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RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, vorrei proporle la sospensione dell'esame del provvedimento relativo alla riforma del sistema fiscale statale per riprenderlo successivamente.
Infatti, oggi abbiamo ricevuto la notizia - già anticipata dalle agenzie nella giornata di ieri ed evidenziata in sede di discussione sulle linee generali del disegno di legge in materia fiscale - della convocazione, da parte del Governo, delle organizzazioni sindacali nella giornata di domani alle 18.
Ritengo ci si trovi di fronte ad un fatto nuovo, certamente positivo, per il semplice motivo che il Governo sta cercando di porre rimedio ad un'iniziativa che doveva essere adottata in precedenza, vale a dire quella di avere un confronto con le parti sociali su un provvedimento che - come è stato più volte sottolineato - ridefinisce interamente il nostro sistema fiscale.
Per quanto concerne il merito, anche stamani i colleghi hanno ribadito la nostra ferma e convinta contrarietà al contenuto della delega fiscale, attraverso motivazioni varie, ma precise e puntuali. Dunque, netta è la nostra opposizione a questa controriforma che, ridefinendo il sistema del prelievo, garantisce di più a chi ha meno bisogno, penalizzando fortemente la stragrande maggioranza dei cittadini e delle categorie produttive. Soprattutto, si ridefinisce un quadro di prelievo che fa venir meno grandi risorse per il finanziamento del nostro sistema di protezione sociale, sia l'attuale sia quello che vorremmo riformare.
Credo, però, che l'elemento che noi dovremmo valutare sia anche un altro: è in corso un confronto con le parti sociali per quanto riguarda un provvedimento su cui noi andremmo a deliberare, se non operassimo un rinvio dell'esame; in qualche modo, si manifesta un atteggiamento che non è di disgelo nei confronti delle parti sociali. Ritengo che ciò sia mortificante anche rispetto al confronto che si vuole avviare con le parti sociali, qualora in quella sede si arrivasse a determinare qualche correzione. Noi, tra poco, dovremmo deliberare su questioni importantissime che sono contenute in tutti gli articoli, a cominciare dall'articolo 2 e, in modo particolare, negli articoli 2 e 3 del provvedimento.
C'è un altro aspetto che vorrei sottoporre a lei e a tutti i colleghi. Non si può dire, come ha fatto ieri il sottosegretario di Stato Molgora: se domani pomeriggio dovesse venire fuori qualche elemento interessante da parte dei sindacati, lo affronteremmo al Senato. Ciò mi sembra profondamente irrispettoso, almeno per quanto riguarda questo ramo del Parlamento. Dunque, noi opereremmo un passaggio quasi notarile: se verrà fuori qualcosa
di interessante, ci penseremo al Senato; poi, eventualmente, in terza lettura lo esaminerete voi.
Non è questo il modo in cui si esplica un rapporto costruttivo tra Governo e Parlamento. E Parlamento significa tutti e due i rami del Parlamento. Vorrei porre una domanda: cosa cambia se iniziamo l'esame di questo provvedimento, per quanto riguarda il passaggio agli articoli, dopo il confronto con le organizzazioni sindacali? Qualora venisse fuori qualcosa di interessante, sicuramente noi potremmo avere utili indicazioni per il comportamento di tutti, maggioranza ed opposizione, in questo ramo del Parlamento, in quest'aula. Ecco per quale motivo credo sia singolare la motivazione portata dal rappresentante del Governo ieri sera al termine della seduta e poi ribadita anche stamattina in alcune dichiarazioni. Si è detto: è un rapporto che noi abbiamo con le organizzazioni sindacali; vi informeremo se vien fuori qualcosa. Bene, questa è una concezione - se mi permettete - un po' privatistica. Il confronto con i protagonisti e gli attori sociali sulla questione della riforma fiscale non è nella disponibilità esclusiva del Governo: la questione è troppo rilevante per poter appartenere soltanto ad un momento come quello che prima richiamavo.
Per questo motivo, credo sia necessario prendere in considerazione la proposta di trasferire in coda all'ordine del giorno l'esame di questo provvedimento, iscritto al quarto punto, sapendo, tra l'altro, che c'è materiale per poter lavorare abbondantemente nelle giornate di oggi e di domani, sapendo che è prevista la conversione in legge di decreti-legge prossimi alla scadenza.
PRESIDENTE. Onorevole Innocenti, conoscevo le sue intenzioni, che ella ha manifestato alla Presidenza prima di chiedere la parola, ed ho fatto una verifica sulla legittimità di una proposta procedurale come quella da lei avanzata. Devo però chiederle un chiarimento.
