una riformulazione del comma ed inviterei il relatore ed il Governo, in particolare, ad accantonare questi emendamenti che cercano di sopprimere o di correggere la lettera i) del comma 1 dell'articolo 2. Ciò consentirebbe di approvare un testo che vada effettivamente nella direzione di tutelare gli interessi dei contribuenti.

PRESIDENTE. Onorevole Leo, poiché è stato chiamato in causa, desidera replicare?

MAURIZIO LEO. Signor Presidente, darò una risposta telegrafica. Questa previsione normativa riproduce il dettato del decreto legislativo n. 231 del 2001, adottato nella passata legislatura, in materia di responsabilità delle società e degli amministratori per violazioni quali la concussione, la corruzione, eccetera. Di tali violazioni non risponde più colui che ha posto in essere il comportamento illecito (amministratori, direttori generali ed altri) ma direttamente la società: vi è, cioè, una responsabilità patrimoniale e basta.
Ora, si è voluto fare la stessa cosa sul versante fiscale, ritenendo che l'illecito fiscale sia sicuramente di minore intensità rispetto alla corruzione e alla concussione. Quindi, si tratta di una norma perfettamente in linea con quanto è stato fatto nella passata legislatura.

PRESIDENTE. È certamente irrituale parlare due volte sullo stesso emendamento ma, considerato il caso, non ci formalizziamo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pinza. Ne ha facoltà.

ROBERTO PINZA. Signor Presidente, cosa determina l'insieme delle disposizioni riguardanti la responsabilità fiscale e quella penale? Diciamolo con una certa brutalità: un amministratore di società non risponde quasi più perché, sul piano fiscale, risponde colui che ne ha tratto vantaggio. Ciò significa che, se si tratta di piccolo imprenditore, il soggetto agente e quello che trae vantaggio dall'illecito coincidono, mentre nel caso di una Spa o di una Srl, avvantaggiandosi dell'illecito fiscale la società di capitali, colui che ha posto in essere la condotta illecita, vale a dire l'amministratore, secondo queste disposizioni, non ne risponde.
Mi domando se una tale previsione sia giusta. Va bene disincentivare la responsabilità e la serietà dell'amministratore dicendogli che può stare tranquillo perché se anche commettesse un illecito fiscale non ne risponderebbe perché pagherebbe la società? In questo modo, rendiamo l'amministratore un uomo molto più libero di prima, soprattutto di violare la legge fiscale!
La disposizione successiva, nell'occuparsi dell'aspetto penale, stabilisce che «la sanzione fiscale penale è applicata solo nei casi di frode» - quindi, è richiesto un elemento soggettivo molto grave - «e di effettivo e rilevante danno per l'erario». Questo vuol dire che, da un lato, viene eliminata la responsabilità dell'amministratore di tipo fiscale e, dall'altro, la responsabilità penale del medesimo viene circoscritta a pochissimi casi. Infatti, per configurare la responsabilità penale non


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basta la violazione del precetto penale: occorre che da tale violazione derivi anche un danno per l'erario, non di qualunque entità, ma rilevante.
Quindi, il messaggio che noi diamo al mondo delle società è duplice, frontale: amministratori, non vi preoccupate di violare le norme fiscali, tanto a voi non succederà niente, ci penserà qualcuno patrimonialmente; inoltre - secondo messaggio - , non vi preoccupate neppure delle sanzioni penali perché tanto non ricadranno su di voi, a meno che non si tratti di un danno di rilevante entità e per giunta quasi impossibile da provare. Mica male come messaggio!

PRESIDENTE. Onorevole, la invito a concludere.

ROBERTO PINZA. Ho finito, Presidente. E a questo aggiungiamoci il provvedimento sul falso in bilancio; mica male il messaggio di modernità e di serietà che noi stiamo trasmettendo al mondo; mica male come idea del sistema economico italiano (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Visco 2.23, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 453
Votanti 452
Astenuti 1
Maggioranza 227
Hanno votato
217
Hanno votato
no 235).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Agostini 2.24, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

PIERO RUZZANTE. Presidente!

SERGIO COLA. Anche lì!

PRESIDENTE. Colleghi, valga per tutti: ognuno voti per sé. Vi prego davvero di non duplicare il voto.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni - Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
(Presenti 413
Votanti 412
Astenuti 1
Maggioranza 207
Hanno votato
207
Hanno votato
no 205).

GIORGIO BORNACIN. Presidente, non ha funzionato il mio dispositivo di voto!

DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Neanche il mio!

STEFANO LOSURDO. Neanche il mio!

MAURA COSSUTTA. Stai zitta, Santanchè! Hai votato per tre.

