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PRESIDENTE. Comunico che il tribunale di Roma, nona sezione penale, con ricorso depositato in data 4 maggio 2001 presso la cancelleria della Corte costituzionale, ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti della Camera dei deputati in relazione alla deliberazione della Camera stessa del 20 febbraio 2001, con la quale, su conforme proposta della Giunta per le autorizzazioni, è stata dichiarata l'insindacabilità - ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, in
quanto opinioni espresse nell'esercizio delle sue funzioni di parlamentare - dei fatti per i quali è in corso un procedimento penale a carico dell'onorevole Tiziana Parenti per il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa per aver offeso la reputazione del dottor Antonio Di Pietro.
Tale conflitto è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 93 del 27 marzo - 5 aprile 2002, notificata alla Presidenza della Camera il 18 aprile 2002.
Il Presidente della Camera ha sottoposto la questione all'Ufficio di Presidenza che, nella riunione del 24 aprile 2002 - preso atto dell'orientamento espresso in pari data dalla Giunta per le autorizzazioni - ha deliberato di proporre alla Camera la costituzione in giudizio innanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87, per resistere al conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal tribunale di Roma.
PIERLUIGI MANTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, vorrei sottolineare brevemente la necessità che la Camera, sul tema della sua costituzione in giudizio, in relazione a conflitti sollevati dalla magistratura con riferimento a pronunce di insindacabilità, mostri un atteggiamento più consapevole e meditato, non appiattito su una sorta di principio di automatismo operante nella suddetta costituzione in giudizio.
In realtà, dobbiamo constatare, con una certa preoccupazione, che la giurisprudenza più recente della Corte costituzionale sempre più frequentemente dà torto alla Camera nelle sue dichiarazioni di insindacabilità, con ciò consolidando un indirizzo, naturalmente sfavorevole alla Camera stessa, che genera anche effetti pubblici piuttosto sconcertanti: sembra quasi, infatti, che le pronunce di insindacabilità rivestano un carattere illegittimo, quindi anche un sapore corporativo, poco attento ai principi generali di giustizia.
Questi effetti - e concludo, signor Presidente - sono dannosi; pertanto, richiamo in via generale l'attenzione dei colleghi sul fatto che non debba esistere in questa materia (si tratta di un discorso più volte approfondito in sede di Giunta per le autorizzazioni) un principio di automatismo nella costituzione in giudizio della Camera in relazione a conflitti di attribuzione sollevati. Dico ciò perché, a rigore di logica, non siamo vincolati dal giudizio di insindacabilità che l'organo che rappresentiamo (organo eminentemente politico) ha espresso nella passata legislatura. Non siamo vincolati ad una sorta di stare decisis come la giurisprudenza anglosassone.
Abbiamo il dovere di rivalutare, dinanzi alle eccezioni sollevate dalla magistratura in sede di proposizione del conflitto, se vi siano o meno ragioni per resistere dinanzi alla Corte costituzionale, nell'interesse della Camera - lo ripeto - che, evidentemente, non fa bene a spendere denaro pubblico per collezionare sconfitte ed insuccessi dinanzi alla Corte costituzionale. Inviterei pertanto ad un atteggiamento generale di rivalutazione, caso per caso, delle ipotesi di costituzione in giudizio.
ENRICO BUEMI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ENRICO BUEMI. Signor Presidente, trovo francamente stupefacente l'intervento del collega Mantini, dal momento che si è di fronte ad un atto che, a mio avviso, rappresenta una sorta di automatismo rispetto ad una decisione presa da questa Assemblea sovrana. Stupirebbe pertanto una posizione diversa che potesse maturare nell'arco di poco tempo. Non si tratta di entrare nel merito della vicenda, dal momento che tale aspetto è stato affrontato nel momento in cui abbiamo discusso della sindacabilità o meno delle opinioni espresse dalla collega. Riproporre oggi questa situazione significa, a mio
avviso, proporre un'incoerenza di comportamento a questa Camera che, francamente, non onora chi ha sollevato tale questione.
Noi abbiamo il dovere di difendere le nostre scelte, se, ovviamente, tali scelte sono adottate nel libero discernimento e nella libera autonomia, quali credo che questa Camera sia in grado di assumere rispetto a provvedimenti così importanti, come quelli riguardanti i comportamenti dei singoli deputati. Ribadisco pertanto la necessità di opporci e di stare quindi in giudizio, tutelando nel contempo il merito del provvedimento, ma anche l'autonomia di questa Camera nell'esercitare sino in fondo il proprio mandato costituzionale.