In base al parere espresso dalla Giunta per il regolamento il 24 ottobre 1996 e in numerosi casi alla prassi, le richieste di inversione dell'ordine del giorno devono essere effettuate quando si sia esaurita la trattazione di un punto all'ordine del giorno e quando si stia per passare al punto successivo. Ora, questioni pregiudiziali e discussione di merito fanno parte di un unico punto all'ordine del giorno, salvo che non ci sia una concordanza unanime tra i gruppi (in questo senso, chiederò all'onorevole Vito): in quel caso, ci sono precedenti nel senso che si è sospeso e invertito l'ordine del giorno.
Se invece la richiesta è quella di un rinvio, per esempio, alla seduta di domani, la stessa è ammissibile, perché si riferisce alla materia di cui è in corso la discussione, non ad un passaggio da un punto a un altro dell'ordine del giorno. Sulla richiesta di rinvio, che è ammissibile, quindi si vota.
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, la ringraziamo per questa sua precisazione, che accogliamo. Vorrei segnalare soprattutto ai colleghi che il punto è il seguente. C'è un incontro domani alle 18 del Governo con i sindacati che ha ad oggetto questa materia che non ha un termine di scadenza ad horas. Abbiamo all'ordine del giorno l'esame di disegni di legge di conversione di decreti-legge e potremmo sospendere - come lei suggeriva correttamente e di questo la ringraziamo - l'esame di questo provvedimento, passare ai decreti legge e, subito dopo l'incontro con i sindacati, riprendere questo provvedimento per esaminarlo nei termini previsti.
È questa la questione e non una richiesta di carattere interruttivo o altro: si tratta di sospenderne l'esame e rinviarlo al momento in cui sarà terminato l'incontro del sindacato con il Governo, il cui oggetto è questa materia specifica. Credo che si potrebbe raggiungere una soluzione accettabile perché nel frattempo si esaminerebbero
i decreti-legge, il che altrimenti si dovrebbe fare dopo; questo è il punto.
GIORGIO LA MALFA, Presidente della VI Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIORGIO LA MALFA, Presidente della VI Commissione. Signor Presidente, ho ascoltato le considerazioni dell'onorevole Innocenti e dell'onorevole Violante, ma credo non si possa aderire a questa loro proposta per un certo numero di ragioni che esporrò molto rapidamente.
La prima è che questo provvedimento molto importante, come è stato detto da molti colleghi dell'opposizione, è ormai pronto per un esame dell'Assemblea da molto tempo. La Commissione ha esaminato con molta tranquillità, con tempi molto ampi, tutti gli aspetti del provvedimento. I colleghi dell'opposizione nella discussione generale hanno dato atto di avere avuto la possibilità di ascoltare l'opinione dei maggiori studiosi della materia, delle parti sociali e così via. In secondo luogo, c'è un problema di urgenza nell'approvazione di questo provvedimento, perché poi la sua esecuzione richiederà una serie di atti che realizzano la delega e la definizione anche quantitativa; di questo ne hanno parlato anche colleghi come l'onorevole Pinza, che hanno detto «abbiamo fretta di sapere».
Vengo poi alla questione di fondo posta negli interventi dell'onorevole Innocenti e dell'onorevole Violante. Essi chiedono di rinviare l'esame del provvedimento in trattazione e motivano la richiesta di rinvio con una riunione che è prevista per domani tra il Governo e le organizzazioni sindacali su questo tema. Io credo che l'Assemblea sia del tutto favorevole a riaprire il dialogo sociale sul quale siamo tutti d'accordo. Tuttavia, onorevole Innocenti, questo è il Parlamento, che ha un suo modo di esaminare le materie. Tenete presente, onorevole Violante e onorevole Innocenti, che il Parlamento ha ascoltato le organizzazioni sindacali proprio per formare una sua valutazione: il 30 gennaio abbiamo ascoltato a fondo le organizzazioni sindacali e sulla base di quello che abbiamo sentito ciascun gruppo si è formato una sua valutazione, ha presentato degli emendamenti e così via.
Quindi, noi non possiamo, come Parlamento, sospendere l'esame di una materia perché il Governo ha in animo di ascoltare i sindacati. Se facessimo questo, noi rinunceremmo a un'autonomia che è fondamentale nella vita del Parlamento e nei suoi rapporti con il Governo.
Onorevole Innocenti, lei si chiede: e se poi il Governo alla luce di quel confronto propone di cambiare il testo? Beh, quello sarà un motivo per il quale il Parlamento potrà decidere come giudicare una cosa di questo genere. Ma come potremmo difendere quell'autonomia del Parlamento se noi oggi non affermassimo la necessità di continuare i lavori secondo il nostro calendario?