PRESIDENTE. Colleghi, ne prendo atto, ma queste segnalazioni, per avere effetto, devono essere fatte prima della chiusura della votazione.
Prego tutti i deputati, in tutti i settori dell'aula, di votare per sé.
Si considerano preclusi gli emendamenti Giordano 2.15 e Grandi 2.12
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Tolotti 2.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Ognuno voti per sé.

PIERO RUZZANTE. Presidente, Guardi lì!


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RENZO INNOCENTI. Presidente! (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Anche da questa parte, se ci sono doppi voti: vi prego di interrompere la pratica. E se ci sono malfunzionamenti, che vengano segnalati a votazione in corso.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 427
Votanti 426
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
201
Hanno votato
no 225).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 2.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, per evitare che i recenti avvenimenti distraggano i deputati leggo un attimo l'emendamento, perché ne sono stati saltati alcuni; non vorrei che ci si fosse distratti. Esso recita: «introduzione di una normativa generale anti-elusione e previsione di adeguate normative e programmi di lotta all'evasione e alla frode fiscale». Faccio francamente fatica a capire perché su questo emendamento non sia stato espresso parere favorevole. Cos'è che non va?
L'introduzione di una normativa generale anti-elusione mi pare un criterio generale che dovrebbe essere condiviso. Vi è qualcuno che può essere favorevole, tollerante od indifferente a ciò? Si tratta di un criterio di carattere generale.
Per quanto riguarda la previsione di adeguate normative e programmi di lotta all'evasione e alla frode fiscale, a questo proposito risollevo la questione di prima (presenza del ministro Tremonti in aula).
Ho letto che il ministro Tremonti ha «lanciato», alla Guardia di Finanza, ma alle forze dell'ordine in generale, una direttiva di lotta contro il lavoro nero al fine di favorirne l'emersione. Si tratta cioè di cercare di far sì che una legge che non funziona, funzioni invece con la minaccia di repressione dell'economia nera. Quindi, mi pare di capire che nel Governo vi sia un barlume di volontà di lotta all'evasione, alla frode, al lavoro nero, insomma di legalizzazione e via dicendo.
Mi pare di capire che vi sia perfino un interesse in tal senso, dal momento che ci sono normative che invogliano in questa direzione (ma che non funzionano perché, evidentemente, chi deve essere invogliato non si sente abbastanza proteso in quella direzione). Si cerca insomma di usare, come vuole il proverbio, anche il bastone visto che la carota non basta.
In altri termini, qui si dà al Governo la direttiva di fare esattamente (in termini evidentemente più generali) quello che si dichiara di voler fare, per esempio, in termini di lotta all'economia sommersa. Si parla cioè di previsione di adeguate normative e programmi di lotta all'evasione e alla frode fiscale.
Onorevole Falsitta e onorevole Leo, giacché abbiamo intrecciato un dialogo, per certi versi anche simpatico, mi volete spiegare perché non siete d'accordo con questo principio?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.

GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, insistiamo su questa norma. Il sottosegretario Tanzi, nel corso di un recente convegno organizzato dalla Confcommercio ad Este, ha lamentato, sulla base di studi condotti dall'agenzia generale delle entrate del Secit, che, nel nostro paese, l'evasione ha raggiunto i 400 mila miliardi.
Quando sono stati presentati i provvedimenti dei 100 giorni, il Governo parlava di una evasione di 300 mila miliardi. La denuncia richiede degli interventi. Evidentemente, la politica condotta sino ad oggi


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dal Governo sta introducendo un pericoloso lassismo nell'amministrazione finanziaria, poiché tutte le norme di sanatoria che si stanno adottando, da quella scandalosa del rientro dei capitali all'estero a quelle riguardanti le misure insufficienti per quanto riguarda l'emersione, determinano un buco, una caduta della legalità.
Nei giorni dispari il ministro Tremonti ci parla di piani di accertamento, di contrasto, facendo riferimento a veri e propri programmi: in realtà non vi è alcun piano di accertamento, né alcuna concreta volontà di affrontare la questione dell'evasione fiscale.
Infine, desidero ricordare che, nella passata legislatura, la lotta all'evasione fiscale aveva raggiunto risultati importanti e sulla base di quei risultati avevamo ridotto le tasse e la pressione fiscale. Proprio non riesco a capire perché il Governo soffra di questa allergia assoluta di fronte ai problemi dell'evasione fiscale. Insisto quindi affinché nei criteri programmatici questo principio venga affermato. In caso contrario, c'è da temere che il Governo pensi forse anche ad un gigantesco condono tombale.