VINCENZO SINISCALCHI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCENZO SINISCALCHI. Signor Presidente, intervengo per ribadire, di fronte alla sensibile attenzione dei colleghi, l'importanza dell'apertura, al più presto possibile, di un dibattito approfondito in ordine a questa materia.
Come presidente della giunta per le autorizzazioni a procedere, devo dare atto all'Ufficio di Presidenza della Camera di avere più volte interpellato la Giunta intorno ad un problema che non credo debba determinare scontri di carattere politico ed interpretativo.
Si tratta, infatti, di un problema che riguarda il corretto modo di porsi nei confronti di un incremento che si sta registrando nell'ammissione, da parte della Corte costituzionale, di conflitti di attribuzione, in ordine all'applicazione dell'articolo 68 della Costituzione, tra il Parlamento e la giurisdizione. È quindi un problema che sicuramente non deve essere interpretato come di carattere meramente fiscale o amministrativo, legato in qualche modo al maggiore o minore numero di soccombenze della Camera nell'ambito di questi conflitti.
Occorre invece porsi nella nostra veste di legislatori. Si tratta, infatti, di affrontare un problema di equilibrio tra i poteri dello Stato, di equilibrio legislativo. Non si tratta di un tiro alla fune e mi permetto di dire che è certamente apprezzabile il riferimento alla necessità che l'Assemblea della Camera difenda la propria manifestazione di volontà. Tuttavia, ciò andrebbe bene se l'intera questione dell'applicabilità dell'articolo 68 della nostra Costituzione fosse stata in qualche modo regolata. Cosa abbiamo elaborato nel corso dei lavori di Giunta, con lo sforzo di tutti i gruppi e nel dissenso espresso nei singoli pareri? Noi abbiamo dissentito, altri, invece, affermano il principio della necessità di costituirsi sempre e comunque, che è un principio di carattere politico, di carattere democratico, ma che non risolve il problema. Noi abbiamo affermato (Commenti)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, a cosa è dovuto questo scoppio di entusiasmo?
ANTONIO LEONE. È il compleanno di un collega!
PRESIDENTE. Auguri! Prego, onorevole Siniscalchi.
VINCENZO SINISCALCHI. La ringrazio, signor Presidente. Noi abbiamo ricercato i motivi di questa evidente crisi nell'attività della Camera nell'interpretazione dell'articolo 68 della Costituzione sui seguenti punti ed abbiamo avviato dei momenti di possibile soluzione: anzitutto, la legge che non c'è, perché sono decaduti, come è noto, ben 17 disegni di legge presentati dai governi nelle legislature precedenti; mi riferisco alla legge applicativa, interpretativa, esecutiva della modifica dell'articolo 68 della Costituzione introdotta con la legge costituzionale n. 3 del 1993. Noi non abbiamo regole sull'insindacabilità: le regole vengono individuate a vista, secondo i criteri - che noi, in questo momento, non dobbiamo assolutamente esaminare né discutere - ma che
sono, ovviamente, criteri che creano dei forti motivi di attrito nei confronti dell'altro potere, il potere giurisdizionale.
Il primo punto sul quale io e la Giunta abbiamo più volte richiamato l'attenzione dei capigruppo e sul quale abbiamo relazionato anche all'Ufficio di Presidenza è rappresentato dalla necessità di esaminare una proposta di legge, ovviamente il più possibile condivisa, intorno ai criteri applicativi dell'articolo 68 della Costituzione, affinché questo non sia inteso come una forma di impunità e nemmeno come una forma di immunità assoluta, ma gli sia dato quel contenuto di prerogativa che è necessario.
Io condivido - senza entrare nel merito - la necessità, ripeto, di una riflessione che è stata sollecitata dall'Ufficio di Presidenza. Il secondo punto - e concludo - è quello di evitare di costituirsi in quei giudizi in cui si finisce per applicare l'articolo 68 dopo che già sono intervenute sentenze di merito dei magistrati, i quali ne hanno, per loro conto, escluso l'applicabilità. Ciò significa che, in quel caso, la soccombenza nel giudizio sul conflitto di attribuzione è automatica.
Nel prendere atto e nell'apprezzare l'intervento dell'Ufficio di Presidenza della Camera - che tiene conto della documentazione che noi inviamo e che stiamo ulteriormente elaborando - credo di dovere, ancora una volta, richiamare i gruppi in questa sede, alla necessità di affrontare questo problema in maniera il più possibile unitaria e condivisa, perché si tratta di dare finalmente una regola ad una fondamentale norma del nostro ordinamento costituzionale, di seguire allo stato un criterio quanto meno di economia: non costituirsi, ove lo si ritenga opportuno, in quei giudizi che recano in se stessi le caratteristiche della soccombenza, perché si pretende di scavalcare decisioni che già nel merito hanno escluso l'applicabilità dell'articolo 68.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, voglio ricordare che, fino ad oggi, la Camera ha sempre deciso di resistere al conflitto di attribuzione. L'onorevole Mantini stamani ha posto la questione, come dire, dell'automatismo, della automaticità della decisione, questione che già altre volte era stata sollevata in quest'aula.