Signor Presidente, questa è la ragione per la quale noi siamo contrari alla inversione o al rinvio del quale si parla (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, in base all'articolo 41 del regolamento non potrei darle la parola, ma posso concedergliela ai sensi dell'articolo 45, il quale dispone che qualora le questioni abbiano un particolare rilievo politico, sugli interventi incidentali può prendere la parola un deputato per gruppo. Ora, la questione ha effettivamente un suo peso politico, per cui le do la parola.
ANTONIO BOCCIA. La ringrazio, signor Presidente; accetto volentieri la sua interpretazione, anche se intendevo intervenire a sostegno della proposta del collega Violante...
PRESIDENTE. No: la proposta è stata formulata dal collega Innocenti, ed il collega Violante è intervenuto a favore.
ANTONIO BOCCIA. Mi sembrava che la proposta del collega Innocenti fosse
stata superata dalla proposta del collega Violante...
PRESIDENTE. Questa è sottile, onorevole Boccia! Va bene, diciamo così!
ANTONIO BOCCIA. ...che era, appunto, di accettazione di un rinvio...
PRESIDENTE. Non è sbagliato...
ANTONIO BOCCIA. ...non di un'inversione dell'ordine del giorno. Dunque, sostengo la proposta di rinvio alla seduta di domani; comunque, signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola, ai sensi dell'articolo 41 o dell'articolo 45 regolamento.
Signor Presidente, esprimo sostegno a tale proposta, ma vorrei precisare - non al presidente della VI Commissione - che, francamente, le sue argomentazioni potrebbero avere un fondamento e non mi sento di respingerle in toto. Certo, per l'opposizione è importante conoscere, anche nel merito, la volontà del sindacato ma, probabilmente per la maggioranza e forse per la Camera, si pone il problema di subordinare i lavori parlamentari ad un confronto tra il Governo ed i sindacati. Tuttavia, per l'atteggiamento che noi dell'opposizione dobbiamo tenere ciò è fondamentale ed è pertanto motivava la nostra esigenza di conoscere innanzitutto la posizione del sindacato e, alla fine, anche quella del Governo.
Tuttavia, signor Presidente, esprimo sostegno alla proposta del collega Violante per un altro motivo. Infatti, siamo all'inizio di una settimana nella quale sono in discussione due o tre decreti-legge. Su tali decreti-legge abbiamo più volte sollevato problemi ed abbiamo più volte sostenuto la necessità di non ripetere questi episodi; in fondo, ci apprestiamo a svolgere il nostro ruolo con una certa serenità sapendo che vi è un modo di procedere poco coerente da parte del Governo, perché sta insistendo nonostante i richiami dello stesso Presidente della Camera ed anche del Presidente della Repubblica.
Bene, colleghi della maggioranza, noi dell'opposizione abbiamo chiesto di affrontare domani questo provvedimento. Non c'è nessuna intenzione di fare ostruzionismo né di impedire che la maggioranza vada avanti seppure - dal nostro punto di vista - sbagliando; in fondo, chiediamo la cortesia di rinviare a domani la trattazione di questo argomento, mentre all'ordine del giorno vi è una serie di decreti-legge che offrono all'opposizione, nell'interpretazione più corretta del regolamento, la possibilità di «inchiodare» i lavori parlamentari non per un giorno, ma per qualche settimana. Allora, signor Presidente, intervengo in questo momento per insistere a sostegno della proposta del collega Violante perché, francamente, non comprendo il diniego della maggioranza nel momento in cui ci troviamo in una situazione nella quale noi dell'opposizione potremmo, in qualche modo, costringere la maggioranza ad un dilazionamento dei tempi.
Devo rilevare, dunque, un'assoluta mancanza di fair play. È per tale motivo che insisto, perché, mentre viene avanzata una proposta costruttiva, si dà una risposta assolutamente distruttiva, ed anche con un certo stile negativo. Pertanto, io mi rivolgo non tanto al presidente della Commissione - che mi sembra abbia sviluppato, dal suo punto di vista, un ragionamento per qualche verso comprensibile, se non interamente condivisibile - quanto ai colleghi della maggioranza affinché, nell'ambito di un fair play che non dovrebbe mancare, accolgano la nostra proposta di rinvio alla seduta di domani.
ALFONSO GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, il gruppo di Rifondazione comunista esprimerà un voto favorevole sulla proposta, avanzata dall'onorevole Innocenti ed arricchita - per così dire - dalle considerazioni dell'onorevole Violante e degli altri colleghi, di rinviare a domani l'esame del disegno di legge in questione. Ciò, sulla
base delle motivazioni, sollevate dal presidente La Malfa, che lo hanno poi portato ad una conclusione contraria. So che, a volte, può accadere che si manifesti una certa eterogenesi dei fini dal punto di vista concettuale.