PRESIDENTE. Ha chiesto parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, invito i colleghi ad approvare questo emendamento, non soltanto in virtù del rispetto di un principio di legalità che credo venga condiviso da tutti, essendo convinto, non solo il sottoscritto ma credo l'intero Parlamento, che la legalità rappresenti l'essenza della nostra democrazia, ma anche per una ragione più concreta, se volete anche più meschina: per dare corpo a questa riforma occorrono i fondi e questi non vi sono.
Questa riforma, è stato calcolato da vari esperti, costerà non meno di centomila miliardi, lo ripeto, non meno di centomila miliardi. Considerato l'andamento dei conti pubblici, che è a tutti noto (perché anche gli osservatori internazionali stanno evidenziando la situazione critica dei nostri conti), bisognerà allora pur trovare ulteriori risorse. Ebbene, credo che la prima strada da percorrere sia quella della lotta all'elusione e all'evasione, fenomeni che nel nostro paese raggiungono ancora dimensioni assai consistenti se vero è, come ha ricordato poc'anzi l'onorevole Benvenuto, che il professor Tanzi, esponente autorevole del Governo, ha indicato in 400 mila miliardi la cifra evasa. Diviene allora necessario approvare l'emendamento in esame, in quanto questo va nella direzione di una lotta vera all'evasione fiscale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pinza. Ne ha facoltà.

ROBERTO PINZA. Signor Presidente, intervengo per chiedere al relatore ed al Governo quale sia la loro posizione rispetto a tale problema. Nel momento in cui, attraverso un emendamento, si vuole introdurre tra i principi ispiratori del codice - accanto ai sette o otto principi, alcuni dei quali condivisibili, dei quali abbiamo fino ad ora parlato - anche quello della lotta all'evasione ed all'elusione, ebbene a questo si deve rispondere con un sì oppure con un no. Se si risponde negativamente e si esprime un voto contrario a questo emendamento, automaticamente si sottrarrà al Governo, in sede di emanazione del codice ed in virtù dei poteri che gli vengono in questa sede attribuiti, la possibilità di prevedere norme di lotta all'evasione. Mi domando il perché di tutto questo: forse non vi interessa più? La questione della lotta all'evasione non interessa più a nessuno, se non a noi? Un voto contrario su questo emendamento porterà a cassare dal sistema italiano il principio della lotta all'evasione.

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Onorevole Pinza, sei una persona seria, non dire queste cose!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.


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GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, anche noi, come gruppo, come parlamentari, non troviamo alcuna motivazione per esprimere un voto contrario al presente emendamento. Si tratta, infatti, di un emendamento di principio, ispirato alla legalità, all'affermazione della legalità nel nostro paese e, soprattutto, ispirato a quel principio sacrosanto, che credo molti prendano in considerazione, che dice: pagare tutti, pagare meno. Nel nostro paese l'evasione è molto elevata ed essa, ricordiamoci, è persino aumentata nell'ultimo anno, raggiungendo la soglia dei 400 mila miliardi, come dichiarato dal professor Tanzi. Ciò dovrebbe suscitare allarme nel paese, e tale allarme, prima di tutto, dovrebbe essere raccolto dal Parlamento, e non dalla sinistra o dal centrosinistra, ma da tutti i parlamentari, perché l'evasione e l'elusione fiscale rappresentano un problema di dignità del paese, dignità che va assicurata a tutti i cittadini, di destra e di sinistra. Credo pertanto che esprimere un voto contrario su questo emendamento sia un fatto grave che ognuno si porterà nella propria coscienza, anche la mattina quando si guarderà allo specchio!

VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. Onorevoli colleghi, quello che state dicendo è falso, è gravemente falso e presuppone - perdonatemi, ma mi esprimo in questo modo per come voi state affrontando il problema - una superficialità di lettura. Onorevole Pinza...

ROBERTO PINZA. Ma non siamo sempre in aula con un maestrino! Parli dei problemi, onorevole Falsitta!

VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. Non è questo il punto! Il fatto è che le norme bisogna leggerle, onorevole Pinza! Non si possono rappresentare le cose nel modo che si vuole! Sono scritte qua (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)! Leggiamo allora le norme! Anzi, non leggiamo le norme: la prego, le legga lei. Le chiedo, per cortesia, di leggere la lettera g) dell'articolo 2, la parte in cui si parla di accertamento tributario. L'accertamento tributario che cos'è? L'accertamento tributario è il sistema con il quale si reprime l'evasione...

ROBERTO PINZA. È tutto qua! Volevi eliminare anche quello (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)? Onorevole Falsitta!

PRESIDENTE. Onorevole Pinza, ora faccia parlare il relatore! Prego, onorevole Falsitta.

VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. La ratio del ragionamento è la seguente. Innanzitutto, la lotta all'evasione fiscale è prevista espressamente nella disciplina sull'accertamento tributario cui fa riferimento il comma 1, lettera g), dell'articolo 2. In secondo luogo, sulla norma generale antielusiva, vi è un'interpretazione assolutamente consolidata dell'articolo 37-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 che chiarisce che l'attuale norma ha già una portata generale, mentre il comma successivo è, invece, la fattispecie tipizzata. Pertanto, nell'ordinamento oggi esiste una repressione dell'elusione fiscale, oltre che una prevenzione ed una dissuasione.
Del resto, per quanto riguarda l'accertamento dell'evasione fiscale, la risposta l'avete già data voi: l'onorevole Grandi stigmatizzava il fatto che questo ministro ha iniziato aggredendo l'evasione fiscale. Pertanto, non dobbiamo dimostrare una cosa che è già prevista. Vorrei semplicemente riportare l'attenzione al dato normativo contenuto nel comma 1, lettera g), dell'articolo 2 e sottolineare che stiamo parlando di cose che già ci sono (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).


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ROBERTO PINZA. Ci ha convinto del contrario!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 2.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 441
Maggioranza 221
Hanno votato
206
Hanno votato
no 235).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.50 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, vi è un principio della logica che deve essere adoperato in un solo modo. Non è possibile che, se una cosa esiste, al limite si sia contrari alla sua conferma; mentre, se una cosa non esiste, si può essere contrari, ma ci si prende la responsabilità di ciò che si dice. L'onorevole Falsitta ha detto prima che nel comma 1, lettera g), dell'articolo 2, richiamandosi l'accertamento disciplinato da una vecchia norma, è già contenuto tutto; ma se è così, non può essere contrario a ribadirlo specificamente. Temo che, in realtà, egli non possa farlo, perché il Governo, sebbene abbia minacciato un'iniziativa repressiva nei confronti dell'economia sommersa, intende attuarla secondo la sua volontà, quando decide di farlo, in base ad una direttiva o meno; così il Governo minaccia, fa e disfa.
Sarebbe bene che vi fosse una norma di legge che stabilisse il modo in cui il Governo si debba comportare. Credo che ciò sia vero per il Governo che c'è oggi, per quello che ci sarà domani e per qualunque Governo di questo paese. Il Parlamento ha il compito di definire il binario su cui il Governo dovrà lavorare. Mi riferisco evidentemente ad un provvedimento in corso di approvazione: non voglio mettere limiti alla provvidenza. Questa è il problema che dovremo affrontare. La bocciatura dell'emendamento precedente ha rappresentato, francamente, un modo un po' strano di rispondere (non voglio dire altro!). È del tutto legittimo che si dica che quella norma è sbagliata, che non la si vuole e che ci si riserva di fare la lotta all'evasione quando e come lo si ritiene possibile e necessario, sulla base di atti amministrativi: è un atteggiamento politico di cui ci si prende la responsabilità; io non lo condivido ed esprimerei un voto contrario.
Tuttavia, non si può dire che ciò che stabilisce l'emendamento è già previsto, perché non è vero. Con l'emendamento in esame si chiede un impegno del Governo di lotta all'evasione la cui disciplina, tra le altre cose, deve essere inserita nel codice generale. Ricordo che stiamo ancora parlando dell'articolo 2 il quale detta principi che, oltre alle normative già esistenti e quelle contenute dall'articolo 3 in avanti, devono informare la creazione del codice unico.
Allora, o non sono valide le disposizioni contenute nel comma 1, lettera g), dell'articolo 2 e quelle precedenti sono del tutto inutili (perché anch'esse già esistono da qualche parte) oppure, se il legislatore le ribadisce (e, in questo caso, il Governo le suggerisce, il relatore le riprende e il Parlamento le approva), significa che vuole dare loro importanza.
Questo emendamento ha cercato di dare importanza politica, come criterio informatore, alla lotta all'evasione. Dunque, non si sta dicendo che non c'è da qualche parte o che non c'è in qualche normativa, ci mancherebbe altro. Siamo andati avanti bene fino adesso senza questa legge o, comunque, questa legge sicuramente non ci farà andare avanti meglio. Tuttavia, nel momento in cui si dettano criteri direttivi per riunificare in un codice normative che, prima o poi, vedranno la luce, tali criteri dovrebbero, a mio parere,


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contenere in termini espliciti anche la normativa di lotta all'elusione, all'evasione fiscale ed alla frode.
Ecco perché non posso accettare la lezione criptica dell'onorevole relatore: qui non stiamo rifacendoci alle fonti, stiamo predisponendo le condizioni ed i criteri direttivi per una nuova fonte, è addirittura il mito del codice unico. È qualcosa su cui fior di giuristi hanno speso la loro carriera, il loro pensiero, le loro capacità. Perché non vogliamo inserire nei criteri direttivi la lotta all'elusione, all'evasione ed alla frode? È un mistero a cui non riesco a rispondere anche dopo le spiegazioni che sono state date (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.50 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 453
Votanti 449
Astenuti 4
Maggioranza 225
Hanno votato
439
Hanno votato
no 10).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Sergio Rossi 2.1, Grandi 2.10 e Pecoraro Scanio 2.42.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Intervengo brevemente per dire che sono percorso da un fremito: un emendamento, ancorché sotto l'egida dell'onorevole Sergio Rossi, viene accettato. Non è poco di questi tempi. Devo dire la verità: baratterei l'accoglimento di questo emendamento con il criterio della progressività. Per il momento incassiamo questo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santagata. Ne ha facoltà.