L'onorevole Siniscalchi, in questa sede, ha ricordato (lo ringrazio per aver posto alla nostra attenzione lo sviluppo della riflessione in sede di Giunta per le autorizzazioni) che la Giunta, anche su sollecitazione della Presidenza della Camera, ha avuto modo di approfondire, e sta approfondendo, la delicata questione, connessa - com'è evidente - all'articolo 68 della Costituzione.
Credo che presto la Giunta metterà tutti, in particolare, i gruppi parlamentari, in grado di valutare le conclusioni cui approderà.
Stando così le cose, domando all'onorevole Mantini se intenda richiedere una deliberazione dell'Assemblea sulla decisione di questa mattina.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, come lei stesso ha ben colto e come ha testimoniato il breve dibattito sviluppatosi, la questione è di carattere generale. Noi non la poniamo, in modo specifico, per il caso Parenti, per cui si può seguire il rito finora adottato. Però la poniamo, la porremo; se ne è già discusso. Si tratta, dunque, solo di un richiamo - che vorrebbe essere energico e non so se conclusivo - ad un diverso atteggiamento dinanzi a tali questioni, come, peraltro, sollecitato anche criticamente dalla Presidenza della Camera.
Con riferimento al caso di specie, non vorrei porre un problema di voto (a meno che altri colleghi non vogliano farlo), ma annunciamo, sulla scorta dei pochi elementi forniti, il mutamento di una posizione - come lei ha richiamato giustamente - di automaticità dinanzi a queste vicende. Richiamo i colleghi a porsi la questione nei termini dovuti.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, per il suo gruppo ha parlato due volte l'onorevole Mantini. In ogni modo, eccezionalmente, le darò la parola.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, il collega Mantini ha già chiarito il senso del nostro intervento. Quindi, non vorrei intervenire su ciò. Tuttavia, essendosi aperta una riflessione, vorrei aggiungere alle opinioni espresse dagli altri colleghi intervenuti una serie di considerazioni.
In primo luogo, chiedo che tale atto venga opportunamente motivato. Sovente, infatti, accade che la Camera dei deputati si costituisca solo e semplicemente per un voto dell'Assemblea. L'ordine di costituzione, dunque, finisce per essere viziato all'origine, poiché l'atto non è motivato.
Inoltre, trattandosi di un atto deliberativo, è necessario che i colleghi, prima di esprimere un'opinione o addirittura un voto, siano messi al corrente di tale atto. Chiedo, quindi, che sia incluso nei fascicoli che vengono regolarmente distribuiti la mattina, in maniera che ognuno possa avere cognizione del giudizio o del voto che esprime.
Infine, signor Presidente, ho chiesto, più volte, che sia fornita all'Assemblea una relazione del presidente della Giunta sullo stato dell'arte in ordine al complesso delle questioni aperte e soprattutto alle prassi che si stanno instaurando. So che il presidente della Giunta ha reso alla stessa una documentatissima relazione (invito tutti i colleghi a leggerla, perché si capisce veramente quale sia il complesso delle questioni poste). L'onorevole Siniscalchi ha presentato una bella relazione. Forse è il caso che venga trasmessa all'Assemblea, in modo che si avvii compiutamente un dibattito - come quello svoltosi questa mattina, sebbene estemporaneo - su una relazione del presidente della Giunta.
ROBERTO VILLETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, non sarei intervenuto se non fosse stata sollevata una questione che ritengo di assoluta rilevanza per tutta l'Assemblea.
PRESIDENTE. Onorevole Villetti, le faccio rilevare che per il suo gruppo ha già parlato l'onorevole Buemi. Mi appello ad un minimo di...
ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, lei sa quanta stima abbia di lei; tuttavia, intervengo proprio a causa della sua affermazione - e, non a caso, dopo questa - che sulla questione si poteva pronunciare l'Assemblea (in caso contrario, non avrei chiesto di parlare).
Ho apprezzato il fatto che l'onorevole Mantini abbia posto la questione in termini molto più generali, così come ho apprezzato l'intervento del presidente Siniscalchi, ma l'eventualità di un voto pone una questione di grandissima rilevanza: a mio avviso, senza una previa modifica del contesto normativo, l'Assemblea non può essere chiamata a votare sulla costituzione o meno nel giudizio sul conflitto di attribuzione. Casomai, la Camera dovrebbe nuovamente pronunciarsi sul caso, piuttosto che stabilire se difendere la propria decisione o no: che la Camera debba difendere la propria decisione è inevitabile; essa può ritornare sulla propria decisione, cioè può prendere una deliberazione diversa sulla questione, ma questo comporta una modificazione del contesto normativo.