Partiamo pure dalla questione dell'autonomia del Parlamento e facciamo alcune supposizioni. Supponiamo di rinviare a domani l'esame della discussione del disegno di legge in questione e che, nell'incontro tra Governo e sindacati, quest'ultimo decida di non modificare alcunché del testo già presentato al Parlamento. Da questo punto di vista non sarebbe accaduto nulla né avremmo perso tempo perché dobbiamo procedere all'esame di altri provvedimenti inseriti all'ordine del giorno.
Supponiamo diversamente, tertium non datur, che il Governo, sulla base dell'incontro con le organizzazioni sindacali, decida di procedere ad una consistente (certamente non formale, altrimenti lascerebbe stare) o comunque considerevole modificazione del testo.
Avremmo il massimo della compressione dell'autonomia parlamentare, onorevole La Malfa, perché la Camera ha già deciso, pensando di trovarsi di fronte a quella volontà del Governo; una volontà del Governo che non si è modificata in sede parlamentare, ma in quella extraparlamentare, sia pure in un sede più che lecita come quella di un incontro con le organizzazioni sindacali. A questo punto, l'altro ramo del Parlamento si troverebbe di fronte ad un testo nuovo e la Camera dovrebbe procedere, ubbidiente, all'approvazione di un testo, addirittura, codificato e santificato da un accordo con le parti sociali, intervenuto nel corso del dibattimento. Si tratta, a mio avviso, del massimo della mortificazione dell'autonomia parlamentare.
Allora, perché - è una notazione di buonsenso, onorevole La Malfa - mettersi in questa sgradevole e spiacevole condizione?
Lo dico anche alla maggioranza la quale è blindatissima nella difesa di una tesi che, magari domani, può assumere altri significati ed altri contenuti. Poiché non rimaniamo a girarci i pollici (tante sono le cose da fare), posponiamo l'esame del disegno di legge n. 2144, a conclusione di tale incontro. Questo è il parere del gruppo di Rifondazione comunista.
ENZO CEREMIGNA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ENZO CEREMIGNA. Signor Presidente, il gruppo misto-Socialisti democratici italiani sollecita l'accoglimento della proposta di rinviare la discussione di questo punto all'ordine del giorno alla giornata di domani, consapevoli che non si tratta assolutamente di discutere o, peggio ancora, di mettere in discussione le prerogative e l'autonomia del Parlamento rispetto al Governo o alle forze sociali. Si tratta, piuttosto, di valutare se una maggioranza - che è quella che ha eletto il Governo - voglia attribuire serietà ad una convocazione delle parti sociali da parte del Governo medesimo, per discutere un problema di primaria importanza.
Dunque, non si tratta né di minare né di mettere in discussione le nostre prerogative, ma solo di adottare una scelta che consideriamo giusta e opportuna, in rapporto ad un confronto, che ha subìto nelle settimane e nei mesi scorsi alcuni momenti di tensione grave, che noi pensiamo debba riprendere su vari aspetti, a cominciare da quello concernente la tematica fiscale.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico, senza registrazione di nomi, la proposta di rinviare a domani il seguito dell'esame del disegno di legge n. 2144, concernente la delega al Governo per la riforma del sistema fiscale statale.
(È respinta).
La Camera respinge per 26 voti di differenza.
MARIO LETTIERI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo?
MARIO LETTIERI. Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, ieri, come lei ricorderà, chiedemmo che, data la rilevanza di questo provvedimento concernente tutte le famiglie italiane (vorrei ricordarlo, sono 37 milioni i contribuenti italiani), fosse presente il ministro Tremonti (ieri era impegnato a Bruxelles), senza offendere, absit iniura verbo, la presenza autorevole dei sottosegretari.
La Presidenza si riservò di darci comunicazione in merito. Non è in discussione l'autorevolezza degli amici rappresentanti del Governo, ma la presenza del ministro dell'economia sarebbe realmente significativa. Torno a ripetere che il provvedimento che stiamo per approvare è tra i più importanti e riguarda tutte le famiglie italiane. È bene che chi riveste la massima responsabilità politica di direzione di questo settore, anche alla luce delle tante promesse formulate di riduzione delle tasse, si assuma direttamente in questa sede le proprie responsabilità.
PRESIDENTE. Onorevole Lettieri, comprendo il suo auspicio politico che non ha tuttavia rilevanza regolamentare.
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