GIULIO SANTAGATA. Voterò contro la soppressione della lettera m). Questo emendamento che propone il ravvedimento operoso poteva essere eliminato se avessimo approvato l'emendamento sulla lotta all'elusione e all'evasione. A questo punto credo che l'unico spazio che abbiamo per tale lotta è sperare nel senso civico di qualche contribuente che si ravvede e operosamente provvede nel merito. Dunque, a titolo personale, voterò contro la soppressione della lettera m).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Sergio Rossi 2.1, Grandi 2.10 e Pecoraro Scanio 2.42, accettati dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 459
Votanti 453
Astenuti 6
Maggioranza 227
Hanno votato
445
Hanno votato
no 8).

Avverto che gli emendamenti Cento 2.40 e Pecoraro Scanio 2.41 risultano preclusi a seguito dell'approvazione dei precedenti.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 2.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Trovo questo comma che chiediamo di sopprimere veramente strano perché dice, in sostanza, che il codice può essere modificato solo espressamente e mai da leggi speciali. Innanzitutto, non è ben chiaro cosa si intenda per leggi speciali, però occorrerebbe


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il principio costituzionale spagnolo per poter accettare questa norma. Infatti, in Spagna vi sono le leggi normali, poi vi sono le ley organiche e poi la Costituzione. In Italia vi sono la Costituzione e le leggi ed il Parlamento, con la sua volontà, cambia il codice come e quando gli pare, magari mai. Inserire questa norma vuol dire introdurre surrettiziamente una modalità di cambiamento che, in realtà, non ha luogo a procedere. Dunque, è del tutto inutile, quando non pericolosa, e come tale sarebbe preferibile eliminarla.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.

ANTONIO SODA. Signor Presidente, questa norma non è nient'altro che il tentativo di introdurre nel nostro ordinamento il principio della riserva di codice. La riserva di codice vuol dire che se una determinata materia è disciplinata all'interno di un codice - e, quindi, ha natura organica -, un intervento del legislatore improvvisato, speciale (cioè di una materia diversa da quella organica), settoriale, di emergenza, non è ammesso perché sconvolge il principio della riserva di codice.
Quest'ultimo è un principio elementare per la conoscibilità delle leggi da parte dei cittadini, per la trasparenza, per evitare, appunto, interventi improvvisati, settoriali, di emergenza, speciali. Noi avevamo discusso questo principio, che fu elaborato dal comitato dei giuristi democratici nel 1996 e fu oggetto di discussione della Commissione bicamerale come una delle possibili e valide conquiste di semplificazione legislativa e di risposta alla domanda di certezza di diritto dei cittadini. Ora una prima attuazione di questo principio penso che debba essere accettata dal nostro Parlamento e perciò dissento dalla posizione dell'onorevole Grandi o del gruppo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leo. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LEO. Signor Presidente, in questo caso si rischia di non capire più niente. Prima, in un intervento, si è detto che era necessario mettere le norme dello statuto del contribuente ed avevo enunciato che nell'articolo 2 erano evidenziati ed enucleati una serie di principi contenuti nello statuto del contribuente. Ora mi si dice che bisogna eliminare questa previsione e la previsione dello statuto del contribuente, legge n. 212 del 27 luglio del 2000, reca che le disposizioni tributarie possono essere derogate o modificate solo espressamente e mai da leggi speciali: quindi, è l'esatta ripetizione della norma dello statuto del contribuente (Applausi di deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 2.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 448
Votanti 442
Astenuti 6
Maggioranza 222
Hanno votato
199
Hanno votato
no 243).