Termino il mio intervento rivolgendomi a tutta l'opposizione: cari colleghi, in una situazione nella quale siamo opposizione e minoranza, perché mai dovremmo metterci al laccio della maggioranza anche sulle questioni di libertà di opinione? In quanto opposizione, a noi spetta il compito di difendere con maggior forza il diritto di libertà di opinione, come si fa in tutti i Parlamenti e come in tutti i Parlamenti fa l'opposizione! È veramente strano e stravagante che, all'interno dell'opposizione, taluno voglia restringere i diritti di libertà dell'opposizione mettendoli in mano alla maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo). Non ho mai visto né sentito una cosa del genere in alcun Parlamento!
Quindi, penso che l'opposizione - e non solo essa, ma tutta l'Assemblea - debba avviare una riflessione molto attenta su quella che è una delle grandi questioni di principio e di libertà (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani, di Forza Italia e Misto-Verdi-l'Ulivo)!
AURELIO GIRONDA VERALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AURELIO GIRONDA VERALDI. Signor Presidente, noi abbiamo già posto questo tema presentando una proposta di legge nella quale, in sostanza, proponiamo di ridisciplinare la materia.
Concordo con l'onorevole Boccia quando afferma che l'Assemblea debba disporre anche delle motivazioni delle proposte poiché si sta verificando un costante conflitto con la Corte costituzionale, la quale, interpretando l'articolo 68 della Costituzione in una certa maniera, ogni qual volta viene sollevato un conflitto di attribuzione, inevitabilmente deve propendere per l'accoglimento.
In sostanza, stiamo cercando in tutti i modi di modificare il predetto articolo 68 - o, meglio, di disciplinare la materia in maniera diversa -, altrimenti incorreremo sempre nella situazione di essere parte in un giudizio per conflitto di attribuzione, almeno fino a quando non sarà invertito l'onere della prova in ordine alla sindacabilità.
Nel caso di specie, per quanto mi riguarda, e credo di poter esprimere, in questo momento, anche l'opinione del mio gruppo, non vedo ragioni per discostarsi da una prassi - che definirei senz'altro giurisprudenza costante della Camera - secondo la quale, quanto meno per un principio di autotutela del provvedimento precedentemente emesso, occorre costituirsi in giudizio. Né credo che, sotto questo profilo, possa avere rilevanza il fatto che, costituendosi, la Camera si addosserebbe le relative spese giudiziali.
Sarebbe meschino e squallido rigettare il provvedimento soltanto sotto questo profilo. Quindi, siamo d'accordo con il presidente Siniscalchi sulla necessità di trovare una soluzione. So che anche Siniscalchi ha presentato una proposta di legge che servirà certamente ad attutire questi contrasti che indubbiamente nuocciono a tutti e nuocciono soprattutto alla libertà del parlamentare. Infatti, la mia opinione è che il parlamentare sia tale sempre, in qualsiasi contesto, salvo poi l'obbligo individuale della castigatezza del linguaggio per la quale poi nascono, purtroppo spesso, queste querele e questi conflitti tra Camera e Corte costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, gli atti sono atti. Si tratta di decisioni che riguardano un dispositivo e spesso la loro motivazione è data innanzitutto dal dibattito parlamentare stesso; la decisione avviene su un dispositivo che mi pare sia abbastanza chiaro.
Sulle questioni di ordine generale sollevate non in merito alla decisione di oggi ma al complesso degli atti di resistenza al conflitto di attribuzione, che sono stati numerosi, ho già ricordato, sulla scorta di quanto ha qui ribadito il presidente Siniscalchi, che la Giunta ha presentato una relazione alla Presidenza. Quest'ultima la valuterà, la sottoporrà all'attenzione dei gruppi e deciderà le forme nelle quali la Camera dei deputati potrà eventualmente assumere ulteriori decisioni sugli aspetti generali.
Se non vi sono obiezioni o richieste formali di procedere a votazione - che sarebbero legittime, anche se si tratterebbe di uno dei casi in cui la Camera adotterebbe con un voto la decisione di resistenza al conflitto di attribuzione -, la deliberazione di questa mattina, della quale ho letto il dispositivo, preso atto di tutte le riflessioni successivamente svolte che serviranno alla Camera nello sviluppo dei suoi lavori, si intende adottata dall'Assemblea.
(Così rimane stabilito).
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