Passiamo alla votazione dell'articolo 2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà

GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, vorrei formulare in modo molto rapido la mia dichiarazione di voto contro l'approvazione dell'articolo 2, per tre ragioni. La prima ragione è che vengono riprese solo alcune e non tutte le norme contenute nello statuto del contribuente e, quindi, c'è una confusione dal punto di vista legislativo: lo statuto è già operante, non si comprende perché il Governo


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chieda una delega per riaffermare alcuni principi che sono contenuti nello statuto del contribuente.
La seconda ragione è relativa al problema della progressività. Noi insistiamo sul fatto che le soluzioni che sono adottate - ne parleremo poi all'articolo 3 - intaccano fortemente il principio della progressività. La trasformazione di detrazioni in deduzioni, l'esistenza di una grossa area di incapienti, dinanzi ad un'operazione che prevede una forte diminuzione delle tasse, deve essere garantita da criteri di progressività, altrimenti le simulazioni che sono state fatte, sulle quali torneremo - non sono scortese come l'onorevole Falsitta e, quindi, non uso le parole bugie o false -, andrebbero completate.
Onorevole Falsitta, lei ha fatto delle simulazioni oltre i 100 milioni per dire che cosa si guadagna; ma per quali motivi non ha fatto delle simulazioni anche al di sopra dei 100 milioni, così la gente avrebbe visto qual è la differenza che si determina tra quegli aumenti che lei immagina che si realizzano per i settori più deboli e più poveri e, invece, quello che avviene per i settori al di sopra dei 100 milioni?
La terza ragione è rappresentata dal problema relativo alla lotta all'evasione. È scandaloso, ma non mi meraviglio, in quanto questo è un Governo che pratica misure che portano all'illegalità crescente (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani). Come ha detto il sottosegretario Tanzi, rappresentante del Governo, bisogna rendere appetibili le misure per favorire il rientro dei capitali esportati illegalmente all'estero. E poi il Governo si lamenta che, in meno di un anno, l'evasione fiscale è salita da 300 a 400 mila miliardi (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)!
L'onorevole Falsitta si accontenta degli accertamenti, ma la politica degli accertamenti che propone il ministro dell'economia e delle finanze (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania) è francamente risibile, in particolare quando predispone questo piano per contrastare il lavoro sommerso e l'illegalità determinatasi con l'esportazione dei capitali all'estero. Adesso, il ministro afferma che saranno svolti degli accertamenti e si rivolge alla Guardia di finanza e con quest'ultima, insieme al presidente della Confindustria, D'Amato, ha fatto dei piani di evasione.
In sostanza, questo Governo cosa dice alla Guardia di finanza? Cosa dice ai dipendenti dell'amministrazione finanziaria, dell'agenzia, che devono svolgere la lotta all'evasione fiscale? Signor Presidente, si limita a dire: «facite la faccia feroce» perché, poi, gli si impedisce di determinare una politica seria di lotta all'evasione fiscale!
Queste non sono bugie, è la triste realtà di una politica sbagliata che voi portate avanti (Vivi applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo - Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!

PIER PAOLO CENTO. Bravo, Giorgio!

VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. Mi perdoni, signor Presidente, lo dico sommessamente, ma insisto: state dicendo il falso (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pinza. Ne ha facoltà.


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ROBERTO PINZA. Credo che non direi ad una persona che sta dicendo il falso nemmeno sotto tortura. Gli argomenti son buoni in sé, non sono buoni perché si aggettiva malamente chi li pronuncia. Onorevole Falsitta, questa è la regola fondamentale della democrazia: la faccia sua (Commenti dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Alleanza nazionale)!
Per quanto concerne la seconda questione, eravamo orientati molto favorevolmente su larga parte dell'articolo 2, in quanto contiene dei buoni principi, alcuni dei quali sono stati condivisi; infatti, gli emendamenti si riferiscono ad una parte limitatissima di tale articolo. Un emendamento era quello, poi accolto dall'Assemblea, relativo alla modificazione della responsabilità fiscale, in modo da creare un disincentivo per l'amministratore. Per quanto concerne l'altro emendamento, mi chiedo perché si sia voluto procedere ulteriormente nel concedere la libertà all'amministratore di una società di commettere reati sul piano fiscale? Ne abbiamo bisogno? Non abbiamo abbastanza Enron ed altri in giro per il mondo - per non fare i nomi italiani - per capire che abbiamo bisogno di più regolarità, di maggiore rispetto della legge e non esattamente del contrario come ci viene detto?
La terza questione - mi sia consentito - è un po' paradossale, anche se in senso non offensivo (Commenti del deputato Bornacin). Infatti, come si fa ad affermare che si è favorevoli al principio della progressività e poi, quando vi è un emendamento sulla progressività, votare contro? Come si fa a dire che si è favorevoli alla lotta contro l'evasione fiscale - tanto è vero che il ministro si sbraccia a dire e non a fare in ordine a tale questione - e poi, quando vi è un emendamento che invita a lottare insieme contro l'evasione fiscale, votare contro?
Il messaggio che si dà al paese, quando si sa che la maggioranza di questo Parlamento vota contro il principio della lotta all'evasione fiscale, quale sarà mai? Il messaggio che si dà ai cittadini, alle imprese e alla Guardia di finanza è: evadete!
Non ci interessa, non sta nei principi fondamentali.
Voi capite per quale motivo dobbiamo esprimere un voto contrario? C'erano dei buoni principi all'interno dell'articolo 2, che avremmo potuto far nostri e sui quali non abbiamo minimamente presentato emendamenti; tuttavia, tali principi sono stati completamente adulterati da questa insistenza su piani inutili e dall'abitudine a dire: noi la pensiamo così, ma votiamo il contrario. Bene, se la si pensa così, normalmente bisogna votare così: esattamente il contrario di ciò che è avvenuto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Falsitta, lei ha già parlato. Poco fa si è fatta un'eccezione per l'onorevole Leo. Non le spetterebbe; tuttavia, essendo il relatore, può intervenire brevissimamente, se vuole aggiungere qualcosa.

VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, intervengo semplicemente per suggerire all'onorevole Pinza di non dichiarare redditi quest'anno. Potrà stare tranquillo!

ROBERTO PINZA. Questa... Sarebbe da prenderlo e metterlo fuori (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!

GIORGIO PANATTONI. Ma cosa vuoi, Falsitta!

PRESIDENTE. Onorevole Falsitta, restiamo agli argomenti del dibattito parlamentare.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
Onorevole Lettieri, le ricordo che ha a disposizione un minuto.


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MARIO LETTIERI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per dichiararmi mortificato da un comportamento davvero inaccettabile del collega Falsitta che, di solito, in Commissione è così garbato. Questa sera ne fa quasi una questione personale. Si tratta di posizioni politiche condivisibili o meno ma confrontabili in questa sede. Altrimenti, dove lo facciamo il confronto? Con molta sincerità ed anche con una certa amarezza, non comprendo l'atteggiamento del collega Falsitta. Mi auguro che, prima della conclusione della seduta, riesca anche a trovare la forza per chiedere scusa (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Santagata. Ne ha facoltà.

GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, l'onorevole Falsitta è nervoso perché, se leggiamo la sua relazione, scopriamo che l'articolo 2, per lui e - credo - anche per la maggioranza, rappresenta quella che viene definita una rivoluzione: qui si rompono le catene dell'uomo schiavo del fisco; l'uomo si libera; il fisco diventa finalmente uno strumento e non più il fine della sua vita. È tutto condivisibile. Peccato che queste catene, come le chiamate voi, siano in realtà le regole di funzionamento del mercato e della società. Io non sono certamente favorevole ad un fisco tiranno ma non posso neanche pensare che l'uomo nuovo, cui fa riferimento Falsitta, abbia come grande obiettivo della sua vita pagare meno tasse (Applausi di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, al punto in cui siamo arrivati, penso che converrebbe una pausa di riflessione. Devo dire sinceramente che mi sono preoccupato nel vedere la reazione dell'onorevole Falsitta, normalmente persona abbastanza tranquilla e posata, capace di rispondere con i suoi argomenti ma non di reagire in questo modo. Ho dato dell'accaduto una spiegazione che in parte è simile a quella fornita poco fa dal collega Santagata. Basta leggere la relazione ed io l'ho fatto con grande attenzione: dunque, c'è il tentativo di introdurre un criterio etico per ciò che riguarda il provvedimento che stiamo esaminando. Ma c'è un problema: quel criterio etico c'entra abbastanza poco con il contenuto di questo provvedimento e, in particolare, c'entra abbastanza poco con i vincoli che il relatore ha rinvenuto.
Quindi, io non interpreto il nervosismo del relatore in relazione all'opposizione che poi, in fondo, non fa altro che sostenere tesi che il relatore ha sentito benissimo durante l'intera discussione in Commissione. In realtà si tratta di un nervosismo che probabilmente ha un'altra causa: l'etica che muove l'onorevole Falsitta, c'entra molto poco con il provvedimento che egli sta difendendo. Io sono convinto che l'onorevole Falsitta è d'accordo con la lotta all'evasione, è d'accordo con la lotta all'elusione, forse è perfino d'accordo con il criterio di progressività. Ma qualcuno lo ha frenato e gli ha imposto di mantenere tale criterio soltanto per i redditi bassi, di non informarne il sistema generale di cui stiamo ragionando, di non fare della lotta all'elusione e all'evasione un criterio generale per il codice, oltre che per le leggi già esistenti. Credo che questo, in una certa misura, crei difficoltà all'onorevole Falsitta.
Comunque, poiché a me interessa il confronto nel tentativo di produrre leggi migliori, mi chiedo se all'onorevole Falsitta non converrebbe, anziché reagire come ha fatto in questo momento, chiedere una breve sospensione dei lavori per pensarci un po' meglio, per ritornare in Commissione o, magari, in Comitato dei nove e riaprire la discussione sul provvedimento. Perché altrimenti è un provvedimento che lascerà sì il segno, ma di un nervosismo che è tutto personale rispetto alla differenza


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tra i principi sostenuti, che possono essere diversi dai miei, ma nobili in quanto tali, e la realtà di un provvedimento che con quei principi fa largamente a pugni.

MAURIZIO LEO, Vicepresidente della VI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LEO, Vicepresidente della VI Commissione. Signor Presidente, svolgo in questo momento un ruolo di supplenza del presidente La Malfa. Inviterei tutti quanti a essere sereni nelle valutazioni e nei giudizi (Commenti del deputato Giachetti)... e di mantenere... (Commenti del deputato Giachetti) il clima sereno (Commenti).

PRESIDENTE. Colleghi, per favore.
Prego, onorevole Leo, vada avanti.

MAURIZIO LEO, Vicepresidente della VI Commissione. Pregherei tutti, sia quelli del mio schieramento, sia i colleghi dell'opposizione, di mantenere quel clima sereno che si è verificato in Commissione. I temi sono importantissimi, quindi è giusto svolgere il dialogo e il dibattito, ma evitiamo i personalismi, evitiamo di fare scontri frontali, non su questioni di merito e di contenuto, ma su questioni che esulano dalle tematiche concrete. Forse è inutile chiedere la sospensione, perché possiamo proseguire in un clima sicuramente più sereno e tranquillo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.

ANTONIO SODA. Signor Presidente, siamo stati accusati dall'onorevole Falsitta di avere detto più volte il falso. In particolare, quando è stato respinto l'emendamento sulle norme antielusive e sulla lotta all'evasione fiscale, il relatore per la maggioranza ha fatto riferimento a quel complesso di leggi e di disposizioni introdotte dai governi dell'Ulivo per la lotta all'elusione e all'evasione, che costituiscono oggi un patrimonio che sarebbe da arricchire per lottare contro l'evasione e l'elusione. Questo patrimonio, onorevole relatore, viene disperso da questa legge, perché le disposizioni che abbiamo approvato nella passata legislatura, stando al quinto comma dell'articolo 9 di questo provvedimento, resteranno nel nostro ordinamento tributario solo se compatibili con la riforma. Ora, se nella riforma vi è soltanto la disciplina generale dell'accertamento, ma non vi è una disciplina particolare antielusiva e strumenti e accertamenti particolari per la lotta all'evasione, tutto questo complesso di disposizioni che ha funzionato per recuperare l'evasione sarà espunto dal codice e non avremo altro che palliativi per la lotta all'evasione.

PRESIDENTE. Onorevole Soda, il tempo.

ANTONIO SODA. Questa è la vera questione che si dovrebbe affrontare: il coordinamento tra il rigetto di questo emendamento e quello che è contenuto nell'articolo 9, comma quinto, che rende incompatibili le vecchie norme, una volta che entrerà in vigore il codice, con i principi della nuova legge, che non contiene norme antielusione.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Soda.

ANTONIO SODA. Su questo terreno il relatore dovrebbe riflettere. Invece di accusare noi di falsità, dovrebbe dirci in che modo quelle norme, che lui stesso ha richiamato, le norme antielusive...

PRESIDENTE. Onorevole Soda, davvero, il tempo!

ANTONIO SODA. ... possano rimanere all'interno di questo codice.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2, nel testo emendato.
(Segue la votazione).


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Prego tutti i colleghi di votare e di votare per sé.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 456
Votanti 451
Astenuti 5
Maggioranza 226
Hanno votato
236
Hanno votato
no 215).

GIORGIO BENVENUTO, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIO BENVENUTO, Relatore di minoranza. Signor Presidente, sappiamo che il ministro Tremonti non può essere presente perché impegnato nell'Ecofin ma l'articolo 3 è uno dei più importanti, quasi il cuore del provvedimento in esame. Noi terremmo moltissimo alla presenza in aula del ministro e, pertanto, formulerei la seguente proposta. Non sarebbe possibile rinviare l'esame dell'articolo 3 alla seduta di domani, anche considerata la complessità e la lunghezza dell'articolo che, a mio avviso, non consentirebbe comunque di esaurirne oggi la trattazione? In attesa che la V Commissione esprima il parere sui seguenti articoli 4 e 5, potremmo passare direttamente all'esame dell'articolo 6.

PRESIDENTE. Qual è il parere della Commissione sulla proposta avanzata dall'onorevole Benvenuto?

VITTORIO EMANUELE FALSITTA, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, insisterei perché si procedesse nell'esame dell'articolo 3.

PRESIDENTE. Il Governo?

DANIELE MOLGORA, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Anche il Governo è favorevole a passare subito all'esame dell'articolo 3.

PRESIDENTE. Sta bene.

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